Buongiorno ho bisogno di aiuto. Mia figlia ventiduenne molto intelligente e profonda per la sua età,
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Buongiorno ho bisogno di aiuto. Mia figlia ventiduenne molto intelligente e profonda per la sua età, non ha amici. È sola! Pertanto non vive come dovrebbe fare una giovane ragazza come lei. Dice che in università le ragazze sono tutte frivole e superficiali perciò non vuole avere a che fare con loro; con la sua coinquilina non vuole farsi vedere in giro poiché dice che puzza e parla ad alta voce. Teme il giudizio altrui e che venga equiparata a lei perciò preferisce non farsi vedere con lei. È consapevole che non può andare avanti così ed è per questo che temo un abbandono dell’università. Parliamo spesso, perciò so che è ansiosa e insicura; racconta che questo suo modo di essere è dovuto all’influenza negativa di un suo professore e di alcuni suoi compagni del liceo. Nonostante siano passati alcuni anni questa cosa, dice aver segnato la sua vita. Qualche hanno fa ha iniziato un percorso psicologico che non ha prodotto risultati, anch’io ho avuto modo di constatare che lo specialista non era di molto aiuto; probabilmente la scelta fatta non era corretta ma quando si è disperati ci si affida a chiunque dice che può aiutare…
A questo si aggiunge che tratta male i componenti della famiglia soprattutto se si sente non compresa e/o non accontentata in alcune sue richieste. Cosa devo fare? Vi prego di aiutarmi a capire
A questo si aggiunge che tratta male i componenti della famiglia soprattutto se si sente non compresa e/o non accontentata in alcune sue richieste. Cosa devo fare? Vi prego di aiutarmi a capire
Buongiorno Signora, può succedere che il rapporto tra uno specialista e un utente non funzioni, non è così inusuale. Nell'ambito della psicoterapia la faccenda è ancora più delicata poiché il lavoro psicologico ha necessità assoluta che tra i due si costruisca una alleanza di lavoro, una collaborazione positiva e propositiva. Perciò, se il percorso psicologico di sua figlia non ha funzionato, è necessario trovare un professionista diverso e valutare le cose dopo un periodo iniziale di incontri svolti. Da tener presente che le difficoltà di sua figlia hanno bisogno di un approccio a lungo termine (che è anche quello che porta a trasformazioni durature) e quindi di un percorso di qualche anno. La psicologia umana è ricca e complessa e non si risolve con un paio di ricette. Lo pensi come un proficuo investimento per il futuro della ragazza!
Cordialmente
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Salve, forse avevo già risposto al quesito comunque eventualmente mi ripeterò. La solitudine e la difficoltà nel connettersi con gli altri possono derivare da esperienze passate dolorose, come quelle legate al suo professore e ai compagni di liceo, che hanno sicuramente lasciato segni profondi. In psicoterapia umanistica, è fondamentale esplorare la causa di questi vissuti, per poterli comprendere e superarli, ma se il percorso che ha intrapreso non ha dato risultati, potrebbe essere utile provare un approccio diverso.
L’ansia e l’insicurezza di sua figlia potrebbero impedire una relazione sana con gli altri, come anche la paura del giudizio, che la porta a isolarsi. Il trattamento con EMDR potrebbe essere efficace nel rielaborare i traumi del passato e aiutarla a ristabilire la fiducia in sé stessa e negli altri. Il suo comportamento verso la famiglia potrebbe derivare dalla frustrazione e dal sentirsi non capita, ma anche questo può essere affrontato con un percorso psicoterapeutico mirato.
Le consiglio di parlarle con empatia, senza giudicare, e di suggerirle di esplorare nuove opzioni terapeutiche che possano aiutarla a superare la paura del rifiuto e ad aprirsi. Inoltre, potrebbe esserle utile anche la Mindfulness, che favorisce una maggiore consapevolezza di sé e un miglior controllo dell’ansia. Saluti dott.ssa Sandra Petralli
L’ansia e l’insicurezza di sua figlia potrebbero impedire una relazione sana con gli altri, come anche la paura del giudizio, che la porta a isolarsi. Il trattamento con EMDR potrebbe essere efficace nel rielaborare i traumi del passato e aiutarla a ristabilire la fiducia in sé stessa e negli altri. Il suo comportamento verso la famiglia potrebbe derivare dalla frustrazione e dal sentirsi non capita, ma anche questo può essere affrontato con un percorso psicoterapeutico mirato.
Le consiglio di parlarle con empatia, senza giudicare, e di suggerirle di esplorare nuove opzioni terapeutiche che possano aiutarla a superare la paura del rifiuto e ad aprirsi. Inoltre, potrebbe esserle utile anche la Mindfulness, che favorisce una maggiore consapevolezza di sé e un miglior controllo dell’ansia. Saluti dott.ssa Sandra Petralli
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno,
Se sua figlia si trova in una situazione di disagio potrebbe sempre chiedere nuovamente aiuto ad un altro professionista con cui poter entrare in sintonia. La aiuterebbe a guardare da diverse prospettive le cose che ad oggi sono fonte di malessere.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Se sua figlia si trova in una situazione di disagio potrebbe sempre chiedere nuovamente aiuto ad un altro professionista con cui poter entrare in sintonia. La aiuterebbe a guardare da diverse prospettive le cose che ad oggi sono fonte di malessere.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno gentile utente,
la sua richiesta è lecita, essere aiutata.
Tuttavia, come può ben comprendere, un reale aiuto da parte di uno psicoterapeuta, può configurarsi tale ,se svolto in ambito di un corretto setting, luogo, rapporto di lavoro.
Sceglierne uno/ una, dipende da cosa si desidera trattare e in merito esistono pubblicazioni che danno informazione su cosa sia più indicato scegliere, ma se trovasse faticoso o difficile orientars in libreria,i potrebbe lei per prima, rivolgersi ad un professionista, che potrà aiutarla nel dirimere la questione.
In quanto io, appartenente alla branca specialistica della Psicoterapia Breve Strategica, posso dirle che ciò che descrive è di nostra competenza, va poi valutata la disponibilità di sua figlia a riprendere un percorso terapeutico. Come comprenderà queste, sono alcune delle ragioni per cui non è facile darle una risposta esaustiva in merito, il suggerimento migliore che sento di offrirle oggi è di fissare, lei per prima, in quanto madre, una seduta di orientamento e di supporto personale.
Cordiali saluti,
Dr. Cristian Sardelli
TBS
la sua richiesta è lecita, essere aiutata.
Tuttavia, come può ben comprendere, un reale aiuto da parte di uno psicoterapeuta, può configurarsi tale ,se svolto in ambito di un corretto setting, luogo, rapporto di lavoro.
Sceglierne uno/ una, dipende da cosa si desidera trattare e in merito esistono pubblicazioni che danno informazione su cosa sia più indicato scegliere, ma se trovasse faticoso o difficile orientars in libreria,i potrebbe lei per prima, rivolgersi ad un professionista, che potrà aiutarla nel dirimere la questione.
In quanto io, appartenente alla branca specialistica della Psicoterapia Breve Strategica, posso dirle che ciò che descrive è di nostra competenza, va poi valutata la disponibilità di sua figlia a riprendere un percorso terapeutico. Come comprenderà queste, sono alcune delle ragioni per cui non è facile darle una risposta esaustiva in merito, il suggerimento migliore che sento di offrirle oggi è di fissare, lei per prima, in quanto madre, una seduta di orientamento e di supporto personale.
Cordiali saluti,
Dr. Cristian Sardelli
TBS
. Talvolta può capitare di non trovare il professionista giusto al primo colpo il mio suggerimento è di non arrendervi e di cercare qualcuno che abbia le giuste competenze sia umane che professionali. Suggerisco inoltre un approccio integrato EMDR.
Gentile utente, comprendo quanto possa essere difficile, da genitore, vedere la propria figlia vivere un momento di solitudine e insicurezza, e quindi di difficoltà.
Da quello che racconta, sembra che sua figlia abbia una forte sensibilità e profondità interiore di cui, probabilmente, non ha ancora consapevolezza e che la spinge a "proiettare" all'esterno, sugli altri, i vissuti negativi che sente dentro di sé, per difendersi, e questo potrebbe spiegare il suo "trattar male" gli altri.
Il fatto che sua figlia abbia consapevolezza delle sue difficoltà e ne parli con lei è già un segnale positivo, soprattutto data la giovane età: significa che il dialogo tra voi è aperto, e questo è un grande punto di partenza.
Può essere utile che sua figlia possa esplorare questi vissuti con uno spazio protetto e neutrale, come quello offerto da un percorso psicologico individuale. Non si tratta di “cambiare” il suo carattere, ma di aiutarla a sviluppare strumenti per sentirsi più sicura e per sperimentare modi nuovi di entrare in relazione, riducendo la paura del giudizio altrui. Nel frattempo, continui a esserle vicino senza forzarla, valorizzando i suoi punti di forza e riconoscendo anche i piccoli passi che compie verso l’apertura agli altri. A volte il sostegno più efficace non è “spingere” a fare, ma creare le condizioni perché la persona si senta pronta a provare.
Credo sia fondamentale che anche lei trovi il suo spazio, insieme a sua figlia, per affrontare questo delicato momento di passaggio, quindi le suggerisco di valutare anche un percorso di psicoterapia familiare.
Cordialmente,
dott.ssa Aurora Brancia.
Da quello che racconta, sembra che sua figlia abbia una forte sensibilità e profondità interiore di cui, probabilmente, non ha ancora consapevolezza e che la spinge a "proiettare" all'esterno, sugli altri, i vissuti negativi che sente dentro di sé, per difendersi, e questo potrebbe spiegare il suo "trattar male" gli altri.
Il fatto che sua figlia abbia consapevolezza delle sue difficoltà e ne parli con lei è già un segnale positivo, soprattutto data la giovane età: significa che il dialogo tra voi è aperto, e questo è un grande punto di partenza.
Può essere utile che sua figlia possa esplorare questi vissuti con uno spazio protetto e neutrale, come quello offerto da un percorso psicologico individuale. Non si tratta di “cambiare” il suo carattere, ma di aiutarla a sviluppare strumenti per sentirsi più sicura e per sperimentare modi nuovi di entrare in relazione, riducendo la paura del giudizio altrui. Nel frattempo, continui a esserle vicino senza forzarla, valorizzando i suoi punti di forza e riconoscendo anche i piccoli passi che compie verso l’apertura agli altri. A volte il sostegno più efficace non è “spingere” a fare, ma creare le condizioni perché la persona si senta pronta a provare.
Credo sia fondamentale che anche lei trovi il suo spazio, insieme a sua figlia, per affrontare questo delicato momento di passaggio, quindi le suggerisco di valutare anche un percorso di psicoterapia familiare.
Cordialmente,
dott.ssa Aurora Brancia.
Gentile mamma/papà, buongiorno. Posso solo provare ad immaginare quanto sia preoccupat* e spaventat*. Le difficoltà dei figli scatenano nei genitori sentimenti contrastanti e difficili da contenere: senso di colpa, impotenza, angoscia per il futuro. Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Una premessa è doverosa: “stiamo parlando DI sua figlia e non CON sua figlia”. Facciamo uno sforzo e non diamo per scontato ciò che la ragazza prova, vive, sente. Proviamo ad accettare di non sapere. Mi è sembrato che le criticità riguardino soprattutto la dimensione relazionale, il rapporto con l’altro. La mancanza di un adeguato gruppo di pari (amici, colleghi di studio, coinquilini), il timore del giudizio altrui, la vita sentimentale (?), la famiglia che non coglie il senso delle richieste, il terapeuta che non è di aiuto. Una dinamica che sembra ripetersi, forse da sempre. Come se avesse imparato molto presto che è meglio tenere le distanze, che dell’altro non ci si può fidare, pronto com’è a fare del male. Meglio mordere e graffiare, piuttosto che esporsi al rischio di nuove ferite. Ma a che prezzo?! È comprensibile che lei chieda cosa fare, ma qui è necessario quello sforzo di cui le accennavo, cioè accettare l’incertezza, il senso di impotenza, la frustrazione, perché non consociamo la vera domanda, quella di sua figlia. Nonostante tutto, la ragazza sta crescendo, è molto giovane e può contare sulla sua famiglia. Non è affatto scontato, non è affatto poco. Spero (insieme a lei) che la ragazza senta il bisogno di una seconda mente a cui affidarsi, per ripensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti, perché merita di vivere una vita piena e serena. Farà male, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Leggendo la sua accorata richiesta presumo che è una situazione legata al vostro rapporto che sembrerebbe simbiotico nonostante l'età della ragazza
Premesso che in realtà è lei che dovrebbe fare la scelta di riprendere il percorso terapeutico , mi sembra necessario che anche lei è il papà della ragazza riusciate a confrontarvi con un terapeuta per comprendere al meglio la situazione della ragazza e i confini del vostro ruolo
In bocca al lupo
Dott lorenzini Maria Santa psicoterapeuta
Premesso che in realtà è lei che dovrebbe fare la scelta di riprendere il percorso terapeutico , mi sembra necessario che anche lei è il papà della ragazza riusciate a confrontarvi con un terapeuta per comprendere al meglio la situazione della ragazza e i confini del vostro ruolo
In bocca al lupo
Dott lorenzini Maria Santa psicoterapeuta
Gentilissima, mi spiace per le difficoltà che state riscontrando. E' difficile darle una risposta sulla base di pochi elementi e specialmente dovrebbe essere sua figlia a voler cercare aiuto.
E' verosimile che la bassa autostima e l'insicurezza mettano in difficoltà la ragazza e può essere che si sfoghi con le persone che le sono più vicine. Da parte vostra potete soltanto accogliere le sue fatiche senza giudicare, ascoltandolo e invitandola a farsi aiutare. Mi spiace che il percorso iniziato precedentemente non abbia portato a benefici, i motivi potrebbero essere molteplici. Il mio suggerimento è comunque di rivolgersi a un professionista, che possa aiutare sua figlia a raggiungere una miglior consapevolezza di sé, dei pensieri e delle emozioni che stanno dietro al suo malessere. Riuscirà pian piano a guardare al futuro in modo più sereno.
Resto a disposizione, anche soltanto per qualche ulteriore chiarimento o informazione, anche online.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Miculian
E' verosimile che la bassa autostima e l'insicurezza mettano in difficoltà la ragazza e può essere che si sfoghi con le persone che le sono più vicine. Da parte vostra potete soltanto accogliere le sue fatiche senza giudicare, ascoltandolo e invitandola a farsi aiutare. Mi spiace che il percorso iniziato precedentemente non abbia portato a benefici, i motivi potrebbero essere molteplici. Il mio suggerimento è comunque di rivolgersi a un professionista, che possa aiutare sua figlia a raggiungere una miglior consapevolezza di sé, dei pensieri e delle emozioni che stanno dietro al suo malessere. Riuscirà pian piano a guardare al futuro in modo più sereno.
Resto a disposizione, anche soltanto per qualche ulteriore chiarimento o informazione, anche online.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Miculian
Buongiorno, dalla lettera appare evidente che si sta cercando di intervenire con delle tentate soluzioni che anziché aiutare peggiorano la cosa, questo da anni, a cominciare dallo psicologo sbagliato per poi continuare con tutto il resto. Se mi scriverà potremo affrontare la cosa nel vivo, un saluto.
Buonasera la sua forte preoccupazione per sua figlia è palese. Premetto che cio che sto per sottolineare puo non essere del tutto facile da accettare ma preferisco comunque esplicitare il possibile scenario. Dal racconto emerge un problema nel "giudizio " sia verso gli altri ( non trovare persone adeguate a degli standard teorici è un segnale importante di disagio) che nel guardare a sè stessa in modo egocentrico ( pretendo che i miei familiari facciano come chiedo e lo dico in modo poco gentile) .
Emerge quindi un problema di autostima e di giudizio che dterminano spesso il sabotaggio nelle relazioni tra colleghi, amici ecc fino al constatare di essere soli.
Sarebbe opportuno un lavoro in psicoterapia sulla consapevolezza di sè, dei meccanismi posti in atto nelle relazioni, un approfondimento a livello emotivo ed affettivo e una apertura alle esperienze relazionali andando a cercare in me e nell'altro il buono presente anzichè porre in evidenza solo cio che non ci piace. In fondo dentro di noi è sempre presente una parte funzionale e oggettivamente positiva stà a noi trovarla.
Emerge quindi un problema di autostima e di giudizio che dterminano spesso il sabotaggio nelle relazioni tra colleghi, amici ecc fino al constatare di essere soli.
Sarebbe opportuno un lavoro in psicoterapia sulla consapevolezza di sè, dei meccanismi posti in atto nelle relazioni, un approfondimento a livello emotivo ed affettivo e una apertura alle esperienze relazionali andando a cercare in me e nell'altro il buono presente anzichè porre in evidenza solo cio che non ci piace. In fondo dentro di noi è sempre presente una parte funzionale e oggettivamente positiva stà a noi trovarla.
Buonasera, la ragazza ha individuato alcuni ricordi che, a suo parere, possono avere una causa al suo malessere attuale. Probabilmente non saranno le uniche per cui sarebbe importante inquadrare il caso. Io le suggerirei di provare un professionista che pratichi Emdr.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buon pomeriggio
Probabilmente si sta creando un mondo ostile dentro sua figlia, per quanto all'esterno ci siano fattori che realmente possano non piacere.
Quello che posso suggerire è proporre a sua figlia degli incontri con uno psicologo con cui lavorare su scopi concreti, su obiettivi che le servono in questo momento della sua giovane vita.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Probabilmente si sta creando un mondo ostile dentro sua figlia, per quanto all'esterno ci siano fattori che realmente possano non piacere.
Quello che posso suggerire è proporre a sua figlia degli incontri con uno psicologo con cui lavorare su scopi concreti, su obiettivi che le servono in questo momento della sua giovane vita.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Cara mamma,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo accanto a tua figlia. Dalle tue parole emerge con forza la tua preoccupazione e il tuo desiderio di aiutarla, ed è già un segno prezioso: avere accanto un genitore attento e disponibile al dialogo può fare la differenza.
Quello che descrivi della tua ragazza – l’intelligenza, la profondità, ma anche la fatica nelle relazioni, il timore del giudizio e la tendenza a isolarsi – ci parla di un funzionamento molto sensibile, probabilmente reso più fragile da esperienze negative nel passato scolastico che, come lei stessa riconosce, l’hanno segnata. È comprensibile che oggi faccia fatica a fidarsi degli altri e a riconoscere la possibilità di relazioni autentiche, e che in famiglia riversi tensione e rabbia quando si sente non compresa.
È importante sottolineare che non sei sola in questa difficoltà: tanti ragazzi brillanti e sensibili possono vivere una fase di ritiro sociale, accompagnata da ansia e insicurezze. Non è un destino irreversibile, ma un momento che può essere affrontato con il giusto supporto.
Cosa puoi fare concretamente:
Accogli le sue emozioni senza giudizio, anche quando sono espresse con rabbia. Questo non significa giustificare ogni comportamento, ma riconoscere che dietro c’è sofferenza.
Mantieni aperto il dialogo, come già fai, sottolineando il valore che vedi in lei e la fiducia che hai nelle sue capacità.
Sostienila nella ricerca di un aiuto qualificato: a volte non è “la psicoterapia” in sé a non funzionare, ma la mancata sintonia con il professionista o l’approccio. Potrebbe essere utile orientarsi verso un percorso che lavori in profondità sulle emozioni e sulle relazioni (ad esempio un approccio come la terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione o l’Emotionally Focused Therapy).
Valuta la possibilità di un consulto psichiatrico, se i livelli di ansia o isolamento diventassero molto invalidanti, per capire se un sostegno farmacologico temporaneo possa aiutarla ad affrontare meglio la quotidianità.
Infine, ti invito a prenderti cura anche di te stessa: il senso di impotenza e la stanchezza che descrivi sono naturali, e avere uno spazio tuo di sostegno (anche breve, magari di consulenza familiare) può aiutarti a reggere meglio le sue fatiche.
Non è facile vedere un figlio soffrire, ma già il fatto che tua figlia sia consapevole di non poter andare avanti così è un punto di partenza importante. La strada non sarà immediata, ma con un aiuto adeguato e con la tua presenza accogliente, può ritrovare pian piano fiducia e apertura verso il mondo.
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo accanto a tua figlia. Dalle tue parole emerge con forza la tua preoccupazione e il tuo desiderio di aiutarla, ed è già un segno prezioso: avere accanto un genitore attento e disponibile al dialogo può fare la differenza.
Quello che descrivi della tua ragazza – l’intelligenza, la profondità, ma anche la fatica nelle relazioni, il timore del giudizio e la tendenza a isolarsi – ci parla di un funzionamento molto sensibile, probabilmente reso più fragile da esperienze negative nel passato scolastico che, come lei stessa riconosce, l’hanno segnata. È comprensibile che oggi faccia fatica a fidarsi degli altri e a riconoscere la possibilità di relazioni autentiche, e che in famiglia riversi tensione e rabbia quando si sente non compresa.
È importante sottolineare che non sei sola in questa difficoltà: tanti ragazzi brillanti e sensibili possono vivere una fase di ritiro sociale, accompagnata da ansia e insicurezze. Non è un destino irreversibile, ma un momento che può essere affrontato con il giusto supporto.
Cosa puoi fare concretamente:
Accogli le sue emozioni senza giudizio, anche quando sono espresse con rabbia. Questo non significa giustificare ogni comportamento, ma riconoscere che dietro c’è sofferenza.
Mantieni aperto il dialogo, come già fai, sottolineando il valore che vedi in lei e la fiducia che hai nelle sue capacità.
Sostienila nella ricerca di un aiuto qualificato: a volte non è “la psicoterapia” in sé a non funzionare, ma la mancata sintonia con il professionista o l’approccio. Potrebbe essere utile orientarsi verso un percorso che lavori in profondità sulle emozioni e sulle relazioni (ad esempio un approccio come la terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione o l’Emotionally Focused Therapy).
Valuta la possibilità di un consulto psichiatrico, se i livelli di ansia o isolamento diventassero molto invalidanti, per capire se un sostegno farmacologico temporaneo possa aiutarla ad affrontare meglio la quotidianità.
Infine, ti invito a prenderti cura anche di te stessa: il senso di impotenza e la stanchezza che descrivi sono naturali, e avere uno spazio tuo di sostegno (anche breve, magari di consulenza familiare) può aiutarti a reggere meglio le sue fatiche.
Non è facile vedere un figlio soffrire, ma già il fatto che tua figlia sia consapevole di non poter andare avanti così è un punto di partenza importante. La strada non sarà immediata, ma con un aiuto adeguato e con la tua presenza accogliente, può ritrovare pian piano fiducia e apertura verso il mondo.
Gentile utente, comprendo la sua preoccupazione e sento tutta la fatica che sta vivendo nel vedere sua figlia così isolata, ansiosa e in difficoltà nelle relazioni. È doloroso per un genitore osservare una giovane ragazza, con tante risorse e intelligenza, non riuscire a vivere con leggerezza e pienezza la sua età, sentendosi bloccata e sola.
Le difficoltà relazionali, l’ansia, il timore del giudizio e i vissuti del liceo che ancora pesano sembrano aver lasciato in sua figlia delle ferite che la rendono molto sensibile e diffidente nei confronti degli altri.
Suggerisco di intraprendere un nuovo percorso psicologico, così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Le difficoltà relazionali, l’ansia, il timore del giudizio e i vissuti del liceo che ancora pesano sembrano aver lasciato in sua figlia delle ferite che la rendono molto sensibile e diffidente nei confronti degli altri.
Suggerisco di intraprendere un nuovo percorso psicologico, così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Capisco bene la sua preoccupazione: ansia, timore del giudizio e insicurezza possono bloccare molto a questa età. Non è una condizione definitiva: con un percorso terapeutico mirato – che posso seguire personalmente con sua figlia – è possibile aiutarla a gestire queste difficoltà e a riprendere in mano la sua vita universitaria e relazionale.
Buongiorno, capisco le sue preoccupazioni e mi spiace se il precedente percorso psicologico non è andato a buon fine, ma ora potrebbe esser utile per sua figlia iniziarne un altro per far luce sull'influenza del professore e dei compagni , per migliorare la sua autostima, permettendole di proseguire con maggior consapevolezza il suo percorso di studi.
Gentile Signora,
dal suo scritto colgo una comprensibile preoccupazione per le situazioni che descrive.
Gli aspetti che mi sembra di evidenziare è una condizione di solitudine e timore di giudizio dell'altro che probabilmente la portano a isolarsi ed ad avere comportamenti aggressivi. C'è poi un esperienza negativa vissuta durante l'adolescenza e nel contesto scolastico che sembra aver segnato la sua esistenza.
Aver avuto una prima esperienza di richiesta di aiuto insoddisfacente non significa non riconsiderarla.
Proverei a ripensare un aiuto psicoterapeutico per conoscere e considerare il tutto.
Rimango a disposizione.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
dal suo scritto colgo una comprensibile preoccupazione per le situazioni che descrive.
Gli aspetti che mi sembra di evidenziare è una condizione di solitudine e timore di giudizio dell'altro che probabilmente la portano a isolarsi ed ad avere comportamenti aggressivi. C'è poi un esperienza negativa vissuta durante l'adolescenza e nel contesto scolastico che sembra aver segnato la sua esistenza.
Aver avuto una prima esperienza di richiesta di aiuto insoddisfacente non significa non riconsiderarla.
Proverei a ripensare un aiuto psicoterapeutico per conoscere e considerare il tutto.
Rimango a disposizione.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
Buongiorno, aver avuto in passato un'esperienza negativa o poco utile con uno psicologo non significa che quella non fosse la scelta giusta, ma semplicemente magari quella persona non era adatta a sua figlia in quel particolare momento, al di là delle competenze del professionista in questione. Fare un altro tentativo con un altro psicoterapeuta (magari consigliato da qualcuno che si è trovato bene, per esempio) potrebbe aiutare entrambe. Il mio consiglio è quello di fare un tentativo entrambe con due psicoterapeuti diversi, che possano accogliere le vostre difficoltà del momento: da una parte le esigenze di essere ascoltata e capita di una giovane adulta e dall'altra le esigenze di supporto di una mamma. Dott.ssa Irene Rocchetti
Salve signora, mi dispiace per la situazione difficile che state vivendo e posso comprendere la sua preoccupazione in quanto mamma. Non lasciatevi scoraggiare da un percorso psicologico che non è andato bene, a volte, trovare lo/la specialista giusto/a, non è semplice. E' necessario che scatti una connessione, una buona alleanza, tra sua figlia ed il/la terapeuta, perchè la terapia funzioni. Vi invito a ritentare.
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