Esperienze
Sono la dott.ssa Dalila De Crescenzo, psicologa clinica, laureata presso l'Università di Bologna. Mi occupo di sostenere le persone in momenti delicati della vita, accompagnandole in un percorso di ascolto, consapevolezza e trasformazione personale.
Nel mio lavoro accolgo ogni storia con rispetto e attenzione, credendo profondamente che ogni sintomo porti con sé un significato e che anche la sofferenza possa diventare un'occasione per conoscersi meglio e crescere.
Negli anni ho maturato esperienza in diversi contesti: il reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, il consultorio giovani "Acchiappasogni" di Forlì e una comunità terapeutica per adolescenti e adulti con problematiche legate alle dipendenze e ai disturbi di personalità.
Attualmente sto proseguendo la mia formazione presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica Junghiana AION di Bologna. L'approccio junghiano si fonda sull'idea che ogni persona abbia dentro di sé le risorse per comprendere il proprio mondo interiore e riattivare un processo di cambiamento. Lavorare con questo metodo significa esplorare insieme il senso profondo dei sintomi, dei sogni, delle immagini e delle emozioni, per ritrovare una direzione più autentica e personale.
Se senti che è il momento di dedicarti uno spazio di cura e ascolto, puoi contattarmi per un primo colloquio. Grazie!
Approccio terapeutico
Principali patologie trattate
- Break-down adolescenziale
- Disturbi Della Crescita
- Disturbi sessuali
- Disturbi psicosomatici
- Confusione mentale
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Viale Risorgimento 10, Forlì 47121
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ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più giovane di quasi 10 anni, appena lasciata dal Suo fidanzato.
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
Caro,
l'innamoramento a 40 anni non è solo "brutto" quando non è ricambiato; è spesso devastante, perché arriva come un terremoto che minaccia di radere al suolo tutto ciò che ha edificato con fatica.
Vorrei invitarla a fare un passo indietro rispetto al dolore del rifiuto, per guardare cosa sta accadendo davvero dentro di lei.
Lei è un avvocato, un uomo abituato alle regole, alla razionalità, ai doveri quotidiani del matrimonio e della paternità. Quando la vita si canalizza così tanto nel "dovere", la parte più vitale, istintiva e irrazionale di noi finisce per essere confinata nell'ombra. E cosa fa la psiche per salvarsi? Prende tutta quella fame di vita, di leggerezza e di passione, e la proietta sul primo gancio disponibile all'esterno. Nel suo caso, una collega più giovane, per giunta in un momento di vulnerabilità.
La verità che può renderla libero è che lei non è innamorato della persona reale di questa collega (di cui infatti tenta di vedere i difetti senza successo) ma è innamorato di ciò che questa ragazza rappresenta per lei: una porta d'accesso a una parte di se stesso che sentiva morire. Lei cerca la sua stessa vitalità perduta.
La reazione di questa donna – che la allontana ogni volta che lei si fa vicino – è un atto di realismo. Lei avverte il peso di questa proiezione.
Il fatto che lei alterni ore di gioia a giorni di profonda sofferenza, e che il dolore per l'amore non ricambiato pesi più del pensiero di perdere la sua famiglia, dimostra quanto questa "fame" sia profonda. Ma accanirsi nel tentativo di conquistare la collega non placherà questa fame, perché l'origine del vuoto è interna, non esterna.
Come uscirne?
Lei sta già facendo un ottimo lavoro cercando di arginare il sintomo (lo sport, il distacco dai social) e frequentando uno spazio psicologico. Continui quel percorso, ma provi a cambiare la domanda. Non si chieda più "Come faccio a farmi amare da lei?" o "Come faccio a dimenticarla?", ma si chieda: "Quale parte della mia vita è diventata così arida da costringermi a cercare la vita fuori da me?".
Questo innamoramento, per quanto doloroso, è un potente campanello d'allarme della sua parte inconscia. Le sta dicendo che a 40 anni la sua vita ha bisogno di un nuovo significato, di più spazio per la sua espressione personale, per il piacere e per la vitalità, a partire (perché no?) dal provare a rimettere in discussione e rifondare il legame con sua moglie.
Le auguro di ritrovare presto il suo centro.
Salve dottori mi chiedo se il Buddha o altri maestri avessero ragione che l unica strada per la serenità sia la via spirituale , anche se personalmente io mi sento sereno anche se da qualche giorno vedendo alcuni video sto mettendo un po in dubbio la mia situazione, mi chiedo allora chi come me non fa questi tipi di percorsi non può essere felice ? Non può essere una brava persona ? E se anche voi psicologi in futuro vi rendete conto che l unica strada è la spiritualità e tutto il resto è fuffa
Carissimo,
è interessante notare come dei video riescano ad incrinare una serenità che, fino a pochi giorni fa, lei sentiva come autentica. Questo non significa che la sua felicità precedente fosse "falsa", ma ci dice che dentro di lei si è svegliata una domanda profonda che ha scelto di bussare alla sua porta.
Vorrei rassicurarla subito su un punto fondamentale: certo che si può essere una brava persona e darsi la possibilità di essere felici senza seguire un percorso spirituale codificato.
Il Buddha, così come molti altri grandi maestri della storia, non ha inventato una "guida per la felicità" esclusiva. I maestri spirituali hanno semplicemente descritto, ognuno con le parole e i simboli del proprio tempo, un meccanismo che appartiene a tutti gli esseri umani: la necessità di trovare un'armonia tra il nostro mondo interno e il mondo esterno.
Dal punto di vista della psicologia più profonda, la spiritualità non coincide necessariamente con il meditare su una montagna, recitare mantra o seguire una dottrina. La spiritualità è, prima di tutto, un'attitudine della mente. È la capacità di ascoltare la propria bussola interiore, di accettare i limiti della vita e di dare un senso a ciò che ci accade.
Ci sono persone che non hanno mai letto un testo sacro, ma che vivono una vita profondamente "spirituale" semplicemente essendo connesse alla natura, amando la propria famiglia, facendo bene il proprio lavoro... Questa è spiritualità incarnata nella vita di tutti i giorni.
E per quanto riguarda noi psicologi, la mia personale risposta è no, per un motivo molto semplice: la parola "psicologia" deriva dal greco psyché, che significa Anima. Dunque, la vera psicologia non è l'opposto della spiritualità, ma è lo studio scientifico e umano dell'anima e dei suoi movimenti.
Se la sua serenità vacilla sotto questi dubbi, non si spaventi. Consideri questo momento come un invito a esplorare la sua interiorità.
La saluto.
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