Ho avuto vertigini circa due mesi fa. Nonostante la manovra di Epley abbia risolto la fase rotatoria
Ho avuto vertigini circa due mesi fa. Nonostante la manovra di Epley abbia risolto la fase rotatoria acuta, persiste una costante sensazione di sbandamento e "camminata sulle nuvole", con "timore di svenire" dovuto a una ansia/panico sviluppata dopo le vertigini (mi hanno dato 0.5 di valium, ora dopo due mesi ne sto prendendo 1/4 . Sia l'otorino che il neurologo hanno dato esito negativo per lesioni organiche. Alla luce di ciò, sospetto possa trattarsi di PPPD (Dizziness Posturale-Percettiva Persistente), ovvero un mancato riassestamento del sistema nervoso dopo il trauma iniziale, ma nessuno fin ora mi ha diagnosticato questi sintomi. Vi chiedo se sia possibile valutare un percorso di riabilitazione vestibolare per ricalibrare l'equilibrio, o se comunque dovrei fare una RM per escludere altro tipo di problematica. Resto in attesa di un vostro riscontro. Grazie Cordiali saluti, Flavio
1 risposta
Gentile Flavio, da quello che descrive il quadro è effettivamente compatibile con una forma di instabilità post-vestibolare persistente e l’ipotesi di PPPD (Persistent Postural-Perceptual Dizziness, cioè dizziness posturale-percettiva persistente) è assolutamente plausibile. Succede abbastanza spesso che, dopo un episodio di vertigine parossistica posizionale benigna anche correttamente trattata con manovra di Epley, il cervello rimanga in una sorta di stato di “allerta vestibolare”, con sensazione continua di sbandamento, camminata sulle nuvole, instabilità soggettiva, difficoltà a percepirsi stabili nello spazio e paura di perdere l’equilibrio o svenire. In molti pazienti la fase rotatoria acuta si risolve rapidamente, mentre il sistema nervoso centrale impiega molto più tempo a riadattarsi, a trovare un nuovo "equilibrio", soprattutto se l’episodio iniziale è stato vissuto con forte paura o ha innescato una componente ansiosa importante. Il fatto che ORL e neurologo abbiano escluso segni di patologia organica significativa è molto rassicurante, così come il miglioramento graduale che descrive, anche nella riduzione del Valium. Nella PPPD spesso il problema non è più l’orecchio in sé, ma una alterata elaborazione centrale dell’equilibrio: il cervello continua a percepire instabilità anche quando il disturbo vestibolare iniziale si è risolto. Questo spiega perché i sintomi tendano a peggiorare nei contesti di ansia, iperattenzione corporea, ambienti visivamente complessi o situazioni che aumentano il timore di stare male. In questo tipo di quadro la riabilitazione vestibolare rappresenta spesso uno degli approcci più utili, proprio perché aiuta il sistema nervoso a “ricalibrare” progressivamente l’equilibrio e a ridurre l’ipersensibilità ai movimenti e alle percezioni corporee. Anche il lavoro sulla componente ansiosa è molto importante, perché paura e instabilità tendono ad alimentarsi reciprocamente creando un circolo vizioso. Per quanto riguarda la RM encefalo, non sembra emergere dal suo racconto una urgenza particolare, soprattutto considerando la valutazione neurologica negativa e l’assenza di segni focali neurologici. Naturalmente la decisione finale spetta ai medici che la seguono, ma nei casi come il suo la RM viene generalmente riservata a situazioni con sintomi neurologici atipici, peggioramento progressivo, deficit obiettivi o elementi clinici non compatibili con una sindrome vestibolare funzionale/post-vestibolare. Per tutti questi motivi, il quadro che descrive appare molto coerente con una persistente instabilità post-vertiginosa evoluta verso una componente PPPD, e proprio per questo una valutazione presso un centro che si occupi di riabilitazione vestibolare potrebbe essere più utile, in questa fase, rispetto alla ricerca continua di nuove lesioni organiche che al momento sembrano essere già state ragionevolmente escluse.
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