Domande del paziente (26)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, è naturale desiderare che le persone amate condividano il nostro benessere, ed è comprensibile che lei voglia offrire a sua moglie gli strumenti che la stanno aiutando. Tuttavia, il cambiamento... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi dispiace molto per questi vissuti. Si percepisce chiaramente quanto questo "chiodo fisso" stia pesando sul suo stato d'animo, ed è importante che lei sappia che quello che prova ha una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. È molto nobile il modo in cui cerca di proteggere sua madre, ma questo silenzio rischia di diventare un muro che vi isola proprio nel momento del bisogno. Per scegliere tra un percorso individuale... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, è comprensibile che l’idea di un grande cambiamento la spaventi!
L’ansia spesso si nutre dell'incertezza e del timore di perdere i propri punti di riferimento. La sua preoccupazione...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
E' assolutamente legittimo provare queste preoccupazioni all'inizio di un percorso di psicoterapia. Intraprendere un lavoro su di sé è un investimento importante e raccontarsi non è mai facile: ci vuole... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
Capisco perfettamente il senso di smarrimento e il dolore profondo che sta provando in questo momento. È una situazione davvero delicata: da un lato ha trovato quel calore e quella vicinanza...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È del tutto comprensibile che lei provi tutto questo, perchè trovarsi a vivere una vita che sembra scritta da altri (genitori e partner) genera una frustrazione profonda e soffocante. È difficile non... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Queste sue parole lasciano trasparire una comprensibile stanchezza mista a un senso di frustrazione per un nodo che, nonostante gli anni, sembra non sciogliersi. È legittimo sentirsi ancora bloccati... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo perfettamente il suo disagio e le assicuro che la sua reazione, per quanto invalidante, è una risposta fisiologica molto comune. Escluse tutte le cause clinico-mediche, quella... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà questo senso di smarrimento e fatica. È evidente che lei si trovi a gestire un carico emotivo e pratico molto pesante, e sentirsi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, è comprensibile sentirsi sconcertati quando una relazione, che dovrebbe essere un porto sicuro, si trasforma in un labirinto di recriminazioni quotidiane e pensieri ossessivi che sembrano... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, comprendo profondamente la delusione e l’amarezza di vedere un percorso durato sette anni concludersi in questo modo, senza una chiusura che possa definirsi "degna" della profondità... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, la sua condivisione trasmette tutto il peso di una scoperta che sembra aver frantumato l'immagine della persona a cui si è legato. Scoprire questa parte di lei non deve essere stato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, le sue parole trasmettono tutta la fatica di chi, per trent’anni, è stato il pilastro della famiglia rinunciando alla propria fragilità. Quella che lei avverte come una resa imminente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, le sue parole trasmettono una sofferenza profonda e il peso di un isolamento che sembra aver radici lontane, rendendo del tutto comprensibile il suo desiderio di sentirsi finalmente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. È molto positivo che lei riconosca i progressi fatti finora e comprendo il senso di stasi e la sensazione di ripetitività che descrive. Cosa significa per lei, in questa fase della terapia,... Altro
Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa. Lei si sta già impegnando molto: l'ha accolta, si è preso cura di lei e di sua figlia, e in questo momento difficile vuole esserle vicino. È importante che lo riconosca.
Descrive una donna che ha lasciato il suo paese, vive in una città straniera, non si fida dei medici locali, e sta attraversando una delle esperienze più emotivamente pesanti che una donna possa vivere. Che impatto ha su di lei la rabbia della sua ragazza? Cosa pensa le stia comunicando?
A volte la cosa più difficile, ma più preziosa, è semplicemente stare vicini senza cercare di risolvere.
Salve, sono una ragazza di meno di trent'anni e sto facendo un percorso di psicoterapia da molti anni ormai.
Soffro di ansia, DOC e ipocondria.
Sono in un periodo in cui nonostante conosca i meccanismi che mi portano a sviluppare i sintomi e i pensieri ossessivi mi sento bloccata e spesso sono in balia delle mie paranoie. Mi viene istintivo chiedere rassicurazioni mediche perché ho troppa paura di morire o di poter far male agli altri senza volerlo.
Queste paranoie mi stanno cambiando la vita e non so come affrontarle. Avete dei consigli da darmi? So che non è facile con un consulto a distanza, ma qualsiasi spunto potrebbe essermi utile.
Come posso fare per uscire dal circolo vizioso delle rassicurazioni mediche? Questa è la cosa che mi sta dando più problemi in assoluto. Spesso penso che delle abitudini normali che ho o cose che ho fatto in passato possano mettere a rischio la mia salute attuale (ad esempio aver usato prodotti chimici anni fa senza protezioni, oppure la muffa in casa), solo che il pensiero non si risolve rassicurandomi con l'assenza di sintomi, ho sempre bisogno di cercare spiegazioni sempre più cavillose per potermi preoccupare di qualcosa che in quel momento fa più presa su di me. Quando analizzo un pensiero ossessivo e mi tranquillizzo questo passa, ma poi me ne viene un altro poco dopo. Non sono mai veramente tranquilla e ho paura che questo possa davvero farmi ammalare.
Avreste dei consigli da darmi? Io davvero non so più cosa fare. Le persone intorno a me cercano di rassicurarmi ma ovviamente non basta, non basta nemmeno farmi esami e vedere che non ho nulla di evidente perché ho paura di qualcosa di nascosto. Secondo voi ha senso ricercare danni nascosti in assenza di sintomi o è del tutto inutile? Una delle cose che più mi terrorizzano sono i danni silenti a lungo termine.
Scusate se posso sembrare paranoica ma spero di aver reso l'idea di quale sia la mia situazione psicologica. Aggiungo che non sono in terapia farmacologica.
Grazie per il vostro tempo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver scritto con tanta onestà. Si percepisce quanto questo periodo sia faticoso.
Ciò che descrive ( avere consapevolezza dei meccanismi e sentirsi comunque bloccata) è una delle esperienze più frustranti.
La ricerca di rassicurazioni spesso non parla tanto del pericolo specifico che si teme, quanto di qualcosa di più profondo (il bisogno di sentirsi al sicuro? di avere certezze?).
Il pensiero ossessivo cambia, ma quel bisogno rimane, ed è per questo che una volta "risolto" un pensiero ne arriva subito un altro.
Non è facile trovare risposta, ma potrebbe essere importante indagare "cosa sto cercando davvero, quando chiedo rassicurazione?"
Si prenda cura di sé.
Buongiorno, vorrei un parere.
Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.
Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
Grazie mille.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, grazie per aver condiviso questa situazione con tanta attenzione. Comprendo che questi momenti del mattino possano essere emotivamente molto pesanti da sostenere, anche quando si sa di star facendo la cosa giusta.
Ciò che descrive suggerisce una modalità con cui suo figlio sta cercando di elaborare qualcosa, qualcosa che al momento forse nemmeno lui sa mettere bene a parole.
Le vengono in mente episodi o situazioni specifici che potrebbero essere accaduti in questo periodo? Non necessariamente legati alle vacanze di Pasqua in sé, ma magari qualcosa di più preciso (un momento, una conversazione, ecc..) che potrebbe aver rappresentato uno spartiacque per lui?
Partire da lì potrebbe aiutare a capire meglio cosa si sta muovendo.
Ho bisogno di aiuto, lo so
Ho 48 anni, una famiglia stupenda, nella sua complessità, ma una sorella di quasi tre anni più di me, che ha sempre avuto dei problemi, problemi dai quali mi sono fatta inizialmente peso, fino a farmene schiacciare
Nel tempo, fin da bambina , mi confessava i sui incubi, le sue paure, i suoi pensieri disturbati e io non so perché lo dicesse a me: ero piccola, avevo appena 7 o forse 9 anni e non sapevo cosa fare.
Sono sempre stata, tuttavia, conscia nonostante la mia età delle gravi difficoltà della mia famiglia ( ho un fratello con una lieve forma di autismo), in tutto siamo 5 figli, di cui io la quarta e la piccolina è nata 12 anni dopo di me ( una gioia e una svolta positiva nella mia famiglia)
Insomma, sono sempre stata molto pensierosa, seppure aperta e spigliata, mentre mia sorella, in apparenza ribelle, era sempre triste e in allarme,
Mi raccontava i suoi incubi ... ma nella quotidianità abbiamo vissuto un'infanzia molto allegra e felice, sempre legati tra do noi, complici mamma ( lei di più) e papà che comunque ha sempre avuto un pessimo carattere ( urlava spesso in casa, ogno occasione era buona, ma con noi era premuroso e affettuoros, fose una figure genotoriale un po debole
Vivendo in un paesino ci conoscevamo tutti: io andavo sempre dal dottore perché avevo sempre mal di pancia e lui diventò il mio confidente...gli chiedevo perché si hanno incubi e lui mi rispondeva con gioco, come si fa con i bambini
Mi voleva molto bene
Crescendo sono cresciuti i problemi di Nina: oramai andavamo alle suoeriori e prendevamo il bus, spesso lei marinava la scuola, ma qundo non rivava amici, mi obbligava a farle compagnia, fino a che non arrivava il suo ragazzo e mi lasciava sola.
MI obbligava a pagarla per uscire con le sue amiche, ma poi dopo il ricatto, mi lasciava a casa
Inizialmente stava diventando per me irraggiungibile e una sorta di figura dalla quale chiedevo attenzione e crescendo ho iniziato a sentirmi sua complice, ma spesso ne soffrivo e la notte sognavo una vita diversa e mi immaginavo grande , bella, libera, perché io non mi sentivo me, ma in funzione altrui
C'era anche mio fratello che aveva tante crisi e io non riuscivo a dormire...
la sera fino a che tutti non erano a letto, sereni, io non chiudevo occhio.
Quando Nina faceva il 5 anno del liceo, pretendeva di andare in gita, ma mio padre non era d'accordo e dopo infinite lotte, mi disse ' se non mi manda mi prendo i tranquillanti di Luigi ( mio fratello)
Lo fece davvero
Mi sentii colpevole quando la mattina faticava a svegliarsi e quando venne il 'mio ' dottore disse, ma che ha... io confessai la sua confidenza, ma MAI avrei pensato dicesse sul serio
Da quel giorno ho iniziato ad odiarla per ciò che aveva fatto e a sentirmi sua custode, a temere che lo rifacesse e quindi la adulavo in tutto e mi poteva chieder tutto io lo avrei fatto
QUando va all'università cade nell'anoressia: non si sapeva bene ai tempi consa fosse, comprai un libricino per capire a capii, andai dal mio medico, ma lui disse di stare tranquilla.. Nei finse settimana tornava sempre piu magra, tutti lo vedevamo, ma nessuno parlava. MI ha resa comlice chiedendomi di dire che aveva mangiato poco prima e che stava bene
Lunedì ripartiva e io ero felice, quando tornava stavo male. Dopo due anni toccò a me la scelta Università e i miei tacitamente mi hanno mandata li. da lei ( sarebbe sttao più facile) io sapevo che stavo andando al patibolo con i mei piedi,. HO SMESSO DI VIVERE- io magrissima sono diventata enorme, mangiavo al posto suo, la coprivo, poi la facevo uscire,,, insomma quando ho avuto la lucidità di cose facesse la invogliavo a reagire, che non lo avrei detto a nessuno, ma lei mi diceva che non potevo lasciarla sola e mi offre un patto ' se resti a casa tutto il giorno io mangoo, puoi uscire SOLO 2 ore senza di me- se vai all'università , dai collegi o dal tuo fidanzato ( ne avevo uno) fai tu, ma SOLO 2 ore o non mangio ( per me non mangio era muoio)- Lo feci
La mia prigionia
Alla fine lasciai anche quel ragazzo
Scrivevo, non studiavo più, mi odiavo
Un giorno trova una mia lettera e mi dice ' oddio ti senti in prigione.. basta sei libera'- Io mi sentii debitrice, ma anche in colpa e inizia a parlare del sui problema con alcuni amici... iniziamo a fare volantinaggio, invece di studiare, la porto da uno psicanalista... tutto stava migliorando... pensavo... ce la fa
Invece poi scopro l'inganno.. non andava.. e si teneva i soldi che io guadagnavo cpn il volantinaggio ( che facevo anche per permetterle le sedute)- poi conobbe un tizio che si drogava e la sera spero la trovavo così---- ho iniziato a ragionare e a capire cosa fare: all'ennesima crisi chiamo l'ambulanza , chiamo i miei genitori ' venite a prendervi vostra figlia io non ce la faccio più' - Vidi per la prima volta mio padre piangere
Me ne andai enegli anni non mi sembrava vero ERO FINALMENTE LIBERA! come avevo sempre sognato
Lei la fece curare mia mamma in una clinica, con anni di terapia insieme- LA MAMMA
Per un po la dimenticai... non ricordo bene quegli anni se non con me stessa e la mia nuova vita, che piano piano è iniziata a Roma, ma nel tempo la situazione si à ricreata, ogni due anni circa mi chiama ( che ora) , matrimonio, divorzio, attacchi di panico, lavoro, vaccini figlio, solitudine, rapimenti... cambiati gli attori resta lei e io: ogni chiamata io in panico a rivivere quegli anni, ma corro la salvo, ogni volta e ristabiliti gli equilibri, torno a roma ( mio unico luogo e rifugio)
Ogni due anni le frasi ' mi hai abbandonata, tu sei felice, io sono sola' ricorrono
Oggi vive a Mantova, ha un figlio, divorziata, sola per scelta- da un anno suo figlio è scoppiato. non va piu a scuola e lei è segregata in casa con lui
A Mantova ci stanno i miei fratelli con bambini, ma le non li vuole, chiama me, esige da me, altera silenzi punitivi a richieste ' tipo trasferisciti qua'
Nel tempo ho scelto di darmi dei limiti, nonostante momenti simbiotici, attacchi di ansia, sostituzione
Ho fatto il possibile e lucidamente le ho proposto strutture adeguate ( oltre ai servizi che la seguono ahimè e per fortuna) , psicoterapia e di più per lei, pagando tutto io. trascorro molto tempo con mio nipote, ma a lei non basta, si richiude e se non faccio come dice lei mi taglia fuori
( la mia famiglia c'è , il neuropsichiatra per lei e il bimbo c'é, tutto fatto e attivato)
ma io mi sento in colpa, non vivo da quanto è arrivato tutto ciiò, se vado li parlo e risolvo, se resto.a acasa mia e passeggio e lavoro e sono serena, mi sento in colpa
Io sono single, non ho figli per scelta, ho deciso di affrontare il problema di essere sempre e solo per gli altri- per me non sono stata mai, se non quando il mio ex è andato via perché la madre di suo figlio e suo figlio passavano ciò che ho descritto.
ora lo capisco
non aveva scampo
io sono lui e mia sorelle è la sua ex
Ora mi chiedo ' quanto le mie preoccupazioni sono frutto di realtà o le ingiganstico? Forse lei sa fare e fa e se non me lo racconta non significa nulla. A volte mi chiedo se è lei ad essere richiestiva o se sono io che ormai mi do un senso solo da sorella sua e non da Chiara e basta
DOve sono io?
Chiara
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara Chiara, la sua storia mi ha colpita profondamente. Quello che leggo è una donna che, fin da bambina, ha portato responsabilità enormi, forse troppo grandi per le sue spalle di allora, eppure le ha portate con una dedizione straordinaria. Ha protetto, ha coperto, ha rinunciato, ha chiamato l'ambulanza quando nessun altro lo faceva, ha costruito reti di cura per sua sorella quando forse nessuno gliene riconosceva il valore. E lo ha fatto mentre cercava anche di vivere la sua vita. Mi colpisce quando scrive che oggi la famiglia c'è, il neuropsichiatra c'è, tutto è attivato eppure lei si sente ancora in colpa. È lì che mi fermo a pensare: cosa significherebbe per lei lasciare davvero questo ruolo? È esattamente lì che arriva la domanda più vera: "chi sono io, senza di lei?" Capisco quanto possa fare paura scoprirsi, occuparsi di sé, quando per così tanto tempo ci si è occupati di qualcun altro. Ma forse è proprio prendendosi piccoli spazi, piano piano, che riuscirà a trovare risposta a quella domanda. Non è sola in questo, sua sorella ha una rete a supporto. Può prendersi dei momenti in cui lei si occupa di lei.
La colpa che sente quando sta bene non è un segnale che sta sbagliando. È il segnale che Chiara c'è.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…