Domande del paziente (48)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Dalla sua narrazione emergono due tematiche molto importanti: la concezione di sé e il rapporto con l'ansia. Seppur siano apparentemente due aspetti differenti,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Dalle sue parole emerge chiaramente il bisogno di esprimere tutta la sua sofferenza senza ricevere giudizi. Allo stesso tempo, però, si percepisce anche...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione delicata.
Inizio col dirle che non esistono tappe prestabilite ed età entro cui fare determinate cose: la scoperta corporea e sessuale è un aspetto naturale...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
In questo caso è importante avere ben chiara l'origine del sentimento di paura che la accompagna di fronte a questo cambiamento. Trasferirsi all'estero è...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, per prima cosa grazie per aver condiviso con tanta sincerità e apertura la sua esperienza così delicata e personale. Scrivere tutto questo, metterlo nero su bianco, è già un primo passo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Purtroppo non esistono strategie per convincere una persona a intraprendere un percorso psicologico; è una scelta che deve venire da dentro di sé. Ciò che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
A volte, più che cercare di eliminare del tutto la paura, può essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico volto ad accettarla e imparare...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie di aver condiviso la sua esperienza e il suo vissuto delicato; ha già compiuto un passo importante scegliendo di intraprendere un percorso psicologico. In molti casi, questo rappresenta... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentili, vi ringrazio per aver condiviso la vostra richiesta, che denota una grande consapevolezza e desiderio di crescita personale e di coppia. È assolutamente possibile intraprendere un percorso psicologico... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
"Forse sono io che attribuisco a loro colpe che non hanno, ma quello che dico io secondo voi può avere un fondamento? Cioè può essere che il solo contatto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, innanzitutto grazie per la sua condivisione così delicata e per aver trovato il coraggio di mettere nero su bianco un dolore così grande e confuso. La perdita di una madre è un'esperienza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Dalle sue parole emerge una condizione che può essere molto faticosa da vivere: quella di sentirsi spesso al centro delle relazioni, ma raramente “al centro...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Capisco bene il suo desiderio di avere un quadro più chiaro della propria condizione psicofisica. È importante sapere che l’ansia, purtroppo, non sempre...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
La sua riflessione è estremamente lucida e importante. Spesso, chi si sente “diverso” in un mondo che premia l’omologazione si trova a vivere un conflitto:...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale.
Capisco quanto possa essere difficile sentirsi tagliata fuori e quanto il periodo natalizio possa amplificare questa sensazione: il...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gaia, grazie per aver condiviso in modo così autentico ciò che stai vivendo: non è semplice mettere in parole sentimenti così profondi e complessi. A volte è persino più difficile nominare ciò che proviamo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione. È importante innanzitutto sottolineare come periodi particolari dell'anno, come le feste, possano favorire l'emergere di vissuti emotivi diversi dal solito.... Altro
Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Quello che descrive non suona affatto come qualcosa di "bacato", ma piuttosto come una forma di lucidità molto sviluppata, che si è trovata spesso in un mondo che premia e valida più facilmente altri registri emotivi, forse più ottimisti, più caldi, più rassicuranti per gli altri. E allora quella lucidità finisce per essere letta come difetto quando in realtà può anche diventare una risorsa molto preziosa.
Il punto non è aderire a un'idea standard di guarigione, ma capire se questo suo modo di essere e di sentire sia limitante per lei, a prescindere dal pensiero più comune, oppure no. Se le dà un senso di libertà e la rappresenta, non c'è nulla di sbagliato nel riconoscerlo come parte della sua identità: un cambiamento ha senso solo se nasce da una curiosità o da un bisogno personale, non dal timore di essere etichettata. Non si tratta di reinventare una versione differente di sé, ma al massimo di ampliare le possibilità, restando comunque se stessa.
Buongiorno,
vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
Quello che prova è profondamente comprensibile: quando il desiderio di costruire qualcosa di autentico incontra esperienze ripetute di rifiuto o superficialità, è naturale iniziare a sentirsi scoraggiati.
Vorrei dirle, con molta delicatezza, che il dolore che sente parla del suo bisogno di connessione, di essere vista e scelta, un bisogno umano, legittimo. Dalle sue parole emerge quanto le esperienze passate, anche quelle di bullismo, possano aver inciso sull'immagine che ha di sé. Quando dentro di noi si radica l'idea di "non essere abbastanza" o di non essere "il tipo giusto", spesso finiamo (senza volerlo) per leggere la realtà attraverso quella lente, o per avvicinarci a situazioni che confermano quel timore.
Non si tratta di rassegnarsi né di convincersi a non amare più, ma piuttosto di tornare, poco alla volta, a guardarsi con uno sguardo più gentile e riconoscere il proprio valore, indipendentemente dallo sguardo degli altri. È da lì che può nascere anche un modo diverso di stare nelle relazioni.
Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Non è possibile dare una risposta certa senza approfondire meglio. Sarebbe utile esplorare quali emozioni e ricordi questo luogo suscita in lei, aldilà delle sensazioni fisiche - senza dubbio altrettanto importanti e rilevanti a fine di comprendere. Che cosa le viene in mente quando ci passa davanti? Se si sofferma su quella sensazione, cosa pensa la spinga a voler rimanere lì, piuttosto che allontanarsi? Potrebbe essere un buon punto di partenza.