Buonasera chiedo un consiglio su come comportarsi con un marito che quando si arrabbia diventa furib
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Buonasera chiedo un consiglio su come comportarsi con un marito che quando si arrabbia diventa furibondo, alza la voce talmente tanto che mi sovrasta e non mi lascia parlare . Le litigate sono sporadiche, premetto che di solito é un uomo calmo e premuroso fino a quando (secondo lui) commetto un errore allora diventa furioso grida ,mi sovrasta ,dice parole pesanti che fanno fatica ad essere sorvolate ,restano nell'anima . Quando si comporta in questo modo resto pietrificata non comprendo perché fa così. Questa sera mi ha detto che mi da tempo 3 giorni (non ho capito per cosa) poi se ne va definitivamente. Sono consapevole del fatto che in una coppia la ragione sta nel mezzo ma comportandosi in questo modo mi costringe ogni volta ad assumermi colpe che sinceramente non sento così gravi da farlo scoppiare in questo modo. Ho letto le vostre risposte date ad altre donne che vivono situazioni come la.mia e so che una terapia di coppia sarebbe ottimale ,conoscendo mio marito se gli proponessi una seduta da uno psicologo innescherei un ulteriore litigata ,é un uomo molto orgoglioso non si abbassa ad ascoltare.nessun consiglio. Io lo amo siamo sposati da 4 anni ( nella seconda parte della nostra vita, non siamo più giovani) vorrei condividere il resto della vita con lui vorrei trovare una soluzione . Grazie mille
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Provi a parlarne con suo marito, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Provi a parlarne con suo marito, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
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Buongiorno,
capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e destabilizzante, soprattutto perché alterna momenti di calma a momenti in cui suo marito diventa molto aggressivo verbalmente, al punto da farla sentire bloccata, sovrastata e ferita dalle parole.
Anche se gli episodi sono sporadici, l’impatto emotivo che descrive è significativo, soprattutto quando le parole pronunciate “restano dentro” e continuano a farla stare male anche dopo il conflitto.
È comprensibile che lei si senta confusa e portata a interrogarsi su cosa stia succedendo, soprattutto quando queste reazioni sembrano arrivare in risposta a errori o incomprensioni.
Allo stesso tempo, si percepisce chiaramente il suo desiderio di proteggere la relazione e trovare una possibilità di cambiamento, senza arrivare subito a una rottura.
In situazioni come questa, può essere utile provare a comunicare nei momenti di calma partendo dal proprio vissuto:
“Quando alzi la voce mi sento bloccata e faccio fatica a parlare e a confrontarmi.”
Spesso, quando una persona è molto orgogliosa o reattiva, può essere difficile proporre direttamente un supporto esterno. Per questo, a volte, è più efficace partire dal bisogno di migliorare la comunicazione e il benessere della coppia, piuttosto che da un invito esplicito alla terapia.
Anche uno spazio di supporto individuale per lei potrebbe aiutarla a capire meglio come proteggere il suo equilibrio emotivo dentro questa dinamica.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e destabilizzante, soprattutto perché alterna momenti di calma a momenti in cui suo marito diventa molto aggressivo verbalmente, al punto da farla sentire bloccata, sovrastata e ferita dalle parole.
Anche se gli episodi sono sporadici, l’impatto emotivo che descrive è significativo, soprattutto quando le parole pronunciate “restano dentro” e continuano a farla stare male anche dopo il conflitto.
È comprensibile che lei si senta confusa e portata a interrogarsi su cosa stia succedendo, soprattutto quando queste reazioni sembrano arrivare in risposta a errori o incomprensioni.
Allo stesso tempo, si percepisce chiaramente il suo desiderio di proteggere la relazione e trovare una possibilità di cambiamento, senza arrivare subito a una rottura.
In situazioni come questa, può essere utile provare a comunicare nei momenti di calma partendo dal proprio vissuto:
“Quando alzi la voce mi sento bloccata e faccio fatica a parlare e a confrontarmi.”
Spesso, quando una persona è molto orgogliosa o reattiva, può essere difficile proporre direttamente un supporto esterno. Per questo, a volte, è più efficace partire dal bisogno di migliorare la comunicazione e il benessere della coppia, piuttosto che da un invito esplicito alla terapia.
Anche uno spazio di supporto individuale per lei potrebbe aiutarla a capire meglio come proteggere il suo equilibrio emotivo dentro questa dinamica.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera, ciò che descrive sembra molto doloroso e comprensibilmente destabilizzante, soprattutto quando durante il conflitto si sente sovrastata, bloccata e senza spazio per esprimersi. Anche se gli episodi sono sporadici, quando accadono possono lasciare ferite profonde.
Se una terapia di coppia al momento le sembra difficile da proporre, potrebbe comunque esserle utile iniziare da uno spazio psicoterapeutico suo, individuale: un luogo protetto in cui poter parlare di ciò che vive, di come si sente in questi momenti e capire come tutelarsi emotivamente dentro questa relazione.
Spero possa presto stare meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Se una terapia di coppia al momento le sembra difficile da proporre, potrebbe comunque esserle utile iniziare da uno spazio psicoterapeutico suo, individuale: un luogo protetto in cui poter parlare di ciò che vive, di come si sente in questi momenti e capire come tutelarsi emotivamente dentro questa relazione.
Spero possa presto stare meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Salve, quello che descrive sembra essere una dinamica molto dolorosa e destabilizzante per lei. Anche se gli episodi sono sporadici e suo marito nella quotidianità appare una persona affettuosa e premurosa, il fatto che durante i conflitti arrivi a urlare, sovrastarla e usare parole molto ferenti non dovrebbe essere sottovalutato, soprattutto per l’impatto emotivo che ha su di lei. Il sentirsi “pietrificata” durante queste esplosioni è una reazione frequente quando ci si trova esposti a modalità comunicative aggressive: spesso in quei momenti diventa difficile pensare lucidamente o riuscire ad esprimersi.
È importante ricordare che all’interno di una coppia possono esserci incomprensioni, errori reciproci e momenti di rabbia, ma la modalità con cui si affronta il conflitto fa la differenza. Le minacce di abbandono (“ti do tre giorni poi me ne vado”), le urla e le parole svalutanti rischiano nel tempo di creare un forte senso di insicurezza e di portarla ad assumersi colpe che forse non sente realmente sue.
Comprendo il suo timore rispetto alla proposta di una terapia di coppia, soprattutto se suo marito tende a vivere il confronto o il consiglio come una critica personale. Talvolta, però, può essere utile iniziare da un percorso individuale per sé stessa, non per attribuire responsabilità, ma per comprendere meglio la dinamica relazionale, ritrovare chiarezza emotiva e individuare modalità comunicative più protettive per lei.
Nei momenti di forte rabbia del partner, generalmente non è utile cercare di chiarire immediatamente: è spesso più funzionale rimandare il confronto a quando entrambi sono più tranquilli e in grado di ascoltarsi reciprocamente.
Il fatto che lei desideri trovare una soluzione e preservare il legame è importante, ma una relazione serena richiede che entrambi possano sentirsi rispettati e ascoltati anche durante i conflitti.
Un caro saluto.
È importante ricordare che all’interno di una coppia possono esserci incomprensioni, errori reciproci e momenti di rabbia, ma la modalità con cui si affronta il conflitto fa la differenza. Le minacce di abbandono (“ti do tre giorni poi me ne vado”), le urla e le parole svalutanti rischiano nel tempo di creare un forte senso di insicurezza e di portarla ad assumersi colpe che forse non sente realmente sue.
Comprendo il suo timore rispetto alla proposta di una terapia di coppia, soprattutto se suo marito tende a vivere il confronto o il consiglio come una critica personale. Talvolta, però, può essere utile iniziare da un percorso individuale per sé stessa, non per attribuire responsabilità, ma per comprendere meglio la dinamica relazionale, ritrovare chiarezza emotiva e individuare modalità comunicative più protettive per lei.
Nei momenti di forte rabbia del partner, generalmente non è utile cercare di chiarire immediatamente: è spesso più funzionale rimandare il confronto a quando entrambi sono più tranquilli e in grado di ascoltarsi reciprocamente.
Il fatto che lei desideri trovare una soluzione e preservare il legame è importante, ma una relazione serena richiede che entrambi possano sentirsi rispettati e ascoltati anche durante i conflitti.
Un caro saluto.
Buongiorno, purtroppo credo che sia un caso di abuso psicologico, anche se avrei bisogno di altri elementi per confermarlo, ma è una sensazione che mi arriva da ciò che mi racconta. Se la mia ipotesi fosse giusta una terapia di coppia sarebbe impensabile. L'unica soluzione sarebbe che lei vada in terapia per rafforzare la sua autostima e l'amore per se stessa, successivam,ente sarebbe più libera di decidere come affrontare la situazione. Le auguro buon proseguimento di giornata.
Buon giorno, degli incontri di coppia sono ottimali per la relazione, oppure incontri individuali per lei, orientati alla sua consapevolezza in merito alla relazione.
Purtroppo se la comunicazione tra voi rimane allo stesso livello, le dinamiche in certe situazioni restano uguali, passare la vita assieme sarà difficile.
La soluzione per una relazione bisogna trovarla in coppia.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Purtroppo se la comunicazione tra voi rimane allo stesso livello, le dinamiche in certe situazioni restano uguali, passare la vita assieme sarà difficile.
La soluzione per una relazione bisogna trovarla in coppia.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Gentile utente,
nelle sue parole si sente molto amore, ma anche molta fatica e un senso di smarrimento. Quando una persona che amiamo alterna momenti di cura a esplosioni di rabbia così intense, può diventare difficile capire cosa sia “normale” tollerare e cosa, invece, lasci ferite profonde.
Mi colpisce una frase: “restano nell’anima”. Perché le parole, soprattutto quando arrivano da chi amiamo, possono lasciare segni silenziosi.
Più che chiederle come gestire suo marito, forse le proporrei una riflessione delicata: cosa sente di voler proteggere ogni volta che cerca di calmare questa situazione? La relazione? L’idea di futuro insieme? La paura di perderlo? O forse una parte di sé che spera che quei momenti di rabbia non raccontino davvero chi lui è?
E ancora: che cosa la attiva di più in quei momenti? La paura del conflitto, il sentirsi sovrastata, il dubbio di avere davvero sbagliato, oppure il bisogno di riportare pace a tutti i costi?
Quando ci si sente pietrificati, senza spazio per parlare, spesso qualcosa dentro di noi entra in una modalità di protezione. E con il tempo si rischia, quasi senza accorgersene, di ridimensionare i propri bisogni o assumersi colpe per mantenere un equilibrio.
Capisco il timore che lui possa non accettare una terapia di coppia. Proprio per questo credo potrebbe essere molto prezioso, intanto per lei, intraprendere un percorso di psicoterapia individuale. Non per stabilire chi abbia ragione o torto, ma per aiutarla a comprendere più profondamente cosa accade nella relazione, quali corde tocca dentro di lei e come ritrovare uno spazio interno saldo da cui scegliere come stare in questa storia.
A volte amare qualcuno non basta a far stare bene una relazione; serve anche potersi sentire al sicuro dentro il legame.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
nelle sue parole si sente molto amore, ma anche molta fatica e un senso di smarrimento. Quando una persona che amiamo alterna momenti di cura a esplosioni di rabbia così intense, può diventare difficile capire cosa sia “normale” tollerare e cosa, invece, lasci ferite profonde.
Mi colpisce una frase: “restano nell’anima”. Perché le parole, soprattutto quando arrivano da chi amiamo, possono lasciare segni silenziosi.
Più che chiederle come gestire suo marito, forse le proporrei una riflessione delicata: cosa sente di voler proteggere ogni volta che cerca di calmare questa situazione? La relazione? L’idea di futuro insieme? La paura di perderlo? O forse una parte di sé che spera che quei momenti di rabbia non raccontino davvero chi lui è?
E ancora: che cosa la attiva di più in quei momenti? La paura del conflitto, il sentirsi sovrastata, il dubbio di avere davvero sbagliato, oppure il bisogno di riportare pace a tutti i costi?
Quando ci si sente pietrificati, senza spazio per parlare, spesso qualcosa dentro di noi entra in una modalità di protezione. E con il tempo si rischia, quasi senza accorgersene, di ridimensionare i propri bisogni o assumersi colpe per mantenere un equilibrio.
Capisco il timore che lui possa non accettare una terapia di coppia. Proprio per questo credo potrebbe essere molto prezioso, intanto per lei, intraprendere un percorso di psicoterapia individuale. Non per stabilire chi abbia ragione o torto, ma per aiutarla a comprendere più profondamente cosa accade nella relazione, quali corde tocca dentro di lei e come ritrovare uno spazio interno saldo da cui scegliere come stare in questa storia.
A volte amare qualcuno non basta a far stare bene una relazione; serve anche potersi sentire al sicuro dentro il legame.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Comprendo il suo disorientamento di fronte a reazioni così violente e improvvise con passaggi da una calma premurosa a una rabbia furibonda.
Questo suggerisce la presenza di una forma di dissociazione: quando lei commette un errore, agli occhi di suo marito crolla l'immagine idealizzata della coppia e questo attiva un senso di minaccia che si traduce in un bisogno di controllo e di dominio verbale per difendersi dalla propria fragilità. La reazione di pietrificazione che lei sperimenta è una risposta difensiva di fronte a un attacco che avverte come completamente fuori luogo e potenzialmente pericoloso.
Evitere la rincorsa cercando di convincerlo o di scusarsi per colpe che non sente di avere nel disperato tentativo di trattenerlo.
Definisca il limite dato che il suo amore non implica l'accettazione di urla e insulti che feriscono la sua dignità.
Un percorso psicoterapeutico personale potrebbe aiuterla a esplorare questi temi, a proteggere la sua autostima e a capire fino a che punto lei sia disposta a sacrificare il suo benessere emotivo per questa relazione.
Questo suggerisce la presenza di una forma di dissociazione: quando lei commette un errore, agli occhi di suo marito crolla l'immagine idealizzata della coppia e questo attiva un senso di minaccia che si traduce in un bisogno di controllo e di dominio verbale per difendersi dalla propria fragilità. La reazione di pietrificazione che lei sperimenta è una risposta difensiva di fronte a un attacco che avverte come completamente fuori luogo e potenzialmente pericoloso.
Evitere la rincorsa cercando di convincerlo o di scusarsi per colpe che non sente di avere nel disperato tentativo di trattenerlo.
Definisca il limite dato che il suo amore non implica l'accettazione di urla e insulti che feriscono la sua dignità.
Un percorso psicoterapeutico personale potrebbe aiuterla a esplorare questi temi, a proteggere la sua autostima e a capire fino a che punto lei sia disposta a sacrificare il suo benessere emotivo per questa relazione.
Gentile Signora,
comprendo il suo desiderio di trovare una soluzione che permetta a lei e a suo marito di stare meglio. Tuttavia, leggendo le sue parole, mi chiedo se la domanda non sia meno "come devo comportarmi?" e più "cosa sta accadendo nella nostra relazione?".
Quando si vive accanto a una persona che in alcuni momenti reagisce con una rabbia molto intensa, è naturale cercare di capire cosa fare o non fare per evitare il conflitto. Il rischio, però, è di assumersi una responsabilità eccessiva, come se esistesse un comportamento giusto capace di impedire all'altro di arrabbiarsi.
Più che cercare una soluzione immediata, potrebbe essere utile provare a comprendere quale significato abbiano queste esplosioni di rabbia all'interno della vostra relazione e quale effetto producano su di lei. Nelle sue parole emerge infatti non solo la preoccupazione per suo marito, ma anche la fatica di sentirsi senza spazio per esprimere il proprio punto di vista.
Non sempre è possibile cambiare il modo in cui l'altro reagisce. Può però essere importante trovare uno spazio in cui dare significato a ciò che sta vivendo e comprendere meglio quali sono i suoi bisogni, i suoi limiti e le sue risorse all'interno di questa relazione.
Un cordiale saluto.
comprendo il suo desiderio di trovare una soluzione che permetta a lei e a suo marito di stare meglio. Tuttavia, leggendo le sue parole, mi chiedo se la domanda non sia meno "come devo comportarmi?" e più "cosa sta accadendo nella nostra relazione?".
Quando si vive accanto a una persona che in alcuni momenti reagisce con una rabbia molto intensa, è naturale cercare di capire cosa fare o non fare per evitare il conflitto. Il rischio, però, è di assumersi una responsabilità eccessiva, come se esistesse un comportamento giusto capace di impedire all'altro di arrabbiarsi.
Più che cercare una soluzione immediata, potrebbe essere utile provare a comprendere quale significato abbiano queste esplosioni di rabbia all'interno della vostra relazione e quale effetto producano su di lei. Nelle sue parole emerge infatti non solo la preoccupazione per suo marito, ma anche la fatica di sentirsi senza spazio per esprimere il proprio punto di vista.
Non sempre è possibile cambiare il modo in cui l'altro reagisce. Può però essere importante trovare uno spazio in cui dare significato a ciò che sta vivendo e comprendere meglio quali sono i suoi bisogni, i suoi limiti e le sue risorse all'interno di questa relazione.
Un cordiale saluto.
Buongiorno. La situazione che descrive è profondamente dolorosa e spaventosa, e il fatto che lei si ritrovi "pietrificata" di fronte a queste esplosioni dimostra quanto l'impatto emotivo di queste fiammate sia destabilizzante per il suo senso di sicurezza.
Quando un uomo solitamente calmo e premuroso si trasforma in questo modo di fronte a un presunto "errore", non siamo quasi mai davanti a una reazione legata al fatto in sé, ma a un cortocircuito emotivo profondo. Nella sua mente, quell'errore viene percepito come un attacco personale o come una minaccia intollerabile, attivando una risposta di rabbia distruttiva. Il fatto che utilizzi parole pesanti e la minaccia estrema di andarsene entro tre giorni indica un tentativo, guidato dall'orgoglio e dalla paura, di riprendere il controllo assoluto della situazione, costringendola a piegarsi e ad assumersi colpe che non ha. Di fronte a questo "muro di voce" che la sovrasta, la sua reazione di congelamento è una difesa naturale: quando l'altro diventa un pericolo emotivo, la mente si blocca.
Se la terapia di coppia in questo momento è impraticabile perché percepita da suo marito come una minaccia al suo orgoglio, la priorità assoluta diventa la sua protezione emotiva. Per disinnescare questo circolo vizioso, è importante non stare al gioco della discussione quando lui è furibondo: non si può ragionare con una tempesta. In quei momenti, preservi se stessa dicendo con fermezza che ne parlerete solo quando i toni saranno calmi, sottraendosi fisicamente all'urlo. Successivamente, nei momenti di totale serenità, provi a parlargli non partendo da ciò che lui fa sbaglia, ma da come si sente lei: gli spieghi l'effetto devastante che quelle parole hanno sulla sua anima e sul legame che vi unisce, ponendo un limite chiaro su ciò che è tollerabile e ciò che non lo è. Trovare uno spazio terapeutico individuale per se stessa, inoltre, la aiuterà a non farsi schiacciare dal senso di colpa estorto e a capire come muoversi di fronte a questa minaccia dei tre giorni, tutelando la sua dignità e il suo immenso desiderio di condividere la vita con lui.
Un caro saluto.
Quando un uomo solitamente calmo e premuroso si trasforma in questo modo di fronte a un presunto "errore", non siamo quasi mai davanti a una reazione legata al fatto in sé, ma a un cortocircuito emotivo profondo. Nella sua mente, quell'errore viene percepito come un attacco personale o come una minaccia intollerabile, attivando una risposta di rabbia distruttiva. Il fatto che utilizzi parole pesanti e la minaccia estrema di andarsene entro tre giorni indica un tentativo, guidato dall'orgoglio e dalla paura, di riprendere il controllo assoluto della situazione, costringendola a piegarsi e ad assumersi colpe che non ha. Di fronte a questo "muro di voce" che la sovrasta, la sua reazione di congelamento è una difesa naturale: quando l'altro diventa un pericolo emotivo, la mente si blocca.
Se la terapia di coppia in questo momento è impraticabile perché percepita da suo marito come una minaccia al suo orgoglio, la priorità assoluta diventa la sua protezione emotiva. Per disinnescare questo circolo vizioso, è importante non stare al gioco della discussione quando lui è furibondo: non si può ragionare con una tempesta. In quei momenti, preservi se stessa dicendo con fermezza che ne parlerete solo quando i toni saranno calmi, sottraendosi fisicamente all'urlo. Successivamente, nei momenti di totale serenità, provi a parlargli non partendo da ciò che lui fa sbaglia, ma da come si sente lei: gli spieghi l'effetto devastante che quelle parole hanno sulla sua anima e sul legame che vi unisce, ponendo un limite chiaro su ciò che è tollerabile e ciò che non lo è. Trovare uno spazio terapeutico individuale per se stessa, inoltre, la aiuterà a non farsi schiacciare dal senso di colpa estorto e a capire come muoversi di fronte a questa minaccia dei tre giorni, tutelando la sua dignità e il suo immenso desiderio di condividere la vita con lui.
Un caro saluto.
Capisco il tuo desiderio di salvare il matrimonio, ma c'è un punto che mi colpisce: non stai descrivendo un semplice litigio. Stai descrivendo una situazione in cui, quando lui si arrabbia, tu ti blocchi, non riesci a parlare, ti senti sovrastata e finisci per assumerti colpe che non senti tue.
Che le litigate siano sporadiche non cancella l'effetto che hanno su di te. Nessuno dovrebbe aver paura di esprimersi o sentirsi messo sotto ultimatum per essere ascoltato.
Se tuo marito è una persona ragionevole quando è calmo, forse il primo passo è parlargli in un momento sereno, spiegandogli non chi ha ragione o torto, ma l'effetto che questi scoppi di rabbia hanno su di te.
Però una soluzione non può dipendere solo da te. Se lui non riconosce il problema e non è disposto a mettere in discussione il proprio modo di reagire, sarà molto difficile cambiare questa dinamica da sola. L'amore è importante, ma da solo non basta se manca il rispetto reciproco nei momenti di conflitto.
Che le litigate siano sporadiche non cancella l'effetto che hanno su di te. Nessuno dovrebbe aver paura di esprimersi o sentirsi messo sotto ultimatum per essere ascoltato.
Se tuo marito è una persona ragionevole quando è calmo, forse il primo passo è parlargli in un momento sereno, spiegandogli non chi ha ragione o torto, ma l'effetto che questi scoppi di rabbia hanno su di te.
Però una soluzione non può dipendere solo da te. Se lui non riconosce il problema e non è disposto a mettere in discussione il proprio modo di reagire, sarà molto difficile cambiare questa dinamica da sola. L'amore è importante, ma da solo non basta se manca il rispetto reciproco nei momenti di conflitto.
buongiorno
in modo molto diretto ha 2 strade:
1 - consulenza di coppia per valutare come gestire meglio queste situazioni (sporadiche ma "pesanti")
2 - se il marito non è disponibile prova lei una consulenza con obiettivo: visto che tengo a mio marito come posso limitare le "colpe"/gestire meglio queste situazioni
saluti
in modo molto diretto ha 2 strade:
1 - consulenza di coppia per valutare come gestire meglio queste situazioni (sporadiche ma "pesanti")
2 - se il marito non è disponibile prova lei una consulenza con obiettivo: visto che tengo a mio marito come posso limitare le "colpe"/gestire meglio queste situazioni
saluti
Cara.... mi dispiace tanto leggere della tua sofferenza, che arriva tagliente come una lama affilata.
Quel che leggo mi riporta molto alla mente una dinamica aggressiva, per non dire violenta, molto simile a quella vissuta dalle donne vittime di violenza (parlo con cognizione di causa avendo io studiato e poi lavorato in centri antiviolenza, e quindi avendo incontrato per lungo tempo donne stremate dai soprusi dei loro partner).
Sembrerebbe che il tuo partner stia male, e stia proiettando tutta la sua frustrazione su di te. Quello che però mi stupisce è che la tua preoccupazione primaria non sia la tua salute mentale, fisica, sociale, ma l'esigenza di vivere il resto della vita con lui, nonostante - tra le altre cose - dica "parole pesanti che fanno fatica ad essere sorvolate, restano nell'anima".
La soluzione in questo caso non è affatto, a mio parere, la terapia di coppia, ma una terapia individuale, che ti darebbe lo spazio libero da pregiudizi per aprirti, esplorando i temi più delicati. Mi viene difficile in poche righe mostrarti la mia visione, non per mancanza di tempo o altro, ma proprio perché a mio parere quel che c'è di cui occuparsi ad oggi è la tua messa in sicurezza. Lui al momento non sembrerebbe lucido, per cui potrebbe diventare davvero molesto. Io spero che tu possa davvero prenderti uno spazio per te stessa. So che ad oggi, essendo molto attaccata a lui, vorresti risolvere a tutti i costi il vostro rapporto. Ma a volte ci sono anche altre strade, molto più appaganti e libere, a lungo termine.
Mi piacerebbe poterti conoscere ed aiutarti nel mio piccolo. Intanto ti mando un abbraccio. Prenditi cura di te, della tua anima, e del tuo corpo, quindi della tua vita.
Quel che leggo mi riporta molto alla mente una dinamica aggressiva, per non dire violenta, molto simile a quella vissuta dalle donne vittime di violenza (parlo con cognizione di causa avendo io studiato e poi lavorato in centri antiviolenza, e quindi avendo incontrato per lungo tempo donne stremate dai soprusi dei loro partner).
Sembrerebbe che il tuo partner stia male, e stia proiettando tutta la sua frustrazione su di te. Quello che però mi stupisce è che la tua preoccupazione primaria non sia la tua salute mentale, fisica, sociale, ma l'esigenza di vivere il resto della vita con lui, nonostante - tra le altre cose - dica "parole pesanti che fanno fatica ad essere sorvolate, restano nell'anima".
La soluzione in questo caso non è affatto, a mio parere, la terapia di coppia, ma una terapia individuale, che ti darebbe lo spazio libero da pregiudizi per aprirti, esplorando i temi più delicati. Mi viene difficile in poche righe mostrarti la mia visione, non per mancanza di tempo o altro, ma proprio perché a mio parere quel che c'è di cui occuparsi ad oggi è la tua messa in sicurezza. Lui al momento non sembrerebbe lucido, per cui potrebbe diventare davvero molesto. Io spero che tu possa davvero prenderti uno spazio per te stessa. So che ad oggi, essendo molto attaccata a lui, vorresti risolvere a tutti i costi il vostro rapporto. Ma a volte ci sono anche altre strade, molto più appaganti e libere, a lungo termine.
Mi piacerebbe poterti conoscere ed aiutarti nel mio piccolo. Intanto ti mando un abbraccio. Prenditi cura di te, della tua anima, e del tuo corpo, quindi della tua vita.
Buongiorno, lei descrive un uomo che riconosce come affettuoso e premuroso in molti momenti della vita quotidiana, ma racconta anche episodi in cui la rabbia prende il sopravvento, descrive urla, parole molto dolorose, difficoltà a lasciarle spazio per esprimersi e ultimatum che possono generare una profonda sofferenza emotiva.
È importante sottolineare che il problema non è stabilire chi abbia ragione durante una discussione. In una relazione possono esserci errori, incomprensioni e punti di vista differenti. Ciò che merita attenzione è il modo in cui il conflitto viene gestito. Sentirsi sovrastati, non riuscire a prendere parola e ricevere parole che, come lei stessa scrive, restano nell’anima, non dovrebbe diventare una normalità all’interno di un rapporto. Comprendo la sua preoccupazione rispetto all’idea di proporre una terapia di coppia e il timore che questo possa alimentare ulteriori tensioni. Proprio per questo potrebbe essere utile, almeno inizialmente, trovare per sé uno spazio di ascolto e sostegno, nel quale poter riflettere su ciò che sta vivendo e su come tutelare il proprio benessere emotivo all'interno di uno spazio accogliente e sicuro. Il desiderio di trovare una soluzione e di continuare a condividere la vita con suo marito emerge chiaramente dalle sue parole. Allo stesso tempo, ciò che racconta non andrebbe minimizzato, soprattutto se queste modalità la fanno sentire ferita, bloccata o portata a rinunciare alla propria voce all’interno della relazione. Le auguro di poter trovare il sostegno adeguato per affrontare questa situazione con la cura e l’attenzione che merita.
Un caro saluto.
Psicologa e Psicoterapeuta Caterina Loiacono
È importante sottolineare che il problema non è stabilire chi abbia ragione durante una discussione. In una relazione possono esserci errori, incomprensioni e punti di vista differenti. Ciò che merita attenzione è il modo in cui il conflitto viene gestito. Sentirsi sovrastati, non riuscire a prendere parola e ricevere parole che, come lei stessa scrive, restano nell’anima, non dovrebbe diventare una normalità all’interno di un rapporto. Comprendo la sua preoccupazione rispetto all’idea di proporre una terapia di coppia e il timore che questo possa alimentare ulteriori tensioni. Proprio per questo potrebbe essere utile, almeno inizialmente, trovare per sé uno spazio di ascolto e sostegno, nel quale poter riflettere su ciò che sta vivendo e su come tutelare il proprio benessere emotivo all'interno di uno spazio accogliente e sicuro. Il desiderio di trovare una soluzione e di continuare a condividere la vita con suo marito emerge chiaramente dalle sue parole. Allo stesso tempo, ciò che racconta non andrebbe minimizzato, soprattutto se queste modalità la fanno sentire ferita, bloccata o portata a rinunciare alla propria voce all’interno della relazione. Le auguro di poter trovare il sostegno adeguato per affrontare questa situazione con la cura e l’attenzione che merita.
Un caro saluto.
Psicologa e Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Buongiorno, grazie per aver condiviso. Dalla situazione che riportata, non sembra che il problema sia il conflitto in sé, ma il modo in cui viene gestita la rabbia. Quando durante una discussione una persona urla, sovrasta l'altro, non lascia spazio al dialogo e usa parole che feriscono profondamente, si crea una dinamica che può generare paura, blocco emotivo e senso di colpa, rendendo difficile un confronto equilibrato.
Comprensibilmente lei si può sentire confusa e assumersi responsabilità che non percepisce come realmente sue. In una comunicazione funzionale è possibile esprimere rabbia e disaccordo senza intimidire o minacciare l'abbandono.
Se suo marito al momento non è disponibile a una terapia di coppia, potrebbe essere utile che lei inizi un percorso di supporto psicologico individuale. Questo può aiutarla a comprendere meglio la dinamica relazionale, rafforzare i propri confini e individuare modalità più efficaci di comunicazione e gestione del conflitto.
Un caro saluto, AM
Comprensibilmente lei si può sentire confusa e assumersi responsabilità che non percepisce come realmente sue. In una comunicazione funzionale è possibile esprimere rabbia e disaccordo senza intimidire o minacciare l'abbandono.
Se suo marito al momento non è disponibile a una terapia di coppia, potrebbe essere utile che lei inizi un percorso di supporto psicologico individuale. Questo può aiutarla a comprendere meglio la dinamica relazionale, rafforzare i propri confini e individuare modalità più efficaci di comunicazione e gestione del conflitto.
Un caro saluto, AM
buongiorno gentile sig.ra penso che suo marito dovrebbe chiarire meglio con se stesso i motivi della propria rabbia che scarica su di Lei in modo allarmante e gratuito. Ma credo anche che anche Lei dovrebbe comprendere meglio perché mai abbia sopportato una situazione matrimoniale così infelice, sopportando ogni volta le angherie di quest'uomo. Forse Lei dovrebbe lavorare sulla propria "dipendenza" affettiva, ricostruendo di più in terapia la propria storia personale senza condizionamenti famigliari che penso ci siano certamente stati. Grazie del Suo messaggio Cordialmente dott.ssa G.Elmo
Gentile Signora, nel suo sfogo emerge una dolorosa dinamica di sopraffazione: le urla, le parole pesanti e il ribaltamento della colpa non sono un confronto, ma un agito di controllo che la lascia "pietrificata". Sebbene in una coppia le divergenze possano essere condivise, la scelta di usare la violenza verbale è sempre responsabilità esclusiva di chi la mette in atto; non c'è una "ragione che sta nel mezzo" quando si calpesta il rispetto. L'alternanza tra i momenti di calma e queste esplosioni rischia di intrappolarla nell'ansia costante di dover "camminare sulle uova" per non farlo arrabbiare, mentre l'ultimatum dei tre giorni rappresenta un ricatto emotivo fortemente destabilizzante. Poiché l'orgoglio di suo marito rende ora impossibile una terapia di coppia, il focus deve spostarsi urgentemente su di lei. Anche se lui rifiuta l'aiuto, la invito a intraprendere un percorso psicologico individuale: sarà lo spazio sicuro per disinnescare i sensi di colpa indotti, ricostruire la sua autostima e definire confini protettivi invalicabili.
Buongiorno carissima, leggendo il tuo messaggio mi arriva molto forte la sensazione di essere sopraffatta in quei momenti, fino quasi a restare bloccata, come descrivi quando dici che ti “pietrifichi”.
Mi colpisce il contrasto tra il legame affettuoso che descrivi nella quotidianità e questi episodi in cui il modo in cui lui si arrabbia diventa per te molto difficile da sostenere, sia per l’intensità dei toni sia per le parole che vengono dette, che poi restano dentro di te in modo molto profondo, “nell’anima”, come scrivi.
Non posso sapere cosa accada a lui in quei momenti, ma mi sembra importante fermarsi su ciò che succede a te: su come ti senti, su cosa ti accade dentro e su quanto spazio hai per poterti esprimere quando la situazione si intensifica.
Quando in una relazione si arriva a sentirsi sovrastati al punto da non riuscire a parlare o a rispondere, e a restare in silenzio o bloccati, nel tempo questo può diventare molto faticoso da sostenere, perché rischia di ridurre sempre di più lo spazio personale e la possibilità di far valere i propri confini all’interno della relazione.
A volte, in dinamiche di questo tipo, non è solo importante capire cosa succede nell’altro nei momenti di rabbia, ma anche osservare con attenzione cosa succede a sé stessi nella relazione nel suo insieme: come ci si sente, quanto si riesce a restare presenti, e quanto si finisce per adattarsi o rinunciare a una parte di sé per evitare il conflitto, fino a trovarsi a vivere una forma di incertezza che non è solo parte naturale di una relazione, ma che può diventare fonte di attivazione e di fatica emotiva nel tempo.
Il desiderio di preservare il legame che descrivi è molto chiaro, così come il tuo tentativo di dare un senso a questi momenti e di non ridurre la relazione solo a essi. Allo stesso tempo, mi sembra importante che tu possa non perdere di vista ciò che per te è sostenibile e ciò che invece rischia di diventare troppo difficile da reggere nel tempo.
Se senti il bisogno di approfondire meglio ciò che stai vivendo o di dare uno spazio più ampio a queste riflessioni, puoi scrivermi, ti ascolto volentieri.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Mi colpisce il contrasto tra il legame affettuoso che descrivi nella quotidianità e questi episodi in cui il modo in cui lui si arrabbia diventa per te molto difficile da sostenere, sia per l’intensità dei toni sia per le parole che vengono dette, che poi restano dentro di te in modo molto profondo, “nell’anima”, come scrivi.
Non posso sapere cosa accada a lui in quei momenti, ma mi sembra importante fermarsi su ciò che succede a te: su come ti senti, su cosa ti accade dentro e su quanto spazio hai per poterti esprimere quando la situazione si intensifica.
Quando in una relazione si arriva a sentirsi sovrastati al punto da non riuscire a parlare o a rispondere, e a restare in silenzio o bloccati, nel tempo questo può diventare molto faticoso da sostenere, perché rischia di ridurre sempre di più lo spazio personale e la possibilità di far valere i propri confini all’interno della relazione.
A volte, in dinamiche di questo tipo, non è solo importante capire cosa succede nell’altro nei momenti di rabbia, ma anche osservare con attenzione cosa succede a sé stessi nella relazione nel suo insieme: come ci si sente, quanto si riesce a restare presenti, e quanto si finisce per adattarsi o rinunciare a una parte di sé per evitare il conflitto, fino a trovarsi a vivere una forma di incertezza che non è solo parte naturale di una relazione, ma che può diventare fonte di attivazione e di fatica emotiva nel tempo.
Il desiderio di preservare il legame che descrivi è molto chiaro, così come il tuo tentativo di dare un senso a questi momenti e di non ridurre la relazione solo a essi. Allo stesso tempo, mi sembra importante che tu possa non perdere di vista ciò che per te è sostenibile e ciò che invece rischia di diventare troppo difficile da reggere nel tempo.
Se senti il bisogno di approfondire meglio ciò che stai vivendo o di dare uno spazio più ampio a queste riflessioni, puoi scrivermi, ti ascolto volentieri.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Buonasera,
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
Da quello che descrivi, sembra che nei momenti di rabbia tuo marito assuma modalità molto intense e soverchianti, che ti lasciano bloccata e ferita. È importante dirlo con chiarezza: il fatto che le discussioni siano sporadiche non rende meno significativo l’impatto di questi episodi su di te. Le parole che “restano nell’anima” meritano ascolto e rispetto.
Una relazione sana dovrebbe permetterti di esprimerti senza sentirti sovrastata o intimorita.
Capisco il tuo desiderio di proteggere il legame e trovare una soluzione, ed è un aspetto prezioso. Se una terapia di coppia al momento ti sembra difficile da proporre, potresti iniziare tu con uno spazio personale: un percorso individuale può aiutarti a comprendere meglio cosa accade, a rafforzarti e a trovare modalità più tutelanti nel rapporto.
Riguardo all’ultimatum che hai ricevuto, è comprensibile che generi confusione e ansia: anche questo è un elemento che merita di essere esplorato con attenzione, senza restare sola.
Meriti di sentirti ascoltata, rispettata e al sicuro.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
Da quello che descrivi, sembra che nei momenti di rabbia tuo marito assuma modalità molto intense e soverchianti, che ti lasciano bloccata e ferita. È importante dirlo con chiarezza: il fatto che le discussioni siano sporadiche non rende meno significativo l’impatto di questi episodi su di te. Le parole che “restano nell’anima” meritano ascolto e rispetto.
Una relazione sana dovrebbe permetterti di esprimerti senza sentirti sovrastata o intimorita.
Capisco il tuo desiderio di proteggere il legame e trovare una soluzione, ed è un aspetto prezioso. Se una terapia di coppia al momento ti sembra difficile da proporre, potresti iniziare tu con uno spazio personale: un percorso individuale può aiutarti a comprendere meglio cosa accade, a rafforzarti e a trovare modalità più tutelanti nel rapporto.
Riguardo all’ultimatum che hai ricevuto, è comprensibile che generi confusione e ansia: anche questo è un elemento che merita di essere esplorato con attenzione, senza restare sola.
Meriti di sentirti ascoltata, rispettata e al sicuro.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Dal suo racconto emerge certamente la difficoltà di convivere con una persona che, quando si arrabbia, passa da uno stato di calma a una modalità molto intensa, fatta di urla, parole pesanti e ultimatum. Tuttavia, leggendo le sue parole, la mia attenzione si è soffermata soprattutto su di lei.
Scrive:
"Quando si comporta in questo modo resto pietrificata."
Questa frase è molto importante.
Spesso, quando ci troviamo di fronte a una persona che alza la voce, invade lo spazio emotivo e non lascia possibilità di replica, il nostro sistema nervoso può attivare una risposta automatica di difesa. Non sempre si tratta di attaccare o fuggire. Talvolta la risposta è proprio quella che descrive: bloccarsi, congelarsi, perdere la capacità di pensare con lucidità e di esprimere ciò che si sente.
In quei momenti probabilmente non sta scegliendo di tacere. È possibile che una parte più profonda di lei entri in uno stato di allarme e che il suo organismo stia cercando di proteggerla.
Per questo, prima ancora di domandarsi come cambiare suo marito, potrebbe essere utile chiedersi:
Cosa succede dentro di me quando lui alza la voce?
Cosa provo esattamente: paura, vergogna, senso di colpa, impotenza?
Mi è già capitato in passato di sentirmi così con qualcuno?
Perché, nonostante senta che alcune accuse sono sproporzionate, finisco per assumermi responsabilità che non sento realmente mie?
Sono domande importanti perché spesso le dinamiche di coppia attivano modalità relazionali molto antiche.
Un altro passaggio che mi ha colpito è quando scrive che le parole pronunciate durante questi scoppi di rabbia: "restano nell'anima."
Questo ci dice che non si tratta semplicemente di una discussione accesa. Quelle parole lasciano una traccia emotiva che continua a lavorare dentro di lei anche quando il litigio è finito.
Paradossalmente, il rischio maggiore non è tanto la rabbia di suo marito, quanto il fatto che, nel tempo, lei possa perdere contatto con ciò che sente davvero, con i propri confini e con il diritto di pensare: "questa cosa mi fa male".
Lei dice di amarlo e di desiderare condividere con lui il resto della vita. È un desiderio legittimo e prezioso. Ma proprio per questo credo che il primo passo sia rivolgere uno sguardo gentile e curioso verso sé stessa.
Perché quando comprendiamo meglio cosa accade dentro di noi nei momenti di conflitto, recuperiamo la possibilità di scegliere, di parlare con maggiore chiarezza e di non lasciare che sia solo la paura o il senso di colpa a guidare le nostre risposte.
A volte il cambiamento più profondo inizia proprio da lì: non dal tentativo di modificare l'altro, ma dal recuperare la propria voce quando fino a quel momento era rimasta bloccata nel silenzio.
Un caro saluto.
Scrive:
"Quando si comporta in questo modo resto pietrificata."
Questa frase è molto importante.
Spesso, quando ci troviamo di fronte a una persona che alza la voce, invade lo spazio emotivo e non lascia possibilità di replica, il nostro sistema nervoso può attivare una risposta automatica di difesa. Non sempre si tratta di attaccare o fuggire. Talvolta la risposta è proprio quella che descrive: bloccarsi, congelarsi, perdere la capacità di pensare con lucidità e di esprimere ciò che si sente.
In quei momenti probabilmente non sta scegliendo di tacere. È possibile che una parte più profonda di lei entri in uno stato di allarme e che il suo organismo stia cercando di proteggerla.
Per questo, prima ancora di domandarsi come cambiare suo marito, potrebbe essere utile chiedersi:
Cosa succede dentro di me quando lui alza la voce?
Cosa provo esattamente: paura, vergogna, senso di colpa, impotenza?
Mi è già capitato in passato di sentirmi così con qualcuno?
Perché, nonostante senta che alcune accuse sono sproporzionate, finisco per assumermi responsabilità che non sento realmente mie?
Sono domande importanti perché spesso le dinamiche di coppia attivano modalità relazionali molto antiche.
Un altro passaggio che mi ha colpito è quando scrive che le parole pronunciate durante questi scoppi di rabbia: "restano nell'anima."
Questo ci dice che non si tratta semplicemente di una discussione accesa. Quelle parole lasciano una traccia emotiva che continua a lavorare dentro di lei anche quando il litigio è finito.
Paradossalmente, il rischio maggiore non è tanto la rabbia di suo marito, quanto il fatto che, nel tempo, lei possa perdere contatto con ciò che sente davvero, con i propri confini e con il diritto di pensare: "questa cosa mi fa male".
Lei dice di amarlo e di desiderare condividere con lui il resto della vita. È un desiderio legittimo e prezioso. Ma proprio per questo credo che il primo passo sia rivolgere uno sguardo gentile e curioso verso sé stessa.
Perché quando comprendiamo meglio cosa accade dentro di noi nei momenti di conflitto, recuperiamo la possibilità di scegliere, di parlare con maggiore chiarezza e di non lasciare che sia solo la paura o il senso di colpa a guidare le nostre risposte.
A volte il cambiamento più profondo inizia proprio da lì: non dal tentativo di modificare l'altro, ma dal recuperare la propria voce quando fino a quel momento era rimasta bloccata nel silenzio.
Un caro saluto.
Buongiorno,
da ciò che racconti, il problema non sembra essere la presenza di qualche litigio occasionale, cosa che può accadere in qualsiasi relazione, ma il modo in cui questi conflitti vengono gestiti. Quando una persona urla, sovrasta l'altro, non gli lascia spazio per esprimersi, usa parole offensive o minacce di abbandono, il confronto smette di essere uno scambio e diventa una situazione in cui uno dei due perde la possibilità di far sentire la propria voce.
Colpisce il fatto che tu descriva tuo marito come generalmente affettuoso e premuroso, ma che in alcuni momenti si trasformi completamente. Questo può essere molto destabilizzante, perché rende difficile capire come comportarsi e spesso porta chi subisce queste esplosioni di rabbia a dubitare delle proprie percezioni o ad assumersi responsabilità che forse non gli appartengono.
Vorrei sottolineare un aspetto importante: commettere un errore, avere opinioni diverse o generare una delusione nel partner non giustifica reazioni aggressive, umiliazioni o ultimatum. Dire "hai tre giorni, poi me ne vado" non è un modo costruttivo di affrontare un problema di coppia, ma rischia di creare paura, pressione e senso di colpa.
Comprendo che tu lo ami e che desideri trovare una soluzione. Tuttavia, una soluzione può essere costruita solo se entrambi riconoscono l'esistenza del problema. Se lui ritiene che la sua rabbia sia sempre giustificata e che l'unica questione siano i tuoi presunti errori, il rischio è che il ciclo si ripeta continuamente.
Potrebbe essere utile, in un momento di calma e non durante una discussione, spiegargli come ti senti quando alza la voce e ti sovrasta, parlando delle conseguenze che questo ha su di te più che delle sue colpe. A volte le persone riescono ad ascoltare meglio il dolore che provocano rispetto alle critiche sul loro comportamento.
Se una terapia di coppia al momento non è proponibile, potresti valutare tu stessa un colloquio con uno psicologo. Non perché il problema riguardi solo te, ma perché uno spazio di sostegno può aiutarti a comprendere meglio la dinamica che si è instaurata, a rafforzare i tuoi confini e a capire come proteggerti emotivamente quando queste situazioni si verificano.
Una relazione può attraversare momenti difficili, ma il rispetto reciproco non dovrebbe mai venire meno, nemmeno durante la rabbia. Ed è importante che anche il tuo benessere e la tua serenità trovino spazio all'interno della coppia.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
da ciò che racconti, il problema non sembra essere la presenza di qualche litigio occasionale, cosa che può accadere in qualsiasi relazione, ma il modo in cui questi conflitti vengono gestiti. Quando una persona urla, sovrasta l'altro, non gli lascia spazio per esprimersi, usa parole offensive o minacce di abbandono, il confronto smette di essere uno scambio e diventa una situazione in cui uno dei due perde la possibilità di far sentire la propria voce.
Colpisce il fatto che tu descriva tuo marito come generalmente affettuoso e premuroso, ma che in alcuni momenti si trasformi completamente. Questo può essere molto destabilizzante, perché rende difficile capire come comportarsi e spesso porta chi subisce queste esplosioni di rabbia a dubitare delle proprie percezioni o ad assumersi responsabilità che forse non gli appartengono.
Vorrei sottolineare un aspetto importante: commettere un errore, avere opinioni diverse o generare una delusione nel partner non giustifica reazioni aggressive, umiliazioni o ultimatum. Dire "hai tre giorni, poi me ne vado" non è un modo costruttivo di affrontare un problema di coppia, ma rischia di creare paura, pressione e senso di colpa.
Comprendo che tu lo ami e che desideri trovare una soluzione. Tuttavia, una soluzione può essere costruita solo se entrambi riconoscono l'esistenza del problema. Se lui ritiene che la sua rabbia sia sempre giustificata e che l'unica questione siano i tuoi presunti errori, il rischio è che il ciclo si ripeta continuamente.
Potrebbe essere utile, in un momento di calma e non durante una discussione, spiegargli come ti senti quando alza la voce e ti sovrasta, parlando delle conseguenze che questo ha su di te più che delle sue colpe. A volte le persone riescono ad ascoltare meglio il dolore che provocano rispetto alle critiche sul loro comportamento.
Se una terapia di coppia al momento non è proponibile, potresti valutare tu stessa un colloquio con uno psicologo. Non perché il problema riguardi solo te, ma perché uno spazio di sostegno può aiutarti a comprendere meglio la dinamica che si è instaurata, a rafforzare i tuoi confini e a capire come proteggerti emotivamente quando queste situazioni si verificano.
Una relazione può attraversare momenti difficili, ma il rispetto reciproco non dovrebbe mai venire meno, nemmeno durante la rabbia. Ed è importante che anche il tuo benessere e la tua serenità trovino spazio all'interno della coppia.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
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