Salve ho 33 anni, 3 anni fa mi sono trasferito per amore in un altra città per andare a vivere a cas
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Salve ho 33 anni, 3 anni fa mi sono trasferito per amore in un altra città per andare a vivere a casa della ragazza. Il trasferimento è stato fatto sotto pressione dei miei e della ragazza, io non ho avuto il coraggio di oppormi e questo mi turba parecchio. Con la ragazza ci siamo lasciati in malo modo ed ho dovuto trovare un appuntamento in affitto d'urgenza che odio, in una città che odio. L'unica cosa che mi piace è il mio attuale lavoro, ma per il resto vivo le giornate con disgusto e mi sto autodistruggendo. Ho provato 3 psicologi ma nessuno è riuscito a smuovermi da questa situazione. Che tipo di psicologo devo cercare? Vorrei tornare nella mia città ma i miei genitori si oppongono per via del buon lavoro che ho trovato e io non riesco ad impuntarmi e prendere in mano la mia vita, non so cosa fare..
Buon pomeriggio, un approccio cognitivo-comportamentale potrebbe fare al caso suo. Non escluda la possibilità di un consulto con uno specialista psichiatra, per approfondire la situazione attuale e valutare un'eventuale supporto farmscologico.
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Buon pomeriggio. Dal suo racconto emerge una condizione di sofferenza intensa e protratta nel tempo, che merita attenzione e rispetto. Le emozioni che descrive – il senso di costrizione, il disgusto verso il contesto di vita attuale, la percezione di autodistruzione – non vanno lette come un fallimento personale, ma come segnali di un disagio profondo legato a scelte importanti vissute come non pienamente autodeterminate. Sembra che uno degli aspetti centrali della sua difficoltà riguardi la fatica a riconoscere e affermare i suoi bisogni e desideri, soprattutto all’interno delle relazioni significative (di coppia e familiari). Quando per lungo tempo si tende a conformarsi alle aspettative altrui, rinunciando al conflitto e alla propria posizione, può svilupparsi un senso di estraneità rispetto alla propria vita, anche in presenza di elementi oggettivamente positivi, come un buon lavoro.
Il fatto che lei abbia già intrapreso diversi percorsi psicologici senza trarne beneficio non indica necessariamente un’impossibilità di aiuto, ma piuttosto la necessità di individuare un tipo di intervento più adeguato alla natura del problema. Approcci come la psicoterapia psicodinamica, analitica o interventi centrati sugli schemi relazionali possono offrire uno spazio di comprensione più profondo, andando oltre il sintomo e lavorando sulle radici del disagio. Posto che il tipo di approccio può essere un elemento discriminante, confido però che la vera differenza possa essere determinata dalla qualità e dal calore del rapporto di cura che si può creare fra lei e il professionista, potremo dire dall'incastro relazionale fra voi.
Rispetto al desiderio di tornare nella sua città, prima ancora di una scelta concreta potrebbe essere importante lavorare sul diritto di sentire e legittimare ciò che per lei è significativo, anche quando entra in contrasto con le aspettative dei genitori. Un percorso terapeutico può aiutarla non tanto a decidere “cosa fare”, quanto a recuperare una posizione più autonoma e consapevole da cui poter fare delle scelte.
La richiesta di aiuto che esprime è già un segnale di consapevolezza e di volontà di cambiamento. Anche se al momento la situazione appare bloccata, un lavoro psicoterapeutico adeguato può offrire nuovi strumenti di comprensione e, nel tempo, aprire possibilità diverse.
Il fatto che lei abbia già intrapreso diversi percorsi psicologici senza trarne beneficio non indica necessariamente un’impossibilità di aiuto, ma piuttosto la necessità di individuare un tipo di intervento più adeguato alla natura del problema. Approcci come la psicoterapia psicodinamica, analitica o interventi centrati sugli schemi relazionali possono offrire uno spazio di comprensione più profondo, andando oltre il sintomo e lavorando sulle radici del disagio. Posto che il tipo di approccio può essere un elemento discriminante, confido però che la vera differenza possa essere determinata dalla qualità e dal calore del rapporto di cura che si può creare fra lei e il professionista, potremo dire dall'incastro relazionale fra voi.
Rispetto al desiderio di tornare nella sua città, prima ancora di una scelta concreta potrebbe essere importante lavorare sul diritto di sentire e legittimare ciò che per lei è significativo, anche quando entra in contrasto con le aspettative dei genitori. Un percorso terapeutico può aiutarla non tanto a decidere “cosa fare”, quanto a recuperare una posizione più autonoma e consapevole da cui poter fare delle scelte.
La richiesta di aiuto che esprime è già un segnale di consapevolezza e di volontà di cambiamento. Anche se al momento la situazione appare bloccata, un lavoro psicoterapeutico adeguato può offrire nuovi strumenti di comprensione e, nel tempo, aprire possibilità diverse.
Questo è il caso in cui la risposta è compresa già nella domanda. Andiamo con ordine. Lei si è trasferito contro la sua volontà in una città che non le piace per via di una ragazza. Poi ci è rimasto, sempre contro la sua volontà, quando quella relazione è finita.
Qui il problema non è tanto la città in sé, ma la sua difficoltà a prendere decisioni anche quando le persone a lei care non sono d'accordo.
Non so nei percorsi psicoterapeutici su cosa ha lavorato, ma qui la questione è sicuramente antica. Bisogna capire a che età ha cominciato a compiacere gli altri al punto tale da rinunciare a ciò che rende felice lei. Di solito succede durante l'infanzia. Cerchi un terapeuta EMDR.
Qui il problema non è tanto la città in sé, ma la sua difficoltà a prendere decisioni anche quando le persone a lei care non sono d'accordo.
Non so nei percorsi psicoterapeutici su cosa ha lavorato, ma qui la questione è sicuramente antica. Bisogna capire a che età ha cominciato a compiacere gli altri al punto tale da rinunciare a ciò che rende felice lei. Di solito succede durante l'infanzia. Cerchi un terapeuta EMDR.
Buona sera, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che le restituisca una maggiore connessione con il sentire, presenza e autoefficacia.
Sicuramente dovrà lavorare, quando troverà un terapeuta di sua fiducia, sulla sua difficoltà a prendere in mano la sua vita e sulla tendenza a delegare ad altre persone, incluso lo psicologo, la scelta delle decisioni da prendere sulla stessa
È del tutto comprensibile che lei provi tutto questo, perchè trovarsi a vivere una vita che sembra scritta da altri (genitori e partner) genera una frustrazione profonda e soffocante. È difficile non sentirsi in trappola quando il contesto che abita non le somiglia!
Più che un particolare "psicologo", forse si potrebbe partire riflettendo sull'aspettativa che ha verso la terapia: spesso, quando ci sentiamo bloccati, cerchiamo qualcuno che ci "smuova" o che prenda la decisione al posto nostro. Il rischio, però, è di replicare proprio la dinamica che la fa stare male: avere qualcun altro che le dice cosa fare. Se uno psicologo la spingesse a partire, sarebbe l'ennesima persona che si sostituisce alla sua volontà!
Il cambiamento che cerca non è un evento esterno, ma un processo di riappropriazione della sua voce. Un percorso efficace non dovrebbe puntare a "spostarla" con la forza, ma aiutarla a capire come mai la sua volontà sia diventata così silenziosa e cosa accadrebbe se finalmente si permettesse di deludere le aspettative altrui.
Cosa pensa che accadrebbe se, per un momento, smettesse di cercare qualcuno che la smuova e iniziasse a chiedersi cosa sta proteggendo restando fermo in questo dolore?
Più che un particolare "psicologo", forse si potrebbe partire riflettendo sull'aspettativa che ha verso la terapia: spesso, quando ci sentiamo bloccati, cerchiamo qualcuno che ci "smuova" o che prenda la decisione al posto nostro. Il rischio, però, è di replicare proprio la dinamica che la fa stare male: avere qualcun altro che le dice cosa fare. Se uno psicologo la spingesse a partire, sarebbe l'ennesima persona che si sostituisce alla sua volontà!
Il cambiamento che cerca non è un evento esterno, ma un processo di riappropriazione della sua voce. Un percorso efficace non dovrebbe puntare a "spostarla" con la forza, ma aiutarla a capire come mai la sua volontà sia diventata così silenziosa e cosa accadrebbe se finalmente si permettesse di deludere le aspettative altrui.
Cosa pensa che accadrebbe se, per un momento, smettesse di cercare qualcuno che la smuova e iniziasse a chiedersi cosa sta proteggendo restando fermo in questo dolore?
Caro signore percepisco il suo profondo disagio per questa situazione e sembrerebbe, da quanto scrive, che il problema sia il fatto che lei non riesca prendere decisioni per te stesso, anche quando le è chiaro cosa desidera o non desidera. Questo vale sia per il trasferimento di 3 anni fa, sia per il ritorno a casa.
Sembrerebbe quindi che lei fatichi a sentirsi una persona autonoma e forse sarebbe questo il punto su cui lavorare in terapia. Sul consiglio su quale sia lo psicologo giusto per lei credo sia difficile darlo non sapendo il motivo per cui ha scartato i 3 precedenti. Le auguro di trovare quanto prima il/la terapeuta giusto per lei e risolvere il suo problema. Buona giornata
Sembrerebbe quindi che lei fatichi a sentirsi una persona autonoma e forse sarebbe questo il punto su cui lavorare in terapia. Sul consiglio su quale sia lo psicologo giusto per lei credo sia difficile darlo non sapendo il motivo per cui ha scartato i 3 precedenti. Le auguro di trovare quanto prima il/la terapeuta giusto per lei e risolvere il suo problema. Buona giornata
Buongiorno, è comprensibile la tua situazione di disagio e l'insofferenza che tu viva rispetto ad essa. Hai fatto delle scelte importanti che però non ti corrispondevano davvero del tutto. Tutt'ora, in questa circostnza ti trovi a dipendere dalla volontà dei tuoi genitori che in qulache modo ti trattegono nella città dove ti sei trasferito ma dove sei infelice. Tenterei un nuovo percorso psicologico per farti sostenere nell'acquisizione delle risorse che ti servano per prendere una "tua" scelta nella direzione finalmente di ciò che davvero desideri, e anche la forza di opporti alla volontà dei tuoi genitori. Serve un sostegno perchè possa essere tu che trovi il potere di "smuoverti" da questa sistuazione senza delegarlo a terze persone. Un grande e sincero in bocca al lupo.
Buongiorno, mi dispiace molto per la sua situazione e per la difficoltà nel trovare un professionista adatto alle sue richieste.
Non si tratta di trovare un "tipo particolare di psicologo" ma di cercare qualcuno con cui lei si senta a suo agio, accolto, capito e in grado di lavorare.
La terapia funziona se funziona la relazione terapeuta-cliente.
Mi rendo conto non sia facile ma può solo fare altri tentativi.
Continui a cercare il terapeuta o la terapeuta per lei.
Non si tratta di trovare un "tipo particolare di psicologo" ma di cercare qualcuno con cui lei si senta a suo agio, accolto, capito e in grado di lavorare.
La terapia funziona se funziona la relazione terapeuta-cliente.
Mi rendo conto non sia facile ma può solo fare altri tentativi.
Continui a cercare il terapeuta o la terapeuta per lei.
Gentile utente, dalle sue parole intuisco il senso di frustrazione e la paura di non uscirne, e le esperienze pregresse con i terapeuti acuiscono questi timori, in qualche modo legittimandoli. Non è facile trovare lo psicologo/psicoterapeuta giusto per sè, perchè non ne esiste uno giusto per tutti, ma calzante per la propria situazione attuale. Per questo, all'inizio della terapia, mi prendo il tempo di condividere con il paziente obiettivi, metodi e sistemi di verifica, affinchè non ci si senta persi anche quando le cose diventano (e lo fanno) più difficili da sostenere.
Ora lei sente l'esigenza di ristabilire le sue priorità e prendere forza nelle scelte che decide di compiere, e penso che la terapia debba concentrarsi su questo inizialmente.
Sono disponibile per lavorarci insieme
Le auguro il meglio
Ora lei sente l'esigenza di ristabilire le sue priorità e prendere forza nelle scelte che decide di compiere, e penso che la terapia debba concentrarsi su questo inizialmente.
Sono disponibile per lavorarci insieme
Le auguro il meglio
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda legata non solo alla città o alla casa in cui vive, ma soprattutto alla sensazione di aver perso il controllo sulle sue scelte, di essersi adattato alle aspettative altrui mettendo da parte i propri bisogni. Questo, nel tempo, può generare rabbia, disgusto verso la propria vita e comportamenti autodistruttivi, come sta sperimentando.
Il nodo centrale sembra essere la difficoltà ad affermarsi, a dire “no”, a prendere decisioni autonome senza sentirsi sopraffatto dal giudizio o dalla pressione degli altri. In questi casi può essere utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta che lavori su aspetti come l’autostima, i confini personali, l’assertività e i vissuti di colpa, ad esempio con un approccio cognitivo-comportamentale, anche integrato con il lavoro sugli schemi o, se presenti vissuti traumatici o di blocco emotivo, con strumenti come l’EMDR.
Il fatto che abbia già fatto diversi tentativi non significa che “non c’è nulla da fare”, ma che forse non è stato ancora trovato l’approccio o l’alleanza terapeutica giusta per lei. Le decisioni sul tornare o meno nella sua città non possono prescindere da un lavoro più profondo sul recupero della sua capacità di scegliere per sé, al di là delle pressioni familiari.
Per questo le suggerisco di approfondire la sua situazione con uno specialista, che possa accompagnarla passo dopo passo a rimettere al centro la sua vita e i suoi desideri.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda legata non solo alla città o alla casa in cui vive, ma soprattutto alla sensazione di aver perso il controllo sulle sue scelte, di essersi adattato alle aspettative altrui mettendo da parte i propri bisogni. Questo, nel tempo, può generare rabbia, disgusto verso la propria vita e comportamenti autodistruttivi, come sta sperimentando.
Il nodo centrale sembra essere la difficoltà ad affermarsi, a dire “no”, a prendere decisioni autonome senza sentirsi sopraffatto dal giudizio o dalla pressione degli altri. In questi casi può essere utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta che lavori su aspetti come l’autostima, i confini personali, l’assertività e i vissuti di colpa, ad esempio con un approccio cognitivo-comportamentale, anche integrato con il lavoro sugli schemi o, se presenti vissuti traumatici o di blocco emotivo, con strumenti come l’EMDR.
Il fatto che abbia già fatto diversi tentativi non significa che “non c’è nulla da fare”, ma che forse non è stato ancora trovato l’approccio o l’alleanza terapeutica giusta per lei. Le decisioni sul tornare o meno nella sua città non possono prescindere da un lavoro più profondo sul recupero della sua capacità di scegliere per sé, al di là delle pressioni familiari.
Per questo le suggerisco di approfondire la sua situazione con uno specialista, che possa accompagnarla passo dopo passo a rimettere al centro la sua vita e i suoi desideri.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, dalle poche righe che lei scrive mi sembra che fa ccia trasparire un forte influenzamento degli altri nelle scelte della sua vita. Può essere una di fficoltà legata alla bassa autostima Probabilmente è necessario che lei si prenda il rischio di decidere per lei, rischiando di scegliere autonomamente. Se ritiene io posso aiutarla anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda legata al senso di non aver potuto scegliere davvero per sé e all’adattamento forzato alle aspettative altrui. Il disagio verso la quotidianità e la città in cui vive indicano che una parte di lei sta chiedendo di essere ascoltata e rispettata, nonostante il lavoro sia, al momento, un elemento positivo nella sua vita.
Per affrontare questa situazione può essere utile un percorso di psicoterapia, più che di semplice sostegno psicologico, con un professionista in grado di lavorare sui temi dell’autonomia, dei limiti e della capacità di prendere decisioni per sé senza sentirsi in colpa.
Il fatto che stia cercando aiuto è già un segnale importante di movimento e apertura.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Diana
Per affrontare questa situazione può essere utile un percorso di psicoterapia, più che di semplice sostegno psicologico, con un professionista in grado di lavorare sui temi dell’autonomia, dei limiti e della capacità di prendere decisioni per sé senza sentirsi in colpa.
Il fatto che stia cercando aiuto è già un segnale importante di movimento e apertura.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Diana
buongiorno, prima di tutto mi spiace molto per la situazione che sta vivendo. E' sicuramente difficile trovare un professionista senza avere dei consigli o dei contatti dati da persone di fiducia. Le posso dire che, al di là del tipo di formazione, per me è importante che sia uno psicoterapeuta (non uno psicologo) e che riceva in presenza. Le auguro di trovare un buon professionista nel suo cammino
Salve,
comprendo la sua difficoltà, è sempre complesso gestire un evento improvviso per il quale il nostro progetto di vita deve prendere una strada diversa. Non so quali tematiche ha affrontato con i 3 colleghi di cui parla ma la sensazione che ho è che il disagio che prova oggi sia la punta dell'iceberg e che sotto ci siano delle dinamiche familiari e relazionali che non le hanno permesso di porsi al "centro" del suo progetto di vita. Probabilmente ci sono delle lealtà invisibili (con familiari o altre persone importanti della sua vita) che le rendono difficile opporsi e scegliere cosa è meglio per lei. Fare emergere queste lealtà e le dinamiche relazionali ad esse collegate potrebbe aiutarla ad uscire da questo momento di stallo, dando finalmente spazio ad un progetto di presente e di futuro che sia disegnato solamente da lei. Per rispondere in modo diretto alla sua domanda, se non l'ha già fatto, le consiglierei di iniziare una terapia con uno psicoterapeuta sistemico-relazionale. Rimango a disposizione per eventuali altre richieste e/o approfondimenti.
Dott.ssa Arianna Aschelter
comprendo la sua difficoltà, è sempre complesso gestire un evento improvviso per il quale il nostro progetto di vita deve prendere una strada diversa. Non so quali tematiche ha affrontato con i 3 colleghi di cui parla ma la sensazione che ho è che il disagio che prova oggi sia la punta dell'iceberg e che sotto ci siano delle dinamiche familiari e relazionali che non le hanno permesso di porsi al "centro" del suo progetto di vita. Probabilmente ci sono delle lealtà invisibili (con familiari o altre persone importanti della sua vita) che le rendono difficile opporsi e scegliere cosa è meglio per lei. Fare emergere queste lealtà e le dinamiche relazionali ad esse collegate potrebbe aiutarla ad uscire da questo momento di stallo, dando finalmente spazio ad un progetto di presente e di futuro che sia disegnato solamente da lei. Per rispondere in modo diretto alla sua domanda, se non l'ha già fatto, le consiglierei di iniziare una terapia con uno psicoterapeuta sistemico-relazionale. Rimango a disposizione per eventuali altre richieste e/o approfondimenti.
Dott.ssa Arianna Aschelter
Buonasera,
Questo lavoro che sta svolgendo potrebbe farlo in un’altra città? Potrebbe invece costruirsi una nuova vita in questa città che le sta dando un lavoro che le piace?
Questo lavoro che sta svolgendo potrebbe farlo in un’altra città? Potrebbe invece costruirsi una nuova vita in questa città che le sta dando un lavoro che le piace?
Buonasera, le suggerisco di continuare a cercare un terapeuta che possa sostenerla in questo momento di cambiamenti importanti nella sua vita. Non dipende tanto dalla formazione in sè del terapeuta, quanto dalla complicità e sintonia che sente nel parlarci.
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