Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi tro
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Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
Gentile Utente, quello che sta vivendo è comprensibile: il suo comportamento sembra di evitamento più che di dispetto, come se volesse mantenere distanza senza saperlo fare in modo maturo. Il punto però non è tanto lui, ma l’effetto che ha su di lei: l’agitazione e il blocco indicano che emotivamente non è ancora del tutto “neutrale” rispetto a lui.
In queste situazioni, non serve trovare il comportamento perfetto.
Piuttosto, quando lo incontra, può provare a riportarsi al presente con il respiro e con qualcosa di concreto intorno a se.
Col tempo, lavorando su questo, la sua presenza avrà sempre meno impatto su di lei.
Un caro saluto
In queste situazioni, non serve trovare il comportamento perfetto.
Piuttosto, quando lo incontra, può provare a riportarsi al presente con il respiro e con qualcosa di concreto intorno a se.
Col tempo, lavorando su questo, la sua presenza avrà sempre meno impatto su di lei.
Un caro saluto
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Sento dalle tue parole quanto sia faticoso quel corridoio e quanto il corpo stia parlando per te attraverso quel tremore. Vorrei però rassicurarti su un punto: non stai sbagliando nulla.
Sentirsi scossa dopo un incontro del genere non è un segno di debolezza, ma la risposta naturale di un sistema che cerca di proteggersi da una situazione ancora emotivamente carica.
Non rimproverarti per non aver detto 'permesso'. In quel momento il tuo silenzio è stato una difesa legittima, un modo per proteggere la tua fragilità.
Chi non si sposta o abbassa la testa spesso non lo fa per superiorità, ma perché non possiede gli strumenti emotivi per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. La sua rigidità parla di lui, non di te.
Il tuo obiettivo, più che trovare il modo 'perfetto' per interagire con lui, potrebbe essere quello di aiutarti a riappropriarti del tuo spazio in università, sentendoti legittimata a esistere e a passare, indipendentemente dal suo sguardo. Valuta l'inizio di un percorso con un professionista, proprio per non sentirti sola o sopraffatta dalle emozioni che stai sentendo al momento. Non lasciare che questo malessere si cristallizzi. Meriti di camminare in quel corridoio sentendoti al sicuro.
Ti auguro una buona Pasqua.
Sentirsi scossa dopo un incontro del genere non è un segno di debolezza, ma la risposta naturale di un sistema che cerca di proteggersi da una situazione ancora emotivamente carica.
Non rimproverarti per non aver detto 'permesso'. In quel momento il tuo silenzio è stato una difesa legittima, un modo per proteggere la tua fragilità.
Chi non si sposta o abbassa la testa spesso non lo fa per superiorità, ma perché non possiede gli strumenti emotivi per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. La sua rigidità parla di lui, non di te.
Il tuo obiettivo, più che trovare il modo 'perfetto' per interagire con lui, potrebbe essere quello di aiutarti a riappropriarti del tuo spazio in università, sentendoti legittimata a esistere e a passare, indipendentemente dal suo sguardo. Valuta l'inizio di un percorso con un professionista, proprio per non sentirti sola o sopraffatta dalle emozioni che stai sentendo al momento. Non lasciare che questo malessere si cristallizzi. Meriti di camminare in quel corridoio sentendoti al sicuro.
Ti auguro una buona Pasqua.
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa situazione la coinvolga ancora a livello emotivo, nonostante il tempo trascorso e la consapevolezza razionale che non ci sia un futuro con questa persona.
Quello che descrive è comprensibile: incontrare un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo dove non è possibile evitare completamente il contatto, può riattivare vissuti profondi, anche dopo molto tempo. Le reazioni che riferisce – agitazione, tremore, bisogno di fermarsi – sono segnali corporei di un’attivazione emotiva intensa, non un segno di “debolezza” o incapacità.
Rispetto al comportamento del suo ex, è possibile che il suo atteggiamento (evitare lo sguardo, non salutare, apparire freddo o distante) sia una modalità personale di gestione del disagio o dell’imbarazzo. Tuttavia, indipendentemente dalle sue motivazioni, ciò che ha maggiore importanza è come questa situazione impatta su di lei.
Mi sembra che lei si trovi in una sorta di doppio movimento interno: da un lato il desiderio di “comportarsi nel modo giusto”, dall’altro il bisogno di proteggersi evitando il contatto. Questo può generare confusione e la sensazione di sbagliare sempre.
In questi casi può essere utile spostare il focus da “come dovrei comportarmi con lui” a “come posso stare meglio io in questa situazione”.
Alcuni spunti che potrebbero aiutarla:
• Darsi il permesso di essere come è: la sua timidezza e sensibilità non sono difetti, ma caratteristiche da rispettare. Non esiste un unico modo “giusto” di reagire.
• Semplificare il comportamento: può scegliere una linea coerente e sostenibile per lei (ad esempio un saluto educato e neutro, oppure un atteggiamento più distaccato), senza sentirsi obbligata a fare di più.
• Non interpretare eccessivamente i suoi comportamenti: il rischio è di attribuire significati (dispetti, intenzioni) che aumentano il suo disagio.
• Ascoltare il corpo: quelle reazioni fisiche sono importanti segnali. Dopo gli incontri, concedersi un momento per calmarsi e ritrovare equilibrio può essere molto utile.
Il fatto che, nonostante la consapevolezza razionale, l’incontro con lui susciti ancora una forte risposta emotiva potrebbe indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste reazioni e a sentirsi più stabile e sicura in queste situazioni.
Non sta sbagliando: sta semplicemente attraversando un’esperienza emotiva complessa che merita ascolto e rispetto.
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa situazione la coinvolga ancora a livello emotivo, nonostante il tempo trascorso e la consapevolezza razionale che non ci sia un futuro con questa persona.
Quello che descrive è comprensibile: incontrare un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo dove non è possibile evitare completamente il contatto, può riattivare vissuti profondi, anche dopo molto tempo. Le reazioni che riferisce – agitazione, tremore, bisogno di fermarsi – sono segnali corporei di un’attivazione emotiva intensa, non un segno di “debolezza” o incapacità.
Rispetto al comportamento del suo ex, è possibile che il suo atteggiamento (evitare lo sguardo, non salutare, apparire freddo o distante) sia una modalità personale di gestione del disagio o dell’imbarazzo. Tuttavia, indipendentemente dalle sue motivazioni, ciò che ha maggiore importanza è come questa situazione impatta su di lei.
Mi sembra che lei si trovi in una sorta di doppio movimento interno: da un lato il desiderio di “comportarsi nel modo giusto”, dall’altro il bisogno di proteggersi evitando il contatto. Questo può generare confusione e la sensazione di sbagliare sempre.
In questi casi può essere utile spostare il focus da “come dovrei comportarmi con lui” a “come posso stare meglio io in questa situazione”.
Alcuni spunti che potrebbero aiutarla:
• Darsi il permesso di essere come è: la sua timidezza e sensibilità non sono difetti, ma caratteristiche da rispettare. Non esiste un unico modo “giusto” di reagire.
• Semplificare il comportamento: può scegliere una linea coerente e sostenibile per lei (ad esempio un saluto educato e neutro, oppure un atteggiamento più distaccato), senza sentirsi obbligata a fare di più.
• Non interpretare eccessivamente i suoi comportamenti: il rischio è di attribuire significati (dispetti, intenzioni) che aumentano il suo disagio.
• Ascoltare il corpo: quelle reazioni fisiche sono importanti segnali. Dopo gli incontri, concedersi un momento per calmarsi e ritrovare equilibrio può essere molto utile.
Il fatto che, nonostante la consapevolezza razionale, l’incontro con lui susciti ancora una forte risposta emotiva potrebbe indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste reazioni e a sentirsi più stabile e sicura in queste situazioni.
Non sta sbagliando: sta semplicemente attraversando un’esperienza emotiva complessa che merita ascolto e rispetto.
Buonasera,
nel suo racconto si coglie quanto questi incontri riescano a smuovere qualcosa di molto intenso dentro di lei.
Da una parte descrive situazioni concrete — il corridoio stretto, gli sguardi evitati, i saluti appena accennati — dall’altra emerge l’effetto emotivo che tutto questo ha su di lei: agitazione, tremore, la sensazione di “esplodere” e il bisogno di fermarsi. È come se ogni incontro riattivasse qualcosa che, pur appartenendo al passato, nel presente trova spazio e intensità.
In queste dinamiche può accadere che il comportamento dell’altro — soprattutto quando appare ambiguo, evitante o poco chiaro — venga vissuto come un segnale da interpretare o a cui dare un significato. Allo stesso tempo, quello che sembra prendere forma è un movimento interno molto delicato: il desiderio di capire come stare in quella situazione, insieme al timore di sbagliare o di esporsi.
Da una parte c’è la consapevolezza che la relazione è conclusa e che non c’è un futuro insieme, dall’altra il corpo e le emozioni sembrano reagire come se qualcosa fosse non ancora del tutto elaborato. Questo può generare proprio quel senso di impreparazione che descrive, come se ogni incontro arrivasse senza che ci sia il tempo di costruire una posizione interna stabile.
Più che individuare il comportamento giusto da tenere con lui, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su ciò che accade dentro di lei in quei momenti: che cosa si attiva, quali pensieri emergono, quale bisogno prova a trovare spazio. Comprendere questi movimenti interni nel tempo può aiutarla a sentirsi meno in balia della situazione esterna.
Uno spazio psicologico potrebbe offrire la possibilità di dare senso a queste reazioni — anche corporee — e di costruire, gradualmente, un modo di stare in queste situazioni che sia più in sintonia con lei, più che definito dall’altro.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
nel suo racconto si coglie quanto questi incontri riescano a smuovere qualcosa di molto intenso dentro di lei.
Da una parte descrive situazioni concrete — il corridoio stretto, gli sguardi evitati, i saluti appena accennati — dall’altra emerge l’effetto emotivo che tutto questo ha su di lei: agitazione, tremore, la sensazione di “esplodere” e il bisogno di fermarsi. È come se ogni incontro riattivasse qualcosa che, pur appartenendo al passato, nel presente trova spazio e intensità.
In queste dinamiche può accadere che il comportamento dell’altro — soprattutto quando appare ambiguo, evitante o poco chiaro — venga vissuto come un segnale da interpretare o a cui dare un significato. Allo stesso tempo, quello che sembra prendere forma è un movimento interno molto delicato: il desiderio di capire come stare in quella situazione, insieme al timore di sbagliare o di esporsi.
Da una parte c’è la consapevolezza che la relazione è conclusa e che non c’è un futuro insieme, dall’altra il corpo e le emozioni sembrano reagire come se qualcosa fosse non ancora del tutto elaborato. Questo può generare proprio quel senso di impreparazione che descrive, come se ogni incontro arrivasse senza che ci sia il tempo di costruire una posizione interna stabile.
Più che individuare il comportamento giusto da tenere con lui, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su ciò che accade dentro di lei in quei momenti: che cosa si attiva, quali pensieri emergono, quale bisogno prova a trovare spazio. Comprendere questi movimenti interni nel tempo può aiutarla a sentirsi meno in balia della situazione esterna.
Uno spazio psicologico potrebbe offrire la possibilità di dare senso a queste reazioni — anche corporee — e di costruire, gradualmente, un modo di stare in queste situazioni che sia più in sintonia con lei, più che definito dall’altro.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Gentile utente,
comprendo il disagio e l’agitazione che prova in queste situazioni: incontrare una persona con cui si è avuto un legame significativo può riattivare emozioni intense, anche a distanza di tempo, soprattutto se il contatto avviene in modo freddo o evitante.
Il comportamento del suo ex, per quanto possa risultare immaturo o sgradevole, potrebbe non essere necessariamente rivolto a ferirla. In alcuni casi, l’indifferenza o l’evitamento sono modalità con cui una persona gestisce il disagio, l’imbarazzo o emozioni che non sa affrontare. Questo non giustifica il comportamento, ma può aiutarla a non viverlo come qualcosa di personale o come un “dispetto” nei suoi confronti.
Ciò che invece appare centrale è la sua reazione interna: il tremore, l’agitazione, il senso di “esplodere”. Sono segnali importanti che indicano quanto questo incontro abbia ancora un impatto emotivo su di lei. Non è un segno di debolezza, ma di un coinvolgimento che merita ascolto e rispetto.
Non esiste un modo “perfetto” di comportarsi. Un semplice saluto educato, oppure anche scegliere di non interagire, sono entrambe opzioni valide, purché siano coerenti con ciò che la fa sentire più tutelata. L’aspetto più importante è spostare l’attenzione da lui a sé stessa: non tanto “come devo comportarmi con lui?”, ma “come posso proteggermi e stare meglio io in queste situazioni?”.
Con il tempo, lavorando anche sulla gestione dell’ansia e sull’autostima, questi incontri potranno diventare meno destabilizzanti. E' umano non sentirsi sempre pronti in situazioni emotivamente delicate.
Un caro saluto e una Buona Pasqua :)
comprendo il disagio e l’agitazione che prova in queste situazioni: incontrare una persona con cui si è avuto un legame significativo può riattivare emozioni intense, anche a distanza di tempo, soprattutto se il contatto avviene in modo freddo o evitante.
Il comportamento del suo ex, per quanto possa risultare immaturo o sgradevole, potrebbe non essere necessariamente rivolto a ferirla. In alcuni casi, l’indifferenza o l’evitamento sono modalità con cui una persona gestisce il disagio, l’imbarazzo o emozioni che non sa affrontare. Questo non giustifica il comportamento, ma può aiutarla a non viverlo come qualcosa di personale o come un “dispetto” nei suoi confronti.
Ciò che invece appare centrale è la sua reazione interna: il tremore, l’agitazione, il senso di “esplodere”. Sono segnali importanti che indicano quanto questo incontro abbia ancora un impatto emotivo su di lei. Non è un segno di debolezza, ma di un coinvolgimento che merita ascolto e rispetto.
Non esiste un modo “perfetto” di comportarsi. Un semplice saluto educato, oppure anche scegliere di non interagire, sono entrambe opzioni valide, purché siano coerenti con ciò che la fa sentire più tutelata. L’aspetto più importante è spostare l’attenzione da lui a sé stessa: non tanto “come devo comportarmi con lui?”, ma “come posso proteggermi e stare meglio io in queste situazioni?”.
Con il tempo, lavorando anche sulla gestione dell’ansia e sull’autostima, questi incontri potranno diventare meno destabilizzanti. E' umano non sentirsi sempre pronti in situazioni emotivamente delicate.
Un caro saluto e una Buona Pasqua :)
Buongiorno,
capisco molto bene la confusione e il disagio che descrive, la situazione che sta vivendo con il suo ex può generare emozioni intense anche se sa razionalmente che non c’è un futuro tra voi. È del tutto normale sentirsi agitata, tremare o avere bisogno di sedersi dopo un incontro, soprattutto quando ci sono ancora legami emotivi residui e quando ci si sente timidi o ansiosi. Queste reazioni sono una risposta naturale del corpo e della mente al confronto con qualcuno che ha avuto un ruolo importante nella sua vita.
Per quanto riguarda il comportamento del suo ex, può avere molteplici motivi: imbarazzo, disagio, desiderio di distanziarsi o semplicemente modi diversi di gestire la situazione. Non è detto che abbia intenzione di ferirla; il fatto che si comporti frettolosamente o a testa bassa riflette più la sua gestione interna delle emozioni che un giudizio sul suo valore personale.
Il modo migliore di comportarsi è prendersi cura di sé stessa: mantenere la calma, respirare profondamente e non sentirsi obbligata a interazioni che la mettono a disagio. Può essere utile prepararsi mentalmente prima di incontrarlo, stabilendo piccoli obiettivi: un saluto breve e cortese, mantenere lo sguardo rilassato, senza aspettative ulteriori. Ricordarsi che il controllo delle proprie emozioni è il punto centrale: lei può scegliere come reagire senza lasciarsi travolgere dall’agitazione.
Se questi episodi continuano a generarle forte ansia o agitazione, potrebbe essere molto utile parlarne per acquisire strumenti concreti per gestire gli incontri, l’ansia e la timidezza in maniera più serena, così da sentirsi più sicura di sé negli spazi condivisi. Se se la sente, può contattarmi quando vuole. Cordiali saluti
capisco molto bene la confusione e il disagio che descrive, la situazione che sta vivendo con il suo ex può generare emozioni intense anche se sa razionalmente che non c’è un futuro tra voi. È del tutto normale sentirsi agitata, tremare o avere bisogno di sedersi dopo un incontro, soprattutto quando ci sono ancora legami emotivi residui e quando ci si sente timidi o ansiosi. Queste reazioni sono una risposta naturale del corpo e della mente al confronto con qualcuno che ha avuto un ruolo importante nella sua vita.
Per quanto riguarda il comportamento del suo ex, può avere molteplici motivi: imbarazzo, disagio, desiderio di distanziarsi o semplicemente modi diversi di gestire la situazione. Non è detto che abbia intenzione di ferirla; il fatto che si comporti frettolosamente o a testa bassa riflette più la sua gestione interna delle emozioni che un giudizio sul suo valore personale.
Il modo migliore di comportarsi è prendersi cura di sé stessa: mantenere la calma, respirare profondamente e non sentirsi obbligata a interazioni che la mettono a disagio. Può essere utile prepararsi mentalmente prima di incontrarlo, stabilendo piccoli obiettivi: un saluto breve e cortese, mantenere lo sguardo rilassato, senza aspettative ulteriori. Ricordarsi che il controllo delle proprie emozioni è il punto centrale: lei può scegliere come reagire senza lasciarsi travolgere dall’agitazione.
Se questi episodi continuano a generarle forte ansia o agitazione, potrebbe essere molto utile parlarne per acquisire strumenti concreti per gestire gli incontri, l’ansia e la timidezza in maniera più serena, così da sentirsi più sicura di sé negli spazi condivisi. Se se la sente, può contattarmi quando vuole. Cordiali saluti
Gentilissima, non c'è un modo corretto o sbagliato di stare in relazione e non possiamo negare i nostri sentimenti o le nostre emozioni. Probabilmente avete bisogno entrambi di ritrovare una modalità più professionale all'interno dell'ambiente di lavoro. Da quello che dice sembra evidente che in questo momento la vostra storia passata incide notevolmente sulla qualità della relazione lavorativa. Purtroppo non è mai facile, quando si lavora insieme, tenere separate le due cose. Resto a disposizione. Buona Pasqua a lei.
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente faticosa dal punto di vista emotivo. Non è tanto il comportamento del suo ex in sé a generare il disagio, quanto ciò che quel comportamento attiva dentro di lei: agitazione, tensione, senso di inadeguatezza e il timore di “sbagliare”.
Partiamo da un punto importante: il comportamento del suo ex (evitante, freddo, a tratti immaturo) può avere molte spiegazioni – imbarazzo, difficoltà a gestire il passato, bisogno di distanza, oppure modalità poco mature di affrontare la situazione. Tuttavia, cercare di comprenderne il motivo rischia di tenerla agganciata a lui e di farle perdere di vista ciò che conta davvero: il suo benessere.
Quello che emerge con più forza è la sua reazione interna:
l’ansia anticipatoria quando pensa di incontrarlo
la difficoltà a comportarsi in modo spontaneo
la sensazione di essere sempre “impreparata”
il bisogno di fare la cosa “giusta”
Queste reazioni sono molto comuni quando una relazione significativa non è stata completamente elaborata a livello emotivo, anche se razionalmente lei sa che non c’è futuro.
Non esiste un “modo perfetto” di comportarsi con lui. Può però essere utile darsi alcune linee guida semplici e realistiche:
mantenere un comportamento educato ma neutro (un cenno di saluto, se se la sente, senza forzarsi)
non adattare le sue azioni in funzione di lui
accettare che un minimo di imbarazzo è normale e non significa che sta sbagliando qualcosa
Nel suo esempio del corridoio: non ha sbagliato. Ha fatto ciò che in quel momento si è sentita di fare. Col senno di poi è facile pensare “avrei dovuto…”, ma in realtà quella è una forma di autocritica che alimenta l’ansia.
Il punto centrale diventa quindi lavorare su:
la gestione dell’ansia nei momenti di incontro
la sicurezza personale nelle interazioni
l’elaborazione emotiva della relazione passata
Il fatto che dopo averlo visto lei provi tremore e bisogno di sedersi indica che il suo corpo sta reagendo in modo intenso, come se fosse ancora coinvolta a livello profondo. Questo merita attenzione e cura.
Dal suo racconto emerge anche una certa rigidità verso sé stessa (“mi sembra di sbagliare sempre”): provi invece a spostare lo sguardo dalla performance (“come devo comportarmi?”) all’ascolto (“cosa sento e di cosa ho bisogno in quel momento?”).
In sintesi: non è lei a essere “sbagliata” o incapace, ma è una situazione emotivamente attivante che tocca aspetti più profondi della sua storia e del suo modo di relazionarsi.
Proprio per questo, potrebbe essere molto utile approfondire questi vissuti con un professionista, per aiutarla a gestire meglio l’ansia e sentirsi più sicura nelle relazioni.
Un caro saluto e auguri di Buona Pasqua.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente faticosa dal punto di vista emotivo. Non è tanto il comportamento del suo ex in sé a generare il disagio, quanto ciò che quel comportamento attiva dentro di lei: agitazione, tensione, senso di inadeguatezza e il timore di “sbagliare”.
Partiamo da un punto importante: il comportamento del suo ex (evitante, freddo, a tratti immaturo) può avere molte spiegazioni – imbarazzo, difficoltà a gestire il passato, bisogno di distanza, oppure modalità poco mature di affrontare la situazione. Tuttavia, cercare di comprenderne il motivo rischia di tenerla agganciata a lui e di farle perdere di vista ciò che conta davvero: il suo benessere.
Quello che emerge con più forza è la sua reazione interna:
l’ansia anticipatoria quando pensa di incontrarlo
la difficoltà a comportarsi in modo spontaneo
la sensazione di essere sempre “impreparata”
il bisogno di fare la cosa “giusta”
Queste reazioni sono molto comuni quando una relazione significativa non è stata completamente elaborata a livello emotivo, anche se razionalmente lei sa che non c’è futuro.
Non esiste un “modo perfetto” di comportarsi con lui. Può però essere utile darsi alcune linee guida semplici e realistiche:
mantenere un comportamento educato ma neutro (un cenno di saluto, se se la sente, senza forzarsi)
non adattare le sue azioni in funzione di lui
accettare che un minimo di imbarazzo è normale e non significa che sta sbagliando qualcosa
Nel suo esempio del corridoio: non ha sbagliato. Ha fatto ciò che in quel momento si è sentita di fare. Col senno di poi è facile pensare “avrei dovuto…”, ma in realtà quella è una forma di autocritica che alimenta l’ansia.
Il punto centrale diventa quindi lavorare su:
la gestione dell’ansia nei momenti di incontro
la sicurezza personale nelle interazioni
l’elaborazione emotiva della relazione passata
Il fatto che dopo averlo visto lei provi tremore e bisogno di sedersi indica che il suo corpo sta reagendo in modo intenso, come se fosse ancora coinvolta a livello profondo. Questo merita attenzione e cura.
Dal suo racconto emerge anche una certa rigidità verso sé stessa (“mi sembra di sbagliare sempre”): provi invece a spostare lo sguardo dalla performance (“come devo comportarmi?”) all’ascolto (“cosa sento e di cosa ho bisogno in quel momento?”).
In sintesi: non è lei a essere “sbagliata” o incapace, ma è una situazione emotivamente attivante che tocca aspetti più profondi della sua storia e del suo modo di relazionarsi.
Proprio per questo, potrebbe essere molto utile approfondire questi vissuti con un professionista, per aiutarla a gestire meglio l’ansia e sentirsi più sicura nelle relazioni.
Un caro saluto e auguri di Buona Pasqua.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Mia cara!
Essere timida non è una colpa!
Mi domando come mai ti importi ancora “come la pensa lui” o “cosa fare per non sbagliare” se, effettivamente, siete lasciati e così sembra vogliate restare.
Credo che non esista un modo migliore da poter suggerire per te… perché se te lo suggerisse qualcun’altro allora, sarebbe il modo migliore per quella persona (e non per te). Ti invito a sederti e chiederti come mai ti fai queste domande, e l’invito a fare terapia è sempre utile!
Esplorare queste cose da sola può essere difficile, insieme al clinico un po meno!
Saluti!
Essere timida non è una colpa!
Mi domando come mai ti importi ancora “come la pensa lui” o “cosa fare per non sbagliare” se, effettivamente, siete lasciati e così sembra vogliate restare.
Credo che non esista un modo migliore da poter suggerire per te… perché se te lo suggerisse qualcun’altro allora, sarebbe il modo migliore per quella persona (e non per te). Ti invito a sederti e chiederti come mai ti fai queste domande, e l’invito a fare terapia è sempre utile!
Esplorare queste cose da sola può essere difficile, insieme al clinico un po meno!
Saluti!
Gentilissima, buongiorno e buona Pasqua anche a lei.
La ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Quello che descrive è comprensibile e molto umano: trovarsi di fronte a qualcuno con cui si è avuta una storia importante, in un contesto quotidiano come quello lavorativo, è una delle situazioni più difficili da gestire emotivamente. Le sensazioni che prova durante ogni incontro con lui non sono segno di debolezza, ma delle risposte del suo corpo a qualcosa che porta ancora dentro e che hanno tutto il diritto di esserci.
Riguardo al suo comportamento, non sento che abbia sbagliato in qualcosa. Non era obbligata a parlargli, né tantomeno a sorridere, ma ha attraversato quel corridoio con dignità, come ha potuto, e questo è già moltissimo.
Mi colpisce, inoltre, quanto dimostri di conoscersi bene. Afferma di essere timida, ansiosa, percepisce che tende a rimproverarsi. Forse il lavoro più prezioso che può fare adesso non è trovare il modo "giusto" di comportarsi con lui, ma provare ad essere un po' più gentile con sé stessa. Proprio per questo, se posso permettermi un suggerimento, potrebbe valere la pena considerare un percorso di psicoterapia, perché avere uno spazio dedicato, riservato e sicuro in cui esplorare le proprie emozioni e i propri vissuti può essere un dono prezioso che fa sé stessa. Un professionista può accompagnarla con delicatezza in questo processo, aiutandola a ritrovare maggiore serenità e fiducia nelle proprie risorse interiori.
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
La ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Quello che descrive è comprensibile e molto umano: trovarsi di fronte a qualcuno con cui si è avuta una storia importante, in un contesto quotidiano come quello lavorativo, è una delle situazioni più difficili da gestire emotivamente. Le sensazioni che prova durante ogni incontro con lui non sono segno di debolezza, ma delle risposte del suo corpo a qualcosa che porta ancora dentro e che hanno tutto il diritto di esserci.
Riguardo al suo comportamento, non sento che abbia sbagliato in qualcosa. Non era obbligata a parlargli, né tantomeno a sorridere, ma ha attraversato quel corridoio con dignità, come ha potuto, e questo è già moltissimo.
Mi colpisce, inoltre, quanto dimostri di conoscersi bene. Afferma di essere timida, ansiosa, percepisce che tende a rimproverarsi. Forse il lavoro più prezioso che può fare adesso non è trovare il modo "giusto" di comportarsi con lui, ma provare ad essere un po' più gentile con sé stessa. Proprio per questo, se posso permettermi un suggerimento, potrebbe valere la pena considerare un percorso di psicoterapia, perché avere uno spazio dedicato, riservato e sicuro in cui esplorare le proprie emozioni e i propri vissuti può essere un dono prezioso che fa sé stessa. Un professionista può accompagnarla con delicatezza in questo processo, aiutandola a ritrovare maggiore serenità e fiducia nelle proprie risorse interiori.
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
Buongiorno,
La situazione che descrive è comprensibilmente molto attivante sul piano emotivo.
Quando ci si ritrova a condividere spazi con un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo, non è raro che anche piccoli episodi assumano un significato molto forte. Più che “dispetti”, il comportamento del suo ex potrebbe essere letto come una modalità di gestione della distanza, ovvero evitare, non incrociare lo sguardo, mantenere un’apparente indifferenza possono essere modi, forse poco maturi ma non insoliti, per tenere sotto controllo il coinvolgimento emotivo.
Allo stesso tempo, è importante osservare cosa accade dentro di lei. L’agitazione, il tremore, il senso di esplosione interna sembrano indicare che questo incontro riattiva qualcosa di ancora vivo, al di là della consapevolezza razionale che la relazione è conclusa. Non è tanto una questione di “comportarsi nel modo giusto”, quanto di riconoscere che in quei momenti lei entra in uno stato emotivo intenso che la mette in difficoltà.
Potrebbe aiutarla spostare l’attenzione da lui a sé stessa, chiedendosi cosa la farebbe sentire più tutelata e stabile in quelle situazioni. Anche un semplice “permesso” detto per passare non implica un’apertura relazionale, ma può essere un modo per affermare la sua presenza e il suo diritto allo spazio, senza esporsi oltre ciò che sente possibile.
Se queste reazioni sono così forti, potrebbe essere utile avere uno spazio di ascolto per elaborarle, così da non sentirsi ogni volta impreparata ma più centrata nelle sue risposte.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
La situazione che descrive è comprensibilmente molto attivante sul piano emotivo.
Quando ci si ritrova a condividere spazi con un ex partner, soprattutto in un contesto lavorativo, non è raro che anche piccoli episodi assumano un significato molto forte. Più che “dispetti”, il comportamento del suo ex potrebbe essere letto come una modalità di gestione della distanza, ovvero evitare, non incrociare lo sguardo, mantenere un’apparente indifferenza possono essere modi, forse poco maturi ma non insoliti, per tenere sotto controllo il coinvolgimento emotivo.
Allo stesso tempo, è importante osservare cosa accade dentro di lei. L’agitazione, il tremore, il senso di esplosione interna sembrano indicare che questo incontro riattiva qualcosa di ancora vivo, al di là della consapevolezza razionale che la relazione è conclusa. Non è tanto una questione di “comportarsi nel modo giusto”, quanto di riconoscere che in quei momenti lei entra in uno stato emotivo intenso che la mette in difficoltà.
Potrebbe aiutarla spostare l’attenzione da lui a sé stessa, chiedendosi cosa la farebbe sentire più tutelata e stabile in quelle situazioni. Anche un semplice “permesso” detto per passare non implica un’apertura relazionale, ma può essere un modo per affermare la sua presenza e il suo diritto allo spazio, senza esporsi oltre ciò che sente possibile.
Se queste reazioni sono così forti, potrebbe essere utile avere uno spazio di ascolto per elaborarle, così da non sentirsi ogni volta impreparata ma più centrata nelle sue risposte.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Gentilissima,
nelle diverse situazioni di cui ha raccontato leggo molta attenzione da parte sua su cosa il suo ex-ragazzo possa pensare o provare in questo momento. Si preoccupa ad esempio di capire quali possano essere le motivazioni per cui non la saluta o perché non le rivolge la parola. Sarebbe interessante indagare anche cosa lei prova e pensa riguardo al rivedere il proprio ex. Racconta infatti di provare agitazione, tremore e ansia dopo che lo vede, che sono però stati di attivazione corporea. Che emozioni ha provato in qui momenti? Che significato ha avuto per lei la vostra relazione e la fine della stessa? In questo modo avrebbe un importante strumento che possa farle da 'cartina torna sole' non tanto su come 'dovrebbe', ma su come vorrebbe o avrebbe bisogno di comportarsi per gestire il rapporto con lui in una modalità che le permetta di essere serena.
Le mando un caro saluto e rimango a disposizione per qualsiasi dubbio.
Dott.ssa Allieri Valentina
nelle diverse situazioni di cui ha raccontato leggo molta attenzione da parte sua su cosa il suo ex-ragazzo possa pensare o provare in questo momento. Si preoccupa ad esempio di capire quali possano essere le motivazioni per cui non la saluta o perché non le rivolge la parola. Sarebbe interessante indagare anche cosa lei prova e pensa riguardo al rivedere il proprio ex. Racconta infatti di provare agitazione, tremore e ansia dopo che lo vede, che sono però stati di attivazione corporea. Che emozioni ha provato in qui momenti? Che significato ha avuto per lei la vostra relazione e la fine della stessa? In questo modo avrebbe un importante strumento che possa farle da 'cartina torna sole' non tanto su come 'dovrebbe', ma su come vorrebbe o avrebbe bisogno di comportarsi per gestire il rapporto con lui in una modalità che le permetta di essere serena.
Le mando un caro saluto e rimango a disposizione per qualsiasi dubbio.
Dott.ssa Allieri Valentina
Buongiorno, comprendo molto bene quanto questa situazione possa risultare stressante e destabilizzante. Ciò che descrive è un esempio di come i contatti involontari con persone significative del passato possano far emergere emozioni intense e reazioni fisiche, anche quando razionalmente sappiamo che non c’è più possibilità di futuro con quella persona. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, questi momenti sono spesso il riflesso di schemi emotivi e pensieri automatici che rimandano a esperienze passate di relazione e rifiuto, e che possono scatenare ansia, agitazione e sintomi corporei come tremore o bisogno immediato di sedersi. La mente interpreta questi segnali come una minaccia, anche se la minaccia reale non c’è, e tende a ripetere schemi di anticipazione del pericolo o di giudizio negativo, come il pensare di “sbagliare sempre” nel comportamento o di non sapersi difendere. In queste circostanze può essere utile, attraverso un percorso di supporto cognitivo-comportamentale, imparare a riconoscere e osservare questi pensieri automatici senza esserne sopraffatti, distinguendo tra ciò che effettivamente succede e le interpretazioni emotive che la mente produce. Questo tipo di lavoro permette di ridurre l’intensità della risposta emotiva, imparando gradualmente a gestire l’ansia e la tensione corporea che emergono quando si incrocia l’ex partner. Inoltre, può aiutare a sviluppare strategie per sentirsi più assertiva, ad esempio pianificando in anticipo come comportarsi in situazioni inevitabili, senza sentirsi obbligata a reagire immediatamente o a giudicarsi per le proprie emozioni. Il fatto che lei si senta agitata e ansiosa non significa che stia sbagliando o che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma indica che ci sono schemi emotivi ancora attivi che meritano attenzione e comprensione. Un percorso mirato le consentirebbe di esplorare questi schemi, comprendere i motivi alla base delle sue reazioni e sviluppare strumenti concreti per affrontare la quotidianità lavorativa con maggiore serenità e padronanza delle proprie emozioni, senza che la presenza dell’ex partner diventi destabilizzante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso questo vissuto emotivo così faticoso da gestire. Ritrovarsi a condividere gli spazi lavorativi con una persona con cui si è avuta una storia importante è una sfida emotiva non indifferente, specialmente per chi, come lei, ha un’indole sensibile e riservata.
Provo a dividere in punti la situazione da lei descritta per inquadrarla meglio:
1.L'interpretazione del silenzio: Lei descrive il comportamento del suo ex come "infantile" o come un "dispetto". In psicologia, spesso il silenzio o l'evitamento (camminare a testa bassa, non spostarsi) non sono segni di forza, ma di difficoltà emotiva. È possibile che anche lui provi disagio e che la sua "chiusura" sia un meccanismo di difesa per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. Non è necessariamente un attacco a lei, ma un limite della sua capacità di gestire l'incontro.
2.La reazione del suo corpo: L'agitazione e il tremore che avverte dopo averlo incrociato sono segnali di un sistema nervoso in allerta. Anche se razionalmente lei sa che non c'è futuro, per il suo mondo emotivo quell'uomo rappresenta ancora un "territorio sensibile". Il fatto che lei si senta "sbagliata" deriva dal tentativo di controllare razionalmente un'emozione che invece è istintiva.
3.Il diritto di esserci: Quando si trova in quel corridoio stretto, ricordi a se stessa che lei ha il diritto di occupare quello spazio tanto quanto lui. Non scusarsi o non dire "permesso" non è un errore, ma una scelta di protezione del suo silenzio. Non deve sentirsi obbligata a essere "educata a tutti i costi" se questo le costa troppa energia emotiva.
Mi permetto alcuni suggerimenti pratici:
•Normalizzi la sua reazione: La prossima volta che accade, invece di dirsi "sto sbagliando tutto", provi a dirsi: "È normale che io tremi, il mio corpo sta reagendo a uno stress, passerà tra pochi minuti". Accogliere il tremore invece di combatterlo lo farà svanire più in fretta.
•Sposti il focus: Quando lo vede, provi a concentrarsi su un dettaglio neutro dell'ambiente (il colore di una porta, un rumore di fondo) invece che sulla sua espressione o sul suo corpo. Questo aiuta a "de-centrare" l'ex dal suo campo visivo e mentale.
•La sua "invisibilità": Se lui la tratta come se fosse invisibile, provi a ribaltare la prospettiva: questo le dà la libertà di non dover gestire alcuna interazione. La sua "indifferenza" può diventare, col tempo, il suo spazio di sicurezza. Come dire: “meno male che non mi vede così sono più libera! Lui non mi vede, io non lo vedo!”
Lei non sta sbagliando nulla; sta solo attraversando il faticoso processo di "riprendersi" i suoi spazi quotidiani. Sia gentile con sé stessa e si conceda il tempo necessario perché questi incontri diventino, gradualmente, solo una parte della routine lavorativa e non più un evento traumatico.
Un cordiale saluto,
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e con studio professionale a Roma.
la ringrazio per aver condiviso questo vissuto emotivo così faticoso da gestire. Ritrovarsi a condividere gli spazi lavorativi con una persona con cui si è avuta una storia importante è una sfida emotiva non indifferente, specialmente per chi, come lei, ha un’indole sensibile e riservata.
Provo a dividere in punti la situazione da lei descritta per inquadrarla meglio:
1.L'interpretazione del silenzio: Lei descrive il comportamento del suo ex come "infantile" o come un "dispetto". In psicologia, spesso il silenzio o l'evitamento (camminare a testa bassa, non spostarsi) non sono segni di forza, ma di difficoltà emotiva. È possibile che anche lui provi disagio e che la sua "chiusura" sia un meccanismo di difesa per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. Non è necessariamente un attacco a lei, ma un limite della sua capacità di gestire l'incontro.
2.La reazione del suo corpo: L'agitazione e il tremore che avverte dopo averlo incrociato sono segnali di un sistema nervoso in allerta. Anche se razionalmente lei sa che non c'è futuro, per il suo mondo emotivo quell'uomo rappresenta ancora un "territorio sensibile". Il fatto che lei si senta "sbagliata" deriva dal tentativo di controllare razionalmente un'emozione che invece è istintiva.
3.Il diritto di esserci: Quando si trova in quel corridoio stretto, ricordi a se stessa che lei ha il diritto di occupare quello spazio tanto quanto lui. Non scusarsi o non dire "permesso" non è un errore, ma una scelta di protezione del suo silenzio. Non deve sentirsi obbligata a essere "educata a tutti i costi" se questo le costa troppa energia emotiva.
Mi permetto alcuni suggerimenti pratici:
•Normalizzi la sua reazione: La prossima volta che accade, invece di dirsi "sto sbagliando tutto", provi a dirsi: "È normale che io tremi, il mio corpo sta reagendo a uno stress, passerà tra pochi minuti". Accogliere il tremore invece di combatterlo lo farà svanire più in fretta.
•Sposti il focus: Quando lo vede, provi a concentrarsi su un dettaglio neutro dell'ambiente (il colore di una porta, un rumore di fondo) invece che sulla sua espressione o sul suo corpo. Questo aiuta a "de-centrare" l'ex dal suo campo visivo e mentale.
•La sua "invisibilità": Se lui la tratta come se fosse invisibile, provi a ribaltare la prospettiva: questo le dà la libertà di non dover gestire alcuna interazione. La sua "indifferenza" può diventare, col tempo, il suo spazio di sicurezza. Come dire: “meno male che non mi vede così sono più libera! Lui non mi vede, io non lo vedo!”
Lei non sta sbagliando nulla; sta solo attraversando il faticoso processo di "riprendersi" i suoi spazi quotidiani. Sia gentile con sé stessa e si conceda il tempo necessario perché questi incontri diventino, gradualmente, solo una parte della routine lavorativa e non più un evento traumatico.
Un cordiale saluto,
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e con studio professionale a Roma.
Cara Paziente in difficoltà,
purtroppo i rapporti sentimentali sul posto di lavoro sono sempre un po' più difficili da gestire. Lei e il suo ex avreste bisogno di un tempo di lontananza per elaborare la separazione che, invece, non potete permettervi per la quotidianità del posto di lavoro. Le separazioni, se ci pensa, sono dei piccoli lutti: crolla una fantasia condivisa, occorre lasciare andare l'idealizzazione dell'altro, metabolizzare l'infrangersi di un progetto condiviso (fantasticato oppure reale, poco cambia). Insomma, l'elaborazione richiede tempo e incontrarsi per caso nei corridoi rende tutto molto più complicato. Il suo ex probabilmente prova imbarazzo e si comporta in modo goffo. Lei dal canto suo è ancora vulnerabile al suo fascino. E' possibile che il suo processo di elaborazione sia ancora in una fase iniziale. Non disperi, però. Il tempo aiuta, sempre. E se non dovesse bastare, può sempre cercare un aiuto professionale. Coraggio!
purtroppo i rapporti sentimentali sul posto di lavoro sono sempre un po' più difficili da gestire. Lei e il suo ex avreste bisogno di un tempo di lontananza per elaborare la separazione che, invece, non potete permettervi per la quotidianità del posto di lavoro. Le separazioni, se ci pensa, sono dei piccoli lutti: crolla una fantasia condivisa, occorre lasciare andare l'idealizzazione dell'altro, metabolizzare l'infrangersi di un progetto condiviso (fantasticato oppure reale, poco cambia). Insomma, l'elaborazione richiede tempo e incontrarsi per caso nei corridoi rende tutto molto più complicato. Il suo ex probabilmente prova imbarazzo e si comporta in modo goffo. Lei dal canto suo è ancora vulnerabile al suo fascino. E' possibile che il suo processo di elaborazione sia ancora in una fase iniziale. Non disperi, però. Il tempo aiuta, sempre. E se non dovesse bastare, può sempre cercare un aiuto professionale. Coraggio!
Buonasera gentile utente,
l'indifferenza da parte di chi un tempo diceva di amarci è sempre un boccone amaro da digerire. Si vorrebbe avere un rapporto pacifico, cordiale, disteso; e invece si ottiene freddezza, distacco ed evitamento.
Le motivazioni che spingono lui a comportarsi così, purtroppo, non ci è dato saperlo (e non è detto che le sappia il diretto interessato). Le motivazioni che spingono Lei a restare ancorata a lui e ai suoi atteggiamenti dopo 2 anni, questa è una gran bella domanda a cui invece è possibile trovare risposta.
Credo potrebbe trovare giovamento nell'esplorare questa dimensione all'interno di un percorso. Resto a disposizione e Le mando un caro saluto.
l'indifferenza da parte di chi un tempo diceva di amarci è sempre un boccone amaro da digerire. Si vorrebbe avere un rapporto pacifico, cordiale, disteso; e invece si ottiene freddezza, distacco ed evitamento.
Le motivazioni che spingono lui a comportarsi così, purtroppo, non ci è dato saperlo (e non è detto che le sappia il diretto interessato). Le motivazioni che spingono Lei a restare ancorata a lui e ai suoi atteggiamenti dopo 2 anni, questa è una gran bella domanda a cui invece è possibile trovare risposta.
Credo potrebbe trovare giovamento nell'esplorare questa dimensione all'interno di un percorso. Resto a disposizione e Le mando un caro saluto.
Grazie per aver condiviso questa situazione con tanta precisione nei dettagli, si percepisce quanto ogni incontro pesi emotivamente.
Quello che descrivi fisicamente, agitazione, tremore, sensazione di esplosione interna dopo gli incontri, è una risposta ansiosa classica, attivata da uno stimolo che il sistema nervoso ha ancora associato a qualcosa di emotivamente significativo. Non è debolezza, è fisiologia dell'attaccamento ancora attiva.
Un'osservazione clinica importante: stai dedicando molta energia ad analizzare ogni suo comportamento, non si sposta, cammina a testa bassa, il ciao era forzato. Questo tipo di monitoraggio ipervigilante è comprensibile ma costoso emotivamente, e tende a mantenere vivo il legame proprio quando si vorrebbe allentarlo. Più si analizza, più si rimane agganciati.
Sul suo comportamento: può avere mille spiegazioni, imbarazzo, disagio, carattere, ma nessuna di esse cambia la tua situazione concreta. Cercare di decodificarlo non ti dà informazioni utili, ti tiene solo in uno stato di allerta.
Cosa può aiutarti concretamente:
Lavorare sul corridoio e sugli incontri come esposizioni graduali, non evitarli, ma affrontarli con un piano semplice: saluto neutro, sguardo avanti, si va. La timidezza e l'ansia si riducono con l'esposizione ripetuta, non con la fuga.
Ridurre l'analisi post-incontro, quando noti che stai ripercorrendo l'episodio, riportare l'attenzione su qualcosa di concreto e presente.
Il contesto lavorativo condiviso rende tutto più complicato, un percorso psicoterapeutico individuale, anche breve, potrebbe darti strumenti pratici per gestire questi incontri senza che ti costino così tanto.
Buona Pasqua anche a lei. Un Caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Quello che descrivi fisicamente, agitazione, tremore, sensazione di esplosione interna dopo gli incontri, è una risposta ansiosa classica, attivata da uno stimolo che il sistema nervoso ha ancora associato a qualcosa di emotivamente significativo. Non è debolezza, è fisiologia dell'attaccamento ancora attiva.
Un'osservazione clinica importante: stai dedicando molta energia ad analizzare ogni suo comportamento, non si sposta, cammina a testa bassa, il ciao era forzato. Questo tipo di monitoraggio ipervigilante è comprensibile ma costoso emotivamente, e tende a mantenere vivo il legame proprio quando si vorrebbe allentarlo. Più si analizza, più si rimane agganciati.
Sul suo comportamento: può avere mille spiegazioni, imbarazzo, disagio, carattere, ma nessuna di esse cambia la tua situazione concreta. Cercare di decodificarlo non ti dà informazioni utili, ti tiene solo in uno stato di allerta.
Cosa può aiutarti concretamente:
Lavorare sul corridoio e sugli incontri come esposizioni graduali, non evitarli, ma affrontarli con un piano semplice: saluto neutro, sguardo avanti, si va. La timidezza e l'ansia si riducono con l'esposizione ripetuta, non con la fuga.
Ridurre l'analisi post-incontro, quando noti che stai ripercorrendo l'episodio, riportare l'attenzione su qualcosa di concreto e presente.
Il contesto lavorativo condiviso rende tutto più complicato, un percorso psicoterapeutico individuale, anche breve, potrebbe darti strumenti pratici per gestire questi incontri senza che ti costino così tanto.
Buona Pasqua anche a lei. Un Caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Gentile Utente,
è comprensibile che incontrare un ex partner in un contesto quotidiano come quello lavorativo possa innescare forti reazioni emotive, specialmente se si è inclini all'ansia o timidizza.
Le sensazioni fisiche che descrivere potrebbero essere segnali di forte stress che queste interazioni le provocano.
Spesso, quando cerchiamo di interpretare i silenzi o i gesti dell'altro finiamo per alimentare il nostro malessere. E' importante ricordare che non esiste un modo giusto o sbagliato di comportarsi.
Qualora sentisse che queste situazioni compromettono la sua tranquillità lavorativa e personale, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire l'ansia e a sviluppare nuovi strumenti per affrontare il tutto con maggiore sicurezza.
Resto a disposizione, anche online.
è comprensibile che incontrare un ex partner in un contesto quotidiano come quello lavorativo possa innescare forti reazioni emotive, specialmente se si è inclini all'ansia o timidizza.
Le sensazioni fisiche che descrivere potrebbero essere segnali di forte stress che queste interazioni le provocano.
Spesso, quando cerchiamo di interpretare i silenzi o i gesti dell'altro finiamo per alimentare il nostro malessere. E' importante ricordare che non esiste un modo giusto o sbagliato di comportarsi.
Qualora sentisse che queste situazioni compromettono la sua tranquillità lavorativa e personale, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire l'ansia e a sviluppare nuovi strumenti per affrontare il tutto con maggiore sicurezza.
Resto a disposizione, anche online.
Sembrerebbe che in quegli incontri lei si senta ridotta a un’invisibilità che paradossalmente la espone a un contatto troppo diretto, quasi un’esplosione interna. Forse la sua ansia segnala il peso di un silenzio che non riesce a farsi parola davanti a un corpo che ignora il suo. La inviterei a interrogare questa agitazione in un percorso con un professionista. Un cordiale saluto.
Buongiorno Signora penso che le possa essere di aiuto una consultazione così da approfondire meglio cosa di più la fa soffrire
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente e la reazione che sperimenta non è affatto insolita quando ci si trova a incontrare una persona con cui si è avuto un legame significativo. L’agitazione, il tremore e il senso di “esplosione interna” sono segnali che il suo sistema emotivo si attiva ancora in presenza di questa persona. Questo non indica debolezza, ma il fatto che quella relazione ha lasciato una traccia importante, che non si è ancora del tutto riorganizzata a livello emotivo. Rispetto al dubbio sul “come comportarsi”, non esiste una modalità perfetta. Un aspetto centrale su cui lavorare riguarda ciò che accade dentro di lei. Se questa situazione continua a generare disagio , potrebbe essere utile intraprendere un breve percorso psicologico per elaborare quanto ancora attivo dentro di lei e acquisire strumenti per gestire meglio queste attivazioni.
Resto a disposizione,
un cordiale saluto.
la situazione che descrive è comprensibilmente e la reazione che sperimenta non è affatto insolita quando ci si trova a incontrare una persona con cui si è avuto un legame significativo. L’agitazione, il tremore e il senso di “esplosione interna” sono segnali che il suo sistema emotivo si attiva ancora in presenza di questa persona. Questo non indica debolezza, ma il fatto che quella relazione ha lasciato una traccia importante, che non si è ancora del tutto riorganizzata a livello emotivo. Rispetto al dubbio sul “come comportarsi”, non esiste una modalità perfetta. Un aspetto centrale su cui lavorare riguarda ciò che accade dentro di lei. Se questa situazione continua a generare disagio , potrebbe essere utile intraprendere un breve percorso psicologico per elaborare quanto ancora attivo dentro di lei e acquisire strumenti per gestire meglio queste attivazioni.
Resto a disposizione,
un cordiale saluto.
Gentilissima,
dal suo racconto emerge la sofferenza che prova ancora per la rottura di questa relazione. Lasciarsi significa separarsi da un legame significativo che ci ha coinvolto profondamente e, in un certo senso, anche da una parte di noi.
Gli incontri sul luogo di lavoro, per quanto casuali, sembrano riattivare vissuti emotivi intensi e forse anche il bisogno di un confronto o di un chiarimento.
Rispetto ai comportamenti del suo ex partner, è comprensibile che lei li interpreti come segnali di rifiuto o di indifferenza; allo stesso tempo, è possibile che anche lui stia vivendo una forma di disagio o imbarazzo che lo porta ad evitare il contatto.
Più che concentrarsi su ciò che lui pensa o prova, può essere utile spostare l’attenzione su di sé: ciò che accade nel suo corpo (l’agitazione, il tremore, il bisogno di sedersi) è un segnale importante. Le sue emozioni stanno comunicando un bisogno che merita ascolto e comprensione.
Può essere utile chiedersi cosa si attiva dentro di lei in quei momenti: dolore, rabbia, senso di rifiuto, desiderio di riconoscimento? Dare un nome a queste esperienze è il primo passo per poterle elaborare.
Se lo ritiene possibile, e se sente che potrebbe aiutarla, anche un confronto diretto e rispettoso potrebbe favorire una maggiore serenità nella convivenza lavorativa. In alternativa, lavorare su questi vissuti in uno spazio personale potrebbe aiutarla a gestire con più sicurezza e tranquillità queste situazioni.
Un caro saluto e auguri di buona Pasqua.
dal suo racconto emerge la sofferenza che prova ancora per la rottura di questa relazione. Lasciarsi significa separarsi da un legame significativo che ci ha coinvolto profondamente e, in un certo senso, anche da una parte di noi.
Gli incontri sul luogo di lavoro, per quanto casuali, sembrano riattivare vissuti emotivi intensi e forse anche il bisogno di un confronto o di un chiarimento.
Rispetto ai comportamenti del suo ex partner, è comprensibile che lei li interpreti come segnali di rifiuto o di indifferenza; allo stesso tempo, è possibile che anche lui stia vivendo una forma di disagio o imbarazzo che lo porta ad evitare il contatto.
Più che concentrarsi su ciò che lui pensa o prova, può essere utile spostare l’attenzione su di sé: ciò che accade nel suo corpo (l’agitazione, il tremore, il bisogno di sedersi) è un segnale importante. Le sue emozioni stanno comunicando un bisogno che merita ascolto e comprensione.
Può essere utile chiedersi cosa si attiva dentro di lei in quei momenti: dolore, rabbia, senso di rifiuto, desiderio di riconoscimento? Dare un nome a queste esperienze è il primo passo per poterle elaborare.
Se lo ritiene possibile, e se sente che potrebbe aiutarla, anche un confronto diretto e rispettoso potrebbe favorire una maggiore serenità nella convivenza lavorativa. In alternativa, lavorare su questi vissuti in uno spazio personale potrebbe aiutarla a gestire con più sicurezza e tranquillità queste situazioni.
Un caro saluto e auguri di buona Pasqua.
Buongiorno,
sicuramente è complicato avere una persona con la quale si è intrattenuta una relazione sentimentale nello stesso luogo di lavoro. Non so come si sia conclusa la relazione tra di voi, ma le persone reagiscono in modo diverso davanti a una separazione. Sarebbe interessante indagare del come mai sente ancora questa agitazione e tremore, perché è indicativo. Il nostro corpo comunica sempre come stiamo. Salutarsi come due persone civili è gesto di maturità, e dato che condividete lo stesso spazio lavorativo bisognerebbe fare un salto di maturità ancora superiore e parlarvi, senza che lei debba evitare luoghi comuni. Sicuramente le potrebbe essere d'aiuto fare un lavoro su se stessa.
sicuramente è complicato avere una persona con la quale si è intrattenuta una relazione sentimentale nello stesso luogo di lavoro. Non so come si sia conclusa la relazione tra di voi, ma le persone reagiscono in modo diverso davanti a una separazione. Sarebbe interessante indagare del come mai sente ancora questa agitazione e tremore, perché è indicativo. Il nostro corpo comunica sempre come stiamo. Salutarsi come due persone civili è gesto di maturità, e dato che condividete lo stesso spazio lavorativo bisognerebbe fare un salto di maturità ancora superiore e parlarvi, senza che lei debba evitare luoghi comuni. Sicuramente le potrebbe essere d'aiuto fare un lavoro su se stessa.
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge che la presenza del suo ex partner continua ad attivare in lei una risposta emotiva e fisica molto intensa. L’agitazione e il senso di smarrimento nei momenti di incontro possono indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Il comportamento di lui può risultare difficile da interpretare, ma appare secondario rispetto a ciò che accade dentro di lei e a come queste situazioni incidono sul suo equilibrio emotivo. Può essere indicato avviare un percorso psicologico, utile per approfondire questi vissuti e favorire una maggiore stabilità e consapevolezza nelle interazioni che si trova ad affrontare.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
da ciò che descrive emerge che la presenza del suo ex partner continua ad attivare in lei una risposta emotiva e fisica molto intensa. L’agitazione e il senso di smarrimento nei momenti di incontro possono indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Il comportamento di lui può risultare difficile da interpretare, ma appare secondario rispetto a ciò che accade dentro di lei e a come queste situazioni incidono sul suo equilibrio emotivo. Può essere indicato avviare un percorso psicologico, utile per approfondire questi vissuti e favorire una maggiore stabilità e consapevolezza nelle interazioni che si trova ad affrontare.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni. Si percepisce chiaramente quanto questi incontri la mettano in difficoltà e quanto, nonostante il tempo passato, il contatto con il suo ex attivi ancora una reazione intensa dentro di lei.
Quello che descrive è molto comprensibile: anche quando sappiamo razionalmente che una relazione è finita e che non ci sarà un futuro, il corpo e le emozioni possono reagire in modo molto forte, soprattutto se la chiusura non è stata del tutto “elaborata” a livello emotivo. Quel tremore, quell’agitazione fino al bisogno di sedersi, sono segnali di un’attivazione emotiva importante, non di una sua debolezza.
Rispetto al comportamento del suo ex, è naturale cercare di dargli un significato, ma spesso questi atteggiamenti (evitare lo sguardo, fare finta di nulla, sembrare freddo) parlano più del suo modo di gestire la situazione che di lei. Potrebbe essere imbarazzo, evitamento, difficoltà a reggere il contatto… ma al di là delle possibili spiegazioni, ciò che conta davvero è come tutto questo fa sentire lei.
Mi sembra importante dirle una cosa: non esiste un modo “giusto” in assoluto di comportarsi in queste situazioni. Esiste piuttosto un modo più adatto a lei, a come si sente e a ciò che vuole proteggere di sé. Il punto non è fare la cosa perfetta, ma trovare una modalità che la faccia sentire il più possibile coerente e rispettosa dei suoi vissuti.
Per esempio, evitare di salutarlo può essere una forma di protezione, così come scegliere un saluto minimo e neutro può essere un modo per mantenere una distanza senza entrare in dinamiche più cariche. Non è tanto importante cosa “si dovrebbe fare”, ma cosa la aiuta a stare un po’ meglio in quei momenti.
Credo sia importante spostare l’attenzione da “sto sbagliando?” a “come posso prendermi cura di me in questi momenti?”.
Il fatto che lei si definisca timida, introversa e ansiosa non è un limite, ma una chiave di lettura: probabilmente ha bisogno di tempi e modalità più delicate per gestire situazioni emotivamente attivanti come questa.
Se queste reazioni sono così intense e persistenti, potrebbe essere utile anche avere uno spazio psicologico in cui elaborare meglio ciò che questa relazione ha rappresentato per lei e perché il contatto, anche minimo, continua ad avere questo impatto.
Resto a disposizione se desidera approfondire o lavorare su strategie più concrete per affrontare questi incontri con maggiore serenità.
Quello che descrive è molto comprensibile: anche quando sappiamo razionalmente che una relazione è finita e che non ci sarà un futuro, il corpo e le emozioni possono reagire in modo molto forte, soprattutto se la chiusura non è stata del tutto “elaborata” a livello emotivo. Quel tremore, quell’agitazione fino al bisogno di sedersi, sono segnali di un’attivazione emotiva importante, non di una sua debolezza.
Rispetto al comportamento del suo ex, è naturale cercare di dargli un significato, ma spesso questi atteggiamenti (evitare lo sguardo, fare finta di nulla, sembrare freddo) parlano più del suo modo di gestire la situazione che di lei. Potrebbe essere imbarazzo, evitamento, difficoltà a reggere il contatto… ma al di là delle possibili spiegazioni, ciò che conta davvero è come tutto questo fa sentire lei.
Mi sembra importante dirle una cosa: non esiste un modo “giusto” in assoluto di comportarsi in queste situazioni. Esiste piuttosto un modo più adatto a lei, a come si sente e a ciò che vuole proteggere di sé. Il punto non è fare la cosa perfetta, ma trovare una modalità che la faccia sentire il più possibile coerente e rispettosa dei suoi vissuti.
Per esempio, evitare di salutarlo può essere una forma di protezione, così come scegliere un saluto minimo e neutro può essere un modo per mantenere una distanza senza entrare in dinamiche più cariche. Non è tanto importante cosa “si dovrebbe fare”, ma cosa la aiuta a stare un po’ meglio in quei momenti.
Credo sia importante spostare l’attenzione da “sto sbagliando?” a “come posso prendermi cura di me in questi momenti?”.
Il fatto che lei si definisca timida, introversa e ansiosa non è un limite, ma una chiave di lettura: probabilmente ha bisogno di tempi e modalità più delicate per gestire situazioni emotivamente attivanti come questa.
Se queste reazioni sono così intense e persistenti, potrebbe essere utile anche avere uno spazio psicologico in cui elaborare meglio ciò che questa relazione ha rappresentato per lei e perché il contatto, anche minimo, continua ad avere questo impatto.
Resto a disposizione se desidera approfondire o lavorare su strategie più concrete per affrontare questi incontri con maggiore serenità.
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- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
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