Buonasera, sono una donna di 40 anni che deve essere operata per rimuovere un fibroma all'utero di 1

25 risposte
Buonasera, sono una donna di 40 anni che deve essere operata per rimuovere un fibroma all'utero di 13 cm che non dà sintomi ma date le dimensioni è bene togliere.
Ebbene: il mio problema è il terrore dell'anestesia totale a cui devo sottopormi. Ho paura di addormentarmi e non svegliarmi più. Il problema non è il fibroma ma la mia paura, ci penso sempre tutti i giorni. Non faccio altro che ripetere: "ho paura, ho paura, ho paura". Il risultato è che mi rovino la vita... Per favore, come posso uscire da questo inferno?
Gent.ma utente buongiorno.
La sua è una paura più che normale, condivisa da molte persone. Perdere la vigilanza, seppur in modo clinicamente privo di rischi, sostanzialmente significa perdere il controllo sulla realtà, sulla possibilità di reagire al pericolo, è questo può causare sgomento e forte senso di angoscia.
Questa ansia sta producendo delle forti distorsioni cognitive. Queste distorsioni sono pensieri intrusivi che non leggono la realtà dei fatti, ma la interpretano in modo soggettivo ed esasperato dalla nostra parte emotiva, quella che ci spinge a fuggire dai pericoli o a metterci in modalità di lotta.
La distorsione più evidente nel suo caso è il catastrofismo: pensare all'effetto più negativo possibile dell'anestesia, quello di un non risveglio. Magari avrà anche letto di qualche caso negativo a proposito e la sua mente sta generalizzando, trasformando un'eccezione in un'alta probabilità.
Può tentare di ristrutturare i suoi pensieri in modo più realistico e attinente ai fatti. Per esempio, può informarsi con una specialista sulle procedure di anestesia che sono sempre controllate prima, durante e dopo l'intervento. Può parlare con parenti o amici che hanno avuto interventi in anestesia totale o farsi rassicurare sull'esperienza e la capacità dei medici che saranno presenti all'operazione.
La mente può generare pensieri automatici negativi, ma non per questo dobbiamo ascoltarla come testimone della realtà. Anzi, siccome in quei momenti è la paura che comanda il nostro modo di pensare, è probabile che vi sia un eccesso di protezione, un meccanismo di difesa che ci spinge a non "uscire dalla caverna per non essere mangiati dai predatori", come accadeva ai nostri simili nelle epoche primitive.
Allo stesso tempo, sa bene che l'intervento è importante per il suo benessere futuro, che risolverà un vero problema di salute. Questo è il pensiero positivo che deve controbilanciare la paura (che, ripeto, è più che normale).
Per alcuni, che hanno paura di provare dolore, l'anestesia totale è fonte di sollievo e non di angoscia. Questo per dire che le emozioni giocano spesso con i nostri pensieri in modo beffardo.
Dal punto di vista pratico, le consiglio di avvicinarsi a qualche pratica di respirazione consapevole o di mindfulness per gestire l'ansia in modo efficace. Invece di essere in balia della tempesta emotiva al pensiero dell'operazione, può concentrarsi sul momento presente e cercare di infondere calma alla sua mente. In generale, qualsiasi supporto di un professionista in merito alla gestione dell'ansia potrà essere di grande utilità!
Rimango a disposizione per una consulenza online mirata ad approfondire questi concetti e ad aiutarla a gestire questa paura.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese

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Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Carissima,
nel suo caso le consiglio una seduta o varie sedute da uno specialista che opera anche con l'ipnosi. In molti ospedali hanno iniziato ad utilizzarla anche come sostituzione all'anestesia totale. Può informarsi.
Buon Cammino
Buonasera,
quello che sta vivendo è molto più comune di quanto si pensi. La paura dell’anestesia totale, soprattutto quando ci si trova davanti a un intervento importante, può diventare così intensa da occupare continuamente i pensieri e far sentire in uno stato di allarme costante. Non significa essere “deboli” o irrazionali: il suo cervello sta cercando di proteggerla da qualcosa che percepisce come minaccioso.
Da ciò che racconta, però, sembra che oggi la sofferenza maggiore non sia tanto l’intervento in sé, quanto l’ansia anticipatoria che la accompagna ogni giorno. Quando la mente ripete continuamente “ho paura”, il corpo resta in tensione e il timore cresce sempre di più, fino a sembrare incontrollabile.
Può aiutarla sapere che l’anestesia moderna è estremamente monitorata e sicura, e che parlare apertamente con l’anestesista delle sue paure è non solo possibile, ma importante. Gli specialisti sono abituati ad accompagnare pazienti molto spaventati e possono spiegare nel dettaglio cosa accadrà e come verrà seguita durante tutta la procedura.
Parallelamente, potrebbe essere molto utile non affrontare tutto questo da sola. Un supporto psicologico, anche breve e focalizzato sulla gestione dell’ansia pre-operatoria, può aiutarla a interrompere il circolo dei pensieri catastrofici e a ritrovare una sensazione di maggiore controllo e calma.
Non deve convincersi a “non avere paura”: l’obiettivo è fare in modo che la paura non prenda tutto lo spazio della sua vita. E questo, con il giusto aiuto, è possibile.
Dott.ssa Claudia Demontis
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buonasera,
quella che descrive è una paura molto intensa, ma anche molto più comune di quanto immagini. Quando la mente associa l’anestesia all’idea di ‘perdere il controllo’ o di ‘non risvegliarsi’, il cervello entra in uno stato di allarme continuo e inizia a trattare il pensiero come se il pericolo fosse imminente e reale ogni giorno. Per questo si ritrova intrappolata nel ripetersi continuamente “ho paura”.

La cosa importante da comprendere è che in questo momento il problema non è tanto l’intervento in sé, ma l’ansia anticipatoria che sta occupando ogni spazio mentale e che la porta a vivere costantemente nel futuro e nella catastrofe immaginata.

Eviti però di interpretare questa paura come debolezza o follia: il suo cervello sta semplicemente cercando di proteggerla, anche se in modo eccessivo. Più però cerca di combattere il pensiero (“non devo pensarci”), più il pensiero torna forte.
Potrebbe aiutarla molto:
parlare apertamente con l’anestesista delle sue paure,
evitare ricerche ossessive su internet,
imparare tecniche di respirazione e regolazione dell’ansia,
intraprendere un percorso psicologico mirato, anche breve, per lavorare sulla paura della perdita di controllo e sui pensieri catastrofici.
In molti casi queste paure possono essere affrontate molto bene anche con tecniche come EMDR o terapia cognitivo-comportamentale, aiutando la mente a distinguere il rischio reale dalla paura immaginata.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi. La paura dell’anestesia generale, soprattutto quando ci si trova davanti a un intervento chirurgico importante, può diventare molto intensa e occupare continuamente i pensieri. Non significa essere “deboli” o esagerare: il suo cervello sta percependo la situazione come una minaccia e rimane in uno stato costante di allarme.

La frase che ripete continuamente (“ho paura, ho paura, ho paura”) è il segnale di un circolo ansioso che si autoalimenta: più cerca di controllare la paura pensando al peggio, più l’ansia cresce. È proprio questo meccanismo che porta a sentirsi intrappolati e a vivere ogni giorno con angoscia anticipatoria.

Dal punto di vista medico, l’anestesia generale oggi è estremamente controllata e sicura. Prima dell’intervento vengono effettuate valutazioni accurate proprio per ridurre al minimo i rischi, e durante tutta la procedura l’anestesista monitora costantemente le funzioni vitali. Tuttavia, quando l’ansia è molto alta, le rassicurazioni razionali da sole spesso non bastano, perché la paura non nasce dalla logica ma da una percezione emotiva di pericolo.

Può esserle utile:

evitare di cercare continuamente informazioni catastrofiche online;
parlare apertamente con l’anestesista delle sue paure;
interrompere il dialogo mentale ripetitivo (“non mi sveglierò”, “succederà qualcosa”) cercando di riportarsi al presente;
utilizzare tecniche di respirazione lenta e rilassamento per abbassare l’attivazione fisica;
condividere ciò che prova con persone di fiducia invece di affrontarlo da sola.

Soprattutto, consideri che il suo disagio merita attenzione quanto l’intervento stesso. Quando l’ansia invade i pensieri ogni giorno e “rovina la vita”, come dice lei, è importante approfondire con uno specialista psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarla a gestire la paura dell’intervento e l’ansia anticipatoria in modo concreto ed efficace, anche in tempi brevi.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, suggerirei alcuni colloqui mirati su questo argomento con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprenderne bene le motivazioni profonde e la accompagni nel gestire in modo più funzionale tali paure, magari fornendole anche strategie adeguate nel breve e lungo termine.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Comprendo profondamente il suo stato d'animo. La paura dell'anestesia totale, legata al timore di perdere il controllo e non svegliarsi più, è uno dei blocchi emotivi più diffusi e comprensibili che un essere umano possa sperimentare. Non si giudichi severamente per questo: la sua mente sta semplicemente reagendo a qualcosa che percepisce come un pericolo ignoto.Il vero problema, come ha giustamente intuito lei, non è l'intervento in sé, ma il circolo vizioso in cui è caduta. Ripetere costantemente "ho paura" agisce come un carburante che alimenta l'ansia ogni singolo giorno, trasformando la sua quotidianità in un inferno anticipatorio e togliendole il respiro molto prima di entrare in ospedale.Per uscire da questa trappola, il primo passo fondamentale è parlarne apertamente con l'anestesista durante la visita pre-operatoria. Questo specialista non si occupa solo di farmaci, ma è formato per gestire l'impatto emotivo dei pazienti. Gli spieghi chiaramente il suo terrore. Oggi esistono protocolli eccellenti di pre-anestesia: potrà richiedere un farmaco ansiolitico da assumere prima di andare in sala operatoria, che le permetterà di scivolare in uno stato di profonda calma e indifferenza, disinnescando il panico prima ancora del sonno vero e proprio. Inoltre, provi a ricordare a se stessa che l'anestesia moderna è una scienza basata su un monitoraggio tecnologico continuo e sofisticato, millesimo dopo millesimo.A livello psicologico, provi a spezzare il suo mantra negativo cambiando la direzione dei suoi pensieri. Quando la paura bussa alla porta, non cerchi di combatterla, ma sposti l'attenzione sul "dopo". Provi a visualizzare intensamente il momento del risveglio, il senso di sollievo, il ritorno a casa e la pancia finalmente libera da quel fastidioso fibroma. Si concentri sul traguardo, non sul passaggio intermedio. Se sente che questi pensieri sono troppo invasivi e non riesce a gestirli da sola, non esiti a chiedere il supporto di uno psicologo anche solo per due o tre sedute prima della data dell'intervento. Tecniche di rilassamento o brevi percorsi di gestione dell'ansia possono fare una grandissima differenza per farle ritrovare la serenità che merita.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, quello che sta vivendo è qualcosa che ho sentito molte volte in persone che devono affrontare un intervento. E le dico subito una cosa importante: la sua paura non è esagerata né “strana”. È una paura molto profonda, perché tocca un tema delicatissimo, cioè il perdere il controllo e “affidarsi” completamente a qualcun altro.

Il punto però è che, nel suo caso, la paura ha iniziato a funzionare come un pensiero che si autoalimenta. Più lei si ripete “ho paura”, più il corpo entra in allarme, più l’allarme conferma che c’è qualcosa di pericoloso, e così via. Non è più solo paura dell’anestesia, è un vero e proprio circuito che la tiene bloccata ogni giorno.

Le faccio una domanda semplice ma molto importante:
quando pensa all’anestesia, ciò che la spaventa davvero è il rischio medico… oppure la sensazione di “sparire”, di non avere più controllo su ciò che accade?

Perché spesso il cuore della paura è proprio questo secondo aspetto.

Dal punto di vista reale, l’anestesia generale oggi è estremamente controllata, monitorata in ogni parametro, e gestita da specialisti che fanno questo lavoro ogni giorno. Ma immagino che lei queste cose le abbia già sentite, e non bastano a tranquillizzarla del tutto. Questo perché la sua paura non si calma solo con le informazioni: è più emotiva che razionale.

Quello che può aiutarla non è cercare di eliminare la paura, ma cambiare il modo in cui ci sta dentro.

Ad esempio, quando le parte quel pensiero continuo “ho paura”, invece di combatterlo o ripeterlo, può provare a fare una cosa diversa: fermarsi e dirsi mentalmente “ok, in questo momento la mia mente sta producendo paura”. Non è una sciocchezza, è un modo per creare una piccola distanza tra lei e il pensiero. Perché in questo momento lei è completamente dentro quel pensiero, come se fosse una verità assoluta.

Un altro punto importante: lei sta vivendo questa situazione come se fosse costantemente in pericolo, ma in realtà il momento dell’intervento non è adesso. Il suo corpo però non fa questa distinzione, e resta in allarme continuo.

Le chiedo: durante la giornata ci sono momenti, anche brevi, in cui riesce a distrarsi e a non pensarci?
Se sì, questo è già un segnale che la sua mente può uscire da quel loop, anche se per poco.

Riguardo alla frase che usa, “mi rovino la vita”: è molto forte, ma rende bene l’idea. Ed è proprio questo il punto su cui lavorare adesso. Non tanto sull’anestesia in sé, ma su come evitare che la paura occupi tutto lo spazio.

Se può, le suggerisco anche un passaggio concreto: parlare direttamente con l’anestesista prima dell’intervento. Non per avere solo spiegazioni tecniche, ma per esprimere questa paura. Spesso quel confronto umano, diretto, riduce molto l’angoscia, perché trasforma qualcosa di “ignoto” in qualcosa di più concreto e gestibile.

E le dico un’ultima cosa, molto importante:
quello che sta vivendo non è un inferno senza uscita. È uno stato di ansia molto attivato, che però può essere ridotto, passo dopo passo.

Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo pensiero che si ripete e su come gestire i momenti in cui l’ansia sale, così da arrivare all’intervento con una sensazione un po’ più stabile dentro di sé. Non deve affrontarlo da sola.
Gentile signora, la paura che descrive è molto comprensibile: non sta temendo solo un intervento, ma il momento in cui dovrà lasciarsi andare e affidare il controllo del suo corpo ad altri.

Naturalmente la parte medica va affrontata con l’anestesista: porti a lui o a lei tutte le domande concrete, anche quelle che le sembrano più irrazionali. Non per cercare rassicurazioni infinite, ma per avere informazioni chiare e poi fermarsi lì.

Dal punto di vista psicologico, però, il problema non è più solo l’anestesia. È il fatto che la paura ha iniziato a ripetersi dentro di lei come una frase ipnotica: “ho paura, ho paura, ho paura”. Ogni volta che la ripete, sembra sfogarsi, ma in realtà conferma al suo corpo che il pericolo sia già presente.

Non provi a cancellare la paura a forza, perché spesso la paura combattuta torna più forte. Provi invece a darle un confine: scelga un momento preciso della giornata, per esempio 15 minuti, in cui scrivere tutto ciò che teme. Fuori da quel tempo, quando arriva il pensiero, può dirsi: “ne parlerò nel mio spazio della paura, non ora”.

La paura sta cercando di proteggerla dall’intervento, ma nel frattempo le sta togliendo vita prima ancora che l’intervento arrivi. Il primo passo non è non avere paura, ma smettere di lasciarle tutta la giornata.

Se sente che questo pensiero continua a occupare ogni spazio, un breve percorso psicologico mirato può aiutarla a trasformare l’attesa da tortura quotidiana a momento difficile ma attraversabile. Se vorrà, può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per orientarsi meglio.

Un caro saluto
Dott. Gabriele Scortichini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
Buongiorno, mi dispiace per la sia situazione. la paura quando c'è un pericolo percepito è fisiologica. Spesso contiene significati non sempre comprensibili o accettabili. Sarebbe utile provare ad esplorarla tramite un approfondimento psicologico.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,

quello che descrive è molto comune: spesso chi si deve sottoporre ad un'operazione che richiede anestesia totale tende ad avere questo tipo di preoccupazioni.
Esistono anche aspetti più simbolici che vanno tenuti a mente, come il sentirsi vulnerabili e l'affidarsi all'altro: che in questo caso è giusto ricordare si tratta di professionisti.
Essere preoccupata non significa comunque che i rischi siano maggiori, ma semplicemente che si tratta di una risposta alla sua ansia.
Potrebbe aiutarla non affrontare tutto da sola, parlare apertamente di queste paure con i medici e, se possibile, avere anche uno spazio psicologico di sostegno in questo periodo.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Oxana Panetta
Psicologo
Laureana di Borrello
Salve,Capisco quanto questa paura possa diventare invasiva. E voglio dirti una cosa importante: quello che stai vivendo è molto più comune di quanto immagini, soprattutto prima di un intervento chirurgico e ancora di più quando è prevista un’anestesia generale. Non significa che sei “debole”, né che stai esagerando. Significa che la tua mente sta cercando di proteggerti da qualcosa che percepisce come una minaccia estrema: perdere il controllo, “spegnerti”, affidare il tuo corpo ad altri.
Il punto centrale, però, è che la tua paura non sta parlando della realtà statistica dell’anestesia: sta parlando della sensazione emotiva di vulnerabilità.
Oggi l’anestesia generale è una pratica molto controllata e sicura. Gli anestesisti fanno esclusivamente questo mestiere: monitorano continuamente respirazione, cuore, ossigenazione, pressione, profondità del sonno farmacologico. Durante l’intervento non sarai “abbandonata”: ci sarà un medico dedicato a te per tutto il tempo. Ma so che probabilmente una parte di te dice: “Sì, lo so razionalmente… ma la paura resta.”
Ed è qui che bisogna lavorare.
Quando ripeti continuamente “ho paura, ho paura”, il cervello entra in un circuito di allarme. Più controlli la paura, più lei cresce. È un meccanismo molto tipico dell’ansia: la mente cerca certezza assoluta (“devo essere sicura al 100% che andrà bene”), ma il corpo umano non tollera l’incertezza totale. Così l’ansia prende il comando.
Prova a osservare una cosa: non stai vivendo l’intervento ora. Eppure il tuo organismo reagisce come se fossi già in sala operatoria ogni giorno. Questo significa che il problema non è soltanto l’evento futuro, ma il rapporto che la tua mente ha instaurato con quel pensiero.
Da psicologa ti direi che il primo passo non è eliminare la paura. È smettere di lottare contro di lei ogni minuto.Ti suggerisco concretamente una cosa che spesso aiuta moltissimo: chiedi un colloquio preoperatorio approfondito con l’anestesista. Non limitarti agli aspetti tecnici. Digli chiaramente:
“Ho una forte ansia di non svegliarmi.”
Gli anestesisti sono molto abituati a queste paure e spesso spiegazioni precise, umane e personalizzate riducono tantissimo il terrore.
E se senti che l’ansia sta diventando ingestibile — insonnia, pensieri ossessivi continui, pianto, evitamento — sarebbe davvero utile qualche colloquio con una psicologa\o prima dell’intervento. Anche poche sedute focalizzate sull’ansia preoperatoria possono fare una differenza enorme.
Non devi diventare “senza paura” per affrontare l’intervento. Devi solo arrivare al punto in cui la paura non governa ogni tua giornata.
E da come ne parli, io credo che una parte di te abbia già iniziato a cercare una via d’uscita.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buongiorno gentile utente, intanto la ringrazio per aver condiviso questo suo stato d'animo; per poter risolvere questa problematica insorta servirebbe un percorso di supporto psicologico volto ad incrementare al meglio le competenze per poter convivere in modo integro con questa emozione. Intanto un piccolo esercizio pratico e utile potrebbe essere quello di riuscire ad ascoltare e far spazio alla paura, senza nasconderla o negandola ( pensando ad altro per non star con quei pensieri faticosi)

Dott.ssa Psicologa Giorgia Pinessi
Dott.ssa Noemi Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che stai vivendo è molto comune quando si deve affrontare un intervento, soprattutto se riguarda l’anestesia totale. La paura di “non svegliarsi più” è una delle paure più frequenti, anche in persone che razionalmente sanno che oggi l’anestesia è molto controllata e sicura.
Il problema sembra essere diventato il circolo dell’ansia: più ripeti a te stessa “ho paura”, più il cervello resta in stato di allarme e il pensiero si ingigantisce ed occupa tutta la giornata. Spesso non aiuta cercare continuamente rassicurazioni, ma provare a interrompere il controllo costante del pensiero. La paura non va “eliminata”, ma ridimensionata. Può aiutare molto anche parlare apertamente di questa ansia con l’anestesista prima dell’intervento: sono abituati ad ascoltare paure di questo tipo e spiegare concretamente come funziona la procedura spesso riduce molto l’angoscia.
Avere paura non significa essere in pericolo. Significa che in questo momento il tuo sistema d’allarme si è attivato al massimo. E questo si può gestire.
Dott.ssa Valeria Gini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera gentile utente,
la sua paura e difficoltà sono comprensibili. Mi permetto di ipotizzare che sarebbe utile approfondire tali aspetti con un primo colloquio psicologico, anche al fine di arrivare al giorno dell'intervento con più serenità. Qualora fosse interessata, mi rendo disponibile e la saluto cordialmente.
-Dott.ssa Valeria Gini
Dott. Stefano Zanetti
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Sulle paure si può fare molto, ed anche in tempi non eccessivamente lunghi.
Si rivolga ad un collega. In bocca al lupo.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, quello che sta vivendo è una paura molto intensa e profondamente umana. Quando ci si trova davanti a un intervento chirurgico, soprattutto se prevede un’anestesia totale, molte persone sperimentano una sensazione di perdita di controllo che può diventare estremamente angosciante. Nel suo caso sembra che il pensiero dell’anestesia abbia progressivamente occupato sempre più spazio mentale, fino a trasformarsi in una presenza costante nelle sue giornate. Da ciò che scrive, il problema non sembra essere soltanto l’intervento in sé, ma il modo in cui la sua mente si è agganciata alla possibilità temuta del “non risvegliarsi”, trattandola quasi come un pericolo imminente e continuamente da monitorare. In una prospettiva cognitivo comportamentale, questo è un meccanismo molto frequente nell’ansia: il cervello, nel tentativo di proteggerci, continua a riportare l’attenzione sul pericolo percepito, ma così facendo finisce per mantenerlo vivo e sempre più presente. La frase che lei ripete dentro di sé, “ho paura, ho paura, ho paura”, è molto significativa perché mostra come il pensiero sia entrato in un circolo automatico. Più cerca di controllare o allontanare la paura, più questa sembra diventare centrale. È un processo estenuante, perché porta la persona a vivere costantemente proiettata verso uno scenario catastrofico, anche quando razionalmente può sapere che l’intervento è stato indicato proprio per tutelare la sua salute. Un altro aspetto importante è che l’ansia tende spesso a confondere la probabilità con la possibilità. La mente ansiosa pensa: “se può succedere, allora devo prepararmi come se fosse probabile”. E da quel momento il pensiero inizia a ripetersi continuamente, alimentando immagini, tensione fisica e bisogno di rassicurazione. Non perché lei sia debole o irrazionale, ma perché il sistema di allarme emotivo sta lavorando senza riuscire più a spegnersi. In questi casi è fondamentale non affrontare tutto questo soltanto cercando di “convincersi” che andrà bene, perché spesso la paura non si calma con la logica pura. È più utile iniziare a comprendere il funzionamento stesso dell’ansia, osservando come si alimenta, come entra nei pensieri quotidiani e come modifica il modo di percepire il futuro e il proprio corpo. Un percorso psicologico, soprattutto ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe aiutarla molto proprio in questa fase. Non necessariamente perché la paura sparisca completamente, ma perché possa gradualmente tornare a sentirsi meno dominata da questi pensieri e più capace di attraversare questo momento senza vivere ogni giorno in uno stato di allarme continuo. L’obiettivo non è eliminare ogni timore, cosa spesso impossibile davanti a un intervento, ma evitare che la paura occupi tutto lo spazio mentale e le impedisca di vivere il presente. È importante anche ricordare che il fatto che lei stia soffrendo così tanto non significa che “non riuscirà ad affrontarlo”. Molte persone molto spaventate riescono comunque a attraversare situazioni mediche importanti. Spesso ciò che logora maggiormente è proprio l’attesa piena di pensieri continui e immagini catastrofiche, più ancora dell’evento reale. Il suo messaggio fa percepire una grande stanchezza emotiva, quasi come se la paura fosse diventata più pesante dell’intervento stesso. Proprio per questo credo che meriti uno spazio di supporto in cui non sentirsi sola dentro questo vissuto e in cui poter comprendere meglio i meccanismi che oggi la stanno facendo sentire intrappolata in questo “inferno” mentale che descrive. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
capisco quanto questa paura la stia occupando mentalmente e quanto, a questo punto, il problema non sia più solo l’intervento in sé ma lo stato di allerta continuo in cui si trova.
La paura dell’anestesia è molto più comune di quanto si pensi. Per molte persone l’idea di “perdere il controllo”, addormentarsi completamente o affidarsi a qualcun altro attiva un’ansia molto intensa.
Quando però la mente entra in un circuito continuo di paura (“ho paura, ho paura, ho paura”), tende a concentrarsi sempre di più sul pericolo, aumentando tensione, immagini catastrofiche e stato di allarme.
Il fatto che lei senta questa paura in modo così forte non significa che sia realmente in pericolo o che stia “impazzendo”. Significa piuttosto che il suo sistema nervoso è entrato in una condizione di forte allerta.
Può essere utile non affrontare tutto da sola nella mente, ma parlarne apertamente con l’anestesista, con i medici che la seguiranno e, se possibile, anche con uno psicologo che possa aiutarla a gestire questa ansia prima dell’intervento.
Spesso si cerca di stare meglio sforzandosi di “non pensarci”, ma più si combatte la paura, più questa tende a crescere. Il lavoro invece è aiutare gradualmente mente e corpo a sentirsi più al sicuro.
E il fatto che lei abbia chiesto aiuto è già un primo passo importante.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Ha ragione, è comprensibilissima la paura che sta vivendo e sperimentando. Credo che intraprendere un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere da dove nasce questa sua paura, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare l'operazione.
Rimango a disposizione!
saluti
AV
Dott.ssa Chiara Ganassi
Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Gentile utente,

la paura è un'emozione del tutto naturale, soprattutto quando si è chiamati ad affrontare ciò che non si conosce. L'anestesia totale si configura come una situazione in cui si sperimenta una momentanea perdita di controllo, un momento in cui ci si affida completamente a qualcun altro; pertanto, provare timore in questa circostanza è assolutamente normale.

Questa emozione ha bisogno di rassicurazione e non di giudizio. Per iniziare a gestirla, il primo passo fondamentale è accoglierla e accettare che essa esista, senza colpevolizzarsi.

A livello pratico, può essere di grande aiuto condividere apertamente questo stato d'animo con l'anestesista durante il colloquio pre-operatorio. Esplicitare le proprie preoccupazioni le permetterà di ricevere informazioni precise sulle procedure e sui livelli di sicurezza costanti, aiutando la mente a trovare punti di ancoraggio più sereni per affrontare l'intervento.

Un cordiale saluto,
C.G.
Cara utente,
cosa potrebbe farla stare meglio? Di che tipo di rassicurazione ha bisogno? Provi a rispondere a queste domande, definisca quindi il suo bisogno e provi a soddisfarlo: ad esempio, avere più informazioni su come funziona l'anestesia totale e le possibili complicanze potrebbe aiutarla a capire meglio il processo e rassicurarla? Oppure sapere le percentuali rispetto ai rischi che potrebbe correre? Oppure conoscere chi si occuperà dell'anestesia così da sapere chi è e affidarsi ad una persona conosciuta?
Provi un po' a trovare ciò che le può essere più utile per stare più tranquilla.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Ginevra Pardi
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Milano
Buongiorno,
quello che racconta sembra molto faticoso, perché il problema a questo punto non è più soltanto l’intervento, ma lo spazio che la paura sta occupando nella sua vita e nei suoi pensieri. L’anestesia totale spaventa molte persone proprio perché implica il perdere temporaneamente il controllo e l’affidarsi completamente a qualcun altro, e quando la mente si concentra continuamente sul "potrei non svegliarmi più", finisce per vivere quell’evento come se fosse già imminente e presente ogni giorno.
Il fatto che lei si ripeta continuamente "ho paura", probabilmente, mantiene attivo il circolo dell’ansia, invece di ridurlo. Non perché lo faccia volontariamente, ma perché il cervello resta costantemente in allerta.
Può essere utile provare a distinguere il rischio reale dagli scenari che la paura sta costruendo nella sua mente, magari confrontandosi direttamente anche con l’anestesista per avere informazioni concrete. E se sente che questa paura sta diventando totalizzante, chiedere un supporto psicologico può aiutarla a non affrontare tutto questo da sola.
Un saluto Dott.ssa Ginevra Pardi
Dr. Vincenzo Lucifora
Psicologo, Professional counselor
Torino
Cara lettrice,
Innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una paura così profonda e assolutamente umana.
Leggendo si percepisce chiaramente il peso di questo "inferno" quotidiano. La cosa più importante che voglio dire subito è questa: la sua paura non è una colpa, né una debolezza. È la risposta del sistema a qualcosa che percepisce come un pericolo estremo.
Come psicologo e naturopata, guardo a quello che lei sta vivendo non come a un "difetto da riparare", ma come a un messaggio potente del suo organismo e della sua storia.

Proviamo a fare spazio a questa paura, a guardarla insieme attraverso una lente diversa per capire come uscirne.

Seguendo un approccio Gestalt, pongo molta attenzione al "qui e ora". In questo momento, il fibroma (che paradossalmente è asintomatico) è passato in secondo piano, e la sua mente ha proiettato nel futuro uno scenario catastrofico. Il mantra continuo "ho paura, ho paura, ho paura" è un tentativo del cervello di gestire l'angoscia, ma finisce per alimentarla, bloccando in uno stato di allerta costante.
Dal punto di vista dell’approccio Funzionale, l'anestesia totale tocca un nucleo profondo: il profondo bisogno di controllo e la capacità di lasciarsi andare.
L'anestesia ci chiede di "cedere le armi", di affidarci completamente a qualcun altro.
Quando il nostro sistema biologico non è abituato a mollare il controllo (forse per dinamiche che sta
portando dietro da tempo), l'idea di addormentarsi viene tradotta dal cervello rettiliano come un
pericolo di morte. La paura di non svegliarsi è, in fondo, la paura di perdere il controllo sul proprio
corpo e sulla propria vita.
Cara, non deve attraversare questo deserto da sola, né ridursi ad arrivare al giorno dell'intervento stremata dall'ansia. Questo fibroma e questa paura sono una grande mappa: ci stanno indicando che è arrivato il momento di alleggerirsi di un carico, non solo fisico ma anche emotivo.
La invito a fare un passo attivo per riprendersi la sua vita:
Fare un percorso insieme per disinnescare il loop del "ho paura", dare un senso biologico a ciò che il suo utero sta esprimendo e preparare il suo corpo e la sua mente ad affrontare l'anestesia con una nuova e profonda fiducia nel suo istinto di guarigione.
Se vorrà io sarò qui per accompagnarla.
Un caro saluto,
Vincenzo Lucifora
Dott.ssa Chiara Sossai
Psicologo, Psicologo clinico
Portogruaro
A volte la paura diventa così grande da occupare tutto lo spazio disponibile, al punto che il problema iniziale finisce quasi per passare in secondo piano.
Leggendo le tue parole, mi viene da pensare che tu stia vivendo ogni giorno come se quel momento fosse già arrivato. Come se dovessi affrontare l’intervento continuamente, nella tua mente, molto prima che accada davvero. E questo può essere estenuante.
La frase “ho paura, ho paura, ho paura” che ripeti spesso mi sembra molto significativa. Perché forse oggi non stai lottando soltanto con l’intervento, ma anche con il tentativo continuo di allontanare una paura che più viene combattuta e più sembra diventare presente.
La paura, soprattutto quando riguarda qualcosa di importante come la salute, è profondamente umana. Forse il punto non è convincerti a non averne, ma trovare un modo diverso di stare accanto a questa paura senza lasciare che sia lei a occupare tutta la scena.
Le possibilità sono infinite, anche quando sembrano poche. Forse in questo momento la paura ti sta mostrando una sola strada possibile. Non è detto che sia l’unica.
Gent.ma,
quella che descrive è una paura molto intensa e comprensibilmente fonte di grande sofferenza. Quando ci troviamo di fronte a un intervento chirurgico, la mente può concentrarsi sugli scenari più temuti, fino a farli sembrare una possibilità imminente e concreta.
Dalle sue parole emerge come oggi il problema principale non sia tanto il fibroma, quanto il peso emotivo che questa paura sta avendo sulla sua quotidianità. Quando la paura occupa costantemente i pensieri, può finire per mantenere attivo lo stato di allerta e amplificare la sofferenza. Più che cercare di eliminare la paura, potrebbe essere utile iniziare a osservarla e a riconoscerla per quello che è: una reazione di fronte a qualcosa che percepisce come minaccioso, non una previsione di ciò che accadrà.
Se ne ha la possibilità, le suggerirei di confrontarsi con uno psicologo prima dell'intervento: anche pochi colloqui possono aiutarla a gestire l'ansia e ad affrontare questo momento in modo più sostenibile.
Le auguro di poter trovare uno spazio in cui sentirsi accompagnata e sostenuta nell'attraversare questa esperienza.
Un cordiale saluto

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