Dott.
BRUNO PARODI
Psicologo
·
Psicoterapeuta
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Genova 3 indirizzi
Esperienze
Sono uno Psicologo clinico (laureato presso la Facoltà di Psicologia di Roma), Psicoterapeuta e Psicanalista (ad orientamento junghiano)
Svolgo Sedute: di sostegno psicologico, di psicoterapia, di psicoanalisi; Colloqui diagnostici e di consultazione; Colloqui individuali, di coppia e familiari; Sedute di Training autogeno (tecnica di rilassamento per la gestione dello stress, delle emozioni, nei casi di disturbi psicosomatici e nell’attività sportiva agonistica)
Tipologie prevalenti di utenza: Adolescenti, Adulti, Anziani, Coppie, Famiglie.
I miei principali contesti d'intervento sono relativi ai: Disturbi d'Ansia, Fobie, Attacchi di panico, Disturbo Depressivo, Difficoltà in età evolutiva, Dipendenze e Nuove dipendenze, Disturbi alimentari, Disturbi di personalità, Disturbi connessi all'elaborazione del Lutto, Orientamento scolastico / professionale, Problemi di coppia, Psico-oncologia, Psicologia dello sport, Sessualità e disturbi sessuali.
Svolgo Colloqui psiconutrizionali per valutare insieme al paziente gli schemi riguardanti le abitudini alimentari: favorire la scelta di cibi sani attraverso la giusta informazione e maggiore consapevolezza; attuare la riduzione di ansia e stati emotivi problematici attraverso tecniche di rilassamento come il Training autogeno e Visualizzazioni (immaginazione guidata).
Ho svolto corsi di specializzazione relativi all'orientamento analitico Junghiano (analisi dei sogni e teoria degli archetipi), all'Analisi Transazionale preso la Scuola JES di Genova e di Psicoterapia analitica comparata (approccio Bioniano) presso la SPC di Genova.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicologia sportiva
- Psicoterapia
Principali patologie trattate
- Ansia
- Depressione
- Crisi relazionali
- Nevrosi
- Autostima
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Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
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Consulenza psicologica
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70 € -
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Psicoterapia di coppia
Da 70 € -
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Recensioni
6 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
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D
Dg
Esperienza molto positiva. Estremamente preparato, attento ai dettagli e capace di mettere subito a proprio agio. Ho apprezzato molto la sua flessibilità e la capacità di adattarsi alle diverse esigenze con grande professionalità ed empatia. Consigliatissimo.
• Studio privato di Psicologia Clinica e Psicoanalisi di Bruno Parodi • psicoterapia •
Dott. BRUNO PARODI
La ringrazio per le sue cortesi parole. È una grande gioia per me, poter essere d’accompagnamento, nell’esplorazione e ricerca di Se’.
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E
E B
Professionalità, disponibiltà,gentilezza, serietà
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Dott. BRUNO PARODI
Ogni percorso ha la sua unicità. Ho visto in lei, nel tempo, riprendere fiducia in se stessa e nel suo procedere. Grazie
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M
Massimo Giovani
Ho conosciuto il Dottor Parodi nel momento più brutto della mia vita, abbiamo iniziato un percorso insieme che non pensavo avrebbe portato questi risultati….adesso mi sento una persona nuova …più sicura…mi ha fatto capire accompagnandomi, non mi ha mai imposto nulla …posso dire solo GRAZIE
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Dott. BRUNO PARODI
È stato per me altrettanto importante accompagnarla, attendendo che il suo percorso portasse i frutti sperati. Grazie
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E
Enrico G.
Persona veramente squisita e preparata, capace sia di condurre ragionamenti lineari che di seguire e ricollegare percorsi circolari che fluiscono come si presentano. Molto interessante confrontarsi su sogni e film.
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Dott. BRUNO PARODI
È stato un piacere poterti accompagnare nel tuo percorso di ricerca personale. Grazie.
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F
Francesca Gandino
Super accogliente preparato disponibile attento. Ti senti accolta in un abbraccio.
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Dott. BRUNO PARODI
Grazie per la sua testimonianza. È un piacere anche per me poterla accompagnare in questo percorso di analisi.
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F
Filippo Molinari
Ho iniziato il percorso con il Dott.Parodi l’estate 2025. Fin dall’inizio, ho trovato empatia e rispetto sui temi trattati.
Oggi stiamo proseguendo con costanza e consolidando il mio benessere in modo molto completo.
Da parte mia, posso confermare che l’accoglienza e professionalità sue, sono ampiamente efficienti.• Studio privato di Psicologia Clinica e Psicoanalisi di Bruno Parodi • psicoterapia •
Dott. BRUNO PARODI
Grazie di cuore per le belle parole!!!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera... Scrivo perché sto male o comunque non mi va bene il fatto che io sia menefreghista, nel senso che non sempre salvo qualcuno se c'è da salvarlo nel senso fisico,oppure potrei non essere tempestiva nel farlo... Penso proprio di essere menefreghista e basta, senza altri motivi di fondo... Cosa dovrei fare? Sembra che proprio non riesco... È più forte di me. Vorrei essere diversa. Non scrivo altro, perché non so se la domanda venga pubblicata, dato a volte nemmeno vengono pubblicate le mie domande,scrivere un poema che magari non viene pubblicato, anche no... La farò breve. Grazie e attendo risposte.
Buongiorno, ciò che lei definisce il suo essere “menefreghista” credo sia quella che Jung definiva “maschera” o una delle maschere che lei indossa, nel relazionarsi con gli altri. Noi tutti per muoverci nel mondo indossiamo maschere, che indicano l'insieme dei comportamenti, delle emozioni e degli atteggiamenti di facciata che si indossano per proteggersi dal giudizio altrui, facilitando così l'adattamento sociale o nascondendo insicurezze e soprattutto ferite interiori, profonde. Le maschere non sono di per se stesse negative. Ci proteggono in determinati casi dai pericoli che provengono dagli altri. Ma è importante che non divengano maschere rigide, perché altrimenti il nostro modo di agire diviene controproducente e ci impedisce di evolvere e far emergere le nostre risorse, passando appunto attraverso il riconoscimento delle nostre ferite profonde. Lei ha ferite, come ogni essere umano, che chiedono di essere “curate”. Credo che lei desidererebbe che gli altri si prendessero cura delle sue ferite, che gli altri non fossero da lei percepiti come “menefreghisti”, che si occupassero dei sui sentimenti e dei suoi bisogni. Solo così potrà risvegliare in se stessa l’interesse per “l’altro”, per l’altro nella sua totalità.
Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
Buongiorno, leggendo con attenzione le sue perplessità circa l’atteggiamento di questo ragazzo, innanzitutto le porrei queste domande: lei cosa vuole o meglio di cosa ha bisogno in una relazione sentimentale?
Cosa le sta dando questa relazione, che non si può chiamare fidanzamento?
Il comportamento di questo ragazzo sembra essere volto a ottenere dal vostro rapporto ciò di cui ha bisogno lui, ma sembrerebbero mancare quegli aspetti della vita di coppia (fidanzati o meno) che rendono lo stare insieme piacevole e gratificante. Lei scrive che questo ragazzo appare in certi momenti distante e poco coinvolto; che preferisce non darvi etichette e continuare sulla base degli accordi iniziali (scopamici). Lei vorrebbe che il rapporto fosse più chiaro, probabilmente che evolvesse in qualcosa di più strutturato, lui sembra rifuggire dalle responsabilità che una storia sentimentale, più matura, gli richiederebbe, preferendo vivervi senza riconoscere il legame, che invece lei desidererebbe. Sono d’accordo con lei quando dice di non credere all’incompatibilità che è stata sollevata, quale possibile problema tra di voi. Parlare d’incompatibilità sembra essere il modo più lineare per porre ostacoli ad una possibile evoluzione della vostra storia.
Quindi in conclusione le porrei le domande iniziali. Credo sia in lei che deve poter fare luce, su ciò che vuole, desidera, per se stessa. Lui è stato più o meno chiaro nel suo essere paradossalmente incongruente con le sue parole e con i suoi comportamenti.
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