Buongiorno dell età di 18 anni soffro di ansia e attacchi di panico. Ora ho 44 anni e nei ultimi 3 a
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Buongiorno dell età di 18 anni soffro di ansia e attacchi di panico. Ora ho 44 anni e nei ultimi 3 anni a causa di una malattia renale rara che è peggiorata ,ho un rene che funziona poco e devo sperare di non togliere all inizio avevo solo la mia solita ansia ma ultimamente mi sono tornati crisi di pianto ansia forte e non riesco a stare al lavoro e in piu non ho tante amicizie mi sento sola. Faccio una cura con zarelis e xanax che nell ultima settimana mi hanno aumentato. Mi ripetono che li avrò sempre. Fino a un anno mezzo fa avevo un ragazzo che poi mi ha lasciato e quello che mi da piu fastidio è che mi ha cancellato. Non mi parla e non segue piu niente di me e se mi trova difronte mi saluta. Io non sono fatta cosi e mi fa rabbia e tristezza. Non capisci a distanza di tempo mi viene da pensare ancora a questa cosa. Vorrei capire cosa posso fare e perché mi viene da pensare ancora a questa cosa. E non riuscire a cambiare il modo di pensare su tutto.
Grazie
Grazie
Gentilissima,
comprendo l'enorme peso emotivo che sta sostenendo, poiché dover fronteggiare una patologia organica severa sovrapposta a un disturbo d'ansia storico rappresenta un carico in grado di esaurire le riserve psicofisiche di chiunque.
Il riacutizzarsi delle sue crisi di pianto e dell'ansia non rappresenta un fallimento personale, ma costituisce la fisiologica risposta di allarme di un sistema nervoso messo a dura prova dalla paura per la sua salute renale e dal forte senso di isolamento sociale.
In questo contesto di profonda vulnerabilità, la fine della sua relazione e la successiva cancellazione affettiva da parte del suo ex compagno hanno assunto un peso specifico molto importante.
Il motivo per cui non riesce a smettere di pensarci risiede proprio nella natura traumatica di questo distacco, percepito dal suo cervello come un abbandono inaccettabile nel momento di massima fragilità clinica e umana.
La totale freddezza di questa persona ha lasciato aperto un doloroso cortocircuito cognitivo che la sua mente cerca costantemente di risolvere, generando rabbia e frustrazione perché si scontra con il suo personale sistema di valori, senza dubbio molto più empatico e accudente.
Dal punto di vista farmacologico, la decisione del suo specialiasta di aumentare i dosaggi dello Zarelis e dello Xanax appare una mossa potenzialmente per cercare di arginare questa fase acuta di sofferenza e restituirle stabilità neurobiologica.
Tuttavia, l'affermazione secondo cui dovrà convivere per sempre con questo livello di malessere risulta essere clinicamente inesatta.
Se è vero che la vulnerabilità ansiosa di base potrebbe rappresentare un tratto strutturale del suo temperamento, l'intensità invalidante dei sintomi attuali e il dolore radicato legato al lutto relazionale sono condizioni che possono e devono essere trattate.
Per modificare questo schema di pensiero così doloroso, la sola terapia farmacologica risulta spesso insufficiente se non viene affiancata da un solido percorso di psicoterapia strutturata.
In questo momento di così spiccata solitudine, le raccomando caldamente di non chiudersi in se stessa e di portare questa sua specifica fatica emotiva all'attenzione del Collega che la sta seguendo e che ha appena ricalibrato la sua cura.
Sfruttare le visite di controllo per costruire uno spazio di ascolto sicuro costituisce infatti il passo decisivo per smettere di sentirsi sola contro tutto, permettendo al suo medico di guidarla con gli strumenti clinici più adeguati verso l'elaborazione di questa profonda ferita e il progressivo recupero della sua serenità.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.
Cari saluti
comprendo l'enorme peso emotivo che sta sostenendo, poiché dover fronteggiare una patologia organica severa sovrapposta a un disturbo d'ansia storico rappresenta un carico in grado di esaurire le riserve psicofisiche di chiunque.
Il riacutizzarsi delle sue crisi di pianto e dell'ansia non rappresenta un fallimento personale, ma costituisce la fisiologica risposta di allarme di un sistema nervoso messo a dura prova dalla paura per la sua salute renale e dal forte senso di isolamento sociale.
In questo contesto di profonda vulnerabilità, la fine della sua relazione e la successiva cancellazione affettiva da parte del suo ex compagno hanno assunto un peso specifico molto importante.
Il motivo per cui non riesce a smettere di pensarci risiede proprio nella natura traumatica di questo distacco, percepito dal suo cervello come un abbandono inaccettabile nel momento di massima fragilità clinica e umana.
La totale freddezza di questa persona ha lasciato aperto un doloroso cortocircuito cognitivo che la sua mente cerca costantemente di risolvere, generando rabbia e frustrazione perché si scontra con il suo personale sistema di valori, senza dubbio molto più empatico e accudente.
Dal punto di vista farmacologico, la decisione del suo specialiasta di aumentare i dosaggi dello Zarelis e dello Xanax appare una mossa potenzialmente per cercare di arginare questa fase acuta di sofferenza e restituirle stabilità neurobiologica.
Tuttavia, l'affermazione secondo cui dovrà convivere per sempre con questo livello di malessere risulta essere clinicamente inesatta.
Se è vero che la vulnerabilità ansiosa di base potrebbe rappresentare un tratto strutturale del suo temperamento, l'intensità invalidante dei sintomi attuali e il dolore radicato legato al lutto relazionale sono condizioni che possono e devono essere trattate.
Per modificare questo schema di pensiero così doloroso, la sola terapia farmacologica risulta spesso insufficiente se non viene affiancata da un solido percorso di psicoterapia strutturata.
In questo momento di così spiccata solitudine, le raccomando caldamente di non chiudersi in se stessa e di portare questa sua specifica fatica emotiva all'attenzione del Collega che la sta seguendo e che ha appena ricalibrato la sua cura.
Sfruttare le visite di controllo per costruire uno spazio di ascolto sicuro costituisce infatti il passo decisivo per smettere di sentirsi sola contro tutto, permettendo al suo medico di guidarla con gli strumenti clinici più adeguati verso l'elaborazione di questa profonda ferita e il progressivo recupero della sua serenità.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.
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