Dott.ssa Manuela Barzellato

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Aiello del Friuli 1 indirizzo

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Esperienze

Sono una psicologa e psicoterapeuta in formazione. Lavoro con adulti (singoli, coppie e famiglie), bambini e adolescenti che vivono momenti di difficoltà emotiva, relazionale o di stress e ansia.

Offro uno spazio sicuro, riservato e non giudicante, in cui poter dare significato al proprio vissuto e avviare un percorso di maggiore consapevolezza e benessere psicologico.

Ho una formazione specifica in psicodiagnostica evolutiva, acquisita attraverso un master, che mi consente di effettuare una valutazione clinica del funzionamento emotivo, cognitivo e comportamentale. Ho svolto anche il corso "tecnico ABA" ed una formazione sul Disturbo Oppositivo Provocatorio. Collaboro con un centro specializzato per i disturbi dello spettro autistico, lavorando in équipe ed in rete con altri professionisti.

Sono inoltre coordinatore genitoriale, figura che supporta i genitori nella gestione dei conflitti, nella comunicazione e nella collaborazione educativa, favorendo un equilibrio familiare e strategie concrete per il benessere dei figli.

Mi occupo di ansia, stress, difficoltà emotive e relazionali, problematiche comportamentali e fasi di cambiamento che possono emergere nell’arco della vita. Il mio approccio clinico si basa su una valutazione integrata del funzionamento emotivo, cognitivo e comportamentale della persona nel suo contesto di vita. Ogni percorso è personalizzato in base ai bisogni, agli obiettivi e ai tempi della persona, valorizzando le risorse individuali e familiari, al fine di favorire la regolazione emotiva, gestire ansia e stress, migliorare le relazioni e sviluppare strategie pratiche per affrontare le sfide quotidiane.

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  • Superamento di eventi traumatici

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  • Sostegno psicologico adolescenti

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Manuela Barzellato
Dott.ssa Manuela Barzellato

Via G. Mameli, 2, Aiello del Friuli 33041

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  • G

    Sono le primissime volte e l'impressione è molto positiva.

     • Dott.ssa Manuela Barzellato colloquio psicologico  • 

  • A

    Consiglio vivamente il suo percorso a chiunque cerchi un supporto concreto. Persona capace di infondere fiducia e motivazione capace di mettere subito a proprio agio.
    Studio tranquillo e accogliente.

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  • A

    Una professionista che si distingue per la sua grande umanità ed empatia. È una persona gentile, solare e sempre disponibile, capace di mettere gli altri a proprio agio in modo naturale.
    Colpisce la sua capacità di vedere il lato positivo delle situazioni e il buono nelle persone, qualità che trasmettono fiducia e serenità. Ha un forte senso di altruismo e un’attenzione autentica verso gli altri, che si riflette anche nel modo in cui crea occasioni di incontro e condivisione.
    Determinata e appassionata del suo lavoro, rappresenta sicuramente una figura di riferimento per chi cerca professionalità unita a sensibilità umana.

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  • B

    È una persona veramente empatica. Mi ha aiutata molto e continua a farlo. Grazie di cuore

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    Dott.ssa Manuela Barzellato

    Gentile,
    Grazie per la sua recensione e per la fiducia.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 28 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.

Grazie e saluti

Gentile,
la ringrazio per aver condiviso in modo così dettagliato la sua esperienza: è molto utile per comprendere ciò che sta vivendo.
Quello che descrive non è affatto “strano”, ma è una forma piuttosto specifica di ansia anticipatoria. In particolare, sembra che il suo disagio non sia legato tanto allo spostamento in sé (come dimostra l’esperienza positiva del viaggio a Roma), quanto al tempo che intercorre tra l’idea dell’evento e l’evento stesso.
In quel periodo, la mente entra in una sorta di “fissazione”: il pensiero diventa dominante (“devo andare là”), si attiva una risposta fisica (chiusura dello stomaco) e si riduce la capacità di concentrarsi sul presente. Questo porta progressivamente a un blocco emotivo e, spesso, all’evitamento, che nel breve termine dà sollievo ma nel lungo termine mantiene il problema.
Un elemento molto interessante che lei riporta è che, quando il tempo di attesa è breve, riesce a partire e addirittura a vivere esperienze positive. Questo ci dice che:
-non c’è una reale incapacità di affrontare la situazione
-il nodo centrale è proprio la gestione dell’attesa e dell’anticipazione
Il quadro che emerge è compatibile con una forma di ansia anticipatoria con componente perseverativa (rimuginio), in cui il trigger principale non è l’evento in sé, ma l’intervallo temporale che lo precede. In questa finestra si attiva un processo di focalizzazione attentiva rigida sul pensiero “devo andare”, accompagnato da attivazione neurovegetativa (ad es. chiusura dello stomaco) e progressiva riduzione della flessibilità cognitiva.
Non parlerei di anedonia in senso stretto, perché Lei è in grado di provare piacere quando l’esperienza avviene. Piuttosto, sembra esserci una difficoltà nella regolazione emotiva legata all’anticipazione.
Il riferimento all’esame di maturità è importante: spesso queste modalità nascono in periodi di forte stress e poi vengono “apprese” dalla mente come strategia (anche se disfunzionale) e viene generalizzata.
Dal punto di vista terapeutico, si possono lavorare diversi aspetti:
- Interrompere il ciclo del pensiero fisso, imparando a “sganciarsi” dal pensiero anticipatorio (tecniche di defusione o mindfulness)
- Esporsi gradualmente all’attesa, non solo all’evento (ad esempio pianificando piccoli impegni con anticipo crescente)
- Lavorare sul significato emotivo del “dover partire”, che può essere vissuto inconsciamente come perdita di controllo o “distacco”
- Ridurre l’evitamento, perché ogni rinuncia rinforza il meccanismo
Il fatto che abbia già intrapreso percorsi psicologici e abbia ottenuto dei miglioramenti è un segnale molto positivo: significa che il problema è modificabile. Potrebbe essere utile un percorso mirato proprio sull’ansia anticipatoria.
Se vuole, possiamo approfondire insieme alcuni esercizi pratici da iniziare già nel quotidiano.
Un caro saluto.
Dott.ssa Manuela Barzellato

Dott.ssa Manuela Barzellato

Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.

Gentile,
quello che descrive non è affatto una banalità. Nelle Sue parole si percepiscono solitudine, fatica e il desiderio profondo di sentirsi finalmente accolto, scelto e amato da qualcuno.
Quando per molto tempo ci si sente “non abbastanza”, è come se si iniziasse a guardarsi attraverso il filtro della paura del rifiuto. Col tempo questo può portare a bloccarsi nelle relazioni, a sentirsi inadeguati, ad evitare il contatto emotivo o persino a rinunciare in partenza per proteggersi da una possibile delusione.
Il fatto che Lei riesca a raccontarlo con questa consapevolezza, è importante. Significa che c’è una parte che desidera comprendersi, stare meglio e costruire legami autentici, anche se oggi tutto questo può sembrare molto distante.
Spesso chi vive queste difficoltà tende a pensare di essere “il problema”, ma dietro sensazioni come il blocco, la paura di non piacere, il sentirsi noiosi o invisibili, possono esserci ferite emotive profonde, insicurezze consolidate nel tempo o modalità relazionali apprese che fanno soffrire molto più di quanto si mostri all’esterno.
E proprio per questo un percorso psicologico potrebbe aiutare a comprendere meglio ciò che sta vivendo, lavorare sull’autostima, sul timore del giudizio e sul modo in cui entra in relazione con gli altri e con sé stesso. In uno spazio terapeutico sicuro è possibile dare senso a queste emozioni, sciogliere alcuni blocchi e costruire, gradualmente, un modo più sereno di vivere i rapporti affettivi.
Il dolore che Lei prova oggi non definisce il valore né condanna il futuro relazionale. Merita però ascolto, accoglienza e uno spazio in cui non dover affrontare tutto da solo.

Dott.ssa Manuela Barzellato
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