Esperienze
Ogni persona arriva in terapia con una storia unica, fatta di esperienze, emozioni, risorse e fatiche spesso invisibili agli altri.
Il mio lavoro nasce dall’incontro tra psicologia cognitivo-comportamentale e Mindfulness, due approcci che permettono di dare senso a ciò che accade dentro di noi e di imparare, gradualmente, a stare con la propria esperienza in modo più consapevole e gentile. Sono Trainer di Mindfulness certificata e autorizzata a livello nazionale, e questa pratica accompagna il percorso terapeutico come uno strumento concreto di ascolto e presenza.
Lavoro principalmente con persone adulte che stanno attraversando momenti di sofferenza emotiva: ansia, stress, attacchi di panico, difficoltà di adattamento, umore deflesso, disturbi del sonno, sintomi psicosomatici, ma anche rimuginio costante, pensieri intrusivi, sintomi ossessivo-compulsivi, difficoltà relazionali o di coppia, fragilità dell’autostima e una sensazione di smarrimento o blocco nella propria vita quotidiana.
La terapia è uno spazio sicuro, protetto e non giudicante, in cui potersi sentire accolti per ciò che si è, senza dover dimostrare nulla. È un luogo in cui fermarsi, dare voce alle proprie emozioni e iniziare a comprendere come si è arrivati a stare così. Insieme esploriamo il funzionamento emotivo e cognitivo della persona, riconosciamo gli schemi che si ripetono nel tempo e che mantengono la sofferenza, e costruiamo nuove modalità più flessibili, efficaci e rispettose dei propri bisogni.
La Mindfulness viene integrata nel percorso come pratica di consapevolezza: un modo per tornare al momento presente, ridurre il rumore dei pensieri e imparare a osservare ciò che accade dentro di sé con maggiore chiarezza e compassione. Non si tratta di “controllare” le emozioni, ma di creare uno spazio interno in cui poterle accogliere e regolare con maggiore equilibrio.
Nel lavoro sulle dipendenze digitali – come l’uso problematico di smartphone, social media, videogiochi e dispositivi digitali – l’intervento è orientato a riconoscere gli automatismi, comprendere il ruolo emotivo della tecnologia e sostenere la persona nel recuperare un rapporto più consapevole, intenzionale e libero, che lasci spazio ad altre dimensioni della vita.
Ogni percorso terapeutico è costruito insieme, nel rispetto dei tempi, della storia e dell’unicità della persona. Non esistono soluzioni standard né percorsi uguali: il cambiamento nasce dall’incontro, dall’ascolto e dalla possibilità di sentirsi visti nella propria complessità, per costruire un benessere più autentico e duraturo nella vita quotidiana.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico clinico
50 € -
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Somministrazione e interpretazione di test di intelligenza
40 € -
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Training autogeno
20 € -
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Test psicologici
40 € -
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Test di personalità
40 € -
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Indirizzi (2)
Piazza dello Spirito Santo, 21, 2° piano, Pescara 65121
Disponibilità
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Recensioni
5 recensioni
Nuovo profilo su MioDottore
I pazienti hanno appena iniziato a rilasciare recensioni.
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M
Michela F.
Ho iniziato il mio percorso con questa psicologa in un momento molto difficile della mia vita, in cui mi sentivo smarrita e senza punti di riferimento. Fin dalle prime sedute mi sono sentita accolta, ascoltata e mai giudicata. Mi ha aiutata a comprendere meglio me stessa, a dare un nome alle mie emozioni e soprattutto a riprendere in mano la mia vita passo dopo passo.
Grazie al lavoro fatto insieme ho acquisito maggiore consapevolezza, forza e fiducia in me stessa. È una professionista attenta, preparata e profondamente umana.• Studio di consulenza online • colloquio psicologico clinico •
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M
Marco T.
Ho avuto un’esperienza estremamente positiva con questa psicologa. Fin dal primo incontro si è dimostrata una professionista attenta, empatica e capace di creare un clima di ascolto autentico e privo di giudizio. La sua competenza emerge chiaramente nel modo in cui sa guidare il percorso terapeutico con sensibilità e chiarezza, aiutando a comprendere meglio se stessi e ad affrontare le difficoltà con strumenti concreti.
Consiglio vivamente questa professionista a chiunque cerchi un supporto serio, umano e realmente efficace.• Studio di consulenza online • colloquio psicologico clinico •
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M
Melanie
Fin da subito mi sono sentita capita e mai giudicata. La dottoressa ha un'incredibile capacità di ascolto e mi ha supportata nel percorso di scoperta di me stessa. Un punto di riferimento.
• Studio privato • consulenza psicologica •
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L
Leonardo
Una professionista che mi ha fatto sentire a mio agio fin da subito. È riuscita a fornirmi strumenti atti ad analizzare il mio stato emotivo
• Studio privato • colloquio psicologico clinico •
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T
Teo
la più empatica con cui abbia mai parlato, ti spinge a riflettere
• Studio privato • test psicologici •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera a tutti,
A causa di un riacutizzarsi della sintomatologia ansiosa, il mio psichiatra ha convenuto il fatto che l alcol avrebbe potuto compromettere l’efficacia della terapia.
Premetto che assumo da un anno e mezzo la terapia e non sono un bevitore ma, Durante le feste natalizie dicembre/gennaio sentendomi piuttosto bene, ho abusato un po’ col bere.
Magari non tutti i giorni, ma un giorno sì e due no magari capitava che bevevo due/tre bicchieri di alcol.
(aperitivi, Brindisi e cene) Tra l’altro metà gennaio ho dimenticato di assumere due giorni non continuativi la terapia e un giorno sono stato un po’ brilletto.
Secondo il vostro parere è coerente come cosa?
La terapia comincia ex novo?
E quindi bisogna aspettare le canoniche 3 settimane per vedere miglioramenti?
Ciao,
capisco bene la tua preoccupazione e provo a risponderti in modo semplice e rassicurante.
Quello che descrivi è comprensibile e coerente. Durante le feste è facile bere un po’ di più, soprattutto quando ci si sente meglio. Anche quantità che sembrano moderate, però, possono interferire con i farmaci per l’ansia e rendere il sistema nervoso più “sensibile” nei giorni successivi. Questo può spiegare la riacutizzazione dei sintomi.
Le due dimenticanze della terapia, se non consecutive, di solito non compromettono il lavoro fatto in un anno e mezzo. Inserite però nello stesso periodo dell’alcol possono aver contribuito a creare uno scompenso temporaneo. Non significa che la terapia non funzioni più, ma che l’equilibrio si è un po’ alterato.
In genere non si ricomincia da zero e non è necessario aspettare di nuovo tutte le classiche 3 settimane. Spesso, tornando a prendere la terapia con regolarità e sospendendo l’alcol, il miglioramento arriva più rapidamente, anche nel giro di alcuni giorni o di una o due settimane.
È anche un’informazione importante su come funzionano spesso i disturbi d’ansia: quando ci si sente meglio è facile abbassare la guardia, concedersi più libertà e sottovalutare alcuni fattori di rischio, come l’alcol. Non è una colpa, è qualcosa di molto umano e frequente.
Continua a seguire le indicazioni del tuo psichiatra e concediti il tempo necessario per ritrovare stabilità.
Salve dottori. Sono una ragazza di 38 anni che vive ancora a casa con i genitori e il fratello di 30. Io lavoro nel sociale e sono un educatore professionale. Poiché ho dei contratti a tempo determinato che ancora non mi permettono una stabilità non ho ancora pensato di potermi pagare un affitto. Ma non è solo questa la motivazione. Purtroppo, a causa di mio fratello, che da anni non riesce a portare a termine nulla e avendo avuto condotte negative fino allo scorso anno, ho sviluppato delle manie di controllo in casa, verso di lui e verso i miei genitori, che ancora non hanno imparato a gestire questa situazione. Gli è stato proposto di ogni, corsi di formazione, lavori. Non ha mai portato a termine nulla, non ha vita sociale e dipende completamente dai miei genitori ( esce con loro, o sta in casa, si limita solo a fare qualche breve passeggiata e rincasa) quest estate è stati invogliato dai miei a fare dei test per alcuni corsi universitari ed è riuscito ad accedere al corso di infermieristica che da novembre ha cominciato a frequentare in presenza. Tra poco ci saranno gli esami e si sta già cominciando a lamentare che non riuscirà, mettendo il muso in casa e continuando coi suoi malumori perenni. Avviso che io e lui non ci parliamo da mesi, abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale e mancanza di dialogo sano, io ho sempre cercato di riavvicinarmi nonostante tutto quel che ha causato in casa fino ad un anno fa mi ha portato ad avere rancore verso di lui. Adesso, dall ultima volta che abbiamo avuto una brusca discussione non mi sono più sentita di fare i passi che facevo prima verso di lui, anche quando non dovevo.
Per anni ha bevuto, mascherava così le sue insicurezze , diventava aggressivo e due anni fa per poco non lo abbiamo denunciato( rubava in casa, vendeva cose e manipolava i miei ) adesso tutto ciò non accade piu( prende psicofarmaci da anni e antabuse per non bere) non ha avuto più ricadute ma i suoi malesseri creano ansia ,non solo a me ma soprattutto a mia madre, che è la persona che ne risente di più e dipende dai suoi stati d animo. Purtroppo non ho una famiglia salda, mia madre faceva A e mio padre B. Ed io quando scoprivo cosa faceva e mi mettevo in mezzo diventavo la pecora nera, che smuoveva le cose e non stava zitta , per loro creavo guerra. Per anni ho avuto timore di lui, poi ho cominciato a ribellarmi ed entrambi siamo diventati offensivi l uno verso l altra. Non ho mai sopportato che offendesse i miei e se lo avessimo denunciato in quei tempi magari a quest ora si sarebbe ravveduto. Purtroppo lui fa il leone solo in casa, fuori è la pecora smarrita. Durante l ultima litigata con lui si è permesso di additarmi, attaccandosi a cose futili, per spostare l attenzione su di me e non assumersi come al suo solito le sue responsabilità! È un fallito, una persona che secondo me non concluderà nemmeno questo percorso ed io sono terrorizzata perché un giorno i guai saranno i miei ! Se non avrà un lavoro e i miei non ci saranno più si attaccherà a questa casa e sono certa che mi farà avere dei problemi ! Di certo non resterò qui con lui ed io non lo aiuterò in nessun modo! Ha avuto tante chance, adesso basta ! Ho troppo rancore e non mi fido di lui, sento di avere il nemico in casa ! Non riesco più a gestire questa situazione , non so se lo fa consciamente ma ci mette contro , i miei sono deboli, mio padre è una persona con zero personalità e carattere, si è sempre fatto mettere sotto da lui ed io in questo modo ce l ho anche coi miei per causa sua! Per mia madre sarà l ennesima delusione se non terminerà questo percorso. Ed io avrò paura di andarmene da casa perché so già che i miei non hanno il carattere per rimetterlo a riga ! Qui dentro avevamo impostato delle regole, i soldi gli andavano dati solo quando andava un facoltà, adesso ogni tanto li sento parlare e so che qualcosa danno , si riadagiano sempre ed io mi sento profondamente tradita e sola in questa casa. Dovrei vivere in un luogo sicuro, ma non mi sento al sicuro, è cattivo , è depresso da anni, non so se lo fa apposta a fare la vittima o se è davvero un depresso cronico! So solo che mi disgusta solo a vederlo , io mi sono molto impegnata per studiare e trovarmi un lavoro,lui ancora si fa pagare sigarette e sfizi fuori dai miei che cercano sempre di mettere a tacere tutto con la speranza che si crei qualcosa.
Non ditemi di andare in terapia, se devo andare in terapia farò un reset psicologico e non sedute per una vita. Mi hanno csongiliato il reset per le emozioni disturbanti e i pensieri negativi che mi bloccano , anche a causa di dipendenza emotiva che ho sviluppato verso il mio ex e che ancora vivo.
Ditemi senza filtri se vivo in una famiglia disfunzionale, se mio fratello è disturbato
e se devo allontanarmi e chiudere con tutti. Grazie, sto davvero male.
Da quello che racconti emerge una sofferenza profonda e prolungata nel tempo. Vivere per anni in un contesto familiare in cui mancano confini chiari, responsabilità condivise e una reale protezione emotiva può portare chi è più sensibile e responsabile a caricarsi di pesi enormi. Il tuo bisogno di controllo, la rabbia, il rancore e persino il disgusto che oggi senti non parlano di cattiveria, ma di esaurimento emotivo dopo molto tempo passato a reggere situazioni più grandi di te.
È comprensibile sentirsi tradita e sola quando si percepisce che le regole vengono allentate, che i problemi vengono evitati e che tu resti l’unica a “tenere la linea”. In questi contesti spesso chi prova a dire le cose come stanno diventa, ingiustamente, il problema della famiglia. Questo può ferire molto e lasciare un senso profondo di ingiustizia.
Rispetto a tuo fratello, al di là delle etichette o delle diagnosi, ciò che conta è l’impatto che la sua sofferenza e i suoi comportamenti hanno avuto su di te. Sentirsi insicura in casa propria è un segnale importante, da non ignorare. Proteggersi non significa abbandonare o punire qualcuno, ma riconoscere i propri limiti e il diritto a stare meglio.
Allontanarsi, anche solo gradualmente, può essere un atto di cura verso se stessi, non una colpa, ne una punizione. Non tutto può essere aggiustato restando dentro le stesse dinamiche, soprattutto quando durano da anni e hanno già lasciato segni profondi.
È comprensibile anche la tua resistenza all’idea di “terapie infinite”. Quando una persona ha dato tanto, per così tanto tempo, può nascere il timore di doversi aggiustare all’infinito per problemi che non ha creato. Ma non tutte le terapie sono percorsi senza fine: esistono anche interventi mirati, con obiettivi chiari e tempi definiti, pensati non per scavare all’infinito, ma per alleggerire, rimettere confini e restituire spazio alla propria vita.
Allo stesso modo, l’idea di un “reset” emotivo nasce spesso dal bisogno profondo di silenzio interno, di smettere di essere costantemente in allerta. È un desiderio comprensibile quando si è vissuti a lungo in un clima di tensione, instabilità e assenza di sicurezza.
È naturale che, in un contesto così complesso, sorga il timore di “dover pagare” in futuro per scelte o mancanze altrui. Questo pensiero nasce spesso dal fatto che si è stati caricati da responsabilità non proprie, più che da una reale certezza.
Meriti uno spazio sicuro, relazioni che non ti mettano costantemente in allarme e la possibilità di pensare anche a te, non solo agli altri. La tua fatica è reale, il tuo dolore è legittimo, e il desiderio di pace non è egoismo.
Un passo alla volta. Anche solo riconoscere tutto questo è già un atto di grande forza.
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