Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più gi
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Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più giovane di quasi 10 anni, appena lasciata dal Suo fidanzato.
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
Buonasera,
più che “brutto innamorarsi a 40 anni”, dalle sue parole sembra molto doloroso vivere un sentimento intenso che al momento non trova reciprocità e che la mette anche in conflitto con parti importanti della sua vita.
A volte l’innamoramento arriva in momenti di fragilità, cambiamento o bisogno emotivo profondo, e proprio per questo può assumere una forza travolgente. Il fatto che lei riesca comunque a osservare ciò che sta accadendo — il malessere, l’alternanza emotiva, l’impatto sulla famiglia — è già un elemento importante di consapevolezza.
Mi sembra che questa collega le stia comunicando una certa distanza, mentre dentro di lei continua a esserci una forte speranza emotiva. In questi casi il rischio è restare agganciati più a ciò che si desidera vivere che a ciò che concretamente l’altro riesce o vuole offrire.
Continuare il percorso psicologico può aiutarla non tanto a “spegnere” il sentimento, ma a comprendere cosa questo innamoramento stia rappresentando oggi nella sua vita e nei suoi bisogni affettivi più profondi.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
più che “brutto innamorarsi a 40 anni”, dalle sue parole sembra molto doloroso vivere un sentimento intenso che al momento non trova reciprocità e che la mette anche in conflitto con parti importanti della sua vita.
A volte l’innamoramento arriva in momenti di fragilità, cambiamento o bisogno emotivo profondo, e proprio per questo può assumere una forza travolgente. Il fatto che lei riesca comunque a osservare ciò che sta accadendo — il malessere, l’alternanza emotiva, l’impatto sulla famiglia — è già un elemento importante di consapevolezza.
Mi sembra che questa collega le stia comunicando una certa distanza, mentre dentro di lei continua a esserci una forte speranza emotiva. In questi casi il rischio è restare agganciati più a ciò che si desidera vivere che a ciò che concretamente l’altro riesce o vuole offrire.
Continuare il percorso psicologico può aiutarla non tanto a “spegnere” il sentimento, ma a comprendere cosa questo innamoramento stia rappresentando oggi nella sua vita e nei suoi bisogni affettivi più profondi.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
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Caro utente, da quanto descrive sembrerebbe che la collega sia stata chiara rispetto alla propria posizione. Probabilmente non era sua intenzione sminuire ciò che lei sta provando, ma solo provare a darle un punto di vista alternativo, che in realtà potrebbe fornirle uno spunto interessante per interrogarsi su ciò che lei desidera per se stesso e per la sua vita futura e su ciò che evidentemente in questo momento non sta funzionando. Cosa rappresenta per lei questo sentimento e in che modo si inserisce nel suo contesto di vita familiare, che coinvolge la sua quotidianità con moglie e figli? La questione non è rimediare o mettere forzatamente a tacere un pensiero, quanto attraversare e provare ad aprire una riflessione. Scrive che la sua famiglia la sta perdendo. In che modo? Ha messo in discussione il suo matrimonio o pensa di farlo? E in quel caso sarebbe solo la sua famiglia a perdere lei? Cosa farebbe se il sentimento che nutre verso questa collega fosse apertamente ricambiato?
Può essere difficile spostare l’attenzione dall’altro al nostro mondo interno a volte, ma può essere utile per ritrovare una bussola e provare a capire in che direzione andare.
Un caro saluto
Può essere difficile spostare l’attenzione dall’altro al nostro mondo interno a volte, ma può essere utile per ritrovare una bussola e provare a capire in che direzione andare.
Un caro saluto
Per mia esperienza quando si rivolge lo sguardo e l interesse altrove solitamente è perché la condizione sentimentale che si vive in coppia risulta poco soddisfacente
Pertanto più che riflettere sull amarezza di un sentimento non ricambiato sposterei l attenzione su quanto sta vivendo nella relazione con sua moglie
Quando chiariamo a noi stessi il vuoto o la carenza di qualcosa sarà più semplice intuire come colmarli e soprattutto se possa qualcun altro farlo
Il mio consiglio resta quello di partire da se stessi
Nel suo caso andrei a scandagliare la ragione che la induce a cercare carezze e lavorerei su questo eventuale bisogno
Pertanto più che riflettere sull amarezza di un sentimento non ricambiato sposterei l attenzione su quanto sta vivendo nella relazione con sua moglie
Quando chiariamo a noi stessi il vuoto o la carenza di qualcosa sarà più semplice intuire come colmarli e soprattutto se possa qualcun altro farlo
Il mio consiglio resta quello di partire da se stessi
Nel suo caso andrei a scandagliare la ragione che la induce a cercare carezze e lavorerei su questo eventuale bisogno
Gentile,
Hanno scritto libri e canzoni sull’amore non ricambiato che non credo sia brutto…ma probabilmente un sentimento,che nel bene e nel male, mantiene “vivi”…
Mi permetto di consigliarle un libro che adoro: Amare e tradire di Aldo Carotenuto.
Un libro che sintetizzerei così:” tradire per non tradirsi..”.
Cordialmente,
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Hanno scritto libri e canzoni sull’amore non ricambiato che non credo sia brutto…ma probabilmente un sentimento,che nel bene e nel male, mantiene “vivi”…
Mi permetto di consigliarle un libro che adoro: Amare e tradire di Aldo Carotenuto.
Un libro che sintetizzerei così:” tradire per non tradirsi..”.
Cordialmente,
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Buonasera, ciò che sta vivendo sembra molto intenso e doloroso, anche perché coinvolge contemporaneamente il desiderio, il rifiuto, il lavoro e la sua vita familiare. Da ciò che racconta, questa relazione sembra alimentare una forte oscillazione emotiva che la sta facendo stare male e allontanando da sé stesso e dai suoi equilibri.
Il fatto che lei abbia già iniziato un percorso psicologico è importante: continui a concedersi quello spazio, perché può aiutarla a comprendere più a fondo cosa rappresenti questo legame e cosa stia cercando emotivamente.
Spero possa spesso stare meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Il fatto che lei abbia già iniziato un percorso psicologico è importante: continui a concedersi quello spazio, perché può aiutarla a comprendere più a fondo cosa rappresenti questo legame e cosa stia cercando emotivamente.
Spero possa spesso stare meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
L'amore è il più potente dei sentimenti, e crea turbamenti a qualunque età. Non si senta in colpa.
Le consiglio un supporto per potersi orientare in questo momento complicato della sua vita.
Le consiglio un supporto per potersi orientare in questo momento complicato della sua vita.
Buongiorno.
Lei si presenta come se questa piattaforma fosse una app per ricerca di coppia.
Dal momento che effettua già «sedute psicologiche», può arricchire quel contesto per parlare di «quanto è brutto innamorarsi a 40 anni».
Lei si presenta come se questa piattaforma fosse una app per ricerca di coppia.
Dal momento che effettua già «sedute psicologiche», può arricchire quel contesto per parlare di «quanto è brutto innamorarsi a 40 anni».
Buonasera, potrebbe essere utile affrontare con la psicologa o lo psicologo che la sta seguendo, il rapporto con sua moglie, prima di questo innamoramento. Un caro saluto. Dr.ssa Lorena Ferrero
Buongiorno, ne parli con la sua psicologa che sicuramente, conoscendola, la saprà aiutare.
Cordiali saluti.
Cordiali saluti.
Più che “brutto innamorarsi a 40 anni”, credo sia molto doloroso trovarsi coinvolti emotivamente in una situazione che non trova reciprocità chiara. Da quello che racconta, questa collega sembra averle comunicato più volte una distanza, pur mantenendo una frequentazione lavorativa e cordiale. E spesso, quando siamo molto coinvolti, rischiamo di leggere nei piccoli momenti condivisi una possibilità che però l’altro non sta realmente offrendo.
Il punto importante non è tanto capire se lei provi qualcosa o se il flirt raccontato sia vero, ma prendere contatto con ciò che questa situazione sta producendo nella sua vita: oscillazioni emotive intense, pensieri costanti e soprattutto un progressivo allontanamento dalla sua famiglia, che lei stesso riconosce.
Sta già facendo qualcosa di utile continuando il percorso psicologico, perché probabilmente questa relazione ha intercettato bisogni emotivi profondi che vanno oltre la persona specifica. L’innamoramento può essere molto potente a qualsiasi età, ma non sempre coincide con una possibilità concreta di relazione.
Se sentisse il bisogno di parlarne può contattarmi, ricevo anche online.
Con affetto,
Dott.ssa Bacchi
Il punto importante non è tanto capire se lei provi qualcosa o se il flirt raccontato sia vero, ma prendere contatto con ciò che questa situazione sta producendo nella sua vita: oscillazioni emotive intense, pensieri costanti e soprattutto un progressivo allontanamento dalla sua famiglia, che lei stesso riconosce.
Sta già facendo qualcosa di utile continuando il percorso psicologico, perché probabilmente questa relazione ha intercettato bisogni emotivi profondi che vanno oltre la persona specifica. L’innamoramento può essere molto potente a qualsiasi età, ma non sempre coincide con una possibilità concreta di relazione.
Se sentisse il bisogno di parlarne può contattarmi, ricevo anche online.
Con affetto,
Dott.ssa Bacchi
Quello che descrive non ha tanto a che fare con “l’età” dell’innamorarsi, quanto con la potenza psicologica di alcuni legami quando arrivano in una fase della vita in cui identità, desiderio e routine entrano in tensione tra loro.
Dal suo racconto emergono diversi elementi tipici dell’innamoramento non corrisposto ad alta intensità emotiva. Da una parte c’è un forte investimento affettivo e mentale su questa collega: il pensiero ricorrente, l’oscillazione emotiva (“poche ore di gioia” seguite da giorni di sofferenza), la ricerca di segnali, il tentativo di controllare l’attaccamento evitando social o contatti personali. Dall’altra, però, la collega sembra inviare messaggi relazionali ambivalenti ma sostanzialmente non disponibili sul piano affettivo: mantiene il contatto lavorativo e momenti di vicinanza, ma prende distanza quando lei tenta un avvicinamento emotivo.
In psicologia relazionale, questa dinamica spesso alimenta un circuito molto potente: la discontinuità della risposta emotiva (“a volte vicina, a volte distante”) aumenta l’attivazione affettiva e rende il legame ancora più difficile da lasciare andare. Non necessariamente perché l’amore sia “più vero”, ma perché il sistema emotivo resta costantemente in sospeso, alla ricerca di conferme che arrivano solo parzialmente.
C’è poi un altro aspetto importante: lei sembra molto lucido nel riconoscere che il problema non è soltanto la collega, ma ciò che questa esperienza ha acceso dentro di lei. A 40 anni capita spesso che un innamoramento improvviso rappresenti anche una riattivazione di parti di sé rimaste silenti: bisogno di sentirsi desiderato, visto, emotivamente vivo, riconosciuto fuori dal ruolo di marito, padre, professionista. In questi casi la persona amata rischia di diventare il contenitore simbolico di molto più di ciò che realmente è.
Per questo motivo, il dolore che prova può apparirle persino più intenso del senso di colpa verso la famiglia: non perché ami meno sua moglie o i suoi figli, ma perché il cervello emotivo vive l’innamoramento frustrato come una condizione di mancanza continua, quasi “astinenziale”. È un’esperienza neuropsicologicamente molto coinvolgente.
Mi sembra però significativo un punto: lei non sta negando la realtà. Sta facendo terapia, cerca di autoregolarsi, mantiene un certo confine nei contatti. Questo indica che una parte di lei sta già tentando di distinguere tra il sentimento vissuto e la concreta possibilità relazionale.
La domanda forse non è “come smetto di amarla?”, ma:
cosa rappresenta davvero questa donna nella sua vita emotiva;
cosa mancava o si era spento prima di incontrarla;
e soprattutto se sta inseguendo una persona reale o una possibilità emotiva che oggi sente indispensabile.
Perché dai comportamenti che descrive, la collega sembra aver posto un limite relazionale abbastanza chiaro, pur senza interrompere del tutto il legame. E restare troppo a lungo in questa zona intermedia rischia di prolungare la sofferenza, mantenendo lei in uno stato di attesa affettiva cronica.
L’innamoramento a 40 anni non è “brutto”: spesso è destabilizzante perché arriva quando la vita è già strutturata, e quindi costringe a confrontarsi contemporaneamente con desiderio, responsabilità, identità e perdita. Ed è proprio questo intreccio a renderlo così intenso.
Dal suo racconto emergono diversi elementi tipici dell’innamoramento non corrisposto ad alta intensità emotiva. Da una parte c’è un forte investimento affettivo e mentale su questa collega: il pensiero ricorrente, l’oscillazione emotiva (“poche ore di gioia” seguite da giorni di sofferenza), la ricerca di segnali, il tentativo di controllare l’attaccamento evitando social o contatti personali. Dall’altra, però, la collega sembra inviare messaggi relazionali ambivalenti ma sostanzialmente non disponibili sul piano affettivo: mantiene il contatto lavorativo e momenti di vicinanza, ma prende distanza quando lei tenta un avvicinamento emotivo.
In psicologia relazionale, questa dinamica spesso alimenta un circuito molto potente: la discontinuità della risposta emotiva (“a volte vicina, a volte distante”) aumenta l’attivazione affettiva e rende il legame ancora più difficile da lasciare andare. Non necessariamente perché l’amore sia “più vero”, ma perché il sistema emotivo resta costantemente in sospeso, alla ricerca di conferme che arrivano solo parzialmente.
C’è poi un altro aspetto importante: lei sembra molto lucido nel riconoscere che il problema non è soltanto la collega, ma ciò che questa esperienza ha acceso dentro di lei. A 40 anni capita spesso che un innamoramento improvviso rappresenti anche una riattivazione di parti di sé rimaste silenti: bisogno di sentirsi desiderato, visto, emotivamente vivo, riconosciuto fuori dal ruolo di marito, padre, professionista. In questi casi la persona amata rischia di diventare il contenitore simbolico di molto più di ciò che realmente è.
Per questo motivo, il dolore che prova può apparirle persino più intenso del senso di colpa verso la famiglia: non perché ami meno sua moglie o i suoi figli, ma perché il cervello emotivo vive l’innamoramento frustrato come una condizione di mancanza continua, quasi “astinenziale”. È un’esperienza neuropsicologicamente molto coinvolgente.
Mi sembra però significativo un punto: lei non sta negando la realtà. Sta facendo terapia, cerca di autoregolarsi, mantiene un certo confine nei contatti. Questo indica che una parte di lei sta già tentando di distinguere tra il sentimento vissuto e la concreta possibilità relazionale.
La domanda forse non è “come smetto di amarla?”, ma:
cosa rappresenta davvero questa donna nella sua vita emotiva;
cosa mancava o si era spento prima di incontrarla;
e soprattutto se sta inseguendo una persona reale o una possibilità emotiva che oggi sente indispensabile.
Perché dai comportamenti che descrive, la collega sembra aver posto un limite relazionale abbastanza chiaro, pur senza interrompere del tutto il legame. E restare troppo a lungo in questa zona intermedia rischia di prolungare la sofferenza, mantenendo lei in uno stato di attesa affettiva cronica.
L’innamoramento a 40 anni non è “brutto”: spesso è destabilizzante perché arriva quando la vita è già strutturata, e quindi costringe a confrontarsi contemporaneamente con desiderio, responsabilità, identità e perdita. Ed è proprio questo intreccio a renderlo così intenso.
Buongiorno, una consulenza psicologica può aiutarla a non leggere questo vissuto solo come “amore non ricambiato”, ma anche come un segnale di una crisi più ampia che coinvolge desiderio, identità, matrimonio e bisogno di sentirsi vivo. L’intensità che descrive, poche ore di gioia seguite da giorni di malessere, fa pensare a un legame molto idealizzato e rinforzato proprio dall’intermittenza: lei si avvicina, l’altra persona si allontana, e questo aumenta attesa, desiderio e sofferenza. Il fatto che lei abbia una famiglia che sente di star perdendo è un punto centrale: non per colpevolizzarla, ma perché questa situazione rischia di farle inseguire una possibilità poco concreta mentre si sgretola ciò che esiste. Se lei la allontana o ignora quando prova ad avvicinarsi, quel limite va rispettato, anche per proteggere se stesso. Il lavoro psicologico può aiutarla a capire cosa rappresenta davvero questa collega e cosa manca oggi nella sua vita affettiva e coniugale. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, anche eventualmente di coppia se ci fosse disponibilità, può aiutarla a fare chiarezza senza lasciare che l’ossessione decida al posto suo.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Caro utente,
da ciò che scrive traspare l'intensità e la confusione di questo momento delicato della sua vita. Le consiglio un supporto psicologico per poter parlare di ciò che le sta accadendo e di ciò che sente, poichè è importante prendersi cura della propria salute (anche mentale e non solo fisica) sia per lei che per i suoi figli per essere un buon genitore presente.
Saluti
Dott.ssa Claudia Fontanella
da ciò che scrive traspare l'intensità e la confusione di questo momento delicato della sua vita. Le consiglio un supporto psicologico per poter parlare di ciò che le sta accadendo e di ciò che sente, poichè è importante prendersi cura della propria salute (anche mentale e non solo fisica) sia per lei che per i suoi figli per essere un buon genitore presente.
Saluti
Dott.ssa Claudia Fontanella
Buonasera,
quello che sta vivendo è molto più frequente di quanto sembri, e soprattutto ha una logica interna precisa, anche se in questo momento lo sente come qualcosa di ingestibile.
L’elemento centrale non è solo l’innamoramento, ma il tipo di dinamica che si è creata con questa collega. Da quello che descrive, lei è entrato in un coinvolgimento emotivo molto forte con una persona che, allo stesso tempo, manda segnali ambivalenti: accetta la vicinanza in alcuni momenti, ma poi la respinge o la ridimensiona quando lei si avvicina di più. Questo tipo di alternanza tende a creare un legame molto potente, perché attiva continuamente aspettativa e frustrazione.
Le poche ore di “gioia” che racconta non sono irrilevanti: sono proprio quelle che mantengono vivo il coinvolgimento, rendendo però ancora più difficile tollerare i momenti di distanza. È un meccanismo simile a quello delle ricompense intermittenti: non è la presenza costante dell’altro a legare, ma l’alternanza tra presenza e assenza.
Un altro punto importante è che lei ha fatto un passo molto chiaro, dichiarando il suo sentimento. Dall’altra parte, però, non c’è stata una risposta altrettanto chiara in termini di apertura. Anzi, ci sono stati elementi di chiusura o di ridimensionamento. Questo crea una situazione in cui lei rimane emotivamente esposto, mentre l’altra persona mantiene una posizione più protetta e, in un certo senso, meno coinvolta.
Il fatto che lei continui a cercare strategie per “staccarsi” — attività fisica, evitare i social, pensare ai difetti, psicoterapia — indica che una parte di lei ha già compreso che questo legame, così com’è, la sta facendo stare male. Ma c’è un’altra parte, più emotiva, che resta agganciata proprio a quei momenti di vicinanza.
La frase che scrive, cioè che questa situazione pesa più dell’impatto sulla sua famiglia, è molto significativa. Non va letta come mancanza di affetto verso i suoi cari, ma come indicatore di quanto questo coinvolgimento sia diventato centrale e assorbente a livello emotivo.
Rispetto alla sua domanda implicita — “perché è così difficile uscirne?” — la risposta sta proprio in questa combinazione: intensità emotiva, non reciprocità chiara e accesso parziale alla persona. È una condizione che tende a mantenersi nel tempo se non cambia qualcosa nella struttura del rapporto.
Non è tanto una questione di età, anche se a 40 anni spesso queste esperienze hanno un impatto più profondo perché si intrecciano con una vita già costruita, con responsabilità e legami importanti. Questo rende il conflitto interno più forte.
Se c’è un punto su cui vale la pena fermarsi, non è tanto capire cosa prova lei per questa collega — quello è già chiaro — ma chiedersi cosa sta diventando questo rapporto nella sua vita concreta. Perché, così com’è ora, sembra darle momenti di gratificazione, ma anche un costo emotivo elevato e continuo.
E questo è il nodo: non tanto l’innamoramento in sé, ma la forma che ha preso e lo spazio che sta occupando.
quello che sta vivendo è molto più frequente di quanto sembri, e soprattutto ha una logica interna precisa, anche se in questo momento lo sente come qualcosa di ingestibile.
L’elemento centrale non è solo l’innamoramento, ma il tipo di dinamica che si è creata con questa collega. Da quello che descrive, lei è entrato in un coinvolgimento emotivo molto forte con una persona che, allo stesso tempo, manda segnali ambivalenti: accetta la vicinanza in alcuni momenti, ma poi la respinge o la ridimensiona quando lei si avvicina di più. Questo tipo di alternanza tende a creare un legame molto potente, perché attiva continuamente aspettativa e frustrazione.
Le poche ore di “gioia” che racconta non sono irrilevanti: sono proprio quelle che mantengono vivo il coinvolgimento, rendendo però ancora più difficile tollerare i momenti di distanza. È un meccanismo simile a quello delle ricompense intermittenti: non è la presenza costante dell’altro a legare, ma l’alternanza tra presenza e assenza.
Un altro punto importante è che lei ha fatto un passo molto chiaro, dichiarando il suo sentimento. Dall’altra parte, però, non c’è stata una risposta altrettanto chiara in termini di apertura. Anzi, ci sono stati elementi di chiusura o di ridimensionamento. Questo crea una situazione in cui lei rimane emotivamente esposto, mentre l’altra persona mantiene una posizione più protetta e, in un certo senso, meno coinvolta.
Il fatto che lei continui a cercare strategie per “staccarsi” — attività fisica, evitare i social, pensare ai difetti, psicoterapia — indica che una parte di lei ha già compreso che questo legame, così com’è, la sta facendo stare male. Ma c’è un’altra parte, più emotiva, che resta agganciata proprio a quei momenti di vicinanza.
La frase che scrive, cioè che questa situazione pesa più dell’impatto sulla sua famiglia, è molto significativa. Non va letta come mancanza di affetto verso i suoi cari, ma come indicatore di quanto questo coinvolgimento sia diventato centrale e assorbente a livello emotivo.
Rispetto alla sua domanda implicita — “perché è così difficile uscirne?” — la risposta sta proprio in questa combinazione: intensità emotiva, non reciprocità chiara e accesso parziale alla persona. È una condizione che tende a mantenersi nel tempo se non cambia qualcosa nella struttura del rapporto.
Non è tanto una questione di età, anche se a 40 anni spesso queste esperienze hanno un impatto più profondo perché si intrecciano con una vita già costruita, con responsabilità e legami importanti. Questo rende il conflitto interno più forte.
Se c’è un punto su cui vale la pena fermarsi, non è tanto capire cosa prova lei per questa collega — quello è già chiaro — ma chiedersi cosa sta diventando questo rapporto nella sua vita concreta. Perché, così com’è ora, sembra darle momenti di gratificazione, ma anche un costo emotivo elevato e continuo.
E questo è il nodo: non tanto l’innamoramento in sé, ma la forma che ha preso e lo spazio che sta occupando.
Buonasera, quello che descrive è un vissuto molto intenso e profondamente umano. Innamorarsi in età adulta, soprattutto quando si è già costruita una famiglia e una vita apparentemente stabile, può essere un’esperienza travolgente. Spesso si pensa che con il passare degli anni si diventi più “immuni” a certe emozioni, ma in realtà non è così. Alcuni incontri possono toccare bisogni affettivi molto profondi e risvegliare parti di sé che da tempo sembravano silenziose. Da ciò che racconta emerge un aspetto importante: questa collega sembra aver assunto, almeno in questo momento, un significato che va oltre la persona concreta. In un’ottica cognitivo comportamentale, ciò che spesso genera una sofferenza così intensa non è soltanto l’altra persona in sé, ma ciò che essa rappresenta. Può incarnare la possibilità di sentirsi nuovamente desiderato, compreso, vivo, emotivamente coinvolto, oppure la speranza di recuperare sensazioni che nel tempo si sono attenuate nella vita coniugale e familiare. Quando accade questo, la mente tende a concentrarsi selettivamente su quella persona. Ogni piccolo segnale viene osservato e interpretato con estrema attenzione. Una cena, una conversazione, un sorriso o un atteggiamento ambiguo possono alimentare aspettative, speranze e successive delusioni. Si crea così un’alternanza di momenti di forte entusiasmo e giornate di profonda sofferenza. Questo meccanismo è molto comune e può diventare particolarmente doloroso quando il sentimento non trova una corrispondenza chiara e concreta. Da quanto scrive, la collega sembra mantenere un atteggiamento altalenante ma sostanzialmente distante. Pur non interrompendo il rapporto professionale e mostrando disponibilità in alcune occasioni, non pare offrire segnali coerenti di un reale investimento affettivo. Quando una persona alterna vicinanza e allontanamento, il coinvolgimento emotivo può intensificarsi ulteriormente, perché l’incertezza tende ad alimentare il desiderio e la speranza. La sofferenza che sta vivendo merita di essere ascoltata con grande attenzione, soprattutto perché si accompagna alla consapevolezza che la sua famiglia ne sta risentendo. Questo è un elemento molto significativo. Non indica superficialità o mancanza di affetto verso i suoi cari, ma segnala che in questo momento una parte di lei è profondamente catturata da un bisogno emotivo non ancora del tutto compreso. Il punto centrale, forse, non è tanto capire se questa collega ricambierà o meno i suoi sentimenti, quanto domandarsi che cosa questo innamoramento abbia acceso dentro di lei. Quale bisogno si è risvegliato? Quale vuoto, quale desiderio, quale senso di mancanza è emerso con tanta forza? Talvolta l’innamoramento arriva come un segnale che invita a guardare più a fondo la propria vita, la relazione di coppia, il proprio equilibrio personale e i bisogni rimasti a lungo in secondo piano. Il fatto che abbia già intrapreso un percorso psicologico è un passo molto importante e utile. Non sempre il dolore diminuisce rapidamente, ma il lavoro terapeutico può aiutare progressivamente a comprendere i meccanismi che mantengono questo stato emotivo, a distinguere il sentimento dalla fantasia e a prendere decisioni più coerenti con i propri valori e con ciò che desidera realmente per la sua vita. A volte la sofferenza amorosa non deriva soltanto dalla perdita di una persona, ma dal confronto con parti di sé che chiedono attenzione. Per questo, più che combattere il sentimento o giudicarsi, può essere utile considerare questa esperienza come un’occasione di conoscenza personale. Anche se oggi tutto appare doloroso e confuso, questo momento può aiutarla a comprendere meglio cosa cerca nelle relazioni e cosa desidera davvero per il suo futuro. Innamorarsi a quarant’anni può essere molto destabilizzante, ma non è un segno di debolezza o di immaturità. È spesso il segnale di un bisogno emotivo importante che chiede di essere compreso, non semplicemente assecondato o represso. Un percorso di supporto psicologico, in particolare ad orientamento cognitivo comportamentale, può aiutarla a mettere ordine nei pensieri, riconoscere gli schemi che alimentano il coinvolgimento e ritrovare maggiore lucidità nelle scelte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dovresti approfondire! La psicoterapia ti potrà aiutare. Probabilmente il tuo disagio è legato ad una mancanza di comunicazione con la tua patner, sentirsi in una relazione che si è un pò anestetizzata. Sarebbe opportuno chiarirsi prima di spostare l'attenzione su qualcosa di più fresco e meno problematico.
A volte a 40 anni non ci si innamora solo di una persona.
Ci si innamora anche di una sensazione: sentirsi vivi, desideranti, visti in modo nuovo, ancora capaci di provare qualcosa che rompe la routine, il ruolo, il controllo costruito negli anni.
Dal suo racconto però emerge anche un altro aspetto: più lei si mostra distante, ambigua o sfuggente, più il suo pensiero sembra agganciarsi. E questo spesso crea un circuito molto doloroso: si cerca di capire, interpretare, dosarsi, trattenersi, controllare i messaggi, evitare i social, convincersi dei difetti dell’altra persona… ma più si tenta di uscire mentalmente da quel legame, più il legame occupa spazio.
Inoltre c’è un punto delicato: lei oggi è molto presente nella sua mente, mentre sua moglie e la sua famiglia sembrano essere diventate lo sfondo emotivo della vicenda. Non perché lei non voglia loro bene, ma perché l’amore non ricambiato, soprattutto quando resta sospeso e ambiguo, tende a funzionare come una continua tensione aperta. E la mente fatica a staccarsi da ciò che non riesce a chiudere.
A volte il problema non è “quanto è forte questo amore”, ma quanto la persona finisca per vivere dentro l’attesa di un segnale, di una conferma o di una possibilità che non si definisce mai davvero.
Più che chiedersi se lei provi qualcosa o se quel flirt sia vero o falso, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi: “Che cosa sto cercando di ritrovare di me attraverso questa donna?”.
Perché lì spesso si apre il lavoro più importante.
Nel frattempo provi a osservare una cosa senza forzarsi: ogni volta che sente il bisogno di interpretare lei, riporti per un momento l’attenzione su ciò che sta accadendo dentro di sé e nella sua vita reale, non in quella immaginata o sperata. È un passaggio semplice solo in apparenza, ma spesso molto centrale.
Sta già facendo una cosa utile: chiedere aiuto invece di lasciare che tutto questo cresca soltanto nella testa. Continui a lavorarci in terapia senza ridurre tutto a “una cotta” o, al contrario, a “l’amore della vita”. A volte tra queste due estremità esiste un significato molto più profondo da comprendere.
Un caro saluto.
Ci si innamora anche di una sensazione: sentirsi vivi, desideranti, visti in modo nuovo, ancora capaci di provare qualcosa che rompe la routine, il ruolo, il controllo costruito negli anni.
Dal suo racconto però emerge anche un altro aspetto: più lei si mostra distante, ambigua o sfuggente, più il suo pensiero sembra agganciarsi. E questo spesso crea un circuito molto doloroso: si cerca di capire, interpretare, dosarsi, trattenersi, controllare i messaggi, evitare i social, convincersi dei difetti dell’altra persona… ma più si tenta di uscire mentalmente da quel legame, più il legame occupa spazio.
Inoltre c’è un punto delicato: lei oggi è molto presente nella sua mente, mentre sua moglie e la sua famiglia sembrano essere diventate lo sfondo emotivo della vicenda. Non perché lei non voglia loro bene, ma perché l’amore non ricambiato, soprattutto quando resta sospeso e ambiguo, tende a funzionare come una continua tensione aperta. E la mente fatica a staccarsi da ciò che non riesce a chiudere.
A volte il problema non è “quanto è forte questo amore”, ma quanto la persona finisca per vivere dentro l’attesa di un segnale, di una conferma o di una possibilità che non si definisce mai davvero.
Più che chiedersi se lei provi qualcosa o se quel flirt sia vero o falso, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi: “Che cosa sto cercando di ritrovare di me attraverso questa donna?”.
Perché lì spesso si apre il lavoro più importante.
Nel frattempo provi a osservare una cosa senza forzarsi: ogni volta che sente il bisogno di interpretare lei, riporti per un momento l’attenzione su ciò che sta accadendo dentro di sé e nella sua vita reale, non in quella immaginata o sperata. È un passaggio semplice solo in apparenza, ma spesso molto centrale.
Sta già facendo una cosa utile: chiedere aiuto invece di lasciare che tutto questo cresca soltanto nella testa. Continui a lavorarci in terapia senza ridurre tutto a “una cotta” o, al contrario, a “l’amore della vita”. A volte tra queste due estremità esiste un significato molto più profondo da comprendere.
Un caro saluto.
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa, in cui si percepisce tutta la fatica di un uomo che si trova diviso tra due realtà. Da un lato il dolore acuto per un sentimento non ricambiato e dall'altro il senso di colpa per una famiglia da cui si sente sempre più distante e che sente di stare perdendo. Da psicologa con un approccio sistemico-relazionale, vorrei invitarla a guardare la sua situazione da una nuova prospettiva. A volte, quando ci si incastra in dinamiche lavorative e sentimentali così altalenanti (fatte di poche ore di gioia e giorni di profondo malessere), il rischio è di rimanere intrappolati in un gioco ripetitivo. Più la sua collega la allontana, più la sua mente si focalizza su di lei, investendo energie in un legame che, di fatto, non ha spazio per esistere.
La invito a riflettere sul fatto che più sta male per il rifiuto, meno può permettersi di vedere ed elaborare il fatto che si sta allontanando dalla sua famiglia, sentendosi poi in colpa. Tutte le sue energie, quindi, vengono di nuovo incanalate verso questa figura che, non ricambiando il suo innamoramento, le permette di non guardare realmente a cosa sta succedendo nel suo matrimonio e nella sua famiglia.
Mi ricollego alla sua ultima frase ‘Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni!’ Ma è certo che ci sia un’età in cui un tale sentimento è brutto? O forse lo percepisce in questo modo perché le sta dicendo qualcos’altro sulla situazione che sta vivendo?
Spesso un’infatuazione così improvvisa, struggente e dolorosa fuori dal matrimonio arriva per segnalare una crisi o un bisogno di cambiamento profondo all'interno della propria vita, qualcosa che forse è rimasto silenzioso per molto tempo. Il fatto che lei stia già seguendo dei colloqui psicologici è un ottimo passo, così come anche il fatto che decida di dedicarsi del tempo facendo attività fisica. Il fatto invece che pensi ai suoi difetti sono comunque modi per tenerla nella sua mente. Quindi, per aiutarla a trovare una nuova chiave di lettura le chiedo: cosa rappresenta davvero per lei questa collega? E se provasse a spostare l'attenzione da ciò che le manca da parte di lei, a ciò che sta mancando in questo momento all'interno della sua vita cosa vedrebbe?
Le auguro di poter fare chiarezza dentro di sé e ritrovare la gioia, non solo nei piccoli momenti ma nella sua vita in generale.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa, in cui si percepisce tutta la fatica di un uomo che si trova diviso tra due realtà. Da un lato il dolore acuto per un sentimento non ricambiato e dall'altro il senso di colpa per una famiglia da cui si sente sempre più distante e che sente di stare perdendo. Da psicologa con un approccio sistemico-relazionale, vorrei invitarla a guardare la sua situazione da una nuova prospettiva. A volte, quando ci si incastra in dinamiche lavorative e sentimentali così altalenanti (fatte di poche ore di gioia e giorni di profondo malessere), il rischio è di rimanere intrappolati in un gioco ripetitivo. Più la sua collega la allontana, più la sua mente si focalizza su di lei, investendo energie in un legame che, di fatto, non ha spazio per esistere.
La invito a riflettere sul fatto che più sta male per il rifiuto, meno può permettersi di vedere ed elaborare il fatto che si sta allontanando dalla sua famiglia, sentendosi poi in colpa. Tutte le sue energie, quindi, vengono di nuovo incanalate verso questa figura che, non ricambiando il suo innamoramento, le permette di non guardare realmente a cosa sta succedendo nel suo matrimonio e nella sua famiglia.
Mi ricollego alla sua ultima frase ‘Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni!’ Ma è certo che ci sia un’età in cui un tale sentimento è brutto? O forse lo percepisce in questo modo perché le sta dicendo qualcos’altro sulla situazione che sta vivendo?
Spesso un’infatuazione così improvvisa, struggente e dolorosa fuori dal matrimonio arriva per segnalare una crisi o un bisogno di cambiamento profondo all'interno della propria vita, qualcosa che forse è rimasto silenzioso per molto tempo. Il fatto che lei stia già seguendo dei colloqui psicologici è un ottimo passo, così come anche il fatto che decida di dedicarsi del tempo facendo attività fisica. Il fatto invece che pensi ai suoi difetti sono comunque modi per tenerla nella sua mente. Quindi, per aiutarla a trovare una nuova chiave di lettura le chiedo: cosa rappresenta davvero per lei questa collega? E se provasse a spostare l'attenzione da ciò che le manca da parte di lei, a ciò che sta mancando in questo momento all'interno della sua vita cosa vedrebbe?
Le auguro di poter fare chiarezza dentro di sé e ritrovare la gioia, non solo nei piccoli momenti ma nella sua vita in generale.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Gentile Avvicato Quello che descrive non è “brutto” perché accade a 40 anni. Anzi, spesso a questa età certi sentimenti arrivano con una forza maggiore, perché toccano parti profonde: il bisogno di sentirsi vivi, desiderati, visti, emotivamente riconosciuti.
Da ciò che racconta, però, sembra esserci una forte asimmetria emotiva: lei alterna vicinanza e distanza, mentre lei investe molto sul piano affettivo e mentale. Questo tipo di dinamica può diventare molto dolorosa proprio perché lascia continuamente aperta una possibilità, senza trasformarsi davvero in una relazione reciproca.
Il rischio è che l’innamoramento finisca per occupare uno spazio enorme, quasi “assorbente”, mentre tutto il resto — compresa la famiglia — passa sullo sfondo. Non perché la famiglia non conti, ma perché il desiderio, l’attesa e il non ricambiato tendono psicologicamente ad amplificarsi.
Mi colpisce però una frase: “mi pesa perdere la mia famiglia, ma non quanto l’amore non ricambiato”. Forse questo momento non parla solo di questa collega, ma anche di qualcosa di più ampio che dentro di lei cercava attenzione, emozione, vitalità o riconoscimento.
Sta già facendo una cosa importante: non negare quello che prova e cercare uno spazio psicologico per comprenderlo. Più che combattere il sentimento, potrebbe essere utile chiedersi: cosa rappresenta per me questa donna in questo momento della mia vita? Cosa sento di aver perso, o di non sentire più, altrove?
L’innamoramento può essere travolgente a qualsiasi età. Ma proprio a 40 anni può diventare anche un’occasione per capire qualcosa di sé, e non solo dell’altro.
Saluti
Eleonora Rossini
Da ciò che racconta, però, sembra esserci una forte asimmetria emotiva: lei alterna vicinanza e distanza, mentre lei investe molto sul piano affettivo e mentale. Questo tipo di dinamica può diventare molto dolorosa proprio perché lascia continuamente aperta una possibilità, senza trasformarsi davvero in una relazione reciproca.
Il rischio è che l’innamoramento finisca per occupare uno spazio enorme, quasi “assorbente”, mentre tutto il resto — compresa la famiglia — passa sullo sfondo. Non perché la famiglia non conti, ma perché il desiderio, l’attesa e il non ricambiato tendono psicologicamente ad amplificarsi.
Mi colpisce però una frase: “mi pesa perdere la mia famiglia, ma non quanto l’amore non ricambiato”. Forse questo momento non parla solo di questa collega, ma anche di qualcosa di più ampio che dentro di lei cercava attenzione, emozione, vitalità o riconoscimento.
Sta già facendo una cosa importante: non negare quello che prova e cercare uno spazio psicologico per comprenderlo. Più che combattere il sentimento, potrebbe essere utile chiedersi: cosa rappresenta per me questa donna in questo momento della mia vita? Cosa sento di aver perso, o di non sentire più, altrove?
L’innamoramento può essere travolgente a qualsiasi età. Ma proprio a 40 anni può diventare anche un’occasione per capire qualcosa di sé, e non solo dell’altro.
Saluti
Eleonora Rossini
Grazie per la condivisione la invito a ribaltare la prospettiva: questa sofferenza non riguarda la sua collega, ma la sua vita.
In ottica sistemica, questo innamoramento è una triangolazione, la collega è il "sintomo" di un incendio silenzioso che cova nel suo matrimonio. La psiche sceglie l'adrenalina di un rifiuto pur di non affrontare la fatica di una crisi familiare.
Servirebbe cambiare schema e proteggere ciò che conta davvero.
Buongiorno, mi domando quanto non sia lei a star perdendo sé stesso, quanto questo flirt la distolga dal problema reale. Ha messo il focus su un sentimento non ricambiato tralasciando, e anche considerando meno importante, la sua dimensione coniugale e famigliare. Se già intraprende un percorso le sarà utile a comprendere chi è lei, quali sono i suoi bisogni e i suoi desideri in questo momento.
Gentile utente di mio dottore,
continui pure le sedute di psicoterapie, vedrà che con il tempo potrà meglio elaborare e gestire quanto le sta accadendo.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
continui pure le sedute di psicoterapie, vedrà che con il tempo potrà meglio elaborare e gestire quanto le sta accadendo.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, quello che descrive è molto doloroso, ma anche molto umano: l’innamoramento può arrivare in qualsiasi fase della vita e spesso mette in crisi equilibri che sembravano solidi. Da ciò che racconta, però, questa collega sembra comunicarle distanza e non disponibilità emotiva, mentre lei continua ad alimentare speranza e sofferenza. Continui il suo percorso psicologico per comprendere al meglio ciò che prova.
Buonasera, più che un amore impossibile, qui sembra esserci una forte attivazione emotiva nata in un momento di fragilità personale e coniugale. Il fatto che lei la avvicini e poi la allontani ripetutamente è già, di per sé, una risposta abbastanza chiara.
Il punto centrale oggi non è conquistare la collega, ma capire cosa nella sua vita matrimoniale e personale l’ha resa così vulnerabile a questo coinvolgimento. Continuare a nutrire la vicinanza lavorativa rischia solo di mantenere acceso il circuito emotivo.
Probabilmente la scelta più sana è investire energie nel rapporto con sua moglie e, parallelamente, prendere gradualmente un po’ di distanza emotiva dalla collega, senza gesti drastici ma con lucidità. Perché al momento sta sacrificando la stabilità reale per un legame che non sembra offrirle una reciprocità concreta. Dr. Giuseppe Mirabella
Il punto centrale oggi non è conquistare la collega, ma capire cosa nella sua vita matrimoniale e personale l’ha resa così vulnerabile a questo coinvolgimento. Continuare a nutrire la vicinanza lavorativa rischia solo di mantenere acceso il circuito emotivo.
Probabilmente la scelta più sana è investire energie nel rapporto con sua moglie e, parallelamente, prendere gradualmente un po’ di distanza emotiva dalla collega, senza gesti drastici ma con lucidità. Perché al momento sta sacrificando la stabilità reale per un legame che non sembra offrirle una reciprocità concreta. Dr. Giuseppe Mirabella
Caro,
l'innamoramento a 40 anni non è solo "brutto" quando non è ricambiato; è spesso devastante, perché arriva come un terremoto che minaccia di radere al suolo tutto ciò che ha edificato con fatica.
Vorrei invitarla a fare un passo indietro rispetto al dolore del rifiuto, per guardare cosa sta accadendo davvero dentro di lei.
Lei è un avvocato, un uomo abituato alle regole, alla razionalità, ai doveri quotidiani del matrimonio e della paternità. Quando la vita si canalizza così tanto nel "dovere", la parte più vitale, istintiva e irrazionale di noi finisce per essere confinata nell'ombra. E cosa fa la psiche per salvarsi? Prende tutta quella fame di vita, di leggerezza e di passione, e la proietta sul primo gancio disponibile all'esterno. Nel suo caso, una collega più giovane, per giunta in un momento di vulnerabilità.
La verità che può renderla libero è che lei non è innamorato della persona reale di questa collega (di cui infatti tenta di vedere i difetti senza successo) ma è innamorato di ciò che questa ragazza rappresenta per lei: una porta d'accesso a una parte di se stesso che sentiva morire. Lei cerca la sua stessa vitalità perduta.
La reazione di questa donna – che la allontana ogni volta che lei si fa vicino – è un atto di realismo. Lei avverte il peso di questa proiezione.
Il fatto che lei alterni ore di gioia a giorni di profonda sofferenza, e che il dolore per l'amore non ricambiato pesi più del pensiero di perdere la sua famiglia, dimostra quanto questa "fame" sia profonda. Ma accanirsi nel tentativo di conquistare la collega non placherà questa fame, perché l'origine del vuoto è interna, non esterna.
Come uscirne?
Lei sta già facendo un ottimo lavoro cercando di arginare il sintomo (lo sport, il distacco dai social) e frequentando uno spazio psicologico. Continui quel percorso, ma provi a cambiare la domanda. Non si chieda più "Come faccio a farmi amare da lei?" o "Come faccio a dimenticarla?", ma si chieda: "Quale parte della mia vita è diventata così arida da costringermi a cercare la vita fuori da me?".
Questo innamoramento, per quanto doloroso, è un potente campanello d'allarme della sua parte inconscia. Le sta dicendo che a 40 anni la sua vita ha bisogno di un nuovo significato, di più spazio per la sua espressione personale, per il piacere e per la vitalità, a partire (perché no?) dal provare a rimettere in discussione e rifondare il legame con sua moglie.
Le auguro di ritrovare presto il suo centro.
l'innamoramento a 40 anni non è solo "brutto" quando non è ricambiato; è spesso devastante, perché arriva come un terremoto che minaccia di radere al suolo tutto ciò che ha edificato con fatica.
Vorrei invitarla a fare un passo indietro rispetto al dolore del rifiuto, per guardare cosa sta accadendo davvero dentro di lei.
Lei è un avvocato, un uomo abituato alle regole, alla razionalità, ai doveri quotidiani del matrimonio e della paternità. Quando la vita si canalizza così tanto nel "dovere", la parte più vitale, istintiva e irrazionale di noi finisce per essere confinata nell'ombra. E cosa fa la psiche per salvarsi? Prende tutta quella fame di vita, di leggerezza e di passione, e la proietta sul primo gancio disponibile all'esterno. Nel suo caso, una collega più giovane, per giunta in un momento di vulnerabilità.
La verità che può renderla libero è che lei non è innamorato della persona reale di questa collega (di cui infatti tenta di vedere i difetti senza successo) ma è innamorato di ciò che questa ragazza rappresenta per lei: una porta d'accesso a una parte di se stesso che sentiva morire. Lei cerca la sua stessa vitalità perduta.
La reazione di questa donna – che la allontana ogni volta che lei si fa vicino – è un atto di realismo. Lei avverte il peso di questa proiezione.
Il fatto che lei alterni ore di gioia a giorni di profonda sofferenza, e che il dolore per l'amore non ricambiato pesi più del pensiero di perdere la sua famiglia, dimostra quanto questa "fame" sia profonda. Ma accanirsi nel tentativo di conquistare la collega non placherà questa fame, perché l'origine del vuoto è interna, non esterna.
Come uscirne?
Lei sta già facendo un ottimo lavoro cercando di arginare il sintomo (lo sport, il distacco dai social) e frequentando uno spazio psicologico. Continui quel percorso, ma provi a cambiare la domanda. Non si chieda più "Come faccio a farmi amare da lei?" o "Come faccio a dimenticarla?", ma si chieda: "Quale parte della mia vita è diventata così arida da costringermi a cercare la vita fuori da me?".
Questo innamoramento, per quanto doloroso, è un potente campanello d'allarme della sua parte inconscia. Le sta dicendo che a 40 anni la sua vita ha bisogno di un nuovo significato, di più spazio per la sua espressione personale, per il piacere e per la vitalità, a partire (perché no?) dal provare a rimettere in discussione e rifondare il legame con sua moglie.
Le auguro di ritrovare presto il suo centro.
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