Buonasera, da tutta la vita che ho un problema di ipersensibilità, piango per tutto, nonostante non

29 risposte
Buonasera, da tutta la vita che ho un problema di ipersensibilità, piango per tutto, nonostante non abbia la depressione, però sono talmente emotiva che non riesco a trattenere le lacrime, e questo mi fa male fisicamente indebolendo il mio sistema immunitario, cosa posso fare per risolvere questa condizione che mi affligge da molto e mi fa stare male? Ho fatto psicoterapia ma senza nessun effetto positivo, grazie in anticipo.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
Quello che descrive è qualcosa che molte persone molto sensibili conoscono bene, anche se spesso si sentono sole a viverlo. Essere emotivamente intensi non significa essere deboli o avere necessariamente una patologia: significa avere un sistema emotivo che reagisce in modo molto forte agli stimoli, alle relazioni, alle parole, alle situazioni della vita.

Il pianto, in realtà, è uno dei modi più naturali che il nostro organismo ha per scaricare tensione emotiva. Il problema non è tanto il fatto di piangere, ma la sensazione di non avere controllo su ciò che accade dentro di sé e il timore che questa sensibilità finisca per travolgerla o farla sentire fragile.
Spesso chi è molto sensibile ha imparato nel tempo a giudicarsi per questo, a pensare che dovrebbe “trattenersi”, essere più forte o più distaccato. Ma più si cerca di reprimere l’emozione, più il sistema emotivo tende a reagire con maggiore intensità. Il lavoro vero, di solito, non è spegnere l’emotività, ma imparare a regolarla, a riconoscere cosa la attiva e a costruire dentro di sé una maggiore stabilità quando arriva.
Il fatto che una psicoterapia in passato non abbia portato beneficio non significa che non ci siano strade utili. A volte semplicemente non si è incontrato l’approccio giusto o il momento giusto per lavorare su questo tipo di sensibilità.

La sua emotività non è necessariamente un difetto da “eliminare”. Spesso, se compresa e gestita meglio, può diventare anche una grande risorsa. Ma per arrivarci serve capire più a fondo come funziona il suo modo di reagire alle emozioni e cosa succede dentro di lei nei momenti in cui si sente sopraffatta.

Se sente che questa condizione la affligge da molto tempo e la fa stare male, parlarne con calma e in modo mirato può davvero aiutarla a trovare strumenti più efficaci per gestire questa ipersensibilità. Se vuole, possiamo anche approfondire la sua situazione in uno spazio online dedicato, così da capire meglio insieme cosa accade e come aiutarla a ritrovare più equilibrio emotivo.

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Dott. Simone Furlato
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buonasera, con queste poche informazioni a disposizione purtroppo è difficile comprendere a fondo la situazione. L'ipersensibilità può essere causata da diversi fattori più o meno modificabili e bisognerebbe valutare la situazione in maniera più profonda per trovare delle soluzioni. In prima battuta le consiglierei di esplicitare al suo psicoterapeuta il fatto che non sta trovando beneficio per capire meglio cosa non sta funzionando. Qualora nemmeno questa strada dovesse funzionare, le consiglierei di rivolgersi a un altro professionista per valutare attentamente la situazione.
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, l'ipersensibilità e questo pianto ricorrente può essere sinonimo di un senso di fragilità interna o nascondere preoccupazioni e paure latenti. Potrebbe essere utile cercare di conoscere meglio se stessi attraverso un percorso psicoterapico che le permetta di esplorarsi e riconoscersi in un luogo sicuro e protetto, dove possa sviluppare maggiore sicurezza in se stessa. Sebbene la sua precedente esperienza non abbia portato effetti visibili, le cause possono essere diverse pertanto, può essere utile cambiare terapeuta e riprovare. Ciò può essere sufficiente e può permetterle di guardarsi con occhi nuovi. Per maggiori informazioni, mi contatti pure.
Dott.ssa Adriana Gaspari
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti
Gentilissima comprendo la sua apprensione e le dico che, ci sono dei colleghi psicoterapeuti a orientamento cognitivo -comportamentista , che trattano patologie sessuali. Lei provi a chiedere all'Ordine degli psicologi della sua Regione e le daranno delle indicazioni( le daranno dei nominativi) . Le patologie sessuali vengono trattate come ogni altro disturbo ,quindi puo' cercare con fiducia.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Dott.ssa Ilaria Contini
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Parma
Buona sera, la ringrazio della condivisione. L'ipersensibilità è una parte del suo modo di stare al mondo e non la vedrei come un problema in sè. L'emotività è una componente fondamentale dell'essere umano ed è importante trovare gli strumenti per comprenderla, viverla e usarla come mezzo che orienti nel mondo. Da quello che descrive, la sua sensibilità diventa "eccessiva", da qui il termine iper, ma in questo modo assume un'accezione negativa, sembra quasi da contrastare, "troppa". Sicuramente, da ciò che scrive, le porta difficoltà, corporee e/o di altro genere, e quindi questo è da attenzionare ma non da contrastare. La sensibilità parla sempre di qualcosa, di quel mondo sotterraneo e complesso delle emozioni, che sono da decifrare, esplorare e scoprire per permettere di orientare, come dicevo prima, e non soffocare. Se la sua sensibilità, per essere vista, ha bisogno di questo "troppo", ci sarà il suo senso che insieme a un professionista, gentilmente e con cura, potrà scoprire, passo dopo passo. Le auguro di poter iniziare questo viaggio di scoperta e di affidarsi a qualcuno che la aiuti in questo faticoso ma meraviglioso viaggio. Ogni parte di sè merita cura e accoglienza, anche e soprattutto quelle parti più bisognose e faticose, perchè solo in questo modo ci può essere cambiamento e maggiore funzionalità. Un saluto, Dott.ssa Ilaria Contini
Dott.ssa Enrica Casalvieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Il pianto può essere una via di scarica emotiva e non rappresenta necessariamente un segno di depressione o di debolezza. Nel suo caso, probabilmente non si tratta semplicemente di un problema di controllo delle emozioni, ma di qualcosa di più profondo. Nel corso della sua vita la sua psiche può aver imparato a utilizzare il pianto come modalità privilegiata per esprimere e regolare emozioni molto intense. E' diventato un modo attraverso cui parti profonde della sua esperienza emotiva cercano espressione quando le parole non sono sufficienti. E' utile capire in quali situazioni piange più facilmente; quali emozioni precedono il pianto (tristezza, rabbia, senso d'ingiustizia, frustrazione); nella sua storia familiare come le emozioni sono state accolte. Il fatto che la psicoterapia non abbia funzionato non significa che la terapia non possa aiutarla, a volte l'approccio terapeutico può non essere quello giusto per la persona; non si è creata la giusta relazione terapeutica che l'ha fatta sentire sicura e compresa, nella relazione terapeutica le emozioni trovano il loro spazio per essere comprese e non semplicemente contenute.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera.
Non esiste una ricetta per dirle con precisione matematica come liberarsi delle sue lacrime.
Intanto preferisco dirle che le nostre emozioni sono uno dei due fattori davvero essenziali nella nostra vita, a mio parere.
Se poi aggiunge di avere già fatto psicoterapia, è ancora più difficile individuare altro da proporle, se non di provare con un altro professionista.
Dott.ssa Camilla Persico
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Carrara
essere molto sensibili ed emotivi non significa necessariamente avere un problema o una depressione. Alcune persone hanno una sensibilità emotiva più intensa e reagiscono agli eventi con una partecipazione molto profonda. Il pianto, in molti casi, è proprio il modo con cui il corpo scarica una tensione emotiva accumulata.

Quando però l’emotività diventa così forte da essere difficile da gestire o da farla sentire fragile e stanca, può essere utile lavorare non tanto sul “bloccare” le emozioni, ma sul imparare a regolarle e contenerle. Questo si può fare attraverso percorsi mirati sulla regolazione emotiva, tecniche di consapevolezza corporea, respirazione e strategie per riconoscere prima l’ondata emotiva, così da non arrivare al punto in cui diventa travolgente.

Il fatto che un percorso di psicoterapia non abbia dato i risultati sperati non significa necessariamente che non esistano strade efficaci per lei. A volte è necessario trovare un approccio o un lavoro terapeutico più specifico proprio sulla gestione dell’emotività.

Sono a disposizione per approfondire.
Dott.ssa Camilla Persico
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera,
quando le emozioni emergono in modo così intenso, come nel caso del pianto frequente, spesso è utile soffermarsi sui singoli episodi. Ogni situazione che attiva questa reazione può offrire degli elementi importanti per comprendere meglio cosa si muove a livello interno.
Osservare con attenzione cosa accade in quei momenti, il contesto, i pensieri che emergono, le sensazioni provate può aiutare a individuare quali schemi personali o significati più profondi si attivano. Le nostre reazioni emotive, infatti, sono spesso legate a interpretazioni molto personali delle situazioni.
Per questo motivo potrebbe essere utile portare questi episodi specifici all’interno del percorso terapeutico e analizzarli insieme al suo terapeuta. Approfondirli passo dopo passo può aiutare a comprendere meglio ciò che accade e a trovare modalità più funzionali per gestire queste emozioni. Un caro saluto.
Dott. Alessandro Biffi
Psicologo, Psicologo clinico
Verderio Inferiore
Non tutti gli psicologi o psicoterapeuti usano lo stesso sistema e non tutte le tecniche di psicoterapia sono uguali. Il consiglio migliore che mi viene da darle, quindi, è di fare altri tentativi con altri psicologi/psicoterapeuti, lasciando trascorrere un po' di tempo e quindi un po' di sedute, prima di emettere un verdetto e decidere se ha funzionato o no (in quanto, purtroppo o per fortuna, servono spesso mesi di sedute per cominciare a vedere qualche cambiamenti e non solo una manciata).
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissimo/a, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la sua fatica nel gestire questa spiacevole situazione, e anche la diffidenza nell'iniziare un nuovo percorso di terapia. Credo però che possa essere per lei importante affidarsi nuovamente ad un terapeuta, in modo da provare ad esplorare nuovamente quello che sente, individuando insieme ad esso strategie funzionali per affrontare tutto questo.
resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Dott.ssa Chiara Roselletti
Psicologo, Psicologo clinico
San Sisto
Gentile utente,
Da quello che scrive emerge che ha una forte sensibilità, non conoscendo bene la sua storia non comprendo se questa sensibilità e il pianto di cui lei parla sono collegati più a episodi che vede, a ciò che sente o ad altro.
Questa reazione può essere un segnale, un sintomo che andrebbe indagato per comprendere quale sia la sua funzione.
Purtroppo, senza la sua storia non è possibile capire come poterla aiutare, le consiglierei di intraprendere un altro percorso terapeutico, cercando di capire cosa non è andato nel primo. Magari, ha bisogno di un approccio differente o di un setting terapeutico diverso.

Un cordiale saluto, dott.ssa Chiara Roselletti
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
piangere facilmente non significa per forza depressione, ma può essere il segnale di un sistema emotivo molto reattivo, che va “oltre soglia” rapidamente. Il problema, di solito, non è l’emozione in sé (che è sana), ma il fatto che tu la vivi come incontrollabile e logorante, e che ti lascia addosso anche un senso di impotenza.
Due note importanti. La prima: il pianto in sé non “indebolisce il sistema immunitario” in modo diretto, ma lo stress cronico, la stanchezza e l’iperattivazione emotiva sì possono farti sentire più fragile fisicamente. Quindi ha senso occuparsi della regolazione emotiva anche per il corpo. La seconda: dire “ho fatto psicoterapia senza effetti” non vuol dire che “non sei aiutabile”; spesso vuol dire che quell’approccio, quella frequenza o quel focus non erano quelli giusti per il tuo tipo di difficoltà. Bisognerebbe capire anche per quanto tempo hai fatto terapia, magari serviva solo darsi più tempo per riscontrare dei benefici.
Per orientarsi sulla tua problematica, di solito è utile chiedersi: piangi soprattutto quando ti senti criticata, rifiutata, sotto pressione, in conflitto? Oppure anche in momenti neutri? Ti succede con tutti o solo con persone significative? E dopo il pianto ti senti meglio (scarico) o peggio (svuotata, vergognosa, irritata)? Queste differenze aiutano a capire se sei di fronte a una vulnerabilità emotiva “temperamentale”, a un accumulo di stress, a difficoltà nel mettere confini, o a un modo appreso di esprimere un bisogno che non trova altre parole.
Se la psicoterapia non ha funzionato, può essere utile valutare un altro professionista. A volte anche una valutazione medica è sensata, perché alcune condizioni (sonno scarso, squilibri ormonali/tiroidei, farmaci, carenze) possono aumentare la labilità emotiva e la facilità al pianto, e chiarirlo aiuta a non sentirsi “colpevole” di qualcosa che ha anche una base fisica.
In sintesi, non è detto che tu debba “eliminare” la sensibilità; spesso il lavoro efficace è renderla più gestibile, cioè imparare a non arrivare sempre al punto di rottura. E se un percorso non ti ha dato beneficio, non significa che il prossimo non possa farlo: a volte serve un inquadramento diverso e più mirato, o una persona con cui ti trovi meglio.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Laura Pancrazi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Mozzo
Buongiorno, mi sento di esprimere innanzitutto un primo pensiero, che magari può esserle utile a vedere la questione da un'altra prospettiva: l'ipersensibilità non è di per sè un problema, ma piuttosto una caratteristica. Che poi, se non gestita e/o accettata, possa diventare un problema, questa è un'altra storia.

Detto questo, siccome dalle sue poche righe mi viene difficile darle una risposta che provi quantomeno ad essere esaustiva, mi sento di esprimermi in questo senso: forse potrebbe provare ad approcciarsi di nuovo ad un percorso terapeutico, prendendo spunto dal precedente per capire cosa non sia andato bene, quali siano state le aspettative disattese, e correggere il tiro. So che non è facile, si è approcciata la prima volta ad un intervento professionale e non ha raggiunto i risultati che sperava, questo può averle procurato un senso di sfiducia. Però forse, se la situazione le causa una sofferenza tale da influire negativamente sulla sua qualità di vita, varrebbe la pena di dare una seconda possibilità a questa strada.

Sperando di esserle stata utile, le auguro sinceramente di trovare una quadra per riuscire a stare meglio.
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicoanalitico con un professionista di modo da indagare meglio questa ipersensibilità e cercare di capirne le cause.
Le auguro il suo meglio.

LM
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno
innanzitutto credo che Lei abbia bisogno di prendere un farmaco che allevi questa condizione di ipersensibilità emotiva che La stanca e come dice Lei, La indebolisce. Secondo poi penso sia necessario affiancare a tutto questo una psicoterapia che stabilizzi il Suo mondo interno emotivo e non escludo che ci siano anche dei vissuti depressivi da riconoscere e ricostruire. Ogni psicoterapia richiede tempo e costanza. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buonasera, capisco quanto possa essere faticoso sentirsi “travolta” dalle emozioni e dalle lacrime, soprattutto quando non è tristezza profonda ma una reazione immediata che non riesci a controllare. Non significa che tu sia “sbagliata”: spesso è un sistema nervoso molto reattivo, che si attiva in fretta e scarica piangendo.
Sul “sistema immunitario”: piangere di per sé non lo “rovina”, però lo stress continuo, la tensione fisica e il sonno peggiorato possono farti sentire più fragile. Quindi ha senso intervenire, ma senza colpevolizzarti.
Cose pratiche che aiutano, quando senti che sta salendo:
prova a rallentare il respiro, espirando più a lungo di quanto inspiri. Anche 6–8 espiri lenti abbassano l’attivazione.
porta l’attenzione al corpo: piedi a terra, spalle giù, mascella morbida. Se riesci, stringi e rilascia i muscoli delle mani per scaricare senza pianto.
se puoi, “dai un nome” all’emozione in una parola sola (“rabbia”, “commozione”, “vergogna”). Nominare spesso riduce l’ondata.
Nel quotidiano, spesso serve lavorare su due fronti:
regolazione emotiva, cioè imparare a riconoscere i segnali prima che arrivi l’ondata. Qui aiutano molto sonno regolare, movimento leggero, meno caffeina, pause durante la giornata.
assertività e confini: molte persone ipersensibili piangono quando si trattengono, quando si sentono sotto pressione o non si sentono autorizzate a dire no. Se ti ritrovi in questo, è un tema centrale.
Se la psicoterapia “non ha avuto effetti”, non significa che non ci sia soluzione. A volte serve un approccio più mirato, per esempio centrato sulla regolazione emotiva (DBT), sull’ansia e la sensibilità (ACT), o sul lavoro corpo-mente. E vale anche la pena parlarne col medico, soprattutto se il pianto è molto frequente e improvviso: in alcuni casi raramente può esserci anche una componente neurologica o farmacologica da escludere, senza allarmismi.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su ipersensibilità, gestione delle emozioni e confini, e puoi valutare un colloquio.
Dott.ssa Chiara Visalli
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buon pomeriggio cara utente, essere sensibile non è un difetto o qualcosa da "curare", ma piuttosto un funzionamento con cui bisogna imparare a convivere, trasformando quelle fortissime emozioni che ci "affliggono" in uno strumento per stare ed analizzare il mondo, per entrare in relazione con noi stessi e con gli altri.
Nel suo percorso di psicoterapia ha lavorato profondamente sulle sue emozioni, senza viverle come un "problema" ma piuttosto come una risorsa, un dono? E' difficile, in una società molto superficiale e spesso menefreghista, ma è possibile.
Se avrà voglia o necessità, mi trova a Sua disposizione per approfondire la questione e lavorarci meglio insieme. A presto!
Dott.ssa Chiara Visalli - Psicologa Clinico Dinamica
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Buonasera, la ringrazio per la condivisione.
Da quello che descrive sembra che la sua emotività sia molto intensa e facilmente attivabile. Essere una persona sensibile non è di per sé un problema. Alcune persone hanno una soglia emotiva più reattiva e percepiscono gli stimoli (interni ed esterni) con maggiore profondità. Tuttavia, quando questa sensibilità diventa così forte da farla sentire sopraffatta o da darle la sensazione di non riuscire a gestire le proprie reazioni, può diventare faticosa da vivere.

Il pianto, in molti casi, è una modalità con cui il corpo scarica una tensione emotiva. Non è necessariamente un segno di debolezza né di depressione. Il fatto che lei riesca a riconoscere di non essere depressa ma di sentirsi “troppo emotiva” indica già una buona consapevolezza di sé.

A volte però l’obiettivo non è “smettere di provare emozioni” o bloccare il pianto, ma imparare a regolare l’intensità delle reazioni emotive e a comprendere meglio cosa le attiva. Può capitare, ad esempio, che dietro a una forte reattività ci siano meccanismi appresi nel tempo, una grande empatia verso gli altri, oppure una difficoltà nel contenere internamente ciò che si prova.

Lei scrive di aver già fatto psicoterapia senza benefici. Può succedere, e non significa necessariamente che non esista un aiuto possibile. Talvolta è l’approccio terapeutico a non essere stato quello più adatto alle proprie caratteristiche, oppure il lavoro si è concentrato su aspetti diversi da quelli che oggi sente centrali.

Potrebbe essere utile, se e quando se la sentirà, riprendere questo tema con un professionista mettendo al centro proprio la regolazione emotiva: imparare a riconoscere prima i segnali corporei dell’attivazione emotiva, sviluppare modalità per contenerla e trovare forme di espressione delle emozioni che non la facciano sentire travolta.

Il fatto che questa sensibilità la accompagni da sempre non significa necessariamente che debba rimanere immutata. Spesso, quando si impara a conoscere meglio il proprio funzionamento emotivo, ciò che prima sembrava solo un peso può diventare qualcosa di più gestibile e, in parte, anche una risorsa.
Resto disponibile.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio,
l'ipersensibilità è un aspetto che più si impara a gestire, può può essere vantaggioso. Lo è meno se ne siamo prede. In tal senso, un percorso di psicoeducazione e psicoterapia può essere la via migliore. A volte può capitare che i percorsi terapeutici già sperimentati non abbiano portato all'obiettivo desiderato: la variabile "relazione terapeuta-paziente" ha un peso specifico importante. La invito a darsi una nuova opportunità. Un caro saluto, Dottssa LM
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera e grazie per la condivisione,
da ciò che descrive sembra che lei viva le emozioni con un’intensità molto forte. Piangere facilmente non significa necessariamente avere una depressione: per alcune persone il pianto è semplicemente una modalità attraverso la quale esprimere ciò che si sente. Tuttavia, quando succede molto spesso o quando si ha la sensazione di non riuscire a trattenere le lacrime anche in situazioni in cui si vorrebbe farlo, può diventare faticoso e far sentire vulnerabili.
È comprensibile che, vivendo questa condizione da tanto tempo, lei si senta stanca e desideri trovare un modo per stare meglio. Il pianto in sé non danneggia direttamente il sistema immunitario ma uno stato emotivo intenso e prolungato può far percepire il corpo più affaticato o sotto stress. Per questo, più che cercare di “eliminare” la sensibilità, spesso il lavoro utile è imparare a conoscere e regolare meglio le proprie emozioni, così che non prendano il sopravvento.
Il fatto che abbia già fatto psicoterapia senza percepire benefici può essere scoraggiante ma non significa necessariamente che un percorso psicologico non possa aiutarla. A volte l’efficacia dipende molto dal tipo di lavoro terapeutico, dal momento della vita in cui lo si intraprende e anche dalla possibilità di concentrarsi in modo specifico proprio sulla gestione dell’intensità emotiva.
Un nuovo confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire meglio in quali situazioni emerge più facilmente il pianto e quale funzione abbia per lei. Comprendere questo aspetto spesso è il primo passo per trovare modalità più equilibrate per esprimere e gestire ciò che si prova, senza sentirsi sopraffatti dalle emozioni.

Le auguro di trovare la serenità che merita.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver condiviso una difficoltà che sembra accompagnarla da molto tempo e che, dalle sue parole, appare vissuta con grande fatica. Quando una persona si percepisce molto sensibile alle emozioni e sente che le lacrime arrivano facilmente, può nascere la sensazione di non avere abbastanza controllo sulle proprie reazioni. Questo spesso porta anche a sentirsi fragili o a temere che gli altri possano non comprendere fino in fondo quello che si prova. È importante però distinguere alcuni aspetti. Essere emotivi o sensibili non è di per sé qualcosa di negativo. Molte persone con una sensibilità emotiva più accentuata possiedono anche una grande capacità di empatia, di attenzione verso gli altri e di profondità nel vivere le esperienze. Il problema nasce quando l’intensità delle emozioni diventa difficile da gestire e si ha la sensazione che ogni stimolo emotivo porti automaticamente a una reazione molto forte, come il pianto, anche in situazioni in cui si vorrebbe riuscire a mantenere maggiore equilibrio. Dal punto di vista psicologico spesso questo tipo di risposta emotiva è collegato al modo in cui la mente interpreta ciò che accade. Le emozioni non nascono solo dagli eventi esterni ma anche dai pensieri che si attivano quasi automaticamente dentro di noi. Alcune persone hanno una mente particolarmente sensibile ai significati emotivi delle situazioni e questo può amplificare le reazioni interne. Non significa che ci sia qualcosa di sbagliato nella persona, ma piuttosto che esiste un certo modo di elaborare gli eventi che rende le emozioni molto intense. Quando questo meccanismo è presente da molti anni può diventare una modalità abituale di funzionamento. Il corpo e la mente imparano a reagire in un certo modo e con il tempo questa reazione diventa automatica. In questi casi non si tratta tanto di eliminare le emozioni o di forzarsi a non piangere, quanto piuttosto di imparare a riconoscere i passaggi che avvengono tra ciò che accade, i pensieri che si attivano e la risposta emotiva che ne deriva. Il fatto che lei abbia già fatto psicoterapia senza percepire benefici può naturalmente generare scoraggiamento. Tuttavia è importante ricordare che non tutti i percorsi psicologici lavorano nello stesso modo sugli aspetti legati alla gestione delle emozioni. Alcuni approcci si concentrano maggiormente sull’esplorazione della storia personale e dei vissuti, mentre altri pongono più attenzione su come funzionano concretamente i pensieri, le emozioni e le reazioni nel presente. In un percorso di orientamento cognitivo comportamentale, ad esempio, spesso si lavora proprio sull’osservazione dei processi che portano una certa situazione a generare una risposta emotiva molto intensa. Con il tempo si imparano modalità diverse per riconoscere ciò che accade dentro di sé, per modulare la risposta emotiva e per sviluppare un rapporto più equilibrato con le proprie emozioni. Questo non significa diventare persone fredde o distaccate, ma piuttosto riuscire a mantenere la propria sensibilità senza sentirsi sopraffatti. Anche il fatto che lei colleghi questa forte emotività a un senso di stanchezza fisica o di indebolimento può essere comprensibile. Quando il corpo vive emozioni molto intense e frequenti, può accumulare tensione e affaticamento. Per questo imparare gradualmente a regolare queste risposte può portare beneficio non solo sul piano emotivo ma anche sul piano del benessere generale. A volte ciò che serve non è cancellare una caratteristica della propria personalità, ma imparare a comprenderla meglio e a gestirla in modo più funzionale. Se dentro di lei esiste il desiderio di trovare un modo diverso di vivere questa sensibilità, potrebbe essere utile considerare la possibilità di esplorare nuovamente un percorso psicologico orientato proprio alla comprensione dei meccanismi che regolano le emozioni e alla costruzione di strumenti concreti per gestirle. Molte persone che per anni si sono percepite troppo sensibili scoprono nel tempo che quella stessa sensibilità può diventare una risorsa, quando si impara a conoscerla e a regolarla con maggiore consapevolezza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno
cara, capisco bene quanto possa essere estenuante sentirsi costantemente "scoperti", come se tra te e il mondo mancasse uno strato di pelle a proteggerti. L’ipersensibilità non è una colpa e, come hai giustamente notato, non è necessariamente depressione: è un modo del sistema nervoso di percepire la realtà a un volume molto più alto rispetto agli altri.

Se la psicoterapia tradizionale non ha dato frutti, è probabile che il lavoro sia rimasto troppo sul piano del "capire" (la mente) senza scendere sul piano del "sentire" (il corpo). Quando il pianto diventa così frequente da indebolire il sistema immunitario, significa che il tuo corpo è in uno stato di costante allarme.

Ecco alcuni spunti per guardare al tuo problema da una prospettiva diversa:

Oltre le parole, il corpo: Poiché senti questo dolore fisicamente, potrebbe esserti utile un approccio che lavori sulla Bioenergetica. Spesso l'ipersensibilità nasconde una difficoltà nel mettere dei "confini" energetici. Lavorare sulla postura, sul radicamento (grounding) e sullo scioglimento delle tensioni muscolari può aiutarti a contenere l'emozione senza che questa ti travolga come uno tsunami.

L'ipersensibilità come risorsa: Chi piange facilmente ha spesso un'empatia straordinaria e una grande capacità di cogliere le sfumature. Il problema non è l'emozione in sé, ma il fatto che tu la viva come una "invasione". Hai mai provato tecniche di rilassamento profondo o visualizzazioni guidate? Possono aiutarti a creare una sorta di "scudo" immaginario ma efficace, per imparare a stare nel sentire senza che questo ti svuoti.

La biologia dell'emozione: Il fatto che tu ti senta indebolita fisicamente suggerisce che il tuo cortisolo (l'ormone dello stress) sia costantemente alto. È importante riportare equilibrio nel sistema nervoso autonomo. Pratiche come la respirazione consapevole o il protocollo di compassione (CBCT) aiutano proprio a "calmare" l'amigdala, la parte del cervello che scatena la reazione emotiva immediata.

Cosa puoi fare da oggi?

Smetti di combattere le lacrime: Più cerchi di trattenerle, più la tensione fisica aumenta. Prova, invece, a osservarle come se fossero pioggia: arrivano, bagnano e poi passano. Il segreto non è non piangere, ma non "identificarsi" con il pianto.

Cerca un approccio corporeo: Se la parola non è bastata, prova un percorso che integri il lavoro sul corpo o l'elaborazione dei vissuti profondi (come l'EMDR o la Psicosintesi). A volte il pianto è un linguaggio di vecchi traumi o sensibilità antiche che chiedono solo di essere integrate in modo diverso.

Proteggi i tuoi confini: Impara a dire di no a situazioni o persone troppo "rumorose" per la tua sensibilità. La tua è una natura preziosa, ma va protetta con cura.

Non sei "sbagliata", sei solo molto sintonizzata. Si tratta solo di imparare a regolare la manopola della tua radio interiore.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
forse potrebbe essere utile cambiare terapeuta e/o approccio psicoterapeutico. Essere molto sensibili non è necessariamente un problema ma capisco che può causare disagio.
Tuttavia non trattandosi di una problematica organica l'unica strada è la psicoterapia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Comprendo quanto possa essere difficile e faticoso vivere con un'emotività così intensa soprattutto se le lacrime arrivano facilmente e questo le provoca disagio. Le lacrime sono una forma naturale di espressione delle emozioni, ma quando diventano frequenti o difficili da gestire possono farci sentire vulnerabili o in difficoltà nelle relazioni e nelle situazioni quotidiane. Il fatto che abbia intrapreso un percorso psicoterapico mostra l'attenzione per il proprio benessere. A volte può essere utile approfondire in modo diverso cosa attiva queste reazioni emotive e lavorare su strategie di regolazione emotiva che permettano di comprendere e gestire meglio ciò che si prova, senza dover reprimere le emozioni. Se questa difficoltà continua ad affliggerla, potrebbe essere utile rivolgersi ad un professionista per esplorare più a fondo questi aspetti e valutare insieme il percorso più adatto. Saluti
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, da ciò che descrive emerge una forte sensibilità emotiva che, quando diventa difficile da gestire, può portare a sentirsi sopraffatti e a manifestazioni come il pianto frequente. È importante sapere che l’ipersensibilità non è necessariamente una patologia: in molte persone rappresenta una caratteristica del temperamento. Tuttavia, quando provoca sofferenza o interferisce con il benessere quotidiano, può essere utile approfondirla in modo mirato.
Il fatto che una precedente esperienza di psicoterapia non abbia portato i risultati sperati non significa che non esistano percorsi efficaci per lei. Talvolta può essere utile rivalutare il tipo di approccio terapeutico utilizzato, gli obiettivi del percorso o la sintonia con il professionista. Approcci centrati sulla regolazione emotiva e sulla consapevolezza delle proprie reazioni possono aiutare a comprendere meglio i meccanismi che portano a una risposta emotiva così intensa e a sviluppare strategie più funzionali per gestirla.
Per questo motivo potrebbe essere utile intraprendere (o riprendere) un percorso di supporto psicologico con uno psicologo o psicoterapeuta, così da esplorare in modo più approfondito la sua esperienza emotiva, individuare i fattori che la attivano e lavorare su strumenti concreti di gestione delle emozioni.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

intraprenda un percorso di psicoterapia dandosi una altra possibilità, la aiuterà con il tempo a comprendere le ragioni profonde delle sue reazioni agli eventi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Donatella Valsi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buonasera,
quello che descrive non è una condizione “sbagliata”, ma una forma di sensibilità emotiva molto intensa. Essere così profondamente in contatto con le proprie emozioni può essere faticoso, soprattutto quando si ha la sensazione di non riuscire a regolarle.

Il pianto frequente, in sé, non è dannoso per il sistema immunitario, ma può diventare stancante e logorante quando è vissuto come qualcosa di incontrollabile. Più che “trattenere” le emozioni, l’obiettivo potrebbe essere imparare a modularle, cioè riconoscerle, accoglierle e gradualmente gestirle senza esserne travolta.

Il fatto che abbia già intrapreso un percorso di psicoterapia senza benefici può dipendere da diversi fattori (tipo di approccio, tempi, obiettivi, alleanza terapeutica). A volte è utile esplorare un approccio diverso, più focalizzato proprio sulla regolazione emotiva, con strumenti più concreti e mirati.

Se questa condizione le pesa da molto tempo, merita uno spazio di cura adeguato: non tanto per “eliminare” la sua sensibilità, ma per trasformarla in qualcosa di più gestibile e meno doloroso.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, sarebbe necessario indagare i motivi che le scatenano il pianto e da quelli, costruire una comprensione di ciò che le accade nel profondo. Ritengo che un percorso di psicoterapia sia essenziale a tal fine.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

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