Salve, vorrei chiedere un parere su come poter convincere il mio fidanzato ad accettare l’idea di

25 risposte
Salve,
vorrei chiedere un parere su come poter convincere il mio fidanzato ad accettare l’idea di intraprendere un percorso psicologico.

Negli ultimi anni ha vissuto eventi molto traumatici: ha perso una sorella e si sente responsabile di quella perdita, altre situazioni familiari che lo fanno soffrire, e recentemente ha scoperto di avere una malattia al midollo dove l’unica via di salvezza è un possibile trapianto che gli è al momento negato in quanto la patologia è fortunatamente in forma lieve. Questo lo ha portato a convincersi che non potrà avere un futuro, né costruire una famiglia, perché “prima o poi morirà”.
È profondamente depresso, anche se non lo ammette. Mi dice spesso che se non ci fossi stata io in questi tre anni, non sa come avrebbe fatto. Ma allo stesso tempo preferisce lasciarmi, dicendo che è giusto che io abbia un futuro, piuttosto che provare a cercare una serenità insieme. Appena provo a distaccarmi per metterlo alla prova il suo corpo inizia ad avere reazioni di crollo fisico, giramenti, vomito, emorragie..
Io lo amo, ma mi sento svuotata. Elemosino la sua presenza, e non voglio più sentirmi solo una crocerossina. Sono consapevole della scelta e delle responsabilità che ho accettato x amore, ma vorrei avere qualcosa in più: quel sogno di creare una famiglia e di una certa serenità nell’evitare situazioni stupide e che possano darci solo bei momenti da ricordare. Lui rifiuta l’idea di uno psicologo, convinto che “non serva a nulla” e che “nessuno possa aiutarlo”. Preferisce aggiungere dolore alla sua depressione, piuttosto che provare a curarla.
Vorrei sapere:
– Quale tipo di terapia potrebbe essere più indicata per una persona con questo vissuto e questa resistenza?
– Non può assumere farmaci, quindi mi chiedevo se la terapia EMDR potrebbe essere adatta.
– E soprattutto: come posso convincerlo, con delicatezza, a considerare l’idea di chiedere aiuto? Per ora le tante parole e il mio ultimatum di lasciarlo non sono serviti a nulla
Grazie di cuore a chi vorrà rispondere.
Dott.ssa Silvia Turri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Ciao, capisco e comprendo la tua e la sua sofferenza. Anche in assenza di farmaci un percorso psicoterapeutico profondo e intenso può sicuramente portare giovamento in questa situazione così critica. Puoi provare a condividere con lui le tue fatiche e la tua sofferenza nel vederlo stare così male, per provare a trovare un modo per affrontare questa situazione. Allo stesso tempo purtroppo non si può né convincere, né obbligare una persona, che forse in questo momento fa anche troppa fatica per accogliere il bisogno di essere aiutato. Un primo passaggio importante può essere prenderti cura anche del tuo dolore e cercare per te stessa un supporto che possa aiutarti a gestire questo momento che anche per te è estremamente complesso. Spesso, un esempio di come una terapia psicologica possa aiutare a ritrovare il benessere vale molto di più di tante parole. Io sono disponibile qualora desiderassi e ti sono vicina in questo momento di fatica, tuo e el tuo compagno

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Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, dalle sue parole traspare un grande coinvolgimento affettivo, insieme ad una profonda sofferenza nel vedere il suo compagno chiuso in un dolore che sembra non voler essere affrontato. Capisco bene quanto possa essere frustrante per lei amare una persona e, allo stesso tempo, sentirsi impotente davanti al suo rifiuto di ricevere un aiuto professionale. La sua fatica è reale e comprensibile: non è facile reggere il peso di una relazione in cui ci si sente investiti del ruolo di unica ancora di salvezza per l’altro, senza però ricevere quella parte di leggerezza e progettualità che lei giustamente desidera.

Il suo compagno sta attraversando una condizione complessa: la perdita di una sorella, il senso di colpa, le difficoltà familiari e infine la diagnosi medica rappresentano eventi fortemente traumatici e destabilizzanti. In situazioni simili non è raro che emergano sentimenti di impotenza, convinzioni di non avere un futuro e un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi possibilità di aiuto. Dietro il rifiuto della psicoterapia si nasconde spesso non tanto la certezza che “non serva”, quanto la paura di riaprire ferite molto dolorose o il timore di non riuscire a reggere il peso delle proprie emozioni se queste venissero affrontate.

Rispetto alle modalità di intervento, esistono approcci psicoterapeutici che si sono dimostrati efficaci sia per il trattamento dei traumi sia per la depressione conseguente a vissuti di perdita. L’EMDR può essere molto utile per elaborare i traumi, soprattutto quando ci sono eventi specifici che continuano a condizionare la persona nel presente. Tuttavia, la sola EMDR potrebbe non essere sufficiente: sarebbe auspicabile un percorso integrato, che permetta non solo di elaborare i ricordi traumatici, ma anche di lavorare sulle convinzioni negative su di sé e sul futuro, sulla gestione delle emozioni e sulla costruzione di nuove prospettive di vita. Esistono terapie basate sull’evidenza scientifica, come la terapia cognitivo-comportamentale e altri approcci integrati, che possono essere adattati alle specifiche necessità della persona e che non prevedono necessariamente l’uso di farmaci.

Quanto alla sua domanda su come convincerlo, credo che sia importante spostare il discorso dal piano del “tu devi farti aiutare” a quello del “vorrei che tu ti dessi una possibilità di stare meglio, perché la tua vita ha valore”. A volte può essere utile presentare la psicoterapia non come una cura che qualcuno dall’esterno gli impone, ma come un’occasione per alleggerirsi, per avere un luogo sicuro dove non dover essere forte e dove poter condividere un peso che oggi porta da solo. Potrebbe anche proporre un primo incontro conoscitivo, senza impegno, giusto per permettergli di capire meglio cosa significhi fare un percorso psicologico.

Infine, mi preme dirle che è altrettanto importante che lei stessa si tuteli. Amare una persona non significa annullarsi per essa. Sentirsi svuotata, come lei descrive, è un campanello d’allarme: prendersi cura di sé e dei propri bisogni non è egoismo, ma una condizione necessaria per poter sostenere davvero l’altro senza perdersi nel suo dolore.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott. Amedeo Fonte
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Ogni percorso può essere utile solo se nasce da un minimo desiderio di affidarsi, perciò più che convincerlo può forse provare a mostrargli come il suo dolore non riguarda solo lui, ma ha effetti anche sulla vostra relazione e sul suo corpo che reagisce in modo così intenso ai momenti di crisi. Non si tratta allora di imporre una cura, ma di aprire uno spazio di domanda su cosa lui voglia davvero per sé e per voi. Al tempo stesso le direi che è importante che anche lei si dia un luogo in cui non essere solo sostegno, ma una persona con un desiderio proprio.
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Purtroppo non esistono strategie per convincere una persona a intraprendere un percorso psicologico; è una scelta che deve venire da dentro di sé. Ciò che può fare però è sostenerlo, stargli accanto e suggerirgli l'idea, sottolineando come questo possa aiutarlo ad affrontare anche quelle che possono essere le sue paure più profonde, unite all'elaborazione di una situazione medica e personale altrettanto delicata, che va ad incidere anche sul vostro rapporto.
In merito a quanto condiviso da lei, è del tutto comprensibile e legittimo il suo sentire: riconoscere di avere dei bisogni che non si sovrappongono con quelli del proprio partner è il primo passo per affermare la propria identità ed evitare di perdersi. Suggerisco pertanto anche a lei di prendersi cura di se stessa e della propria salute, in modo da poter comprendere meglio da dove nascono i suoi bisogni e ritrovarsi, per non sentirsi più solamente "una crocerossina", citando testuali parole.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè capisco quanto questa situazione possa impattare sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale innanzitutto che lei faccia chiarezza circa ciò che sente e ciò che prova verso questa persona, ritagliandosi uno spazio d'ascolto per elaborare pensieri e vissuti emotivi legati alla situazione descritta pertanto la invito a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott. Dario Agradi
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gentilissima,
La situazione appare sicuramente molto dolorosa per entrambi. Da quello che dice, che rimane poco, il suo fidanzato avrebbe bisogno di un supporto che giustamente lei ha capito essere fuori dalla sua portata. Per il fatto che lui lo stia rifiutando, però, sembra rimanere intrappolata in questa situazione nella quale non sente né di poterlo lasciare andare né di poter essere d'aiuto come gli servirebbe. Anche in questo messaggio sta attuando il ruolo di cura anche se ha dichiarato che non vorrebbe più farlo. Quando mi capita di avere pazienti che hanno a che fare con sofferenze molto grandi di altre persone coinvolte il primo sforzo che chiedo di fare è di riportare l'attenzione su di sé: cosa è veramente difficile in questa situazione? Ma soprattutto: cosa ci sarebbe di difficile e intollerabile negli scenari alternativi? Per esempio ci ha detto quanto sia difficile per lei stare dentro alla situazione in cui prende le distanze e lui sembra peggiorare. Allo stesso tempo anche rimanere però non sembra aiutare davvero nessuno dei due.
Se lanciarsi in un'alternativa al momento è impensabile ci sono sicuramente degli aspetti più piccoli della sua esperienza in questa situazione che possono essere gestiti diversamente se l'obiettivo è che, innanzitutto, lei stia meglio.
Per questo mi sento di suggerire di chiedere supporto lei stessa e le faccio un augurio per il suo futuro.

D
Dott.ssa Federica Varisco
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Bagheria
Buongiorno.
Quello che racconti trasmette tutta la complessità e la fatica della situazione che stai vivendo accanto al tuo compagno. Da una parte c’è l’amore e il desiderio di costruire un futuro insieme, dall’altra il dolore di vederlo chiuso nella sua sofferenza e la tua sensazione di sentirti svuotata.
Per persone che hanno vissuto eventi traumatici multipli, come lutti e malattie, spesso risultano utili approcci psicoterapeutici mirati al trauma. L’EMDR, ad esempio, può aiutare ad elaborare il lutto e il senso di colpa, senza necessariamente prevedere l’uso di farmaci. Anche un percorso di sostegno psicologico può offrirgli strumenti per affrontare pensieri depressivi e paure legate al futuro.
Convincerlo non è semplice, soprattutto se parte dall’idea che “nessuno possa aiutarlo”. In questi casi può essere utile presentare il percorso psicologico non come “cura a un problema”, ma come uno spazio sicuro per alleggerirsi da un peso che oggi porta da solo o proporre un primo colloquio senza impegno, magari accompagnandolo, così da ridurre l’ansia dell’inizio.
Può essere di grande aiuto anche sottolineare che non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e di cura verso sé stessi e verso la relazione.
Accanto a questo, è molto importante anche che tu non perda di vista te stessa: per non sentirti solo “crocerossina”, potresti valutare di avere a tua volta uno spazio di ascolto psicologico, che ti aiuti a gestire il carico emotivo che stai sostenendo.
Proteggerti significa anche proteggere la relazione.
Quello che racconta trasmette tutta la complessità e la fatica della situazione che sta vivendo, e già il fatto che stia cercando un confronto mostra quanto per lei sia importante non solo il benessere del suo compagno ma anche la possibilità di proteggere se stessa da un ruolo che rischia di logorarla.
Il suo fidanzato ha vissuto una serie di traumi molto profondi e dolorosi che sembrino portarlo a sentirsi condannato e senza futuro. Tutto questo può alimentare un vissuto depressivo radicato, che spesso si accompagna a una forte resistenza nel chiedere aiuto. Quando una persona si sente senza speranza tende a credere che nessun intervento possa davvero servire, ed è per questo che il rifiuto di uno psicologo non è raro.
Rispetto al tipo di percorso, la psicoterapia può davvero offrire strumenti preziosi. Nel suo caso una terapia individuale che integri approcci di elaborazione del trauma come l’EMDR può essere indicata, perché questo metodo aiuta a rielaborare i ricordi traumatici e a ridurre la carica emotiva che li accompagna. Non è una bacchetta magica, ma in molte situazioni simili ha dato risultati significativi.
Per quanto riguarda lei, è importante che non si senta costretta a farsi carico da sola del dolore del suo compagno. Non è solo la sua “crocerossina”, lei è la sua partner e ha il diritto di desiderare un progetto di vita sereno, una famiglia, dei momenti belli da condividere. Non può convincerlo con le sole parole se lui non è pronto, ma può trasmettere un messaggio chiaro, chiedere aiuto non significa essere deboli, ma volersi dare una possibilità di stare meglio e di costruire qualcosa insieme. Spesso è più efficace condividere non tanto la necessità di “curarsi” quanto il desiderio di vivere una relazione diversa, meno schiacciata dal dolore, e proporre la terapia come un modo per entrambi di respirare un po’ di più.
Un approccio delicato può essere quello di coinvolgerlo partendo da lei stessa, per esempio dicendo che anche lei ha bisogno di uno spazio di sostegno e proponendo incontri di coppia, o anche solo informandosi insieme su cosa sia realmente l’EMDR o la psicoterapia in generale. A volte la resistenza nasce proprio da pregiudizi o paure verso ciò che non si conosce.
Lei però deve anche proteggere i suoi confini emotivi. L’amore non basta se diventa annullamento di sé, e continuare a elemosinare attenzioni rischia di consumarla. Ricordarsi che la responsabilità del cambiamento non è solo sua può aiutarla a non cadere nell’idea che tutto dipenda da lei. Un caro saluto
Dott.ssa Federica Trobbiani
Psicologo clinico, Psicologo
Albano Laziale
Gentile Paziente Anonima,
Dalle sue parole emerge in modo chiaro il profondo dolore provato sia da lei che dal suo ragazzo per la situazione che state vivendo.
Stare al fianco di qualcuno che amiamo quando sta soffrendo è sempre difficile, perché richiede di condividere e farsi carico di una parte del loro dolore.
Comprendo che la sua volontà sia innanzitutto quella di aiutare il suo ragazzo a lavorare proprio su questo dolore mentale e condivido la proposta di intraprendere un percorso psicologico.
Immagino che sia frustrante vederlo star male ma non accettare i suoi consigli, ma forse lui non si sente ancora pronto ad affrontare un percorso psicologico in cui si affronteranno temi delicati. Credo che lei dovrà fare un ulteriore sforzo e pazientare ancora un po'.
In questo momento la sua presenza sembra già essere un fattore positivo importante nella vita complessa del suo ragazzo. Nel frattempo, le suggerisco di mantenere sempre aperta l'opzione della psicoterapia, ma all'interno di un dialogo e uno scambio tra voi due, senza ultimatum. Può provare a proporre anche un percorso di coppia, per affrontare la situazione insieme e condividere la difficoltà e l'incognita di intraprendere questo nuovo percorso.
Infine, se si sente sopraffatta da questa situazione, può pensare anche lei di intraprendere un percorso personale, per liberarsi di una parte del carico emotivo che le è stata affidata.

Un caro saluto,
Dr.ssa Federica Trobbiani
Salve, grazie per aver condiviso una parte così delicata della vostra vita. Quello che sta affrontando — e soprattutto quello che sta affrontando il suo fidanzato — è molto pesante, e il fatto che lei sia preoccupata e stia cercando un modo per aiutarlo dimostra affetto profondo e grande sensibilità. Per molte persone, soprattutto in momenti di crisi profonda, chiedere aiuto viene vissuto come una sconfitta. Può esserci la convinzione che:
“Se ci vado, vuol dire che sono pazzo o debole”
“Nessuno può capire quello che provo”
“Tanto nulla potrà cambiare la situazione”
E nel suo caso specifico, il senso di colpa per la sorella, il dolore per la diagnosi e la visione fatalistica del futuro lo tengono in un loop di pensieri autodistruttivi. Questi sentimenti sono tipici della depressione, anche se lui non la riconosce come tale. L’approccio più efficace spesso non è convincere, ma far emergere il bisogno da dentro di lui, senza imporglielo.
Sposti il focus dal “devi andare” al “meriti supporto”
Invece di dire “Dovresti andare da uno psicologo”, provi qualcosa del tipo:
“Vorrei che potessi parlare con qualcuno che non sia coinvolto emotivamente, che sappia ascoltare in modo diverso. Non per cambiare chi sei, ma perché meriti di non portare tutto questo peso da solo.”
Iniziare un percorso, può aiutare ad aprirsi pian piano. resto a sua disposizione.
Dott.ssa Beatrice Gabusi
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentile utente,
quello che descrive trasmette con molta chiarezza la profondità della sofferenza del suo compagno, ma anche il peso che lei stessa si trova a portare in questa relazione. È comprensibile che desideri per lui un aiuto professionale, e che al tempo stesso senta il bisogno di non sentirsi svuotata.

Più che “convincere” una persona a intraprendere un percorso psicologico, può essere utile pensare a come favorire in lui la possibilità di attribuire un nuovo significato alla propria esperienza. Ogni persona, infatti, costruisce il proprio modo di dare senso al dolore e agli eventi traumatici: se oggi il suo compagno rifiuta l’idea della terapia, può essere che, nel suo attuale modo di vedere il mondo, ciò non sembri coerente o utile.

Alcuni percorsi terapeutici, come quelli centrati sul trauma (l’EMDR può essere uno strumento tra i possibili, ma non è l’unico), lavorano proprio per aiutare a rielaborare vissuti dolorosi che rischiano di bloccare il futuro. Tuttavia, più che il “tipo” di terapia, conta molto la qualità della relazione che si crea con il terapeuta e il grado di fiducia che la persona riesce a sviluppare.

Dal suo lato, forse può provare a spostarsi da una posizione di persuasione a una di testimonianza: condividere cosa significhi per lei vivere questa relazione, quali bisogni sente insoddisfatti, e quanto per lei sia importante immaginare un futuro insieme che includa anche la possibilità di chiedere aiuto. Non come imposizione, ma come invito a esplorare insieme nuove possibilità. A volte non è tanto “spiegare perché la terapia serve”, ma mostrare quanto la relazione stessa rischi di non reggere senza un cambiamento.

In ogni caso, è importante che anche lei possa avere uno spazio di sostegno. Cercare un colloquio per sé con un professionista potrebbe aiutarla a chiarire i suoi bisogni e i suoi limiti, senza sentirsi sopraffatta dal peso di questa situazione.

Rimango a disposizione se desidera approfondire ulteriormente.
un caro saluto

BG
Dott. Matteo Acquati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Ciao,
capisco quanto sia difficile la situazione: il tuo compagno ha vissuto traumi profondi e una malattia che lo fa sentire senza futuro, e questo spiega la sua depressione e il rifiuto di chiedere aiuto. La psicoterapia può davvero aiutarlo, soprattutto approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, che lavora sui pensieri catastrofici, o l’EMDR, utile per elaborare lutti e traumi. er avvicinarlo alla terapia è importante puntare sulla sua motivazione: aiutalo a vedere cosa potrebbe guadagnare per sé stesso, ad esempio sentirsi meno sopraffatto dai sintomi e ritrovare qualche speranza per il futuro, senza imporre soluzioni o farlo sentire giudicato. Tu, nel frattempo, hai il diritto di non sacrificarti completamente: cercare un tuo equilibrio e un tuo sostegno ti aiuterà a stare meglio anche accanto a lui.
Un saluto.
Dott. Matteo Acquati
Dott.ssa Martina Andrea Cerelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Colleferro
Cara, leggendo le sue parole, mi arriva tutta la sua volontà e la sua speranza nel voler essere di supporto al suo fidanzato; d'altra parte non si può aiutare, chi non vuole essere aiutato, anche se questo causa un grande dolore e rabbia.
Per questo invito intanto lei stessa a rivolgersi a uno psicologo, affinché almeno le sue emozioni possano trovare una forma e uno spazio di contenimento. Un caro saluto!
Salve, allora è una situazione molto delicata. In primis credo che stiate andando in una situazione di Bornout emotivo entrambi. Infatti, lei afferma. " mi sento svuotata". Allora credo che prima di tutto deve cercare di comprendere se prova realmente amore nei confronti del suo compagno o è il senso di colpa che proverebbe all' idea che la sua situazione peggiori se lei prova ad allontanarsi. Perchè si definisce crocerossina? E' questa la vostra relazione, paziente - infermiera? Lui purtroppo se crede fare un percorso terapeutico sia inutile, non sarà mai motivato a farlo. Deve scattare dentro di lui il bisogno di farsi aiutare da un professionista. Lei può soltanto fargli capire che non ha gli strumenti e le competenze, di un professionista, per risollevarlo dalla sua condizione attuale.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, mi dispiace tanto per la situazione che ha raccontato. Immagino il suo senso di frustrazione nei confronti alle resistenze del suo compagno di farsi aiutare da un punto di vista psicologico. Da psico-oncologo, le consiglio di parlargli nuovamente e spiegargli l'importanza di questo percorso. Non è tanto importante la tipologia di terapia o tecnica utilizza ma l'alleanza che si crea in seduta.
Mi occupo proprio di queste problematiche (malattie oncologiche, croniche, terminali e supporto al lutto) , sarei felice di poterlo accompagnare in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, potete contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente grazie per aver condiviso la sua esperienza.

Sicuramente quello che porta è un racconto molto complesso, nelle relazioni questo tipo di vissuti non rimangono mai isolati ma inevitabilmente creano una dinamica che coinvolge entrambi causando molta sofferenza.

Il suo partner ha vissuto e sta vivendo una situazione estremamente dolorosa (lutto, senso di colpa, malattia) che sembra abbia costruito un assetto psichico per cui la speranza di un futuro sia costantemente minacciata. Immagino quanto possa essere frustrante e faticoso per lei stargli accanto.

Forse più che riuscire a “convincerlo” potrebbe essere utile riconoscere insieme a lui la fatica di gestire tutta questa sofferenza da solo. Spesso si rifiuta la psicoterapia non per mancanza di bisogno, ma per un vissuto di sfiducia o di vergogna: accettare aiuto significherebbe ammettere una vulnerabilità che fa paura.

Infine non si dimentichi di lei, è molto sano desiderare una vita di coppia non segnata solo dalla sofferenza. Potrebbe essere utile considerare anche per lei la possibilità di un sostegno psicologico per elaborare la posizione difficile che sta vivendo, tra il desiderio di aiutarlo e il bisogno di proteggersi come individuo.

Le auguro il meglio,



Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Salve, quello che descrivi è un quadro assai complesso in cui ti trovi a condividere la tua vita con una persona che porta sulle spalle lutti, sensi di colpa e ora anche una diagnosi medica che alimenta paure sul futuro. Non sorprende che tu ti senta svuotata: da un lato lo ami e temi di perderlo, dall’altro ti rendi conto che la relazione rischia di trasformarti in una “crocerossina”, che si prende cura senza ricevere la possibilità di costruire insieme un progetto di vita.

Il tuo fidanzato mostra una forte resistenza a cercare aiuto, convinto che la depressione e il dolore siano un destino da sopportare e non una condizione da affrontare. Questo atteggiamento è tipico nelle persone che vivono un profondo senso di impotenza: rifiutare l’aiuto diventa un modo per mantenere un minimo di controllo su una situazione che percepiscono come ingestibile.

Rispetto alle tue domande di terapia da scegliere... In casi come questo, la terapia che più spesso risulta efficace è una psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale, che lavora sia sui pensieri di auto-svalutazione e colpa, sia sul recupero di attività e motivazione. Tuttavia, anche approcci come la terapia interpersonale o la psicoterapia psicodinamica breve possono essere indicati, se il paziente trova un contesto di fiducia.
ma anche l’EMDR può essere molto utile quando ci sono traumi, lutti irrisolti e vissuti di colpa che restano bloccati nella memoria. Non è però una “scorciatoia”: funziona meglio quando la persona accetta di lavorare sul proprio dolore e si affida al terapeuta.
Chiedi anche come convincerlo? In genre le pressioni dirette, gli ultimatum o il tentativo di “dimostrargli” che sbaglia rinforzano la resistenza. Ciò che spesso aiuta è spostare il focus: non dirgli “devi andare in terapia perché stai male”, ma “vorrei che tu potessi alleggerirti di questo peso, perché ti voglio accanto e credo che meriti di vivere meglio”. Puoi anche proporre un primo passo molto piccolo, come un colloquio conoscitivo, senza impegno a continuare: spesso il contatto con un professionista riduce paure e pregiudizi.

È importante, però, che tu non dimentichi te stessa. Ti accorgi già che il rischio è di elemosinare attenzioni e di sacrificare i TUOI desideri (famiglia, serenità, condivisione).

Io ti suggerisco di intraprendere tu stessa un percorso di sostegno psicologico, non per sostituirti alla terapia che lui rifiuta, ma per avere uno spazio dove elaborare le tue fatiche e ridefinire i tuoi confini, potresti valutare anche il metodo Voice Dialogue: ti permetterebbe di entrare in contatto con le tue diverse parti interiori (la fatica, il senso di responsabilità, la paura di lasciarlo andare) e di osservare tutto questo senza esserne travolta, aiutandoti a trovare più chiarezza e risorse per affrontare la situazione." La priorità è che tu possa tutelarti, riconoscendo che non puoi “convincerlo” a guarire se non sarà lui a volerlo, mentre tu puoi proteggere il tuo diritto a non restare prigioniera di questo dolore. Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, capisco profondamente quanto sia difficile per lei trovarsi in una situazione così complessa, in cui da una parte c’è l’amore che prova per il suo fidanzato e il desiderio di vederlo stare meglio, dall’altra la fatica e il senso di svuotamento che derivano dal portare quasi interamente sulle sue spalle il peso della sofferenza di entrambi. È normale che si senta divisa tra la volontà di aiutarlo e la necessità di proteggere se stessa, e già questo riconoscimento è un passo importante perché mostra consapevolezza dei propri bisogni e limiti. Il vissuto del suo compagno appare segnato da eventi traumatici molto intensi, tra lutti, senso di colpa, difficoltà familiari e una malattia che inevitabilmente mette in discussione il futuro e l’idea stessa di progettualità. Non sorprende che tutto questo lo abbia portato a sviluppare pensieri depressivi, convinzioni di impotenza e una resistenza al cambiamento. Spesso chi si trova in uno stato simile tende a pensare che nulla possa aiutarlo e che nessun percorso abbia senso, e questa chiusura diventa uno dei maggiori ostacoli all’inizio di una terapia. Non si tratta di una mancanza di volontà, ma di una conseguenza naturale della depressione stessa, che porta a vedere tutto come inutile o destinato a fallire. Rispetto al tipo di trattamento, esistono diversi approcci psicoterapeutici che potrebbero essere efficaci. Un percorso cognitivo comportamentale, ad esempio, può aiutare a lavorare sui pensieri negativi e sul senso di colpa, accompagnando gradualmente la persona a ricostruire piccoli obiettivi di vita, anche in presenza della malattia. L’EMDR, come lei cita, può essere molto utile in casi di traumi e lutti non elaborati, perché aiuta a rielaborare i ricordi dolorosi riducendo la loro carica emotiva. Tuttavia, la scelta del percorso più adatto dipende dalla disponibilità del suo compagno a iniziare, ed è per questo che la sua resistenza diventa la questione centrale. Convincerlo non significa forzarlo, perché la terapia non può funzionare senza una minima apertura personale. Quello che può fare, con delicatezza, è comunicare non tanto l’idea che “ha bisogno di aiuto” quanto piuttosto che lei sente il desiderio di condividere questo peso insieme a un professionista, che non si tratta di dimostrare di essere malato o sbagliato, ma di trovare un sostegno per vivere meglio entrambi. Spesso aiuta spostare l’attenzione dal “tu devi farti aiutare” al “io ho bisogno che ci facciamo aiutare, perché da sola non ce la faccio più e vorrei proteggere anche la nostra relazione”. Un’altra possibilità è proporgli un primo incontro conoscitivo, senza impegno, magari presentato come un’occasione per parlare liberamente con qualcuno che non lo giudica. La cosa più importante, però, è che lei non perda di vista se stessa. Essere vicino a chi soffre di depressione richiede molta energia, e se non protegge i suoi confini rischia di logorarsi. Non è “egoismo” chiedere di vivere anche la sua vita, di coltivare sogni e desideri di serenità. Anzi, prendersi cura di sé le permetterà di essere più presente in modo sano anche per lui, evitando di cadere nel ruolo esclusivo di crocerossina che, come dice, la fa sentire svuotata. In definitiva, la terapia cognitivo comportamentale ed eventualmente l’EMDR possono essere indicati, ma la sfida iniziale è aiutarlo a superare la convinzione che nulla possa cambiare. Questo richiede tempo, pazienza e soprattutto la sua capacità di comunicare che chiedere aiuto non è segno di debolezza, bensì un atto di cura verso di sé e verso la relazione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, è importante che non perda sé stessa in questo processo. La resistenza del suo compagno è comprensibile, soprattutto dopo traumi gravi e una diagnosi medica difficile. Quando il dolore è così profondo, ci si chiude nella convinzione che nulla possa aiutare. Tuttavia, la psicoterapia può davvero fare la differenza. L’EMDR è particolarmente adatto in questi casi: lavora su lutti, senso di colpa e paura del futuro anche senza l’uso di farmaci, aiutando a sciogliere blocchi emotivi profondi. Anche l’approccio umanistico può essere utile per ritrovare il senso di sé. Per aiutarlo ad avvicinarsi alla terapia, provi a usare toni morbidi, senza forzare. A volte basta proporre un singolo colloquio “per provare”, senza impegno. E se lui non riesce ancora a chiedere aiuto, lo faccia lei per sé, per evitare di perdersi. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, senz'altro un aiuto di sostegno o di terapia psicologica potrebbe aiutare il suo fidanzato. Quindi non vedo altra strada che continuare a proporglielo con delicatezza ma anche con decisione, sapendo che la decisione finale è comunque sempre sua. Una possibilità è anche passare attraverso il reparto di ematologia, dove lui sicuramente è seguito. Molte strutture saniatarie ematologiche hanno contatti di supporto psicologico all'interno dei vari ospedali. potrebbe essere più semplice con l'intermediazione dei medici. Nel caso lui decidesse per un aiuto privato sono a disposizione, anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
Dott.ssa Erika Antonucci
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Gentile Paziente, mi dispiace per la sua complessa situazione, per la quale (mi sembra) ha già delle ottime consapevolezze (la necessità di un supporto per entrambi, il come si sente e il come non vuole più sentirsi, cosa per lei è accettabile o no). Aggiungerei, forse, che nessuno può essere convinto (nemmeno con delicatezza) in quanto la volontà di intraprendere un qualunque tipo di terapia (di qualunque approccio, piuttosto che il metodo EMDR, senz'altro utilissimo sia nei casi di lutto che di malattia) deve partire dalla persona stessa. Potrebbe magari essere utile approfondire come mai per lui "non serve a nulla" (che esperienze ha avuto, cosa potrebbe succedere se solo provasse a farlo, ecc.) piuttosto che ultimatum (che, come ha visto, producono effetti contrari o adattamenti destinati a crollare nel tempo).
Un caro saluto
Dott.ssa Erika Antonucci
Dott.ssa Giulia Redondi
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, dalle tue parole emerge con chiarezza quanto amore hai investito in questa relazione, ma anche quanto questa dedizione ti stia affaticando. Non sei solo testimone della sofferenza del tuo compagno, ma in qualche modo ne sei diventata parte: porti su di te il peso del suo dolore e delle sue paure. Il fatto che tu dica di non voler più sentirti 'crocerossina' è già un segnale molto importante: significa che dentro di te c’è una parte che sta chiedendo riconoscimento, che ha bisogno di spazio, di leggerezza e di un futuro che non sia solo sacrificio. Forse può essere prezioso per te, adesso, chiederti cosa desideri per te stessa e come puoi prenderti cura anche della tua parte ferita e affaticata. Per quanto riguarda il tuo fidanzato, non è detto che tu possa 'convincerlo' a chiedere aiuto: ciò che puoi fare è offrirgli questa possibilità, con delicatezza, mostrandogli che non si tratta di ammettere una debolezza, ma di alleggerirsi di un peso troppo grande da portare da solo.
Rispetto a te, ritengo che un percorso personale tuo potrebbe aiutarti a non sentirti sola in questa fatica, e a distinguere ciò che appartiene al dolore di lui da ciò che è il tuo bisogno di vivere un amore che ti nutra. Ti auguro il meglio! Dott.ssa Giulia Redondi
Dott.ssa Angela Ritella
Psicologo, Psicologo clinico
Turi
Convincere qualcuno ad intraprendere un percorso psicologico, per quanto in certe situazioni possa rappresentare una forma di attenzione, amore, preoccupazione per l'altro, purtroppo non porterebbe a nulla se non ad aggravare il suo malessere, appunto perché costretto a fare qualcosa che non vuole fare o nella quale non crede. Un percorso psicologico richiede tanta motivazione: in mancanza di questa non si riesce a trarre reale beneficio da quel percorso.
Se il Suo ragazzo è in questa fase di enorme rifiuto nei confronti di tutto, non c'è nulla che Lei possa fare se non stargli accanto e provare ad aiutarlo a superare questa fase così delicata. Il Suo sentirsi "solo una crocerossina", purtroppo, deriva dalla difficoltà che in questo momento il Suo ragazzo sta riscontrando nel dedicarsi anche ad altro, perché troppo carico emotivamente dalle altre spiacevoli situazioni che si sono presentate nella sua vita.
Ciò che può fare è, allo stato attuale, avere cura della Sua salute, del Suo benessere, indipendentemente dal percorso che il Suo ragazzo può o meno intraprendere.
Sono a Sua disposizione qualora valutasse la possibilità, per sé stessa, di intraprendere un percorso che possa aiutarLa ad affrontare con più serenità questo momento della Sua vita.
Buonasera, capisco la sua frustrazione ma non si può convincere qualcuno a prenderei cura di sé stesso. È una cosa che dovrà decidere il suo compagno quando si sentirà pronto. Ciò che potrebbe fare lei, vivendo un momento così delicato, sarebbe dedicarsi uno spazio sicuro tutto suo per elaborare il tutto e magari questa sua iniziativa potrebbe anche influenzare in minima parte il suo compagno in modo positivo.
Dott.ssa Sara Vento
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente,

mi dispiace per la situazione complessa che sta vivendo insieme al suo compagno e la ringrazio per essersi aperta su una questione delicata per lei.
Purtroppo è difficile poter convincere una persona che ci sta accanto di intraprendere un percorso psicologico se non si sente pronto o non ha motivazione a farlo, probabilmente causa anche il suo stato di fragilità del momento. Anche se riuscisse a convincerlo, se lui non credesse che questo possa aiutarlo si presenterebbe poca continuità e probabilmente non sarebbe di aiuto. D’altronde ha provato più volte a convincerlo sia attraverso le parole che i comportamenti e gli ultimatum.

È molto importante che lei gli sia stata accanto in questa fase della sua vita, d’altronde lo dice lui stesso “non so come avrei fatto se non ci fossi stata tu in questi tre anni” e la volontà allo stesso tempo di allontanarla potrebbe essere data da un sentimento di ambivalenza che lo porta a provare un senso di colpa verso di lei e il suo futuro. Quello che può fare lei, oltre a farle sentire che è lì con lui, potrebbe essere aiutare lui, piano piano e nella quotidianità, nella consapevolezza delle sue risorse e competenze che ha e che ora sono “nascoste” dal suo stato psicologico. Con gradualità farle capire la sua preoccupazione e di conseguenza l’importanza di avere un parere professionale, che non c’è nulla di male nell’affidarsi, fargli vedere che ci può essere un’alternativa al dolore e alla tristezza e non deve essere necessariamente così per sempre.

Tuttavia, comprendo da parte sua la fatica e il sentirsi svuotata e senza energie nello stargli accanto. Molto spesso parenti, amici, fidanzati sono loro stessi a soffrirne in quanto è frequente un sentimento di impotenza. Nonostante, come scrive, ha fatto questa scelta con lui anni fa, è assolutamente legittimo che lei abbia il desiderio e bisogno di stare bene, di volere una famiglia, di andare anche avanti. In quest’ottica ritengo che sia utile anche per lei intraprendere un percorso psicologico che possa affiancarla nel prendersi cura anche e soprattutto di lei stessa e allo stesso tempo capire come orientarsi in questa fase nella relazione con il suo compagno.
Mi rendo disponibile per qualsiasi chiarimento
cari saluti, Dott.ssa Sara Vento

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