Buongiorno, sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio
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Buongiorno,
sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.
sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.
Salve, Hai fatto un errore, ma la relazione era già fragile per distanza e incomprensioni. Ridurre tutto al bacio ti blocca nella colpa senza aiutarti a capire davvero cosa è successo dentro di te.
Quello che senti (rimorso, dolore, perdita) è legato anche a dubbi su te stesso e su che tipo di uomo vuoi essere.
La psicoterapia può aiutarti a:
* capire le tue emozioni e i tuoi bisogni
* elaborare la colpa in modo costruttivo
* evitare di ripetere certe dinamiche
Primo passo semplice: fai un colloquio con uno psicologo partendo proprio da questa storia. Sono qui, se ti senti pronto.
Quello che senti (rimorso, dolore, perdita) è legato anche a dubbi su te stesso e su che tipo di uomo vuoi essere.
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* evitare di ripetere certe dinamiche
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Buonasera, sicuramente la situazione è complessa e merita approfondimento soprattutto per come si sente lei, poiché ha utilizzato dei termini molto dispregiativi nei suoi riguardi.
Comprendo il senso di colpa per aver tradito la sua ex compagnia, però credo che le circostanze, unite a ciò che la sua ex compagnia le ha riferito, la possano portare a speriementare emozioni più invalidanti della colpa, come da lei anche riferito.
Io, come professionista, non posso dirle cosa fare però posso consigliarle di approfondire con un professionista ciò che sente perché il tradimento e ciò che ne è conseguito, non fa di lei una persona che merita di patire. La sua ex compagna sta male ma anche lei sta male e bisogna prendersi cura non solo dell'altro e riparare al danno fatto, ma bisogna in primis prendersi cura di noi e non arrecarsi altro dolore.
Stare peggio non farà stare meglio nessuno dei due.
Il mio consiglio è di prendersi del tempo per lei e chiedere un supporto per superare questo momento e affrontare quanto è successo.
Rimango a disposizione per ulteriori domande.
Un caro saluto.
Comprendo il senso di colpa per aver tradito la sua ex compagnia, però credo che le circostanze, unite a ciò che la sua ex compagnia le ha riferito, la possano portare a speriementare emozioni più invalidanti della colpa, come da lei anche riferito.
Io, come professionista, non posso dirle cosa fare però posso consigliarle di approfondire con un professionista ciò che sente perché il tradimento e ciò che ne è conseguito, non fa di lei una persona che merita di patire. La sua ex compagna sta male ma anche lei sta male e bisogna prendersi cura non solo dell'altro e riparare al danno fatto, ma bisogna in primis prendersi cura di noi e non arrecarsi altro dolore.
Stare peggio non farà stare meglio nessuno dei due.
Il mio consiglio è di prendersi del tempo per lei e chiedere un supporto per superare questo momento e affrontare quanto è successo.
Rimango a disposizione per ulteriori domande.
Un caro saluto.
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto di forte sofferenza, ma anche di grande consapevolezza rispetto alle sue responsabilità. Questo è un punto importante: riconoscere di aver fatto un gesto che ha avuto un impatto sulla relazione è diverso dal “condannarsi come persona”.
In situazioni come la sua spesso si intrecciano più livelli:
la colpa reale per un comportamento (il bacio e la scelta fatta in un momento di crisi e ambivalenza)
il dolore per la perdita della relazione e del legame affettivo
la vergogna, che però tende a trasformarsi in un giudizio globale su di sé (“sono un verme”, “ho rovinato tutto”)
il senso di responsabilità verso l’altro, che nel suo caso è molto accentuato e la porta a soffrire anche per il suo benessere psicologico
È comprensibile che lei stia male, ma è importante distinguere tra aver fatto un errore e essere un errore. Il primo riguarda un comportamento circoscritto in un momento di crisi e confusione emotiva; il secondo diventa una forma di auto-punizione che, nel tempo, non ripara nulla e aumenta solo la sofferenza.
Rispetto al desiderio di scriverle, è importante fermarsi un attimo: quando siamo in uno stato emotivo così intenso, il rischio è che il contatto non serva a “riparare”, ma a cercare sollievo immediato dal senso di colpa. Tuttavia, la priorità in questo momento sembra essere rispettare lo spazio che lei stessa ha richiesto e proteggere entrambi da ulteriori riattivazioni del dolore.
Un altro aspetto centrale è il suo livello di sofferenza attuale: il rimuginio costante, il senso di colpa molto forte e la difficoltà a “andare avanti” sono segnali che meritano attenzione. Non per colpevolizzarsi, ma per prendersi cura di sé.
In questi casi può essere utile lavorare su:
elaborazione della colpa in modo realistico e non distruttivo
gestione del rimuginio e della ruminazione mentale
comprensione delle dinamiche relazionali che si sono attivate (paura, ambivalenza, evitamento, bisogno di sicurezza)
ricostruzione del senso di identità personale al di fuori della relazione
È un processo che difficilmente si riesce a fare da soli, soprattutto quando il dolore è così intenso e persistente.
Per questo motivo, le consiglio di approfondire questo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare quanto accaduto e a ritrovare un equilibrio emotivo senza restare bloccato nel senso di colpa.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un vissuto di forte sofferenza, ma anche di grande consapevolezza rispetto alle sue responsabilità. Questo è un punto importante: riconoscere di aver fatto un gesto che ha avuto un impatto sulla relazione è diverso dal “condannarsi come persona”.
In situazioni come la sua spesso si intrecciano più livelli:
la colpa reale per un comportamento (il bacio e la scelta fatta in un momento di crisi e ambivalenza)
il dolore per la perdita della relazione e del legame affettivo
la vergogna, che però tende a trasformarsi in un giudizio globale su di sé (“sono un verme”, “ho rovinato tutto”)
il senso di responsabilità verso l’altro, che nel suo caso è molto accentuato e la porta a soffrire anche per il suo benessere psicologico
È comprensibile che lei stia male, ma è importante distinguere tra aver fatto un errore e essere un errore. Il primo riguarda un comportamento circoscritto in un momento di crisi e confusione emotiva; il secondo diventa una forma di auto-punizione che, nel tempo, non ripara nulla e aumenta solo la sofferenza.
Rispetto al desiderio di scriverle, è importante fermarsi un attimo: quando siamo in uno stato emotivo così intenso, il rischio è che il contatto non serva a “riparare”, ma a cercare sollievo immediato dal senso di colpa. Tuttavia, la priorità in questo momento sembra essere rispettare lo spazio che lei stessa ha richiesto e proteggere entrambi da ulteriori riattivazioni del dolore.
Un altro aspetto centrale è il suo livello di sofferenza attuale: il rimuginio costante, il senso di colpa molto forte e la difficoltà a “andare avanti” sono segnali che meritano attenzione. Non per colpevolizzarsi, ma per prendersi cura di sé.
In questi casi può essere utile lavorare su:
elaborazione della colpa in modo realistico e non distruttivo
gestione del rimuginio e della ruminazione mentale
comprensione delle dinamiche relazionali che si sono attivate (paura, ambivalenza, evitamento, bisogno di sicurezza)
ricostruzione del senso di identità personale al di fuori della relazione
È un processo che difficilmente si riesce a fare da soli, soprattutto quando il dolore è così intenso e persistente.
Per questo motivo, le consiglio di approfondire questo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare quanto accaduto e a ritrovare un equilibrio emotivo senza restare bloccato nel senso di colpa.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, sono contenta che abbia usato questa piattaforma per esprimere il suo dolore, dalle sue parole traspare con forza il peso di un macigno che porta ormai da mesi. Il suo racconto non sembra parlare semplicemente di un bacio, quanto di una profonda crisi di paura vissuta sulla soglia di un grande cambiamento, che ha innescato un meccanismo di auto-sabotaggio difficile da gestire. In momenti di forte stress, il tradimento può agire paradossalmente come un "freno d’emergenza": lei stava per lasciare tutta la sua vita per una persona che le aveva espresso dubbi feroci proprio sulla sua identità. Quel gesto, nella sua disfunzionalità, è stato probabilmente il modo in cui la sua parte più fragile ha cercato di restare ancorata al "sicuro", per evitare un passo che la terrorizzava. Comprendere questa dinamica non cancella l'errore, ma le permette di guardarsi con un briciolo di umanità: ciò che è accaduto non è frutto di cattiveria, ma di una fragilità che non ha trovato altre vie d'uscita.
In questa fase, il desiderio impellente di scriverle sembra nascere da un bisogno di assoluzione più che di reale riparazione. È un impulso umano voler sedare il proprio senso di colpa, ma se lei le ha comunicato che il suo contatto le reca dolore, rispettare il silenzio diventa l'atto d’amore più grande e maturo che può compiere. Significa, concretamente, mettere il benessere di lei davanti al suo bisogno di sentirsi "meno colpevole". È inoltre fondamentale distinguere tra la responsabilità e un senso di colpa onnipotente: mentre il colpa la schiaccia e la paralizza, la responsabilità la chiama a lavorare su di sé. Lei ha ferito una persona, ma quella persona possiede le risorse per rialzarsi; pensare di averla "distrutta" per sempre alimenta solo il suo tormento, togliendo all'altro la dignità di poter guarire.
Il perdono non è qualcosa che si riceve dall'esterno, ma un processo interno che passa per la comprensione dei propri limiti. Per uscire da questa spirale di odio verso se stesso, la invito a concedersi il diritto di soffrire senza però distruggersi, riconoscendo che la sua stessa sofferenza è il segnale del valore che attribuisce all'altro. Intraprendere un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a fare pace con la sua parte fragile, permettendole un domani di guardare di nuovo negli occhi il prossimo con reale consapevolezza e non per cercare un rimedio al proprio malessere.
Se desidera approfondire queste dinamiche e iniziare a trasformare questo peso in una possibilità di crescita, sono a disposizione.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Francesca Romana Cinti.
In questa fase, il desiderio impellente di scriverle sembra nascere da un bisogno di assoluzione più che di reale riparazione. È un impulso umano voler sedare il proprio senso di colpa, ma se lei le ha comunicato che il suo contatto le reca dolore, rispettare il silenzio diventa l'atto d’amore più grande e maturo che può compiere. Significa, concretamente, mettere il benessere di lei davanti al suo bisogno di sentirsi "meno colpevole". È inoltre fondamentale distinguere tra la responsabilità e un senso di colpa onnipotente: mentre il colpa la schiaccia e la paralizza, la responsabilità la chiama a lavorare su di sé. Lei ha ferito una persona, ma quella persona possiede le risorse per rialzarsi; pensare di averla "distrutta" per sempre alimenta solo il suo tormento, togliendo all'altro la dignità di poter guarire.
Il perdono non è qualcosa che si riceve dall'esterno, ma un processo interno che passa per la comprensione dei propri limiti. Per uscire da questa spirale di odio verso se stesso, la invito a concedersi il diritto di soffrire senza però distruggersi, riconoscendo che la sua stessa sofferenza è il segnale del valore che attribuisce all'altro. Intraprendere un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a fare pace con la sua parte fragile, permettendole un domani di guardare di nuovo negli occhi il prossimo con reale consapevolezza e non per cercare un rimedio al proprio malessere.
Se desidera approfondire queste dinamiche e iniziare a trasformare questo peso in una possibilità di crescita, sono a disposizione.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Francesca Romana Cinti.
Buonasera, da ciò che scrive emerge una sofferenza emotiva molto intensa, con forte senso di colpa, autosvalutazione e difficoltà a perdonarsi. Dopo una rottura è frequente vivere dolore, rimorso e bisogno di “riparare”, ma questo non significa che debba continuare a punirsi senza fine. Quando il senso di colpa diventa pervasivo e blocca la possibilità di andare avanti, è importante prendersene cura in modo serio.
Scriverle ora potrebbe non essere la scelta più utile, soprattutto se teme di riaprire una ferita o di cercare sollievo immediato attraverso il contatto. In questa fase può essere più importante comprendere ciò che è accaduto, assumersi la responsabilità del gesto senza ridurre tutta la Sua identità a quell’errore.
Se questa condizione di tristezza, colpa e malessere sta diventando stabile o sta interferendo con il sonno, il lavoro, la quotidianità o la capacità di funzionare, è opportuno chiedere un aiuto psicologico. Un percorso può aiutarLa a elaborare quanto accaduto, contenere l’odio verso se stesso e ritrovare un equilibrio più sano.
Le auguro una buona serata.
Scriverle ora potrebbe non essere la scelta più utile, soprattutto se teme di riaprire una ferita o di cercare sollievo immediato attraverso il contatto. In questa fase può essere più importante comprendere ciò che è accaduto, assumersi la responsabilità del gesto senza ridurre tutta la Sua identità a quell’errore.
Se questa condizione di tristezza, colpa e malessere sta diventando stabile o sta interferendo con il sonno, il lavoro, la quotidianità o la capacità di funzionare, è opportuno chiedere un aiuto psicologico. Un percorso può aiutarLa a elaborare quanto accaduto, contenere l’odio verso se stesso e ritrovare un equilibrio più sano.
Le auguro una buona serata.
Buongiorno,
da quello che scrive si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto peso stia dando a ciò che è accaduto.
È importante distinguere due aspetti:
da una parte c’è la responsabilità per il gesto che ha compiuto, che lei stesso riconosce senza cercare giustificazioni; dall’altra c’è il modo in cui oggi si sta definendo (“ho rovinato tutto”, “sono un verme”), che rischia di trasformare un errore, anche significativo, in una condanna totale verso se stesso.
Il fatto che lei abbia scelto di dire la verità, pur sapendo che avrebbe potuto perdere la relazione, è un elemento importante e parla anche dei suoi valori, non solo dell’errore.
Rispetto alla sua ex compagna, il dolore e la rabbia che sta esprimendo sono comprensibili: la fiducia, quando viene meno, può generare reazioni molto intense. Allo stesso tempo, il suo stato attuale non dipende solo da quel singolo episodio, ma da un insieme di fattori della relazione e della situazione che stavate vivendo.
Per quanto riguarda il contatto: il fatto che lei abbia paura di scriverle e, allo stesso tempo, il desiderio di farlo, indica quanto sia ancora coinvolto. In questi casi può essere importante chiedersi se il contatto servirebbe più a lei o a lei (ad esempio per alleviare il suo senso di colpa). Se l’altra persona ha espresso chiaramente il bisogno di distanza, rispettarlo può essere una forma di cura, anche se dolorosa.
Il lavoro più importante, in questo momento, sembra riguardare il modo in cui sta affrontando ciò che è accaduto: riconoscere l’errore senza ridurre tutta la sua identità a questo, comprendere cosa l’ha portata a quel gesto e cosa può imparare da questa esperienza.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a elaborare il senso di colpa e a trasformarlo in qualcosa di più utile, invece che in una forma di auto-condanna che blocca.
A volte non è l’errore in sé a impedire di andare avanti, ma il modo in cui continuiamo a definirci a partire da esso.
Un saluto
da quello che scrive si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto peso stia dando a ciò che è accaduto.
È importante distinguere due aspetti:
da una parte c’è la responsabilità per il gesto che ha compiuto, che lei stesso riconosce senza cercare giustificazioni; dall’altra c’è il modo in cui oggi si sta definendo (“ho rovinato tutto”, “sono un verme”), che rischia di trasformare un errore, anche significativo, in una condanna totale verso se stesso.
Il fatto che lei abbia scelto di dire la verità, pur sapendo che avrebbe potuto perdere la relazione, è un elemento importante e parla anche dei suoi valori, non solo dell’errore.
Rispetto alla sua ex compagna, il dolore e la rabbia che sta esprimendo sono comprensibili: la fiducia, quando viene meno, può generare reazioni molto intense. Allo stesso tempo, il suo stato attuale non dipende solo da quel singolo episodio, ma da un insieme di fattori della relazione e della situazione che stavate vivendo.
Per quanto riguarda il contatto: il fatto che lei abbia paura di scriverle e, allo stesso tempo, il desiderio di farlo, indica quanto sia ancora coinvolto. In questi casi può essere importante chiedersi se il contatto servirebbe più a lei o a lei (ad esempio per alleviare il suo senso di colpa). Se l’altra persona ha espresso chiaramente il bisogno di distanza, rispettarlo può essere una forma di cura, anche se dolorosa.
Il lavoro più importante, in questo momento, sembra riguardare il modo in cui sta affrontando ciò che è accaduto: riconoscere l’errore senza ridurre tutta la sua identità a questo, comprendere cosa l’ha portata a quel gesto e cosa può imparare da questa esperienza.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a elaborare il senso di colpa e a trasformarlo in qualcosa di più utile, invece che in una forma di auto-condanna che blocca.
A volte non è l’errore in sé a impedire di andare avanti, ma il modo in cui continuiamo a definirci a partire da esso.
Un saluto
Mi dispiace per il dolore che sta vivendo.
Ha commesso un errore, ma questo non definisce il suo valore come persona. La colpa può essere utile se porta a comprendere e a crescere; diventa disfunzionale quando si trasforma in auto-condanna.
Lei non può controllare la reazione dell’altra persona né riparare completamente ciò che è accaduto. Può però assumersi la responsabilità, rispettare i suoi tempi e lavorare sui fattori che hanno contribuito a quel comportamento. Se ha necessità di intraprendere un percorso di psicoterapia resto a disposizione.
Dott.ssa Sara Sanna
Ha commesso un errore, ma questo non definisce il suo valore come persona. La colpa può essere utile se porta a comprendere e a crescere; diventa disfunzionale quando si trasforma in auto-condanna.
Lei non può controllare la reazione dell’altra persona né riparare completamente ciò che è accaduto. Può però assumersi la responsabilità, rispettare i suoi tempi e lavorare sui fattori che hanno contribuito a quel comportamento. Se ha necessità di intraprendere un percorso di psicoterapia resto a disposizione.
Dott.ssa Sara Sanna
Buongiorno, nelle sue parole si percepisce un dolore molto profondo, fatto di senso di colpa, rimorso e anche di una grande paura di aver fatto qualcosa di irreparabile. Quando si tiene davvero a una persona e si ha la sensazione di averla ferita, è naturale che emergano pensieri molto duri verso se stessi, come se tutto il valore personale venisse messo in discussione da quell’errore. È importante però iniziare a distinguere due livelli che spesso si sovrappongono. Da una parte c’è ciò che è accaduto, che ha avuto delle conseguenze reali nella relazione. Dall’altra c’è il modo in cui oggi si sta raccontando quell’evento, con parole molto severe e definitive nei suoi confronti. Il rischio è che il senso di colpa, che di per sé può avere anche una funzione utile perché segnala che qualcosa non è stato in linea con i propri valori, si trasformi in una condanna totale della propria persona. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando si entra in questo tipo di spirale, la mente tende a costruire pensieri assoluti come “ho rovinato tutto”, “sono un verme”, “non sono all’altezza”. Questi pensieri, anche se sembrano descrivere la realtà, in realtà la semplificano e la irrigidiscono, alimentando emozioni molto intense come vergogna e disperazione. Più questi pensieri vengono ripetuti, più diventano credibili e più il dolore aumenta. Nel suo racconto emerge anche un altro elemento molto importante, cioè il contesto in cui è avvenuto quel gesto. Non come giustificazione, ma come chiave di comprensione. C’erano dubbi, paura, distanza, una fase di incertezza e probabilmente una parte di lei che si stava confrontando con un cambiamento importante. A volte alcuni comportamenti nascono proprio in momenti in cui si è emotivamente confusi o spaventati. Comprendere questo non significa togliere responsabilità, ma iniziare a dare un senso più completo a ciò che è successo. Rispetto alla sua ex partner, è comprensibile che oggi possa provare rabbia, dolore e anche rifiuto. Ognuno ha i propri tempi e le proprie modalità di reagire a una ferita. Il fatto che lei ora non voglia avere contatti non significa necessariamente che starà sempre così, ma in questo momento sembra aver bisogno di distanza. Il timore di scriverle è quindi comprensibile, perché si trova tra il desiderio di rimediare e la paura di fare ancora più male. Un passaggio delicato è proprio questo, imparare a tollerare il fatto che non tutto è riparabile subito, e che a volte l’unico modo per rispettare davvero l’altra persona è anche accettare il suo bisogno di allontanarsi. Questo non toglie il dolore, ma lo rende più coerente con i valori che emergono dalle sue parole, cioè il rispetto e la cura verso di lei. Allo stesso tempo, rimanere bloccato nell’autocondanna non aiuta né lei né la persona che ha amato. Lavorare su questo senso di colpa, comprendere cosa rappresenta per lei quell’episodio e che significato ha avuto nella sua storia, può diventare un passaggio fondamentale per andare avanti in modo più consapevole. Non per dimenticare, ma per trasformare questa esperienza in qualcosa che le permetta di conoscersi meglio e di costruire relazioni future più solide. Un percorso di supporto può aiutarla proprio a fare questo, cioè uscire dalla visione rigida e punitiva di sé e iniziare a comprendere i meccanismi che l’hanno portata a quel gesto, oltre che a gestire il dolore che sta vivendo ora. Spesso è proprio attraverso questa comprensione che si riesce a trovare un modo più umano e sostenibile di guardarsi. Quello che sente oggi parla di quanto tenga ai legami e di quanto siano importanti per lei. E questo, anche dentro il dolore, è un elemento prezioso su cui poter costruire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve buongiorno,
la ringrazio per la sua condivisione, immagino non sia stato facile.
Capisco il suo stato d'animo. Sbagliare è umano, e a volte questo comporta del malessere per le persone che ci sono intorno. d'altro canto, se si sbaglia, un motivo deve sussitere, e lei il suo l'ha trovato e può non sentirsi in colpa per questo, se era cio che sentiva davvero. è anche vero che dai sbagli si può rimediare, per cui, se lei sente di amare davvero questa ragazza, glielo dimostri, si spieghi, a parole e con i gesti, faccia tutto cio che sente, e aprescindere non sbaglierà a seguire il suo cuore. Sempre rispettandosi l'un altro, questo,a volte, è il vero potere.
Grazie mille
a disposizione, se vuole
la ringrazio per la sua condivisione, immagino non sia stato facile.
Capisco il suo stato d'animo. Sbagliare è umano, e a volte questo comporta del malessere per le persone che ci sono intorno. d'altro canto, se si sbaglia, un motivo deve sussitere, e lei il suo l'ha trovato e può non sentirsi in colpa per questo, se era cio che sentiva davvero. è anche vero che dai sbagli si può rimediare, per cui, se lei sente di amare davvero questa ragazza, glielo dimostri, si spieghi, a parole e con i gesti, faccia tutto cio che sente, e aprescindere non sbaglierà a seguire il suo cuore. Sempre rispettandosi l'un altro, questo,a volte, è il vero potere.
Grazie mille
a disposizione, se vuole
Quello che sta vivendo è un dolore molto intenso, e si sente chiaramente quanto lei sia consapevole di ciò che è successo e di quanto tenga a quella relazione. Il senso di colpa che prova è forte, quasi totalizzante, al punto da farle mettere completamente da parte sé stesso e concentrarsi solo sul male che pensa di aver causato.
Proprio per questo, prima ancora di capire cosa fare con lei, può essere importante fermarsi su alcune domande che riguardano lei e quello che sta vivendo adesso.
Quando pensa a quel momento, a quel bacio, cosa sente davvero nel profondo? È solo colpa oppure c’è anche paura, rabbia, senso di abbandono o confusione legata a quel periodo che stava attraversando? Perché a volte riduciamo tutto a “ho sbagliato” senza guardare cosa ci fosse sotto quel gesto.
Lei dice di sentirsi “uno schifo” e “un verme”: queste parole sono molto dure. Si è chiesto se sta giudicando sé stesso solo per quell’episodio oppure se, in qualche modo, questo evento ha attivato una visione di sé più profonda, che forse esisteva già in parte?
Un altro punto importante riguarda lei e la sua ex compagna: quando pensa a scriverle, qual è il suo vero bisogno in questo momento? È cercare di rimediare, avere un’altra possibilità, oppure alleviare questo senso di colpa e questo dolore che sta provando? Essere onesti su questo cambia molto il significato di un eventuale contatto.
E ancora: cosa immagina che potrebbe succedere se le scrivesse? Ha più paura della sua reazione, del suo rifiuto, oppure del fatto che lei possa davvero stare meglio senza di lei? Questa è una domanda delicata, ma molto importante.
Lei sta mostrando molta attenzione al non volerle fare ulteriormente male, e questo è un aspetto importante. Allo stesso tempo, si sta assumendo completamente il peso del suo stato attuale, arrivando quasi a sentirsi responsabile della sua vita e del suo benessere. Si è chiesto quanto di questo sia realmente sotto il suo controllo e quanto invece appartenga anche al modo in cui lei sta vivendo e gestendo la situazione?
Un’ultima riflessione che può aiutarla: se immagina questa relazione oggi, così com’è, senza idealizzarla ma guardando anche le difficoltà che c’erano prima, cosa vede davvero? Vede qualcosa che poteva essere ricostruito con il tempo e il lavoro di entrambi, oppure sente che quel gesto ha spezzato qualcosa che, almeno per ora, lei non è disposta a ricostruire?
Non si tratta di trovare subito una soluzione, ma di iniziare a distinguere tra il dolore, il senso di colpa e la realtà della relazione così com’è oggi. Se vuole, possiamo anche ragionare insieme su come gestire questo impulso a scriverle senza peggiorare la situazione, né per lei né per sé stesso.
Proprio per questo, prima ancora di capire cosa fare con lei, può essere importante fermarsi su alcune domande che riguardano lei e quello che sta vivendo adesso.
Quando pensa a quel momento, a quel bacio, cosa sente davvero nel profondo? È solo colpa oppure c’è anche paura, rabbia, senso di abbandono o confusione legata a quel periodo che stava attraversando? Perché a volte riduciamo tutto a “ho sbagliato” senza guardare cosa ci fosse sotto quel gesto.
Lei dice di sentirsi “uno schifo” e “un verme”: queste parole sono molto dure. Si è chiesto se sta giudicando sé stesso solo per quell’episodio oppure se, in qualche modo, questo evento ha attivato una visione di sé più profonda, che forse esisteva già in parte?
Un altro punto importante riguarda lei e la sua ex compagna: quando pensa a scriverle, qual è il suo vero bisogno in questo momento? È cercare di rimediare, avere un’altra possibilità, oppure alleviare questo senso di colpa e questo dolore che sta provando? Essere onesti su questo cambia molto il significato di un eventuale contatto.
E ancora: cosa immagina che potrebbe succedere se le scrivesse? Ha più paura della sua reazione, del suo rifiuto, oppure del fatto che lei possa davvero stare meglio senza di lei? Questa è una domanda delicata, ma molto importante.
Lei sta mostrando molta attenzione al non volerle fare ulteriormente male, e questo è un aspetto importante. Allo stesso tempo, si sta assumendo completamente il peso del suo stato attuale, arrivando quasi a sentirsi responsabile della sua vita e del suo benessere. Si è chiesto quanto di questo sia realmente sotto il suo controllo e quanto invece appartenga anche al modo in cui lei sta vivendo e gestendo la situazione?
Un’ultima riflessione che può aiutarla: se immagina questa relazione oggi, così com’è, senza idealizzarla ma guardando anche le difficoltà che c’erano prima, cosa vede davvero? Vede qualcosa che poteva essere ricostruito con il tempo e il lavoro di entrambi, oppure sente che quel gesto ha spezzato qualcosa che, almeno per ora, lei non è disposta a ricostruire?
Non si tratta di trovare subito una soluzione, ma di iniziare a distinguere tra il dolore, il senso di colpa e la realtà della relazione così com’è oggi. Se vuole, possiamo anche ragionare insieme su come gestire questo impulso a scriverle senza peggiorare la situazione, né per lei né per sé stesso.
Ciò che descrive è un dolore reale e comprensibile. La colpa sana riconosce il danno fatto e motiva un cambiamento; quella che lei sta vivendo, però, si è trasformata in auto-flagellazione persistente, che non aiuta né lei né la sua ex.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, la mente sta producendo pensieri altamente autocritici ("sono un verme", "ho rovinato tutto") che, se ripetuti, diventano sempre più rigidi e paralizzanti. L'approccio ACT suggerisce di osservare questi pensieri senza fondersi con essi: lei ha commesso un errore grave, ma questo non la definisce interamente come persona.
La ruminazione continua non elabora il dolore, lo mantiene. È importante distinguere tra responsabilità autentica e auto-punizione cronica. Ripensare ossessivamente all'accaduto non "ripara" il danno; può invece approfondire una depressione reattiva.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico per elaborare senso di colpa, lutto relazionale e ritrovare una direzione valoriale. Questo è un momento che richiede supporto professionale.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, la mente sta producendo pensieri altamente autocritici ("sono un verme", "ho rovinato tutto") che, se ripetuti, diventano sempre più rigidi e paralizzanti. L'approccio ACT suggerisce di osservare questi pensieri senza fondersi con essi: lei ha commesso un errore grave, ma questo non la definisce interamente come persona.
La ruminazione continua non elabora il dolore, lo mantiene. È importante distinguere tra responsabilità autentica e auto-punizione cronica. Ripensare ossessivamente all'accaduto non "ripara" il danno; può invece approfondire una depressione reattiva.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico per elaborare senso di colpa, lutto relazionale e ritrovare una direzione valoriale. Questo è un momento che richiede supporto professionale.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, leggendo il suo racconto si sente il dispiacere che prova.
A volte le relazioni, soprattutto quando a distanza, appaiono in maniera diversa alle due parti coinvolte. Il tradimento dopo una crisi è abbastanza comune, ci racconta di un forte momento di difficoltà che si cerca di silenziare. Non sto dando una giustificazione, ma cercando di rielaborare gli accaduti.
È possibile che la sua ragazza, anche dopo mesi di cercare di ricostruire, non riesca ad andare avanti comunque, e questi sentimenti si sono accumulati fino ad esplodere nella maniera che ha descritto. In questi casi lasciare spazio per un periodo di tempo, può essere la giusta strategia, soprattutto per dare all'altro la possibilità di pensare.
Il timore del giudizio è assolutamente normale, così come del il suo odio. Prenda tempo anche lei per rivedere le cose dall'esterno e più che pensare al giudizio della sua ragazza, ragionare sui propri bisogni.
Spero di esserle stata almeno un po' d'aiuto. Una buona giornata,
Alice Missiroli.
A volte le relazioni, soprattutto quando a distanza, appaiono in maniera diversa alle due parti coinvolte. Il tradimento dopo una crisi è abbastanza comune, ci racconta di un forte momento di difficoltà che si cerca di silenziare. Non sto dando una giustificazione, ma cercando di rielaborare gli accaduti.
È possibile che la sua ragazza, anche dopo mesi di cercare di ricostruire, non riesca ad andare avanti comunque, e questi sentimenti si sono accumulati fino ad esplodere nella maniera che ha descritto. In questi casi lasciare spazio per un periodo di tempo, può essere la giusta strategia, soprattutto per dare all'altro la possibilità di pensare.
Il timore del giudizio è assolutamente normale, così come del il suo odio. Prenda tempo anche lei per rivedere le cose dall'esterno e più che pensare al giudizio della sua ragazza, ragionare sui propri bisogni.
Spero di esserle stata almeno un po' d'aiuto. Una buona giornata,
Alice Missiroli.
Buongiorno,quello che sta vivendo è un dolore molto intenso ma anche molto comprensibile. Il senso di colpa che prova nasce dal fatto che lei tiene davvero a questa persona e riconosce di aver fatto qualcosa che ha ferito la relazione. Questo, però, non significa che lei sia “un verme” o una persona sbagliata: significa che ha commesso un errore in un momento di fragilità, dentro una fase già complessa della coppia. Nel suo racconto emerge chiaramente che non si è trattato di un gesto “a caso”, ma inserito in un contesto di dubbi, distanza, paura e bisogno di fermarsi. Questo non giustifica il gesto, ma lo rende comprensibile dal punto di vista umano. Il punto critico ora non è tanto ciò che è successo, ma il modo in cui sta trattando sé stesso: si sta identificando totalmente con quell’errore, come se definisse tutto il suo valore. Questo tipo di auto-condanna non aiuta né lei né, paradossalmente, la persona che ha ferito. Per quanto riguarda lei, la reazione della sua ex è forte e va rispettata. Rabbia, odio e chiusura sono reazioni frequenti quando si rompe la fiducia, e non sempre le persone sono disponibili o pronte a ricostruire, anche se prima sembrava possibile. In questo momento, scriverle potrebbe essere più un bisogno suo (di alleviare il senso di colpa e il dolore) che qualcosa che aiuta davvero lei. A volte il gesto più rispettoso è fermarsi e lasciare spazio, anche se fa molto male. Questo non significa che lei non potrà mai più ricontattarla, ma che è importante valutare i tempi e soprattutto le motivazioni: scriverle per riparare davvero o per stare meno male? Parallelamente, è fondamentale che inizi a lavorare su di sé per uscire da questa posizione di colpa totale. Può provare a distinguere: ha fatto qualcosa di sbagliato, ma non è totalmente sbagliato. Ha ferito, ma non è solo “colui che rovina tutto”. Questo passaggio è essenziale per poter andare avanti. Se questo stato emotivo persiste, con pianto, pensieri ripetitivi e forte auto-svalutazione, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare sia la perdita sia il senso di colpa, trasformandolo in qualcosa di più costruttivo. Ora il compito non è “aggiustare tutto subito”, ma iniziare a stare dentro quello che è successo senza distruggere sé stesso. Un caro saluto.
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
Buongiorno,
quello che emerge dal suo racconto è un dolore molto intenso ma anche una forte capacità di assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto.
Non sta cercando scuse e questo è un punto importante.
Allo stesso tempo sembra che si sia collocato in una posizione molto dura verso sé stesso, come se l’errore definisse completamente chi è.
è vero che ha compiuto un gesto che ha fatto male alla sua ragazza ma questo non significa che lei sia solo quell’errore. Se resta bloccato in questa equivalenza “ho sbagliato quindi sono un verme” il rischio è di rimanere intrappolato nel senso di colpa senza trasformarlo in qualcosa di utile.
Da quello che racconta, quel gesto non è nato “dal nulla”, ma in un momento di grande confusione, paura, cambiamento e ambivalenza. Questo non lo giustifica, ma lo rende comprensibile. Comprendere non serve a scusarsi ma a non ridurre tutto a una condanna totale di sé.
Un altro punto importante è questo: lei sente di aver “rovinato lei” e la sua vita.
È comprensibile sentirsi così ma è anche importante distinguere le responsabilità.
Lei ha contribuito a una ferita, sì, ma non è l’unico responsabile dello stato emotivo dell’altra persona, né del suo percorso attuale. Ognuno, anche nel dolore, ha una propria traiettoria. Se si attribuisce tutto il peso rischia di caricarsi di qualcosa che va oltre ciò che realmente può gestire.
rispetto all'idea di contattarla, il fatto che lei le abbia detto di non volerla vedere e che provi rabbia indica che in questo momento ha bisogno di distanza. Scriverle ora potrebbe essere vissuto più come una riapertura della ferita che come un gesto riparativo. A volte, il modo più rispettoso di prendersi cura dell’altro è fermarsi anche se dentro si ha il bisogno fortissimo di rimediare.
Un saluto.
quello che emerge dal suo racconto è un dolore molto intenso ma anche una forte capacità di assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto.
Non sta cercando scuse e questo è un punto importante.
Allo stesso tempo sembra che si sia collocato in una posizione molto dura verso sé stesso, come se l’errore definisse completamente chi è.
è vero che ha compiuto un gesto che ha fatto male alla sua ragazza ma questo non significa che lei sia solo quell’errore. Se resta bloccato in questa equivalenza “ho sbagliato quindi sono un verme” il rischio è di rimanere intrappolato nel senso di colpa senza trasformarlo in qualcosa di utile.
Da quello che racconta, quel gesto non è nato “dal nulla”, ma in un momento di grande confusione, paura, cambiamento e ambivalenza. Questo non lo giustifica, ma lo rende comprensibile. Comprendere non serve a scusarsi ma a non ridurre tutto a una condanna totale di sé.
Un altro punto importante è questo: lei sente di aver “rovinato lei” e la sua vita.
È comprensibile sentirsi così ma è anche importante distinguere le responsabilità.
Lei ha contribuito a una ferita, sì, ma non è l’unico responsabile dello stato emotivo dell’altra persona, né del suo percorso attuale. Ognuno, anche nel dolore, ha una propria traiettoria. Se si attribuisce tutto il peso rischia di caricarsi di qualcosa che va oltre ciò che realmente può gestire.
rispetto all'idea di contattarla, il fatto che lei le abbia detto di non volerla vedere e che provi rabbia indica che in questo momento ha bisogno di distanza. Scriverle ora potrebbe essere vissuto più come una riapertura della ferita che come un gesto riparativo. A volte, il modo più rispettoso di prendersi cura dell’altro è fermarsi anche se dentro si ha il bisogno fortissimo di rimediare.
Un saluto.
Salve,
alle volte tensioni nascoste o sopite come sentirsi non compreso ad esempio potrebbero far venire fuori delle rivendicazioni non del tutto consapevoli, degli atti di ribellione o vendetta o semplicemente per capire cosa possano provocare nella relazione. La necessità forte ed importante di dire quello che era avvenuto potrebbe darle la risposta.
alle volte tensioni nascoste o sopite come sentirsi non compreso ad esempio potrebbero far venire fuori delle rivendicazioni non del tutto consapevoli, degli atti di ribellione o vendetta o semplicemente per capire cosa possano provocare nella relazione. La necessità forte ed importante di dire quello che era avvenuto potrebbe darle la risposta.
Buongiorno. Credo che forse tutto questo può essere utile per lei, nonostante la sofferenza. Utile per capire cosa desidera lei veramente: a volte, soprattutto se non si mai stati soli ma sempre in una relazione, può essere che sia attaccamento emotivo che non ci renda capaci di immaginarsi bene anche senza qualcuno che, a distanza o in presenza, sia nella nostra vita a darci quella sicurezza che solo dentro di noi in realtà possiamo trovare. Provi a darsi del tempo per capire, così come lasci del tempo alla ragazza di cui parla, entrambi potreste avere bisogno di questo, per capire tanto altro. Per il resto, si potrebbe rimediare, se un giorno più maturi e risolti vi ritroverete.
Buonasera,
da quello che racconti si sente quanto questa relazione sia stata importante per te e quanto dolore, senso di colpa e vergogna tu stia provando ora. Il fatto che tu non cerchi alibi e che ti sia assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dice molto della tua consapevolezza e dei tuoi valori.
Allo stesso tempo, però, è importante distinguere: hai fatto qualcosa che ha ferito profondamente, ma questo non definisce tutto ciò che sei come persona. Quando il senso di colpa diventa così intenso da trasformarsi in auto-disprezzo (“mi sento un verme”), rischia di bloccarti e di non aiutare né te né, indirettamente, l’altro.
Dentro quello che è successo sembra esserci anche tanta paura, confusione e fatica legate a un momento di cambiamento e distanza. Dare uno spazio per comprendere davvero cosa è accaduto dentro di te – al di là dell’errore – può aiutarti a trasformare questa esperienza in qualcosa di evolutivo, invece che solo punitivo.
Rispetto a lei, il tuo timore di ferirla ancora mostra attenzione e rispetto. In questo momento può essere utile chiederti se un contatto risponderebbe a un suo bisogno o soprattutto al tuo bisogno di alleviare il dolore. A volte il gesto più rispettoso è anche saper tollerare la distanza, almeno temporaneamente.
Il punto centrale ora sei tu: prenderti cura di questo dolore, lavorare sul senso di colpa e sull’immagine di te, e ritrovare un equilibrio. Non per “dimenticare”, ma per integrare ciò che è successo e poter andare avanti in modo più consapevole, qualunque sarà l’esito della relazione.
Se senti che da solo è troppo difficile, un percorso psicologico può aiutarti a dare un senso a quello che stai vivendo e a uscirne con maggiore chiarezza e solidità.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da quello che racconti si sente quanto questa relazione sia stata importante per te e quanto dolore, senso di colpa e vergogna tu stia provando ora. Il fatto che tu non cerchi alibi e che ti sia assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dice molto della tua consapevolezza e dei tuoi valori.
Allo stesso tempo, però, è importante distinguere: hai fatto qualcosa che ha ferito profondamente, ma questo non definisce tutto ciò che sei come persona. Quando il senso di colpa diventa così intenso da trasformarsi in auto-disprezzo (“mi sento un verme”), rischia di bloccarti e di non aiutare né te né, indirettamente, l’altro.
Dentro quello che è successo sembra esserci anche tanta paura, confusione e fatica legate a un momento di cambiamento e distanza. Dare uno spazio per comprendere davvero cosa è accaduto dentro di te – al di là dell’errore – può aiutarti a trasformare questa esperienza in qualcosa di evolutivo, invece che solo punitivo.
Rispetto a lei, il tuo timore di ferirla ancora mostra attenzione e rispetto. In questo momento può essere utile chiederti se un contatto risponderebbe a un suo bisogno o soprattutto al tuo bisogno di alleviare il dolore. A volte il gesto più rispettoso è anche saper tollerare la distanza, almeno temporaneamente.
Il punto centrale ora sei tu: prenderti cura di questo dolore, lavorare sul senso di colpa e sull’immagine di te, e ritrovare un equilibrio. Non per “dimenticare”, ma per integrare ciò che è successo e poter andare avanti in modo più consapevole, qualunque sarà l’esito della relazione.
Se senti che da solo è troppo difficile, un percorso psicologico può aiutarti a dare un senso a quello che stai vivendo e a uscirne con maggiore chiarezza e solidità.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Buonasera, è sicuramente molto importante affrontare e lavorare sul tuo "senso di colpa" e sulla gestione di esso. Partendo dalla forza nel raccontare la verità, affrontare quindi il tradimento e tutto ciò che comporta a livello emotivo, affrontare la persona che a cui si tiene dicendo la verità non è mai semplice. Non è semplice affrontare le emozioni personali che si vivono in questi momenti, sapendo che anche un'altra persona sta soffrendo. Lavorando su sè stessi, su ciò che è stato e ciò che si prova e si è provato è fondamentale e prioritario in questo momento, anche per capire il giusto equilibrio personale, partendo dalla forza di aver capito lo sbaglio/errore e dalla forza di avere avuto il coraggio di dire la verità, anche se una verità scomoda e che fa soffrire entrambi, in modi differenti.
Salve, si sente quanto il senso di colpa la stia schiacciando, come se quell’errore definisse tutto di lei. È stato un gesto che ha ferito, ma non esaurisce chi è né tutto ciò che avete vissuto.
Il fatto che abbia detto la verità e provato a rimediare mostra anche responsabilità. La reazione della sua ex, così dura, può essere il modo in cui si protegge dal dolore, non una misura del suo valore.
Capisco il desiderio di scriverle, ma forse ora rispettare la distanza è il gesto più attento, anche se difficile. Più che punirsi, può iniziare a riconoscere l’errore senza trasformarlo in una condanna totale.
Un caro saluto.
Il fatto che abbia detto la verità e provato a rimediare mostra anche responsabilità. La reazione della sua ex, così dura, può essere il modo in cui si protegge dal dolore, non una misura del suo valore.
Capisco il desiderio di scriverle, ma forse ora rispettare la distanza è il gesto più attento, anche se difficile. Più che punirsi, può iniziare a riconoscere l’errore senza trasformarlo in una condanna totale.
Un caro saluto.
Buonasera,
dal suo racconto emerge un dolore molto intenso, fatto di senso di colpa, rimorso e paura di aver ferito profondamente una persona a cui teneva. È importante riconoscere che queste emozioni, per quanto faticose, sono anche il segnale di quanto quella relazione fosse significativa per lei.
Allo stesso tempo, però, è utile fare una distinzione: assumersi la responsabilità di un comportamento (il tradimento) è diverso dal definirsi completamente attraverso quell’errore (“sono un verme”, “ho rovinato tutto”). Quando il senso di colpa diventa così pervasivo, rischia di trasformarsi in autosvalutazione e bloccare la possibilità di elaborare davvero quanto accaduto.
Nel suo racconto si intravedono anche altri elementi importanti: un periodo di crisi nella relazione, la distanza, la paura legata a un cambiamento importante, il bisogno di sentirsi “ancorato” a qualcosa di familiare. Questo non giustifica il gesto, ma aiuta a comprenderne il contesto emotivo. Comprendere non significa assolversi, ma dare senso a ciò che è successo per poter crescere e non ripeterlo.
Per quanto riguarda la sua ex compagna, è possibile che stia vivendo una fase di forte sofferenza e che il suo allontanamento sia un modo per proteggersi. In questo momento, il rispetto dei suoi tempi e dei suoi confini è fondamentale. Il desiderio di scriverle nasce anche dal bisogno di alleviare il suo dolore e il suo senso di colpa, ma è importante chiedersi se questo contatto sarebbe davvero utile per lei o se rischierebbe di riaprire una ferita.
Può essere più utile, ora, lavorare su alcuni punti:
accettare che non tutto è riparabile nel modo in cui lo si vorrebbe
distinguere la responsabilità dall’autocondanna totale
comprendere cosa l’ha portata a quel gesto, per dare un significato all’esperienza
tollerare il dolore senza cercare necessariamente una soluzione immediata
Il fatto che lei oggi stia così male non significa che non potrà andare avanti, ma che sta attraversando un processo di elaborazione che richiede tempo e uno spazio adeguato.
Se sente che il senso di colpa e i pensieri su quanto accaduto sono troppo intensi o difficili da gestire da solo, potrebbe esserle molto utile un supporto professionale per affrontarli in modo più strutturato.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo.
dal suo racconto emerge un dolore molto intenso, fatto di senso di colpa, rimorso e paura di aver ferito profondamente una persona a cui teneva. È importante riconoscere che queste emozioni, per quanto faticose, sono anche il segnale di quanto quella relazione fosse significativa per lei.
Allo stesso tempo, però, è utile fare una distinzione: assumersi la responsabilità di un comportamento (il tradimento) è diverso dal definirsi completamente attraverso quell’errore (“sono un verme”, “ho rovinato tutto”). Quando il senso di colpa diventa così pervasivo, rischia di trasformarsi in autosvalutazione e bloccare la possibilità di elaborare davvero quanto accaduto.
Nel suo racconto si intravedono anche altri elementi importanti: un periodo di crisi nella relazione, la distanza, la paura legata a un cambiamento importante, il bisogno di sentirsi “ancorato” a qualcosa di familiare. Questo non giustifica il gesto, ma aiuta a comprenderne il contesto emotivo. Comprendere non significa assolversi, ma dare senso a ciò che è successo per poter crescere e non ripeterlo.
Per quanto riguarda la sua ex compagna, è possibile che stia vivendo una fase di forte sofferenza e che il suo allontanamento sia un modo per proteggersi. In questo momento, il rispetto dei suoi tempi e dei suoi confini è fondamentale. Il desiderio di scriverle nasce anche dal bisogno di alleviare il suo dolore e il suo senso di colpa, ma è importante chiedersi se questo contatto sarebbe davvero utile per lei o se rischierebbe di riaprire una ferita.
Può essere più utile, ora, lavorare su alcuni punti:
accettare che non tutto è riparabile nel modo in cui lo si vorrebbe
distinguere la responsabilità dall’autocondanna totale
comprendere cosa l’ha portata a quel gesto, per dare un significato all’esperienza
tollerare il dolore senza cercare necessariamente una soluzione immediata
Il fatto che lei oggi stia così male non significa che non potrà andare avanti, ma che sta attraversando un processo di elaborazione che richiede tempo e uno spazio adeguato.
Se sente che il senso di colpa e i pensieri su quanto accaduto sono troppo intensi o difficili da gestire da solo, potrebbe esserle molto utile un supporto professionale per affrontarli in modo più strutturato.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo.
Gentile,
ringrazio per aver condiviso in modo così aperto ciò che sta vivendo.
Da ciò che racconta emerge un dolore molto intenso, in cui sembra che l’episodio vissuto sia diventato nel tempo qualcosa che ha assunto un peso globale sulla Sua identità e sul Suo valore personale. Il senso di colpa che descrive appare molto forte e pervasivo, al punto da trasformarsi in autoaccuse dure e generalizzate che La fanno sentire “sbagliato” in toto.
In questi casi è importante distinguere tra la responsabilità di un gesto e la definizione complessiva di sé come persona. Il fatto che Lei provi dolore, rimorso e preoccupazione per l’altra persona indica anche la presenza di una sensibilità affettiva e di un legame significativo, non l’assenza di valore o di capacità di cura.
Dal Suo racconto emergono anche elementi più ampi: un periodo di transizione, una relazione attraversata da cambiamenti, ambivalenze e pressioni emotive, e una situazione in cui Lei si è trovato a dover gestire contemporaneamente perdita, distanza, paura e scelte importanti. In queste condizioni è comprensibile che possano emergere comportamenti non coerenti con i propri valori, che però vanno compresi all’interno della complessità del momento, non ridotti a una definizione globale della persona.
Il rischio, in questo momento, è che il dolore si trasformi in una forma di auto-punizione continua, che non aiuta né a riparare internamente né a ritrovare una posizione emotiva più stabile.
Rispetto al desiderio di scriverle, è comprensibile che il bisogno di contatto nasca anche dal senso di colpa e dal desiderio di riparazione. Tuttavia, in questa fase, sembra importante valutare con molta cautela se un nuovo contatto sia realmente utile a Lei e rispettoso dello stato emotivo dell’altra persona.
Quello che emerge con forza è soprattutto il livello di sofferenza che sta vivendo Lei in questo momento. Per questo motivo sarebbe davvero importante non affrontare tutto questo da solo, ma poter attivare uno spazio di sostegno psicologico in cui dare voce a questi vissuti di colpa, perdita e autoaccusa, e poterli gradualmente trasformare.
Un percorso terapeutico può aiutarLa non solo a elaborare quanto accaduto, ma anche a comprendere più profondamente le dinamiche emotive e relazionali che si sono attivate, in modo da uscire da una lettura punitiva di sé e ritrovare una posizione interna più comprensiva e regolata.
Saluti.
Dott.ssa Manuela Barzellato
ringrazio per aver condiviso in modo così aperto ciò che sta vivendo.
Da ciò che racconta emerge un dolore molto intenso, in cui sembra che l’episodio vissuto sia diventato nel tempo qualcosa che ha assunto un peso globale sulla Sua identità e sul Suo valore personale. Il senso di colpa che descrive appare molto forte e pervasivo, al punto da trasformarsi in autoaccuse dure e generalizzate che La fanno sentire “sbagliato” in toto.
In questi casi è importante distinguere tra la responsabilità di un gesto e la definizione complessiva di sé come persona. Il fatto che Lei provi dolore, rimorso e preoccupazione per l’altra persona indica anche la presenza di una sensibilità affettiva e di un legame significativo, non l’assenza di valore o di capacità di cura.
Dal Suo racconto emergono anche elementi più ampi: un periodo di transizione, una relazione attraversata da cambiamenti, ambivalenze e pressioni emotive, e una situazione in cui Lei si è trovato a dover gestire contemporaneamente perdita, distanza, paura e scelte importanti. In queste condizioni è comprensibile che possano emergere comportamenti non coerenti con i propri valori, che però vanno compresi all’interno della complessità del momento, non ridotti a una definizione globale della persona.
Il rischio, in questo momento, è che il dolore si trasformi in una forma di auto-punizione continua, che non aiuta né a riparare internamente né a ritrovare una posizione emotiva più stabile.
Rispetto al desiderio di scriverle, è comprensibile che il bisogno di contatto nasca anche dal senso di colpa e dal desiderio di riparazione. Tuttavia, in questa fase, sembra importante valutare con molta cautela se un nuovo contatto sia realmente utile a Lei e rispettoso dello stato emotivo dell’altra persona.
Quello che emerge con forza è soprattutto il livello di sofferenza che sta vivendo Lei in questo momento. Per questo motivo sarebbe davvero importante non affrontare tutto questo da solo, ma poter attivare uno spazio di sostegno psicologico in cui dare voce a questi vissuti di colpa, perdita e autoaccusa, e poterli gradualmente trasformare.
Un percorso terapeutico può aiutarLa non solo a elaborare quanto accaduto, ma anche a comprendere più profondamente le dinamiche emotive e relazionali che si sono attivate, in modo da uscire da una lettura punitiva di sé e ritrovare una posizione interna più comprensiva e regolata.
Saluti.
Dott.ssa Manuela Barzellato
Caro utente,
quello che emerge dal suo racconto non è solo il dolore per ciò che è accaduto, ma soprattutto il peso del giudizio che sta portando su di sé. Più che l’errore in sé, ciò che oggi la blocca è l’identificazione totale con quell’errore: “sono uno schifo”, “sono un verme”, “ho rovinato tutto”.
In una prospettiva transpersonale, è importante distinguere tra ciò che una persona fa e ciò che una persona è. Lei ha compiuto un gesto che ha avuto conseguenze importanti, questo è reale. Ma ridurre la sua intera identità a quell’evento significa perdere di vista la complessità della sua esperienza interiore.
Quel momento in cui ha baciato un’altra persona non nasce nel vuoto. Dal suo racconto si intravede una fase di forte confusione, paura, senso di perdita e ambivalenza: stava per partire, lasciare tutto, e contemporaneamente si sentiva non riconosciuto e messo in dubbio nella relazione. Quel gesto può essere letto, a un livello più profondo, come una risposta disorganizzata a un conflitto interno molto intenso, più che come una volontà lucida di ferire.
Questo non cancella il dolore causato, ma aiuta a comprenderlo senza ridursi a una condanna totale di sé.
La sofferenza che prova ora—il senso di colpa, il dispiacere per lei, il pensiero di averla ferita—mostra chiaramente che c’è in lei una capacità di amare e di sentire l’altro. Non è indifferenza, non è superficialità. È proprio perché tiene a ciò che c’era tra voi che oggi sta così male.
Rispetto a lei, è importante riconoscere che il suo dolore le appartiene e segue i suoi tempi. Il fatto che ora esprima rabbia e distanza può essere parte del suo processo. Scriverle o meno non dovrebbe nascere dal bisogno di alleviare il suo senso di colpa, ma da un ascolto più profondo: “questo contatto serve davvero a lei, o serve a me per stare un po’ meglio?”.
A volte, il gesto più rispettoso è proprio fermarsi, anche se è il più difficile.
Il punto centrale però è un altro: come andare avanti con questo peso: il senso di colpa può trasformarsi. Può restare bloccato come auto-punizione, oppure può diventare responsabilità consapevole. La responsabilità non dice “sono sbagliato”, ma “ho fatto qualcosa che ha avuto un impatto, e posso imparare da questo”.
Questa esperienza, per quanto dolorosa, può diventare un passaggio di crescita:
– comprendere meglio le sue paure nei momenti di cambiamento,
– riconoscere cosa accade quando si sente messo in dubbio o non visto,
– imparare a stare nelle difficoltà senza agire impulsivamente.
Lei non è l’errore che ha commesso. È una persona che ha vissuto un momento di fragilità e ora sta attraversando le conseguenze con molta intensità.
Andare avanti non significa dimenticare, ma smettere lentamente di punirsi e iniziare a integrare ciò che è accaduto, restituendogli un senso dentro la sua storia.
E questo passaggio richiede tempo, ma è possibile.
quello che emerge dal suo racconto non è solo il dolore per ciò che è accaduto, ma soprattutto il peso del giudizio che sta portando su di sé. Più che l’errore in sé, ciò che oggi la blocca è l’identificazione totale con quell’errore: “sono uno schifo”, “sono un verme”, “ho rovinato tutto”.
In una prospettiva transpersonale, è importante distinguere tra ciò che una persona fa e ciò che una persona è. Lei ha compiuto un gesto che ha avuto conseguenze importanti, questo è reale. Ma ridurre la sua intera identità a quell’evento significa perdere di vista la complessità della sua esperienza interiore.
Quel momento in cui ha baciato un’altra persona non nasce nel vuoto. Dal suo racconto si intravede una fase di forte confusione, paura, senso di perdita e ambivalenza: stava per partire, lasciare tutto, e contemporaneamente si sentiva non riconosciuto e messo in dubbio nella relazione. Quel gesto può essere letto, a un livello più profondo, come una risposta disorganizzata a un conflitto interno molto intenso, più che come una volontà lucida di ferire.
Questo non cancella il dolore causato, ma aiuta a comprenderlo senza ridursi a una condanna totale di sé.
La sofferenza che prova ora—il senso di colpa, il dispiacere per lei, il pensiero di averla ferita—mostra chiaramente che c’è in lei una capacità di amare e di sentire l’altro. Non è indifferenza, non è superficialità. È proprio perché tiene a ciò che c’era tra voi che oggi sta così male.
Rispetto a lei, è importante riconoscere che il suo dolore le appartiene e segue i suoi tempi. Il fatto che ora esprima rabbia e distanza può essere parte del suo processo. Scriverle o meno non dovrebbe nascere dal bisogno di alleviare il suo senso di colpa, ma da un ascolto più profondo: “questo contatto serve davvero a lei, o serve a me per stare un po’ meglio?”.
A volte, il gesto più rispettoso è proprio fermarsi, anche se è il più difficile.
Il punto centrale però è un altro: come andare avanti con questo peso: il senso di colpa può trasformarsi. Può restare bloccato come auto-punizione, oppure può diventare responsabilità consapevole. La responsabilità non dice “sono sbagliato”, ma “ho fatto qualcosa che ha avuto un impatto, e posso imparare da questo”.
Questa esperienza, per quanto dolorosa, può diventare un passaggio di crescita:
– comprendere meglio le sue paure nei momenti di cambiamento,
– riconoscere cosa accade quando si sente messo in dubbio o non visto,
– imparare a stare nelle difficoltà senza agire impulsivamente.
Lei non è l’errore che ha commesso. È una persona che ha vissuto un momento di fragilità e ora sta attraversando le conseguenze con molta intensità.
Andare avanti non significa dimenticare, ma smettere lentamente di punirsi e iniziare a integrare ciò che è accaduto, restituendogli un senso dentro la sua storia.
E questo passaggio richiede tempo, ma è possibile.
Buongiorno,
quello che emerge dalle sue parole è un dolore molto profondo, intrecciato a un forte senso di colpa. Si sente quanto lei tenga a questa persona e quanto sia difficile sostenere l’idea di averla ferita. Allo stesso tempo, però, è importante dirle con chiarezza che restare bloccato nell’odio verso sé stesso non è una forma di responsabilità, ma una forma di immobilità. Lei ha commesso un errore, ma questo non la definisce interamente come persona.
Quel gesto non nasce dal nulla: lei stesso racconta paura, confusione, il peso di una scelta importante, il dubbio di non essere all’altezza, la distanza. Comprendere cosa è successo dentro di lei in quel momento non serve a giustificarsi, ma a dare senso a ciò che è accaduto e a evitare che si ripeta. È un passaggio fondamentale se vuole davvero trasformare questa esperienza, invece di rimanerne schiacciato.
Rispetto alla sua ex compagna, il suo timore è molto lucido: oggi potrebbe non volerla vedere né sentire. Scriverle adesso, soprattutto se nasce dal bisogno di alleviare il suo dolore o di trovare una sorta di sollievo, rischia di riaprire una ferita che per lei è ancora molto viva. A volte il gesto più rispettoso, anche se è il più difficile, è fermarsi e tollerare questa distanza.
Quello che può fare per sé, invece, è iniziare un percorso, anche breve, con uno psicologo. Non perché “c’è qualcosa che non va in lei”, ma perché ha bisogno di uno spazio in cui poter elaborare questo senso di colpa, capire meglio le sue reazioni emotive e dare un significato più profondo a ciò che è successo. Bastano anche pochi incontri, se fatti con un obiettivo chiaro: uscire da questo stato di autoaccusa continua e trasformarlo in consapevolezza.
La parte più dolorosa è accettare che, anche quando c’è amore, non tutto è riparabile. Lei può aver fatto tutto il possibile dopo, ma l’altra persona può comunque scegliere di non tornare. Questo non cancella ciò che avete vissuto, ma le chiede di fare un lavoro di elaborazione e, col tempo, di perdonarsi.
Adesso il punto non è recuperare a tutti i costi la relazione, ma non perdere sé stesso dentro questo errore. Perché solo così potrà, un giorno, guardare a questa esperienza non come alla prova di “non essere all’altezza”, ma come a qualcosa che, per quanto doloroso, le ha permesso di conoscersi più a fondo.
Se ha piacere di affrontarla insieme, rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
quello che emerge dalle sue parole è un dolore molto profondo, intrecciato a un forte senso di colpa. Si sente quanto lei tenga a questa persona e quanto sia difficile sostenere l’idea di averla ferita. Allo stesso tempo, però, è importante dirle con chiarezza che restare bloccato nell’odio verso sé stesso non è una forma di responsabilità, ma una forma di immobilità. Lei ha commesso un errore, ma questo non la definisce interamente come persona.
Quel gesto non nasce dal nulla: lei stesso racconta paura, confusione, il peso di una scelta importante, il dubbio di non essere all’altezza, la distanza. Comprendere cosa è successo dentro di lei in quel momento non serve a giustificarsi, ma a dare senso a ciò che è accaduto e a evitare che si ripeta. È un passaggio fondamentale se vuole davvero trasformare questa esperienza, invece di rimanerne schiacciato.
Rispetto alla sua ex compagna, il suo timore è molto lucido: oggi potrebbe non volerla vedere né sentire. Scriverle adesso, soprattutto se nasce dal bisogno di alleviare il suo dolore o di trovare una sorta di sollievo, rischia di riaprire una ferita che per lei è ancora molto viva. A volte il gesto più rispettoso, anche se è il più difficile, è fermarsi e tollerare questa distanza.
Quello che può fare per sé, invece, è iniziare un percorso, anche breve, con uno psicologo. Non perché “c’è qualcosa che non va in lei”, ma perché ha bisogno di uno spazio in cui poter elaborare questo senso di colpa, capire meglio le sue reazioni emotive e dare un significato più profondo a ciò che è successo. Bastano anche pochi incontri, se fatti con un obiettivo chiaro: uscire da questo stato di autoaccusa continua e trasformarlo in consapevolezza.
La parte più dolorosa è accettare che, anche quando c’è amore, non tutto è riparabile. Lei può aver fatto tutto il possibile dopo, ma l’altra persona può comunque scegliere di non tornare. Questo non cancella ciò che avete vissuto, ma le chiede di fare un lavoro di elaborazione e, col tempo, di perdonarsi.
Adesso il punto non è recuperare a tutti i costi la relazione, ma non perdere sé stesso dentro questo errore. Perché solo così potrà, un giorno, guardare a questa esperienza non come alla prova di “non essere all’altezza”, ma come a qualcosa che, per quanto doloroso, le ha permesso di conoscersi più a fondo.
Se ha piacere di affrontarla insieme, rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Buongiorno,
leggendo il suo messaggio si avverte quanto questo momento sia attraversato da un dolore profondo, in cui il senso di colpa sembra occupare tutto lo spazio disponibile.
Quello che descrive parla di una relazione molto significativa, vissuta con intensità e coinvolgimento, e proprio per questo la rottura e il modo in cui è avvenuta sembrano aver lasciato un segno molto forte, sia nel legame con lei sia nel modo in cui oggi guarda a sé stesso. Il gesto che racconta si colloca in una fase delicata, segnata da distanza, dubbi e cambiamenti importanti.
A volte, in passaggi così complessi, alcune azioni prendono forma come espressione di una tensione interna difficile da nominare: da una parte il desiderio di costruire e avvicinarsi, dall’altra una paura o una fatica che trova vie indirette per manifestarsi. Questo non sminuisce l’accaduto, ma permette di leggerlo dentro un processo più ampio.
Nel suo modo di raccontarsi sembra esserci una posizione molto dura verso sé stesso: come se quell’episodio definisse interamente chi è e cancellasse tutto ciò che c’è stato prima. Da una parte riconosce l’errore e il dolore provocato, dall’altra fatica a tenere insieme un’immagine più complessa, che includa anche le sue fragilità e i passaggi che stava attraversando.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a dare senso a ciò che è accaduto, passando da una lettura centrata sulla colpa a una comprensione più ampia dei suoi movimenti interni, di ciò che si è attivato e di come prendersene cura. Questo tipo di processo può diventare un’occasione preziosa per costruire nel tempo un rapporto con sé stesso più integrato e relazioni future più consapevoli.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
leggendo il suo messaggio si avverte quanto questo momento sia attraversato da un dolore profondo, in cui il senso di colpa sembra occupare tutto lo spazio disponibile.
Quello che descrive parla di una relazione molto significativa, vissuta con intensità e coinvolgimento, e proprio per questo la rottura e il modo in cui è avvenuta sembrano aver lasciato un segno molto forte, sia nel legame con lei sia nel modo in cui oggi guarda a sé stesso. Il gesto che racconta si colloca in una fase delicata, segnata da distanza, dubbi e cambiamenti importanti.
A volte, in passaggi così complessi, alcune azioni prendono forma come espressione di una tensione interna difficile da nominare: da una parte il desiderio di costruire e avvicinarsi, dall’altra una paura o una fatica che trova vie indirette per manifestarsi. Questo non sminuisce l’accaduto, ma permette di leggerlo dentro un processo più ampio.
Nel suo modo di raccontarsi sembra esserci una posizione molto dura verso sé stesso: come se quell’episodio definisse interamente chi è e cancellasse tutto ciò che c’è stato prima. Da una parte riconosce l’errore e il dolore provocato, dall’altra fatica a tenere insieme un’immagine più complessa, che includa anche le sue fragilità e i passaggi che stava attraversando.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a dare senso a ciò che è accaduto, passando da una lettura centrata sulla colpa a una comprensione più ampia dei suoi movimenti interni, di ciò che si è attivato e di come prendersene cura. Questo tipo di processo può diventare un’occasione preziosa per costruire nel tempo un rapporto con sé stesso più integrato e relazioni future più consapevoli.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buongiorno, anche se ha commesso un errore mi pare una reazione esagerata quella della sua ragazza. Considerando che poteva tacere e ottenere ciò che voleva, ha dato prova della sua sincerità. L'essere lontani non aiuta la comunicazione ma anche in questo momento credo che un confronto sia doveroso. Nel frattempo provi ad analizzare cosa l'ha spinto al bacio con la sconosciuta, quali erano le sue paure, tanto da cercare un appiglio dove vive.
Salve,
dalle sue parole emerge un dolore profondo e un forte senso di colpa per quanto accaduto. È comprensibile che si senta sopraffatto dal rimorso e dalla paura di aver ferito una persona amata, ma anche nelle relazioni più sincere possono esserci momenti di crisi in cui la confusione o la paura portano a comportamenti che non rispecchiano pienamente ciò che si prova. Il tradimento, in questi casi, non è solo un gesto verso l’altro, ma anche un segnale di disorientamento interiore, un modo inconsapevole per fuggire da una tensione o da un conflitto non ancora compreso. Anche l’uso di antidepressivi, nel caso della sua ex compagna, può rispondere a molteplici motivazioni che ora non può valutare pienamente. È naturale sentirsi responsabili del suo dolore, ma non può farsi carico del suo percorso emotivo né controllare come lei elaborerà quanto accaduto. Allo stesso modo, anche lei ha diritto di poter riconoscere che, per quanto amorevole, questa relazione potrebbe non essere oggi la risposta al suo bisogno di equilibrio e di crescita personale. Una separazione, anche quando avviene in modo rispettoso, lascia sempre una traccia di sofferenza; quando poi è stata improvvisa o dolorosa, il senso di vuoto può essere ancora più intenso. Accogliere questa ferita con consapevolezza, senza giudizio, è il primo passo per trasformarla in un’occasione di maturazione emotiva. Prendersi cura di sé e comprendere il senso di ciò che è accaduto può aiutarla a ritrovare serenità e, nel tempo, a guardare anche a un eventuale incontro con la sua ex da una prospettiva più matura e consapevole. Un percorso psicologico e psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per elaborare questo vissuto e ritrovare equilibrio e fiducia in sé.
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute
dalle sue parole emerge un dolore profondo e un forte senso di colpa per quanto accaduto. È comprensibile che si senta sopraffatto dal rimorso e dalla paura di aver ferito una persona amata, ma anche nelle relazioni più sincere possono esserci momenti di crisi in cui la confusione o la paura portano a comportamenti che non rispecchiano pienamente ciò che si prova. Il tradimento, in questi casi, non è solo un gesto verso l’altro, ma anche un segnale di disorientamento interiore, un modo inconsapevole per fuggire da una tensione o da un conflitto non ancora compreso. Anche l’uso di antidepressivi, nel caso della sua ex compagna, può rispondere a molteplici motivazioni che ora non può valutare pienamente. È naturale sentirsi responsabili del suo dolore, ma non può farsi carico del suo percorso emotivo né controllare come lei elaborerà quanto accaduto. Allo stesso modo, anche lei ha diritto di poter riconoscere che, per quanto amorevole, questa relazione potrebbe non essere oggi la risposta al suo bisogno di equilibrio e di crescita personale. Una separazione, anche quando avviene in modo rispettoso, lascia sempre una traccia di sofferenza; quando poi è stata improvvisa o dolorosa, il senso di vuoto può essere ancora più intenso. Accogliere questa ferita con consapevolezza, senza giudizio, è il primo passo per trasformarla in un’occasione di maturazione emotiva. Prendersi cura di sé e comprendere il senso di ciò che è accaduto può aiutarla a ritrovare serenità e, nel tempo, a guardare anche a un eventuale incontro con la sua ex da una prospettiva più matura e consapevole. Un percorso psicologico e psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per elaborare questo vissuto e ritrovare equilibrio e fiducia in sé.
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute
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