Buongiorno dott. io assumo daparox goccie a sera da ben 15 anni oramai per ansia è disturbo osses

6 risposte
Buongiorno dott. io assumo daparox goccie a sera da ben 15 anni oramai per ansia è disturbo ossessivo, cosa che grazie a questo farmaco adesso sto molto meglio... ma ho un dubbio che mi hanno fatto venire i miei amici... ma essendo che non sono medici ne loro ne quanto meno io.. vorrei chiedere un'informazzione ma questo farmaco daparox dopo tutti questi anni può portare al punto di farti rimbambinire è perdere la testa...? perchè mi anno fatto venire sta paura... anche se ogni tanto ho disorientamento come se fossi distaccato ma non so se al farmaco o al mio disturbo... Grazie
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
capisco molto bene la paura che Le è venuta… soprattutto quando arriva da fuori, magari da persone non esperte, ma che riescono comunque a insinuare un dubbio. E quando si soffre di ansia o di disturbo ossessivo, questi pensieri tendono ad “agganciarsi” e diventare difficili da lasciare andare.

Parto da un punto importante: il fatto che Lei assuma il farmaco da tanti anni e stia meglio è già un indicatore molto significativo. Farmaci come il Daparox (paroxetina) sono utilizzati proprio per trattare ansia e disturbo ossessivo, anche per periodi lunghi, sotto controllo medico. Non “rimbambiscono” e non fanno “perdere la testa”. Questa è una paura molto comune, ma non corrisponde a ciò che succede realmente.

Quella sensazione che descrive – di disorientamento, di essere un po’ distaccato – è molto più coerente con stati d’ansia o con il disturbo ossessivo stesso. Spesso viene chiamata derealizzazione o depersonalizzazione: è una sensazione spiacevole, ma non pericolosa, e soprattutto non è un segno che sta “impazzendo” o perdendo lucidità. Anzi, il fatto stesso che Lei se ne accorga e se lo ponga come dubbio è esattamente il contrario.

Quello che probabilmente è successo è questo: qualcuno Le ha detto qualcosa, il pensiero si è acceso (“e se fosse vero?”) e da lì l’ansia ha iniziato ad aumentare, portando anche più attenzione a ogni minima sensazione interna. E più si osserva, più sembra tutto strano. È un meccanismo molto tipico.

La cosa importante è non entrare nella lotta continua con questi pensieri e non cercare conferme ovunque, perché così si alimentano. Piuttosto, è utile imparare a riconoscerli per quello che sono: pensieri legati all’ansia, non segnali di un danno reale.

Detto questo, è sempre corretto confrontarsi con il medico che La segue per qualsiasi dubbio sulla terapia, così da avere un riferimento chiaro e sicuro. Ma da quello che descrive, non c’è nulla che faccia pensare a un effetto del farmaco di quel tipo.

Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo aspetto: gestire i pensieri intrusivi, ridurre queste sensazioni di distacco e aiutarLa a sentirsi più stabile e tranquillo, senza vivere con questo timore costante. Se Le va può contattarmi e fissiamo un incontro, così affrontiamo insieme questi dubbi e Le restituiamo un po’ di serenità.

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Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco bene la preoccupazione che sta vivendo, soprattutto perché nasce da qualcosa che le è stato detto e che ha iniziato a farle guardare con sospetto qualcosa che, fino a poco tempo fa, percepiva come utile e stabile nella sua vita. Quando si parla di salute, anche solo un dubbio può attivare pensieri molto forti e far emergere paure difficili da gestire. Da quello che racconta, emerge un aspetto importante. Lei assume questo farmaco da molti anni e riferisce che le ha permesso di stare meglio rispetto all’ansia e ai pensieri ossessivi. Questo dato è fondamentale, perché indica che nel tempo ha trovato un equilibrio che ha funzionato. La paura che ora si è attivata sembra invece legata a pensieri anticipatori e interpretazioni che si sono accese dopo il confronto con altre persone. In un’ottica cognitivo comportamentale è utile osservare proprio questo passaggio. Una frase esterna può diventare un pensiero interno, e quel pensiero può iniziare a essere trattato come una possibilità concreta o addirittura come un rischio imminente. Da lì, la mente inizia a cercare segnali che possano confermare quella paura. Sensazioni come il disorientamento o il sentirsi un po’ distaccati, che possono avere molte spiegazioni, vengono così lette attraverso quella lente, e questo le rende più preoccupanti. È molto importante distinguere tra il sintomo e l’interpretazione del sintomo. Le sensazioni che descrive, come il distacco o il disorientamento, sono esperienze che spesso si presentano proprio nei disturbi d’ansia e nelle fasi in cui l’attenzione è molto focalizzata su ciò che accade dentro di sé. Quando la mente è in uno stato di allerta, tende a monitorare continuamente il corpo e la propria lucidità, e questo può amplificare sensazioni che altrimenti passerebbero inosservate. La paura di “perdere la testa” è una delle paure più comuni quando si soffre di ansia o di disturbi ossessivi. Non è tanto il segnale di qualcosa che sta accadendo davvero, quanto il risultato di un pensiero che diventa molto carico emotivamente. Più ci si spaventa di questa possibilità, più la mente torna su quel tema, creando un circolo che si autoalimenta. Il punto centrale quindi non è tanto stabilire se il farmaco stia facendo questo effetto, ma comprendere come la sua mente sta interpretando ciò che sente. Il fatto che questa paura sia nata in seguito a ciò che le è stato detto, e che ora si accompagni a una maggiore attenzione ai sintomi, suggerisce proprio un meccanismo di questo tipo. Può essere molto utile, in questo momento, non cercare continuamente conferme o rassicurazioni, perché questo tende a mantenere attivo il dubbio, ma iniziare a osservare questi pensieri per quello che sono, cioè eventi mentali, non fatti. Allo stesso tempo, continuare a confrontarsi con il professionista che la segue può darle un riferimento più solido rispetto a informazioni che arrivano dall’esterno e che possono essere poco accurate. Un percorso di supporto, anche integrato a quello che ha già fatto in passato, potrebbe aiutarla a lavorare proprio su questi meccanismi, comprendendo meglio come nascono queste paure, come si mantengono e come ridurne l’impatto nella sua quotidianità. Non si tratta di eliminare ogni dubbio, ma di cambiare il modo in cui la mente reagisce a questi pensieri, così che non prendano il sopravvento. Quello che sta vivendo non è un segnale che sta “perdendo la testa”, ma piuttosto un momento in cui la sua mente sta cercando di gestire un’incertezza e lo sta facendo attraverso la paura. Con gli strumenti giusti, questo tipo di circolo può essere compreso e ridimensionato. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, per dubbi o domande riguardo ai farmaci e ai suoi effetti collaterali, consulti lo specialista che glie l'ha prescritto e segua le sue indicazioni. Utilizzare o smettere di utilizzare farmaci in modo improprio, può essere dannoso.
Buongiorno,
sicuramente la terapia farmacologica, se seguita con cura e attenzione medica, è una via giusta. Allo stesso tempo è sano associare anche una terapia psicologica, per poter curare il disturbo ossessivo e gradualmente valutare con il medico se e quando iniziare lo scalaggio del farmaco. Mi contatti, se vuole iniziare il percorso che le suggerisco, al fine della cura.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera. Neanche noi psicologi siamo medici, dunque non siamo autorizzati a darle risposte scientifiche alla sua lecita domanda.
Bisogna rivolgersi a medici psichiatri.
Buongiorno, grazie per aver scritto. Io posso offrire aiuto psicologico se sente di aver "perso la testa", come dice Lei, ma per la posologia della cura farmacologica si deve rivolgere al medico di base o allo specialista di psichiatria. Non si faccia prendere dalla paura, persone competenti e preparate sapranno valutare e calibrare la cura. Faccio il tifo per Lei.

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