Domande del paziente (51)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    La tonsillite è un'infiammazione delle tonsille, spesso molto comune soprattutto nei bambini e negli adolescenti, ma che può verificarsi anche negli adulti.

    La tonsillite può essere causata da virus,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Da quello che emerge dalla storia che lei riferisce, lo specialista ORL che l'ha visitata ha sospettato una condizione di reflusso laringofaringeo.
    Si tratta di una condizione in cui i contenuti dello... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    L'otite media catarrale, anche conosciuta come otite media sierosa o otite media effusiva, è una condizione dell'orecchio medio in cui si accumula liquido trasparente o mucoso nell'orecchio medio, di solito... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    La neurite vestibolare è una condizione medica che coinvolge l'infiammazione del nervo vestibolare nell'orecchio interno. Il nervo vestibolare è responsabile del trasporto delle informazioni relative all'equilibrio... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    L'otite media catarrale, anche conosciuta come otite media sierosa o otite media effusiva, è una condizione dell'orecchio medio in cui si accumula liquido trasparente o mucoso nell'orecchio medio, di solito... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    I lisati batterici sono prodotti costituiti da frammenti di batteri morti o inattivati ​​e vengono utilizzati per riattivare la memoria immunitaria e prevenire così infezioni ricorrenti a carico delle... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente, la presenza di tonsille ipertrofiche, criptiche e caseose non è una indicazione prevista dalle linee guida per l'esecuzione dell'intervento chirurgico di tonsillectomia. Questo intervento,... Altro


    Buongiorno,
    da un anno intero soffro di un mal di gola persistente e invalidante che non riesco più a risolvere nonostante numerose visite e cure.
    Tutto è iniziato a ottobre 2024 con episodi frequenti di faringite forte e dolore alla gola durante la deglutizione, che si ripresentavano ogni 1-2 settimane. Da sempre (ho 20 anni) soffro di mal di gola ricorrenti, ma duravano pochi giorni; invece da marzo 2025 la situazione si è cronicizzata e da allora ho un fastidio fisso alla gola ogni giorno, come una sensazione di “carta vetrata”, a volte più forte, a volte meno.
    Ho consultato vari medici e seguito diverse cure:
    • Medico curante: Bromacetil → nessun miglioramento.
    • Guardia medica: sospetto reflusso, Pantoprazolo → nessun beneficio.
    • Primo otorino: conferma reflusso, Lucen + Marial per 15 gg e dieta → nessun risultato.
    • Pronto soccorso: diagnosi reflusso, Karos + Filorin per 20 gg → nessun sollievo.
    • Gastroenterologo: esclude reflusso (ecografia addome normale), diagnosi di faringite cronica non curata. Terapia: aerosol con Fluimucil 15 gg, Ayrinal 1 mese, Epilor 2 mesi → nessun beneficio.
    • Secondo otorino (settembre 2025): esclude reflusso, prescrive Oracol gel + Xerotin per 20 gg, e consiglia biopsia della mucosa se non migliora.
    Attualmente assumo Axil per le difese immunitarie e Lucen (dato dal medico di base), ma purtroppo la situazione non cambia. Ho sempre la gola infiammata, con follicoli linfatici gonfi e arrossati, e un fastidio costante che mi impedisce di vivere serenamente.
    Non ho trovato beneficio da nessun rimedio (collutori, acqua e sale, spray, ecc.).
    Bevo solo acqua naturale, ho eliminato molti alimenti, e ho dovuto smettere di andare in palestra e a pilates perché non ce la faccio più.
    Sono disperata e non so più cosa fare. Dopo un anno senza miglioramenti, sto cercando un parere medico che possa finalmente indirizzarmi verso una diagnosi precisa e una cura efficace.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    la storia che descrive è complessa, ma alcuni elementi sono molto utili per orientare il ragionamento clinico.

    Un primo punto importante è fare una distinzione tra reflusso gastroesofageo (GERD) di competenza gastroenterologica e reflusso laringo-faringeo (LPR) di competenza otorinolaringoiatrica, perché non sono la stessa cosa, anche se spesso vengono confusi.

    Il reflusso gastroesofageo (GERD) è quello “classico”:
    * bruciore di stomaco,
    * rigurgito acido,
    * dolore retrosternale,
    * sintomi peggiorati dopo pasti abbondanti o da sdraiati.
    In genere risponde bene agli IPP (come pantoprazolo, esomeprazolo, ecc.).

    Il reflusso laringo-faringeo (LPR), invece, è una forma atipica:
    * non dà necessariamente bruciore gastrico,
    * può dare solo sintomi alla gola,
    * sensazione di corpo estraneo,
    * gola che brucia,
    * tosse, schiarimento continuo della voce,
    * fastidio cronico faringeo.
    Il problema è che non sempre risponde agli IPP, a differenza del reflusso gastroesofageo.

    Nel suo caso, alcuni elementi sono significativi: l'assenza di risposta a molte terapie anti-reflusso ben condotte e un quadro ORL di faringite cronica con iperplasia linfatica e sintomi persistenti da oltre un anno, rende meno probabile una malattia da reflusso come causa unica del problema, ma probabilmente ci sono delle cause sovrapposte che interessano sia il reflusso sia una situazione infiammatoria che coinvolge la regione faringea.

    Cosa le può essere utile ora. Più che continuare terapie già inefficaci, in questi casi è spesso indicata una rivalutazione ORL con endoscopia accurata per una revisione critica della diagnosi di reflusso.

    Il suo quadro non è “senza spiegazione”, ma probabilmente non è riducibile a un solo fattore come il reflusso. Nei casi come il suo, la chiave è spesso una valutazione ORL più ampia e multidimensionale, che vada oltre la sola terapia anti-acido.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile signora, questa condizione potrebbe essere correlata alla presenza di muco all'interno dell'orecchio medio.

    Il suono, infatti, si trasmette sulla Terra attraverso l'aria. L'aria attraversa il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile signore, la domanda, sebbene particolare, non è affatto “insolita” da un punto di vista medico. Il contatto con secrezioni corporee e l'esposizione a microrganismi può compromettere lo stato di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Signora, il bruciore alla gola è un sintomo tipico del reflusso laringofaringeo, una forma di reflusso (diverso dal reflusso gastroesofageo) in cui parte del contenuto acido (e a volte enzimatico)... Altro


    Buongiorno vorrei sottoporvi la mia attuale situazione all’orecchio.
    A novembre con un forte raffreddamento ho dovuto affrontare un viaggio aereo che mi ha provocato una grossa chiusura delle orecchie. Ho sentito, soprattutto nella fase di atterraggio, una forte pressione alle tempie e una volta atterrata rimbombo della mia voce ogni volta che parlavo.
    Nelle settimane successive ho seguito la cura che l’otorino mi ha dato per sfiammare ed effettivamente il raffreddamento si è risolto ma la situazione di ovattamento seppur minore di prima è rimasto.
    Non ho dolore ma sento la parte “interna” come se fosse gonfia, ossia ho la percezione della parte.
    Mi hanno visitata 2 otorini diversi e entrambi hanno detto che non ho nulla. Il secondo mi ha consigliato anche l’Otovent oltre a Avamys spray.
    Otovent l’ho utilizzato ma nel momento della deglutizione le orecchie mi si ovattavano ancora di più.
    In questi mesi mi sono accorta che se mette e tolgo il dito nell’orecchio come se dovessi stapparlo effettivamente si stappa, per poco ma si stappa.
    Ho notato una cosa però.
    Quando sono sotto stress oppure ho delle forti arrabbiature l’ovattamento aumenta molto di più e in quei momenti a volte lo sento anche caldo.
    Va detto per completezza di informazioni che vengo da mesi di forte stress e non so se tutto questo possa influire sulla mia problematica.
    Al momento mi hanno sconsigliato di prendere aerei ma dopo 4 mesi vorrei poter risolvere questa limitante e fastidiosa situazione.
    Grazie per i consigli che riuscirete a darmi

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    da quanto descrive il quadro è molto compatibile con una disfunzione tubarica post-infiammatoria, verosimilmente insorta dopo il raffreddamento importante e il volo aereo in fase acuta. In queste condizioni la tuba di Eustachio può rimanere “instabile” per settimane o anche alcuni mesi, con difficoltà a ventilare correttamente l’orecchio medio.

    I sintomi che riferisce sono tipici:
    * ovattamento intermittente,
    * sensazione di pressione o “orecchio pieno”,
    * lieve miglioramento con manovre di compensazione (come quella che descrive con il dito o la deglutizione),
    * peggioramento con sbalzi emotivi o stress.

    Il fatto che due otorini abbiano escluso patologie importanti è rassicurante. Inoltre, l’uso di spray nasali (come Avamys) e dispositivi tipo Otovent è proprio il primo approccio in questi casi.

    Un aspetto interessante che riporta è la variabilità con lo stress: questo non significa che il problema sia “psicologico”, ma che la percezione dei sintomi può amplificarsi quando aumenta la tensione muscolare cervico-facciale e si modifica il controllo della ventilazione tubarica. Esiste infatti una stretta interazione tra sistema nervoso autonomo, muscolatura faringea e funzione della tuba.

    Il fatto che la manovra di compensazione dia un miglioramento temporaneo è un segno coerente con una disfunzione tubarica ancora reversibile.

    In questi casi l’evoluzione può essere lenta (anche 3–6 mesi), ma generalmente progressiva verso la risoluzione.

    Cosa può essere utile:
    * continuare esercizi di autoinsufflazione (Otovent o manovre di deglutizione/Valsalva dolce, senza forzare),
    * proseguire spray nasale cortisonico per periodi adeguati se indicato dal curante,
    * lavaggi nasali regolari,
    * evitare manovre aggressive in cui lei cerchi di stappare l’orecchio tappando il naso,
    * valutare, se il disturbo persiste, una riabilitazione tubarica o vestibolo-tubarica guidata.

    Lo stress può effettivamente peggiorare la percezione del sintomo e la tensione muscolare del distretto cervicale e faringeo può contribuire alla sensazione di orecchio “chiuso”, ma non è la causa primaria.

    Per quanto riguarda il volo aereo, non è detto che sia permanentemente controindicato: la decisione dipende dalla valutazione clinica attuale (otoscopia, timpanogramma e funzione tubarica). In molti casi si può tornare a volare una volta stabilizzata la situazione, eventualmente con precauzioni.

    Se dopo alcuni mesi il sintomo rimane invariato, può essere utile completare lo studio con:
    * impedenzometria/timpanogramma,
    * valutazione endoscopica rinofaringea della tuba,
    * eventuale test di funzione tubarica.

    Nel complesso, il quadro che descrive è più funzionale e post-infiammatorio che strutturale, quindi con buona probabilità di miglioramento graduale, anche se a volte richiede tempi più lunghi di quanto ci si aspetti.


    Salve. Due settimane fa avevo molta tosse grassa e muco. Sono andata dal dottore che mi ha detto che avevo la bronchite e mi ha prescritto antibiotico augmentin per sei giorni tre volte al giorno. Dopo sei giorni stavo bene, poi due giorni dopo aver smesso l antibiotico, ho iniziato ad avere mal di testa, spossatezza, e inoltre non sento nè gli odori né i sapori e questo va a momenti, a volte li sento poco a volte per niente. Non ho muco nè naso chiuso, il muco viene fuori solo quando faccio i lavaggi nasali, ed è prevalentemente trasparente, solo la mattina a volte leggermente giallo. Ormai ho questi sintomi da cinque giorni e sto continuando a fare areosol con clenil e fluibron (prescritto dal dottore insieme agli antibiotici) e lavaggi nasali, ma la situazione non è migliorata. Non vorrei prendere ancora antibiotici, dato che mi danno fastidio per altri versi. Non capisco che cosa ho e come intervenire. So già che il dottore mi prescriverà ancora antibiotici e non voglio davvero prenderli. Anche perchè non capisco cosa ho, se avessi ancora l infezione dovrei avere muco verde o perlomeno giallo.C'è una soluzione alternativa? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    da come descrive il quadro, la situazione è molto più compatibile con una infiammazione delle alte vie aeree post-virale (o post-infettiva) con interessamento della mucosa naso-sinusale e dell’olfatto, piuttosto che con una infezione batterica in atto.

    Il punto chiave è proprio la perdita/fluttuazione di olfatto e gusto, associata a:
    * assenza di ostruzione nasale significativa,
    * muco per lo più chiaro,
    * lieve secrezione giallastra solo al mattino,
    * comparsa dopo un episodio respiratorio già in miglioramento.

    Questo quadro è molto tipico di una rinosinusite virale/post-virale con disfunzione olfattiva, dove il problema non è tanto il “muco infetto”, ma l’infiammazione della mucosa e la temporanea alterazione dei recettori olfattivi.

    In questi casi:
    * il colore del muco non è un indicatore affidabile di infezione batterica,
    * la perdita di olfatto può essere fluttuante e durare giorni o settimane,
    * la sensazione generale di spossatezza e cefalea è frequente.

    L’uso di antibiotici (come l’Augmentin che ha già assunto) non è indicato se non ci sono segni chiari di infezione batterica (febbre persistente, peggioramento importante, secrezione purulenta persistente, dolore facciale marcato e localizzato).

    È importante chiarire anche un altro punto: la tosse e la bronchite iniziale probabilmente erano di natura virale, e dopo la risoluzione della fase acuta può rimanere una fase infiammatoria residua delle vie aeree superiori.

    Cosa si fa in questi casi:
    * lavaggi nasali regolari (ottima scelta che sta già facendo),
    * spray cortisonico nasale se prescritto dal medico (più efficace dell’aerosol per la componente nasale),
    * idratazione e tempo (fondamentale),
    * eventuale supporto con mucolitici solo se realmente utile,
    * in alcuni casi, se la disfunzione olfattiva persiste, training olfattivo (riabilitazione dell’olfatto).

    L’aerosol con Clenil e Fluibron può aiutare la componente bronchiale, ma non è la terapia principale per il problema dell’olfatto.

    Il fatto che i sintomi “vengano e vadano” è tipico di una fase infiammatoria in risoluzione e non di un’infezione batterica in evoluzione.

    Quindi, allo stato attuale, non ci sono elementi forti per indicare automaticamente un nuovo antibiotico. La gestione corretta, nella maggior parte dei casi simili, è conservativa e basata su terapia locale e tempo.

    Se però dovessero comparire:
    * febbre,
    * peggioramento progressivo della cefalea,
    * dolore facciale importante,
    * secrezione purulenta persistente e abbondante,
    allora una rivalutazione ORL sarebbe opportuna.

    In assenza di questi segni, la probabilità più alta è che si tratti di una fase post-virale ancora in evoluzione, con buon margine di recupero spontaneo.


    Ho avuto vertigini circa due mesi fa. Nonostante la manovra di Epley abbia risolto la fase rotatoria acuta, persiste una costante sensazione di sbandamento e "camminata sulle nuvole", con "timore di svenire" dovuto a una ansia/panico sviluppata dopo le vertigini (mi hanno dato 0.5 di valium, ora dopo due mesi ne sto prendendo 1/4 . Sia l'otorino che il neurologo hanno dato esito negativo per lesioni organiche. Alla luce di ciò, sospetto possa trattarsi di PPPD (Dizziness Posturale-Percettiva Persistente), ovvero un mancato riassestamento del sistema nervoso dopo il trauma iniziale, ma nessuno fin ora mi ha diagnosticato questi sintomi. Vi chiedo se sia possibile valutare un percorso di riabilitazione vestibolare per ricalibrare l'equilibrio, o se comunque dovrei fare una RM per escludere altro tipo di problematica. Resto in attesa di un vostro riscontro. Grazie

    Cordiali saluti,

    Flavio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Flavio,
    da quello che descrive il quadro è effettivamente compatibile con una forma di instabilità post-vestibolare persistente e l’ipotesi di PPPD (Persistent Postural-Perceptual Dizziness, cioè dizziness posturale-percettiva persistente) è assolutamente plausibile.

    Succede abbastanza spesso che, dopo un episodio di vertigine parossistica posizionale benigna anche correttamente trattata con manovra di Epley, il cervello rimanga in una sorta di stato di “allerta vestibolare”, con sensazione continua di sbandamento, camminata sulle nuvole, instabilità soggettiva, difficoltà a percepirsi stabili nello spazio e paura di perdere l’equilibrio o svenire. In molti pazienti la fase rotatoria acuta si risolve rapidamente, mentre il sistema nervoso centrale impiega molto più tempo a riadattarsi, a trovare un nuovo "equilibrio", soprattutto se l’episodio iniziale è stato vissuto con forte paura o ha innescato una componente ansiosa importante.

    Il fatto che ORL e neurologo abbiano escluso segni di patologia organica significativa è molto rassicurante, così come il miglioramento graduale che descrive, anche nella riduzione del Valium. Nella PPPD spesso il problema non è più l’orecchio in sé, ma una alterata elaborazione centrale dell’equilibrio: il cervello continua a percepire instabilità anche quando il disturbo vestibolare iniziale si è risolto. Questo spiega perché i sintomi tendano a peggiorare nei contesti di ansia, iperattenzione corporea, ambienti visivamente complessi o situazioni che aumentano il timore di stare male.

    In questo tipo di quadro la riabilitazione vestibolare rappresenta spesso uno degli approcci più utili, proprio perché aiuta il sistema nervoso a “ricalibrare” progressivamente l’equilibrio e a ridurre l’ipersensibilità ai movimenti e alle percezioni corporee. Anche il lavoro sulla componente ansiosa è molto importante, perché paura e instabilità tendono ad alimentarsi reciprocamente creando un circolo vizioso.

    Per quanto riguarda la RM encefalo, non sembra emergere dal suo racconto una urgenza particolare, soprattutto considerando la valutazione neurologica negativa e l’assenza di segni focali neurologici. Naturalmente la decisione finale spetta ai medici che la seguono, ma nei casi come il suo la RM viene generalmente riservata a situazioni con sintomi neurologici atipici, peggioramento progressivo, deficit obiettivi o elementi clinici non compatibili con una sindrome vestibolare funzionale/post-vestibolare.

    Per tutti questi motivi, il quadro che descrive appare molto coerente con una persistente instabilità post-vertiginosa evoluta verso una componente PPPD, e proprio per questo una valutazione presso un centro che si occupi di riabilitazione vestibolare potrebbe essere più utile, in questa fase, rispetto alla ricerca continua di nuove lesioni organiche che al momento sembrano essere già state ragionevolmente escluse.


    Buonasera.
    Mio figlio di 4 anni, ha subito un danno permanente all'udito dopo aver contratto la meningite a 14 mesi. Risulta anacusia destra e ipoacusia sinistra. È stato operato un mese fa alle adenoidi e ha fatto anche miringocentesi. Dove è stato operato non hanno ritenuti necessario il drenaggio.
    Ha, nel giro di un mese, contratto streptococco e otite purulenta. Ha fatto due cicli di antibiotici diversi in due settimane. Siamo in attesa di apparecchio acustico a sinistra. Come mai però continua ad avere otiti? Non erano nemmeno ricorrenti prima dell'operazione
    Grazie a a chi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Mamma,
    capisco la sua preoccupazione, soprattutto considerando la storia delicata di suo figlio e la presenza di una ipoacusia permanente già importante.

    Dopo un intervento di adenoidectomia e miringocentesi può capitare, nelle prime settimane, che il bambino continui ad avere episodi infettivi delle alte vie respiratorie e anche otiti. L’intervento infatti non “protegge” immediatamente dalle infezioni e il beneficio sulla ventilazione dell’orecchio medio può richiedere tempo.

    Nel caso specifico, però, ci sono alcuni aspetti da considerare attentamente:
    * suo figlio ha una situazione otologica particolarmente fragile dopo la meningite;
    * la miringocentesi senza drenaggi transtimpanici può non essere sufficiente in alcuni bambini predisposti a ristagno di secrezioni;
    * il recente streptococco può aver favorito una nuova infezione acuta indipendentemente dall’intervento;
    * alcuni bambini sviluppano otiti anche per una disfunzione tubarica persistente nonostante l’asportazione delle adenoidi.

    Il fatto che prima dell’intervento le otiti non fossero frequenti non significa necessariamente che l’operazione abbia “causato” il problema. Più spesso si tratta di una coincidenza temporale legata a una fase di forte suscettibilità infettiva oppure a una condizione dell’orecchio medio che non si è ancora stabilizzata.

    Nel suo caso, vista la presenza di:
    * anacusia monolaterale,
    * ipoacusia controlaterale,
    * recente otite purulenta,
    * necessità di protesizzazione acustica,
    ritengo molto importante un follow-up ravvicinato presso un centro ORL pediatrico/audiologico con esperienza in otologia infantile.

    Può essere utile rivalutare:
    * lo stato del timpano e dell’orecchio medio,
    * l’eventuale persistenza di versamento,
    * la funzione tubarica,
    * se in futuro possa esserci indicazione a drenaggi transtimpanici,
    * il timing corretto per l’apparecchio acustico.

    In generale, in bambini con ipoacusia significativa, ogni episodio di otite va seguito con particolare attenzione per evitare ulteriori riduzioni uditive anche temporanee sull’orecchio migliore.

    Il consiglio quindi è di non allarmarsi per il singolo episodio post-operatorio, ma di mantenere controlli ORL e audiologici stretti nei prossimi mesi.


    Buonasera, circa un mese fa ho avuto un problema di vertigini date da otoliti spostati nell’orecchio dx, dopo circa 2 settimane ho fatto due manovre da un otorino specializzato a distanza di una settimana l’una dall’altra. La questione è che adesso a distanza di un mese ho iniziato ad avere un malessere come se avessi nuovamente le vertigini, non riesco a focalizzare bene le cose, a volte mi sento come ovattato e mi viene spesso mal di testa ma sopratutto se giro la testa anche in maniera “lenta” sento nuovamente la sensazione come se stessero per tornare le vertigini senza mai averle effettivamente. Lo specialista da cui sono andato ha detto che potrebbe essere normale e qui arriva la mia domanda, è tutto normale o necessito di una visita da altro specialista? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    quello che descrive può effettivamente succedere dopo un episodio di vertigine parossistica posizionale benigna (la cosiddetta “vertigine da otoliti”) anche quando le manovre siano state efficaci.

    Molti pazienti, dopo la risoluzione della vera vertigine rotatoria, riferiscono per settimane una sensazione residua di:
    * instabilità,
    * “testa ovattata”,
    * difficoltà di messa a fuoco,
    * lieve nausea o fastidio ai movimenti del capo,
    * sensazione che la vertigine stia per tornare,
    * cefalea o tensione cervicale associata.

    Questa fase viene spesso definita “instabilità post-vertiginosa” ed è legata al fatto che il sistema vestibolare necessita di tempo per riadattarsi. In alcuni casi possono inoltre persistere piccoli residui otolitici non sufficienti a provocare la classica vertigine intensa ma capaci di dare fastidio ai movimenti della testa.

    Detto questo, è importante distinguere i sintomi residui benigni da situazioni che meritano una nuova valutazione. Una rivalutazione ORL vestibolare è consigliabile se:
    * i sintomi stanno peggiorando invece che migliorare,
    * ricompare una vera vertigine rotatoria intensa,
    * compaiono calo dell’udito, acufeni importanti o senso di pressione auricolare,
    * il mal di testa è forte o insolito,
    * sono presenti disturbi neurologici (formicolii, difficoltà nel parlare, debolezza, visione doppia),
    * la sensazione di disequilibrio persiste per molte settimane senza miglioramento.

    In assenza di questi segnali, quanto riferisce può rientrare in un decorso post-vestibolare relativamente frequente. Talvolta può essere utile associare:
    * esercizi di riabilitazione vestibolare,
    * attività fisica graduale,
    * buona idratazione e sonno regolare,
    * valutazione della componente cervicale e tensiva.

    Se però dopo un mese continua ad avere un impatto significativo sulla qualità di vita, una nuova visita vestibolare di controllo può essere ragionevole, anche solo per verificare che non vi siano recidive o un interessamento di un altro canale vestibolare.


    Domande su visita otorinolaringoiatrica

    Salve, sono stata operata ai turbinati ipertrofici ⁸in radiofrequenza novembre scorso. Nel post operatorio ho avuto una infezione alle croste trattata con antibiotico. Da quel momento la puzza di bruciato dal mio naso non è più sparita. La tac facciale è la rm dell'encefalo e rm intracranica sono negative. L'unico sollievo lavaggio nasale con fisiologica è pomata per secchezza.
    Ho fatto anche terapia con spray nasali cortisonici.
    Cosa mi suggerisce, ho questo "odore" non più di bruciato nel naso, non saprei definirlo ma c'è sempre e da 5 mesi.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Signora,
    la sensazione di cattivo odore persistente dopo un intervento ai turbinati in radiofrequenza può avere diverse cause e, fortunatamente, nella maggior parte dei casi non è legata a problematiche gravi, soprattutto se TAC e risonanze sono risultate negative.

    Dopo procedure sui turbinati può infatti comparire una alterazione della mucosa nasale con:
    * secchezza persistente,
    * formazione di microcroste profonde non sempre visibili,
    * disbiosi/infiammazione cronica della mucosa,
    * alterazione temporanea dell’olfatto (parosmia o fantosmia), cioè percezione distorta di odori spesso descritti come “bruciato”, “chimico” o “metallico”.

    Il fatto che i lavaggi nasali e le pomate idratanti le diano sollievo fa pensare che la componente mucosale/secchezza abbia un ruolo importante.

    Le suggerirei di effettuare una rivalutazione ORL con endoscopia nasale accurata, possibilmente presso un centro che si occupi di rinologia, per verificare:
    * eventuali croste residue profonde,
    * aree di mucosa atrofica,
    * segni di infezione cronica localizzata,
    * sinechie o alterazioni della cicatrizzazione,
    * eventuale componente neuropatica/olfattiva post-procedura.

    In questi casi, a seconda del quadro clinico, possono essere utili:
    * lavaggi nasali regolari con soluzione salina/isotonica o ipertonica delicata,
    * gel o pomate idratanti nasali,
    * terapie topiche rigenerative della mucosa,
    * eventuale tampone nasale mirato se si sospetta colonizzazione batterica,
    * in alcuni casi specifici, training olfattivo (rieducazione dell’olfatto).

    Gli spray cortisonici non sempre risolvono questo tipo di sintomatologia e, se usati a lungo in una mucosa già secca, talvolta possono accentuare il fastidio.

    Il dato rassicurante è che l’assenza di alterazioni agli esami radiologici rende meno probabili patologie profonde o neurologiche importanti. Tuttavia, dopo 5 mesi di sintomi persistenti, una valutazione rinologica dedicata è sicuramente opportuna.


    40 giorni fa ho fatto intervento FESS a seguito di una sinusite acuta, dopo i controlli postoperatori con ricaduta e aspirazione muco , seguo terapia con cortisone spry e lavaggi. Da due giorni dopo un leggero miglioramento , ho dolore allo zigomo e sensazione di " gnocco duro" , ho molto muco e mi fa male soffiare il naso , ogni tanto ho sensazione di bruciore o blocco quando soffio e la narice si tappa di continuo . Essendo la prossima visita fissata tra appena 2 mesi mi chiedo se non sia il caso di richiederne una prima ovvero se è normale il decorso post operatorio o se e' qualcosa da rivedere...( muco colore beige) grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    a circa 40 giorni da un intervento FESS non è raro che la mucosa naso-sinusale sia ancora in una fase di guarigione e che possano persistere secrezioni, croste, sensazione di ostruzione nasale e fastidi localizzati al volto.

    Tuttavia, il quadro che descrive — soprattutto il ritorno di dolore allo zigomo, la sensazione di pressione o “gnocco duro”, il muco abbondante, il fastidio quando soffia il naso e la tendenza della narice a richiudersi — potrebbe indicare una persistenza o una riacutizzazione dell’infiammazione del seno mascellare o la presenza di secrezioni dense che stanno nuovamente ostacolando il drenaggio. Anche il muco beige può essere compatibile con secrezioni infiammatorie residue, senza necessariamente indicare una infezione batterica grave, ma in un decorso post-FESS è importante controllare che non si siano riformati edema, croste profonde o ristagni di muco nei seni operati.

    Dopo questi interventi il decorso non è sempre lineare: spesso ci sono fasi di miglioramento alternate a giorni di maggiore congestione, soprattutto nelle settimane successive agli ultimi lavaggi/aspirazioni ambulatoriali. Il bruciore o la sensazione di blocco quando soffia il naso possono essere legati a mucosa ancora molto sensibile e infiammata, motivo per cui in questa fase è preferibile evitare di soffiare con forza e continuare i lavaggi in maniera delicata ma costante.

    Detto questo, considerando che i sintomi sono nuovamente aumentati e che la prossima visita è programmata tra due mesi, personalmente ritengo ragionevole anticipare il controllo ORL, soprattutto per eseguire una endoscopia nasale di verifica e capire se ci sia bisogno di una nuova medicazione, aspirazione di secrezioni o eventuale modifica della terapia. Non significa necessariamente che ci sia una complicanza importante, ma dopo una FESS il follow-up ravvicinato nelle prime settimane è spesso utile proprio per intercettare precocemente ristagni mucosi o recidive infiammatorie prima che si cronicizzino nuovamente.


    Domande su Acufene

    Ciao a tutti, scrivo perché da circa un mese sto vivendo una situazione che mi sta mettendo molto in difficoltà e vorrei un vostro parere.
    Premetto che qualche mese fa (febbraio/marzo) ho avuto una forte forma influenzale virale con sovrapposizione batterica che mi ha portato ad avere le orecchie tappate dal muco per tanti giorni, ma la situazione era poi rientrata con la terapia antibiotica e mucolotici.

    Il vero problema è iniziato poi circa un mese fa, con la comparsa improvvisa di un fischio/acufene, prevalentemente acuto, a volte accompagnato da una specie di rumore “analogico” (come le vecchie tv quando si andava su un canale "vuoto"). All’inizio lo percepivo appena, poi col passare dei giorni è diventato molto reattivo ai suoni esterni (soprattutto il cellulare o la tv).
    La cosa che mi spaventa di più è proprio questa reattività: alcuni giorni riesco quasi a ignorarlo grazie a rumori esterni (ad esempio in macchina o con suoni bianchi di sottofondo, come quello di un rubinetto che scorre).
    Capita che seguendo una conversazione o guardando uno schermo il fischio sembri aumentare o seguire le frequenze delle voci, come se le volesse sovrastare.
    Negli ultimi giorni la notte per me è il momento peggiore: più volte mi è capitato di stare per addormentarmi tranquillamente e all’improvviso sentire il fischio “esplodere”, tanto da svegliarmi di colpo e non riuscire più a dormire, e non riuscire a coprirlo con niente, e di conseguenza passo le noti in bianco e il giorno dopo ho anche una forte emicrania. In quelle fasi divento ipersensibile a qualsiasi suono o movimento.
    Ho notato anche alcune cose particolari:
    Dal punto di vista medico ho fatto:
    visite ORL (tre diverse)
    controlli dell’orecchio/timpano (audiometria, impedenzometria)
    ABR (potenziali evocati uditivi)
    Tutti gli esami sono nella norma, e gli otorini mi hanno detto che non vedono segni evidenti di neurinoma o patologie neurologiche importanti e non hanno ritenuto necessario per il momento fare ulteriori esami.
    La terapia che sto facendo attualmente è:
    Citicolina (iniezione intramuscolo) per 10 giorni
    Medrol a scalare
    Prisma (mesoglicano).
    In passato avevo già fatto anche un altro ciclo di cortisone. Secondo gli otorini ci potrebbe essere un residuo infiammatorio legato all'influenza che ho menzionato prima.

    Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di migliorare, poi però arrivano giornate o notti terribili che mi fanno pensare di essere tornato al punto di partenza.

    Vorrei capire se è un problema che si può risolvere e in che modo.
    Grazie a chiunque risponderà, perché in questo momento mi sento davvero molto solo e spaventato da questa situazione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    da quello che descrive il quadro sembra molto compatibile con una disfunzione tubarica post-infiammatoria legata alla importante infezione virale/batterica avuta nei mesi precedenti, con probabile persistenza di muco o secrezioni dense all’interno della tuba di Eustachio e dell’orecchio medio che possono alterare la normale ventilazione e la percezione sonora.

    Questo tipo di situazione può provocare acufeni molto variabili e “reattivi”, spesso descritti proprio come fischi acuti, rumori elettrici o suoni simili a vecchie televisioni analogiche. Il fatto che il disturbo cambi intensità durante la giornata dipende dai movimenti della tuba uditiva associati al movimento della mandibola quando parla, quando deglutisce e risente della posizione eretta che facilita, per gravità, lo spostamento dei muchi e dell'aria verso il basso.

    Il fatto che venga in parte mascherato dai rumori ambientali e che sembri modificarsi in relazione ai suoni esterni o alle frequenze delle voci è abbastanza tipico degli acufeni di origine infiammatoria/funzionale e molto meno suggestivo per patologie neurologiche importanti. Anche il dato rassicurante degli esami eseguiti — audiometria, impedenzometria, ABR e visite ORL risultate nella norma — riduce fortemente la probabilità di neurinoma o altre lesioni retrococleari significative.

    Dopo infezioni respiratorie importanti può succedere che residui infiammatori o secrezioni mucose persistano a livello tubarico anche per settimane o mesi, creando una alterazione della pressione dell’orecchio medio. Il peggioramento notturno e la sensazione che il fischio “esploda” al momento dell’addormentamento sono fenomeni molto frequenti negli acufeni recenti, soprattutto quando si associano stress, insonnia, ipervigilanza e paura del sintomo. Questo non significa che il problema stia peggiorando in modo irreversibile, ma che il sistema uditivo e il sistema nervoso sono entrati in una fase di ipersensibilità temporanea.

    Anche la componente emotiva gioca un ruolo importante: più l’attenzione si concentra sull’acufene, più il cervello tende ad amplificarne la percezione. La terapia che sta facendo ha proprio lo scopo di ridurre la componente infiammatoria e favorire il recupero neuro-sensoriale, ma purtroppo questi quadri spesso non migliorano in maniera lineare: possono esserci giorni molto buoni alternati a ricadute improvvise senza che questo significhi essere tornati al punto di partenza.

    In molti casi il recupero è graduale e richiede tempo. Può essere utile continuare a mantenere un leggero rumore di fondo soprattutto la sera (white noise, suoni ambientali, ventilatore, pioggia, ecc.), evitare il silenzio assoluto, curare il sonno e ridurre quanto possibile lo stato di allarme continuo verso il sintomo.

    Il fatto che gli esami siano negativi e che il quadro sia iniziato dopo una importante flogosi delle vie aeree rende più probabile una origine infiammatoria/tubarica funzionale piuttosto che una patologia grave. Comprendo però perfettamente quanto questo tipo di sintomo possa diventare psicologicamente pesante, soprattutto nelle fasi notturne, ed è importante sapere che molti acufeni post-infiammatori tendono col tempo a ridursi o a diventare progressivamente meno invasivi anche quando inizialmente sembrano molto intensi e destabilizzanti.


    Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
    visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
    nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
    se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
    il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
    mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso (come se mamdassi il cibo nella oarte sbagliatq) . Ho rischiato la polmonite ab ingesti? sento fastodiot vago al petto, non è che qualcosa sarà passato do là? come me ne accorgo della polmonite? morirò?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Paolo Petrone

    Gentile Paziente,
    da quello che descrive emerge un quadro in cui probabilmente convivono due componenti che si stanno amplificando a vicenda: da un lato una importante ansia legata alla deglutizione (anginofobia/fagofobia), presente da molti anni ma recentemente peggiorata, dall’altro una irritazione della gola compatibile con reflusso laringo-faringeo, già evidenziato alla fibroscopia eseguita dall’otorino.

    La situazione personale molto difficile che sta vivendo, soprattutto la malattia di sua moglie e il forte carico emotivo accumulato, può avere aumentato enormemente la sensibilità verso ogni sensazione proveniente dalla gola e dall’atto di deglutire. Il fatto che i sintomi peggiorino soprattutto quando è solo, quando è molto in ansia o quando concentra tutta l’attenzione sulla deglutizione, fa pensare più a una deglutizione “ipercontrollata” che a una vera grave difficoltà neurologica o meccanica. In pratica, nel tentativo di controllare il passaggio del cibo per paura che “vada di traverso”, tende involontariamente a irrigidire la muscolatura della gola e a interrompere il normale automatismo della deglutizione, creando sensazioni anomale come il bisogno di bloccare il bolo, la percezione che il cibo o l’acqua stiano andando “nel posto sbagliato”, piccoli rumori o versi protettivi della laringe e fastidi alla gola o al torace che diventano poi motivo di ulteriore paura.

    Il reflusso laringo-faringeo può contribuire molto a questo quadro perché irrita la mucosa della gola e della laringe, aumenta la sensibilità locale e può dare sensazioni di bruciore, nodo in gola, pseudo-acidità alta o fastidio che arriva verso il rinofaringe, senza necessariamente provocare il classico bruciore di stomaco del reflusso gastroesofageo tradizionale.

    Per quanto riguarda la paura della polmonite ab ingestis o del soffocamento, da ciò che racconta non emerge il quadro tipico di una aspirazione grave: una vera inalazione importante di liquidi o cibo di solito provoca tosse intensa immediata, difficoltà respiratoria significativa, febbre o sintomi respiratori nei giorni successivi. La semplice sensazione che qualcosa “sia andato storto” durante una deglutizione ansiosa o il fastidio retrofaringeo dopo aver irrigidito volontariamente la gola non significa automaticamente che il cibo sia finito nei polmoni. Anche il “rantolo” o il verso che descrive sembra più compatibile con una chiusura protettiva volontaria della laringe dovuta alla paura che con una perdita del normale riflesso di deglutizione.

    Avendo già eseguito una fibroscopia ORL rassicurante, al momento non sembra emergere necessariamente la necessità urgente di esami invasivi, soprattutto in assenza di calo di peso importante, polmoniti ricorrenti, blocchi reali del cibo, tosse continua durante i pasti o segni neurologici.

    Credo invece che il punto centrale sia interrompere il circolo vizioso che si è creato tra paura, ipercontrollo della deglutizione, tensione della gola e aumento dei sintomi percepiti. In questi casi può essere molto utile un approccio combinato che comprenda il trattamento del reflusso laringo-faringeo, eventuale supporto logopedico/riabilitativo della deglutizione e soprattutto un aiuto specifico per la componente ansiosa e fobica, perché più si cerca di controllare volontariamente ogni singolo atto della deglutizione, più questo gesto naturale tende a diventare difficile e spaventoso.


Domande più frequenti

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