Buonasera, Temo di star passando un brutto momento dovuto al cambio casa ormai fatto da due mesi.

24 risposte
Buonasera,
Temo di star passando un brutto momento dovuto al cambio casa ormai fatto da due mesi.
Ho comprato questa casa perché economicamente era l unica cosa che potevo, sono single e ho un adolescente, mi hanno concesso un mutuo per un appartamentino grazioso e ristrutturato ma purtroppo in una strada popolare. Il problema è che c'è degrado, sporcizia e palazzi lasciati all incuria totale. È solo una parte, perché un'altra parte invece è più curata e piena di case e facciate pulite. La zona è accessibile a tutto in pieno centro ma purtroppo la stradina è quella che è. Certo io con questa spesa posso fare tante cose economicamente, resto stabile e dato che non mi aiuta nessuno è una grande cosa. Il problema è che non riesco ad integrarmi, vedo sporcizia e incuria ed è una cosa che mi ferisce molto. Non so cosa devo fare e come abituarmi . Potete darmi un consiglio.... Non ho neppure invitato nessuno e temo che prima o poi mia madre e i miei fratelli vogliano venire a trovarmi.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
Capisco quanto possa essere difficile adattarsi a un nuovo contesto, soprattutto quando l’ambiente circostante non rispecchia le proprie aspettative o il proprio senso di cura. Si dia tempo: due mesi sono ancora pochi per sentirsi davvero a casa. Può aiutare focalizzarsi sugli aspetti positivi della scelta, come la stabilità economica e la posizione centrale, e rendere l’interno del suo appartamento un luogo accogliente e rassicurante, dove sentirsi bene. Spesso, quando ci sentiamo radicati e soddisfatti nel nostro spazio personale, anche ciò che c’è fuori pesa un po’ meno.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati

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Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, quello che descrive è un momento di adattamento che, seppur legato a un cambiamento positivo sul piano della sicurezza economica e dell’indipendenza, comporta una fatica emotiva legata al contesto in cui ora vive. Non è raro che, quando ci si trasferisce in un ambiente che non rispecchia appieno le proprie aspettative estetiche o di cura del territorio, si provi un senso di disorientamento, dispiacere o persino disagio sociale. La mente, in queste situazioni, tende a focalizzarsi sugli aspetti che percepiamo come negativi, oscurando quelli che possono invece essere fonte di soddisfazione o di opportunità.

Può essere utile, per prima cosa, riconoscere che l’adattamento a un nuovo luogo richiede tempo e che il nostro giudizio iniziale è spesso influenzato dall’impatto emotivo del cambiamento. Provare a stabilire piccoli punti di connessione positivi con la zona (come individuare percorsi piacevoli, attività, negozi o persone con cui instaurare rapporti cordiali) può gradualmente ridurre la sensazione di estraneità.

Riguardo alla preoccupazione di invitare familiari o amici, può essere importante ricordare che chi le è vicino vorrà vedere lei e la sua nuova casa per condividere un momento insieme, non per esprimere un giudizio sul quartiere. Spesso il timore di essere valutati è più grande della realtà stessa delle reazioni altrui.

Infine, se il senso di disagio dovesse persistere o aumentare, può essere utile un breve percorso di sostegno psicologico focalizzato sulla gestione del cambiamento e sulla costruzione di una nuova percezione dell’ambiente, così da non lasciare che il contesto esterno limiti la possibilità di vivere serenamente il suo spazio.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
un cambiamento abitativo, soprattutto se legato a compromessi obbligati, può portare con sé emozioni complesse: da un lato la soddisfazione per l’autonomia e la stabilità economica, dall’altro la difficoltà ad accettare aspetti dell’ambiente circostante che non rispecchiano le proprie aspettative. È comprensibile che il contesto le crei disagio e che fatichi a sentirsi “a casa”. Può essere utile focalizzarsi su ciò che è sotto il suo controllo — curare e rendere accogliente il suo appartamento, coltivare relazioni e attività piacevoli altrove, valorizzare i vantaggi che questa scelta le offre. Parallelamente, lavorare sul proprio adattamento, anche con il supporto di un percorso psicologico, può aiutarla a gestire le emozioni e a trovare un nuovo equilibrio, così da sentirsi più serena nel vivere e condividere il suo spazio.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Chiara Lagi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro utente di MioDottore, l'acquisto di una casa rappresenta un passo decisivo nel percorso di auto realizzazione ai fini dell’indipendenza economica. L’obiettivo di stabilità raggiunto, quando l'ambiente circostante non rispecchia le aspettative, può diventare fonte di disagio e produrre stress e ansia. L’integrazione è un processo che richiede tempo e pazienza prima che si possa ritornare ad un equilibrio emotivo. Il primo passo da fare è quello di riconoscere ed accettare le proprie emozioni: provi a mettere tra parentesi il senso di colpa e il giudizio di sé (le sue preoccupazioni sono tutte valide); a riconoscere gli sforzi per la scelta importante e coraggiosa fatta; crei un ambiente che la faccia sentire a suo agio con piccoli interventi di decorazione o manutenzione utili a migliorare l’aspetto dell’appartamento e della zona più vicina; dedichi del tempo all’esplorazione del quartiere (negozi, bar, parchi, piazze) e alla frequentazione di luoghi o attività nella zona più curata; si conceda l’opportunità di conoscere persone nuove per dare voce ai bisogni di comunità e di appartenenza. Inoltre, poterebbe affrontare e superare la paura del giudizio altrui rivolgendosi ad uno psicologo per rafforzare la propria autostima, con un percorso introspettivo utile ad indagare qualità e risorse personali che le hanno consentito successi e traguardi. Resto a disposizione per ulteriori suggerimenti. Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Lagi





Dott.ssa Silvia Ferraro
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Faenza
Buonasera,
capisco bene quanto possa essere difficile abituarsi a un ambiente che non rispecchia le proprie aspettative, soprattutto quando si tratta della propria casa e del proprio spazio sicuro. È ragionevole sentirsi feriti e in difficoltà di fronte al degrado e alla sensazione di isolamento.
In questi momenti, può essere utile prendersi del tempo per accogliere queste emozioni senza giudizio e valutare piccoli passi concreti per creare uno spazio personale che le dia conforto. Anche trovare modi per connettersi gradualmente con il quartiere o la comunità può aiutare a sentirsi più integrata.
Se desidera, un percorso di sostegno può accompagnarla in questo processo, aiutandola a gestire il disagio e a trovare strategie che le permettano di sentirsi più serena nella sua nuova casa.

Saluti
Dott.ssa Ferraro Silvia
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, ciò che sta vivendo è una reazione emotiva comprensibile di fronte a un cambiamento importante che tocca aspetti profondi del senso di stabilità, dignità e appartenenza. Ha compiuto un passo coraggioso e concreto, scegliendo la sicurezza economica e il futuro di sua figlia, ma è normale che il contesto esterno, se percepito come degradante, crei disagio e difficoltà nell’adattamento. La casa rappresenta spesso molto più di un luogo fisico, è legata all’identità personale, al valore che sentiamo di avere, al bisogno di sentirci “al nostro posto”. Un percorso di psicoterapia con analisi bioenergetica potrebbe aiutarla a lavorare sulle sensazioni corporee e sulla tensione che questo conflitto interno le sta causando, ritrovando radicamento e consapevolezza delle sue risorse.
Si dia tempo, magari inizi da piccoli gesti per rendere lo spazio interno davvero “suo”, riconoscendo il merito di aver costruito qualcosa da sola. Non deve avere vergogna: l’amore che mette nella sua casa e nella sua vita vale più della zona in cui si trova. Saluti dott.ssa Sandra Petralli
Buonasera, certamente trasferirsi in una nuova casa, soprattutto in una situazione in cui le condizioni esterne non corrispondono alle proprie aspettative o desideri, può generare un senso di disagio e frustrazione molto forte, anche quando si è responsabili di un adolescente e si cerca di garantire stabilità e sicurezza.
È comprensibile che il degrado e la sporcizia della zona le creino difficoltà a sentirsi a casa. Il disagio ambientale può influire notevolmente sul benessere emotivo e sulla percezione di sé e della propria vita quotidiana.
Il primo consiglio che posso darle è di cercare di focalizzarsi sugli aspetti positivi che questa scelta le ha garantito, come la stabilità economica e la possibilità di offrire un ambiente sicuro a suo figlio. Parallelamente, può essere utile dedicare tempo a creare piccoli angoli di “bellezza” e cura all’interno della casa stessa, in modo che diventi un rifugio personale e un luogo in cui sentirsi davvero protetta e serena.
Per quanto riguarda l’integrazione nel quartiere, è normale sentirsi inizialmente spaesati e restii ad aprirsi. Può provare a osservare con curiosità e gradualità cosa offre il contesto circostante, magari cercando di trovare occasioni di incontro e socializzazione che siano in linea con i suoi interessi e quelli di suo figlio. Questo può aiutare a costruire un senso di appartenenza e a ridurre la sensazione di isolamento.
Per quanto riguarda le visite di familiari, potrebbe essere utile parlarne apertamente con loro, spiegando il suo stato d’animo e le sue preoccupazioni, così da trovare insieme modalità di incontro che la facciano sentire a suo agio.
Si ricordi che l’adattamento è un processo che richiede tempo, pazienza e gentilezza verso sé stessa. Non esiti a cercare un sostegno professionale qualora sentisse che il disagio diventi troppo difficile da gestire da sola.
Un caro saluto.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente mi dispiace molto per la situazione che ha descritto; i cambiamenti, seppur positivi, portano anche delle emozioni di insicurezza. Le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da abituarsi serenamente ad abitare in questa nuova casa.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online
Dott. Luca Rochdi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, capisco bene quanto possa essere difficile vivere un cambiamento che, pur avendo dei lati positivi e razionalmente vantaggiosi, porta con sé una sensazione di disagio e insoddisfazione emotiva. Da quello che racconta, ha fatto una scelta dettata da necessità concrete, garantendosi stabilità economica e una casa di proprietà, e questo è un traguardo importante, soprattutto considerando che si occupa da sola di un figlio adolescente. Tuttavia, è normale che, una volta svanita l’euforia iniziale, emergano aspetti meno piacevoli legati al contesto in cui si vive. Quando l’ambiente esterno non rispecchia i nostri valori estetici o di ordine, può attivarsi una sorta di “filtro mentale” per cui la nostra attenzione si focalizza quasi esclusivamente sugli elementi che percepiamo come negativi. Questo, nel tempo, può aumentare il malessere e ridurre la capacità di apprezzare ciò che invece funziona nella nostra vita e nella nostra casa. Un primo passo utile può essere lavorare proprio su questo filtro, imparando a bilanciare lo sguardo: riconoscere la presenza della sporcizia e dell’incuria senza negarla, ma allo stesso tempo dare spazio e attenzione agli aspetti positivi, come la posizione centrale, la parte più curata della zona, e il senso di sicurezza economica che l’acquisto le ha dato. Dal punto di vista emotivo, è possibile che il senso di isolamento che prova derivi anche dal fatto di non aver ancora vissuto pienamente la casa come uno spazio da condividere. L’idea di non invitare nessuno, probabilmente per timore del giudizio altrui, contribuisce a farla sentire meno integrata e più distante dal luogo in cui vive. Piccoli passi graduali, come invitare una persona di cui si fida e con cui si sente a proprio agio, potrebbero aiutarla a rompere questa barriera e a sperimentare che, per chi le vuole bene, la qualità della relazione viene prima del contesto esterno. In un’ottica cognitivo-comportamentale, il lavoro potrebbe concentrarsi sia su strategie pratiche per rendere l’appartamento e l’immediato intorno più in linea con il suo senso di ordine, sia su tecniche per gestire i pensieri negativi ricorrenti che rafforzano la percezione di disagio. Spesso, quando non possiamo modificare una situazione esterna in modo significativo, diventa fondamentale agire sul nostro modo di relazionarci ad essa: ridurre il tempo e l’energia dedicati a rimuginare sugli aspetti che non possiamo cambiare e investire di più in attività che ci danno un senso di appartenenza e soddisfazione personale. Questo cambiamento richiederà tempo e pazienza, ma non è impossibile: con un po’ di lavoro interiore e qualche azione mirata, può arrivare a percepire la casa non solo come un compromesso economico, ma come un luogo in cui sentirsi a proprio agio e radicata, anche se l’esterno non è perfetto come vorrebbe. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Coletta
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Treviglio
Gentilissim*,
comprendo bene che il periodo che sta attraversando sia molto faticoso. Cambiare casa, senza una rete di sostegno, è una sfida significativa, e sentirsi disorientata/o o ferita/o è una reazione più che comprensibile. Il trasloco è un evento stressante e può scuotere le abitudini, il senso di sicurezza e l’identità legata a un luogo conosciuto. Anche la percezione di degrado nel contesto può amplificare il disagio emotivo.
Ecco alcune strategie che potrebbero aiutarLa:
1) Creare un piccolo spazio che Le trasmetta familiarità e benessere (anche un oggetto, una foto, un angolo riposante);
2) Dedicarsi a piccole routine quotidiane e concedersi giorni o momenti di adattamento senza forzarsi;
3) Permettersi di trovare piacere in piccole attività quotidiane: una passeggiata, un momento di relax, un rito che la ricarichi;
4) Praticare strategie di coping: pensare a come rispondere o reagire in modo attivo al disagio, invece di lasciarsi sopraffare.
5) Accogliere le proprie emozioni: è lecito sentirsi così e riconoscerlo è già un grande atto di cura verso sé stessa/o.
Se lo desidera può essere accompagnata in questo "percorso" dedicandosi uno spazio finalizzato ad approfondire questi vissuti, riflettendo su ciò che emerge e valutando strategie adeguate per Lei.
Non è un percorso che deve affrontare da sola/o ed un/una collega potranno sicuramente darLe il supporto di cui necessita, passo dopo passo.
Con stima e vicinanza.
Dott. Fabio Coletta
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Buonasera, quello che descrivi è un conflitto comune tra necessità pratiche e bisogni psicologici. Tu hai fatto una scelta coraggiosa e responsabile acquistando una casa da sola con un adolescente e questo richiede una forza e una determinazione notevoli che meritano un riconoscimento.
Io penso che il tuo malessere attuale non riguardi solo l'ambiente esterno, ma tocchi aspetti più profondi legati all'identità, al senso di appartenenza e alla percezione di sé. Il contrasto tra ciò che hai ottenuto (stabilità economica, indipendenza) e ciò che vedi quotidianamente (degrado) crea però una dissonanza emotiva che ti impedisce di vivere serenamente questo traguardo.

Cosa puoi fare nell'immediato:

1. **Riframe cognitivo**: Invece di vedere solo il degrado, prova a focalizzarti su ciò che funziona - la posizione centrale, l'accessibilità, la tua indipendenza economica.

2. **Azione concreta**: Potresti iniziare piccole azioni di cura nel tuo spazio immediato - piante sul balcone, pulizia dell'ingresso del palazzo. Questo ti darà un senso di controllo.

3. **Costruzione di rete sociale**: Cerca di conoscere i vicini della parte più curata. Spesso in questi contesti ci sono persone che condividono i tuoi stessi valori.

4. **Gestione della vergogna**: Il timore del giudizio familiare è comprensibile, ma ricorda che hai fatto una scelta di cui andare fiera.

**Lavoro emotivo:**
È importante che tu elabori il lutto per la casa "ideale" che non hai potuto permetterti, accogliendo gradualmente questa realtà come un passo verso i tuoi obiettivi futuri.

Nonostante tutto questo io penso che ti farebbe bene iniziare un percorso terapeutico che integri tecniche cognitive per gestire i pensieri negativi ricorrenti, e sviluppare l'accettazione del momento presente. Potremmo anche lavorare con i sogni per comprendere meglio il simbolismo della "casa" nel tuo inconscio.
L'obiettivo sarà trasformare questo spazio da fonte di disagio a trampolino di lancio per il tuo futuro. Un caro saluto e a presto.
*Dott.ssa Marzia Mazzavillani*
*Psicologa Clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamworker*
Dott.ssa Ilaria Bresolin
Psicologo, Neuropsicologo
Breda di Piave
Gentile utente, capisco che quello che lei sta vivendo è qualcosa che la sta mettendo in difficoltà. Posso dirle che è una reazione comprensibile in seguito a un cambiamento importante: il trasferimento è stato non solo il cambio di casa fisico ma anche il fatto di doversi adattare a un nuovo ambiente che magari non è quello che avrebbe scelto per sè.
È normale che, nei primi mesi, il cervello faccia fatica a sentirsi “a casa” e continui a mettere a fuoco gli aspetti negativi, soprattutto se l’ambiente esterno ti trasmette sensazioni di trascuratezza.
Può intanto concentrarsi sul suo spazio privato, quindi cercare di abbellire e rendere più di suo gusto il posto in cui abita in modo da sentirsi più a suo agio.
Potrebbe inoltre cercare nei dintorni se esistono dei luoghi un po' più curati che le sono più di suo gradimento, in modo tale da non doversi concentrare solo sugli aspetti negativi della zona.
Per quanto riguarda la sua paura di invitare persone familiari a trovarla, a volte queste preoccupazioni sono più sentite da noi che da loro, a maggior ragione se sono familiari o amici, saranno meno propensi a giudicare o concentrarsi sull'ambiente esterno.
Spero di esserle stata d'aiuto, dott.ssa Ilaria Bresolin.
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Psicologo, Psicologo clinico
Marano di Napoli
Gentile utente, l’acquisto di una casa può portare con sé sentimenti contrastanti: da un lato la conquista di una stabilità economica e di uno spazio tutto suo, dall’altro la difficoltà ad accettare un contesto esterno che non rispecchia pienamente ciò che avrebbe desiderato. È naturale provare questa ambivalenza, soprattutto dopo un investimento così significativo.

Ciò che già riconosce è molto importante: questa casa le permette indipendenza, stabilità e possibilità concrete per sé e per suo figlio. È un traguardo non da poco, costruito con le sue sole forze, e merita di essere valorizzato.

Il luogo in cui abitiamo non è solo un tetto sopra la testa, ma anche uno spazio emotivo che condiziona il nostro senso di identità e di appartenenza. Può essere utile provare a spostare l’attenzione su ciò che può rendere più “suo” questo spazio: personalizzarlo, curare i dettagli interni, creare un ambiente che rispecchi chi è e che le dia piacere quando vi rientra. A volte, quando fuori non possiamo cambiare tutto, avere un rifugio accogliente dentro casa diventa una risorsa preziosa.

Per quanto riguarda il timore di ricevere visite, può essere rassicurante ricordarsi che ciò che conta davvero per chi le vuole bene è vederla realizzata, non il giudizio su una strada o una facciata. Molto spesso, le paure di essere giudicati sono più forti dentro di noi che negli altri.

Se sente che il disagio rischia di farsi troppo ingombrante, un percorso di supporto potrebbe aiutarla a elaborare meglio questo cambiamento e a trasformare questo nuovo inizio in un’occasione di crescita e sicurezza.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. Le suggerisco di esplorare e prendersi cura di quel suo sentirsi ferita per vivere in una casa in una zona caratterizzata da sporcizia e incuria.
Andrei a fondo sulle emozioni che questa attuale condizione di vita le elicita.
Forse collegata anche ad un eventuale richiesta di invito da parte dei suoi famigliari. Cosa teme? Il giudizio? Vergogna? Cosa direbbe di sé per vivere lì? Quanto pesa il contesto abitativo sull’immagine di sé e di come la vedono gli altri? Sono possibili spunti di riflessione e lavoro psicologico .
Rimango a sua disposizione se pensa possa esserle utile uno spazio di supporto, anche online.
Un caro saluto.
Dottoressa Martina orzi
Salve, quello che sta vivendo è più comune di quanto sembri, ma non per questo meno profondo o difficile. Cambiare casa è uno dei momenti più stressanti nella vita di una persona — e lo è ancor di più quando ci si ritrova soli a reggere tutto il peso emotivo, pratico ed economico. Quello che racconta è il riflesso di una persona forte, determinata, che ha fatto una scelta razionale per dare stabilità a sé e a suo figlio. Ma il cuore, a volte, ha bisogno di un po’ più di tempo per abituarsi alla razionalità delle scelte. Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Fabiana Russo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, grazie per la condivisione del suo vissuto. Il cambio casa è un momento delicato, all'interno della casa noi ci sentiamo sicuri, è un luogo che ci accoglie, è un luogo legato anche alla nostra personale identità. Il suo smarrimento è del tutto consono al momento. Per quanto riguarda l'aspetto di vergogna rispetto al luogo potrebbe esserle d'aiuto pensare "cosa rappresenta per lei davvero la sporcizia della stradina?".
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente, capisco il tuo vissuto: hai fatto una scelta responsabile e sicura sul piano economico, ma l’ambiente esterno ti genera un senso di disagio e vergogna. Questo contrasto può pesare molto.
Un passo utile potrebbe essere distinguere ciò che non puoi cambiare (il contesto esterno) da ciò che puoi valorizzare (la casa curata, la stabilità, la sicurezza per te e tua figlia). Iniziare a personalizzare gli spazi interni, renderli accoglienti e tuoi, può aiutare a spostare il focus. Sul piano relazionale, quando inviterai qualcuno, ricordati che chi viene da te verrà per stare con te, non per giudicare la strada.

Un caro saluto
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, capisco perfettamente il suo vissuto. Il trasloco, anche quando frutto di una scelta ponderata, rappresenta sempre un cambiamento che può portare con sé smarrimento e difficoltà di adattamento. Nel suo caso, oltre al nuovo ambiente domestico, si confronta anche con la percezione del quartiere e con il timore del giudizio altrui (amici e familiari). Questi aspetti hanno un forte impatto non solo pratico, ma anche emotivo e relazionale.
Sentirsi “fuori posto” può generare disagio, tristezza o addirittura vergogna. Ma allo stesso tempo, la casa che ha acquistato le offre stabilità economica e una sicurezza importante per lei e per suo figlio: un valore da non trascurare.
Da un lato sarebbe interessante capire quanto sia inaccettabile per lei un contesto di vita simile, quanto quello che la spaventa possa essere correlato alla paura del giudizio altrui e anche le aspettative che potrebbe sentirsi sulle spalle da parte, magari, della sua famiglia di origine.
Potrebbe comunque iniziare a concentrarsi sul valorizzare quello che ha, anche con piccoli gesti di personalizzazione, perché quello che ha ottenuto fino ad ora è sicuramente un importante passo per la sua indipendenza e crescita sia personale che per suo figlio.
Dott.ssa Silvia Stevelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
Alcune volte non è tanto la casa in sé a creare delle difficoltà, quanto il contesto in cui si trova. Lei ha fatto una scelta importante che le garantisce stabilità economica e indipendenza, ma l’ambiente esterno non rispecchia il livello di cura e bellezza che desidererebbe e questo la fa sentire a disagio. Può essere doloroso convivere con degrado e incuria quando si hanno valori di ordine e armonia, poiché ad esempio la mente può faticare ad accettare questo contrasto. In questi casi è utile distinguere tra ciò che non può modificare, quindi la strada e i palazzi, e ciò che invece è in suo potere fare, come trasformare l’appartamento in un rifugio che la rispecchi, curare i dettagli interni, creare uno spazio accogliente in cui sentirsi orgogliosa di invitare le persone care. Spesso non è solo l’estetica a pesare, ma anche il timore del giudizio degli altri o la sensazione di non appartenere al luogo e dare un nome a queste emozioni le permetterà di ridurne la forza e trovare strategie per affrontarle. L’adattamento richiede tempo, ma non significa rassegnarsi, significa, invece, imparare a valorizzare ciò che ha costruito, senza lasciare che ciò che sta fuori casa oscuri il traguardo raggiunto per sé e per suo figlio.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che stai vivendo è comprensibile: da una parte c’è la soddisfazione di aver comprato casa, un traguardo importante e che ti dà stabilità economica; dall’altra però ti pesa molto il contesto esterno, che non rispecchia i tuoi gusti e i tuoi valori estetici. È normale sentirsi in conflitto: hai fatto una scelta razionale e sicura, ma emotivamente non ti senti ancora “a casa”.

Ci sono alcune cose che possono aiutarti:

– Concentrarti su ciò che è tuo. Anche se l’ambiente esterno non è come vorresti, dentro le mura puoi creare un rifugio che ti rappresenti davvero. Cura i dettagli, porta luce, colori e profumi che ti fanno sentire bene: più il tuo appartamento rispecchia chi sei, più sarà facile sentire che quello è il tuo posto.

– Spostare il focus. La stradina degradata può sembrare enorme adesso, ma col tempo diventa solo una parte del quadro. Ricorda i motivi che ti hanno portato lì: centralità, accessibilità, indipendenza economica. Ogni volta che la mente torna sulla sporcizia, prova a ricordarti che quel compromesso ti permette di vivere con più libertà e stabilità.

– Uscire dalla vergogna. Non hai nulla da nascondere: aver acquistato una casa con le tue forze è un grande merito. Chi ti vuole bene vedrà questo, non una facciata trascurata. Spesso siamo noi i giudici più severi: gli altri molto meno di quanto immagini.

– Costruire familiarità. Col tempo, le cose che ora ti sembrano insopportabili smetteranno di colpirti con la stessa intensità. Abituarsi significa permettere al cervello di registrare quei dettagli come parte dello sfondo, non come un problema costante.

Hai fatto una scelta che ti protegge sul piano economico e familiare. Adesso il lavoro è accettare che non tutto può essere perfetto: puoi non amare la strada, ma puoi amare la tua casa e quello che rappresenta per te e per tuo figlio. Non c’è nulla di cui vergognarsi a invitare la tua famiglia: anzi, il messaggio che darai sarà quello di una persona che, da sola, è riuscita a garantire sicurezza e futuro.

Dott.ssa De Pretto
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buonasera, il contesto in cui viviamo influisce molto sul benessere personale. Allo stesso tempo, ha fatto una scelta importante che le garantisce stabilità economica e sicurezza per lei e suo figlio, e questo è un valore concreto. Potrebbe aiutarla focalizzarsi sugli aspetti positivi della casa e della nuova indipendenza, cercando piccoli modi per renderla accogliente e più “sua”. Se il malessere dovesse persistere, un percorso psicologico potrebbe offrirle strumenti utili per affrontare questo cambiamento e ritrovare serenità nell’adattamento. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, mi dispiace davvero per la situazione perchè non dev'essere facile vivere in un luogo che non sentiamo del tutto in linea con il nostro sentire. D'altra parte a volte dobbiamo venire a patti con quello che riusciamo a fare. Lei ha fatto tutto il possibile (ed è veramente coraggioso e ha dimostrato un grande impegno) per le possibilità che ha in questo momento. Non è sempre tutto perfetto ma ci sono molti lati positivi che ha detto ed è questa la parte importante. Se vuole invece migliorare la zona ci sono molte azioni da poter fare scrivendo al comune, all'hera o agli addetti di competenza segnalando il degrado della zona. Ci sono anche associazioni di volontariato che aiutano a pulire i quartieri o si può organizzare una giornata di questo genere (di gente che vuole aiutare ne esiste).
Per quanto riguarda la famiglia credo che sarà molto più comprensiva di quanto lei crede perchè alla fine sta riuscendo con le sue forze a garantirvi un futuro e a stare bene. Questo è importante. Inoltre non può controllare il degrado del quartiere perchè non è stata lei a provocarlo.
Rimango a disposizione qualora lo ritenesse necessario,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott. Gianluca Pujia
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
e' mai successo qualcosa di spiacevole?? qualcuno le ha mai dato fastidio??

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