Buongiorno. Bimbo in seconda primaria, man mano che il tempo passa, peggiora il suo approccio con i
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Buongiorno. Bimbo in seconda primaria, man mano che il tempo passa, peggiora il suo approccio con i compiti a casa, nessuna tecnica sembra funzionare (predisposizione di uno spazio adeguato e tranquillo, organizzazione dei tempi e delle materie, spiegare che una volta svolti i compiti rimane poi del tempo libero per potersi dedicare a gioco, uscite, TV, relax). Insomma man mano la situazione ci sta letteralmente sfuggendo di mano. Io ovviamente sento forte la frustrazione di non essere in grado di trovare una soluzione adeguata ai suoi bisogni. Le maestre non fanno altro che rimarcare una sua frequente distrazione a scuola, escludendo però problemi di altra natura, se non legati esclusivamente ad un atteggiamento. Distrazione che gli fa fare errori (anche se poi guardo i quaderni e al 90% va bene e svolge correttamente le consegne). Lo fanno però mettendo sempre in risalto il suo "non lavorare con attenzione" e vai di faccine tristi sul quaderno. Il bambino è spesso intimorito e ripete di aver paura di sbagliare perché poi le maestre lo sgridano. Ho provato a parlare di questo con loro con l'unico risultato di una sgridata maggiore, davanti a lui. Perché non può né piangere né lamentarsi delle sgridate, visto che è colpa sua. Spesso ci siamo sentiti dire "chissà cosa vi dice a casa" mentre invece in realtà non ci racconta nulla. Semplicemente dopo un po' di tempo a rimuginare su un fatto, poi esplode con la paura di andare a scuola. Noi finora abbiamo cercato di mostrare a lui che maestre e genitori fanno squadra (anche se è evidente che non sia così da parte loro). L'anno scolastico è ormai andato, semplicemente voglio lavorare affinché l'anno prossimo affronti (e affronteremo) il percorso in maniera funzionale e positiva.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e sentita. Il suo messaggio trasmette in modo molto chiaro quanto lei, come genitore, sia coinvolta emotivamente e desiderosa di aiutare suo figlio nel miglior modo possibile. Questo è già un punto di partenza estremamente importante: suo figlio ha accanto una figura adulta che si pone domande, che osserva, che riflette e che cerca soluzioni. La frustrazione che descrive è assolutamente comprensibile, soprattutto quando, nonostante gli sforzi fatti con amore e pazienza, il miglioramento sembra non arrivare e, anzi, la situazione tende a peggiorare. Da un punto di vista cognitivo-comportamentale, ci troviamo di fronte a una dinamica complessa, che coinvolge l'ambiente scolastico, quello familiare e soprattutto il vissuto emotivo del bambino. Il rifiuto o la fatica nei confronti dei compiti spesso non è solo una questione di svogliatezza o di “atteggiamento”, ma può essere espressione di una tensione emotiva più profonda, che si manifesta proprio nei momenti di maggiore richiesta e prestazione. Nel suo racconto emerge un nodo importante: l’ansia da prestazione e la paura di sbagliare. Queste due componenti possono influenzare in modo significativo il comportamento e la motivazione di un bambino. Quando un bambino sente di dover “evitare l’errore” per non incorrere in una punizione emotiva (come una sgridata, una faccina triste o l’umiliazione davanti agli altri), l’apprendimento smette di essere un processo naturale e diventa una fonte di stress. Questo porta a un circolo vizioso: più ha paura, più si distrae, più viene ripreso, e più si innesca la sua ansia, fino ad arrivare all’evitamento (cioè il rifiuto dei compiti o la paura stessa della scuola). È un meccanismo molto conosciuto anche nei bambini molto piccoli, e può diventare cronico se non viene riconosciuto e gestito con attenzione. Il fatto che lei abbia già provato a predisporre un ambiente strutturato, con tempi organizzati e incentivi positivi, è un ottimo approccio. Tuttavia, quando l’ansia è al centro della difficoltà, le strategie organizzative da sole non bastano. Bisogna intervenire a livello emotivo e cognitivo, aiutando il bambino a costruire un nuovo significato legato all’apprendimento: non più qualcosa da temere, ma un’opportunità per sperimentare, sbagliare, crescere. Sottolineo la parola “sbagliare”, perché spesso è proprio il diritto all’errore che va ristabilito. Un altro punto fondamentale è l’atteggiamento degli adulti di riferimento, in particolare le insegnanti. Laddove il bambino percepisce giudizio, rigidità o addirittura sarcasmo, si genera una frattura nel rapporto educativo. L’uso delle faccine tristi, per esempio, può sembrare una strategia immediata di feedback, ma rischia di colpire l’autostima del bambino più che guidarlo. E il fatto che suo figlio non parli subito di ciò che vive a scuola, ma lo “trattenga” finché esplode, indica che molto probabilmente sta cercando di gestire da solo un sovraccarico emotivo che non è ancora in grado di nominare né di elaborare. Ciò che può essere molto utile è un lavoro su due fronti: da una parte, rafforzare le competenze emotive e relazionali di suo figlio, per aiutarlo a riconoscere e verbalizzare le emozioni prima che diventino ingestibili. Questo può avvenire attraverso giochi, dialoghi mirati e anche eventualmente un supporto psicologico specifico, se necessario. Dall’altra parte, sarebbe importante anche provare a rinegoziare il patto educativo con la scuola. Se, come ha già sperimentato, il confronto diretto con le insegnanti non ha portato a un cambiamento, potrebbe essere utile l’intervento di una figura terza (come un pedagogista o uno psicologo scolastico), che possa aiutare a riformulare insieme agli insegnanti un approccio più efficace e rispettoso del bambino. Le suggerisco anche, durante l’estate, di privilegiare esperienze educative leggere ma significative: letture condivise, giochi cognitivi, piccoli compiti sotto forma di sfide divertenti. L’obiettivo non sarà tanto “recuperare” competenze scolastiche, ma recuperare fiducia, curiosità e motivazione. A volte, togliere la pressione può essere il modo migliore per rimettere in moto le risorse interne di un bambino. Mi permetto infine di dirle, con tutto il rispetto e l’empatia, che non deve sentirsi inadeguata come genitore. La sua sensibilità, la sua voglia di ascoltare e di capire suo figlio, e il suo desiderio di trovare una strada più funzionale, sono già i migliori strumenti che può mettere in campo. La situazione è difficile, ma non irrisolvibile. Con un lavoro paziente, calibrato e condiviso, suo figlio potrà tornare a vivere il percorso scolastico con più serenità e con la giusta leggerezza, quella che ogni bambino dovrebbe avere il diritto di sentire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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Salve, consiglierei un approfondimento diagnostico da un Neuropsichiatra Infantile in modo da avere un quadro clinico preciso e capire quale tipo di iter attivare rispetto le esigenze del piccolo.
Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta sincerità e dettaglio la situazione del suo bambino. È evidente che lei si preoccupa profondamente per il suo benessere e desidera trovare soluzioni che possano favorire il suo percorso scolastico e emotivo.
Dal suo racconto emergono alcuni aspetti importanti su cui può essere utile riflettere e intervenire:
1. Ansia e Paura di Fallire: La paura di sbagliare e il timore di essere sgridato possono generare un senso di insicurezza che si manifesta anche con difficoltà di attenzione e distrazione. È importante lavorare sulla rassicurazione, aiutando il bambino a capire che gli errori sono normali e fanno parte del processo di apprendimento.
2. Clima con le Maestre: La tensione e il modo in cui vengono gestite le critiche (come le faccine tristi) possono contribuire a rafforzare la sua sensazione di insicurezza. Sarebbe utile, se possibile, cercare un confronto più costruttivo e rispettoso con le insegnanti, magari coinvolgendo un mediatore o un consulente scolastico, per creare un ambiente più sereno e di supporto.
3. Gestione delle emozioni: Il fatto che il bambino esploda dopo aver rimuginato a lungo su una situazione indica la presenza di una forte componente emotiva. Potrebbe beneficiare di un percorso di educazione emotiva, per riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni in modo più efficace.
4. Tecniche di Motivazione e Autostima: Rafforzare la sua autostima, valorizzando anche i piccoli successi e cercando di ridimensionare le critiche, può aiutarlo a sentirsi più sicuro di sé e meno ansioso.
5. Lavoro sul Tempo e sulle Routine: Continuare a mantenere una routine strutturata e prevedibile, magari introducendo anche momenti di pausa e di rilassamento, può aiutare a ridurre l’ansia e migliorare l’attenzione.
6. Supporto Psicologico: Considerare un supporto psicologico, anche breve, potrebbe essere molto utile. Un professionista può aiutare il bambino a esprimere le sue paure, sviluppare strategie di gestione dell’ansia e migliorare la sua autostima, oltre a offrire ai genitori strumenti pratici per affrontare meglio questa fase.
Per il futuro, sarebbe importante lavorare su un approccio più positivo e incoraggiante, che valorizzi i suoi sforzi e riduca la pressione. La collaborazione tra famiglia e scuola è fondamentale, e cercare di creare un ambiente più comprensivo e meno giudicante può fare una grande differenza.
Ricordo che non siete soli in questa situazione e che chiedere aiuto è un passo molto importante e coraggioso. Restando aperti al dialogo e alla collaborazione, potrete aiutare il bambino a vivere la scuola come un’esperienza più serena e costruttiva.
Se desidera, posso suggerirle alcune strategie pratiche o indirizzarla verso figure professionali che possano supportarla in questa fase.
Rimango a Sua completa diposizione.
Un caloroso abbraccio
Dott. Michele Basigli
Dal suo racconto emergono alcuni aspetti importanti su cui può essere utile riflettere e intervenire:
1. Ansia e Paura di Fallire: La paura di sbagliare e il timore di essere sgridato possono generare un senso di insicurezza che si manifesta anche con difficoltà di attenzione e distrazione. È importante lavorare sulla rassicurazione, aiutando il bambino a capire che gli errori sono normali e fanno parte del processo di apprendimento.
2. Clima con le Maestre: La tensione e il modo in cui vengono gestite le critiche (come le faccine tristi) possono contribuire a rafforzare la sua sensazione di insicurezza. Sarebbe utile, se possibile, cercare un confronto più costruttivo e rispettoso con le insegnanti, magari coinvolgendo un mediatore o un consulente scolastico, per creare un ambiente più sereno e di supporto.
3. Gestione delle emozioni: Il fatto che il bambino esploda dopo aver rimuginato a lungo su una situazione indica la presenza di una forte componente emotiva. Potrebbe beneficiare di un percorso di educazione emotiva, per riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni in modo più efficace.
4. Tecniche di Motivazione e Autostima: Rafforzare la sua autostima, valorizzando anche i piccoli successi e cercando di ridimensionare le critiche, può aiutarlo a sentirsi più sicuro di sé e meno ansioso.
5. Lavoro sul Tempo e sulle Routine: Continuare a mantenere una routine strutturata e prevedibile, magari introducendo anche momenti di pausa e di rilassamento, può aiutare a ridurre l’ansia e migliorare l’attenzione.
6. Supporto Psicologico: Considerare un supporto psicologico, anche breve, potrebbe essere molto utile. Un professionista può aiutare il bambino a esprimere le sue paure, sviluppare strategie di gestione dell’ansia e migliorare la sua autostima, oltre a offrire ai genitori strumenti pratici per affrontare meglio questa fase.
Per il futuro, sarebbe importante lavorare su un approccio più positivo e incoraggiante, che valorizzi i suoi sforzi e riduca la pressione. La collaborazione tra famiglia e scuola è fondamentale, e cercare di creare un ambiente più comprensivo e meno giudicante può fare una grande differenza.
Ricordo che non siete soli in questa situazione e che chiedere aiuto è un passo molto importante e coraggioso. Restando aperti al dialogo e alla collaborazione, potrete aiutare il bambino a vivere la scuola come un’esperienza più serena e costruttiva.
Se desidera, posso suggerirle alcune strategie pratiche o indirizzarla verso figure professionali che possano supportarla in questa fase.
Rimango a Sua completa diposizione.
Un caloroso abbraccio
Dott. Michele Basigli
Buongiorno,
la ringrazio per la chiarezza e per aver condiviso una situazione tanto delicata quanto comune, che tocca aspetti emotivi profondi sia nel bambino sia nei genitori.La frustrazione che sente è assolutamente legittima. Sentirsi impotenti davanti al disagio del proprio figlio è una delle esperienze più complesse da affrontare. Ma già il fatto che state leggendo i segnali e cercando una via d’uscita rispettosa dei suoi bisogni emotivi, è un punto di forza enorme.
Se vuole, possiamo costruire insieme un “piano estivo” di supporto dolce, per lavorare sull’autostima, il rapporto con i compiti e l’ansia da prestazione, in modo che l’ingresso in terza sia meno carico di tensioni.
Resto a disposizione per costruire strumenti concreti.
la ringrazio per la chiarezza e per aver condiviso una situazione tanto delicata quanto comune, che tocca aspetti emotivi profondi sia nel bambino sia nei genitori.La frustrazione che sente è assolutamente legittima. Sentirsi impotenti davanti al disagio del proprio figlio è una delle esperienze più complesse da affrontare. Ma già il fatto che state leggendo i segnali e cercando una via d’uscita rispettosa dei suoi bisogni emotivi, è un punto di forza enorme.
Se vuole, possiamo costruire insieme un “piano estivo” di supporto dolce, per lavorare sull’autostima, il rapporto con i compiti e l’ansia da prestazione, in modo che l’ingresso in terza sia meno carico di tensioni.
Resto a disposizione per costruire strumenti concreti.
Gentile paziente,
le consiglierei vivamente di rivolgersi a qualcuno che possa aiutarvi a mediare il rapporto tra la famiglia e la scuola che risulta evidentemente conflittuale. L'intervento di una figura terza potrà aiutarvi a ricalibrarvi sugli obiettivi riportando queste maestre a riassumersi la loro funzione in modo da rendere sereno il percorso di suo figlio. Da come racconta sembra che la diminuzione di interesse verso i compiti sia per lo più sintomatica di un malfunzionamento nella gestione della classe da parte delle insegnanti, questo, sembra riversarsi nel rapporto con la famiglia. E' una dinamica che spesso si verifica ultimamente nella scuola. Le consiglio per questo di rivolgervi ad una figura che possa svolgere da ponte nel rapporto tra voi famiglia e la scuola.
le consiglierei vivamente di rivolgersi a qualcuno che possa aiutarvi a mediare il rapporto tra la famiglia e la scuola che risulta evidentemente conflittuale. L'intervento di una figura terza potrà aiutarvi a ricalibrarvi sugli obiettivi riportando queste maestre a riassumersi la loro funzione in modo da rendere sereno il percorso di suo figlio. Da come racconta sembra che la diminuzione di interesse verso i compiti sia per lo più sintomatica di un malfunzionamento nella gestione della classe da parte delle insegnanti, questo, sembra riversarsi nel rapporto con la famiglia. E' una dinamica che spesso si verifica ultimamente nella scuola. Le consiglio per questo di rivolgervi ad una figura che possa svolgere da ponte nel rapporto tra voi famiglia e la scuola.
gentile utente, bisognerebbe esolorare meglio quello che lei descrive e riporta. Il tempo che il suo bimbo passa a scuola è molto importante e lo è ancora di più come lo impiega e lo vive quotidianamente. La invito a parlarne con un professionista. un caro saluto
Gentili genitori buonasera.
Le vostre preoccupazioni sono legittime e vanno ascoltate da chi ha la giusta competenza. Vostro figlio, al di là del rendimento scolastico, deve vivere la scuola con maggiore serenità e interesse, senza timore alcuno per le maestre e senza ritrosità nel voler fare i compiti.
Avete più volte sottolineato come si lamenta una mancanza di attenzione o le frequenti distrazioni a scuola. Potrebbe essere utile fare una valutazione ADHD presso un centro specializzato per stabilire se c'è un deficit a carico del sistema attentivo, l'età di vostro figlio (più o meno 8 anni) è quella giusta per indagare. Nella stessa sede potreste chiedere una valutazione DSA che misura l'eventuale presenza di dislessia, discalculia, e altri disturbi specifici dell'apprendimento.
Si tratta di eventuali disturbi che nulla hanno a che fare con l'intelligenza di vostro figlio o con le sue potenzialità. Sono diversi modi di funzionare del cervello che possono richiedere strumenti di apprendimento adeguati e che, al giorno d'oggi, sono molto efficaci e consentono una vita scolastica del tutto normale a moltissimi giovani studenti. Una volta assimilati questi strumenti diventeranno schemi stabili che consentiranno al ragazzo di perseguire qualsiasi traguardo.
Escluso, eventualmente, che vostro figlio rientri in queste casistiche, potreste valutare di cambiare sezione o scuola. A volte è semplicemente il contesto che non è funzionale all'apprendimento di un bambino.
La vostra dedizione nei suoi confronti è ammirevole e sono certo che saprete aiutalo nel modo più opportuno.
Vi auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Le vostre preoccupazioni sono legittime e vanno ascoltate da chi ha la giusta competenza. Vostro figlio, al di là del rendimento scolastico, deve vivere la scuola con maggiore serenità e interesse, senza timore alcuno per le maestre e senza ritrosità nel voler fare i compiti.
Avete più volte sottolineato come si lamenta una mancanza di attenzione o le frequenti distrazioni a scuola. Potrebbe essere utile fare una valutazione ADHD presso un centro specializzato per stabilire se c'è un deficit a carico del sistema attentivo, l'età di vostro figlio (più o meno 8 anni) è quella giusta per indagare. Nella stessa sede potreste chiedere una valutazione DSA che misura l'eventuale presenza di dislessia, discalculia, e altri disturbi specifici dell'apprendimento.
Si tratta di eventuali disturbi che nulla hanno a che fare con l'intelligenza di vostro figlio o con le sue potenzialità. Sono diversi modi di funzionare del cervello che possono richiedere strumenti di apprendimento adeguati e che, al giorno d'oggi, sono molto efficaci e consentono una vita scolastica del tutto normale a moltissimi giovani studenti. Una volta assimilati questi strumenti diventeranno schemi stabili che consentiranno al ragazzo di perseguire qualsiasi traguardo.
Escluso, eventualmente, che vostro figlio rientri in queste casistiche, potreste valutare di cambiare sezione o scuola. A volte è semplicemente il contesto che non è funzionale all'apprendimento di un bambino.
La vostra dedizione nei suoi confronti è ammirevole e sono certo che saprete aiutalo nel modo più opportuno.
Vi auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno, sono la dott.ssa Piera Cenname. Attraverso questi elementi non è facile comprendere se l'aspetto relativo all'attenzione è un punto su cui sarebbe utile lavorare. La disattenzione sicuramente influisce nel rendimento scolastico, ma anche in altri aspetti come l'utilizzo dei materiali scolastici, inoltre un altro aspetto su cui mi soffermerei è il fatto che riesca a portare a termine il compito richiesto. Lavorerei sull'attenzione, sulla distribuzione del materiale sul banco, infatti quanto meno materiale c'e più sarà semplice lavorare e riuscire a fare il compito richiesto. Inoltre anche l'autostima, il fatto di valorizzare gli aspetti positivi, i punti di forza sono un punto di partenza molto importante per ogni alunno, anche semplicemente con "bravo". Per poi arrivare ai punti di debolezza, che abbiamo tutti, su cui poter lavorare e migliorare.
Se ha bisogno di ulteriore riscontro, sono a sua disposizione.
Cordiali saluti, Piera Cenname
Se ha bisogno di ulteriore riscontro, sono a sua disposizione.
Cordiali saluti, Piera Cenname
Posso immaginare come possa essere per Lei scontrarsi con questa situazione e la preoccupazione che ne deriva.
Mi rendo disponibile ad approfondire l'argomento e ad individuare, insieme, le strategie che consentano a Lei e al Suo bambino di vivere il prossimo anno scolastico più serenamente.
Mi rendo disponibile ad approfondire l'argomento e ad individuare, insieme, le strategie che consentano a Lei e al Suo bambino di vivere il prossimo anno scolastico più serenamente.
Salve, dal suo racconto si evidenzia la mancanza di un rapporto sinergico tra genitore e insegnanti. La carenza di un punto di incontro, tra le due parti, determina un circolo vizioso con conseguenze e ricadute negative sull'apprendimento, sull'attenzione, sul comportamento e sull'impegno del bambino. La mancata comunicazione-costruttiva ha un'incidenza sulla difficoltà di individuare il focus del problema e quindi la possibilità di trovare soluzioni adeguate per il bambino. Il mio suggerimento, in primis, è quello di ascoltare il bambino, al fine di comprendere le sue difficoltà in relazione alle maestre e al contesto classe, inoltre, è determinante approfondire i suoi sentimenti, le sue esigenze, le sue paure e la sua ansia. E' opportuno che vi sia un intervento psicologico affinché il bambino possa raggiungere il suo benessere psicologico.
Cara Mamma,
Comprendo profondamente la sua frustrazione e il senso di impotenza che sta vivendo. È faticoso vedere il proprio figlio in difficoltà e non riuscire a trovare la chiave giusta, soprattutto quando ci si scontra con un muro a scuola. Cerchiamo di analizzare la situazione e di trovare delle strategie per il futuro.
Analisi della Situazione:
L'approccio ai compiti a casa: Il peggioramento graduale suggerisce che l'esperienza dei compiti e della scuola sta diventando sempre più negativa per suo figlio. Le strategie che lei ha messo in atto (spazio, tempi, routine) sono ottime in linea generale, ma se l'associazione "compiti = ansia/fallimento/sgridate" si è consolidata, queste da sole non bastano più.
La "distrazione" a scuola: È importante capire cosa si cela dietro questa etichetta.
Ansia da prestazione: Il timore di sbagliare e di essere sgridato è un fattore potentissimo. Un bambino ansioso fa più fatica a concentrarsi, perché parte della sua mente è occupata dalla preoccupazione. Questo può portare a errori di distrazione, che a loro volta confermano la sua paura e le "profezie" delle maestre, innescando un circolo vizioso.
Demotivazione: Se l'ambiente scolastico è percepito come giudicante e poco supportivo, la motivazione intrinseca all'apprendimento cala. Le faccine tristi, invece di spronare, possono demotivare ulteriormente un bambino sensibile, facendolo sentire "sbagliato".
Noia o difficoltà specifiche non colte: A volte la distrazione può derivare da compiti non sufficientemente stimolanti, oppure, al contrario, da piccole difficoltà non identificate che rendono faticoso seguire. Tuttavia, lei dice che il 90% del lavoro è corretto, il che fa pendere l'ago della bilancia più verso fattori emotivi.
La reazione delle maestre: L'atteggiamento descritto ("vai di faccine tristi", "non può piangere né lamentarsi perché è colpa sua", la sgridata davanti a lei) è purtroppo controproducente. Non aiuta il bambino a sviluppare strategie di autoregolazione o a sentirsi compreso, ma aumenta la sua ansia e la percezione di non essere capace. La frase "chissà cosa vi dice a casa" denota una chiusura e una mancanza di fiducia che minano la collaborazione scuola-famiglia.
La sua squadra "mancata": È lodevole il suo tentativo di mostrare un fronte unito, ma è essenziale che questa alleanza sia autentica e basata sul benessere del bambino. Se percepisce che questa "squadra" non lo protegge o non lo capisce, la sua fiducia potrebbe incrinarsi.
Cosa Fare Ora e per il Prossimo Anno:
L'anno scolastico è quasi finito, quindi concentriamoci su come "resettare" e prepararsi al meglio.
Priorità all'Estate: Decompressione e Rinforzo Positivo:
Pausa Reale: L'estate deve essere un momento di stacco totale dalla pressione scolastica. Limiti i compiti delle vacanze allo stretto necessario, trasformandoli magari in giochi o attività piacevoli fatte insieme, senza stress.
Riscoprire il Piacere di Imparare: Proponga attività ludiche che stimolino la curiosità e l'apprendimento in modo informale: giochi di società, letture condivise per puro piacere, esperimenti, visite a musei o parchi naturali. L'obiettivo è associare l'apprendimento al divertimento e alla scoperta, non alla valutazione.
Rinforzare l'Autostima: Si concentri sui suoi punti di forza, su ciò che gli piace fare e in cui riesce bene (sport, disegno, costruzioni, ecc.). Lodi l'impegno, la perseveranza, la creatività, più che il risultato perfetto. Aiutiamolo a ricostruire un'immagine positiva di sé.
Ascolto Attivo: Continui a creare spazi sicuri in cui lui possa esprimere le sue emozioni, anche quelle negative, senza giudizio. Validare i suoi sentimenti ("Capisco che ti senti spaventato/frustrato quando...") è fondamentale.
Preparazione per il Nuovo Anno Scolastico:
Dialogo Preventivo con le Insegnanti (se possibile e se saranno le stesse):
Chieda un incontro a inizio anno, prima che le dinamiche negative si ricreino.
Approccio: Non vada lì per accusare, ma per collaborare. Spieghi con calma le sue osservazioni e preoccupazioni, focalizzandosi sul benessere emotivo di suo figlio come presupposto per l'apprendimento.
Porti esempi concreti: "Ho notato che mio figlio è molto sensibile al giudizio e la paura di sbagliare lo blocca. A casa, quando si sente tranquillo, riesce bene nei compiti (il 90% è corretto). Mi preoccupa che la sua ansia possa essere interpretata solo come distrazione o scarso impegno."
Proposte: Chieda se è possibile utilizzare strategie di rinforzo più positivo, valorizzare i progressi anche piccoli, e magari avere un breve feedback informale con lei se notano particolari difficoltà, prima che la situazione si esasperi per il bambino.
Sottolinei il suo desiderio di fare squadra veramente, per il bene del bambino.
Se le insegnanti dovessero cambiare: Un nuovo inizio può essere un'opportunità. Presentatevi come famiglia collaborativa e attenta.
Lavorare sulla Paura di Sbagliare (a casa):
Normalizzare l'errore: Spieghi che sbagliare è parte del processo di apprendimento per tutti, anche per i grandi. Racconti di suoi errori e di come li ha superati.
"Detective degli errori": Invece di focalizzarsi sull'errore come fallimento, lo si può analizzare insieme con curiosità per capire cosa non ha funzionato e come si può fare diversamente la prossima volta.
Enfatizzare l'impegno e il processo, non solo il risultato.
Tecniche per i Compiti (da reintrodurre gradualmente e con un nuovo spirito):
"Compiti-Gioco": Dividere i compiti in piccole parti, alternandoli a brevi pause attive o a un piccolo gioco.
Focus sull'autonomia graduale: Inizialmente stia con lui, non per fare i compiti al posto suo, ma per offrire supporto emotivo e aiutarlo a organizzarsi. Man mano che si sente più sicuro, si può allontanare gradualmente.
Celebrare i piccoli successi: Un compito finito, anche se con qualche sbavatura, merita un riconoscimento per l'impegno.
Valutare un Supporto Esterno (se necessario):
Se, nonostante i suoi sforzi e un eventuale cambio di approccio da parte della scuola, l'ansia e il rifiuto dovessero persistere significativamente nel prossimo anno scolastico, potrebbe essere utile consultare uno psicologo dell'età evolutiva. Potrebbe aiutare suo figlio a elaborare le sue paure e a sviluppare strategie per gestire l'ansia, e fornire a voi genitori ulteriori strumenti.
Prendersi Cura di Sé: La sua frustrazione è legittima. Si prenda degli spazi anche per lei, per ricaricarsi. Se lei è più serena, riuscirà a trasmettere più calma anche a suo figlio.
Ricordi, mamma, che lei è l'esperta di suo figlio. Il fatto che il 90% dei suoi compiti sia corretto è un dato importante che stride con l'etichetta di "disattento cronico". È possibile che le insegnanti, forse oberate, si concentrino più sugli aspetti problematici senza cogliere appieno la sensibilità e le risorse di suo figlio. Il suo ruolo è quello di proteggerlo e di fare da mediatrice costruttiva.
L'obiettivo per il prossimo anno è creare un ambiente (sia a casa che, si spera, a scuola) in cui suo figlio si senta abbastanza sicuro da poter imparare, anche sbagliando, senza temere continue svalutazioni.
Sono a disposizione se avesse bisogno di ulteriori riflessioni. Un caro saluto.
Comprendo profondamente la sua frustrazione e il senso di impotenza che sta vivendo. È faticoso vedere il proprio figlio in difficoltà e non riuscire a trovare la chiave giusta, soprattutto quando ci si scontra con un muro a scuola. Cerchiamo di analizzare la situazione e di trovare delle strategie per il futuro.
Analisi della Situazione:
L'approccio ai compiti a casa: Il peggioramento graduale suggerisce che l'esperienza dei compiti e della scuola sta diventando sempre più negativa per suo figlio. Le strategie che lei ha messo in atto (spazio, tempi, routine) sono ottime in linea generale, ma se l'associazione "compiti = ansia/fallimento/sgridate" si è consolidata, queste da sole non bastano più.
La "distrazione" a scuola: È importante capire cosa si cela dietro questa etichetta.
Ansia da prestazione: Il timore di sbagliare e di essere sgridato è un fattore potentissimo. Un bambino ansioso fa più fatica a concentrarsi, perché parte della sua mente è occupata dalla preoccupazione. Questo può portare a errori di distrazione, che a loro volta confermano la sua paura e le "profezie" delle maestre, innescando un circolo vizioso.
Demotivazione: Se l'ambiente scolastico è percepito come giudicante e poco supportivo, la motivazione intrinseca all'apprendimento cala. Le faccine tristi, invece di spronare, possono demotivare ulteriormente un bambino sensibile, facendolo sentire "sbagliato".
Noia o difficoltà specifiche non colte: A volte la distrazione può derivare da compiti non sufficientemente stimolanti, oppure, al contrario, da piccole difficoltà non identificate che rendono faticoso seguire. Tuttavia, lei dice che il 90% del lavoro è corretto, il che fa pendere l'ago della bilancia più verso fattori emotivi.
La reazione delle maestre: L'atteggiamento descritto ("vai di faccine tristi", "non può piangere né lamentarsi perché è colpa sua", la sgridata davanti a lei) è purtroppo controproducente. Non aiuta il bambino a sviluppare strategie di autoregolazione o a sentirsi compreso, ma aumenta la sua ansia e la percezione di non essere capace. La frase "chissà cosa vi dice a casa" denota una chiusura e una mancanza di fiducia che minano la collaborazione scuola-famiglia.
La sua squadra "mancata": È lodevole il suo tentativo di mostrare un fronte unito, ma è essenziale che questa alleanza sia autentica e basata sul benessere del bambino. Se percepisce che questa "squadra" non lo protegge o non lo capisce, la sua fiducia potrebbe incrinarsi.
Cosa Fare Ora e per il Prossimo Anno:
L'anno scolastico è quasi finito, quindi concentriamoci su come "resettare" e prepararsi al meglio.
Priorità all'Estate: Decompressione e Rinforzo Positivo:
Pausa Reale: L'estate deve essere un momento di stacco totale dalla pressione scolastica. Limiti i compiti delle vacanze allo stretto necessario, trasformandoli magari in giochi o attività piacevoli fatte insieme, senza stress.
Riscoprire il Piacere di Imparare: Proponga attività ludiche che stimolino la curiosità e l'apprendimento in modo informale: giochi di società, letture condivise per puro piacere, esperimenti, visite a musei o parchi naturali. L'obiettivo è associare l'apprendimento al divertimento e alla scoperta, non alla valutazione.
Rinforzare l'Autostima: Si concentri sui suoi punti di forza, su ciò che gli piace fare e in cui riesce bene (sport, disegno, costruzioni, ecc.). Lodi l'impegno, la perseveranza, la creatività, più che il risultato perfetto. Aiutiamolo a ricostruire un'immagine positiva di sé.
Ascolto Attivo: Continui a creare spazi sicuri in cui lui possa esprimere le sue emozioni, anche quelle negative, senza giudizio. Validare i suoi sentimenti ("Capisco che ti senti spaventato/frustrato quando...") è fondamentale.
Preparazione per il Nuovo Anno Scolastico:
Dialogo Preventivo con le Insegnanti (se possibile e se saranno le stesse):
Chieda un incontro a inizio anno, prima che le dinamiche negative si ricreino.
Approccio: Non vada lì per accusare, ma per collaborare. Spieghi con calma le sue osservazioni e preoccupazioni, focalizzandosi sul benessere emotivo di suo figlio come presupposto per l'apprendimento.
Porti esempi concreti: "Ho notato che mio figlio è molto sensibile al giudizio e la paura di sbagliare lo blocca. A casa, quando si sente tranquillo, riesce bene nei compiti (il 90% è corretto). Mi preoccupa che la sua ansia possa essere interpretata solo come distrazione o scarso impegno."
Proposte: Chieda se è possibile utilizzare strategie di rinforzo più positivo, valorizzare i progressi anche piccoli, e magari avere un breve feedback informale con lei se notano particolari difficoltà, prima che la situazione si esasperi per il bambino.
Sottolinei il suo desiderio di fare squadra veramente, per il bene del bambino.
Se le insegnanti dovessero cambiare: Un nuovo inizio può essere un'opportunità. Presentatevi come famiglia collaborativa e attenta.
Lavorare sulla Paura di Sbagliare (a casa):
Normalizzare l'errore: Spieghi che sbagliare è parte del processo di apprendimento per tutti, anche per i grandi. Racconti di suoi errori e di come li ha superati.
"Detective degli errori": Invece di focalizzarsi sull'errore come fallimento, lo si può analizzare insieme con curiosità per capire cosa non ha funzionato e come si può fare diversamente la prossima volta.
Enfatizzare l'impegno e il processo, non solo il risultato.
Tecniche per i Compiti (da reintrodurre gradualmente e con un nuovo spirito):
"Compiti-Gioco": Dividere i compiti in piccole parti, alternandoli a brevi pause attive o a un piccolo gioco.
Focus sull'autonomia graduale: Inizialmente stia con lui, non per fare i compiti al posto suo, ma per offrire supporto emotivo e aiutarlo a organizzarsi. Man mano che si sente più sicuro, si può allontanare gradualmente.
Celebrare i piccoli successi: Un compito finito, anche se con qualche sbavatura, merita un riconoscimento per l'impegno.
Valutare un Supporto Esterno (se necessario):
Se, nonostante i suoi sforzi e un eventuale cambio di approccio da parte della scuola, l'ansia e il rifiuto dovessero persistere significativamente nel prossimo anno scolastico, potrebbe essere utile consultare uno psicologo dell'età evolutiva. Potrebbe aiutare suo figlio a elaborare le sue paure e a sviluppare strategie per gestire l'ansia, e fornire a voi genitori ulteriori strumenti.
Prendersi Cura di Sé: La sua frustrazione è legittima. Si prenda degli spazi anche per lei, per ricaricarsi. Se lei è più serena, riuscirà a trasmettere più calma anche a suo figlio.
Ricordi, mamma, che lei è l'esperta di suo figlio. Il fatto che il 90% dei suoi compiti sia corretto è un dato importante che stride con l'etichetta di "disattento cronico". È possibile che le insegnanti, forse oberate, si concentrino più sugli aspetti problematici senza cogliere appieno la sensibilità e le risorse di suo figlio. Il suo ruolo è quello di proteggerlo e di fare da mediatrice costruttiva.
L'obiettivo per il prossimo anno è creare un ambiente (sia a casa che, si spera, a scuola) in cui suo figlio si senta abbastanza sicuro da poter imparare, anche sbagliando, senza temere continue svalutazioni.
Sono a disposizione se avesse bisogno di ulteriori riflessioni. Un caro saluto.
Buongiorno,
la situazione che descrive è certamente complessa e comprensibilmente fonte di grande frustrazione e preoccupazione. Il suo bambino sta manifestando un crescente disagio legato al momento dei compiti e, più in generale, all’ambiente scolastico, che sembra essere diventato per lui una fonte di ansia e timore.
Nonostante l’adozione di strategie educative efficaci (come l’organizzazione degli spazi, la gestione del tempo e la motivazione con attività piacevoli post-compiti), il bambino non sembra riuscire a trovare un equilibrio. Questo può dipendere da diversi fattori, non necessariamente legati a un problema specifico di apprendimento, ma anche a dinamiche relazionali e/o emotive. La sua difficoltà crescente nell’approcciarsi ai compiti, unita alla paura delle sgridate e all’incapacità di esternare subito il proprio vissuto emotivo, può indicare un disagio che ha bisogno di essere accolto e approfondito in modo mirato.
È molto importante che il bambino si senta capito, supportato e protetto, anche rispetto a figure adulte autorevoli come gli insegnanti. Purtroppo, quando il dialogo scuola-famiglia diventa rigido o punitivo, il bambino rischia di percepire di non avere “via d’uscita” e può chiudersi ulteriormente o sviluppare sintomi di rifiuto scolastico.
Il suo desiderio di lavorare affinché il prossimo anno scolastico possa iniziare sotto una luce nuova e più positiva è lodevole e assolutamente condivisibile. In questi casi, però, è spesso utile approfondire il vissuto del bambino attraverso un percorso di valutazione psicologica. Questo permetterebbe non solo di comprendere meglio i suoi bisogni emotivi e cognitivi, ma anche di ricevere indicazioni su come accompagnarlo in modo più efficace, anche in relazione al contesto scolastico.
Per questo, sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista dell’età evolutiva, che possa osservare e comprendere in profondità il funzionamento emotivo e relazionale del bambino, fornendo al tempo stesso un supporto concreto ai genitori nel gestire una situazione così delicata.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è certamente complessa e comprensibilmente fonte di grande frustrazione e preoccupazione. Il suo bambino sta manifestando un crescente disagio legato al momento dei compiti e, più in generale, all’ambiente scolastico, che sembra essere diventato per lui una fonte di ansia e timore.
Nonostante l’adozione di strategie educative efficaci (come l’organizzazione degli spazi, la gestione del tempo e la motivazione con attività piacevoli post-compiti), il bambino non sembra riuscire a trovare un equilibrio. Questo può dipendere da diversi fattori, non necessariamente legati a un problema specifico di apprendimento, ma anche a dinamiche relazionali e/o emotive. La sua difficoltà crescente nell’approcciarsi ai compiti, unita alla paura delle sgridate e all’incapacità di esternare subito il proprio vissuto emotivo, può indicare un disagio che ha bisogno di essere accolto e approfondito in modo mirato.
È molto importante che il bambino si senta capito, supportato e protetto, anche rispetto a figure adulte autorevoli come gli insegnanti. Purtroppo, quando il dialogo scuola-famiglia diventa rigido o punitivo, il bambino rischia di percepire di non avere “via d’uscita” e può chiudersi ulteriormente o sviluppare sintomi di rifiuto scolastico.
Il suo desiderio di lavorare affinché il prossimo anno scolastico possa iniziare sotto una luce nuova e più positiva è lodevole e assolutamente condivisibile. In questi casi, però, è spesso utile approfondire il vissuto del bambino attraverso un percorso di valutazione psicologica. Questo permetterebbe non solo di comprendere meglio i suoi bisogni emotivi e cognitivi, ma anche di ricevere indicazioni su come accompagnarlo in modo più efficace, anche in relazione al contesto scolastico.
Per questo, sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista dell’età evolutiva, che possa osservare e comprendere in profondità il funzionamento emotivo e relazionale del bambino, fornendo al tempo stesso un supporto concreto ai genitori nel gestire una situazione così delicata.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Un’osservazione in classe di un professionista esterno (nel suo caso psicologo dell’età evolutiva) potrebbe aiutare a mettere luce sull’origine della problematica. Per poterlo fare si chiede autorizzazione al Dirigente scolastico.
Buongiorno, potrebbe risultare utile la funzione attentiva e verificare effettivamente se la "distrazione" che lamentano le maestre siano da imputare ad una difficoltà oggettiva. Sicuramente la valutazione è un passo importante per impostare una strategia funzionale a scuola e durante i compiti.
gentilissima/o,
potrebbe essere indicata una consultazione da professionista esperto in psicologia dell'età evolutiva.
Potrà sicuramente analizzare le difficoltà e suggerire il percorso più adeguato anche in collaborazione con la scuola.
saluti
potrebbe essere indicata una consultazione da professionista esperto in psicologia dell'età evolutiva.
Potrà sicuramente analizzare le difficoltà e suggerire il percorso più adeguato anche in collaborazione con la scuola.
saluti
Cara utente,
come ha ben sottolineato lei, l'elemento fondamentale è quello di creare una buona squadra tra genitori e gruppo docenti. Nel fare ciò può essere d'aiuto la figura di un terzo esterno, quale lo psicologo scolastico o il pedagogista, figure a cui sarebbe utile rivolgersi all'inizio del prossimo anno, se presenti nella vostra scuola.
Rispetto alla questione dei compiti: spesso i bambini faticano tanto nel farsi supportare nello studio da parte dei genitori. Se possibile diventa utile differenziare gli ambiti e affidare l'aspetto della cura dei compiti e dello studio ad una figura esterna, che possa seguire il bambino in forma individuale oppure di gruppo.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dott.ssa Anna Faragò
come ha ben sottolineato lei, l'elemento fondamentale è quello di creare una buona squadra tra genitori e gruppo docenti. Nel fare ciò può essere d'aiuto la figura di un terzo esterno, quale lo psicologo scolastico o il pedagogista, figure a cui sarebbe utile rivolgersi all'inizio del prossimo anno, se presenti nella vostra scuola.
Rispetto alla questione dei compiti: spesso i bambini faticano tanto nel farsi supportare nello studio da parte dei genitori. Se possibile diventa utile differenziare gli ambiti e affidare l'aspetto della cura dei compiti e dello studio ad una figura esterna, che possa seguire il bambino in forma individuale oppure di gruppo.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dott.ssa Anna Faragò
Buona sera, le maestre non hanno le competenze di discriminare se si tratti di un disturbo dell'apprendimento o di una disabilità intellettiva in genere, per questa specifica si fanno le valutazioni psicodiagnostiche che vengono rilasciate dallo psicologo. Tuttavia, prima di parlare di un disturbo di questo tipo bisognerebbe ampliare le informazioni a riguardo per cui sarebbe comunque utile una valutazione psicologica.
La sua difficoltà è comprensibile, non si abbatta.
Resto a disposizione, grazie.
La sua difficoltà è comprensibile, non si abbatta.
Resto a disposizione, grazie.
Capisco la tua frustrazione e la preoccupazione per la situazione che stai vivendo con tuo figlio. È evidente che stai cercando di fare il possibile per aiutarlo, ma a volte, nonostante gli sforzi, le cose non migliorano come vorremmo. È naturale sentirsi sopraffatti, soprattutto quando sembra che non ci sia una soluzione immediata.
Il fatto che tuo figlio stia avendo difficoltà a scuola e che sia spesso distratto potrebbe essere il risultato di una serie di fattori, tra cui la paura di sbagliare, la pressione percepita dalle maestre o semplicemente una fase di difficoltà emotiva. È importante considerare che i bambini, in particolare a questa età, stanno attraversando un periodo di cambiamento e di crescita, durante il quale possono sviluppare ansie o difficoltà a gestire le proprie emozioni e relazioni.
Quando un bambino si isola, usa molto il cellulare e non vuole andare a scuola, potrebbe esserci dietro una forma di ansia che ha bisogno di essere affrontata con delicatezza. Spesso, quando un bambino teme il giudizio degli altri, si rifugia nel mondo digitale, dove può sentirsi più in controllo e meno esposto.
Dal momento che tuo figlio non sembra esprimere direttamente le sue difficoltà, ma esplode dopo un periodo di ruminazione, potrebbe essere utile continuare a cercare un dialogo più aperto e empatico con lui. Forse, invece di concentrarti solo sui compiti e sulla scuola, provare a parlare di ciò che gli piace fare, delle sue passioni, dei suoi sogni potrebbe aiutarlo a sentirsi più rilassato e disposto ad aprirsi. In questo modo, oltre ad affrontare le difficoltà scolastiche, potreste anche lavorare sul rafforzare il suo senso di autostima e di fiducia.
Inoltre, sarebbe utile cercare di collaborare in modo più costruttivo con le maestre. A volte, il comportamento di un bambino in classe potrebbe essere dovuto a un'ansia o a una difficoltà emotiva che non è stata presa in considerazione. Se il bambino è intimorito dalle sgridate o ha paura di sbagliare, potrebbe essere utile cercare di ridurre la pressione e promuovere un ambiente scolastico più rassicurante.
Ti consiglio anche di non sottovalutare l'importanza di piccoli momenti condivisi insieme, dove non ci sono aspettative riguardo ai compiti o agli obiettivi scolastici. Spesso, i bambini rispondono meglio quando sentono di avere il sostegno incondizionato dei genitori e quando l'ambiente domestico è percepito come un luogo sicuro e rilassato.
Infine, se la situazione non migliora, potrebbe essere utile consultare uno psicologo o un esperto in educazione per una valutazione più approfondita del comportamento di tuo figlio. A volte un supporto professionale può fare la differenza nell'aiutare sia il bambino che i genitori a trovare le giuste strategie per affrontare insieme le difficoltà.
È evidente che tu stia facendo del tuo meglio e che il tuo desiderio di aiutare tuo figlio sia molto forte. Ti auguro di trovare presto la soluzione che meglio si adatta alla sua situazione e che possiate superare insieme questa fase difficile.
Il fatto che tuo figlio stia avendo difficoltà a scuola e che sia spesso distratto potrebbe essere il risultato di una serie di fattori, tra cui la paura di sbagliare, la pressione percepita dalle maestre o semplicemente una fase di difficoltà emotiva. È importante considerare che i bambini, in particolare a questa età, stanno attraversando un periodo di cambiamento e di crescita, durante il quale possono sviluppare ansie o difficoltà a gestire le proprie emozioni e relazioni.
Quando un bambino si isola, usa molto il cellulare e non vuole andare a scuola, potrebbe esserci dietro una forma di ansia che ha bisogno di essere affrontata con delicatezza. Spesso, quando un bambino teme il giudizio degli altri, si rifugia nel mondo digitale, dove può sentirsi più in controllo e meno esposto.
Dal momento che tuo figlio non sembra esprimere direttamente le sue difficoltà, ma esplode dopo un periodo di ruminazione, potrebbe essere utile continuare a cercare un dialogo più aperto e empatico con lui. Forse, invece di concentrarti solo sui compiti e sulla scuola, provare a parlare di ciò che gli piace fare, delle sue passioni, dei suoi sogni potrebbe aiutarlo a sentirsi più rilassato e disposto ad aprirsi. In questo modo, oltre ad affrontare le difficoltà scolastiche, potreste anche lavorare sul rafforzare il suo senso di autostima e di fiducia.
Inoltre, sarebbe utile cercare di collaborare in modo più costruttivo con le maestre. A volte, il comportamento di un bambino in classe potrebbe essere dovuto a un'ansia o a una difficoltà emotiva che non è stata presa in considerazione. Se il bambino è intimorito dalle sgridate o ha paura di sbagliare, potrebbe essere utile cercare di ridurre la pressione e promuovere un ambiente scolastico più rassicurante.
Ti consiglio anche di non sottovalutare l'importanza di piccoli momenti condivisi insieme, dove non ci sono aspettative riguardo ai compiti o agli obiettivi scolastici. Spesso, i bambini rispondono meglio quando sentono di avere il sostegno incondizionato dei genitori e quando l'ambiente domestico è percepito come un luogo sicuro e rilassato.
Infine, se la situazione non migliora, potrebbe essere utile consultare uno psicologo o un esperto in educazione per una valutazione più approfondita del comportamento di tuo figlio. A volte un supporto professionale può fare la differenza nell'aiutare sia il bambino che i genitori a trovare le giuste strategie per affrontare insieme le difficoltà.
È evidente che tu stia facendo del tuo meglio e che il tuo desiderio di aiutare tuo figlio sia molto forte. Ti auguro di trovare presto la soluzione che meglio si adatta alla sua situazione e che possiate superare insieme questa fase difficile.
Buongiorno, sono la Dott.ssa Simona Andrisani.
Innanzitutto voglio ringraziarLa per aver condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo momento la Sua Famiglia. Ciò che appare in prima istanza è il quadro di una Famiglia attenta e coinvolta, che sta cercando in tutti i modi di sostenere il proprio bambino e di comprenderlo nei suoi bisogni.
Mi appare anche chiara la frustrazione che descrive che, in simili circostanze, è del tutto comprensibile: quando ci sembra di mettere in atto tutte le strategie possibili senza ottenere risultati, è naturale sentirsi smarriti.
Ciò che, però, vorrei sottolineare è il fatto che dalle sue parole emerge un aspetto assai rilevante rispetto a Suo figlio, ovvero che STA CERCANDO DI COMUNICARE QUALCOSA, facendo del suo meglio, attraverso canali non verbali che si evincono dalla sua fatica a svolgere i compiti, la paura di sbagliare, l’evitamento. E' verosimile, quindi, che difronte ad una mancata e adeguata risposta ai suoi bisogni, ci sia una reazione emotiva importante.
Non aiuta l’atteggiamento delle insegnanti centrato su richiami, faccine tristi e sgridate che, a mio parere, non fa altro che alimentare un circolo di ansia da prestazione, tale da contribuire ad accentuare le difficoltà attentive e il rifiuto scolastico.
Altri segnali che ritengo non debbano essere sottovalutati.
La mia percezione rispetto a ciò che racconta è che suo figlio potrebbe trovarsi in una fase in cui l’ambiente scolastico non è percepito come sicuro o accogliente. È possibile che stia sviluppando una forma di disagio legata al contesto scolastico, che meriterebbe attenzione da parte di TUTTI GLI ADULTI COINVOLTI, che abbia come obiettivo comune quello di cogliere i suo bisogni, interpretarli e darvi seguito nel pieno rispetto del suo momento evolutivo, dei suoi tempi e delle sue emozioni.
Potrebbe essere utile una consulenza genitoriale iniziale per valutare la situazione in un'ottica sistemica al fine di non rischiare un ulteriore "etichettamento" di Suo figlio che, da quanto riferito, sembra comunque avere delle buone risorse da riattivare, così da comprendere meglio il suo vissuto emotivo e individuare strategie di supporto più mirate.
Mi permetto, nel frattempo, di suggerire alcuni piccoli passi possono aiutare:
• Continuare a validare le emozioni di suo figlio, rassicurandolo sul fatto che la paura e la frustrazione sono comprensibili.
• Privilegiare nei compiti un approccio giocoso e non valutativo, abbassando il carico emotivo.
• Cercare momenti di qualità genitore-bambino scollegati dal tema scolastico, per rafforzare il senso di sicurezza e fiducia.
• Eventualmente, se la situazione a scuola dovesse ripresentarsi anche il prossimo anno, considerare di coinvolgere il referente per l’inclusione o lo psicologo scolastico, se presente.
Mi piace ricordare in questi casi che l'ASCOLTO è un GRANDE ATTO DI CURA e che non dovete affrontare tutto questo da soli.
Qualora lo desiderasse, mi può contattare per fissare una consulenza: sarò lieta di poter rispondere a tutti i suoi quesiti e dubbi.
Un caro saluto
Simona
Innanzitutto voglio ringraziarLa per aver condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo momento la Sua Famiglia. Ciò che appare in prima istanza è il quadro di una Famiglia attenta e coinvolta, che sta cercando in tutti i modi di sostenere il proprio bambino e di comprenderlo nei suoi bisogni.
Mi appare anche chiara la frustrazione che descrive che, in simili circostanze, è del tutto comprensibile: quando ci sembra di mettere in atto tutte le strategie possibili senza ottenere risultati, è naturale sentirsi smarriti.
Ciò che, però, vorrei sottolineare è il fatto che dalle sue parole emerge un aspetto assai rilevante rispetto a Suo figlio, ovvero che STA CERCANDO DI COMUNICARE QUALCOSA, facendo del suo meglio, attraverso canali non verbali che si evincono dalla sua fatica a svolgere i compiti, la paura di sbagliare, l’evitamento. E' verosimile, quindi, che difronte ad una mancata e adeguata risposta ai suoi bisogni, ci sia una reazione emotiva importante.
Non aiuta l’atteggiamento delle insegnanti centrato su richiami, faccine tristi e sgridate che, a mio parere, non fa altro che alimentare un circolo di ansia da prestazione, tale da contribuire ad accentuare le difficoltà attentive e il rifiuto scolastico.
Altri segnali che ritengo non debbano essere sottovalutati.
La mia percezione rispetto a ciò che racconta è che suo figlio potrebbe trovarsi in una fase in cui l’ambiente scolastico non è percepito come sicuro o accogliente. È possibile che stia sviluppando una forma di disagio legata al contesto scolastico, che meriterebbe attenzione da parte di TUTTI GLI ADULTI COINVOLTI, che abbia come obiettivo comune quello di cogliere i suo bisogni, interpretarli e darvi seguito nel pieno rispetto del suo momento evolutivo, dei suoi tempi e delle sue emozioni.
Potrebbe essere utile una consulenza genitoriale iniziale per valutare la situazione in un'ottica sistemica al fine di non rischiare un ulteriore "etichettamento" di Suo figlio che, da quanto riferito, sembra comunque avere delle buone risorse da riattivare, così da comprendere meglio il suo vissuto emotivo e individuare strategie di supporto più mirate.
Mi permetto, nel frattempo, di suggerire alcuni piccoli passi possono aiutare:
• Continuare a validare le emozioni di suo figlio, rassicurandolo sul fatto che la paura e la frustrazione sono comprensibili.
• Privilegiare nei compiti un approccio giocoso e non valutativo, abbassando il carico emotivo.
• Cercare momenti di qualità genitore-bambino scollegati dal tema scolastico, per rafforzare il senso di sicurezza e fiducia.
• Eventualmente, se la situazione a scuola dovesse ripresentarsi anche il prossimo anno, considerare di coinvolgere il referente per l’inclusione o lo psicologo scolastico, se presente.
Mi piace ricordare in questi casi che l'ASCOLTO è un GRANDE ATTO DI CURA e che non dovete affrontare tutto questo da soli.
Qualora lo desiderasse, mi può contattare per fissare una consulenza: sarò lieta di poter rispondere a tutti i suoi quesiti e dubbi.
Un caro saluto
Simona
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza il vostro vissuto. Capisco bene la frustrazione che si può provare in questa situazione: quando i tentativi educativi non portano i risultati sperati e la collaborazione scuola-famiglia vacilla, è normale sentirsi scoraggiati.
Da ciò che descrive, il bambino sembra manifestare un disagio legato a vissuti di ansia prestazionale e paura del giudizio più che a una reale oppositività. In questi casi è fondamentale lavorare sulla motivazione, sull’autostima e sulla qualità della relazione scuola-famiglia, affinché lui possa sentirsi accolto e compreso nei suoi tempi e modi.
Un percorso psicologico potrebbe aiutare sia lui che voi come genitori ad affrontare in modo più sereno il prossimo anno scolastico, valorizzando le risorse del bambino e costruendo insieme strategie più efficaci.
Resto a disposizione.
Da ciò che descrive, il bambino sembra manifestare un disagio legato a vissuti di ansia prestazionale e paura del giudizio più che a una reale oppositività. In questi casi è fondamentale lavorare sulla motivazione, sull’autostima e sulla qualità della relazione scuola-famiglia, affinché lui possa sentirsi accolto e compreso nei suoi tempi e modi.
Un percorso psicologico potrebbe aiutare sia lui che voi come genitori ad affrontare in modo più sereno il prossimo anno scolastico, valorizzando le risorse del bambino e costruendo insieme strategie più efficaci.
Resto a disposizione.
Potreste provare a fare una valutazione per sospetto DSA. O comunque inizialmente chiedere una consultazione a uno psicologo per capire da dove possano derivare le difficoltà del figlio, che magari sono di altra natura ma servono degli specialisti per capirne la fonte ed eventualmente indicare la strada da intraprendere.
Gentile genitore,
grazie per aver condiviso con tanta attenzione e consapevolezza la situazione di vostro figlio. È evidente che vi state impegnando molto per comprendere i suoi bisogni e offrirgli un ambiente sereno, e questo è già un elemento prezioso e protettivo per il suo benessere.
La situazione che descrivete mette in luce **una combinazione di difficoltà relazionali e scolastiche**, che stanno generando nel bambino **stress, ansia da prestazione e un crescente rifiuto verso il momento dei compiti e la scuola in generale**. Cercherò di offrirvi alcuni spunti pratici e psicologici per aiutarvi a orientare i prossimi passi.
1. **Attenzione, non opposizione: quando il comportamento è un messaggio**
Spesso i bambini, specie in età scolare, **esprimono il loro disagio attraverso i comportamenti** più che con le parole. Il rifiuto verso i compiti, la paura del giudizio, la difficoltà a concentrarsi non sono necessariamente “atteggiamenti” intenzionali, ma **campanelli d’allarme**.
Dietro a un'apparente "disattenzione", potrebbe esserci:
* **ansia da prestazione** (paura di sbagliare, come lui stesso vi ha detto),
* un **abbassamento dell’autostima** dovuto a continue critiche o punizioni,
* un possibile **blocco emotivo** nel vivere la scuola come un ambiente giudicante o ostile.
2. **L’effetto delle sgridate e delle “faccine tristi”**
Le pratiche scolastiche come rimproveri pubblici, simboli negativi (faccine tristi, crocette, note) o la negazione del diritto a esprimere emozioni (come il pianto) **non solo non aiutano**, ma rischiano di peggiorare sensibilmente la motivazione e il benessere psicologico di un bambino.
Un alunno che viene frequentemente “corretto” in modo punitivo tenderà ad:
* evitare il compito (per paura di fallire),
* sviluppare resistenza passiva (blocco, lentezza, confusione),
* non sentirsi sicuro nemmeno con i genitori, per timore di “tradire” le aspettative.
3. **Cosa potete fare concretamente (a casa)**
Ecco alcuni consigli pratici per costruire un clima più funzionale:
Cambiare prospettiva: dai compiti all'autoefficacia
Invece di puntare sulla prestazione (“finiamo i compiti così puoi giocare”), provate a:
* **valorizzare ogni piccolo passo** (“bravo per come hai iniziato, anche solo cinque minuti!”),
* usare il gioco come strumento di apprendimento (“facciamo una sfida con la tabellina, tipo quiz!”),
* proporre brevi pause ogni 10–15 minuti per abbassare la soglia di stress.
Introducete un “diario delle scoperte”
Fate con lui un piccolo quaderno dove ogni giorno scrivete:
* una cosa nuova che ha imparato,
* una cosa che ha fatto bene,
* una emozione provata (anche se negativa, serve per accoglierla).
Questo aiuta a **normalizzare l’errore**, a **rafforzare l’autostima** e ad abituarlo a leggere sé stesso in modo positivo.
4. **Riconsiderare il dialogo con la scuola**
Purtroppo il vostro tentativo di collaborazione è stato accolto con chiusura. Ma è importante **tutelare il bambino** da un contesto potenzialmente svalutante. In questi casi è utile:
* **Riformulare il dialogo con le insegnanti**: anziché parlare del “problema” di vostro figlio, provate a **chiedere consigli** (“secondo voi, cosa potremmo fare insieme per sostenerlo meglio?”), così da spostare l’asse da colpa a collaborazione.
* Se la situazione non migliora, valutare **un supporto da parte di uno specialista scolastico o psicopedagogico** (potete anche richiederlo alla scuola stessa, tramite lo sportello d’ascolto o la figura del referente BES, se presente).
5. **Pensare al futuro: estate come tempo di decompressione**
Durante l’estate potreste:
* alleggerire completamente la pressione dei compiti,
* proporre **attività che stimolino attenzione e memoria in modo divertente** (giochi di logica, puzzle, cacce al tesoro, letture condivise),
* permettergli di **riconquistare il piacere di apprendere senza la paura di sbagliare**.
Questo sarà prezioso per **ripartire con più fiducia a settembre**.
In conclusione
La scuola è una parte della vita del bambino, ma non ne è il riflesso completo. Vostro figlio sta dicendo, a modo suo, che **ha bisogno di sentirsi sicuro, accolto, non giudicato**.
Il fatto che voi siate presenti, attenti, e vi poniate delle domande vere — è già un enorme punto di forza per lui.
Non abbiate paura di **mettere al centro il suo benessere, anche se questo significa rivedere alcune dinamiche scolastiche**. Ogni bambino ha diritto a un ambiente che lo faccia sentire capace, amato e libero di sbagliare.
Un caro saluto,
**uno psicologo**
grazie per aver condiviso con tanta attenzione e consapevolezza la situazione di vostro figlio. È evidente che vi state impegnando molto per comprendere i suoi bisogni e offrirgli un ambiente sereno, e questo è già un elemento prezioso e protettivo per il suo benessere.
La situazione che descrivete mette in luce **una combinazione di difficoltà relazionali e scolastiche**, che stanno generando nel bambino **stress, ansia da prestazione e un crescente rifiuto verso il momento dei compiti e la scuola in generale**. Cercherò di offrirvi alcuni spunti pratici e psicologici per aiutarvi a orientare i prossimi passi.
1. **Attenzione, non opposizione: quando il comportamento è un messaggio**
Spesso i bambini, specie in età scolare, **esprimono il loro disagio attraverso i comportamenti** più che con le parole. Il rifiuto verso i compiti, la paura del giudizio, la difficoltà a concentrarsi non sono necessariamente “atteggiamenti” intenzionali, ma **campanelli d’allarme**.
Dietro a un'apparente "disattenzione", potrebbe esserci:
* **ansia da prestazione** (paura di sbagliare, come lui stesso vi ha detto),
* un **abbassamento dell’autostima** dovuto a continue critiche o punizioni,
* un possibile **blocco emotivo** nel vivere la scuola come un ambiente giudicante o ostile.
2. **L’effetto delle sgridate e delle “faccine tristi”**
Le pratiche scolastiche come rimproveri pubblici, simboli negativi (faccine tristi, crocette, note) o la negazione del diritto a esprimere emozioni (come il pianto) **non solo non aiutano**, ma rischiano di peggiorare sensibilmente la motivazione e il benessere psicologico di un bambino.
Un alunno che viene frequentemente “corretto” in modo punitivo tenderà ad:
* evitare il compito (per paura di fallire),
* sviluppare resistenza passiva (blocco, lentezza, confusione),
* non sentirsi sicuro nemmeno con i genitori, per timore di “tradire” le aspettative.
3. **Cosa potete fare concretamente (a casa)**
Ecco alcuni consigli pratici per costruire un clima più funzionale:
Cambiare prospettiva: dai compiti all'autoefficacia
Invece di puntare sulla prestazione (“finiamo i compiti così puoi giocare”), provate a:
* **valorizzare ogni piccolo passo** (“bravo per come hai iniziato, anche solo cinque minuti!”),
* usare il gioco come strumento di apprendimento (“facciamo una sfida con la tabellina, tipo quiz!”),
* proporre brevi pause ogni 10–15 minuti per abbassare la soglia di stress.
Introducete un “diario delle scoperte”
Fate con lui un piccolo quaderno dove ogni giorno scrivete:
* una cosa nuova che ha imparato,
* una cosa che ha fatto bene,
* una emozione provata (anche se negativa, serve per accoglierla).
Questo aiuta a **normalizzare l’errore**, a **rafforzare l’autostima** e ad abituarlo a leggere sé stesso in modo positivo.
4. **Riconsiderare il dialogo con la scuola**
Purtroppo il vostro tentativo di collaborazione è stato accolto con chiusura. Ma è importante **tutelare il bambino** da un contesto potenzialmente svalutante. In questi casi è utile:
* **Riformulare il dialogo con le insegnanti**: anziché parlare del “problema” di vostro figlio, provate a **chiedere consigli** (“secondo voi, cosa potremmo fare insieme per sostenerlo meglio?”), così da spostare l’asse da colpa a collaborazione.
* Se la situazione non migliora, valutare **un supporto da parte di uno specialista scolastico o psicopedagogico** (potete anche richiederlo alla scuola stessa, tramite lo sportello d’ascolto o la figura del referente BES, se presente).
5. **Pensare al futuro: estate come tempo di decompressione**
Durante l’estate potreste:
* alleggerire completamente la pressione dei compiti,
* proporre **attività che stimolino attenzione e memoria in modo divertente** (giochi di logica, puzzle, cacce al tesoro, letture condivise),
* permettergli di **riconquistare il piacere di apprendere senza la paura di sbagliare**.
Questo sarà prezioso per **ripartire con più fiducia a settembre**.
In conclusione
La scuola è una parte della vita del bambino, ma non ne è il riflesso completo. Vostro figlio sta dicendo, a modo suo, che **ha bisogno di sentirsi sicuro, accolto, non giudicato**.
Il fatto che voi siate presenti, attenti, e vi poniate delle domande vere — è già un enorme punto di forza per lui.
Non abbiate paura di **mettere al centro il suo benessere, anche se questo significa rivedere alcune dinamiche scolastiche**. Ogni bambino ha diritto a un ambiente che lo faccia sentire capace, amato e libero di sbagliare.
Un caro saluto,
**uno psicologo**
Molto spesso il disagio che vivono i bambini si manifesta attraverso il loro comportamento e, a volte, le difficoltà che affrontano a scuola sono sottovalutate. Si potrebbe considerare di effettuare dei test diagnostici per capire se esistono reali difficoltà di attenzione. Già dalla terza elementare è possibile fare diagnosi relative ai disturbi specifici dell'apprendimento, adhd e andrebbe indagato anche l'aspetto emotivo del bambino in quanto ha una ripercussione molto importante, in questo caso, sulla sua vita scolastica .
Buongiorno, credo sarebbe utile una consulenza per capire che tipo di strategia si potrebbe utilizzare per andare incontro ai bisogni del bambino, posto che sarebbe importante che scuola e genitori collaborassero. Consiglierei dunque un percorso di supporto psicologico per il nucleo familiare.
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