Buongiorno. Qualche settimana fa c’è stata una litigata che ha coinvolto il mio compagno e sua mamm

26 risposte
Buongiorno.
Qualche settimana fa c’è stata una litigata che ha coinvolto il mio compagno e sua mamma. Il tema e’ stata l’eredita’ della casa del mio compagno, il quale non ha avuto figli precedentemente o con me e desidera lasciare tutto a mio figlio. Questo ha causato la rabbia di mia suocera che vuole che la casa resti alla famiglia, alle persone di sangue, che mi ha accusato di avere manipolato suo figlio e di aizzarlo contro di lei.
Fermo restando che ho compreso di come la sua dinamica sia passare da vittima quando e’ palesemente una donna carnefice incapace di accettare il disgregamento della famiglia di origine e che deve manovrare le vite dei figli (l’altro figlio condivide con la mamma ogni aspetto della sua vita privata, per cui il suo matrimonio è alla frutta), da qualche giorno ormai sento accuse costanti e frustranti di come appunto manipolerei il mio compagno, il quale sarebbe un uomo privo di personalità e capacita’ decisionale. Non ho mai chiesto nulla al mio compagno sulla casa, mai avanzato pretese ma sono adesso il capro espiatorio. Sento accuse di avere allontanato il mio compagno dalla famiglia, di non lasciargli spazi e questo non risponde alla mia persona. Siamo uniti, molto, condividiamo tempo e interessi, ma questo non implica che io decida per lui, anzi.

Sono stanca, frustrata e mi sento oppressa da queste accuse. Da un lato vorrei andarmene da qui, vorrei urlare contro quella donna, ma dall’altra il mio compagno -che ha difeso noi, il nostro rapporto, me e mio figlio senza esitazioni- mi dice che l’arma migliore con sua mamma e’ distacco e silenzio.

Fatico a processare tutto. Mi sembra tutta una grande ingiustizia e il solito schema: la madre / suocera prepotente e la nuora che deve subire.
Dott.ssa Marika Mangiaracina
Psicologo, Psicologo clinico
Uboldo
Buongiorno signora, sono la psicologa Marika e vorrei provare a darle una spiegazione al suo quesito/sfogo.
Quando veniamo accusati di qualcosa che sentiamo lontanissimo da noi – come la manipolazione, il controllo, l’essere “la causa” di una frattura familiare – si attiva un senso di ingiustizia che brucia dentro. Non è solo rabbia: è frustrazione, impotenza, bisogno di essere riconosciuti nella propria integrità.
In quello che racconta emergono più livelli:
- il tema concreto dell’eredità (che tocca simbolicamente appartenenza, continuità, “sangue”);
- la difficoltà di una madre ad accettare l’autonomia del figlio adulto;
- il rischio di essere trasformata nel capro espiatorio di una dinamica familiare che probabilmente esisteva già prima di lei;
- il conflitto interno tra il desiderio di reagire e quello di proteggere la serenità della coppia.
È comprensibile che lei si senta oppressa. Quando qualcuno insiste nel dipingerci come manipolatori, nel tempo si insinua un dubbio sottile: “E se stessi davvero sbagliando qualcosa?”. Anche se razionalmente sa che non è così, emotivamente può diventare logorante.
La cosa che ha anche sottolineato è che il suo compagno ha preso posizione in modo chiaro. Questo è un segnale di solidità della vostra coppia. La strategia del “distacco e silenzio” che lui propone può essere funzionale con personalità molto controllanti, ma non è semplice da reggere emotivamente se dentro di lei c’è ancora bisogno di esprimere, chiarire, difendersi. Queste situazioni toccano corde profonde: appartenenza, riconoscimento, paura di esclusione, identità di coppia. E spesso riattivano ferite più antiche, non solo attuali.
E' importante definire quali confini vuole costruire come donna e come coppia e come non farsi risucchiare in un copione già scritto (la suocera dominante e la nuora “colpevole”).

Se sente che questa vicenda sta diventando pesante da gestire da sola, potrebbe essere utile ritagliarsi uno spazio tutto suo, protetto, dove poter mettere ordine nelle emozioni e comprendere come muoversi senza sentirsi schiacciata o costretta a reagire impulsivamente. Un percorso psicologico non serve a “dare torto” o “dare ragione” a qualcuno, ma a rafforzare la sua posizione interiore, così che qualunque scelta – parlare, tacere, restare, allontanarsi – nasca da lucidità e non dall’esasperazione.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme ciò che sta vivendo e lavorare sui confini, sulla gestione della rabbia e sulla tutela della sua coppia e del suo ruolo. A volte bastano pochi incontri per cambiare prospettiva e sentirsi di nuovo centrata.

Resto a disposizione, con delicatezza e senza alcun obbligo.

Dott.ssa Marika

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Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Dinamiche del genere sono sempre estremamente complesse e causano spesso vissuti di sofferenza.
Da quello che racconta non si sta parlando solo di eredità ma di appartenenza.
Sembra che sua suocera reagisca alla scelta del figlio come a una perdita di controllo e di continuità “di sangue”, e per difendersi costruisce un capro espiatorio. L’accusa di manipolazione è spesso il modo con cui un genitore fatica a riconoscere l’autonomia del figlio adulto. Il fatto che il suo compagno vi abbia difeso con chiarezza è un elemento centrale e rassicurante oltre che una grande risorsa per la coppia.
La sua rabbia merita di essere espressa ed ascoltata, così come anche il comprendere il perchè del consiglio del suo compagno. Forse non sta suggerendo passività ma l'evitare di invischiarsi in dinamiche provocatorie.
Parlarsi e confrontarsi è sempre la soluzione ideale, anche se dovesse richiedere di farlo più volte.
Il lavoro più delicato per lei forse è tollerare l’ingiustizia senza sentirsi obbligata a ripararla o a dimostrare chi è.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Elena Cherubini
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Barberino di Mugello
Gentile utente, comprendo profondamente il suo senso di ingiustizia e l'enorme frustrazione che sta vivendo.
In questa situazione così faticosa, c'è però un elemento prezioso e non scontato su cui fare leva: il suo compagno l'ha difesa senza esitazioni. Quando lui le suggerisce di usare "distacco e silenzio", non le sta chiedendo di subire passivamente o di abbassare la testa. Al contrario, le sta proponendo la strategia più potente per disinnescare chi cerca lo scontro. Giustificarsi o litigare alimenterebbe solo il dramma di cui queste dinamiche si nutrono; il distacco emotivo, invece, stabilisce un confine netto e invalicabile. Non ha bisogno di difendersi da accuse infondate, perché la verità è già chiara all'unica persona che conta davvero: il suo compagno. Se tuttavia sente che la rabbia per questa situazione opprimente è troppo difficile da smaltire da sola, un supporto psicologico potrebbe esserle di grande aiuto per rafforzare i propri confini emotivi e vivere questo necessario distacco con serenità, proteggendo il bellissimo legame che avete costruito.

Un caro saluto, dott.ssa Elena Cherubini
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, terrei conto del fatto che il suo compagno non si è fatto influenzare dalla madre, anzi ha difeso lei, suo figlio e la sua scelta. Seguire le indicazioni del suo compagno potrebbe essere la scelta migliore tenendo conto che uscire da una simile dinamica con un confronto diretto potrebbe essere molto difficile e deleterio proprio perchè sua suocera non ha ciò che vorrebbe, il controllo sul figlio.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Psicologo, Psicologo clinico
Guidonia Montecelio
Ciao, grazie per aver condiviso la tua situazione. Da quello che racconti, stai vivendo una dinamica molto difficile e dolorosa. È normale sentirsi frustrati, arrabbiati e sopraffatti in questi casi, si genera stress costante e un senso di ingiustizia.
Può essere utile distinguere tra ciò che puoi controllare e ciò che non puoi controllare. Non puoi cambiare il comportamento o le accuse della suocera, ma puoi lavorare su come reagisci a queste situazioni, sui pensieri che ti fanno sentire oppressa e sulla tua capacità di mettere confini emotivi chiari. Il fatto che il tuo compagno ti sostenga e protegga è un punto di forza importante: significa che non sei sola e che potete affrontare insieme il conflitto. Può essere utile anche mettere in parole i tuoi sentimenti e i tuoi limiti in modo chiaro, dentro di te o con qualcuno di fidato, per non accumulare rabbia o senso di colpa.
Un saluto
Dott.ssa Mara Di Clemente
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Gentile utente, la situazione che descrive è emotivamente molto intensa perché non riguarda solo una questione patrimoniale, ma tocca temi profondi come appartenenza, lealtà familiare, confini e ruolo all’interno del sistema familiare.
Quando si parla di eredità, spesso non si parla solo di beni materiali, ma di continuità, identità e “chi resta dentro la famiglia”. Il fatto che il suo compagno desideri lasciare la casa a suo figlio può essere vissuto dalla madre come una rottura simbolica del legame di sangue. Questo non giustifica le accuse che le vengono rivolte, ma aiuta a comprendere perché la reazione sia così carica. Lei sta occupando una posizione delicata: quella della partner che rappresenta il nuovo nucleo familiare. Quando un figlio adulto consolida una relazione stabile, alcune madri che hanno difficoltà a tollerare il distacco possono percepirlo come una perdita o una minaccia. In questi casi si attiva facilmente la dinamica del “capro espiatorio”: attribuire alla nuora la responsabilità delle scelte del figlio è un modo per non accettare che il figlio stia decidendo autonomamente.
Le accuse di manipolazione spesso compaiono quando un genitore fatica a riconoscere l’autonomia del figlio adulto. È più semplice pensare che qualcuno lo stia “aizzando” piuttosto che accettare che abbia una volontà propria.
La sua rabbia è comprensibile. Tuttavia, la risposta che suggerisce il suo compagno, ovvero distacco e silenzio, possono essere strategicamente efficaci non come sottomissione, ma come definizione di confini. Entrare nello scontro diretto rischierebbe di alimentare la narrativa che lei è conflittuale o manipolatoria.
Il punto centrale è questo: il suo compagno ha preso posizione? Da ciò che scrive, sì. Questo è l’elemento più importante. Se la coppia è compatta, le pressioni esterne perdono forza nel tempo.
Può essere utile lavorare su due livelli: mantenere confini chiari e coerenti (senza giustificarsi continuamente) e proteggere il suo equilibrio emotivo, evitando di interiorizzare accuse che non le appartengono.
Non è la “nuora che deve subire”, ma una partner adulta che sta costruendo un proprio sistema familiare. La sfida ora è restare salda senza entrare nel gioco conflittuale.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Quello che succede non è colpa tua. Le accuse della suocera riflettono il suo bisogno di controllo, non la tua persona. Tu sei parte di un rapporto sano, rispettoso e difeso dal tuo compagno. Puoi mantenere i tuoi confini, restare serena e proteggere il tuo benessere emotivo, senza lasciarti risucchiare dal conflitto. Resto a disposizione
Dott.ssa Barbara Basile
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
se il suo compagno ha difeso le proprie scelte con sua madre, credo sia saggio seguire il suo consiglio. E' una questione che riguarda lui e la sua famiglia e il supporto migliore che lei può dargli risiede proprio nella capacità di non aggiungere alla sua situazione familiare, l'ulteriore stress di dover gestire le sue legittime ferite e frustrazioni.
Purtroppo nelle dinamiche familiari è molto difficile poter entrare e solo il suo compagno potrà arginare queste intrusioni. Se sua suocera si renderà conto che le sue insinuazioni non arrivano a minare il vostro rapporto di coppia, molto probabilmente desisterà.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Prato
Buongiorno. Credo di aver capito il senso di oppressione che lei sta provando. Quando ci si ritrova incastrati in una narrazione distorta, dove le proprie intenzioni vengono ribaltate, la sensazione di ingiustizia è viscerale. Il fatto che lei si senta "oppressa" indica che una parte di lei sta ancora dando potere al giudizio di questa donna. Una domanda che mi verrebbe di farle è "Cosa succederebbe se accettasse che sua suocera ha il diritto di pensare male di lei, senza che questo intacchi la sua verità interna?". Inoltre, restando a disposizione per approfondire la sua situazione, la informo che l’Analisi Transazionale (AT), approccio che io seguo, ci offre una prospettiva molto precisa per leggere questa situazione, non come una "lotta tra persone cattive", ma come un intreccio di schemi relazionali rigidi che lei mi sembra aver colto intuitivamente.

Un saluto

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. Percepisco la sua frustrazione e la sua difficoltà in questo momento.
Purtroppo, nella vita le ingiustizie possono essere tante, nonostante si cerchi di fare tutto bene.. forse sua suocera non è in grado in questo momento di capire la scelta di suo figlio..
Le consiglio però di parlarne con qualcuno , anche uno specialista nel settore. Avere un suo spazio dove poter comunicare apertamente i suoi sentimenti, i suoi stati d'animo, le sue preoccupazioni è sicuramente uno strumento a suo vantaggio e un primo passo verso un benessere personale.
Un saluto

Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologa clinica
Dott.ssa Michela Santangelo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentilissima, comprendo la difficoltà di districarsi in queste dinamiche relazionali. Penso che abbia evidenziato aspetti molto importanti per sentirsi meno sola in questa situazione, quali la complicità che sembra avere con il suo compagno, e l'unione che sembra avere la vostra famiglia. È vero che possiamo intravvedere degli "schemi" in quello che facciamo e in come si comportano gli altri. Dal lato mio posso suggerirle di provare a condividere la fatica di cui parla con un professionista, in modo da arricchire la sua consapevolezza e darle strumenti nuovi.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così carica di tensione emotiva e di significati personali. Da ciò che racconta emerge chiaramente quanto lei si trovi stretta tra sentimenti molto diversi tra loro: da una parte la rabbia e il senso di ingiustizia per accuse che percepisce come false e svalutanti, dall’altra il desiderio di proteggere il rapporto con il suo compagno e la serenità della vostra vita insieme. Quando si viene messi nel ruolo di “colpevole” senza riconoscersi in ciò che viene detto, è naturale sentirsi frustrati, oppressi e anche profondamente feriti. Le accuse che riceve non sembrano riguardare davvero ciò che lei fa o non fa, ma piuttosto le difficoltà di un’altra persona ad accettare un cambiamento importante nella propria famiglia. Quando un equilibrio familiare cambia, soprattutto nel rapporto tra genitore e figlio adulto, può accadere che qualcuno cerchi una spiegazione semplice e rassicurante, individuando un responsabile esterno. Finire in questa posizione può essere estremamente logorante perché la mette nella condizione di difendersi da qualcosa che non nasce da lei. Questo genera una sensazione di impotenza, come se qualunque spiegazione risultasse inutile. È comprensibile che dentro di lei convivano impulsi opposti. Da un lato il bisogno di reagire, di dire basta, di urlare la sua verità per ristabilire un senso di giustizia. Dall’altro la consapevolezza che una risposta impulsiva rischierebbe di alimentare ulteriormente un conflitto che probabilmente non si risolverebbe attraverso uno scontro diretto. Quando ci si sente accusati ingiustamente, il cervello tende a cercare una riparazione immediata attraverso la difesa o l’attacco, ma non sempre queste strategie portano il sollievo sperato. Mi sembra importante sottolineare un aspetto che forse rischia di passare in secondo piano: il suo compagno ha preso posizione e ha difeso il vostro rapporto. Questo è un elemento significativo perché indica che la responsabilità delle decisioni resta dove dovrebbe stare, cioè tra adulti che scelgono insieme la propria vita. Non è raro che, in situazioni simili, la persona esterna venga percepita come manipolatrice proprio quando il figlio o la figlia iniziano ad agire in modo autonomo rispetto alla famiglia d’origine. Questo però non significa che lei debba accettare passivamente di essere ferita. Il distacco e il silenzio di cui parla il suo compagno non sono necessariamente una resa o un subire. Possono diventare una forma di protezione emotiva. Distaccarsi non significa negare ciò che prova, ma scegliere consapevolmente dove investire le proprie energie. Continuare a difendersi davanti a chi non sembra disposto ad ascoltare spesso mantiene viva una dinamica che consuma moltissime risorse interiori. A volte il vero confine non è convincere l’altro, ma decidere quanto spazio permettere alle sue parole dentro di sé. Forse potrebbe aiutarla chiedersi non tanto come dimostrare di non essere ciò che viene detto, ma cosa le serve per stare bene dentro questa situazione. Quali comportamenti le permettono di sentirsi coerente con i suoi valori, con la persona che sa di essere. Quando le accuse arrivano, è facile iniziare a dubitare di sé o a rimuginare su ogni dettaglio, ma questo rischia di amplificare la sofferenza. Provare invece a riportare l’attenzione sui fatti concreti della sua relazione, sulla reciprocità che descrive e sulla quotidianità che avete costruito insieme può aiutarla a non perdere il contatto con la realtà delle cose. La rabbia che sente non è sbagliata. È spesso il segnale di un confine violato. Il punto diventa trovare modi che le consentano di esprimerla senza che sia lei a pagarne il prezzo emotivo più alto. Parlare apertamente con il suo compagno di come proteggervi insieme come coppia, stabilire quali contatti mantenere e quali no, decidere quali argomenti non sono più negoziabili, sono passi che restituiscono senso di controllo e riducono quella sensazione di oppressione che descrive. C’è poi un altro elemento molto umano nelle sue parole: la fatica di sentirsi incastrata nello stereotipo della nuora che deve subire. Quando si percepisce un’ingiustizia reiterata, il rischio è che la mente inizi a vivere ogni episodio come la conferma di una storia già scritta. In questi momenti può essere utile ricordarsi che lei non è obbligata a interpretare quel ruolo. Può scegliere come stare dentro la relazione con sua suocera, anche decidendo che alcune dinamiche non le appartengono più. Si conceda anche la possibilità di riconoscere quanto tutto questo sia stressante. Sentirsi accusati, giudicati e messi in discussione continuamente logora molto più di quanto spesso si ammetta. Cercare spazi personali di decompressione, momenti in cui non si parli di questo conflitto e in cui possa tornare a sentirsi semplicemente se stessa, non è egoismo ma una forma di cura necessaria. Sta affrontando una situazione complessa, ma dalle sue parole emerge anche una grande lucidità nel leggere le dinamiche e una forte attenzione alla qualità delle relazioni. Questo è già un punto di partenza importante per trovare una posizione più serena e protettiva per sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
comprendo quanto questa situazione sia difficile da sostenere. Lei si è trovata al centro di una dinamica familiare molto carica emotivamente, in cui le tensioni tra madre e figlio che probabilmente hanno radici più profonde, vengono proiettate su di lei. E' comprensibile che si senta stanca e ingiustamente accusata.
Il fatto che il suo compagno abbia preso posizione a tutela del vostro rapporto è un elemento importante. Spesso in situazioni come questa, mantenere dei confini chiari e non entrare nella difesa, può essere utile, perchè altrimenti si rischia di alimentare il conflitto.
Si conceda degli spazi per elaborare il suo vissuto e proteggere il suo benessere emotivo.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Cristiana Danese
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno, posso solo immaginare come queste dinamiche possano essere davvero spiacevoli. A volte l'altro ci mette di fronte a questioni veramente difficili da affrontare e probabilmente le dinamiche familiari del suo compagno stanno proprio facendo questo. Le consiglio un percorso di sostegno per provare ad avere uno spazio di condivisione autentica e non giudicante della sua posizione in tutto ciò, che la potrebbe davvero aiutare a comprendere come affrontare la questione. Se lo vorrà, sono a sua disposizione anche online. Le auguro il meglio, Dott.ssa Danese Cristiana psicologa
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
la situazione che descrive appare emotivamente molto intensa e comprensibilmente faticosa. Sentirsi accusata, fraintesa e posta nel ruolo di “capro espiatorio” può generare frustrazione, rabbia e senso di ingiustizia, soprattutto quando si percepisce di non aver fatto nulla per meritare tali reazioni.

Nelle dinamiche familiari, in particolare quando entrano in gioco temi delicati come l’eredità, i confini tra le relazioni e i cambiamenti negli equilibri affettivi, possono emergere vissuti profondi di perdita, controllo o paura che talvolta vengono espressi attraverso accuse o conflitti. Questo non giustifica la sofferenza che sta vivendo, ma può aiutare a comprendere il contesto relazionale in cui tali comportamenti si inseriscono.

Può essere utile, in questi momenti, prendersi cura innanzitutto del proprio benessere emotivo, riconoscendo e dando spazio ai propri vissuti senza agire impulsivamente. Lavorare sui confini relazionali, sulla gestione delle emozioni e su modalità comunicative assertive può favorire una maggiore tutela di sé e della relazione di coppia, senza entrare in escalation conflittuali. Anche uno spazio di confronto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare quanto sta accadendo e a individuare strategie più funzionali per affrontare questa situazione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Comprendo bene il senso di soffocamento e di ingiustizia che stai provando.
Quando un sistema familiare è rigido o tossico, la figura della nuora diventa spesso il bersaglio ideale. Perché?
Perché ammettere che il figlio agisca per propria volontà significherebbe, per tua suocera, accettare che lui è un individuo a sé, separato da lei.
Le accuse di manipolazione sono, in realtà, una proiezione del suo stesso desiderio di controllo.
Un elemento estremamente positivo è che il tuo compagno è dalla tua parte, il fatto che lui difenda e scelga la vostra famiglia dimostra che è un uomo che ha stabilito dei confini sani.
Il tuo compagno ti sta suggerendo una strategia che in psicologia può essere definita : " Grey Rocking": consiste nel diventare il più possibile poco reattivi e "noiosi" agli occhi del provocatore. Se urli o reagisci, dai a tua suocera il "carburante" per confermare la sua tesi, importante però è che tu trovi uno spazio protetto per validare la tua rabbia (sport, terapia, un'amica) affinché non esploda davanti a lei.
Un altro punto fondamentale è imparare a disinnescare il senso di colpa : se lei decide di vederti come la "cattiva", lasciale questa convinzione. Non puoi controllare la sua narrazione, puoi solo controllare quanto potere le dai sulla tua serenità.
Dott.ssa Sandra Pitino
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, credo che nella situazione attuale la migliore arma sia la fuga, ma non dalla famiglia, dove ha un compagno che riconosce le colpe di sua madre e che la sostiene a spada tratta, bensì dalla suocera, che sembrerebbe una provocatrice di professione e alla quale sarebbe opportuno rispondere non rispondendo. L'indifferenza e il silenzio potrebbero essere la strategia utile per far sì che sua suocera possa abbassare il livello e il tono delle sue accuse. E' una donna tradita e come tutte le donne tradite attacca.
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, capisco il disagio, non deve essere facile affontrare tutto ciò. Lei e il suo compagno affrontate questo insieme? Come lo gestite? La decisione giusta la potrà trovare solo lei ma quello che le posso dire è che talvolta mettere confini non è facile, non è facile processare e gestire il distacco. Se le serve una mano in questo processo o nel processo decisionale rimango a disposizione.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,

capisco profondamente il livello di stanchezza, frustrazione e senso di oppressione che descrive. Essere accusata ripetutamente di manipolare, di allontanare e di influenzare il suo compagno, soprattutto quando riconosce di non aver mai avanzato pretese né interferito nelle sue scelte, è emotivamente molto logorante e può far sentire ingiustamente messa nel ruolo di “capro espiatorio”.

Da ciò che racconta emerge una dinamica relazionale molto carica sul piano familiare: quando un figlio adulto prende decisioni autonome, soprattutto su temi simbolici come l’eredità e la “continuità della famiglia”, alcune figure genitoriali possono reagire con rabbia, controllo e colpevolizzazione, spostando il conflitto sulla partner anziché tollerare la perdita di centralità. In questo senso, le accuse che riceve sembrano parlare più della difficoltà di sua suocera ad accettare l’autonomia del figlio che di un suo reale comportamento manipolatorio.

È comprensibile anche il suo impulso ambivalente: da una parte il desiderio di difendersi e reagire con forza all’ingiustizia, dall’altra la fatica di trattenersi e mantenere equilibrio per proteggere la relazione e il clima familiare. Questa tensione interna è tipica quando si viene costantemente attaccati sul piano identitario e morale.

Un elemento molto significativo, però, è che il suo compagno si stia esponendo in modo chiaro a tutela della vostra relazione e della sua autonomia decisionale. Questo riduce il rischio di una dinamica realmente triangolare e indica che la coppia appare coesa, non manipolata.

Il “distacco e silenzio” che lui suggerisce, più che una forma di sottomissione, può essere letto come una strategia di contenimento verso una comunicazione conflittuale e accusatoria che, se alimentata con spiegazioni o difese continue, rischierebbe solo di intensificarsi. Difendersi continuamente dalle accuse, infatti, spesso rafforza il ruolo di capro espiatorio invece di smontarlo.

Ciò che mi colpisce maggiormente non è solo la situazione esterna, ma il peso emotivo che sta accumulando: il senso di ingiustizia, l’oppressione e la necessità di “trattenersi” possono generare una forte saturazione emotiva e, nel tempo, logorare il benessere personale.

Per questo è importante lavorare insieme su due aspetti: da un lato proteggere i suoi confini emotivi rispetto a accuse che non la rappresentano, dall’altro aiutarla a elaborare la rabbia e la frustrazione senza doverle reprimere o esplodere.

Le chiedo una cosa centrale per comprendere meglio il suo vissuto: la ferisce di più l’ingiustizia delle accuse in sé, oppure il timore di essere percepita (agli occhi della famiglia di lui) come una persona che non è?
Possiamo eventualmente valutare di vederci online.
Attendo sue
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è emotivamente molto carica e comprensibilmente dolorosa. Si intrecciano temi profondi: eredità, confini familiari, lealtà tra genitori e figli adulti, e il bisogno di riconoscimento. In questi casi il conflitto non riguarda davvero “la casa”, ma il controllo, la paura di perdere il proprio ruolo e la difficoltà, da parte della madre, ad accettare l’autonomia del figlio e la nuova famiglia affettiva che sta costruendo.

È frequente che, quando un figlio adulto prende decisioni autonome, il genitore che fatica a tollerarlo reagisca con accuse di manipolazione verso il partner: è un modo per non confrontarsi con il fatto che il figlio sta scegliendo con la propria testa. Il rischio, per chi subisce questo meccanismo, è interiorizzare colpe che non gli appartengono e sentirsi “il problema”, quando in realtà sta diventando il capro espiatorio di una dinamica già presente.

È importante riconoscere e validare quello che prova: stanchezza, rabbia e senso di ingiustizia sono reazioni umane. Allo stesso tempo, il suggerimento del suo compagno – distacco e silenzio – può essere una strategia funzionale quando dall’altra parte non c’è disponibilità al dialogo. Non significa subire, ma smettere di alimentare una dinamica tossica. In parallelo, è fondamentale che il suo compagno continui a mantenere confini chiari con la madre, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, senza che lei venga esposta come “bersaglio”.

Può essere utile, per lei, lavorare su ciò che è sotto il suo controllo:

proteggere il suo spazio emotivo, limitando quanto entra in contatto con accuse e tensioni;

condividere apertamente con il partner come si sente, senza colpevolizzarlo ma chiedendo alleanza e protezione del legame;

evitare di entrare in competizione con la suocera, che rischierebbe di intrappolarla proprio nello schema che la sta ferendo.

Il senso di oppressione che descrive segnala che sta pagando un prezzo emotivo alto: approfondire queste dinamiche con uno specialista può aiutarla a ritrovare centratura, confini più solidi e strategie di tutela per il benessere suo, della coppia e di suo figlio.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Gentile signora,

quello che descrive è un vissuto di profonda ingiustizia. Essere eletta a "capro espiatorio" e accusata di manipolazione è un’esperienza che ferisce non solo la propria dignità, ma anche il senso di sicurezza all'interno dei legami familiari.

Dalle sue parole emerge una grande lucidità: lei ha già identificato lo schema relazionale della sua suocera, che oscilla tra il ruolo di "vittima" e quello di "carnefice" per mantenere il controllo sulla vita dei figli. Nella psicologia Metacognitiva Interpersonale, prestiamo molta attenzione a questi meccanismi: quando una persona non riesce a tollerare l’autonomia di un figlio, tende a "colpevolizzare" l'elemento esterno (la nuora) per non dover accettare che il figlio sia cresciuto e abbia i propri desideri.

È estremamente positivo che il suo compagno sia fermo nel difendere voi e le sue scelte; tuttavia, capisco perfettamente la sua frustrazione nel dover subire in silenzio. Il "silenzio e distacco" suggerito dal suo compagno è una strategia di protezione funzionale per lui, ma per lei — che è il bersaglio delle accuse — può diventare una prigione emotiva che alimenta rabbia e senso di oppressione.

Come uscire da questa "bolla" di frustrazione?

Il lavoro che potremmo fare insieme non riguarda il cambiare sua suocera (impresa spesso impossibile), ma:

Proteggere la sua identità: evitare che le accuse di "manipolatrice" intacchino l'immagine che lei ha di se stessa.

Gestire la rabbia: trovare canali per esprimere il suo senso di ingiustizia senza che questo logori il rapporto con il suo compagno o la sua serenità quotidiana.

Definire nuovi confini: imparare a "mentalizzare" il comportamento della suocera, vedendolo per quello che è (un suo limite emotivo) e non come una verità su di lei.

Sentirsi oppressa è il segnale che i suoi confini personali sono stati violati. Se desidera uno spazio tutto suo dove processare questa rabbia e ritrovare la sua voce, senza il timore di alimentare ulteriori conflitti, io ricevo nel mio studio a Reggio Calabria e svolgo consulenze anche online.

Non deve subire questo schema in solitudine.

Un cordiale saluto,
Quello che stai vivendo è pesante e frustrante: le accuse della suocera non riflettono la realtà del vostro rapporto. Il consiglio del tuo compagno di mantenere distacco e silenzio può aiutare a proteggere l’equilibrio familiare, anche se è difficile da accettare. Concentrarti sul vostro legame e sui confini da stabilire è la scelta più sicura per tutelare te stessa e la tua famiglia.
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, la situazione che descrive è emotivamente molto pesante. Quando questioni legate all’eredità e all’appartenenza familiare emergono, possono attivare paure profonde di perdita, esclusione e disgregazione. In questi contesti è frequente che si creino dinamiche di accusa e che qualcuno venga investito del ruolo di “capro espiatorio”. Quindi spesso si rimane bloccati in una dinamica vittima-carnefice.
È comprensibile che si senta ingiustamente colpita e oppressa soprattutto quando non corrisponde alla realtà che vive. Allo stesso tempo, il fatto che il suo compagno abbia preso posizione a tutela della vostra relazione è un elemento importante di solidità della coppia.
Il suggerimento del suo compagno di mantenere distanza e non alimentare il conflitto può essere una strategia utile nel momento in cui rispondere alle accuse spesso intensifica lo scontro, mentre porre confini chiari e sottrarsi alla dinamica può ridurre il terreno di escalation soprattutto nei casi dove non è possibile una risoluzione dialogica. Questo non significa subire, ma proteggere il proprio spazio emotivo e la propria famiglia.
L'enorme frustrazione e il desiderio di reagire sono però perfettamente comprensibili. Trovare modi per esprimere e metabolizzare queste emozioni, nel dialogo con il suo compagno ma anche in uno spazio di ascolto dedicato con un professionista, può aiutarla a non restare schiacciata da questo ruolo imposto.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, comprendo la sua frustrazione nel ritrovarsi nel consueto triangolo che vede da un lato contrapporsi suocera e nuora e in mezzo il figlio/compagno. Lei intanto tiene a sottolineare la differenza che corre tra il suo compagno e suo fratello che non è riuscito a dare adeguati confini alle ingerenze della madre. Questa differenza è senz'altro un aspetto positivo della vostra relazione, ma capisco anche che sia spaventata da come il reiterarsi delle intromissioni di sua suocera possa portare ad alterare un equilibrio di coppia. Definire confini chiari rispetto ai propri genitori spesso non è facile e forse sarà un lavoro che vi vedrà impegnati, non senza difficoltà, come coppia. Ecco, magari potreste provare a condividere le vostre difficoltà rispetto a questa figura che lei sente troppo invadente nella sua vita. un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso il suo stato d'animo inerente a questa delicata situazione.
Scappare sarebbe la soluzione giusta per lei? Il suo compagno ha capacità di intendere e di volere e per quanto la situazione generale la faccia stare male lei deve pensare a cosa rende felice lei; non lasci che "il solito schema" prenda il sopravvento.
il dialogo può aiutare in questi casi, se non con sua suocera, quanto meno con il suo compagno cche mi sembra capire essere molto aperto in tal senso.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Buongiorno,
la sua rabbia e la sua frustrazione sono comprensibili. Essere accusata di manipolare, di dividere, di essere la causa di un conflitto familiare quando sente di non aver fatto nulla di tutto questo è profondamente ingiusto e destabilizzante.
Quando in una famiglia si tocca il tema dell’eredità, spesso si attivano dinamiche molto primitive: appartenenza, controllo, paura di perdere il figlio. In alcuni casi la partner diventa il “capro espiatorio”, non perché abbia davvero colpe, ma perché rappresenta il cambiamento e la nuova priorità affettiva.
Il fatto che il suo compagno vi abbia difesi con chiarezza è un elemento molto importante. Significa che la decisione è sua e che non la percepisce come manipolatrice. La strategia del distacco e del silenzio, in queste dinamiche, può essere uno strumento di tutela: non è sottomissione, è non entrare nel gioco del conflitto.
La parte di lei che vorrebbe urlare chiede riconoscimento e giustizia. È legittima. Ma forse la domanda è: vale la pena cercare di farsi comprendere da chi, al momento, non sembra disponibile ad ascoltare?
Non è obbligata a incarnare lo stereotipo della “nuora che subisce”. Può scegliere una posizione ferma, adulta, senza aggressività ma con confini chiari, lasciando al suo compagno la gestione della madre.
Se sente che questa situazione la sta opprimendo più del dovuto, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo come proteggerla emotivamente senza compromettere la sua relazione. Non deve affrontare questo peso da sola.

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