Domande del paziente (42)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, da come descrive la sintomatologia sembrerebbero sintomi ossessivo-ansiosi, per i quali potrebbe trarre beneficio da un percorso di psicoterapia.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, Le consiglierei un approfondimento medico per escludere qualsiasi causa di malessere organico, successivamente magari anche un supporto psicologico per valutare ulteriormente la sintomatologia. Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, vista la sintomatologia intensa le consiglierei un primo colloquio per valutare di intraprendere un percorso di sostegno psicologico.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da come viene descritto sembra proprio un pensiero intrusivo, che è effettivamente riconducibile all'ansia. Le consiglierei un percorso di sostegno per approfondire ulteriormente la sintomatologia....
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
credo che dalle sue parole emerga una sofferenza profonda, fatta di senso di blocco, autosvalutazione, fatica a trovare spazio per sé: sono vissuti molto pesanti da portare da soli.
Ha fatto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la descrizione che fa è molto accurata e mostra una buona capacità di osservazione di sé. In linea generale, ciò che riferisce può essere compatibile con una fase di assestamento che talvolta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio innanzitutto per aver condiviso una storia così articolata e dolorosa: ciò che descrive non riguarda singoli episodi isolati, ma una esposizione prolungata a contesti lavorativi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibile: il desiderio di concludere una terapia può nascere proprio da un aumento del senso di autonomia e dalla percezione di aver acquisito strumenti sufficienti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
per supportare sua figlia e la famiglia nella gestione delle emozioni, dell’ansia e delle difficoltà legate al ritardo cognitivo può essere utile rivolgersi a una psicologa o psicoterapeuta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive è chiaramente fonte di forte stress emotivo e relazionale. È comprensibile che desideri proteggere suo figlio e, al contempo, mantenere dei confini chiari con...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive è molto complessa e dolorosa. Accanto alla ludopatia del suo compagno, emerge un coinvolgimento profondo anche per lei, che nel tempo l’ha portata ad assumere...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive rientra pienamente nelle reazioni possibili e “normali” di fronte a una separazione genitoriale: per i figli è a tutti gli effetti un lutto, che ciascuno elabora con tempi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
prima di tutto ritengo sia importante dire che il fatto di riuscire a riconoscere il tuo disagio e chiedere informazioni è già un passo molto importante.
Quanto descrivi (uso di sostanze, angoscia...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
Da ciò che descrive emergono diversi aspetti importanti: un pattern relazionale ripetitivo con partner emotivamente non disponibili, una sofferenza profonda legata all’autostima e alla...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che descrive sembra che la difficoltà principale non sia tanto il suo compagno in sé, quanto il modo in cui la sua mente entra ciclicamente in dubbio sulla relazione. Il fatto che questi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente nel passaggio dalle medie al liceo, soprattutto per ragazzi che hanno sempre avuto buoni risultati. Il cambiamento di richieste, ritmi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive merita attenzione, ma anche un approccio molto delicato. La difficoltà che la bambina sta mostrando nel mangiare, associata alla paura di soffocare, al rallentamento nella...
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Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione: scoprire che la propria figlia si fa del male, anche se con piccoli graffi, può essere molto spaventoso per un genitore. I comportamenti di Autolesionismo negli adolescenti non sono così rari e spesso rappresentano un modo per gestire emozioni molto intense (rabbia, tristezza, frustrazione, senso di rifiuto) che in quel momento il ragazzo o la ragazza non riesce ad esprimere o regolare diversamente.
Dal suo racconto sembra che questi episodi compaiano dopo litigi con il fidanzatino. Nella prima adolescenza le relazioni affettive possono essere vissute con grande intensità e, quando si litiga o si teme di perdere l’altro, alcuni ragazzi possono sentirsi sopraffatti dalle emozioni.
È importante sapere che l’autolesionismo non significa necessariamente che ci sia un desiderio di morire, ma è comunque un segnale di sofferenza che merita attenzione. In questi casi può essere utile: mantenere un dialogo aperto e non giudicante, cercando di capire come si sente più che concentrarsi solo sul comportamento; evitare reazioni molto punitive o allarmate, che potrebbero farla chiudere di più; farle percepire che può parlare con lei senza paura di essere rimproverata.
Il fatto che sua figlia abbia amici, esca e conduca apparentemente una vita normale non esclude la presenza di difficoltà emotive: molti ragazzi riescono a mantenere una buona vita sociale pur vivendo momenti di fragilità.
Considerata l’età e la presenza di episodi ripetuti, potrebbe essere molto utile valutare un colloquio con uno psicologo o con un servizio di neuropsichiatria infantile, che possa offrire a sua figlia uno spazio sicuro in cui parlare delle sue emozioni e imparare strategie più efficaci per gestirle.
Per quanto riguarda il padre, capisco la sua preoccupazione: a volte i genitori reagiscono con paura o rigidità perché non sanno come affrontare la situazione. Se possibile, potrebbe essere utile condividerlo con lui in modo graduale, magari con il supporto di un professionista, così da trasformare la preoccupazione in una collaborazione per aiutare vostra figlia.
Intervenire ora, quando gli episodi sono ancora limitati, è spesso la scelta migliore per prevenire che il comportamento diventi più frequente o intenso. Con il giusto supporto, molti adolescenti riescono a superare questa fase e a trovare modi più sani per esprimere e regolare le proprie emozioni.
Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
a 18 anni può capitare di sentirsi disorientati e senza una direzione chiara, soprattutto quando si attraversano difficoltà nel lavoro e nelle relazioni. Molti ragazzi vivono una fase in cui sembra di non avere una passione, una strada precisa o un obiettivo che dia senso a quello che si fa. Questo non significa però che non esista o che non arriverà.
Spesso si pensa che la propria strada debba nascere da una “scintilla improvvisa”, una passione fortissima che chiarisce tutto. In realtà, nella maggior parte dei casi il percorso si costruisce gradualmente, attraverso tentativi, esperienze diverse e anche momenti di frustrazione. A volte l’interesse nasce dopo aver iniziato qualcosa, non necessariamente prima.
Dal suo racconto emerge anche un altro elemento importante: il contesto lavorativo attuale sembra essere molto pesante dal punto di vista relazionale. Quando l’ambiente è conflittuale o poco accogliente, è facile che tutto sembri più difficile e che aumentino sentimenti di demotivazione e confusione.
Potrebbe essere utile provare a fare alcuni piccoli passi, senza pretendere subito di trovare “la strada della vita”. Ad esempio: esplorare interessi o attività diverse, anche solo per curiosità; informarsi su percorsi formativi o professionalizzanti che partano dalla qualifica che ha già; parlare con qualcuno di fiducia delle difficoltà che sta vivendo.
In alcuni casi può essere molto utile confrontarsi con uno psicologo o con un servizio di orientamento: avere uno spazio di dialogo permette di mettere ordine nei pensieri, comprendere meglio le proprie risorse e individuare possibili direzioni.
Il fatto che lei senta il desiderio di dare un senso alla propria vita e di impegnarsi per qualcosa in cui crede è già un segnale importante. Anche se ora tutto appare confuso, questa fase non definisce il suo futuro: a 18 anni c’è ancora molto spazio per sperimentare, cambiare e costruire il proprio percorso passo dopo passo.
Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione: vedere un figlio o una figlia stare male e sentirsi impotenti è una situazione molto dolorosa. Il Disturbo da binge eating è un disturbo complesso, che spesso ha un andamento altalenante e di lunga durata, e non è raro che chi ne soffre attraversi fasi in cui rifiuta l’aiuto o interrompe i percorsi terapeutici.
Dal suo racconto emerge un aspetto importante: in passato sua figlia ha espresso chiaramente il bisogno di sentirsi meno pressata sul problema. Quando questo accade, spesso non significa che la persona non soffra o non abbia bisogno di aiuto, ma che non si sente pronta ad affrontarlo in quel momento o teme di sentirsi controllata o giudicata.
In queste situazioni, ciò che può aiutare maggiormente nel rapporto con un familiare è spesso cambiare il tipo di posizione relazionale, mantenendo un atteggiamento di disponibilità e ascolto, facendo sapere che lei c’è se un giorno vorrà riprendere un percorso.
A volte, quando la pressione diminuisce, la persona può sentirsi più libera di riavvicinarsi spontaneamente alla richiesta di aiuto.
Un’altra possibilità, che molti genitori trovano utile, è chiedere un supporto per sé stessi, anche solo per alcuni colloqui con uno psicologo esperto di disturbi alimentari. Questo non significa “curare” sua figlia al posto suo, ma avere uno spazio per capire come starle accanto nel modo più utile possibile, senza sentirsi soli in questa situazione.
Quando e se sua figlia dovesse sentirsi pronta, il trattamento del Disturbo da binge eating oggi prevede spesso percorsi integrati (psicoterapia specialistica per i disturbi alimentari, eventuale supporto nutrizionale e, quando indicato, psichiatrico), ma il primo passo resta sempre la motivazione della persona coinvolta.
Nel frattempo, il fatto che lei continui a preoccuparsi e a cercare modi rispettosi per starle vicino è già un elemento molto importante. A volte, proprio sapere che c’è un familiare che non giudica ma resta presente può fare la differenza nel momento in cui si decide di chiedere nuovamente aiuto.