Sono fidanzata con il mio ragazzo (25 anni) da quando ne avevamo 18. Da anni soffre di ludopatia. N

9 risposte
Sono fidanzata con il mio ragazzo (25 anni) da quando ne avevamo 18.
Da anni soffre di ludopatia. Non me l’ha mai nascosta, anzi: mi ha sempre resa sua complice.

All’inizio ho sottovalutato il problema. Giocava cifre che non mi spaventavano e pensavo di poter gestire la situazione. Con il tempo, però, il gioco è diventato sempre più grave: ha iniziato a puntare cifre molto alte, ben oltre le sue possibilità.

Lavora da anni, ma ogni mese il suo stipendio finisce in pochissimi giorni.
Nonostante io non lavorassi, ho sempre cercato di colmare le sue perdite con i soldi che i miei genitori mi davano. Sono sempre stata una persona responsabile e attenta al denaro, anche perché i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla e ho sempre avuto grande rispetto per i sacrifici che hanno fatto.

Col tempo però la situazione è degenerata.
Ho iniziato a rubare: prima oggetti d’oro, poi dalle carte che avevo a disposizione, poi direttamente dal conto dei miei genitori.
Questa cosa mi spaventa profondamente. So di essere stata “furba” nel farlo, ma non in un modo che mi rende orgogliosa: mi fa paura rendermi conto di cosa sono arrivata a fare.

Nonostante tutto, sono riuscita a portare avanti il mio percorso di studi: mi sono laureata con il massimo dei voti e ho trovato subito un lavoro full-remote dopo la laurea magistrale, con uno stipendio molto buono.
Lavoro da giugno, ora siamo a gennaio, e di quei soldi non mi è rimasto nulla.

Ogni mese lui spende tutto il suo stipendio e aspetta i miei soldi per “recuperare”.
So che può sembrare assurdo pensare che perda sempre, ma purtroppo non è così: ad aprile dell’anno scorso ha vinto circa 100.000 euro, persi interamente nel giro di una settimana.

Non ha un’auto, fa un lavoro che detesta, ha perso molte amicizie nel tempo.
Io continuo a lasciarlo, ma non riesco mai a farlo definitivamente. Mi sento bloccata in una relazione tossica che mi sta logorando, emotivamente ed economicamente.

Sono consapevole che questa situazione non è sana.
So di aver bisogno di aiuto, perché da sola non riesco più a uscirne.
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
quello che racconta è molto serio e merita di essere preso con grande attenzione. La situazione che descrive non riguarda solo la ludopatia del suo compagno ma anche il modo in cui, nel tempo, lei è stata progressivamente coinvolta e risucchiata nella dipendenza, fino a mettere a rischio la sua integrità, i suoi valori e il rapporto con la sua famiglia. È importante dirlo con chiarezza, senza giudizio: oggi non siete più “in due contro il problema” ma il problema sta governando entrambi. Il fatto che lei abbia iniziato a coprire le sue perdite, a mentire e perfino a rubare non parla di cattiveria o immoralità, ma di una dinamica di dipendenza relazionale (codipendenza) che spesso si sviluppa accanto alle dipendenze comportamentali. In altre parole, la malattia di lui ha finito per ammalare anche la relazione.
La vincita importante che cita è un elemento tipico delle dipendenze da gioco: non è una smentita del problema ma spesso il suo carburante più potente. Rinforza l’illusione del “recupero”, rendendo ancora più difficile fermarsi. In questo contesto, continuare a mettere a disposizione il suo denaro (anche con le migliori intenzioni) non lo aiuta a guarire e mantiene il circolo della dipendenza.
Il punto centrale ora non è decidere “se lasciarlo o meno” quanto piuttosto mettere immediatamente dei confini chiari e non negoziabili, a tutela sua. Questo significa, prima di tutto, interrompere ogni forma di sostegno economico, smettere di farsi complice del gioco e chiedere aiuto per sé. Lei stessa lo dice: da sola non ce la fa più. Ed è una presa di coscienza molto importante. Il suo compagno ha bisogno di un percorso specialistico per la ludopatia. Lei, parallelamente, ha bisogno di uno spazio terapeutico per lavorare sulla difficoltà a separarsi, sul senso di colpa, sulla paura di lasciarlo “solo” e sul peso di ciò che è arrivata a fare contro i suoi stessi valori. Esistono anche gruppi di supporto per familiari e partner di persone con dipendenza da gioco, che possono essere un primo passo concreto.
Lei è una persona competente, capace, con risorse importanti. Il fatto che oggi si senta intrappolata non annulla tutto questo e segnala che è il momento di proteggersi. Chiedere aiuto non significa fallire una relazione quanto piuttosto provare a salvarsi.

Un caro saluto e l’augurio sincero che possa trovare il sostegno adeguato per uscire da questa situazione.
Gabriele

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Dott.ssa Cinzia Albanese
Psicologo, Psicologo clinico
Arenzano
È comprensibile sentirsi esausti ehi potenti in questa situazione la neuropatia la dipendenza seria che colpisce non solo chi gioca anche familiari portando gravi conseguenze finanziarie , la priorità assoluta proteggere la tua salute finanziaria e psicologica fermando qualsiasi sostegno economico al partner per non alimentare il ciclo, smetti di non pagare dei debiti o prestiti gestisci le tue finanze separatamente per evitare ulteriori perdite questa è cruciale per spingere i partner a riconoscere il problema, esprimigli preoccupazioni quali esempi concreti senza accuse proponendo aiuto professionale insieme.
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
La situazione che porta appare molto delicata.
Sembra che ci sia una difficoltà nel terminare la relazione con il suo fidanzato anche se lei è consapevole che questa le stia facendo male. Come si sente ogni volta che finisce il rapporto? Sente dei benefici? Inoltre, cosa la spinge a tornare dal suo fidanzato dopo la rottura della relazione? Quali emozioni sono coinvolte nella ripresa della relazione?
In aggiunta, un altro tema è dato dalla paura che lei prova per ciò che ha fatto in passato per sostenere il suo fidanzato. Sicuramente, sono elementi importanti su cui può lavorare in un percorso di psicoterapia. Infatti, uno psicologo la potrà aiutare ad andare in profondità nel riconoscere i meccanismi alla base dei comportamenti che le creano disagio. Insieme, potrete conoscere le cause sottostanti la dinamica relazionale e trovare gli strumenti utili per gestire la situazione in modo funzionale.
Bisogna partire dalla sua consapevolezza di aver bisogno di aiuto, perché è il perno su cui può impostare il cambiamento ai fini di un maggior benessere. Il fatto che lei riconosca questa esigenza è molto importante e significativo.
Resto a disposizione per ulteriori domande e informazioni nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, credo che probabilmente che andrebbero valutati gli aspetti di dipendenza che si insinuano nella coppia. Anche lui dovrebbe cercare, prima possibile un aiuto. Per quanto riguarda lei, le suggerisco di rivolgersi, prima possibile ad un terapeuta possibilmente che operi con emdr.
In bocca al lupo
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrive è una situazione molto dolorosa e complessa, e il fatto che lei riesca a raccontarla con tanta lucidità è già un segnale importante di consapevolezza. La ludopatia non colpisce solo chi gioca, ma coinvolge profondamente anche le persone vicine, che spesso finiscono – senza accorgersene – in un ruolo di co-dipendenza, assumendosi responsabilità, colmando perdite, proteggendo e sostenendo il comportamento problematico.

Nel tempo, questo meccanismo può portare a uno stravolgimento dei propri valori e dei propri confini, come lei stessa riconosce con molta onestà quando parla dei furti e della paura di non riconoscersi più. Non è una questione di “mancanza di forza” o di ingenuità: è l’effetto di una relazione che si è progressivamente strutturata attorno alla dipendenza, logorando la sua sicurezza emotiva ed economica.

È importante sottolineare che lei non può salvare il suo partner, né “recuperare” le sue perdite: la ludopatia è un disturbo che richiede un intervento specialistico specifico e una reale motivazione al cambiamento da parte di chi ne soffre. Allo stesso tempo, anche lei ha bisogno di uno spazio protetto per comprendere perché le è stato così difficile interrompere questa dinamica, ricostruire i confini e tutelare sé stessa.

Il senso di blocco che descrive è molto frequente nelle relazioni tossiche e non va affrontato da sola. Un percorso psicologico può aiutarla a uscire da questo circolo, a recuperare il controllo sulla sua vita e a prendere decisioni più sane per il suo benessere, indipendentemente dalle scelte del suo partner.

Le consiglio quindi di approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, che possa accompagnarla in modo competente e rispettoso in questo momento così delicato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
ci vuole molto coraggio per riconoscere ciò che sta vivendo e per interrogarsi con tanta onestà su una situazione così complessa.
Da quanto racconta emerge un intreccio doloroso, in cui la dipendenza dal gioco del suo compagno e la sua difficoltà a separarsi da questa relazione sembrano alimentarsi reciprocamente, con conseguenze sempre più profonde per entrambi. Il fatto che lei riconosca di aver agito contro i propri valori e che questo la spaventi è un segnale importante di consapevolezza, e indica che una parte di lei sta cercando una via d’uscita.
Situazioni come questa difficilmente possono essere affrontate da soli. Un percorso psicoterapeutico può offrirle uno spazio protetto in cui esplorare cosa la tiene legata a questa dinamica, comprendere i meccanismi che la intrappolano e iniziare a costruire alternative più tutelanti per sé. In parallelo, può essere utile anche un supporto specifico per familiari di persone con dipendenze, che aiuti a non restare isolata e a ridurre il peso emotivo che sta sostenendo.
Per quanto riguarda il suo compagno, è importante ricordare che la ludopatia è una patologia seria che richiede un trattamento specialistico (come i servizi SerD o gruppi quali Giocatori Anonimi), ma nessun percorso può essere efficace se non nasce da una sua motivazione personale e attiva al cambiamento.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Federica Gigli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, il suo messaggio restituisce con grande chiarezza quanto questa situazione sia diventata pesante e dolorosa per lei. Si percepiscono la lucidità con cui riconosce che ciò che sta vivendo non è sano, ma anche il senso di intrappolamento, la paura e la vergogna per comportamenti che non la rappresentano e che sono nati dentro una dinamica ormai fuori controllo.
È importante dirlo con chiarezza: la ludopatia è una patologia e, come tutte le dipendenze, tende a coinvolgere profondamente anche chi sta accanto. Quello che descrive è un fenomeno di co-dipendenza, dove il desiderio di "aiutare" o "recuperare" le perdite porta a oltrepassare confini personali, economici ed etici pur di "tenere in piedi" l'altro. Il fatto che lei, nonostante i suoi brillanti successi accademici e professionali, si ritrovi oggi senza risorse economiche e con un profondo senso di colpa, è un segnale serio, non di una sua mancanza di valore, ma di una sofferenza profonda che ha "sequestrato" le sue capacità.
Accanto alla dipendenza di lui, emerge prepotentemente il suo bisogno di aiuto: non perché lei sia "sbagliata", ma perché da sola sta sostenendo un peso che non è irrisorio. La vicenda della grande vincita persa in pochi giorni dimostra che non c'è somma di denaro capace di colmare questo vuoto; solo un intervento strutturato può farlo. Uscire da queste dinamiche non è una semplice questione di forza di volontà: serve uno spazio protetto in cui comprendere cosa la lega ancora a questa relazione e come smettere di essere "complice" del gioco per tornare a essere protagonista della sua vita.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a rimettere al centro se stessa, la sua sicurezza emotiva e i frutti del suo meritato lavoro, indipendentemente dalle scelte che il suo partner farà rispetto alla propria cura.
Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio di consulto, per aiutarla a fare chiarezza e valutare insieme un percorso di supporto adeguato.

Un caro saluto
Dott.ssa Sharon Cannataro
Psicologo, Psicologo clinico
San Donato Milanese
Quello che descrivi è una situazione di profonda sofferenza, e prima di tutto è importante riconoscere il coraggio che hai avuto nel raccontarla. Non stai parlando solo di una relazione difficile, ma di un intreccio complesso tra dipendenza, legame affettivo, senso di responsabilità e perdita progressiva dei confini personali. Da ciò che racconti emerge un forte ruolo di “caregiver” assunto molto presto nella relazione. Essere stata resa “complice” del problema, più che aiutante, ti ha collocata nel tempo in una posizione in cui il suo benessere, la sua stabilità economica e persino le sue possibilità di “rimediare” sono diventate una tua responsabilità.
Questo meccanismo è frequente nelle relazioni con una persona affetta da dipendenza: l’amore, il senso di lealtà, la speranza che “questa volta sia diversa” e la paura di lasciarlo solo portano gradualmente a spostare sempre più in là i propri limiti, fino a fare cose che non riconosciamo più come coerenti con chi siamo (come tu stessa hai notato con grande lucidità).

Il punto cruciale è che aiutare non coincide con sacrificarsi, e soprattutto non coincide con sostenere la dipendenza. Quando l’aiuto diventa sistematico “riparare” le conseguenze del comportamento dell’altro, il rischio è quello di entrare in una dinamica di codipendenza, in cui la relazione ruota attorno al problema e la tua vita, emotiva ed economica, viene progressivamente erosa. Il disturbo da gioco d’azzardo non è una mancanza di forza di volontà, ma una dipendenza comportamentale con meccanismi molto potenti. Alcuni bias cognitivi tipici che mantengono il problema sono:
Illusione di controllo: la convinzione di poter “gestire” il gioco, prevedere l’esito o recuperare le perdite.
Gambler’s fallacy: l’idea che dopo una serie di perdite “debba per forza arrivare una vincita”.
Inseguimento delle perdite: giocare somme sempre più alte per recuperare quanto perso, alimentando il circolo vizioso.
Sovrastima delle vincite e minimizzazione delle perdite, anche di fronte a evidenze molto gravi (come la vincita ingente persa in pochi giorni).

Questi meccanismi rendono comprensibile, ma non meno pericoloso, il fatto che lui continui a giocare e a chiedere supporto economico. Ed è fondamentale chiarire un punto: finché la dipendenza è attiva, il denaro che entra nel sistema non è una risorsa, ma carburante per il problema. Questa non è una situazione che puoi risolvere da sola. È fondamentale che tu abbia uno spazio terapeutico tuo, indipendente da lui, per lavorare sul senso di colpa, sulla difficoltà a separarti e sul recupero dei confini personali.
Parallelamente, lui può essere aiutato solo se intraprende un percorso specifico per la ludopatia, con professionisti competenti. Ma questa scelta non può essere tua, né sostenuta a costo della tua distruzione.

Concludo dicendoti una cosa importante: la tua vita, la tua integrità e il tuo futuro hanno valore.
Riconoscere di aver bisogno di aiuto, come stai facendo ora, è il primo passo per uscire da una dinamica che ti sta facendo molto male.
Dott.ssa Mabel Morales
Psicologo, Psicologo clinico
Seveso
Buonasera,
quello che descrive è una situazione molto seria e dolorosa, e colpisce il fatto che in lei ci sia già una grande consapevolezza di ciò che sta accadendo.
Nel tempo si è trovata, senza volerlo, intrappolata in un ruolo di contenimento e complicità, fino a oltrepassare confini che non la rappresentano e che oggi giustamente la spaventano. Questo ci parla di quanto una relazione disfunzionale possa spingerci a compiere atti che non riconosciamo come rappresentativi di noi stessi e dei nostri valori.
È importante però distinguere due livelli: la responsabilità del suo compagno, che riguarda la dipendenza,e la sua responsabilità, che oggi è quella di proteggersi interrompendo i meccanismi disfunzionali, in particolare il sostegno economico.
Credo sia anche fondamentale uno spazio di ascolto e sostegno che la aiuti e prendersi cura delle emozioni annesse e connesse a ciò che sta accadendo.
Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a comprendere perché si sente così vincolata e a ricostruire confini più sani riappropriandosi delle sue risorse, anche in termini economici. Parallelamente, per il suo compagno è assolutamente indispensabile un percorso specialistico per la dipendenza da gioco.
Chiedere aiuto ora non è un fallimento, ma un atto di responsabilità verso sé stessa e verso la vostra vita futura.
Cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales

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