Cinque mesi fa ho conosciuto questo ragazzo. Lui si era lasciato da qualche settimana dopo una rela
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risposte
Cinque mesi fa ho conosciuto questo ragazzo.
Lui si era lasciato da qualche settimana dopo una relazione tossica durata 6 mesi.
A lui questa relazione lo ha segnato molto, era stato tradito, trattato male...
Io quando l'ho conosciuto non cercavo nulla, ero molto in pace con me stessa in termini relazionali, ma comunque mi era simpatico e quindi ci siamo accordati per una relazione di solo sesso, una cosa leggera così per divertirsi a tempo perso.
I primi due mesi stavano andando bene, molto leggera, ci si vedeva, si scherzava e poi ognuno tornava alle proprie vite.
Io sentivo però che in me stava nascendo un micro sentimento per lui.
I mesi passano e a gennaio io scopro che nel mentre lui si stava sentendo con molte ragazze, e aveva avuto anche un'avventura.
Io quando lo scopro ci rimango un po' male perché pensavo che quel mio sentimento fosse anche un minimo ricambiato.
Gli confesso che lui mi piace e lui mi dice che pensava ancora alla ex, ma che comunque gli piacevo.
Ho continuato la cosa perché ormai lui mi piaceva e per me era meglio averlo solo un po' piuttosto che nulla.
Le cose continuano ad andare avanti e noi ci avviciniamo sempre di più e stiamo molto bene insieme.
Io verso fine febbraio volevo fargli il discorso "cosa siamo", ma scopro che lui nel mentre aveva tinder, e quindi mi do ormai per vinta ed evito tutto.
Continuo la "frequentazione" perché ormai ci ero dentro con tutte le scarpe e non avevo intenzione di smettere di provarci.
Nell'ultimo mese le cose sono andate solo a migliorare, ci vediamo ogni giorno, dormiamo spesso insieme, abbracciati, teniamo mano per mano.
Settimana scorsa siamo stati a Venezia insieme e abbiamo passato una bellissima giornata insieme.
La mattina ogni volta che ci svegliamo lui dice "posticipa la sveglia", io lo faccio, e entrambi ci giriamo in sincro e ci abbracciamo, e rimaniamo così per 10 minuti, senza dire una parola, poi ci svegliamo e ci riempiamo di baci.
Abbiamo anche comprato dei biglietti per un concerto tra mesi (dando per scontato che la cosa a giugno continuerà ancora).
Abbiamo accordato di essere esclusivi (ha cancellato da tempo tinder).
Quando siamo lontani però non mi scrive quasi mai, su whatsapp ad esempio sono sempre io che comincio le conversazioni e lui risponde sempre dopo.
Non è un gran messaggiatore eh, però 2 minuti per rispondermi li trovi.
Ora contestualizzo: lui è una persona molto particolare con diversi problemi (adhd, dislessia) è stato depresso ecc, non una persona facile, ha avuto carenze affettive da parte dei genitori da piccolo.
Io cerco sempre di farlo stare bene, e lui infatti con me sta bene.
Il mio dubbio più grande è sapere se gli piaccio davvero o sono davvero solo un passatempo (ci vediamo molto spesso), e perché non ufficializzare la cosa.
Se fosse ufficiale a me nemmeno importerebbe del fatto che non mi risponde, ma dato che nel concreto non siamo nulla sono sempre in ansia che chissà cosa potrebbe star facendo.
Come dovrei vederla?
Troncarla e continuare? Grazie per i vostri pareri.
Lui si era lasciato da qualche settimana dopo una relazione tossica durata 6 mesi.
A lui questa relazione lo ha segnato molto, era stato tradito, trattato male...
Io quando l'ho conosciuto non cercavo nulla, ero molto in pace con me stessa in termini relazionali, ma comunque mi era simpatico e quindi ci siamo accordati per una relazione di solo sesso, una cosa leggera così per divertirsi a tempo perso.
I primi due mesi stavano andando bene, molto leggera, ci si vedeva, si scherzava e poi ognuno tornava alle proprie vite.
Io sentivo però che in me stava nascendo un micro sentimento per lui.
I mesi passano e a gennaio io scopro che nel mentre lui si stava sentendo con molte ragazze, e aveva avuto anche un'avventura.
Io quando lo scopro ci rimango un po' male perché pensavo che quel mio sentimento fosse anche un minimo ricambiato.
Gli confesso che lui mi piace e lui mi dice che pensava ancora alla ex, ma che comunque gli piacevo.
Ho continuato la cosa perché ormai lui mi piaceva e per me era meglio averlo solo un po' piuttosto che nulla.
Le cose continuano ad andare avanti e noi ci avviciniamo sempre di più e stiamo molto bene insieme.
Io verso fine febbraio volevo fargli il discorso "cosa siamo", ma scopro che lui nel mentre aveva tinder, e quindi mi do ormai per vinta ed evito tutto.
Continuo la "frequentazione" perché ormai ci ero dentro con tutte le scarpe e non avevo intenzione di smettere di provarci.
Nell'ultimo mese le cose sono andate solo a migliorare, ci vediamo ogni giorno, dormiamo spesso insieme, abbracciati, teniamo mano per mano.
Settimana scorsa siamo stati a Venezia insieme e abbiamo passato una bellissima giornata insieme.
La mattina ogni volta che ci svegliamo lui dice "posticipa la sveglia", io lo faccio, e entrambi ci giriamo in sincro e ci abbracciamo, e rimaniamo così per 10 minuti, senza dire una parola, poi ci svegliamo e ci riempiamo di baci.
Abbiamo anche comprato dei biglietti per un concerto tra mesi (dando per scontato che la cosa a giugno continuerà ancora).
Abbiamo accordato di essere esclusivi (ha cancellato da tempo tinder).
Quando siamo lontani però non mi scrive quasi mai, su whatsapp ad esempio sono sempre io che comincio le conversazioni e lui risponde sempre dopo.
Non è un gran messaggiatore eh, però 2 minuti per rispondermi li trovi.
Ora contestualizzo: lui è una persona molto particolare con diversi problemi (adhd, dislessia) è stato depresso ecc, non una persona facile, ha avuto carenze affettive da parte dei genitori da piccolo.
Io cerco sempre di farlo stare bene, e lui infatti con me sta bene.
Il mio dubbio più grande è sapere se gli piaccio davvero o sono davvero solo un passatempo (ci vediamo molto spesso), e perché non ufficializzare la cosa.
Se fosse ufficiale a me nemmeno importerebbe del fatto che non mi risponde, ma dato che nel concreto non siamo nulla sono sempre in ansia che chissà cosa potrebbe star facendo.
Come dovrei vederla?
Troncarla e continuare? Grazie per i vostri pareri.
Gentile utente, la sua confusione è comprensibile perché state vivendo due cose contemporaneamente: nei fatti c’è una relazione molto “da coppia” (frequenza, notti insieme, tenerezza, viaggio, biglietti per un concerto, esclusività), mentre sul piano della definizione lei resta in un’area grigia che riattiva ansia e insicurezza. È una tensione tipica quando si parte con “solo sesso” e poi il legame cresce.
Il punto centrale non è decifrare ogni suo silenzio su WhatsApp, soprattutto se lui è davvero poco portato ai messaggi. Il punto è capire se esiste una disponibilità reale a prendersi una responsabilità relazionale minima: chiarezza, continuità, rispetto dei bisogni reciproci. Lei sta reggendo molta incertezza “per non perdere” e questo la mette in una posizione vulnerabile.
Perciò la domanda “troncarla o continuare” dipende da una cosa concreta: lei riesce a parlare con lui in modo semplice e diretto? Non un ultimatum, ma un confronto chiaro: “Io sto bene con te, mi fa piacere l’esclusività e quello che stiamo costruendo. Per me però è importante capire come mi vedi e che spazio vuoi dare a questa relazione, perché l’ambiguità mi fa stare in ansia.” La risposta non è solo nelle parole, ma in come lui reagisce: evita, minimizza, rimanda indefinitamente, oppure si assume almeno un impegno coerente.
Se lui non è in grado di dare definizione, non significa che non provi nulla; può significare paura, immaturità, ferite, o difficoltà a reggere un vincolo. Però lei non può curare la sua storia a costo della propria serenità. Il rischio è restare in una relazione “calda nei gesti” e “fredda nelle responsabilità”, che col tempo consuma.
In sintesi: prima di troncare, porti il tema alla luce. Se dopo questo lui resta elusivo o l’accordo rimane solo implicito, allora è legittimo chiedersi se questa relazione, così com’è, la nutre o la tiene in ansia.
Un caro saluto,
Gabriele
Il punto centrale non è decifrare ogni suo silenzio su WhatsApp, soprattutto se lui è davvero poco portato ai messaggi. Il punto è capire se esiste una disponibilità reale a prendersi una responsabilità relazionale minima: chiarezza, continuità, rispetto dei bisogni reciproci. Lei sta reggendo molta incertezza “per non perdere” e questo la mette in una posizione vulnerabile.
Perciò la domanda “troncarla o continuare” dipende da una cosa concreta: lei riesce a parlare con lui in modo semplice e diretto? Non un ultimatum, ma un confronto chiaro: “Io sto bene con te, mi fa piacere l’esclusività e quello che stiamo costruendo. Per me però è importante capire come mi vedi e che spazio vuoi dare a questa relazione, perché l’ambiguità mi fa stare in ansia.” La risposta non è solo nelle parole, ma in come lui reagisce: evita, minimizza, rimanda indefinitamente, oppure si assume almeno un impegno coerente.
Se lui non è in grado di dare definizione, non significa che non provi nulla; può significare paura, immaturità, ferite, o difficoltà a reggere un vincolo. Però lei non può curare la sua storia a costo della propria serenità. Il rischio è restare in una relazione “calda nei gesti” e “fredda nelle responsabilità”, che col tempo consuma.
In sintesi: prima di troncare, porti il tema alla luce. Se dopo questo lui resta elusivo o l’accordo rimane solo implicito, allora è legittimo chiedersi se questa relazione, così com’è, la nutre o la tiene in ansia.
Un caro saluto,
Gabriele
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Capisco bene l’ansia: siete diventati molto “coppia” nei fatti (quotidianità, viaggio, tenerezza, esclusività, biglietti), ma tu non hai ancora la cornice chiara. E quando la cornice manca, ogni sua distanza sui messaggi diventa un allarme.
Da quello che descrivi, però, non sei “un passatempo qualunque”: una persona che ti vede ogni giorno, dorme con te, fa un viaggio, progetta un concerto e accetta l’esclusività sta investendo. Il punto sembra un altro: lui potrebbe essere molto più comodo nel legame che nell’etichetta. Magari per paura, per immaturità emotiva dopo la relazione tossica, o perché comunica male a distanza. Ma tu non puoi vivere indefinitamente nel dubbio.
La cosa più sana non è troncare di impulso né “resistere sperando”. È fare un discorso semplice e adulto, senza ultimatum ma con confini.
Puoi dirglielo così:
“Mi piace quello che stiamo costruendo e mi fa stare bene. Però io ho bisogno di chiarezza: per me essere esclusivi vuol dire che stiamo frequentandoci in modo serio. Non mi serve una dichiarazione sui social, ma voglio sapere come mi vedi e cosa vuoi. E ho bisogno anche di un minimo di continuità quando siamo lontani.”
Poi fai una richiesta concreta, non generica:
“Quando non ci vediamo, mi basta un messaggio al giorno o una chiamata breve ogni due giorni. Non per controllo, per connessione.”
Se lui ti vuole davvero, non necessariamente cambierà in 24 ore, ma ci prova e soprattutto non scappa dal confronto. Se invece minimizza, evita, o ti lascia in sospeso (“non lo so”, “vediamo”, “non mettiamoci etichette”) mentre continua a prendersi tutto il bello, allora sì: quello è un segnale che la dinamica ti farà male.
Sul “troncarla o continuare”: io non troncherei senza aver fatto questo chiarimento. Ma metterei un limite interno: ti dai un tempo (es. 2–3 settimane) per vedere se dopo la conversazione c’è coerenza. Se tu resti in ansia costante e lui non si muove, allora proteggerti diventa prioritario.
Un ultimo punto: il fatto che tu “cerchi sempre di farlo stare bene” è bello, ma attenta a non diventare la sua stampella. Anche tu hai bisogni legittimi.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su confini, ambivalenza e relazioni “non definite”, e puoi valutare un colloquio.
Da quello che descrivi, però, non sei “un passatempo qualunque”: una persona che ti vede ogni giorno, dorme con te, fa un viaggio, progetta un concerto e accetta l’esclusività sta investendo. Il punto sembra un altro: lui potrebbe essere molto più comodo nel legame che nell’etichetta. Magari per paura, per immaturità emotiva dopo la relazione tossica, o perché comunica male a distanza. Ma tu non puoi vivere indefinitamente nel dubbio.
La cosa più sana non è troncare di impulso né “resistere sperando”. È fare un discorso semplice e adulto, senza ultimatum ma con confini.
Puoi dirglielo così:
“Mi piace quello che stiamo costruendo e mi fa stare bene. Però io ho bisogno di chiarezza: per me essere esclusivi vuol dire che stiamo frequentandoci in modo serio. Non mi serve una dichiarazione sui social, ma voglio sapere come mi vedi e cosa vuoi. E ho bisogno anche di un minimo di continuità quando siamo lontani.”
Poi fai una richiesta concreta, non generica:
“Quando non ci vediamo, mi basta un messaggio al giorno o una chiamata breve ogni due giorni. Non per controllo, per connessione.”
Se lui ti vuole davvero, non necessariamente cambierà in 24 ore, ma ci prova e soprattutto non scappa dal confronto. Se invece minimizza, evita, o ti lascia in sospeso (“non lo so”, “vediamo”, “non mettiamoci etichette”) mentre continua a prendersi tutto il bello, allora sì: quello è un segnale che la dinamica ti farà male.
Sul “troncarla o continuare”: io non troncherei senza aver fatto questo chiarimento. Ma metterei un limite interno: ti dai un tempo (es. 2–3 settimane) per vedere se dopo la conversazione c’è coerenza. Se tu resti in ansia costante e lui non si muove, allora proteggerti diventa prioritario.
Un ultimo punto: il fatto che tu “cerchi sempre di farlo stare bene” è bello, ma attenta a non diventare la sua stampella. Anche tu hai bisogni legittimi.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su confini, ambivalenza e relazioni “non definite”, e puoi valutare un colloquio.
Salve, buongiorno, sono sasha e sono una psicologa. La ringrazio per la sua condivisione. Posso immaginare la sua preoccupazione circa l'instabilità relazionale che sta vivendo. Per questo piccolo spazio, posso dirle di ascoltarsi, ascoltare cio che sente e condividere con questa persona il suo stato emotivo, per poi approfondirla insieme, arrivando ad un quadro di chiarezza. Sarebbe molto interessante approfondire questo racconto. La ringrazio. Qualsiasi problema, io sono disponibile.
Saluti
Saluti
Cara,
da quanto scrive sembrerebbe che, partita da una posizione di leggerezza, si sia trovata via via sempre più implicata, mentre lui resta in una posizione più sfuggente.
Colpisce come lei accetti di “averlo un po’ piuttosto che nulla”, pur vivendo nell’incertezza.
La questione dell’ufficialità sembra allora toccare un bisogno di riconoscimento da parte dell’Altro.
Forse la domanda è: cosa la porta a restare proprio dove questo riconoscimento manca?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a orientarsi meglio in ciò che desidera davvero, oltre l’attesa dell’altro.
Cordiali saluti
da quanto scrive sembrerebbe che, partita da una posizione di leggerezza, si sia trovata via via sempre più implicata, mentre lui resta in una posizione più sfuggente.
Colpisce come lei accetti di “averlo un po’ piuttosto che nulla”, pur vivendo nell’incertezza.
La questione dell’ufficialità sembra allora toccare un bisogno di riconoscimento da parte dell’Altro.
Forse la domanda è: cosa la porta a restare proprio dove questo riconoscimento manca?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a orientarsi meglio in ciò che desidera davvero, oltre l’attesa dell’altro.
Cordiali saluti
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una frequentazione che nel tempo ha assunto caratteristiche sempre più coinvolgenti, ma che rimane poco definita, ed è comprensibile che questo alimenti in lei dubbi e insicurezze.
I segnali che descrive possono essere letti in modi diversi, ma ciò che sembra più rilevante è il suo vissuto: il fatto che si senta in ansia e incerta rispetto al posto che occupa nella sua vita.
In questo senso, più che cercare di interpretare i suoi comportamenti, potrebbe essere utile confrontarsi direttamente con lui sui suoi dubbi e sui suoi bisogni, per capire se c’è una condivisione rispetto a ciò che state costruendo.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
da ciò che racconta emerge una frequentazione che nel tempo ha assunto caratteristiche sempre più coinvolgenti, ma che rimane poco definita, ed è comprensibile che questo alimenti in lei dubbi e insicurezze.
I segnali che descrive possono essere letti in modi diversi, ma ciò che sembra più rilevante è il suo vissuto: il fatto che si senta in ansia e incerta rispetto al posto che occupa nella sua vita.
In questo senso, più che cercare di interpretare i suoi comportamenti, potrebbe essere utile confrontarsi direttamente con lui sui suoi dubbi e sui suoi bisogni, per capire se c’è una condivisione rispetto a ciò che state costruendo.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Gentile utente
La situazione che descrive è molto comprensibile e tocca alcune dinamiche relazionali piuttosto frequenti quando una relazione nasce come qualcosa di “leggero” ma nel tempo cambia significato emotivo per una delle due persone.
Spesso quando due persone si incontrano in momenti diversi del proprio percorso interiore possono sviluppare livelli di coinvolgimento differenti. Lei racconta che inizialmente era serena e non cercava una relazione, ma con il tempo è nato un sentimento. Lui, invece, sembra essere entrato nella relazione ancora in una fase di elaborazione della precedente storia, che riferisce essere stata dolorosa. Quando una persona è uscita da una relazione tossica o molto intensa, può aver bisogno di tempo per ritrovare fiducia e stabilità emotiva prima di sentirsi pronta a definire un nuovo legame.
Dalla sua descrizione emergono però due elementi importanti. Da una parte, nel contatto diretto sembrate vivere momenti di intimità, vicinanza e quotidianità che assomigliano molto a quelli di una relazione. Dall’altra parte, la mancanza di chiarezza e di comunicazione quando siete distanti alimenta in lei insicurezza e domande sul valore del legame. Questo scarto tra ciò che si vive quando si è insieme e ciò che si sente quando si è separati può generare molta ambivalenza interiore.
In una prospettiva più profonda, potremmo dire che ogni relazione diventa anche uno spazio di consapevolezza su di sé. La domanda centrale forse non è soltanto “gli piaccio davvero?”, ma anche: questa modalità di relazione mi fa stare bene nel lungo periodo? Una relazione che rimane indefinita può essere sostenibile per alcune persone, ma per altre diventa fonte di ansia perché il bisogno di sicurezza affettiva rimane insoddisfatto.
Per questo motivo, invece di cercare di interpretare i suoi comportamenti, potrebbe essere più utile riportare l’attenzione su un dialogo autentico. Parlare apertamente di ciò che prova e chiedere che spazio vede lui per questa relazione non significa “mettere pressione”, ma dare dignità ai propri bisogni emotivi.
Le relazioni spesso funzionano come specchi: ci mostrano dove abbiamo bisogno di chiarezza, confini e verità con noi stessi. Restare in una situazione che genera costante dubbio può farci perdere contatto con la nostra centratura.
Perciò potrebbe essere utile chiedersi: se questa relazione, così com’è ora, nutre davvero il suo benessere emotivo; se i suoi bisogni di chiarezza e reciprocità trovano spazio;
se sente di poter esprimere apertamente ciò che prova senza timore di perdere l’altro.
A volte la crescita di una relazione passa proprio attraverso un momento di verità. E qualunque sia la risposta che emergerà, potrà diventare un passo verso una maggiore autenticità affettiva.
La situazione che descrive è molto comprensibile e tocca alcune dinamiche relazionali piuttosto frequenti quando una relazione nasce come qualcosa di “leggero” ma nel tempo cambia significato emotivo per una delle due persone.
Spesso quando due persone si incontrano in momenti diversi del proprio percorso interiore possono sviluppare livelli di coinvolgimento differenti. Lei racconta che inizialmente era serena e non cercava una relazione, ma con il tempo è nato un sentimento. Lui, invece, sembra essere entrato nella relazione ancora in una fase di elaborazione della precedente storia, che riferisce essere stata dolorosa. Quando una persona è uscita da una relazione tossica o molto intensa, può aver bisogno di tempo per ritrovare fiducia e stabilità emotiva prima di sentirsi pronta a definire un nuovo legame.
Dalla sua descrizione emergono però due elementi importanti. Da una parte, nel contatto diretto sembrate vivere momenti di intimità, vicinanza e quotidianità che assomigliano molto a quelli di una relazione. Dall’altra parte, la mancanza di chiarezza e di comunicazione quando siete distanti alimenta in lei insicurezza e domande sul valore del legame. Questo scarto tra ciò che si vive quando si è insieme e ciò che si sente quando si è separati può generare molta ambivalenza interiore.
In una prospettiva più profonda, potremmo dire che ogni relazione diventa anche uno spazio di consapevolezza su di sé. La domanda centrale forse non è soltanto “gli piaccio davvero?”, ma anche: questa modalità di relazione mi fa stare bene nel lungo periodo? Una relazione che rimane indefinita può essere sostenibile per alcune persone, ma per altre diventa fonte di ansia perché il bisogno di sicurezza affettiva rimane insoddisfatto.
Per questo motivo, invece di cercare di interpretare i suoi comportamenti, potrebbe essere più utile riportare l’attenzione su un dialogo autentico. Parlare apertamente di ciò che prova e chiedere che spazio vede lui per questa relazione non significa “mettere pressione”, ma dare dignità ai propri bisogni emotivi.
Le relazioni spesso funzionano come specchi: ci mostrano dove abbiamo bisogno di chiarezza, confini e verità con noi stessi. Restare in una situazione che genera costante dubbio può farci perdere contatto con la nostra centratura.
Perciò potrebbe essere utile chiedersi: se questa relazione, così com’è ora, nutre davvero il suo benessere emotivo; se i suoi bisogni di chiarezza e reciprocità trovano spazio;
se sente di poter esprimere apertamente ciò che prova senza timore di perdere l’altro.
A volte la crescita di una relazione passa proprio attraverso un momento di verità. E qualunque sia la risposta che emergerà, potrà diventare un passo verso una maggiore autenticità affettiva.
Gentilissima, grazie per la condivisione.
Scelgo, sperando possa esserle utile, di focalizzarmi su come sta lei e, nello specifico, come sta in questa danza. Come se, da una parte ci fosse incertezza (plausibilmente dovuta ad un funzionamento e a differenti pregressi) e dall'altra lei che cerca segnali di rassicurazione che arrivano un po' intermittenti, non permettendo al sistema di rasserenarsi. Mi chiederei davvero, al di là del dato oggettivo di come possa andare la relazione, se lei stessa può trovare la sua dimensione ideale all'interno di una cornice dove l’altro non sceglie chiaramente e successivamente prendere delle decisioni ponderate ma che mettano lei al centro. Suggerisco che potrebbe essere utile lasciare che un professionista la accompagni in questo viaggio di scoperta. Un saluto, dott.ssa Michelle Borrelli
Scelgo, sperando possa esserle utile, di focalizzarmi su come sta lei e, nello specifico, come sta in questa danza. Come se, da una parte ci fosse incertezza (plausibilmente dovuta ad un funzionamento e a differenti pregressi) e dall'altra lei che cerca segnali di rassicurazione che arrivano un po' intermittenti, non permettendo al sistema di rasserenarsi. Mi chiederei davvero, al di là del dato oggettivo di come possa andare la relazione, se lei stessa può trovare la sua dimensione ideale all'interno di una cornice dove l’altro non sceglie chiaramente e successivamente prendere delle decisioni ponderate ma che mettano lei al centro. Suggerisco che potrebbe essere utile lasciare che un professionista la accompagni in questo viaggio di scoperta. Un saluto, dott.ssa Michelle Borrelli
Buongiorno, se ho ben capito, la vostra relazione è iniziata in modo soft per poi diventare qualcosa di più serio ed esclusivo. Avere qualche dubbio è del tutto naturale, ma poiché dici di sentirti "sempre in ansia" forse potresti lavorarci un pochino attraverso un percorso ad hoc per te e per la tua situazione. Mi rendo disponibile qualora tu fossi interessata; ricevo anche online.
Buona giornata,
Dr.ssa Jenny Pauselli
Psicologa
Buona giornata,
Dr.ssa Jenny Pauselli
Psicologa
Ciao. In un modo un po' particolare vi siete incontrati e incontrati davvero. Se ci tieni , ti direi di non pressarlo troppo e di aspettare che si renda conto da solo di tenere a te come persona, non come passatempo.
Gentile paziente, qullo che stai vivendo è molto chiaro, anche se emotivamente confuso. Tu sei partita leggera, lui pure, ma nel tempo tu hai iniziato a investire mentre lui è rimasto più indietro, o comunque più ambiguo. E questa è la parte che oggi ti mette in ansiaI fatti sono questi. Quando siete insieme c’è presenza, vicinanza, complicità, anche intimità emotiva. Non è solo fisico, e questo è il motivo per cui ti sei legata. Ma quando siete distanti lui si ritrae, non cerca, non investe allo stesso modo. Questo crea una discrepanza forte tra quello che vivi quando c’è e quello che senti quando non c’è.Non è tanto una questione di ADHD o del suo passato. Quelli possono spiegare alcune difficoltà, ma non giustificano la mancanza di chiarezza. Una persona che è coinvolta, anche se particolare in qualche modo si espone, si fa sentire, dà segnali più continui.Tu in questo momento sei in una posizione sbilanciata. Ti sei adattata a metà relazione pur di non perderlo, dicendoti che è meglio averlo un po’ che niente. Ma questo “un po’” ti sta costando tanto, perché ti tiene in uno stato di incertezza costante.Non devi per forza troncare subito, ma hai bisogno di uscire da questa ambiguità. O porti un discorso chiaro, rischiando di perdere qualcosa ma guadagnando verità, oppure continui così e l’ansia crescerà sempre di più.
C’è un passaggio importante che puoi fare dentro di te. Smettere di adattarti per non perderlo e iniziare a capire cosa vuoi tu da una relazione. Perché quando accetti meno di quello che desideri, il problema non è solo l’altro, è anche quanto tu riesci a restare fedele a te stessa.Il rischio più grande non è perderlo. È perdere te dentro questa dinamica.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
C’è un passaggio importante che puoi fare dentro di te. Smettere di adattarti per non perderlo e iniziare a capire cosa vuoi tu da una relazione. Perché quando accetti meno di quello che desideri, il problema non è solo l’altro, è anche quanto tu riesci a restare fedele a te stessa.Il rischio più grande non è perderlo. È perdere te dentro questa dinamica.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Gentile utente,
quello che descrive è una situazione emotivamente coinvolgente ma anche ambigua. Da una parte c’è una vicinanza reale, fatta di gesti, presenza e intimità; dall’altra, però, manca una definizione chiara del rapporto e questo la mantiene in uno stato di incertezza e ansia.
Il punto centrale non è tanto “cosa prova lui”, ma come si sente lei dentro questa relazione: oggi sembra che stia accettando qualcosa che la fa stare bene solo a metà.
È possibile che lui sia ancora confuso o non pronto per una relazione definita, ma questo non significa che lei debba restare in una posizione che la fa dubitare continuamente.
Più che adattarsi, potrebbe essere utile chiarire apertamente i suoi bisogni e capire se c’è una reale corrispondenza. Se non c’è, continuare rischia di aumentare il coinvolgimento e la sofferenza.
Un caro saluto.
quello che descrive è una situazione emotivamente coinvolgente ma anche ambigua. Da una parte c’è una vicinanza reale, fatta di gesti, presenza e intimità; dall’altra, però, manca una definizione chiara del rapporto e questo la mantiene in uno stato di incertezza e ansia.
Il punto centrale non è tanto “cosa prova lui”, ma come si sente lei dentro questa relazione: oggi sembra che stia accettando qualcosa che la fa stare bene solo a metà.
È possibile che lui sia ancora confuso o non pronto per una relazione definita, ma questo non significa che lei debba restare in una posizione che la fa dubitare continuamente.
Più che adattarsi, potrebbe essere utile chiarire apertamente i suoi bisogni e capire se c’è una reale corrispondenza. Se non c’è, continuare rischia di aumentare il coinvolgimento e la sofferenza.
Un caro saluto.
Può essere utile parlarne apertamente con lui, esprimendo la tua preoccupazione e chiarendo cosa desideri dalla relazione, per capire se siete sulla stessa lunghezza d’onda.
Buon pomeriggio, in tutto questa situazione lei come sta? come si sente?
Al di là dei momenti in cui siete insieme mi sembra di capire che lei viva uno stato di allerta che non le permette di stare tranquilla. Ha detto che pur di stare con lui ha accettato anche una " relazione" con dei confini poco chiari. Forse è possibile che in questo momento lei abbia bisogno di più chiarezza riguardo al vostro rapporto e credo che sia giusto anche per il suo equilibrio psicofisico richiederla esplicitamente. Da quello che ha scritto mi pare che lei sia molto focalizzata sui bisogni dell'altro e sulle sue esperienze passate. In questo caso va bene conoscere la storia personale del ragazzo e le sue problematiche passate però si ricordi anche che lei non è la sua terapeuta ma una ragazza con dei propri bisogni ed aspettative legittime.
A volte può essere utile cercare di trovare un equilibrio tra i propri bisogni e quelli dell' altro. Ha scritto che lei fa di tutto per farlo stare bene, può dire lo stesso di lui?
Credo che quello che influisca maggiormente nel crearle ambivalenza sia anche il modo in cui è iniziata la vostra frequentazione. Non vi è nulla di sbagliato nel avere delle frequentazioni sessuali senza avere altri impegni relazionali però dato che adesso per lei non è più cosi credo che sia bene chiedere un maggiore chiarezza ed avere le rassicurazioni di cui sente di avere bisogno. Comprendo bene che a volte, per vari aspetti, non è facile esprimere i propri bisogni e può anche spaventare l' idea di dover prendere delle decisioni che possono anche aprire a delle possibilità di separazione. Può capitare di procrastinare decisioni importanti però come avrà avuto modo di vedere spesso alcune cose rimaste in sospeso ritornano ciclicamente.
Se in questo momento lei provasse a guardarsi dentro cosa sentirebbe ? Ci sono dei bisogni o desideri che sente autenticamente ma che fa fatica ad esprimere?
Ha espresso a questo ragazzo chiaramente il suo bisogno di voler ufficializzare la vostra frequentazione?
Quali pensa che possano essere i motivi che rendono restio il ragazzo a farlo?
Credo che la chiave sia poter instaurare un dialogo chiaro in cui rimodulare i confini di questa frequentazione e parlare di tutte quelle cose che possono essere rimaste in sospeso cosi da capire se ci sono le basi per una relazione in cui può esistere reciprocità e progettualità.
Sicuramente prendere un biglietto per un concerto fra mesi può apparire un segnale di una piccola progettualità però deve essere contestualizzato. Magari lei a questo segnale potrà giustamente dare un significato diverso rispetto a quello dato dal ragazzo.
Purtroppo nessun terapeuta potrà mai dirle qual è la scelta giusta da fare, se troncare o continuare però se ne sente il bisogno può anche valutare di iniziare una consultazione con qualche professionista per farsi accompagnare in questa scelta.
Un saluto, Dott. Alex Pagano.
Al di là dei momenti in cui siete insieme mi sembra di capire che lei viva uno stato di allerta che non le permette di stare tranquilla. Ha detto che pur di stare con lui ha accettato anche una " relazione" con dei confini poco chiari. Forse è possibile che in questo momento lei abbia bisogno di più chiarezza riguardo al vostro rapporto e credo che sia giusto anche per il suo equilibrio psicofisico richiederla esplicitamente. Da quello che ha scritto mi pare che lei sia molto focalizzata sui bisogni dell'altro e sulle sue esperienze passate. In questo caso va bene conoscere la storia personale del ragazzo e le sue problematiche passate però si ricordi anche che lei non è la sua terapeuta ma una ragazza con dei propri bisogni ed aspettative legittime.
A volte può essere utile cercare di trovare un equilibrio tra i propri bisogni e quelli dell' altro. Ha scritto che lei fa di tutto per farlo stare bene, può dire lo stesso di lui?
Credo che quello che influisca maggiormente nel crearle ambivalenza sia anche il modo in cui è iniziata la vostra frequentazione. Non vi è nulla di sbagliato nel avere delle frequentazioni sessuali senza avere altri impegni relazionali però dato che adesso per lei non è più cosi credo che sia bene chiedere un maggiore chiarezza ed avere le rassicurazioni di cui sente di avere bisogno. Comprendo bene che a volte, per vari aspetti, non è facile esprimere i propri bisogni e può anche spaventare l' idea di dover prendere delle decisioni che possono anche aprire a delle possibilità di separazione. Può capitare di procrastinare decisioni importanti però come avrà avuto modo di vedere spesso alcune cose rimaste in sospeso ritornano ciclicamente.
Se in questo momento lei provasse a guardarsi dentro cosa sentirebbe ? Ci sono dei bisogni o desideri che sente autenticamente ma che fa fatica ad esprimere?
Ha espresso a questo ragazzo chiaramente il suo bisogno di voler ufficializzare la vostra frequentazione?
Quali pensa che possano essere i motivi che rendono restio il ragazzo a farlo?
Credo che la chiave sia poter instaurare un dialogo chiaro in cui rimodulare i confini di questa frequentazione e parlare di tutte quelle cose che possono essere rimaste in sospeso cosi da capire se ci sono le basi per una relazione in cui può esistere reciprocità e progettualità.
Sicuramente prendere un biglietto per un concerto fra mesi può apparire un segnale di una piccola progettualità però deve essere contestualizzato. Magari lei a questo segnale potrà giustamente dare un significato diverso rispetto a quello dato dal ragazzo.
Purtroppo nessun terapeuta potrà mai dirle qual è la scelta giusta da fare, se troncare o continuare però se ne sente il bisogno può anche valutare di iniziare una consultazione con qualche professionista per farsi accompagnare in questa scelta.
Un saluto, Dott. Alex Pagano.
Buonasera, comprendo le preoccupazioni e penso che sia normale cercare delle sicurezze ma se rimane un discorso interiore tuo o con altre persone non stai includendo la persona coinvolta come te. A volte la soluzione più semplice è la più efficace e ci permette poi di riflettere e scegliere. Mi aprirei con lui spiegando che effettivamente vi comportate da coppia e che ti piacerebbe esserlo ufficialmente. Ma credo che per lui sia già così, a volte abbiamo bisogno di etichettarlo altre volte è già presente. Siete già una coppia, stabilirei solo magari dettagli come non frequentarsi con altre o altri etc ma magari per lui è già ovvio. Parlare e confrontarsi è sempre la via migliore e aiuta anche molto a tranquillizzarsi.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Quello che descrive è molto chiaro: nei fatti state vivendo qualcosa di simile a una relazione, ma senza un riconoscimento esplicito. Ed è proprio questa ambiguità che la sta mettendo in ansia.
Lui le ha dato segnali contrastanti fin dall’inizio:
• presenza, intimità, quotidianità condivisa,
• ma anche evitamento (altre ragazze, Tinder, poca comunicazione quando siete lontani, nessuna definizione).
Questo tipo di dinamica è molto tipico di persone che, per storia personale (come le carenze affettive e relazioni passate difficili), fanno fatica a stare davvero dentro un legame, pur cercandolo.
Il punto però non è tanto “cosa prova lui”, ma cosa sta succedendo a lei:
• si è adattata a una relazione che inizialmente non voleva,
• ha accettato meno di ciò che desidera (“meglio un po’ che niente”),
• vive nell’incertezza e nell’ansia quando lui non c’è.
Questo è il segnale più importante.
Andare avanti così rischia di consolidare una posizione in cui lei investe emotivamente senza avere sicurezza, mentre lui resta in una zona comoda ma poco definita.
Per questo, più che scegliere di colpo se troncare o continuare, sarebbe davvero utile un percorso psicologico. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma per aiutarla a:
• chiarire cosa desidera davvero da una relazione,
• capire perché sta tollerando una situazione che la fa stare in ansia,
• rafforzare la capacità di mettere confini emotivi,
• arrivare a un confronto con lui più centrato e meno “in bilico”.
Spesso, senza questo lavoro, si resta agganciati a relazioni ambigue proprio perché emotivamente coinvolgenti.
Un percorso le permetterebbe di spostare il focus da “lui mi vuole o no?” a “io cosa scelgo per stare bene?”. Ed è lì che cambia tutto.
Lui le ha dato segnali contrastanti fin dall’inizio:
• presenza, intimità, quotidianità condivisa,
• ma anche evitamento (altre ragazze, Tinder, poca comunicazione quando siete lontani, nessuna definizione).
Questo tipo di dinamica è molto tipico di persone che, per storia personale (come le carenze affettive e relazioni passate difficili), fanno fatica a stare davvero dentro un legame, pur cercandolo.
Il punto però non è tanto “cosa prova lui”, ma cosa sta succedendo a lei:
• si è adattata a una relazione che inizialmente non voleva,
• ha accettato meno di ciò che desidera (“meglio un po’ che niente”),
• vive nell’incertezza e nell’ansia quando lui non c’è.
Questo è il segnale più importante.
Andare avanti così rischia di consolidare una posizione in cui lei investe emotivamente senza avere sicurezza, mentre lui resta in una zona comoda ma poco definita.
Per questo, più che scegliere di colpo se troncare o continuare, sarebbe davvero utile un percorso psicologico. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma per aiutarla a:
• chiarire cosa desidera davvero da una relazione,
• capire perché sta tollerando una situazione che la fa stare in ansia,
• rafforzare la capacità di mettere confini emotivi,
• arrivare a un confronto con lui più centrato e meno “in bilico”.
Spesso, senza questo lavoro, si resta agganciati a relazioni ambigue proprio perché emotivamente coinvolgenti.
Un percorso le permetterebbe di spostare il focus da “lui mi vuole o no?” a “io cosa scelgo per stare bene?”. Ed è lì che cambia tutto.
È comprensibile che tu ti senta in questo stato di sospensione: vivere una quotidianità fatta di risvegli abbracciati e progetti futuri (come il concerto), senza però avere una "cornice" ufficiale, crea un cortocircuito tra ciò che i tuoi occhi vedono e ciò che la tua mente teme.
In un’ottica sistemico-relazionale, la vostra dinamica può essere letta attraverso alcuni concetti chiave che spiegano questo "stallo":
Il trauma come "terzo incomodo": Lui viene da una relazione tossica e da carenze affettive infantili. Nel suo sistema interno, l'intimità è probabilmente associata al pericolo (tradimento, dolore). Il suo "non ufficializzare" e il non scriverti quando siete lontani sono meccanismi di distanziamento protettivo. Quando è con te vive il presente (l'abbraccio, il contatto), ma quando sei lontana, lui "stacca" per non sentire il peso del legame, che lo spaventa.
L'ADHD e la cecità temporale: Persone con ADHD spesso faticano con la "permanenza dell'oggetto" emotivo e la gestione dei messaggi. Se non sei davanti a lui, il suo cervello si focalizza sullo stimolo immediato. Non è necessariamente mancanza di interesse, ma una discontinuità attentiva che collide con il tuo bisogno di costanza.
La danza della "distanza di sicurezza": Avete iniziato con un patto di "solo sesso" (bassa responsabilità). Cambiare le regole ora significa per lui rinunciare a quella protezione. Lui sta agendo come un partner (vi tenete per mano, dormite insieme), ma non vuole l'etichetta perché l'etichetta, nel suo passato, ha significato sofferenza.
L'incastro relazionale: Tu ti sei posta come "cura" (cerchi di farlo stare bene, accogli le sue difficoltà). Questo crea un equilibrio in cui tu dai molta sicurezza e lui ne riceve, ma finché tu accetti questa forma di "non-luogo" relazionale per paura di perderlo, lui non sente la spinta sistemica a cambiare posizione.
Come vederla?
Non sei un semplice passatempo: nessuno compra biglietti per concerti futuri o dorme abbracciato in silenzio con un "passatempo". Sei la sua isola sicura, ma lui è un naufrago che ha ancora paura di dichiarare quella terra come "sua" per timore che affondi.
Troncare o continuare?
Prima di decidere, il sistema ha bisogno di chiarezza comunicativa. La tua ansia nasce dal "non detto". In psicologia sistemica, il benessere deriva dalla coerenza tra ciò che si vive e ciò che si definisce.
Potresti provare a uscire dal ruolo di "colei che aspetta e comprende tutto" e porre una domanda di definizione del legame, non come un ultimatum, ma come un bisogno di protezione per te stessa.
Ti sentiresti pronta a dirgli che, pur comprendendo le sue fatiche, il tuo sistema emotivo ha bisogno di una cornice chiara per continuare a darsi con questa intensità?
In un’ottica sistemico-relazionale, la vostra dinamica può essere letta attraverso alcuni concetti chiave che spiegano questo "stallo":
Il trauma come "terzo incomodo": Lui viene da una relazione tossica e da carenze affettive infantili. Nel suo sistema interno, l'intimità è probabilmente associata al pericolo (tradimento, dolore). Il suo "non ufficializzare" e il non scriverti quando siete lontani sono meccanismi di distanziamento protettivo. Quando è con te vive il presente (l'abbraccio, il contatto), ma quando sei lontana, lui "stacca" per non sentire il peso del legame, che lo spaventa.
L'ADHD e la cecità temporale: Persone con ADHD spesso faticano con la "permanenza dell'oggetto" emotivo e la gestione dei messaggi. Se non sei davanti a lui, il suo cervello si focalizza sullo stimolo immediato. Non è necessariamente mancanza di interesse, ma una discontinuità attentiva che collide con il tuo bisogno di costanza.
La danza della "distanza di sicurezza": Avete iniziato con un patto di "solo sesso" (bassa responsabilità). Cambiare le regole ora significa per lui rinunciare a quella protezione. Lui sta agendo come un partner (vi tenete per mano, dormite insieme), ma non vuole l'etichetta perché l'etichetta, nel suo passato, ha significato sofferenza.
L'incastro relazionale: Tu ti sei posta come "cura" (cerchi di farlo stare bene, accogli le sue difficoltà). Questo crea un equilibrio in cui tu dai molta sicurezza e lui ne riceve, ma finché tu accetti questa forma di "non-luogo" relazionale per paura di perderlo, lui non sente la spinta sistemica a cambiare posizione.
Come vederla?
Non sei un semplice passatempo: nessuno compra biglietti per concerti futuri o dorme abbracciato in silenzio con un "passatempo". Sei la sua isola sicura, ma lui è un naufrago che ha ancora paura di dichiarare quella terra come "sua" per timore che affondi.
Troncare o continuare?
Prima di decidere, il sistema ha bisogno di chiarezza comunicativa. La tua ansia nasce dal "non detto". In psicologia sistemica, il benessere deriva dalla coerenza tra ciò che si vive e ciò che si definisce.
Potresti provare a uscire dal ruolo di "colei che aspetta e comprende tutto" e porre una domanda di definizione del legame, non come un ultimatum, ma come un bisogno di protezione per te stessa.
Ti sentiresti pronta a dirgli che, pur comprendendo le sue fatiche, il tuo sistema emotivo ha bisogno di una cornice chiara per continuare a darsi con questa intensità?
Buongiorno,
quello che racconta sembra muoversi su due piani che, nel tempo, si sono avvicinati sempre di più: da una parte qualcosa che nasce come leggero, quasi senza implicazioni, dall’altra qualcosa che lentamente ha preso forma dentro di lei, fino a diventare significativo.
Non è tanto il passaggio da “relazione leggera” a qualcosa di più a colpire, quanto il fatto che questo cambiamento sembri essere avvenuto soprattutto dentro di lei, mentre fuori la situazione è rimasta più indefinita.
Nel suo racconto si sente questo scarto: momenti condivisi molto intensi, quasi intimi, che sembrano avere una qualità di vicinanza, e allo stesso tempo una distanza che riemerge quando non siete insieme, come se le due dimensioni non riuscissero a incontrarsi del tutto.
A volte può accadere che ciò che si vive nella presenza abbia un peso diverso rispetto a ciò che resta fuori da quei momenti, e che proprio in questa differenza si apra uno spazio di incertezza.
Il fatto che lei si chieda se per lui sia qualcosa di più o solo un passatempo sembra nascere proprio lì, in questo punto in cui l’esperienza non trova una forma chiara.
E anche il desiderio di “ufficializzare” sembra inserirsi in questo movimento, come un tentativo di dare un contorno più definito a qualcosa che, così com’è, lascia spazio a molte possibilità.
Forse può essere utile restare su questo: su come lei vive questa oscillazione tra vicinanza e distanza, tra ciò che sente nei momenti insieme e ciò che resta quando è sola.
Se questo stato di incertezza continua a generare ansia o fatica, potrebbe essere qualcosa che merita di essere pensato con più calma, anche in uno spazio dedicato, per capire che forma sta prendendo per lei questa esperienza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Testa
quello che racconta sembra muoversi su due piani che, nel tempo, si sono avvicinati sempre di più: da una parte qualcosa che nasce come leggero, quasi senza implicazioni, dall’altra qualcosa che lentamente ha preso forma dentro di lei, fino a diventare significativo.
Non è tanto il passaggio da “relazione leggera” a qualcosa di più a colpire, quanto il fatto che questo cambiamento sembri essere avvenuto soprattutto dentro di lei, mentre fuori la situazione è rimasta più indefinita.
Nel suo racconto si sente questo scarto: momenti condivisi molto intensi, quasi intimi, che sembrano avere una qualità di vicinanza, e allo stesso tempo una distanza che riemerge quando non siete insieme, come se le due dimensioni non riuscissero a incontrarsi del tutto.
A volte può accadere che ciò che si vive nella presenza abbia un peso diverso rispetto a ciò che resta fuori da quei momenti, e che proprio in questa differenza si apra uno spazio di incertezza.
Il fatto che lei si chieda se per lui sia qualcosa di più o solo un passatempo sembra nascere proprio lì, in questo punto in cui l’esperienza non trova una forma chiara.
E anche il desiderio di “ufficializzare” sembra inserirsi in questo movimento, come un tentativo di dare un contorno più definito a qualcosa che, così com’è, lascia spazio a molte possibilità.
Forse può essere utile restare su questo: su come lei vive questa oscillazione tra vicinanza e distanza, tra ciò che sente nei momenti insieme e ciò che resta quando è sola.
Se questo stato di incertezza continua a generare ansia o fatica, potrebbe essere qualcosa che merita di essere pensato con più calma, anche in uno spazio dedicato, per capire che forma sta prendendo per lei questa esperienza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Testa
Buongiorno, la situazione che descrive è molto comprensibile e anche molto delicata dal punto di vista emotivo. Da una parte c’è un legame che nel concreto sembra essersi costruito nel tempo, fatto di vicinanza, condivisione, gesti affettuosi e momenti significativi. Dall’altra parte c’è un’incertezza di fondo che la porta a sentirsi in ansia, a mettere in dubbio il valore di ciò che state vivendo e a chiedersi continuamente quale sia il suo posto nella relazione. Questa oscillazione tra momenti di serenità e momenti di dubbio è tipica quando i comportamenti dell’altro non sono del tutto coerenti o chiari. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è importante osservare come alcuni pensieri automatici si attivino proprio nei momenti in cui manca una definizione esplicita. Il fatto che lui non scriva molto, che non abbia ufficializzato la relazione o che in passato abbia avuto altri contatti, diventa facilmente il punto da cui partono interpretazioni come forse non gli piaccio davvero oppure sono solo un passatempo. Questi pensieri, pur comprensibili, tendono ad aumentare l’ansia e a spostare l’attenzione più su ciò che manca che su ciò che effettivamente c’è. Allo stesso tempo però è importante non ignorare ciò che sente. Il fatto che lei desideri maggiore chiarezza e sicurezza non è un eccesso, ma un bisogno legittimo. Spesso si crea una sorta di compromesso interno in cui si accetta una situazione ambigua pur di non perdere l’altro, ma questo nel tempo può portare a un logoramento emotivo, perché una parte di sé continua a chiedere qualcosa di più definito. Un elemento centrale è proprio questo equilibrio tra ciò che lei prova e ciò che accetta. Più si resta in una posizione in cui si aspetta che sia l’altro a dare un segnale chiaro, più si rischia di rimanere bloccati nell’incertezza. Spostare leggermente il focus su di sé può essere utile, non tanto per prendere decisioni drastiche, ma per capire meglio quali sono i suoi bisogni relazionali, quanto questa situazione è sostenibile nel tempo e cosa la farebbe sentire più tranquilla e rispettata. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo senso, non tanto per dirle cosa fare con questa persona, ma per comprendere più a fondo i suoi schemi emotivi e relazionali, il modo in cui si lega, il significato che attribuisce ai comportamenti dell’altro e come gestire l’ansia legata all’incertezza. Lavorare su questi aspetti permette di uscire da una posizione di attesa e di vivere le relazioni con maggiore consapevolezza e stabilità emotiva. La domanda che porta è molto importante, perché non riguarda solo questa relazione, ma anche il modo in cui lei si posiziona all’interno dei legami. Dare spazio a questa riflessione, magari con un supporto adeguato, può aiutarla a fare scelte più allineate con ciò che sente davvero, senza dover rinunciare a sé stessa per mantenere un rapporto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, sembra che la vostra sia già una relazione ufficiale. Vi vedete quotidianamente, fate vacanze insieme, programmate a distanza di mesi, la relazione è esclusiva. Una volta che lei gli ha parlato dei suoi sentimenti lui l'ha accolta non sembra averla raggirata dal suo racconto. Gli conceda un pò di fiducia, senza limitarsi nel parlargli di quello che sente e delle sue insicurezze. Se sente che lui è distante glielo dica.
Buongiorno,
quanto descrive evidenzia una situazione emotivamente complessa e ambivalente. Lei percepisce un forte legame affettivo, ma la mancanza di chiarezza e di conferme da parte sua può generare ansia e insicurezza. È importante notare che, anche se lui si comporta in modo affettuoso nei momenti insieme, la comunicazione scarsa quando siete separati e la lentezza nell’“ufficializzare” la relazione possono riflettere difficoltà emotive, abitudini relazionali o paure legate al suo passato, senza necessariamente indicare disinteresse.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, sia per sostenere la gestione dei propri sentimenti e dei confini emotivi, sia per chiarire dentro di sé cosa desidera realmente da questa relazione e come tutelare il proprio benessere. Questo le permetterebbe di prendere decisioni più consapevoli, senza farsi guidare solo dall’ansia o dalla speranza che lui cambi atteggiamento.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
quanto descrive evidenzia una situazione emotivamente complessa e ambivalente. Lei percepisce un forte legame affettivo, ma la mancanza di chiarezza e di conferme da parte sua può generare ansia e insicurezza. È importante notare che, anche se lui si comporta in modo affettuoso nei momenti insieme, la comunicazione scarsa quando siete separati e la lentezza nell’“ufficializzare” la relazione possono riflettere difficoltà emotive, abitudini relazionali o paure legate al suo passato, senza necessariamente indicare disinteresse.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, sia per sostenere la gestione dei propri sentimenti e dei confini emotivi, sia per chiarire dentro di sé cosa desidera realmente da questa relazione e come tutelare il proprio benessere. Questo le permetterebbe di prendere decisioni più consapevoli, senza farsi guidare solo dall’ansia o dalla speranza che lui cambi atteggiamento.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Gentile utente, la sua situazione è molto comune nelle dinamiche relazionali contemporanee: si trova in quella che viene spesso definita una 'situazione-limbo', dove l’intensità dei momenti vissuti insieme si scontra con l’incapacità o la volontà di dare un nome al legame.
Dalle sue parole emergono alcuni punti chiave su cui riflettere:
• Il passato di lui: Questo ragazzo porta con sé un bagaglio di fragilità (ADHD, dislessia, vissuti depressivi e carenze affettive) che possono rendere la comunicazione emotiva molto complessa. La sua difficoltà a scrivere o a 'ufficializzare' potrebbe non essere mancanza di interesse, ma una forma di auto-protezione o una fatica strutturale nel gestire le aspettative altrui.
• La dinamica della 'Salvatrice': Lei scrive 'cerco sempre di farlo stare bene'. È un intento nobile, ma faccia attenzione a non scivolare in un ruolo in cui la sua felicità dipende esclusivamente dal benessere di lui. Una relazione sana richiede che entrambi i partner si prendano cura l’uno dell’altro in modo reciproco.
• La sua ansia: Il fatto che lei si senta 'sempre in ansia' quando non siete insieme è un segnale importante. L'ansia è un campanello d'allarme che indica che i suoi bisogni di sicurezza e riconoscimento non sono soddisfatti.
Invece di scegliere tra il 'troncare' o 'continuare' nell'incertezza, potrebbe provare a percorrere una terza via: la chiarezza comunicativa.
Non si tratta di fargli un discorso sul 'cosa siamo', ma sul 'come sto io'. Può dirgli che, pur comprendendo le sue fatiche, per lei il silenzio quando siete lontani genera un'ansia che non le permette di godersi il bello della relazione.
Una persona può avere dei limiti (come l'ADHD o il passato difficile), ma se tiene al legame, proverà a fare dei piccoli passi incontro alle sue necessità, una volta che queste sono state espresse chiaramente.
Se sente che questo dubbio le toglie troppa energia, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a capire come mai si è ritrovata in questa dinamica: occorrerebbe spostare il focus dal "perché lui fa così" al "perché io accetto questo compromesso che mi fa stare male?".
Le relazioni dovrebbero essere un "luogo sicuro" e non di perenne incertezza. Merita di stare con qualcuno che non solo la scelga nel quotidiano, ma che sappia anche rassicurarla quando gli spazi si allargano.
Un caro saluto.
Dalle sue parole emergono alcuni punti chiave su cui riflettere:
• Il passato di lui: Questo ragazzo porta con sé un bagaglio di fragilità (ADHD, dislessia, vissuti depressivi e carenze affettive) che possono rendere la comunicazione emotiva molto complessa. La sua difficoltà a scrivere o a 'ufficializzare' potrebbe non essere mancanza di interesse, ma una forma di auto-protezione o una fatica strutturale nel gestire le aspettative altrui.
• La dinamica della 'Salvatrice': Lei scrive 'cerco sempre di farlo stare bene'. È un intento nobile, ma faccia attenzione a non scivolare in un ruolo in cui la sua felicità dipende esclusivamente dal benessere di lui. Una relazione sana richiede che entrambi i partner si prendano cura l’uno dell’altro in modo reciproco.
• La sua ansia: Il fatto che lei si senta 'sempre in ansia' quando non siete insieme è un segnale importante. L'ansia è un campanello d'allarme che indica che i suoi bisogni di sicurezza e riconoscimento non sono soddisfatti.
Invece di scegliere tra il 'troncare' o 'continuare' nell'incertezza, potrebbe provare a percorrere una terza via: la chiarezza comunicativa.
Non si tratta di fargli un discorso sul 'cosa siamo', ma sul 'come sto io'. Può dirgli che, pur comprendendo le sue fatiche, per lei il silenzio quando siete lontani genera un'ansia che non le permette di godersi il bello della relazione.
Una persona può avere dei limiti (come l'ADHD o il passato difficile), ma se tiene al legame, proverà a fare dei piccoli passi incontro alle sue necessità, una volta che queste sono state espresse chiaramente.
Se sente che questo dubbio le toglie troppa energia, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a capire come mai si è ritrovata in questa dinamica: occorrerebbe spostare il focus dal "perché lui fa così" al "perché io accetto questo compromesso che mi fa stare male?".
Le relazioni dovrebbero essere un "luogo sicuro" e non di perenne incertezza. Merita di stare con qualcuno che non solo la scelga nel quotidiano, ma che sappia anche rassicurarla quando gli spazi si allargano.
Un caro saluto.
Ciao, grazie per aver condiviso la tua situazione in maniera così dettagliata.
Da quanto racconti, la relazione con questo ragazzo è complessa e ambivalente: da un lato c’è vicinanza fisica e affettiva quando siete insieme, dall’altro persistono segnali di distacco e incertezza, come la scarsa iniziativa nei messaggi e il ritardo nell’ufficializzare la relazione. È comprensibile sentirsi confusi e ansiosi in questa dinamica.
Alcuni elementi chiave da considerare:
Differenze nelle aspettative – tu desideri chiarezza e reciprocità emotiva, mentre lui sembra ancora alle prese con la sua storia passata, le difficoltà personali e un bisogno di tempo e spazio. Questo può generare un disequilibrio tra ciò che offri e ciò che ricevi.
Segnali di interesse reale vs. comodità – il fatto che passi molto tempo con te e condividiate momenti intimi indica un legame, ma il non impegnarsi in modo esplicito può suggerire che lui non sia pronto a un legame stabile o che mantenga una certa protezione emotiva.
Impatto emotivo su di te – sentirsi in ansia, dubitare dei sentimenti altrui e cercare conferme costanti può diventare emotivamente gravoso. È importante ascoltare i propri bisogni e capire se la relazione ti fa stare bene o se genera più stress.
In sintesi, la situazione non è semplice da decifrare dall’esterno: ci sono segnali di affetto, ma anche ambivalenza che può farti sentire insicura. Continuare o troncare dipende da quanto sei disposta a convivere con questa incertezza e dal livello di benessere che la relazione ti procura.
Per avere una comprensione più chiara delle dinamiche emotive e prendere decisioni consapevoli, è consigliabile confrontarsi con uno specialista che possa guidarti nel valutare i tuoi bisogni e confini affettivi.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da quanto racconti, la relazione con questo ragazzo è complessa e ambivalente: da un lato c’è vicinanza fisica e affettiva quando siete insieme, dall’altro persistono segnali di distacco e incertezza, come la scarsa iniziativa nei messaggi e il ritardo nell’ufficializzare la relazione. È comprensibile sentirsi confusi e ansiosi in questa dinamica.
Alcuni elementi chiave da considerare:
Differenze nelle aspettative – tu desideri chiarezza e reciprocità emotiva, mentre lui sembra ancora alle prese con la sua storia passata, le difficoltà personali e un bisogno di tempo e spazio. Questo può generare un disequilibrio tra ciò che offri e ciò che ricevi.
Segnali di interesse reale vs. comodità – il fatto che passi molto tempo con te e condividiate momenti intimi indica un legame, ma il non impegnarsi in modo esplicito può suggerire che lui non sia pronto a un legame stabile o che mantenga una certa protezione emotiva.
Impatto emotivo su di te – sentirsi in ansia, dubitare dei sentimenti altrui e cercare conferme costanti può diventare emotivamente gravoso. È importante ascoltare i propri bisogni e capire se la relazione ti fa stare bene o se genera più stress.
In sintesi, la situazione non è semplice da decifrare dall’esterno: ci sono segnali di affetto, ma anche ambivalenza che può farti sentire insicura. Continuare o troncare dipende da quanto sei disposta a convivere con questa incertezza e dal livello di benessere che la relazione ti procura.
Per avere una comprensione più chiara delle dinamiche emotive e prendere decisioni consapevoli, è consigliabile confrontarsi con uno specialista che possa guidarti nel valutare i tuoi bisogni e confini affettivi.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente,
le situationship sembrano direttamente uscite dall'Inferno dantesco: siete più che amici ma meno che fidanzati; vi piacete, ma senza impegno; è chiaro ci sia qualcosa, ma cosa esattamente?
Quando poi fanno capolino i sentimenti la bolgia diventa ancora più luciferina. Fintanto che la situationship sta bene ad entrambi è ok; ma quando ci si avvicina troppo si inizia a stare "un po' strettini". L'amore pretende che l'Altro ci iscriva nel suo desiderio, che ci riservi un posto esclusivo dentro di sé... ma questo posto esiste?
Beh, c'è un solo modo per saperlo: comunicare. Parlare. Confrontarsi.
Comunicare è un atto coraggiosissimo, soprattutto quando c'è in ballo il cuore. Ci si espone disarmati; ci si apre alla possibilità che tutto possa finire, o cambiare irrimediabilmente. Però è l'unica cosa che è possibile fare per poter rispondere alla domanda "Cosa siamo noi?".
Per ora non esistono risponde alle tue domande. Non puoi vederla in alcuna maniera, perché manca un'informazione importante: qual è il punto di vista di lui su di voi? Anche a lui piacerebbe ufficializzare?
Parlatene assieme, e alla luce della discussione sarai tu stessa a fornirti la risposta alla tua domanda: Troncarla o continuare?
Un caro saluto, e se hai bisogno sono qui.
le situationship sembrano direttamente uscite dall'Inferno dantesco: siete più che amici ma meno che fidanzati; vi piacete, ma senza impegno; è chiaro ci sia qualcosa, ma cosa esattamente?
Quando poi fanno capolino i sentimenti la bolgia diventa ancora più luciferina. Fintanto che la situationship sta bene ad entrambi è ok; ma quando ci si avvicina troppo si inizia a stare "un po' strettini". L'amore pretende che l'Altro ci iscriva nel suo desiderio, che ci riservi un posto esclusivo dentro di sé... ma questo posto esiste?
Beh, c'è un solo modo per saperlo: comunicare. Parlare. Confrontarsi.
Comunicare è un atto coraggiosissimo, soprattutto quando c'è in ballo il cuore. Ci si espone disarmati; ci si apre alla possibilità che tutto possa finire, o cambiare irrimediabilmente. Però è l'unica cosa che è possibile fare per poter rispondere alla domanda "Cosa siamo noi?".
Per ora non esistono risponde alle tue domande. Non puoi vederla in alcuna maniera, perché manca un'informazione importante: qual è il punto di vista di lui su di voi? Anche a lui piacerebbe ufficializzare?
Parlatene assieme, e alla luce della discussione sarai tu stessa a fornirti la risposta alla tua domanda: Troncarla o continuare?
Un caro saluto, e se hai bisogno sono qui.
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