Salve, sono una ragazza di 25 anni. Ho già scritto qualche giorno fa qui , esponendo la mia volontà
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Salve, sono una ragazza di 25 anni. Ho già scritto qualche giorno fa qui , esponendo la mia volontà e bisogno di terminare una terapia che dura da 4 anni. Alla base della mia scelta c’è la volontà di provare a camminare da sola , mi sento più autonoma e penso di aver acquisito molti strumenti in questi anni. Come mi è stato anche consigliato ne ho parlato in seduta con la mia psicologa esponendole il mio pensiero, e dicendo che secondo il mio punto di vista avremo potuto concludere le sedute di questo mese (altre 3) per fare una valutazione finale insieme di tutto il percorso. Lei mi ha risposto che pensa sia capace di affrontare le situazioni da sola, ma che reputa il tutto molto frettoloso , che non pensa sia adeguato concludere questo mese e che vorrebbe programmare una chiusura nell’arco di alcuni mesi ( da come si è sembrato oltre marzo) . Io mi sono mostrata dubbiosa e non proprio d’accordo, anche se in quella situazione ho avuto difficoltà a esprimermi del tutto perché ci sono rimasta male, e non mi è sembrato di essere nella situazione di scegliere , come se la mia proposta fosse da scartare. Io non reputo necessario proseguire per altri 3 mesi circa , mi sembra una chiusura lunga e non necessaria per come mi sento. Alla prossima seduta vorrei ridire il mio pensiero ma ho un po’ timore..
Dal suo messaggio in effetti sembra sia mancata una negoziazione e che abbia vissuto l'affermazione della sua terapeuta come un'imposizione. Se sente che è necessario tornare su questo punto per non compromettere la vostra collaborazione lo faccia senza assecondare il timore, che comunque è naturale in questa situazione. Forse potrebbe approfittarne per capire meglio come mai reputa precoce terminare ora la terapia. Molto spesso la persona inizia a sentirsi meglio e desidera terminare il percorso senza aver consolidato le acquisizioni o aver ragionato sulle possibili ricadute; lo svantaggio di comportarsi in questo modo è a lungo termine: la persona ha meno risorse per fronteggiare periodi di scoramento successivi alla terapia, ricade nei circoli viziosi e perde fiducia nei professionisti, non chiede di poter fare nuove sedute ecc... Magari una motivazione potrebbe essere questa. Valutate insieme eventualmente se diradare gli incontri ma proseguire comunque; sono sicura che troverete insieme la giusta mediazione. In bocca al lupo e buon anno!
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Buongiorno, magari potreste progettare assieme un piano per la chiusura. Premettendo che oggi professionista ha il proprio metodo, personalmente tendo prima a dilazionare le sedute per poi fissare dei follow up mensili o bimensili sulla base delle necessità del paziente.
Il mio consiglio dunque resta quello di esporre al/alla collega il disagio da lei provato rispetto alle modalità di chiusura del rapporto terapeutico e cercare insieme un punto di incontro fra le esigenze cliniche e quelle emotive da lei riferite. Cordialità
Il mio consiglio dunque resta quello di esporre al/alla collega il disagio da lei provato rispetto alle modalità di chiusura del rapporto terapeutico e cercare insieme un punto di incontro fra le esigenze cliniche e quelle emotive da lei riferite. Cordialità
salve, capisco la situazione, potrebbe dirle che ora ha acquisito le risorse necessarie dal suo punto di vista, e che nell'arco di questi 3 mesi prova a fare una pausa e che se sarà necessario la contatterà grazie
Gentilissima,
da ciò che scrive mi vengono in mente due considerazioni.
La prima riguarda la possibilità di portare nelle prossime sedute con la sua analista che la proposta di continuare fino a marzo (se non oltre) in qualche modo "stona" col suo sentire. Secondo lei è possibile parlarne? E' interessante la sensazione che ha avuto di non poter scegliere... E' un tema che potrebbe riguardarla in generale?
La seconda riguarda le domande che lei pone a questa comunità di professionisti e che mi portano a pensare alla dinamica, a volte anche naturalmente contraddittoria, tra l'autonomia e l'avere come referente l'Altro. Quanto ci costa a volte assumerci una decisione come nostra (scegliere, per l'appunto)? Quanto ci costa restare forse smarriti inizialmente, ma stare dentro, in un qualche modo, a ciò che sentiamo allineato con noi?
Un caro saluto,
Francesca Giusti
da ciò che scrive mi vengono in mente due considerazioni.
La prima riguarda la possibilità di portare nelle prossime sedute con la sua analista che la proposta di continuare fino a marzo (se non oltre) in qualche modo "stona" col suo sentire. Secondo lei è possibile parlarne? E' interessante la sensazione che ha avuto di non poter scegliere... E' un tema che potrebbe riguardarla in generale?
La seconda riguarda le domande che lei pone a questa comunità di professionisti e che mi portano a pensare alla dinamica, a volte anche naturalmente contraddittoria, tra l'autonomia e l'avere come referente l'Altro. Quanto ci costa a volte assumerci una decisione come nostra (scegliere, per l'appunto)? Quanto ci costa restare forse smarriti inizialmente, ma stare dentro, in un qualche modo, a ciò che sentiamo allineato con noi?
Un caro saluto,
Francesca Giusti
Buonasera,
capisco molto bene ciò che sta vivendo e quanto possa essere delicato affrontare questa situazione, soprattutto dopo quattro anni di percorso insieme a una professionista con cui si è instaurato un legame significativo. È del tutto naturale sentirsi timorosi nel ribadire la propria posizione, soprattutto quando la psicologa propone un allungamento della chiusura della terapia che a Lei appare eccessivo o non necessario.
È importante ricordare che il percorso terapeutico, per quanto prezioso e significativo, è al servizio di Lei e della sua crescita personale. La decisione di concludere il percorso è un suo diritto, e il fatto che Lei si senta pronta a camminare da sola, con gli strumenti acquisiti negli anni, è un segnale chiaro di autonomia e di consapevolezza. Non significa mancare di rispetto alla psicologa né sminuire il lavoro svolto insieme, ma semplicemente riconoscere i propri bisogni attuali.
Alla prossima seduta può essere utile prepararsi a esprimere con chiarezza il suo punto di vista. Può iniziare riconoscendo la valutazione della psicologa, mostrando comprensione per la sua idea di una chiusura più graduale, ma nello stesso tempo chiarire come si sente Lei: che sente di avere acquisito strumenti, di essere pronta a concludere e che un prolungamento della terapia non risponde al suo bisogno di autonomia. Parlare in prima persona, con frasi come “Io sento di poter affrontare le situazioni da sola e ritengo che possiamo concludere il percorso entro questo mese”, può aiutare a comunicare fermezza senza conflitto.
Può anche proporre un compromesso che rispetti entrambe le posizioni, ad esempio programmare alcune sedute finali dedicate a fare una sintesi e valutare insieme ciò che ha imparato, senza dilatare troppo la chiusura. Questo approccio mostra collaborazione e rispetto reciproco, ma allo stesso tempo afferma la sua scelta.
È normale provare timore o senso di colpa nel ribadire una decisione che contrasta con il parere della psicologa, ma esprimere i propri bisogni e desideri non è sbagliato. Anzi, farlo in modo chiaro e consapevole è parte dell’autonomia che lei stessa sente di aver acquisito. Rimango a disposizione, un saluto!
capisco molto bene ciò che sta vivendo e quanto possa essere delicato affrontare questa situazione, soprattutto dopo quattro anni di percorso insieme a una professionista con cui si è instaurato un legame significativo. È del tutto naturale sentirsi timorosi nel ribadire la propria posizione, soprattutto quando la psicologa propone un allungamento della chiusura della terapia che a Lei appare eccessivo o non necessario.
È importante ricordare che il percorso terapeutico, per quanto prezioso e significativo, è al servizio di Lei e della sua crescita personale. La decisione di concludere il percorso è un suo diritto, e il fatto che Lei si senta pronta a camminare da sola, con gli strumenti acquisiti negli anni, è un segnale chiaro di autonomia e di consapevolezza. Non significa mancare di rispetto alla psicologa né sminuire il lavoro svolto insieme, ma semplicemente riconoscere i propri bisogni attuali.
Alla prossima seduta può essere utile prepararsi a esprimere con chiarezza il suo punto di vista. Può iniziare riconoscendo la valutazione della psicologa, mostrando comprensione per la sua idea di una chiusura più graduale, ma nello stesso tempo chiarire come si sente Lei: che sente di avere acquisito strumenti, di essere pronta a concludere e che un prolungamento della terapia non risponde al suo bisogno di autonomia. Parlare in prima persona, con frasi come “Io sento di poter affrontare le situazioni da sola e ritengo che possiamo concludere il percorso entro questo mese”, può aiutare a comunicare fermezza senza conflitto.
Può anche proporre un compromesso che rispetti entrambe le posizioni, ad esempio programmare alcune sedute finali dedicate a fare una sintesi e valutare insieme ciò che ha imparato, senza dilatare troppo la chiusura. Questo approccio mostra collaborazione e rispetto reciproco, ma allo stesso tempo afferma la sua scelta.
È normale provare timore o senso di colpa nel ribadire una decisione che contrasta con il parere della psicologa, ma esprimere i propri bisogni e desideri non è sbagliato. Anzi, farlo in modo chiaro e consapevole è parte dell’autonomia che lei stessa sente di aver acquisito. Rimango a disposizione, un saluto!
È comprensibile che tu ci sia rimasta male e che ora ti senta un po’ in difficoltà: quando si parla di chiudere una terapia entrano in gioco emozioni importanti. È fondamentale però che tu ti ascolti e dia valore a come ti senti oggi e al senso di autonomia che percepisci. Questo può diventare un buon tema da portare apertamente in seduta, come confronto adulto con la tua terapeuta, per capire meglio perché lei senta il bisogno di più tempo. Ricorda anche che la terapia è una tua scelta e un tuo spazio: se non senti di volerla proseguire secondo i tempi proposti, hai il diritto di interromperla o di ridefinirne la conclusione. Parlare con sincerità può aiutarti a sentirti più libera e rispettata.
Buongiorno,
il desiderio di concludere una terapia dopo diversi anni è legittimo, soprattutto se sente di aver acquisito strumenti e autonomia. È comprensibile che la terapeuta proponga una chiusura graduale, ma è altrettanto importante che il suo sentire trovi spazio: la terapia è un percorso condiviso, non una decisione unilaterale.
Alla prossima seduta può esprimere ciò che ha provato, compresa la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere. Parlare di questi vissuti fa parte del lavoro terapeutico e può aiutare a trovare una chiusura più in linea con i suoi bisogni.
Un saluto
il desiderio di concludere una terapia dopo diversi anni è legittimo, soprattutto se sente di aver acquisito strumenti e autonomia. È comprensibile che la terapeuta proponga una chiusura graduale, ma è altrettanto importante che il suo sentire trovi spazio: la terapia è un percorso condiviso, non una decisione unilaterale.
Alla prossima seduta può esprimere ciò che ha provato, compresa la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere. Parlare di questi vissuti fa parte del lavoro terapeutico e può aiutare a trovare una chiusura più in linea con i suoi bisogni.
Un saluto
Buongiorno, le consiglierei di parlare di questi timori a ridire il suo pensiero con la sua psicologa e di manifestare i suoi dubbi in merito alla proposta di posticipare la chiusura. Dott.ssa Susanna Scainelli
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso questa situazione. Comprendo il suo disagio e il timore che prova all'idea di dover riaffrontare il discorso con la sua psicologa.
Quello che lei descrive tocca un aspetto importante della terapia: è un percorso che si costruisce insieme, ma i suoi bisogni e il suo sentire hanno un peso fondamentale nelle decisioni che la riguardano. È naturale che ci possano essere visioni diverse su come e quando concludere, e questo può creare un momento di confronto.
Il fatto che si sia sentita in difficoltà a esprimersi completamente nella scorsa seduta è significativo. Portare questa sua sensazione e il suo punto di vista alla prossima seduta potrebbe essere importante, proprio perché la chiusura di un percorso terapeutico dovrebbe permetterle di sentirsi ascoltata.
Se il timore la blocca, potrebbe esserle utile preparare in anticipo cosa vuole dire: scrivere le sue ragioni, come si sente rispetto alla proposta ricevuta, cosa desidera per questa fase finale. A volte avere i pensieri più chiari aiuta a esprimersi con maggiore sicurezza.
Ricordi che esprimere ciò che sente e pensa, anche quando è diverso da quanto le viene proposto, fa parte del percorso stesso.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
la ringrazio per aver condiviso questa situazione. Comprendo il suo disagio e il timore che prova all'idea di dover riaffrontare il discorso con la sua psicologa.
Quello che lei descrive tocca un aspetto importante della terapia: è un percorso che si costruisce insieme, ma i suoi bisogni e il suo sentire hanno un peso fondamentale nelle decisioni che la riguardano. È naturale che ci possano essere visioni diverse su come e quando concludere, e questo può creare un momento di confronto.
Il fatto che si sia sentita in difficoltà a esprimersi completamente nella scorsa seduta è significativo. Portare questa sua sensazione e il suo punto di vista alla prossima seduta potrebbe essere importante, proprio perché la chiusura di un percorso terapeutico dovrebbe permetterle di sentirsi ascoltata.
Se il timore la blocca, potrebbe esserle utile preparare in anticipo cosa vuole dire: scrivere le sue ragioni, come si sente rispetto alla proposta ricevuta, cosa desidera per questa fase finale. A volte avere i pensieri più chiari aiuta a esprimersi con maggiore sicurezza.
Ricordi che esprimere ciò che sente e pensa, anche quando è diverso da quanto le viene proposto, fa parte del percorso stesso.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
Carissima,
da codice deontologico lei può terminare in qualsiasi momento la relazione terapeutica. Sia il paziente che lo stessa terapeuta ha facoltà di interrompere le sedute. Per cui, se si sente pronta, chiuda. Buon cammino
da codice deontologico lei può terminare in qualsiasi momento la relazione terapeutica. Sia il paziente che lo stessa terapeuta ha facoltà di interrompere le sedute. Per cui, se si sente pronta, chiuda. Buon cammino
Salve,
credo che faccia parte del percorso poter esprimere i suoi vissuti e poter avere un confronto anche sulla relazione terapeutica stessa: magari potrebbe esserle utile esplorare anche a partire proprio da questo timore che sente nell'esporre il suo pensiero.
Può inoltre chiedere alla sua terapeuta quali siano le ragioni per cui reputa che la conclusione abbia bisogno di un tempo più disteso e come strutturare questi incontri, in modo tale che possa valutare se possa esserle utile proseguire fino a marzo o se invece si conferma a concludere a fine mese.
La relazione terapeutica (e la vostra, essendo durata 4 anni, è importante) si costruisce insieme e questa tappa conclusiva potrebbe essere un'altra occasione di crescita personale.
Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
credo che faccia parte del percorso poter esprimere i suoi vissuti e poter avere un confronto anche sulla relazione terapeutica stessa: magari potrebbe esserle utile esplorare anche a partire proprio da questo timore che sente nell'esporre il suo pensiero.
Può inoltre chiedere alla sua terapeuta quali siano le ragioni per cui reputa che la conclusione abbia bisogno di un tempo più disteso e come strutturare questi incontri, in modo tale che possa valutare se possa esserle utile proseguire fino a marzo o se invece si conferma a concludere a fine mese.
La relazione terapeutica (e la vostra, essendo durata 4 anni, è importante) si costruisce insieme e questa tappa conclusiva potrebbe essere un'altra occasione di crescita personale.
Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
Parlane ancora con la tua terapeuta: magari continuerete ad avere opinioni diverse rispetto alla chiusura del percorso ma parlarne è indispensabile. Poi alla fin fine la terapeuta può ritenere utile prendervi del tempo maggiore per chiudere il percorso ma se tu ritieni di dover concludere, l'ultima parola spetta a te. Parlatene ancora. Un saluto
il desiderio di concludere una terapia è un contenuto terapeutico valido, non un errore, non una fuga, non una mancanza di riconoscenza. È una posizione.
È chiaro che: tu riconosci il valore del percorso fatto e senti di aver acquisito strumenti
desideri metterti alla prova da sola, senza negare ciò che c’è stato.
Il punto delicato non è se chiudere, ma chi sente di poter decidere come e quando.
È chiaro che: tu riconosci il valore del percorso fatto e senti di aver acquisito strumenti
desideri metterti alla prova da sola, senza negare ciò che c’è stato.
Il punto delicato non è se chiudere, ma chi sente di poter decidere come e quando.
Gentilissima, il desiderio di concludere una terapia quando ci si sente più autonomi e competenti è legittimo e fa parte del processo di crescita. La fase di chiusura, però, può avere significati diversi: per il terapeuta è spesso uno spazio per consolidare gli strumenti acquisiti e prevenire ricadute, non una messa in dubbio dei suoi progressi.
Detto questo, la decisione di proseguire o terminare spetta anche a lei. Se sente che una chiusura più breve è coerente con il suo stato attuale, è importante poterlo esprimere apertamente. Portare in seduta il suo disaccordo, il dispiacere provato e il timore di non sentirsi libera di scegliere può diventare parte stessa del lavoro terapeutico.
Una buona chiusura non è definita dalla durata, ma dal fatto che sia condivisa, chiara e rispettosa dei bisogni di entrambi. Parlare con sincerità alla prossima seduta è il passo più funzionale per arrivare a una decisione realmente sua. A presto!
Detto questo, la decisione di proseguire o terminare spetta anche a lei. Se sente che una chiusura più breve è coerente con il suo stato attuale, è importante poterlo esprimere apertamente. Portare in seduta il suo disaccordo, il dispiacere provato e il timore di non sentirsi libera di scegliere può diventare parte stessa del lavoro terapeutico.
Una buona chiusura non è definita dalla durata, ma dal fatto che sia condivisa, chiara e rispettosa dei bisogni di entrambi. Parlare con sincerità alla prossima seduta è il passo più funzionale per arrivare a una decisione realmente sua. A presto!
Salve,
è comprensibile sentirsi in conflitto tra il desiderio di terminare la terapia e il suggerimento della propria psicologa di proseguire ancora per un periodo. È importante riconoscere che, dopo 4 anni di percorso, probabilmente hai acquisito strumenti significativi per affrontare le difficoltà in autonomia, e il tuo desiderio di chiusura è legittimo.
Allo stesso tempo, la psicologa propone un termine più graduale perché, dal suo punto di vista professionale, questo può favorire una transizione più sicura e permettere di consolidare le strategie apprese, evitando possibili ricadute o incertezze future. Non si tratta di invalidare la tua percezione di autonomia, ma di bilanciare la valutazione soggettiva con un’osservazione esperta del percorso terapeutico.
Un modo utile per affrontare la prossima seduta potrebbe essere quello di esprimere chiaramente i tuoi sentimenti e le tue motivazioni, spiegando perché pensi che la chiusura nel breve termine sia adeguata per te, pur rimanendo aperta a un confronto sulle eventuali strategie di consolidamento suggerite dalla psicologa. È normale provare timore nel comunicare un disaccordo, ma una comunicazione sincera è fondamentale per un esito rispettoso delle tue esigenze e del percorso terapeutico.
In ogni caso, è consigliabile approfondire questi dubbi con uno specialista, per valutare insieme la modalità e i tempi più adatti alla chiusura della terapia.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
è comprensibile sentirsi in conflitto tra il desiderio di terminare la terapia e il suggerimento della propria psicologa di proseguire ancora per un periodo. È importante riconoscere che, dopo 4 anni di percorso, probabilmente hai acquisito strumenti significativi per affrontare le difficoltà in autonomia, e il tuo desiderio di chiusura è legittimo.
Allo stesso tempo, la psicologa propone un termine più graduale perché, dal suo punto di vista professionale, questo può favorire una transizione più sicura e permettere di consolidare le strategie apprese, evitando possibili ricadute o incertezze future. Non si tratta di invalidare la tua percezione di autonomia, ma di bilanciare la valutazione soggettiva con un’osservazione esperta del percorso terapeutico.
Un modo utile per affrontare la prossima seduta potrebbe essere quello di esprimere chiaramente i tuoi sentimenti e le tue motivazioni, spiegando perché pensi che la chiusura nel breve termine sia adeguata per te, pur rimanendo aperta a un confronto sulle eventuali strategie di consolidamento suggerite dalla psicologa. È normale provare timore nel comunicare un disaccordo, ma una comunicazione sincera è fondamentale per un esito rispettoso delle tue esigenze e del percorso terapeutico.
In ogni caso, è consigliabile approfondire questi dubbi con uno specialista, per valutare insieme la modalità e i tempi più adatti alla chiusura della terapia.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibile: il desiderio di concludere una terapia può nascere proprio da un aumento del senso di autonomia e dalla percezione di aver acquisito strumenti sufficienti per proseguire da soli. Questo, di per sé, è spesso un segnale positivo del lavoro svolto.
Allo stesso tempo, è altrettanto frequente che terapeuta e paziente abbiano tempi di lettura diversi rispetto alla fase di chiusura. La proposta della sua psicologa di pensare a una conclusione più graduale non implica necessariamente una messa in discussione delle sue risorse, ma può riflettere una diversa valutazione clinica del momento o dell’utilità di uno spazio di elaborazione della separazione terapeutica.
Il punto centrale, tuttavia, è che la decisione di proseguire o concludere un percorso resta sempre del paziente. Portare in seduta i suoi dubbi, il dispiacere provato e la sensazione di non essersi sentita pienamente libera di scegliere può essere parte integrante del lavoro stesso e un’occasione importante di chiarificazione. Anche il timore che sente ora merita ascolto e spazio.
Se sente che una chiusura più breve è coerente con il suo stato attuale, può provare a esprimere questo bisogno in modo diretto, mantenendo il confronto sul piano del dialogo con una modalità costruttiva.
la situazione che descrive è comprensibile: il desiderio di concludere una terapia può nascere proprio da un aumento del senso di autonomia e dalla percezione di aver acquisito strumenti sufficienti per proseguire da soli. Questo, di per sé, è spesso un segnale positivo del lavoro svolto.
Allo stesso tempo, è altrettanto frequente che terapeuta e paziente abbiano tempi di lettura diversi rispetto alla fase di chiusura. La proposta della sua psicologa di pensare a una conclusione più graduale non implica necessariamente una messa in discussione delle sue risorse, ma può riflettere una diversa valutazione clinica del momento o dell’utilità di uno spazio di elaborazione della separazione terapeutica.
Il punto centrale, tuttavia, è che la decisione di proseguire o concludere un percorso resta sempre del paziente. Portare in seduta i suoi dubbi, il dispiacere provato e la sensazione di non essersi sentita pienamente libera di scegliere può essere parte integrante del lavoro stesso e un’occasione importante di chiarificazione. Anche il timore che sente ora merita ascolto e spazio.
Se sente che una chiusura più breve è coerente con il suo stato attuale, può provare a esprimere questo bisogno in modo diretto, mantenendo il confronto sul piano del dialogo con una modalità costruttiva.
Gentilissima, il desiderio di concludere una terapia dopo un percorso lungo è spesso un segnale di cambiamento e di maggiore autonomia, e il fatto che lei senta di avere oggi più risorse è un elemento importante da riconoscere e valorizzare. Allo stesso tempo, è comprensibile che la sua terapeuta proponga una fase di chiusura più graduale: per molti professionisti la conclusione non è solo un aspetto organizzativo, ma un momento clinicamente significativo, utile a elaborare la separazione e a dare senso al lavoro svolto.
Detto questo, la terapia resta uno spazio che la riguarda e in cui la sua voce ha pieno diritto di esistere. Se una chiusura di alcuni mesi le sembra eccessiva o non in linea con come si sente oggi, è legittimo poterlo dire. Il timore che avverte è già un materiale molto importante da portare in seduta, può provare a condividere non solo la sua posizione, ma anche la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere o di esprimersi fino in fondo.
Più che arrivare a una decisione “giusta” in astratto, può essere utile usare la prossima seduta per riaprire il dialogo, chiarire i diversi punti di vista e cercare insieme una modalità di conclusione che tenga conto sia del suo bisogno di autonomia sia delle riflessioni della terapeuta. Anche questo confronto, se vissuto in modo autentico, fa parte del processo terapeutico e può rappresentare un passaggio significativo di crescita.
Cordialmente, Dott. Marco Squarcini
Detto questo, la terapia resta uno spazio che la riguarda e in cui la sua voce ha pieno diritto di esistere. Se una chiusura di alcuni mesi le sembra eccessiva o non in linea con come si sente oggi, è legittimo poterlo dire. Il timore che avverte è già un materiale molto importante da portare in seduta, può provare a condividere non solo la sua posizione, ma anche la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere o di esprimersi fino in fondo.
Più che arrivare a una decisione “giusta” in astratto, può essere utile usare la prossima seduta per riaprire il dialogo, chiarire i diversi punti di vista e cercare insieme una modalità di conclusione che tenga conto sia del suo bisogno di autonomia sia delle riflessioni della terapeuta. Anche questo confronto, se vissuto in modo autentico, fa parte del processo terapeutico e può rappresentare un passaggio significativo di crescita.
Cordialmente, Dott. Marco Squarcini
Buongiorno, le sue ragioni sono valide e se crede di non voler proseguire può provare a chiedere meglio alla sua terapeuta il motivo per cui vorrebbe dilatare la chiusura. Anche questa parte della terapia può essere terapeutica per poter comunicare i propri bisogni e ascoltare le argomentazione altrui.
Gentile paziente,
il suo dubbio è legittimo e comprensibile. Dopo quattro anni di percorso è naturale sentire il bisogno di verificare la propria autonomia e di capire se gli strumenti acquisiti possono essere utilizzati senza il sostegno costante della terapia. Questo non significa sminuire il lavoro fatto, ma riconoscerne gli effetti.
È importante chiarire un punto: la decisione di concludere una terapia deve essere condivisa, ma non può essere imposta. Il parere della terapeuta ha valore clinico, soprattutto quando propone una chiusura graduale per evitare interruzioni brusche, ma anche il suo sentire ha piena dignità. Se lei oggi non percepisce come utile o necessario prolungare per mesi, è corretto portarlo di nuovo in seduta.
Il disagio che ha provato nasce probabilmente dal sentirsi poco ascoltata o dal timore di deludere la terapeuta. Questo è un tema molto frequente nelle fasi di separazione terapeutica e, proprio per questo, andrebbe esplorato apertamente. Non è una “sfida”, ma un passaggio importante del percorso.
Alla prossima seduta può provare a esprimersi in modo chiaro ma rispettoso, ad esempio spiegando che comprende il senso di una chiusura graduale, ma che per come si sente ora preferirebbe un tempo più breve e definito, magari concordando un numero limitato di incontri di follow-up. Non deve convincere nessuno: deve raccontare come sta.
Se anche dopo questo confronto dovesse continuare a sentirsi poco libera di scegliere, questo diventerebbe un elemento clinico rilevante da considerare, perché la terapia dovrebbe accompagnare verso l’autonomia, non ostacolarla.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto per orientarsi in questa fase di chiusura e capire come tutelare il suo spazio decisionale, può prenotare una visita.
il suo dubbio è legittimo e comprensibile. Dopo quattro anni di percorso è naturale sentire il bisogno di verificare la propria autonomia e di capire se gli strumenti acquisiti possono essere utilizzati senza il sostegno costante della terapia. Questo non significa sminuire il lavoro fatto, ma riconoscerne gli effetti.
È importante chiarire un punto: la decisione di concludere una terapia deve essere condivisa, ma non può essere imposta. Il parere della terapeuta ha valore clinico, soprattutto quando propone una chiusura graduale per evitare interruzioni brusche, ma anche il suo sentire ha piena dignità. Se lei oggi non percepisce come utile o necessario prolungare per mesi, è corretto portarlo di nuovo in seduta.
Il disagio che ha provato nasce probabilmente dal sentirsi poco ascoltata o dal timore di deludere la terapeuta. Questo è un tema molto frequente nelle fasi di separazione terapeutica e, proprio per questo, andrebbe esplorato apertamente. Non è una “sfida”, ma un passaggio importante del percorso.
Alla prossima seduta può provare a esprimersi in modo chiaro ma rispettoso, ad esempio spiegando che comprende il senso di una chiusura graduale, ma che per come si sente ora preferirebbe un tempo più breve e definito, magari concordando un numero limitato di incontri di follow-up. Non deve convincere nessuno: deve raccontare come sta.
Se anche dopo questo confronto dovesse continuare a sentirsi poco libera di scegliere, questo diventerebbe un elemento clinico rilevante da considerare, perché la terapia dovrebbe accompagnare verso l’autonomia, non ostacolarla.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto per orientarsi in questa fase di chiusura e capire come tutelare il suo spazio decisionale, può prenotare una visita.
Salve.
Il consiglio che mi sento di darle è quello di esporre il suo pensiero nuovamente alla terapeuta, senza alcun timore, poiché la psicologa è lì per ascoltarla ed accogliere i suoi dubbi ed incertezze. Naturalmente la collega (conoscendo il suo caso) avrà fatto le proprie valutazioni in base a ciò che sarebbe meglio per lei, ma ciò non significa che lei debba aver timore di riferire il suo sentirsi pronta nel chiudere la relazione terapeutica.
Anche noi psicologi siamo esseri umani e, in quanto tale, anche le nostre valutazioni potrebbero essere errate: come detto da lei, anche la sua terapeuta la ritiene capace di affrontare le situazioni da sola, ma probabilmente reputa che un paio di mesi in più permetterebbero di concludere la terapia in maniera serena e completa.
Se lei ha intenzione di concludere la terapia nessuno la può obbligare a continuare, l'ultima parola spetta a lei.
Spero di esserle stato utile.
Saluti.
Il consiglio che mi sento di darle è quello di esporre il suo pensiero nuovamente alla terapeuta, senza alcun timore, poiché la psicologa è lì per ascoltarla ed accogliere i suoi dubbi ed incertezze. Naturalmente la collega (conoscendo il suo caso) avrà fatto le proprie valutazioni in base a ciò che sarebbe meglio per lei, ma ciò non significa che lei debba aver timore di riferire il suo sentirsi pronta nel chiudere la relazione terapeutica.
Anche noi psicologi siamo esseri umani e, in quanto tale, anche le nostre valutazioni potrebbero essere errate: come detto da lei, anche la sua terapeuta la ritiene capace di affrontare le situazioni da sola, ma probabilmente reputa che un paio di mesi in più permetterebbero di concludere la terapia in maniera serena e completa.
Se lei ha intenzione di concludere la terapia nessuno la può obbligare a continuare, l'ultima parola spetta a lei.
Spero di esserle stato utile.
Saluti.
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