Buongiorno dott. io assumo daparox goccie a sera da ben 15 anni oramai per ansia è disturbo osses

25 risposte
Buongiorno dott. io assumo daparox goccie a sera da ben 15 anni oramai per ansia è disturbo ossessivo, cosa che grazie a questo farmaco adesso sto molto meglio... ma ho un dubbio che mi hanno fatto venire i miei amici... ma essendo che non sono medici ne loro ne quanto meno io.. vorrei chiedere un'informazzione ma questo farmaco daparox dopo tutti questi anni può portare al punto di farti rimbambinire è perdere la testa...? perchè mi anno fatto venire sta paura... anche se ogni tanto ho disorientamento come se fossi distaccato ma non so se al farmaco o al mio disturbo... Grazie
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
capisco molto bene la paura che Le è venuta… soprattutto quando arriva da fuori, magari da persone non esperte, ma che riescono comunque a insinuare un dubbio. E quando si soffre di ansia o di disturbo ossessivo, questi pensieri tendono ad “agganciarsi” e diventare difficili da lasciare andare.

Parto da un punto importante: il fatto che Lei assuma il farmaco da tanti anni e stia meglio è già un indicatore molto significativo. Farmaci come il Daparox (paroxetina) sono utilizzati proprio per trattare ansia e disturbo ossessivo, anche per periodi lunghi, sotto controllo medico. Non “rimbambiscono” e non fanno “perdere la testa”. Questa è una paura molto comune, ma non corrisponde a ciò che succede realmente.

Quella sensazione che descrive – di disorientamento, di essere un po’ distaccato – è molto più coerente con stati d’ansia o con il disturbo ossessivo stesso. Spesso viene chiamata derealizzazione o depersonalizzazione: è una sensazione spiacevole, ma non pericolosa, e soprattutto non è un segno che sta “impazzendo” o perdendo lucidità. Anzi, il fatto stesso che Lei se ne accorga e se lo ponga come dubbio è esattamente il contrario.

Quello che probabilmente è successo è questo: qualcuno Le ha detto qualcosa, il pensiero si è acceso (“e se fosse vero?”) e da lì l’ansia ha iniziato ad aumentare, portando anche più attenzione a ogni minima sensazione interna. E più si osserva, più sembra tutto strano. È un meccanismo molto tipico.

La cosa importante è non entrare nella lotta continua con questi pensieri e non cercare conferme ovunque, perché così si alimentano. Piuttosto, è utile imparare a riconoscerli per quello che sono: pensieri legati all’ansia, non segnali di un danno reale.

Detto questo, è sempre corretto confrontarsi con il medico che La segue per qualsiasi dubbio sulla terapia, così da avere un riferimento chiaro e sicuro. Ma da quello che descrive, non c’è nulla che faccia pensare a un effetto del farmaco di quel tipo.

Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo aspetto: gestire i pensieri intrusivi, ridurre queste sensazioni di distacco e aiutarLa a sentirsi più stabile e tranquillo, senza vivere con questo timore costante. Se Le va può contattarmi e fissiamo un incontro, così affrontiamo insieme questi dubbi e Le restituiamo un po’ di serenità.

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Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco bene la preoccupazione che sta vivendo, soprattutto perché nasce da qualcosa che le è stato detto e che ha iniziato a farle guardare con sospetto qualcosa che, fino a poco tempo fa, percepiva come utile e stabile nella sua vita. Quando si parla di salute, anche solo un dubbio può attivare pensieri molto forti e far emergere paure difficili da gestire. Da quello che racconta, emerge un aspetto importante. Lei assume questo farmaco da molti anni e riferisce che le ha permesso di stare meglio rispetto all’ansia e ai pensieri ossessivi. Questo dato è fondamentale, perché indica che nel tempo ha trovato un equilibrio che ha funzionato. La paura che ora si è attivata sembra invece legata a pensieri anticipatori e interpretazioni che si sono accese dopo il confronto con altre persone. In un’ottica cognitivo comportamentale è utile osservare proprio questo passaggio. Una frase esterna può diventare un pensiero interno, e quel pensiero può iniziare a essere trattato come una possibilità concreta o addirittura come un rischio imminente. Da lì, la mente inizia a cercare segnali che possano confermare quella paura. Sensazioni come il disorientamento o il sentirsi un po’ distaccati, che possono avere molte spiegazioni, vengono così lette attraverso quella lente, e questo le rende più preoccupanti. È molto importante distinguere tra il sintomo e l’interpretazione del sintomo. Le sensazioni che descrive, come il distacco o il disorientamento, sono esperienze che spesso si presentano proprio nei disturbi d’ansia e nelle fasi in cui l’attenzione è molto focalizzata su ciò che accade dentro di sé. Quando la mente è in uno stato di allerta, tende a monitorare continuamente il corpo e la propria lucidità, e questo può amplificare sensazioni che altrimenti passerebbero inosservate. La paura di “perdere la testa” è una delle paure più comuni quando si soffre di ansia o di disturbi ossessivi. Non è tanto il segnale di qualcosa che sta accadendo davvero, quanto il risultato di un pensiero che diventa molto carico emotivamente. Più ci si spaventa di questa possibilità, più la mente torna su quel tema, creando un circolo che si autoalimenta. Il punto centrale quindi non è tanto stabilire se il farmaco stia facendo questo effetto, ma comprendere come la sua mente sta interpretando ciò che sente. Il fatto che questa paura sia nata in seguito a ciò che le è stato detto, e che ora si accompagni a una maggiore attenzione ai sintomi, suggerisce proprio un meccanismo di questo tipo. Può essere molto utile, in questo momento, non cercare continuamente conferme o rassicurazioni, perché questo tende a mantenere attivo il dubbio, ma iniziare a osservare questi pensieri per quello che sono, cioè eventi mentali, non fatti. Allo stesso tempo, continuare a confrontarsi con il professionista che la segue può darle un riferimento più solido rispetto a informazioni che arrivano dall’esterno e che possono essere poco accurate. Un percorso di supporto, anche integrato a quello che ha già fatto in passato, potrebbe aiutarla a lavorare proprio su questi meccanismi, comprendendo meglio come nascono queste paure, come si mantengono e come ridurne l’impatto nella sua quotidianità. Non si tratta di eliminare ogni dubbio, ma di cambiare il modo in cui la mente reagisce a questi pensieri, così che non prendano il sopravvento. Quello che sta vivendo non è un segnale che sta “perdendo la testa”, ma piuttosto un momento in cui la sua mente sta cercando di gestire un’incertezza e lo sta facendo attraverso la paura. Con gli strumenti giusti, questo tipo di circolo può essere compreso e ridimensionato. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, per dubbi o domande riguardo ai farmaci e ai suoi effetti collaterali, consulti lo specialista che glie l'ha prescritto e segua le sue indicazioni. Utilizzare o smettere di utilizzare farmaci in modo improprio, può essere dannoso.
Buongiorno,
sicuramente la terapia farmacologica, se seguita con cura e attenzione medica, è una via giusta. Allo stesso tempo è sano associare anche una terapia psicologica, per poter curare il disturbo ossessivo e gradualmente valutare con il medico se e quando iniziare lo scalaggio del farmaco. Mi contatti, se vuole iniziare il percorso che le suggerisco, al fine della cura.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera. Neanche noi psicologi siamo medici, dunque non siamo autorizzati a darle risposte scientifiche alla sua lecita domanda.
Bisogna rivolgersi a medici psichiatri.
Buongiorno, grazie per aver scritto. Io posso offrire aiuto psicologico se sente di aver "perso la testa", come dice Lei, ma per la posologia della cura farmacologica si deve rivolgere al medico di base o allo specialista di psichiatria. Non si faccia prendere dalla paura, persone competenti e preparate sapranno valutare e calibrare la cura. Faccio il tifo per Lei.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, il disturbo ossessivo si caratterizza, fra le altre cose, per un elevato livello di controllo su se stessi e sull'ambiente, ciò comporta un costante dispendio di energia sia mentale che fisica e l'essere umano, generalmente, per andare avanti anche quando ha poche energie tende a "semplificare", pertanto, il sentirsi distaccati può fungere un pò come lo screensaver del pc, cioè da "risparmio energetico".
Suggerirei di affiancare alla terapia farmacologica (necessaria e utile per gestire la sintomatologia del disturbo e mantenere un equilibrio) anche di iniziare o riprendere un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere le cause del disturbo e gestirne al meglio i funzionamenti alla base, così da accedere sempre meno frequentemente e meno intensamente alla "strategia del distaccamento".
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Grazie per la domanda, è comprensibile che certi commenti degli amici possano generare preoccupazione.
Sul Daparox (paroxetina): è un farmaco della classe SSRI, utilizzato da decenni nel trattamento di ansia e DOC. L'uso prolungato a lungo termine non causa "rimbambinimento" né deterioramento cognitivo — non ci sono evidenze scientifiche che supportino questa idea. Il fatto che lei stia bene da anni è già un dato importante.
Il disorientamento e senso di distacco che descrive (depersonalizzazione/derealizzazione) sono sintomi molto comuni nell'ansia e nel DOC, e possono comparire indipendentemente dal farmaco. Tuttavia, poiché li avverte, è comunque utile segnalarli al suo psichiatra o medico curante che la segue, non per allarme, ma per un monitoraggio appropriato.
Un punto importante: modificare o interrompere la paroxetina autonomamente — ad esempio per paura legata ai commenti degli amici — può causare una sindrome da sospensione fastidiosa e una ricaduta del disturbo. Qualsiasi valutazione sul farmaco va fatta insieme al medico.
In sintesi: gli amici possono avere buone intenzioni, ma non hanno gli strumenti per valutare la sua situazione clinica. Lei ha un percorso che funziona — la scelta giusta è confrontarsi con il professionista che la segue, non con il gruppo di amici.
Grazie, Dr. Vittorio Penzo.
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, se digita "bugiardino ...", aggiungendo ogni volta il farmaco relativo, le appare una scheda di personali trainer con tutte le info. Personalmente io non prenderei nessun psicofarmaco per tutta la vita, e manco per decenni, però veda lei. Lo so che purtroppo la maggioranza degli psichiatri non pensa questo. Anche gli psicofarmaci, cone gli altri, hanno degli effetti collaterali.
Dott.ssa Anna Lapolla
Psicologo, Psicologo clinico
Calitri
Buonasera,
immagino che per assumere tale farmaco sia seguito da uno psichiatra, o comunque, da un medico specialista nel settore che le ha , appunto, prescritto il farmaco.
Le consiglio vivamente di parlarne, apertamente, con lo specialista che La segue e di esporre tutti i dubbi, davvero tutti. A volte, sembra difficile ma vedrà che se farà così, sarà lo specialista stesso a fornirLe le risposte che cerca.
Dott.ssa Clarissa Colaiuda
Psicologo, Psicologo clinico
Terni
Buonasera, l'assunzione prolungata di questi farmaci purtroppo ha tra gli effetti collaterali la sonnolenza e la difficoltà di concentrazione. Nonostante sia molto lieta del fatto che si senta meglio sotto l'effetto dell'ansiolitico le consiglio vivamente di affiancare la terapia farmacologica con un trattamento psicologico che la aiuti a capire le cause scatenanti della sua ansia cronica e a cercare una strada che la aiuta a fronteggiarla in autonomia. In bocca al lupo.
Dott.ssa Jenny Pauselli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, sarebbe interessante approfondire la tua situazione e i pensieri che ti pervadono così da capire come si alimenta questo dubbio. Si tratta di un dubbio o di una paura? In ogni caso, resto a disposizione per un eventuale percorso su misura per le tue necessità.
Buona giornata,
Dr.ssa Jenny Pauselli
Psicologa
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentilissimo, per quanto riguarda la posologia e gli effetti a lungo termine del farmaco è importante rivolgersi direttamente al suo medico prescrivente o curante, in modo che abbia in mente la sua storia clinica
saluti
AV
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
continui il trattamento farmacologico come sempre fatto e non ascolti il parere di chi non è un medico, potrebbe solo essere deleterio. Per qualunque suo dubbio contatti direttamente il medico prescrivente.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, come ha detto giustamente lei, non ascolti i suoi amici e si rivolga invece al medico psichiatra che la segue. Cordiali saluti.
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno,
consiglio a tutti, specialmente se hanno un disturbo ossessivo di fare psicoterapia associata al farmaco. altrimenti lei cura i sintomi e basta.
Buon Cammino e non si faccia influenzare da chi medico non è. Chieda al suo se dopo tanti anni il farmaco può dare queste controindicazioni. Ma faccia un percoso psicologico.
Forza, buon cammino!
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione, soprattutto dopo tanti anni di terapia.

Il Daparox (paroxetina) è un antidepressivo della classe degli SSRI, comunemente utilizzato per ansia e disturbo ossessivo-compulsivo. È un farmaco che, anche nel lungo termine, non è associato a un rischio di “rimbambimento” o perdita delle capacità mentali nel senso in cui lo intende lei.

Dopo molti anni di assunzione, alcune persone possono riferire effetti come lieve rallentamento, sensazione di “annebbiamento” o distacco (quella sensazione che descrive), ma questi sintomi possono dipendere da diversi fattori: il farmaco stesso, il disturbo di base (ansia e ossessioni possono dare derealizzazione o depersonalizzazione), periodi di stress o stanchezza.

La sensazione di disorientamento o distacco che riferisce è infatti abbastanza comune nei disturbi d’ansia e non indica una perdita di lucidità o un danno cognitivo.

Detto questo, dopo 15 anni di terapia è assolutamente appropriato fare periodicamente una rivalutazione della situazione clinica e della terapia, per capire se il dosaggio è ancora adeguato o se è utile integrare con un percorso psicologico.

Il consiglio più importante è di non modificare autonomamente il farmaco e di parlarne con il suo medico di fiducia o con lo specialista che la segue, così da valutare insieme i sintomi che riferisce e chiarire ogni dubbio in modo sicuro. Dott.ssa Giovanna Costanzo
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, per quanto riguarda il farmaco le consiglio di chiedere al medico che le ha prescritto la terapia. Può essere molto utile associare (se non lo ha già fatto o se è passato del tempo) un supporto psicologico. I farmaci aiutano a ridurre i sintomi, ma un percorso psicologico permette di lavorare più in profondità sui meccanismi dell’ansia e del disturbo ossessivo,
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
per ogni psicofarmaco la cosa importante è essere seguiti da uno specialista medico psichiatra nell'assunzione.
La categoria del farmaco è SSRI, antidepressivi di nuova generazione che raramente hanno effetti collaterali. Il tempo di assunzione non è un problema, così come le dosi, se la terapia viene calibrata in base a controlli regolari.
Può stare tranquillo e se dovesse avvertire strani sintomi può parlarne con il suo medico psichiatra per "riaggiustare il tiro". Le dico anche che disorientamento e distacco possono avere diverse cause, tra cui stanchezza, dieta o anche il cambio di stagione.
Spero di esserle stata utile. Buona giornata,
Alice Missiroli
Buon pomeriggio,
il Daparox (paroxetina) non provoca “rimbambimento” o perdita delle capacità mentali nel lungo termine.

Le sensazioni di disorientamento o distacco sono più spesso legate ad ansia (es. fenomeni di derealizzazione) che al farmaco, soprattutto dopo tanti anni di assunzione stabile.

Non sospenda né modifichi la terapia senza parlarne con il medico.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Janett Aruta
Psicologa
Dott.ssa Elisa Bozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Cenaia
Buongiorno, grazie per aver condiviso questo dubbio. Si sente quanto per te sia importante capire cosa ti sta succedendo, soprattutto dopo tanti anni di terapia.
Capisco la paura che ti hanno trasmesso i tuoi amicima è importante fare chiarezza, in generale, farmaci come il Daparox (paroxetina) non “fanno perdere la testa” né “rimbambire” nel senso in cui lo si intende comunemente.
Dopo molti anni di assunzione, è comunque sempre buona cosa monitorare la situazione con uno specialista, ma ciò che descrivi (quella sensazione di distacco, come se fossi un po’ “fuori”) è molto più spesso legato all’ansia stessa, e prende il nome di derealizzazione o depersonalizzazione.
È un’esperienza spiacevole, ma non pericolosa, e soprattutto non significa che stai perdendo il controllo.
C’è però un punto fondamentale che vorrei condividere con te: generalmente l’assunzione del farmaco è ancora più efficace quando viene affiancata da un percorso psicologico.
Il farmaco aiuta a stabilizzare i sintomi ma poi è necessaria una terapia psicologica che permette di comprendere meglio i meccanismi dell’ansia e del disturbo ossessivo, gestire i pensieri intrusivi, ridurre proprio quelle sensazioni di distacco, acquisire strumenti che restano nel tempo, anche al di là del farmaco.
Hai mai fatto un percorso psicologico in questi anni, oppure ti sei affidato principalmente al farmaco?
Se ti va, possiamo lavorare proprio su questo, passo dopo passo. Non sei solo in questa esperienza, ed è qualcosa che si può comprendere e gestire.
Dott.ssa Erika Giannola
Psicologo clinico, Psicologo
Genova
Buonasera, il deparox è un farmaco sicuro, come molti psicofarmaci e non dovrebbe dare problemi se usato nel lungo termine. Le consiglio comunque di rivolgersi al suo psichiatra per i sintomi che sta riscontrando nell'ultimo periodo.
Inoltre, mi sento di dirle che è sempre opportuno (per non dire necessario) affrontare un percorso psicoterapeutico parallelamente al trattamento farmacologico.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, il Daparox è un farmaco sedativo che serve a "rimbambirsi" per non sentire più l'ansia e non cadere vittima delle ossessioni. Per questo è sempre consigliato di affiancare a un percorso farmacologico uno psicologico, perché il rimabimento (che significa "tornare bambocci" e quindi bambini) ha il vantaggio di abbassare i livelli di allerta e quindi rendere la persona più rilassata e parzialmente presente a se stessa. Se a questa parzialità di presenza non si associa un lavoro per dialogare con la parte sedata e farle attraversare il suo malessere, il rischio è quello di continuare a vivere a metà, una metà più docile e tranquilla, certo, ma che sempre spaventata dell'altra che tiene assopita. La terapia serve proprio a confrontarsi con tutto ciò che è spaventoso, per farsi coraggio e convivere con le proprie paure, facendosene responsabili. Prenoti pure un appuntamento se vuole dare il primo passo in questa direzione.
Buongiorno,
la cosa più ovvia, in una situazione come questa, sarebbe parlarne con il medico che la segue. Il fatto che invece abbia sentito il bisogno di chiedere qui fa pensare che, più che una semplice informazione sul farmaco, in questo momento lei stia cercando soprattutto di tranquillizzarsi rispetto a una paura che si è accesa.

Da come scrive, il dubbio non sembra riguardare solo il Daparox, ma il timore di stare perdendo lucidità o controllo. Quando entrano in gioco pensieri di questo tipo, è facile che il bisogno di capire si trasformi in bisogno di rassicurazione: nell’immediato può aiutare, ma spesso non risolve davvero il dubbio.

Può essere utile allora spostare leggermente il focus: non solo “è il farmaco?”, ma anche “cosa succede dentro di me quando si attiva questa paura?”. A volte il problema non è soltanto il sintomo, ma il modo in cui il dubbio cresce, si alimenta e finisce per farla sentire ancora meno sicuro.

Il fatto che assuma questo farmaco da molti anni e che riferisca di essere stato meglio rende ancora più importante distinguere ciò che appartiene a un possibile effetto reale da ciò che invece viene amplificato dall’ansia.

Chiarire questi aspetti con il medico resta il passaggio più diretto. Se però sente che, oltre al dubbio sul farmaco, sta diventando pesante anche il modo in cui la paura prende spazio nella sua mente, potrebbe esserle utile anche un colloquio psicologico, per capire meglio come si costruisce questo timore e come interrompere il bisogno continuo di rassicurazione.
Buonasera, capisco che le parole dei suoi amici l'hanno colpita suscitando paura riguardo ai possibili effetti del farmaco che assume ma è bene precisare che la paroxetina è un SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) usato da molto tempo per ansia e DOC, e molte persone la assumono anche a lungo termine in modo sicuro e con beneficio come nel suo caso. Non esistono evidenze solide che la paroxetina causi un deterioramento mentale tipo “perdere la testa”.
Alcune persone riferiscono lieve appiattimento emotivo, un po’ di “annebbiamento” o minore prontezza, ma non è la norma. Quello che racconti somiglia molto a sintomi legati a disturbi d'ansia. In ogni caso ti consiglio di parlarne con il tuo psichiatra di riferimento o con il tuo psicoterapeuta per capire meglio ciò che ti succede.

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