Largo Tenente Bellini 1, Roma 00197
Il primo appuntamento conoscitivo della durata di 30 minuti è gratuito.
Leggi di più05/01/2026
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Accettato
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19 recensioni
Ho seguito un percorso con la dottoressa per circa un anno…non potevo fare scelta migliore! É davvero brava, sempre attenta alle mie esigenze. Ha colto fin dai primi incontri il focus di alcune mie problematiche personali che, ad oggi, grazie alla costanza e al percorso svolto, sento di aver superato pienamente!
Grazie!!
La dottoressa casalvieri è una persona gentile e molto brava. Sa ascoltare e fa sentire subito proprio agio . con il suo aiuto Ho capito meglio me stesso e sto molto meglio. La consiglio davvero.
Ho conosciuto la dottoressa Casalvieri sei mesi fà,in un momento particolare della mia vita, il suo sostegno e la sua capacità di ascolto sono state fondamentali nell'affrontare le mie attuali difficoltà ,grazie.
La dr.ssa Casalvieri mi è piaciuta da subito perchè' mi sono sentito accolto e compreso immediatamente. Il percorso terapeutico che abbiamo intrapreso mi sta giovando e noto progressivi miglioramenti nell'affrontare le mie ansie.
Ho intrapreso con la dottoressa Casalvieri un percorso di psicoterapia in quanto oppresso dal senso di ansia. Già dopo poche sedute mi trovo decisamente più a mio agio nel fare cose che avevo smesso di fare.
Sto facendo una psicoterapia con la dottoressa da un anno. Avevo fatto due percorsi prima di questo ma senza grandi risultati e l’ansia continuava a impedirmi di frequentare luoghi e persone a scapito del lavoro e anche della mia relazione. Adesso finalmente inizio a vedere una luce. Esco, vedo gli amici e ho accettato due trasferte. La consiglio con tutto il cuore. Grazie dottoressa!
Dotata di una rara sensibilità ha ben compreso le origini del mio disagio accompagnandomi in un percorso che ha dato buoni risultati. Grazie
Ringrazio la dottoressa Casalvieri per la grande disponibilità e la sensibilità dimostrate durante i colloqui, nonché per la capacità di instaurare sin dall’inizio un rapporto di fiducia per accettare di farmi aiutare. La consiglio vivamente.
La dottoressa Casalvieri è stata inappuntabile. .... Puntualità e cortesia al giorno d'oggi sono caratteristiche tutt'altro che scontate, e inoltre è riuscita con naturalezza a mettermi a mio agio....
Ero spaventato da questa nuova esperienza ma devo dire che la Dott.ssa mi ha fatto sentire a mio agio sin dal primo incontro. Molto rilassata e disponibile sa arrivare dove è necessario. Molto bene, almeno per me.
ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Mi chiamo Sara, ho quasi 26 anni e il mio fidanzato 31, sto vivendo una relazione che da circa un anno e mezzo mi provoca confusione, tristezza e una forte stanchezza emotiva, sono anche felice ovviamente, ma ci sono dubbi che non riesco a risolvere.
Scrivo perché non riesco più a capire se il problema sono io, se sto esagerando, o se invece mi sto adattando troppo a una relazione che non mi fa sentire davvero vista e compresa a livello mentale.
Fin dall’inizio io sono stata la parte più coinvolta emotivamente. Avevo paura di perderlo e tendevo a cercarlo molto e a voler risolvere se c'erano discussioni spesso mettendo da parte me stessa pur di non crearne altre. Con il tempo ho cercato di lavorare su questo: oggi sono più paziente, meno impulsiva e meno reattiva rispetto all’inizio. Tuttavia, più cerco di controllarmi, più mi sento spenta e svuotata.
Una delle difficoltà principali riguarda la comunicazione emotiva. Io sento il bisogno di confrontarmi quando qualcosa mi ferisce. Non cerco lo scontro, ma il chiarimento. Lui invece tende a evitare i conflitti: non ama discutere, non ama le domande, non ama parlare di sé. Quando provo a fargli notare qualcosa che mi ha fatta stare male, spesso si chiude, minimizza oppure conclude dicendo frasi come “hai ragione tu”, “basta così”, “non andiamo avanti giorni su ste cose”.
Questo atteggiamento mi fa sentire non ascoltata e non capita, perché la discussione si chiude senza che io mi senta davvero compresa.
Ho notato che per lui “litigare” e “discutere” coincidono, mentre per me sono due cose diverse: discutere significa cercare di capirsi, non attaccarsi. Io non voglio litigare continuamente, ma sento il bisogno di un confronto quando qualcosa si ripete nel tempo.
Un altro aspetto importante è che fa fatica a modificare comportamenti che sa già mi danno fastidio. Un esempio sono i “like” sui social (soprattutto lo scorso anno): anche dopo avergli spiegato che per me erano fonte di disagio, ha fatto fatica a smettere, facendomi sentire esagerata o insicura. Questo mi ha fatto sentire poco considerata nei miei limiti.
In generale, racconta pochissimo di sé, del suo passato, delle sue emozioni. Odia le domande e spesso, quando provo a conoscerlo più a fondo, si infastidisce o si chiude. Questo crea in me una distanza emotiva: mi sembra di stare con una persona che tengo per mano, ma che non mi fa davvero entrare dentro il suo mondo.
Un tema ricorrente nella relazione è lo sbilanciamento negli sforzi. Nella quotidianità e soprattutto nei weekend, sono quasi sempre io a muovermi per vederlo, ad andare a dormire da lui. Da quando vive da solo, lui viene molto raramente da me. Se io non prendo l’iniziativa, spesso lui non propone di vederci. Anche quando discutiamo, non è mai lui a dirmi “vengo da te così ne parliamo”. Al contrario, tende a chiudersi nel silenzio, ad aspettare che passi, oppure a darmi ragione pur di chiudere il discorso e se mi aspetto che venga lui verso di me, sia durante una discussione o vederci normalmente, mi dice che è più comodo stare a casa sua
Questo atteggiamento mi fa sentire sola nella gestione dei problemi di coppia. Ho la sensazione che il peso emotivo della relazione ricada più su di me, mentre lui preferisce evitare qualsiasi tensione, anche a costo di non affrontare davvero ciò che non va.
Nel tempo ho iniziato a chiudermi io per prima, perché so già che parlare con lui spesso porta a un muro o a una chiusura. Ho paura del confronto, perché quando provo ad aprirmi temo che lui si spenga, si allontani o minimizzi. Questo mi porta a trattenermi, a non dire tutto, e a somatizzare molta frustrazione.
In una recente videochiamata, scherzando, mi ha chiesto quando andrò a vivere da lui. Io ho risposto che vorrei sentirmi pronta, sia a livello personale (lavoro, stabilità) sia a livello di coppia. Ho espresso il bisogno di una base emotiva più solida, dove anche lui venga verso di me nei momenti di difficoltà. Lui ha risposto che se me la vivo così, “non me la vivo più”. Questa frase non mi ha rassicurata, anzi mi ha fatta sentire sbagliata nel mio modo di sentire.
Non so più se sto chiedendo troppo o se, al contrario, sto chiedendo il minimo indispensabile in una relazione.
Chiedo aiuto per capire cosa mi sta succedendo, se i miei bisogni sono legittimi e come posso muovermi senza annullarmi ulteriormente.
Dicendo così sembra quasi che lui non faccia niente, lui dimostra molto a gesti, cosa rara oggi, è molto tenero, rispettoso, educato, fisicamente è sempre attaccato a me e sembra davvero un orsacchiotto. Il problema diventa se ci sono discorsi seri, diventa un'altra persona. Mi son posta la domanda, dovessi andar a convivere con lui, quando ci sarà la pioggia starà sotto con me o dovrò cercare l'ombrello da sola?
Il primo passo lo ha fatto: si è ascoltata. Dal suo racconto emerge una dinamica relazionale che si ripete nel tempo e che la porta a rinunciare a parti importanti di sé, ha imparato a controllarsi, a non disturbare e si è fatta carico dell'aspetto emotivo della coppia per paura di perderlo. Ma questo ha un prezzo: sente che sta spegnendosi.
Mentre lei è partecipe emotivamente al legame, cerca il confronto, la parola, lui evita il conflitto, preferisce la chiusura, si ritira. Il suo comportamento sembra un meccanismo difensivo quando dice:"hai ragione tu"o "basta così" sta interrompendo il legame perché diventa troppo impegnativo. Spesso con una persona che evita troppe spiegazioni peggiorano la chiusura, dovrebbe comunicare con lui in maniera più ferma e semplice non negoziabile. In una comunicazione adulta si elicita un bisogno e si osserva quello che accade. Quando comunica il suo bisogno di averlo attivo emotivamente non lo sta accusando sta semplicemente evidenziando la realtà. E' importante che lei non perda se stessa mentre cerca di capire se è una relazione che può reggere e che significa proteggersi emotivamente senza però chiudersi. Sarebbe opportuno crearsi uno spazio personale, un luogo dove poter essere ascoltata ( amiche, lavoro ecc), in modo che lui non risulti l'unico canale per ogni sua tensione emotiva. Può non decidere ora di convivere e comunque continuare ad amarlo, spesso la convivenza amplifica i funzionamenti, non li risolve.
Sono una ragazza di 30 anni, da circa 3 anni soffro d’ansia, inizialmente si manifestava con risvegli notturni alla stessa ora non sapendo dove mi trovavo, in seguito questi risvegli hanno iniziato a presentarsi solo la prima notte che passavo fuori casa.Ho iniziato a mangiare meglio,fare sport regolarmente e anche una terapia al riguardo,ho fatto anche un corso di rilassamento muscolare progressivo e tra poco inizierò la mindfulness.Attualmente a casa dormo bene e sto imparando a gestire l’ansia, anche se spesso durante il giorno ci penso,cosa che prima magari non capitava. Valutavamo con mio marito se trasferirci dal centro Italia al mare,essendo cresciuti la,mi spaventa però l’idea che potrei peggiorare la mia situazione cambiando città casa e amicizie,anche se l’idea di vivere al mare mi piace molto, inoltre la nostra famiglia abita vicino a noi. Cosa mi consiglia? Un cambiamento graduale o totale da subito? Smetterò mai di soffrire d’ansia ?
Quello che lei racconta è una regressione nei momenti di cambiamento e i suoi sintomi indicano una attivazione dell'angoscia di separazione: la casa non è solo un luogo concreto ma un oggetto interno di sicurezza per cui quando è fuori casa non ha più la sua base stabile interna e reagisce con uno stato di allarme. Il segnale, però, di una importante evoluzione c'è stato: lei adesso dorme bene a casa, riconosce i suoi stati d'ansia, la sua angoscia che prima non era simbolizzata, tutto veniva espresso attraverso il corpo, ora è più pensabile. E' consigliabile un cambiamento graduale in modo tale che il luogo venga introiettato per diventare un oggetto interno rassicurante e non un elemento estraneo. L'ansia è il segnale di un conflitto interno non elaborato, nel suo caso tra bisogno di autonomia e bisogno di sicurezza, quando questi due aspetti trovano un equilibrio l'ansia diventa un'emozione passeggera che non influenza più il suo quotidiano. Il lavoro che deve fare è rafforzare la sua base in terna che le permetta di cambiare senza perdere il senso di se.
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