Buongiorno vorrei sottoporvi la mia attuale situazione all’orecchio. A novembre con un forte raffre

Buongiorno vorrei sottoporvi la mia attuale situazione all’orecchio. A novembre con un forte raffreddamento ho dovuto affrontare un viaggio aereo che mi ha provocato una grossa chiusura delle orecchie. Ho sentito, soprattutto nella fase di atterraggio, una forte pressione alle tempie e una volta atterrata rimbombo della mia voce ogni volta che parlavo. Nelle settimane successive ho seguito la cura che l’otorino mi ha dato per sfiammare ed effettivamente il raffreddamento si è risolto ma la situazione di ovattamento seppur minore di prima è rimasto. Non ho dolore ma sento la parte “interna” come se fosse gonfia, ossia ho la percezione della parte. Mi hanno visitata 2 otorini diversi e entrambi hanno detto che non ho nulla. Il secondo mi ha consigliato anche l’Otovent oltre a Avamys spray. Otovent l’ho utilizzato ma nel momento della deglutizione le orecchie mi si ovattavano ancora di più. In questi mesi mi sono accorta che se mette e tolgo il dito nell’orecchio come se dovessi stapparlo effettivamente si stappa, per poco ma si stappa. Ho notato una cosa però. Quando sono sotto stress oppure ho delle forti arrabbiature l’ovattamento aumenta molto di più e in quei momenti a volte lo sento anche caldo. Va detto per completezza di informazioni che vengo da mesi di forte stress e non so se tutto questo possa influire sulla mia problematica. Al momento mi hanno sconsigliato di prendere aerei ma dopo 4 mesi vorrei poter risolvere questa limitante e fastidiosa situazione. Grazie per i consigli che riuscirete a darmi

1 risposta


Gentile Paziente, da quanto descrive il quadro è molto compatibile con una disfunzione tubarica post-infiammatoria, verosimilmente insorta dopo il raffreddamento importante e il volo aereo in fase acuta. In queste condizioni la tuba di Eustachio può rimanere “instabile” per settimane o anche alcuni mesi, con difficoltà a ventilare correttamente l’orecchio medio. I sintomi che riferisce sono tipici: * ovattamento intermittente, * sensazione di pressione o “orecchio pieno”, * lieve miglioramento con manovre di compensazione (come quella che descrive con il dito o la deglutizione), * peggioramento con sbalzi emotivi o stress. Il fatto che due otorini abbiano escluso patologie importanti è rassicurante. Inoltre, l’uso di spray nasali (come Avamys) e dispositivi tipo Otovent è proprio il primo approccio in questi casi. Un aspetto interessante che riporta è la variabilità con lo stress: questo non significa che il problema sia “psicologico”, ma che la percezione dei sintomi può amplificarsi quando aumenta la tensione muscolare cervico-facciale e si modifica il controllo della ventilazione tubarica. Esiste infatti una stretta interazione tra sistema nervoso autonomo, muscolatura faringea e funzione della tuba. Il fatto che la manovra di compensazione dia un miglioramento temporaneo è un segno coerente con una disfunzione tubarica ancora reversibile. In questi casi l’evoluzione può essere lenta (anche 3–6 mesi), ma generalmente progressiva verso la risoluzione. Cosa può essere utile: * continuare esercizi di autoinsufflazione (Otovent o manovre di deglutizione/Valsalva dolce, senza forzare), * proseguire spray nasale cortisonico per periodi adeguati se indicato dal curante, * lavaggi nasali regolari, * evitare manovre aggressive in cui lei cerchi di stappare l’orecchio tappando il naso, * valutare, se il disturbo persiste, una riabilitazione tubarica o vestibolo-tubarica guidata. Lo stress può effettivamente peggiorare la percezione del sintomo e la tensione muscolare del distretto cervicale e faringeo può contribuire alla sensazione di orecchio “chiuso”, ma non è la causa primaria. Per quanto riguarda il volo aereo, non è detto che sia permanentemente controindicato: la decisione dipende dalla valutazione clinica attuale (otoscopia, timpanogramma e funzione tubarica). In molti casi si può tornare a volare una volta stabilizzata la situazione, eventualmente con precauzioni. Se dopo alcuni mesi il sintomo rimane invariato, può essere utile completare lo studio con: * impedenzometria/timpanogramma, * valutazione endoscopica rinofaringea della tuba, * eventuale test di funzione tubarica. Nel complesso, il quadro che descrive è più funzionale e post-infiammatorio che strutturale, quindi con buona probabilità di miglioramento graduale, anche se a volte richiede tempi più lunghi di quanto ci si aspetti.

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