Ciao, sono una ragazza di 30 anni e sono stata lasciata pochi giorni fa dopo una relazione di 6 anni
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Ciao, sono una ragazza di 30 anni e sono stata lasciata pochi giorni fa dopo una relazione di 6 anni. Il mio attualmente ex è più piccolo di me di 1 anno e mezzo circa.
È stata la mia storia più importante, quella in cui per la prima volta mi sono aperta totalmente. Lui sostiene di non amarmi più, di non stare più bene con me, che non riusciva a vedere un futuro e di essere convinto della scelta. Durante i mesi scorsi prima della rottura, l'ho visto molto freddo e tra le nuvole e ogni volta che ho provato a chiedere cosa non andasse mi rifilava scuse di ogni tipo finché a furia di fare pressioni ho avuto finalmente la dura verità. Io però sento ancora una connessione profondissima nelle viscere e non riesco ad accettare che sia finita così, specialmente dopo aver visto che durante il confronto faccia a faccia, momenti dove lui appariva commosso e incapace di guardarmi negli occhi.
Mi sento in un limbo: da un lato la sua freddezza a parole, dall'altro quello che sento io e che ho visto nei suoi occhi. Sono rimasta colpita soprattutto dalle lacrime perché è una di quelle persone che difficilmente esterna le sue emozioni così e dal fatto che non riusciva a guardarmi negli occhi, mi fà pensare che forse non ha scavato fino in fondo.. Vorrei capire come gestire questo dubbio costante e il dolore di essere stata allontanata così bruscamente dopo tanti anni. Dice di essere convinto della scelta e che questi mesi dove era strano, è perché già ci stava pensando ma potrebbe esserci un ritorno da parte sua? Io purtroppo nutro ancora un sentimento
È stata la mia storia più importante, quella in cui per la prima volta mi sono aperta totalmente. Lui sostiene di non amarmi più, di non stare più bene con me, che non riusciva a vedere un futuro e di essere convinto della scelta. Durante i mesi scorsi prima della rottura, l'ho visto molto freddo e tra le nuvole e ogni volta che ho provato a chiedere cosa non andasse mi rifilava scuse di ogni tipo finché a furia di fare pressioni ho avuto finalmente la dura verità. Io però sento ancora una connessione profondissima nelle viscere e non riesco ad accettare che sia finita così, specialmente dopo aver visto che durante il confronto faccia a faccia, momenti dove lui appariva commosso e incapace di guardarmi negli occhi.
Mi sento in un limbo: da un lato la sua freddezza a parole, dall'altro quello che sento io e che ho visto nei suoi occhi. Sono rimasta colpita soprattutto dalle lacrime perché è una di quelle persone che difficilmente esterna le sue emozioni così e dal fatto che non riusciva a guardarmi negli occhi, mi fà pensare che forse non ha scavato fino in fondo.. Vorrei capire come gestire questo dubbio costante e il dolore di essere stata allontanata così bruscamente dopo tanti anni. Dice di essere convinto della scelta e che questi mesi dove era strano, è perché già ci stava pensando ma potrebbe esserci un ritorno da parte sua? Io purtroppo nutro ancora un sentimento
Comprendo quanto possa essere logorante muoversi in questo spazio di incertezza, dove ciò che ha visto sembra smentire ciò che le è stato detto. Lei si trova di fronte a una discrepanza tra il canale verbale del suo ex e quello emotivo, e questo genera un naturale bisogno di trovare una spiegazione coerente che possa alleviare il senso di frammentazione.
Potremmo ipotizzare che il suo ex stia vivendo un profondo conflitto: da un lato la decisione razionale di chiudere, dall'altro l'impatto emotivo di una storia durata sei anni. In quest'ottica, le sue lacrime e l'incapacità di sostenerle lo sguardo potrebbero non essere necessariamente un segnale di indecisione sulla rottura, ma piuttosto l'espressione di un dolore autentico nel congedarsi da lei e nel vederla soffrire. È possibile, insomma, che in lui convivano due verità simultanee: la convinzione di dover andare via e il dispiacere profondo nel farlo. Tuttavia, è importante sottolineare che né lei né tantomeno noi professionisti possiamo rispondere con certezza alla domanda se ci sarà o meno un ritorno.
Il dubbio che lui "non abbia scavato a fondo", che lei percepisce così nitidamente, potrebbe rappresentare un'ipotesi necessaria per proteggere il valore di tutto ciò che avete condiviso, rendendo meno inaccettabile un distacco che altrimenti apparirebbe privo di senso. Tuttavia, restare ancorati a questa interpretazione, per quanto protettiva, rischia di alimentare un'attesa che rallenta la sua elaborazione della perdita.
In questa fase, integrare l'idea che il dolore di lui e la sua decisione di lasciarla possano coesistere senza escludersi a vicenda potrebbe aiutarla a uscire dal limbo, permettendole di spostare gradualmente il focus dalla ricerca di risposte negli occhi dell'altro alla cura della propria ferita.
Rimango a disposizione,
Saluti
LEV
Potremmo ipotizzare che il suo ex stia vivendo un profondo conflitto: da un lato la decisione razionale di chiudere, dall'altro l'impatto emotivo di una storia durata sei anni. In quest'ottica, le sue lacrime e l'incapacità di sostenerle lo sguardo potrebbero non essere necessariamente un segnale di indecisione sulla rottura, ma piuttosto l'espressione di un dolore autentico nel congedarsi da lei e nel vederla soffrire. È possibile, insomma, che in lui convivano due verità simultanee: la convinzione di dover andare via e il dispiacere profondo nel farlo. Tuttavia, è importante sottolineare che né lei né tantomeno noi professionisti possiamo rispondere con certezza alla domanda se ci sarà o meno un ritorno.
Il dubbio che lui "non abbia scavato a fondo", che lei percepisce così nitidamente, potrebbe rappresentare un'ipotesi necessaria per proteggere il valore di tutto ciò che avete condiviso, rendendo meno inaccettabile un distacco che altrimenti apparirebbe privo di senso. Tuttavia, restare ancorati a questa interpretazione, per quanto protettiva, rischia di alimentare un'attesa che rallenta la sua elaborazione della perdita.
In questa fase, integrare l'idea che il dolore di lui e la sua decisione di lasciarla possano coesistere senza escludersi a vicenda potrebbe aiutarla a uscire dal limbo, permettendole di spostare gradualmente il focus dalla ricerca di risposte negli occhi dell'altro alla cura della propria ferita.
Rimango a disposizione,
Saluti
LEV
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Gentile utente, il dolore e il limbo che descrive sono comprensibili dopo una rottura così significativa. Le lacrime e l’evitamento dello sguardo possono indicare conflitto emotivo, senso di colpa o fatica a sostenere l’impatto della scelta, ma non sono necessariamente un segnale di ambivalenza sulla decisione. È importante distinguere tra i segnali emotivi osservabili e i contenuti espliciti che lui ha espresso: nel lavoro cognitivo-interpersonale questo aiuta a ridurre l’interpretazione selettiva che alimenta il dubbio e mantiene l’attaccamento. Per gestire l’incertezza, può essere utile ancorarsi ai fatti comunicati e orientare l’energia su ciò che è sotto il suo controllo: contenere il ruminare, limitare i contatti, e validare il sentimento senza usarlo come prova di un possibile ritorno. La possibilità di un ripensamento non può essere esclusa in assoluto, ma attendere segnali futuri rischia di prolungare la sofferenza. Dare tempo e spazio al lutto, preservando confini chiari, è spesso la via più protettiva per sé. Un caro saluto
La fine di una relazione così lunga e significativa è un evento profondamente destabilizzante, soprattutto quando avviene in modo improvviso e senza che lei abbia avuto il tempo di prepararsi emotivamente. È comprensibile che oggi si senta sospesa in un limbo, tra ciò che le è stato detto e ciò che continua a sentire dentro di sé.
Quando una persona comunica di non provare più amore e di essere convinta della propria scelta, spesso chi resta fatica ad accettarlo, non tanto per mancanza di rispetto verso l’altro, quanto perché il legame emotivo non si interrompe nello stesso momento per entrambi. Sei anni di relazione, di apertura e di progettualità non si “spengono” in pochi giorni: il suo dolore e la sua confusione sono una reazione naturale a una perdita importante.
Le lacrime, l’emozione e l’incapacità di guardarla negli occhi che lei ha osservato non indicano necessariamente un dubbio sulla scelta. Possono invece essere espressione di senso di colpa, dispiacere, fatica emotiva o ambivalenza nel separarsi, anche quando la decisione è stata presa. È possibile voler bene a una persona, soffrire nel ferirla e, allo stesso tempo, sentire che non si desidera più proseguire la relazione.
Il rischio, in questa fase, è quello di aggrapparsi a ogni segnale emotivo dell’altro per mantenere viva la speranza, restando però bloccata in un’attesa che prolunga la sofferenza. Il dubbio costante che lei descrive nasce proprio dal tentativo di dare più peso agli sguardi e alle emozioni che alle parole, ma nelle separazioni ciò che conta è la scelta comunicata, non la sofferenza che l’accompagna.
Alla domanda se possa esserci un ritorno, è importante essere onesti e tutelanti: nessuno può escludere in assoluto che una persona cambi idea, ma vivere restando agganciati a questa possibilità impedisce l’elaborazione del distacco. In questo momento, l’unico dato concreto è che il suo ex partner ha scelto di interrompere la relazione e di farlo dopo mesi di riflessione.
Gestire il dolore significa, gradualmente, spostare l’attenzione da ciò che lui prova o potrebbe provare, a ciò che sta vivendo lei. Il sentimento che ancora nutre non è un errore né una debolezza: è la traccia di un legame profondo che ora ha bisogno di essere elaborato, non negato. Concedersi tempo, proteggersi dal continuo rimuginare e, se possibile, farsi accompagnare in questo passaggio può aiutarla a ritrovare un senso di stabilità.
La fine di una relazione non definisce il suo valore, né cancella ciò che è stato autentico. Ora la priorità non è capire se lui tornerà, ma prendersi cura di lei in un momento di grande vulnerabilità, affinché questo dolore, col tempo, possa trasformarsi in una esperienza integrabile e non in una ferita aperta.
Ciao, penso sia importante dare credito a ciò che le persone dicono. La commozione che tu hai visto nel tuo ex può essere dovuta a molti fattori, compreso il fatto che ti vuole ancora bene, si, ma non nel modo che tu desideri. Accetta il dolore, in tutte le sue fasi, e nel tempo passerà. Può aiutarti prenderti cura di te , e frequentare persone con cui stai bene e ti puoi confidare.
Salve, la ringrazio per la sua condivisione qui sulla piattaforma. Quello che descrive è molto doloroso, in particolare una rottura, che non solo per la durata, ma per l'investimento emotivo risulta essere di una determinata profondità. Mi sento di dirle che oggi può occuparsi del suo vissuto emotivo e relazionale, ma non di quello del suo ex fidanzato. Le intenzioni e i processi interni dell'altro, per quanto possano apparire contradditori, restano qualcosa di cui non possiamo avere certezza. Prendersi cura di sé potrebbe essere un primo passo per affrontare questo dolore. Le auguro vivamente un imbocca al lupo.
Gentile Utente,
quello che descrive è un’esperienza emotivamente molto complessa e dolorosa, e merita di essere riconosciuta per ciò che è: la fine di una relazione significativa è un vero e proprio lutto, non solo per chi viene lasciato, ma anche, spesso in modo meno visibile, per chi prende la decisione di chiudere.
Sei anni di relazione, soprattutto quando rappresentano la prima esperienza di apertura emotiva profonda, non si “chiudono” senza lasciare tracce. Il dolore che Lei coglie nel Suo ex partner, le lacrime, la difficoltà a sostenere lo sguardo, la commozione, non sono necessariamente in contraddizione con la sua scelta. Molto spesso indicano il dolore per ciò che si perde, per il legame, per la storia condivisa, per l’identità costruita insieme. Anche chi non prova più un sentimento amoroso può soffrire intensamente per la separazione: affetto, senso di colpa, ambivalenza e lutto possono coesistere con la decisione di lasciare.
È importante sottolineare questo punto perché uno degli aspetti che più alimenta la sofferenza è il limbo interpretativo in cui Lei si trova: da un lato parole chiare e fredde, dall’altro segnali emotivi che sembrano dire altro. Questo scarto è profondamente destabilizzante. Tuttavia, in questi casi è spesso più tutelante fare riferimento alle decisioni e ai comportamenti, piuttosto che alle emozioni momentanee. Le emozioni possono essere ambivalenti e contraddittorie; le scelte, soprattutto se maturate nel tempo, tendono a essere più stabili.
Il dubbio che Lei esprime – “forse non ha scavato fino in fondo” – è comprensibile, ma rischia di diventare un luogo di immobilità. Non tutte le persone riescono o vogliono andare fino in fondo nell’esplorazione dei propri vissuti; questo non invalida il valore del legame, ma non significa necessariamente che il legame sia recuperabile.
Per quanto riguarda l’ipotesi di un ritorno, è importante essere molto prudenti: la possibilità teorica esiste sempre, ma restare agganciati alla speranza può ostacolare l’elaborazione del lutto e prolungare il dolore. In questa fase, la domanda più utile non è se l’altro tornerà, ma di cosa Lei ha bisogno per attraversare questa perdita senza smarrirsi.
Il sentimento che Lei prova oggi non è un errore né un segno di debolezza. È la naturale conseguenza di un investimento affettivo profondo e di una separazione subita. Il lavoro emotivo ora non è “smettere di sentire”, ma dare un contenitore al dolore, permettendogli di esistere senza trasformarlo in attesa, autosvalutazione o continua rilettura dei segnali dell’altro.
Può essere utile, nel tempo, interrogarsi su alcune domande aperte:
- cosa rappresentava questa relazione nella Sua vita e nella Sua identità;
- cosa sta realmente perdendo oggi;
- come prendersi cura di sé in modo concreto mentre attraversa questa fase.
Quello che sta vivendo è coerente, umano e comprensibile.
Il dolore non indica che qualcosa stia andando “male”: indica che c’è stato un legame significativo e che ora è in corso un processo di separazione che richiede tempo, rispetto e cura.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
quello che descrive è un’esperienza emotivamente molto complessa e dolorosa, e merita di essere riconosciuta per ciò che è: la fine di una relazione significativa è un vero e proprio lutto, non solo per chi viene lasciato, ma anche, spesso in modo meno visibile, per chi prende la decisione di chiudere.
Sei anni di relazione, soprattutto quando rappresentano la prima esperienza di apertura emotiva profonda, non si “chiudono” senza lasciare tracce. Il dolore che Lei coglie nel Suo ex partner, le lacrime, la difficoltà a sostenere lo sguardo, la commozione, non sono necessariamente in contraddizione con la sua scelta. Molto spesso indicano il dolore per ciò che si perde, per il legame, per la storia condivisa, per l’identità costruita insieme. Anche chi non prova più un sentimento amoroso può soffrire intensamente per la separazione: affetto, senso di colpa, ambivalenza e lutto possono coesistere con la decisione di lasciare.
È importante sottolineare questo punto perché uno degli aspetti che più alimenta la sofferenza è il limbo interpretativo in cui Lei si trova: da un lato parole chiare e fredde, dall’altro segnali emotivi che sembrano dire altro. Questo scarto è profondamente destabilizzante. Tuttavia, in questi casi è spesso più tutelante fare riferimento alle decisioni e ai comportamenti, piuttosto che alle emozioni momentanee. Le emozioni possono essere ambivalenti e contraddittorie; le scelte, soprattutto se maturate nel tempo, tendono a essere più stabili.
Il dubbio che Lei esprime – “forse non ha scavato fino in fondo” – è comprensibile, ma rischia di diventare un luogo di immobilità. Non tutte le persone riescono o vogliono andare fino in fondo nell’esplorazione dei propri vissuti; questo non invalida il valore del legame, ma non significa necessariamente che il legame sia recuperabile.
Per quanto riguarda l’ipotesi di un ritorno, è importante essere molto prudenti: la possibilità teorica esiste sempre, ma restare agganciati alla speranza può ostacolare l’elaborazione del lutto e prolungare il dolore. In questa fase, la domanda più utile non è se l’altro tornerà, ma di cosa Lei ha bisogno per attraversare questa perdita senza smarrirsi.
Il sentimento che Lei prova oggi non è un errore né un segno di debolezza. È la naturale conseguenza di un investimento affettivo profondo e di una separazione subita. Il lavoro emotivo ora non è “smettere di sentire”, ma dare un contenitore al dolore, permettendogli di esistere senza trasformarlo in attesa, autosvalutazione o continua rilettura dei segnali dell’altro.
Può essere utile, nel tempo, interrogarsi su alcune domande aperte:
- cosa rappresentava questa relazione nella Sua vita e nella Sua identità;
- cosa sta realmente perdendo oggi;
- come prendersi cura di sé in modo concreto mentre attraversa questa fase.
Quello che sta vivendo è coerente, umano e comprensibile.
Il dolore non indica che qualcosa stia andando “male”: indica che c’è stato un legame significativo e che ora è in corso un processo di separazione che richiede tempo, rispetto e cura.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
La fine di un rapporto di coppia deve arrivare nelle viscere, non basta dirsi che la storia è finita. Dunque ci sta che lei provi ancora sentimenti che per lei sono cari. Ma è anche possibile che lui ci stesse pensando da tempo e che sia arrivato ad una decisione che ora gli procura dolore, nonostante tutto.
Se vuole, ne possiamo parlare, in colloquio anche online.
Se vuole, ne possiamo parlare, in colloquio anche online.
Gentilissima, la ringrazio per la condivisione. Quello che sta vivendo è un momento di profondo disorientamento emotivo, del tutto coerente con la fine di una relazione di lunga durata (6 anni) in cui si è investito molto in termini di vulnerabilità e progetti di vita.
Proviamo a guardare insieme cosa sta accadendo dentro di lei, partendo dai punti che l'hanno colpita:
- La "connessione nelle viscere": quella sensazione fisica così intensa è il riflesso di un legame durato anni. Quando una relazione così lunga si interrompe, il nostro sistema emotivo non riesce a staccarsi istantaneamente. Ciò che sente è la traccia profonda che questa storia ha lasciato in lei; è il segno di un amore autentico che non può "spegnersi" con una conversazione, ma che richiede un tempo fisiologico per essere elaborato.
- La contraddizione dei segnali: è molto comune sentirsi disorientati quando vediamo una persona piangere e non riuscire a guardarci negli occhi, mentre a parole dice di essere convinta della fine. In psicologia, questa si chiama ambivalenza. È possibile che in lui convivano sentimenti diversi: il dolore per la fine di un legame importante e la convinzione (giusta o sbagliata che sia, questo solo il tempo potrà dirlo) di non poter più proseguire. Le lacrime testimoniano che ciò che c'è stato tra voi ha un valore anche per lui, rendendo l'addio difficile anche per chi lo ha deciso.
- Il peso dell'incertezza: il dubbio che lei nutre ("forse non ha scavato a fondo") è una reazione naturale della mente che cerca di proteggersi da un dolore brusco. Però, l'incertezza è molto faticosa da gestire, perché ci tiene legati a una speranza che, se da un lato consola, dall'altro non permette di iniziare a curare la ferita.
Cosa fare con questo dubbio e questo dolore? In questo momento non è possibile avere la certezza assoluta su cosa accadrà o su cosa provi lui nel profondo. Quello su cui è possibile lavorare è come lei può attraversare questa tempesta. Il dolore che prova è una risposta "sana" a una perdita importante: non è un errore, è il segno della sua capacità di amare.
Il consiglio che posso darle è, per quanto possibile, di non forzarsi a trovare risposte definitive, ma concedersi il diritto di stare in questo dolore, cercando di capire – un passo alla volta – come tornare a prendersi cura di se stessa, indipendentemente dalle scelte altrui.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Proviamo a guardare insieme cosa sta accadendo dentro di lei, partendo dai punti che l'hanno colpita:
- La "connessione nelle viscere": quella sensazione fisica così intensa è il riflesso di un legame durato anni. Quando una relazione così lunga si interrompe, il nostro sistema emotivo non riesce a staccarsi istantaneamente. Ciò che sente è la traccia profonda che questa storia ha lasciato in lei; è il segno di un amore autentico che non può "spegnersi" con una conversazione, ma che richiede un tempo fisiologico per essere elaborato.
- La contraddizione dei segnali: è molto comune sentirsi disorientati quando vediamo una persona piangere e non riuscire a guardarci negli occhi, mentre a parole dice di essere convinta della fine. In psicologia, questa si chiama ambivalenza. È possibile che in lui convivano sentimenti diversi: il dolore per la fine di un legame importante e la convinzione (giusta o sbagliata che sia, questo solo il tempo potrà dirlo) di non poter più proseguire. Le lacrime testimoniano che ciò che c'è stato tra voi ha un valore anche per lui, rendendo l'addio difficile anche per chi lo ha deciso.
- Il peso dell'incertezza: il dubbio che lei nutre ("forse non ha scavato a fondo") è una reazione naturale della mente che cerca di proteggersi da un dolore brusco. Però, l'incertezza è molto faticosa da gestire, perché ci tiene legati a una speranza che, se da un lato consola, dall'altro non permette di iniziare a curare la ferita.
Cosa fare con questo dubbio e questo dolore? In questo momento non è possibile avere la certezza assoluta su cosa accadrà o su cosa provi lui nel profondo. Quello su cui è possibile lavorare è come lei può attraversare questa tempesta. Il dolore che prova è una risposta "sana" a una perdita importante: non è un errore, è il segno della sua capacità di amare.
Il consiglio che posso darle è, per quanto possibile, di non forzarsi a trovare risposte definitive, ma concedersi il diritto di stare in questo dolore, cercando di capire – un passo alla volta – come tornare a prendersi cura di se stessa, indipendentemente dalle scelte altrui.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Questa crisi può diventare opportunità di crescita personale, la fine di un fidanzamento lungo cavalletto affettivo doloroso simile alle fasi di elaborazione del tutto, negazione, rabbia, contrattazione, depressione E accettazioni. I tuoi sentimenti di amore persistenti sono normali, ma se lui afferma di non amarti più forzare un ritorno rischia di prolungare la sofferenza senza risolvere le cause, non inseguirlo o elemosinare amore crea per guadagnare chiarezza e recuperare autostima, prenditi cura di te.
Ciao,
quello che descrivi è un vissuto molto comune dopo una rottura significativa, soprattutto quando arriva in modo improvviso e dopo tanti anni di investimento emotivo. Sei stata in una relazione lunga, profonda, in cui ti sei sentita finalmente aperta e coinvolta: è naturale che il legame non si interrompa “di colpo”, nemmeno davanti a parole chiare di chi decide di andare via.
Il limbo che descrivi nasce proprio dalla discrepanza tra due piani diversi:
da un lato le sue parole, che parlano di una scelta pensata, di un allontanamento emotivo già iniziato da tempo;
dall’altro i suoi segnali emotivi (le lacrime, lo sguardo evitato), che non indicano necessariamente amore o ripensamento, ma possono esprimere senso di colpa, dolore, ambivalenza o difficoltà a reggere la sofferenza che sta causando.
È importante sapere che commuoversi o non riuscire a guardare negli occhi non significa automaticamente non essere convinti della scelta. Spesso chi lascia ha già fatto un lavoro interno di distacco, mentre chi viene lasciato lo sta iniziando solo ora: questo crea una profonda asimmetria emotiva che alimenta dubbi e speranze.
Il tuo dubbio (“e se non avesse scavato fino in fondo?”) è comprensibile, ma rischia di diventare una trappola dolorosa: ti tiene ancorata all’interpretazione dei suoi segnali invece che a ciò che oggi è certo, cioè che lui ha scelto di interrompere la relazione. La speranza di un possibile ritorno, in questa fase, può rendere il dolore ancora più difficile da elaborare.
Il punto centrale ora non è capire cosa prova lui, ma prenderti cura di ciò che stai vivendo tu: il lutto per una relazione importante, il senso di rifiuto, lo smarrimento identitario e la difficoltà ad accettare una chiusura che non senti allineata con ciò che provi.
Per gestire questo dolore e il dubbio costante, può essere molto utile un percorso con uno specialista, che ti aiuti a dare senso a ciò che è accaduto, a distinguere tra speranza e realtà, e a ritrovare progressivamente stabilità emotiva senza negare i tuoi sentimenti.
Un approfondimento psicologico non serve a “dimenticare” in fretta, ma a non restare bloccata in una sofferenza che merita ascolto e cura.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
quello che descrivi è un vissuto molto comune dopo una rottura significativa, soprattutto quando arriva in modo improvviso e dopo tanti anni di investimento emotivo. Sei stata in una relazione lunga, profonda, in cui ti sei sentita finalmente aperta e coinvolta: è naturale che il legame non si interrompa “di colpo”, nemmeno davanti a parole chiare di chi decide di andare via.
Il limbo che descrivi nasce proprio dalla discrepanza tra due piani diversi:
da un lato le sue parole, che parlano di una scelta pensata, di un allontanamento emotivo già iniziato da tempo;
dall’altro i suoi segnali emotivi (le lacrime, lo sguardo evitato), che non indicano necessariamente amore o ripensamento, ma possono esprimere senso di colpa, dolore, ambivalenza o difficoltà a reggere la sofferenza che sta causando.
È importante sapere che commuoversi o non riuscire a guardare negli occhi non significa automaticamente non essere convinti della scelta. Spesso chi lascia ha già fatto un lavoro interno di distacco, mentre chi viene lasciato lo sta iniziando solo ora: questo crea una profonda asimmetria emotiva che alimenta dubbi e speranze.
Il tuo dubbio (“e se non avesse scavato fino in fondo?”) è comprensibile, ma rischia di diventare una trappola dolorosa: ti tiene ancorata all’interpretazione dei suoi segnali invece che a ciò che oggi è certo, cioè che lui ha scelto di interrompere la relazione. La speranza di un possibile ritorno, in questa fase, può rendere il dolore ancora più difficile da elaborare.
Il punto centrale ora non è capire cosa prova lui, ma prenderti cura di ciò che stai vivendo tu: il lutto per una relazione importante, il senso di rifiuto, lo smarrimento identitario e la difficoltà ad accettare una chiusura che non senti allineata con ciò che provi.
Per gestire questo dolore e il dubbio costante, può essere molto utile un percorso con uno specialista, che ti aiuti a dare senso a ciò che è accaduto, a distinguere tra speranza e realtà, e a ritrovare progressivamente stabilità emotiva senza negare i tuoi sentimenti.
Un approfondimento psicologico non serve a “dimenticare” in fretta, ma a non restare bloccata in una sofferenza che merita ascolto e cura.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Buonasera,
capisco quanto possa essere doloroso e confuso il momento che sta attraversando. Trovarsi in questo limbo, sospesa tra le parole che ha sentito e ciò che ha colto nei suoi occhi e nelle sue reazioni, genera una sofferenza particolare: quella dell’incertezza, che spesso è la più difficile da tollerare.
Le lacrime, l’emozione e la difficoltà a guardarla negli occhi convivono con le parole chiare che le ha detto. Entrambe queste dimensioni possono essere vere allo stesso tempo, ed è comprensibile che questo contrasto la lasci piena di domande. Il tentativo di interpretare ogni segnale per trovare una risposta definitiva nasce dal bisogno di ridurre questa incertezza, ma rischia di tenerla bloccata in una posizione che consuma molta energia emotiva.
Il dolore che prova, l’intensità del legame che sente e il fatto che si sia aperta totalmente per la prima volta meritano uno spazio in cui poter essere accolti ed elaborati, senza doversi affrettare a dare un senso o una direzione a ciò che, in questo momento, è ancora confuso.
Un percorso terapeutico può aiutarla a sostenere questa fase di grande incertezza, restando in contatto con i suoi bisogni e con ciò che per lei è davvero importante, anche mentre le risposte non sono ancora chiare.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
capisco quanto possa essere doloroso e confuso il momento che sta attraversando. Trovarsi in questo limbo, sospesa tra le parole che ha sentito e ciò che ha colto nei suoi occhi e nelle sue reazioni, genera una sofferenza particolare: quella dell’incertezza, che spesso è la più difficile da tollerare.
Le lacrime, l’emozione e la difficoltà a guardarla negli occhi convivono con le parole chiare che le ha detto. Entrambe queste dimensioni possono essere vere allo stesso tempo, ed è comprensibile che questo contrasto la lasci piena di domande. Il tentativo di interpretare ogni segnale per trovare una risposta definitiva nasce dal bisogno di ridurre questa incertezza, ma rischia di tenerla bloccata in una posizione che consuma molta energia emotiva.
Il dolore che prova, l’intensità del legame che sente e il fatto che si sia aperta totalmente per la prima volta meritano uno spazio in cui poter essere accolti ed elaborati, senza doversi affrettare a dare un senso o una direzione a ciò che, in questo momento, è ancora confuso.
Un percorso terapeutico può aiutarla a sostenere questa fase di grande incertezza, restando in contatto con i suoi bisogni e con ciò che per lei è davvero importante, anche mentre le risposte non sono ancora chiare.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Gentile utente, mi dispiace tanto per ciò che ha descritto. in questo momento è importante concentrarsi sul suo benessere, sicuramente un percorso di supporto psicologico può aiutarla.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Salve , mi spiace molto per il dolore che sta attraversando, purtroppo la fine di una relazione lunga e significativa lascia spesso in questo stato di confusione e dolore profondo. È inoltre fisiologico “sentire una forte connessione” emotiva anche quando l’altro dice di non amare più: i suoi segnali (commozione, difficoltà a guardarti negli occhi e in generale ambivalenza) parlano probabilmente di un conflitto interno, ma non necessariamente di un ripensamento o di un desiderio reale di ritornare.
Le parole, per quanto dolorose, sono ciò a cui affidarsi ora, più che ai gesti ambigui.
Le consiglierei di valutare la possibilità di iniziare un percorso psicologico per aiutarla a gestire il dolore della rottura, sciogliere l’attaccamento e ritrovare un nuovo equilibrio.
Buone cose,
dott. Tullio Marziani
Le parole, per quanto dolorose, sono ciò a cui affidarsi ora, più che ai gesti ambigui.
Le consiglierei di valutare la possibilità di iniziare un percorso psicologico per aiutarla a gestire il dolore della rottura, sciogliere l’attaccamento e ritrovare un nuovo equilibrio.
Buone cose,
dott. Tullio Marziani
Salve,
la sua confusione e il suo dolore sono comprensibili dopo una separazione così improvvisa e significativa.
È possibile che le emozioni mostrate dal suo ex riflettano un conflitto interno, ma questo non significa necessariamente un ripensamento o un ritorno.
Per tutelare se stessa, è importante dare valore ai fatti e alle parole espresse, anche quando sono dolorose, più che ai segnali ambigui.
Il dubbio costante tende a prolungare la sofferenza: in questa fase può esserle utile concentrarsi su di sé e sul processo di elaborazione della perdita, piuttosto che sull’attesa di un cambiamento dell’altro.
Un supporto psicologico può aiutarla a dare spazio al dolore e a ritrovare gradualmente un equilibrio.
Un cordiale saluto.
la sua confusione e il suo dolore sono comprensibili dopo una separazione così improvvisa e significativa.
È possibile che le emozioni mostrate dal suo ex riflettano un conflitto interno, ma questo non significa necessariamente un ripensamento o un ritorno.
Per tutelare se stessa, è importante dare valore ai fatti e alle parole espresse, anche quando sono dolorose, più che ai segnali ambigui.
Il dubbio costante tende a prolungare la sofferenza: in questa fase può esserle utile concentrarsi su di sé e sul processo di elaborazione della perdita, piuttosto che sull’attesa di un cambiamento dell’altro.
Un supporto psicologico può aiutarla a dare spazio al dolore e a ritrovare gradualmente un equilibrio.
Un cordiale saluto.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un momento così delicato e doloroso della sua vita. La fine di una relazione lunga e significativa, soprattutto quando è stata quella in cui si è sentita più aperta e vulnerabile, può creare uno smarrimento profondo, quasi una frattura interna. È comprensibile che oggi si senta sospesa, come se una parte di lei fosse rimasta legata a ciò che c’era, mentre un’altra cerca di fare i conti con una realtà che fatica ad accettare. Quando una relazione finisce in modo improvviso, dopo mesi di segnali confusi, il dolore spesso si intreccia al dubbio. Lei si trova a confrontarsi con due immagini che sembrano inconciliabili: da una parte le parole chiare e fredde con cui lui afferma di non provare più amore e di essere convinto della scelta, dall’altra ciò che ha percepito nel contatto diretto, nelle sue lacrime, nello sguardo evitato, in quella commozione che non si aspettava. Questo contrasto può alimentare la speranza che ci sia qualcosa di non detto, che lui non abbia davvero guardato fino in fondo dentro di sé, e allo stesso tempo rendere ancora più difficile iniziare a elaborare la separazione. È importante sapere che emozioni come il pianto o la difficoltà a sostenere lo sguardo non significano necessariamente che una decisione sia sbagliata o che l’amore sia ancora presente nello stesso modo. Spesso indicano il dolore per la perdita, il senso di colpa per la sofferenza causata, o la fatica di chiudere una fase importante della propria vita. Questo non toglie valore a ciò che lei ha sentito, ma può aiutare a comprendere che le emozioni intense non sempre coincidono con il desiderio di tornare indietro. Il limbo che descrive nasce proprio da qui. Finché una parte di lei resta aggrappata all’idea che possa esserci un ripensamento, che quelle lacrime siano la prova di un sentimento ancora vivo, il dolore rimane sospeso, senza possibilità di trasformarsi. È come se il suo cuore stesse aspettando una conferma che le permetta di restare, mentre la realtà, per quanto dura, le chiede di guardare ai fatti così come sono stati espressi. Il legame che sente nelle viscere non è qualcosa di sbagliato o di ingenuo. Sei anni di relazione lasciano tracce profonde, e il sentimento non si spegne perché qualcuno decide di andarsene. Il problema nasce quando questo sentimento diventa l’unico appiglio per interpretare ciò che accade, mettendo in secondo piano ciò che le è stato detto chiaramente. Accettare una fine non significa negare quello che si è provato o quello che ancora si prova, ma riconoscere che oggi l’altro non è disponibile a condividere quel legame nello stesso modo. La domanda su un possibile ritorno è naturale, ma spesso rischia di diventare una prigione emotiva. Restare in attesa, leggere ogni segnale passato come un indizio, può impedire di prendersi cura del proprio dolore nel presente. In questo momento la priorità non è capire cosa potrebbe fare lui, ma sostenere se stessa, dare spazio alla sofferenza senza giudicarla e senza usarla come prova che la relazione non doveva finire. Può essere utile provare a spostare lentamente l’attenzione da ciò che ha visto nei suoi occhi a ciò che lei sente di meritare oggi. Una relazione in cui non deve inseguire spiegazioni, in cui non deve convincere l’altro a restare, in cui le parole e i comportamenti vanno nella stessa direzione. Questo non cancella l’amore che c’è stato, ma la aiuta a non restare intrappolata in un’attesa che rischia di farle ancora più male. Si conceda il tempo di stare nel dolore senza forzarsi a trovare subito risposte o soluzioni. La fine di una storia importante è un lutto, e come tale ha bisogno di essere attraversato con rispetto e gentilezza verso se stessi. Con il tempo, e con un lavoro su di sé, il dubbio può lasciare spazio a una maggiore chiarezza e a una forza nuova, anche se oggi le sembra impossibile immaginarlo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Carissima,
sono spiacente per la sua situazione e per la perdita di un rapporto importante. Lasciare qualcuno non è necessariamente più facile, il suo ex potrebbe soffrire anche lui per la perdita di un sentimento che non prova più o anche per la sua sofferenza. Ascolti le sue parole, se è dispiaciuto per lei, non necessariamente significa che la ami, ma che la situazione lo addolora.
sono spiacente per la sua situazione e per la perdita di un rapporto importante. Lasciare qualcuno non è necessariamente più facile, il suo ex potrebbe soffrire anche lui per la perdita di un sentimento che non prova più o anche per la sua sofferenza. Ascolti le sue parole, se è dispiaciuto per lei, non necessariamente significa che la ami, ma che la situazione lo addolora.
Cara, capisco bene la tua sofferenza. La fine di una storia lascia un vuoto con dubbi e domande su cosa è stato e su cosa potrà essere ancora.
Non possiamo sapere cosa stia provando lui a meno che non esponga chiaramente ciò che sente ma è anche possibile che non lo abbia capito bene nemmeno lui.
Non puoi cambiarlo però nè forzare la sua scelta.
Quello che puoi fare è tentare di parlargli per avere un risposta il più chiara possibile. Cosa pensa che sia cambiato? Cosa non gli piaceva?
Spesso nelle relazioni le persone pensano che la relazione proceda da sola e quando non lo fa credono che sia sbagliata. Ma una relazione richiede impegno e costanza, affetto e amore da entrambe le parti. Passami il confronto banale ma è come curare una pianta o un animale. Se non ci si preoccupa reciprocamente ogni giorno dell'altro finisce che qualcosa presto o tardi per una delle due parti si rompe ed il più delle volte non si sa nemmeno cosa.
E' probabile che si siano accumulate incomprensioni e cosa non dette che con il tempo hanno creato la distanza che descrive?
Molto spesso le coppie sottovalutano la cosa più importante: il dialogo. Se non si parla dicendo cosa ci piace, cosa non ci piace, come stiamo e come sta l'altro spesso si creano piccole distanze che con il tempo diventano enormi.
Puoi provare a comunicare in modo sincero dicendo cosa provi, chiedendo cosa prova lui, se c'è qualcosa che non vi siete detti su cui si può lavorare ma devi anche accettare il fatto che lui decida comunque di rompere.
In quel caso occorrerà fare un passo indietro e lasciarlo andare.
Ma anche dopo una rottura non ti abbattere. Pensa che ogni cosa che accade crea un mattoncino della nostra esistenza ed in un modo o nell'altro ti avrà arricchito in qualcosa è sarà funzionale per consentirti di raggiungere un'occasione migliore che non avresti avuto se non fossi passata di qui.
Un carissimo abbraccio
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Non possiamo sapere cosa stia provando lui a meno che non esponga chiaramente ciò che sente ma è anche possibile che non lo abbia capito bene nemmeno lui.
Non puoi cambiarlo però nè forzare la sua scelta.
Quello che puoi fare è tentare di parlargli per avere un risposta il più chiara possibile. Cosa pensa che sia cambiato? Cosa non gli piaceva?
Spesso nelle relazioni le persone pensano che la relazione proceda da sola e quando non lo fa credono che sia sbagliata. Ma una relazione richiede impegno e costanza, affetto e amore da entrambe le parti. Passami il confronto banale ma è come curare una pianta o un animale. Se non ci si preoccupa reciprocamente ogni giorno dell'altro finisce che qualcosa presto o tardi per una delle due parti si rompe ed il più delle volte non si sa nemmeno cosa.
E' probabile che si siano accumulate incomprensioni e cosa non dette che con il tempo hanno creato la distanza che descrive?
Molto spesso le coppie sottovalutano la cosa più importante: il dialogo. Se non si parla dicendo cosa ci piace, cosa non ci piace, come stiamo e come sta l'altro spesso si creano piccole distanze che con il tempo diventano enormi.
Puoi provare a comunicare in modo sincero dicendo cosa provi, chiedendo cosa prova lui, se c'è qualcosa che non vi siete detti su cui si può lavorare ma devi anche accettare il fatto che lui decida comunque di rompere.
In quel caso occorrerà fare un passo indietro e lasciarlo andare.
Ma anche dopo una rottura non ti abbattere. Pensa che ogni cosa che accade crea un mattoncino della nostra esistenza ed in un modo o nell'altro ti avrà arricchito in qualcosa è sarà funzionale per consentirti di raggiungere un'occasione migliore che non avresti avuto se non fossi passata di qui.
Un carissimo abbraccio
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Quello che stai vivendo è un dolore profondo e assolutamente comprensibile. Dopo sei anni di relazione, una rottura così improvvisa e poco elaborata insieme lascia inevitabilmente in uno stato di shock emotivo. Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che tu ti senta confusa, sospesa, ancora legata. Le sue lacrime, l’incapacità di guardarti negli occhi e la commozione che hai visto non sono una contraddizione rispetto alle sue parole. Indicano che la relazione è stata significativa anche per lui e che separarsi non è stato indolore. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, questi segnali emotivi non sono necessariamente una prova di un amore ancora vivo o di un possibile ritorno, ma spesso esprimono il conflitto interno di chi ha già preso una decisione ma non è emotivamente “freddo”. La connessione profonda che senti nel corpo e nelle viscere non è un indicatore di ciò che accadrà, ma del legame costruito in tanti anni. Il corpo e l’emotività hanno tempi molto più lenti rispetto alle decisioni razionali: è normale che tu sia ancora pienamente dentro il rapporto mentre lui, probabilmente, aveva iniziato ad allontanarsi da tempo.
Il dubbio costante nasce dal bisogno di dare un senso a ciò che è accaduto e di ridurre il dolore. In questa fase, però, aggrapparsi alla possibilità di un ritorno rischia di tenerti bloccata. Oggi l’unico dato reale è che lui ha scelto di non continuare la relazione, e questo va riconosciuto, anche se fa male.
Un eventuale ritorno non è qualcosa su cui puoi fare affidamento o che puoi favorire con l’attesa. In questo momento il lavoro più importante è prenderti cura di te, del tuo dolore e del lutto affettivo che stai attraversando, senza forzarti a “capire” o a chiudere troppo in fretta.
Non stai sbagliando a provare ancora amore. Stai semplicemente vivendo la fine di una relazione che per te è stata centrale e autentica. Con il tempo e con il giusto sostegno, questo dolore potrà trasformarsi, anche se ora sembra impossibile.
Il dubbio costante nasce dal bisogno di dare un senso a ciò che è accaduto e di ridurre il dolore. In questa fase, però, aggrapparsi alla possibilità di un ritorno rischia di tenerti bloccata. Oggi l’unico dato reale è che lui ha scelto di non continuare la relazione, e questo va riconosciuto, anche se fa male.
Un eventuale ritorno non è qualcosa su cui puoi fare affidamento o che puoi favorire con l’attesa. In questo momento il lavoro più importante è prenderti cura di te, del tuo dolore e del lutto affettivo che stai attraversando, senza forzarti a “capire” o a chiudere troppo in fretta.
Non stai sbagliando a provare ancora amore. Stai semplicemente vivendo la fine di una relazione che per te è stata centrale e autentica. Con il tempo e con il giusto sostegno, questo dolore potrà trasformarsi, anche se ora sembra impossibile.
Quello che sta vivendo è un dolore molto comprensibile. Dopo una relazione così lunga e significativa, in cui si è aperta completamente, è naturale sentirsi spaesata, in bilico, come se una parte di sé fosse rimasta agganciata a ciò che c’era. Non si smette di voler bene a una persona da un giorno all’altro, e ciò che sente non è sbagliato né eccessivo: parla dell’investimento emotivo che c’è stato e della sua capacità di amare. Il fatto che Lei abbia colto incoerenze tra le sue parole e alcune sue reazioni emotive, come le lacrime, lo sguardo abbassato, può alimentare il dubbio, ed è umano cercare un senso in questi segnali. Allo stesso tempo, però, è importante ricordare che una persona può provare emozioni intense anche quando una decisione è già stata presa: commuoversi non significa necessariamente voler tornare indietro, ma può indicare il dolore per una chiusura, per la consapevolezza di far soffrire l’altro o per la fine di una fase di vita. Quello che mi sembra di comprendere è che in questo momento Lei si senta in un limbo: da un lato una parte di sé è ancora legata alla speranza, dall’altro si è sentita allontanata bruscamente da una storia che per Lei era ancora viva. È una posizione molto faticosa. Un primo passo che può aiutarla è provare, per quanto possibile, a spostare lo sguardo da ciò che lui potrebbe sentire o fare a ciò che Lei sta vivendo ora: il suo dolore, il suo bisogno di sicurezza, di continuità, di rispetto dei suoi tempi emotivi. Anche se ora può sembrare impossibile, questo tempo può diventare uno spazio prezioso per rientrare in contatto con se stessa, con le risorse che ha e con ciò che desidera davvero in una relazione. Darsi il permesso di restare in contatto con ciò che prova, senza cercare risposte immediate o definitive, è già una forma di cura. Un’indicazione concreta potrebbe essere quella di creare piccoli momenti quotidiani di ancoraggio a sé, scrivere ciò che sente, parlare con qualcuno che la faccia sentire vista, mantenere una routine minima, per aiutare il suo sistema emotivo a non sentirsi completamente in balia degli eventi. Non è sbagliata perché ama ancora. E non è debole perché fa fatica ad accettare una perdita così importante. Sta attraversando un lutto relazionale, e merita tempo, gentilezza e sostegno.
Quello che stai provando è una reazione naturale a una separazione improvvisa dopo una relazione lunga e significativa. Il tuo dolore non nasce solo dalla perdita di lui, ma dal fatto che il tuo sistema emotivo e corporeo è ancora legato, mentre la relazione è finita sul piano delle decisioni.
Le sue lacrime e la difficoltà a guardarti negli occhi indicano che anche per lui è stato doloroso, ma il dolore non significa desiderio di continuare. Spesso le persone riescono a lasciare prima con la mente e solo dopo sentono davvero le emozioni. Questo crea confusione in chi resta.
Il dubbio che senti non è un segnale che “non è davvero finita”, ma il segnale che tu non hai ancora avuto il tempo di riorganizzarti internamente. Il tuo corpo è ancora in attesa, e per questo cerchi conferme.
In questo momento la cosa più importante non è capire se lui tornerà, ma aiutare te a uscire dal limbo. Restare agganciata alle sue emozioni o ai suoi segnali ti mantiene in uno stato di allarme che prolunga la sofferenza.
Il sentimento che provi non è sbagliato, ma non può guidare le scelte adesso. La priorità è riportare sicurezza, stabilità e confini dentro di te. Solo così il dolore potrà lentamente trasformarsi.
Non devi forzarti a stare bene, ma puoi iniziare a proteggerti. Questo è il primo passo del lavoro terapeutico.
Le sue lacrime e la difficoltà a guardarti negli occhi indicano che anche per lui è stato doloroso, ma il dolore non significa desiderio di continuare. Spesso le persone riescono a lasciare prima con la mente e solo dopo sentono davvero le emozioni. Questo crea confusione in chi resta.
Il dubbio che senti non è un segnale che “non è davvero finita”, ma il segnale che tu non hai ancora avuto il tempo di riorganizzarti internamente. Il tuo corpo è ancora in attesa, e per questo cerchi conferme.
In questo momento la cosa più importante non è capire se lui tornerà, ma aiutare te a uscire dal limbo. Restare agganciata alle sue emozioni o ai suoi segnali ti mantiene in uno stato di allarme che prolunga la sofferenza.
Il sentimento che provi non è sbagliato, ma non può guidare le scelte adesso. La priorità è riportare sicurezza, stabilità e confini dentro di te. Solo così il dolore potrà lentamente trasformarsi.
Non devi forzarti a stare bene, ma puoi iniziare a proteggerti. Questo è il primo passo del lavoro terapeutico.
È normale che una parte di te speri ancora in un ritorno: quando un legame è stato importante, la mente fa fatica a chiudere tutto di colpo. Allo stesso tempo, restare fermi nell’attesa può diventare molto doloroso. Parlare con un professionista può aiutarti a capire come prenderti cura di te adesso, indipendentemente da ciò che farà l’altra persona.
È un po’ come guardare una porta che si è chiusa: è naturale sperare che si riapra, ma intanto puoi imparare a muoverti nella stanza in cui ti trovi, così da non restare immobile nel buio insieme ai tuoi dubbi.
Se senti il bisogno di uno spazio sicuro per parlarne, sono qui per accoglierti.
Dottoressa Daniela Teresi
È un po’ come guardare una porta che si è chiusa: è naturale sperare che si riapra, ma intanto puoi imparare a muoverti nella stanza in cui ti trovi, così da non restare immobile nel buio insieme ai tuoi dubbi.
Se senti il bisogno di uno spazio sicuro per parlarne, sono qui per accoglierti.
Dottoressa Daniela Teresi
Ciao,
quello che stai vivendo è un dolore molto profondo e comprensibile: sei uscita da una relazione lunga e significativa, in cui ti sei sentita vista e aperta come mai prima. È normale che la mente cerchi spiegazioni e segnali alternativi, soprattutto quando le parole di chi ti lascia non coincidono con ciò che hai percepito emotivamente, come le sue lacrime o la difficoltà a sostenere il tuo sguardo.
Questo limbo tra ciò che lui dice e ciò che tu senti è una delle parti più faticose della separazione. Purtroppo, anche quando l’altro prova emozione o ambivalenza, può comunque essere convinto di chiudere: il dolore non significa automaticamente desiderio di tornare. In questo momento la priorità è prenderti cura di te e del tuo lutto, senza restare agganciata all’ipotesi di un ritorno. Un percorso psicologico può aiutarti a dare senso a ciò che è successo, a contenere il dubbio e ad attraversare questa fase senza perdere te stessa. Non sei fragile: stai elaborando una perdita importante.
quello che stai vivendo è un dolore molto profondo e comprensibile: sei uscita da una relazione lunga e significativa, in cui ti sei sentita vista e aperta come mai prima. È normale che la mente cerchi spiegazioni e segnali alternativi, soprattutto quando le parole di chi ti lascia non coincidono con ciò che hai percepito emotivamente, come le sue lacrime o la difficoltà a sostenere il tuo sguardo.
Questo limbo tra ciò che lui dice e ciò che tu senti è una delle parti più faticose della separazione. Purtroppo, anche quando l’altro prova emozione o ambivalenza, può comunque essere convinto di chiudere: il dolore non significa automaticamente desiderio di tornare. In questo momento la priorità è prenderti cura di te e del tuo lutto, senza restare agganciata all’ipotesi di un ritorno. Un percorso psicologico può aiutarti a dare senso a ciò che è successo, a contenere il dubbio e ad attraversare questa fase senza perdere te stessa. Non sei fragile: stai elaborando una perdita importante.
Quando una relazione si interrompe in questo modo ciò che fa più male non è solo la perdita, ma l’incongruenza tra ciò che viene detto e ciò che Lei ha percepito. Lei parte dall’idea che le emozioni viste sul suo volto, le lacrime, l’incapacità di sostenerLe lo sguardo, dicano più verità delle sue parole. Questo è un punto delicato. Non sempre ciò che appare come commozione è il segno di un sentimento ancora vivo; a volte indica la difficoltà a separarsi dall’immagine di sé dentro la relazione, o dal dolore che la decisione comporta, senza che questo implichi il desiderio di tornare. Il dubbio che La abita nasce proprio da questo scarto: da un lato la Sua esperienza corporea di una connessione ancora fortissima, dall’altro una parola che chiude. È comprensibile che Lei resti sospesa, perché l’amore non si spegne per decreto. Ma il rischio è restare agganciata ai segni, agli sguardi, alle lacrime, come se dovessero ancora dire qualcosa sul futuro, quando forse parlano soprattutto del passato che si sta lasciando. Lei chiede se potrebbe esserci un ritorno, ma questa domanda La tiene in attesa e Le impedisce di attraversare davvero il dolore che oggi c’è. Nel mio orientamento di lavoro si presta molta attenzione a non confondere ciò che l’altro prova con ciò che decide, e soprattutto a restituire valore a ciò che Lei sente senza trasformarlo in una prova contro la realtà dei fatti. Il punto non è smettere di amare in fretta, ma non lasciare che la speranza diventi una forma di auto-sospensione.
Se lo desidera può contattarmi, troverà uno spazio di ascolto profondo, rispettoso e senza giudizio, dove poter dare parola a questo legame che ancora La attraversa e trovare un modo più sostenibile di stare in questo passaggio.
La saluto cordialmente,
dottoressa Laura Lanocita.
Se lo desidera può contattarmi, troverà uno spazio di ascolto profondo, rispettoso e senza giudizio, dove poter dare parola a questo legame che ancora La attraversa e trovare un modo più sostenibile di stare in questo passaggio.
La saluto cordialmente,
dottoressa Laura Lanocita.
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