Salve, sono un ragazzo di 18 anni e scrivo perché da un po' di tempo soffro di un problema che sta l

19 risposte
Salve, sono un ragazzo di 18 anni e scrivo perché da un po' di tempo soffro di un problema che sta limitando molto la mia vita sociale. Di natura sono sempre stato timido, ma quello che sto vivendo è un malessere fisico.

In situazioni sociali come feste o cene con amici, non appena provo a mangiare, il mio corpo reagisce con una nausea che quasi mi fa vomitare che mi impedisce di proseguire il pasto. Questo accade nonostante io senta effettivamente fame.
Ultimamente, inoltre, la sensazione è diventata anche anticipatoria, cioè se devo uscire dopo un pasto, nonostante mangi a casa da solo soffro di inappetenza.

Il problema è iniziato gradualmente ma sta peggiorando: inizialmente accadeva solo in situazioni affollate come i diciottesimi, ma ora si presenta anche con persone con cui ho confidenza e sono amico. Ho capito che si tratta di una specie di "meccanismo di difesa" del corpo irrazionale, ma non riesco a controllarlo.

Vorrei quindi dei consigli su come risolvere questo riflesso fisico in modo da riuscire a mangiare in pubblico.
Grazie.
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, piacere di conoscerla. La ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una difficoltà che, pur manifestandosi attraverso sintomi fisici come nausea e inappetenza, sembra collegata soprattutto alle situazioni sociali e al modo in cui il corpo reagisce quando si trova esposto agli altri. Quando queste reazioni compaiono in modo automatico e involontario, possono risultare particolarmente frustranti, perché si ha la sensazione di comprendere cosa stia accadendo senza però riuscire a modificarlo.
Il fatto che inizialmente il disagio fosse limitato a contesti più affollati e che nel tempo si sia esteso anche a situazioni familiari può aumentare la preoccupazione e portare ad anticipare il malessere ancora prima che l’evento avvenga. In questi casi il corpo può entrare in uno stato di allerta che interferisce con funzioni naturali come l’appetito o la digestione, rendendo difficile vivere con serenità momenti conviviali che prima non rappresentavano un problema.

Più che forzarsi a controllare il sintomo nell’immediato, può essere utile comprendere con maggiore calma cosa attiva questa risposta e quali emozioni o pensieri si associano alle situazioni sociali. Un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui esplorare questi meccanismi e lavorare gradualmente sulla gestione dell’ansia somatica, aiutando a ridurre la risposta fisica e a recuperare fiducia nelle proprie reazioni. Resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi ulteriormente su quanto sta vivendo. Dott. Matteo De Nicolò

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Dott.ssa Sara Lanzanova
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gozzano
Buongiorno,capisco che questa situazione le stia recando disagio visto che lo porta a evitare o limitare le sue uscite; si può ipotizzare che la sua timidezza e immagino la fatica quando si relaziona con le altre persone, in base anche ai vari contesti, lo porta come giustamente ha capito anche lei "a difendersi", quindi il suo corpo somatizza ovvero l'ansia e lo stress si traducono in senso di nausea e difficoltà a mangiare come di consueto. Questo succede perchè l'ansia (così come per esempio la paura di non essere all'altezza, di non piacere all'altro, di perdere il controllo davanti agli altri....) scatena a livello fisico la risposta "attacco e fuga", aumenta l'adrenalina, si contrae la muscolatura addominale. Sarebbe utile capire cosa c'è dietro al sintomo manifesto e quindi esplorare meglio come mai è presente questa tensione emotiva, pensare che nessuno è perfetto e tutti abbiamo pregi e difetti; per sentirsi più a proprio agio quando si relaziona con gli altri e "vincere" questa timidezza che sembra bloccarla troppo potrebbe essere importante un aiuto psicologico quindi uno spazio di ascolto dove esprimersi liberamente e senza giudizio e ritrovare un maggior equilibrio psicofisico.
Dott.ssa Eleonora Pupo
Psicoterapeuta, Psicologo
Orvieto Scalo
Buongiorno. Comprendo perfettamente il suo disagio e le assicuro che la sua reazione, per quanto invalidante, è una risposta fisiologica molto comune. Escluse tutte le cause clinico-mediche, quella nausea che avverte potrebbe essere il segnale di un corpo che, sentendosi "sotto esame", blocca la digestione per prepararsi a una difesa immediata. Se posso permettermi, la inviterei a riflettere su cosa questo sintomo stia cercando di comunicarle: spesso la nausea non è un nemico, ma un messaggero che indica un carico emotivo che fa fatica ad essere espresso o una paura del giudizio che la sua mente non riesce ancora a verbalizzare, preferendo "chiudere la porta" dello stomaco. Potrebbe essere un idea parlarne con uno psicoterapeuta, anche per trasformare questa difesa in una nuova sicurezza relazionale!
Dott.ssa Eleonora Bergami
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno,
La nausea, per quanto molto sgradevole, non è tanto il problema da eliminare quanto un segnale da capire. Quando un sintomo compare, si mantiene nel tempo e inizia anche ad anticipare le situazioni, di solito non è casuale. Tentare di farlo sparire direttamente spesso funziona poco o solo per breve tempo, perché si interviene sull’effetto ma non su ciò che lo genera. Può essere utile allora chiedersi da cosa questo meccanismo stia cercando di proteggerti e quale funzione stia svolgendo per te in questo momento. Un lavoro di questo tipo però difficilmente si riesce a fare da soli, la tua capacità di osservare quello che ti sta accadendo è però già un buon punto di partenza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio questo "meccanismo di difesa" e, proprio attraverso questa nuova consapevolezza, a ridurne gradualmente l’intensità, recuperando libertà nelle situazioni sociali.

Un saluto e care cose
Dott.ssa E.B.
Dott.ssa Soraya Cibic
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buon pomeriggio, quello che descrivi è un’esperienza più comune di quanto pensi. Quando parli di “meccanismo di difesa” sei già molto vicino al motivo di ciò che ti sta facendo soffrire: il corpo, nelle situazioni sociali, può attivarsi come se fosse in pericolo anche se razionalmente sai che non c’è nulla di minaccioso.
Nausea, senso di vomito, inappetenza anticipatoria sono reazioni tipiche dell’ansia. Quando siamo attivati, il sistema nervoso devia energie dalla digestione alla “difesa”, per questo puoi avere fame ma non riuscire a mangiare. Il fatto che ora succeda anche con amici stretti indica che il corpo ha imparato ad associare il gesto o la situazione di “mangiare davanti agli altri” a una situazione di disagio e il tuo corpo si attiva per proteggerti, anche se lo fa in modo paradossale.
La buona notizia è che questo meccanismo si può modificare. In genere è utile lavorare sull’ansia sociale di base, non solo sul sintomo del vomito, poiché il tentativo di controllare il sintomo spesso lo rafforza. Può essere utile iniziare con piccoli passi: non forzarti a mangiare normalmente ma concediti di mangiare poco, concentrati sulla respirazione lenta prima e durante il pasto, sposta l’attenzione dalla sensazione fisica alla conversazione o all’ambiente.
Tuttavia, visto che il problema sta peggiorando e limita la tua vita sociale, ti consiglierei un percorso di psicoterapia. Lavorare sull’ansia sociale e sulle tecniche di esposizione può aiutarti a interrompere questo circolo tra anticipazione, attivazione fisica e blocco. In terapia possiamo accogliere il messaggio adattativo del sintomo e creare un percorso di crescita personale adatto ai tuoi bisogni, partendo dal capire cosa rende per te così attivante il momento del mangiare in pubblico (timore del giudizio? paura di perdere il controllo? vergogna?...) e a rieducare gradualmente il corpo a vivere quelle situazioni come sicure. Con il giusto supporto, questo meccanismo può essere compreso e gradualmente modificato, permettendoti di tornare a vivere con più libertà e serenità le situazioni sociali ma soprattutto il rapporto con te stesso.
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Caro utente,
Quello che descrivi è reale ed ha un nome clinico, si chiama ansia sociale con manifestazione somatica e soprattutto ha senso: il tuo sistema nervoso ha imparato ad associare le situazioni sociali a una minaccia e risponde attivando il corpo in difesa, anche quando la testa sa benissimo che non c'è pericolo.
La nausea non è immaginaria né una debolezza: è il sistema nervoso autonomo che entra in modalità allerta e inibisce la digestione, esattamente come farebbe di fronte a un pericolo reale. Il fatto che ora si presenti anche in modo anticipatorio - cioè prima ancora di trovarti nella situazione -dice che questa risposta si è consolidata nel tempo. Non significa che sia irreversibile, anzi: significa che il sistema nervoso ha imparato qualcosa e può imparare anche il contrario.
Hai già capito che si tratta di un meccanismo irrazionale, e questo è un punto di partenza importante. Ma da solo non basta per modificarlo, perché questo tipo di risposta non passa attraverso la comprensione razionale, ha bisogno di un lavoro specifico sul corpo e sulle emozioni.
Nel frattempo, c'è qualcosa di concreto che puoi iniziare a fare già da subito. Si tratta di una respirazione semplice ma molto efficace per interrompere il circolo dell'allerta: inspira profondamente contando fino a 4, trattieni per 2, espira lentamente contando fino a 6. L'espirazione più lunga è la chiave, perché attiva la parte del sistema nervoso che segnala al corpo che il pericolo non c'è. Non basta farla una volta sola: ripetila per cinque o sei cicli, sia prima di entrare in una situazione che senti difficile, sia nel momento in cui avverti arrivare la nausea, senza combatterla, respirandoci accanto.
Per il resto, ti consiglio di non aspettare che questa risposta si radichi ulteriormente. A 18 anni, con qualcosa di ancora relativamente recente, un percorso terapeutico mirato può essere molto efficace e non necessariamente lungo. Esistono approcci che lavorano proprio su questo tipo di memoria corporea, tra questi l'EMDR, che agisce direttamente sul modo in cui il sistema nervoso ha registrato certi schemi, con buoni risultati.
Se ti va di approfondire, sono disponibile sia in studio a Roma che online. Hai fatto bene a cercare un confronto.
Un saluto, dott.ssa Elin Miroddi
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buonasera, quello che descrive è un’esperienza che può essere molto frustrante, soprattutto alla sua età, quando la vita sociale ha un ruolo centrale. È importante dirle che ciò che sta vivendo non è raro e non significa che ci sia qualcosa di “strano” o irreversibile in lei. Il meccanismo che descrive, ovvero, fame presente ma nausea intensa quando si trova a mangiare in pubblico, spesso è collegato a una forma di Ansia sociale con forte componente somatica. Il corpo entra in uno stato di attivazione (come se fosse in pericolo), l’adrenalina aumenta e il sistema digestivo si blocca. La nausea non è quindi il problema primario, ma l’effetto di un’attivazione ansiosa.
Il fatto che ora la sensazione sia diventata anticipatoria è un passaggio tipico: il cervello impara ad associare “mangiare in pubblico” a “rischio di stare male” e attiva il riflesso prima ancora che la situazione inizi. Si crea così un circolo:
paura → attivazione fisica → nausea → conferma della paura.
La buona notizia è che questo meccanismo si può modificare. Evitare le situazioni o mangiare sempre da soli può ridurre l’ansia nell’immediato, ma tende a mantenere il problema nel tempo. In genere è utile un lavoro graduale di esposizione: iniziare con contesti molto sicuri (una persona fidata, ambiente tranquillo), mangiare piccole quantità, restare nella situazione anche se arriva un po’ di nausea, senza fuggire subito. Il corpo ha bisogno di imparare che non c’è un vero pericolo.
Un percorso di psicoterapia mirato all’ansia sociale può aiutarla a lavorare sia sui pensieri anticipatori sia sulla regolazione fisiologica (respirazione, gestione dell’attivazione). Intervenire ora è importante, perché il problema è ancora circoscritto e trattabile. Non è un “riflesso incontrollabile”: è un meccanismo appreso che può essere disinnescato con il giusto supporto. Chiedere aiuto a 18 anni è un segnale di consapevolezza, non di debolezza.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Annalisa Covri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Salve, purtroppo non le darò grandi consigli, anche perchè non fa proprio parte del nostro ruolo, ma cercherò di risponderle per darle qualche spunto di riflessione.
La sintomatologia che descrive sembra essere una risposta ansiosa che si presenta in forma somatica, quindi attraverso il corpo, come se fosse in allarme quando esce e deve mangiare in pubblico.
L’intervento psicoterapeutico è indicato proprio per lavorare sul ciclo che descrive e sull'ansia anticipatoria che sembra emergere ultimamente e che porta inappetenza.
Credo l'inizio di un percorso possa essere la scelta migliore in questo momento, aiutandola a lavorare sia sulla regolazione del sintomo, sia sui significati personali e relazionali associati a queste situazioni, aiutando una comprensione e un graduale miglioramento della situazione.
Resto a disposizione e le auguro una buona giornata, dott.ssa Covri Annalisa
Dott.ssa Monica Mugnai
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Montevarchi
Gentile Utente, non esistono consigli preconfezionati. È fondamentale comprendere come lei funziona e come e perché questo sintomo sia emerso. Le consiglio pertanto di fissare un appuntamento con un professionista della salute mentale, così da poter ottenere innanzitutto una maggiore chiarezza su questi aspetti e, successivamente, apprendere strategie utili per gestire le circostanze che descrive. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento, Dottoressa Monica Mugnai
Dott.ssa Caterina De Galitiis
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Pescara
Salve,
mi spiace, ma non esiste una formula magica o una strategia che possa farla stare meglio rapidamente, né penso che una soluzione possa arrivare dall’esterno con qualcosa che non abbia già provato. Questo non significa che non ci sia possibilità di stare meglio, anzi: significa però che il cambiamento passa attraverso un percorso di comprensione e ascolto di ciò che sta accadendo dentro di lei.
Da quello che racconta, il suo corpo sembra aver attivato delle difese intense e allo stesso tempo avvisarla di qualcosa che fatica a trovare spazio a livello emotivo. Per questo l’unico suggerimento che mi sento di darle è provare ad ascoltare quella paura che la congela e le stringe lo stomaco. Resti qualche momento su quella sensazione corporea e provi a collegarla non solo all’emozione, ma anche ai pensieri che emergono in quei momenti.
Non è un esercizio che fa stare meglio “subito”, ma può aumentare la consapevolezza di ciò che accade e rappresentare un primo passo.
Non le nascondo, però, che vista l’intensità e l’impatto che descrive sulla sua vita sociale, credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo questo meccanismo e a scioglierlo nel tempo
Dott. Matteo Guerra
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Chieti
Salve, la problematica da lei riportata sembra poter essere riconducibile ad uno stato ansioso che, a quanto scrive, sembrerebbe mostrarsi anche con uno stato di ansia anticipatoria. In questo senso le situazioni sociali collegate al cibo appaiono come "sintomo" tramite cui l'ansia si mostra. Il suggerimento che mi viene da darle è quello di capire, tramite un percorso personale, come mai proprio ora lei stia vivendo una situazione ansiosa per potergli dare un significato e poterla risolvere.
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Quello che descrivi è una situazione che può capitare quando l’ansia si attiva in contesti sociali. In alcune persone il corpo reagisce proprio a livello fisico (nausea, senso di vomito, blocco dell’appetito), anche se razionalmente si ha fame e si vorrebbe stare tranquilli. Il fatto che la sensazione sia diventata anche anticipatoria è abbastanza tipico: il corpo inizia ad “aspettarsi” la difficoltà e si attiva prima.

Non significa che ci sia qualcosa che non va in te o che non sia risolvibile. Spesso si tratta di un meccanismo legato all’ansia sociale e alla tensione che il corpo accumula in certe situazioni. Con un percorso psicologico è possibile capire meglio cosa lo attiva e lavorare sia sulle sensazioni fisiche sia sui pensieri che le accompagnano, così da ridurre gradualmente questo riflesso e tornare a vivere le uscite con più serenità.

Se il problema sta iniziando a limitare la tua vita sociale, può essere un buon momento per parlarne con uno psicologo: intervenire presto di solito aiuta molto. Nel frattempo può essere utile non evitarele completamente, ma affrontarle in modo graduale e senza metterti troppa pressione.

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo. Da come lo descrivi, il tuo non è “solo” essere timido, ma un vero e proprio disagio fisico legato alle situazioni sociali: nausea, conati, inappetenza anticipatoria. Sono segnali tipici di una risposta d’ansia del corpo, che entra in “allerta” anche quando non c’è un pericolo reale.

Quello che chiami giustamente “meccanismo di difesa” è la reazione del sistema nervoso autonomo: quando percepi una situazione come stressante (cene, feste, mangiare davanti agli altri), il corpo attiva la risposta di attacco-fuga, bloccando temporaneamente funzioni come la digestione. Il fatto che il disturbo sia passato da situazioni molto affollate a contesti più familiari è tipico dei circoli dell’ansia: più temi che accada, più il corpo anticipa la reazione.

In questi casi si può parlare di manifestazioni somatiche dell’ansia, talvolta collegate a forme di ansia sociale. Il corpo “impara” ad associare il mangiare in pubblico alla nausea, e l’anticipazione del sintomo lo rinforza.

Alcuni accorgimenti pratici che possono aiutarti (senza sostituire un lavoro più profondo):

Normalizzare il sintomo: cercare di “controllare” a tutti i costi la nausea spesso la peggiora. Dirti mentalmente “è fastidioso, ma non pericoloso” può ridurre la tensione.

Respirazione lenta e diaframmatica prima e durante il pasto per calmare il sistema nervoso.

Esporsi in modo graduale: iniziare da contesti molto sicuri (una persona sola, ambienti tranquilli), aumentando piano piano.

Mangiare lentamente e in piccole quantità, scegliendo cibi leggeri quando sai che sarai in compagnia.

Lavorare sui pensieri: spesso dietro c’è la paura del giudizio (“se sto male, gli altri se ne accorgono”, “farò una figuraccia”), che amplifica la reazione fisica.

Detto questo, quando i sintomi sono così intensi e stanno limitando la vita sociale, è importante non restare da soli con il problema: un percorso con uno specialista può aiutarti a capire l’origine di questo meccanismo e a “rieducare” il corpo a non reagire con nausea nelle situazioni sociali. Approcci come quelli usati in Terapia Cognitivo-Comportamentale sono spesso molto efficaci per lavorare sull’ansia e sui sintomi fisici associati.

Ti incoraggio quindi ad approfondire la situazione con uno specialista, così da affrontare il problema in modo mirato e ritrovare serenità nei momenti sociali.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Riccardo Gaglio
Psicologo, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno,
comprendo come il sintomo descritto possa essere invalidante. Tuttavia a volte un sintomo può permetterci di capire molto su di noi, sul nostro comportamento, sulla nostra posizione esistenziale. L'ansia percepita in queste situazioni sociali a cosa è dovuta? Paura di esporsi? Inadeguatezza? Bassa autostima? L'indagine di questi elementi e interrogativi potrebbe portare al superamento del sintomo. Buona ricerca, che sia fatta da solo o con l'aiuto di un professionista (scelta sempre consigliata).
Cordiali saluti,
Riccardo Gaglio
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro ragazzo, da quanto scrivi, sembreresti soffrire di ansia sociale che somatizzi sul corpo.
Il corpo, in situazioni che considera di pericolo o giudizio, attiva in modo automatico il sistema nervoso autonomo e questo ti porta a sentire nausea e provare inappetenza. Ti consiglierei di iniziare un percorso di psicoterapia perchè la situazione si sta allargando anche a contesti in cui sembreresti più a tuo agio, segno che questo meccanismo di difesa, come ben hai identificato, sta prendendo sempre più piede. Puoi parlare di questa cosa con i tuoi genitori, il medico di base o qualcuno di fiducia? Ti auguro di risolvere quanto prima questa situazione. In bocca al lupo
Dott.ssa Annalisa Minafra Montaruli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
È possibile che ciò che descrivi non sia un problema gastrointestinale primario, ma una risposta ansiosa che si manifesta attraverso la nausea.

In alcune persone, soprattutto con una certa sensibilità al giudizio sociale, il corpo può attivarsi nelle situazioni conviviali come se ci fosse un pericolo. Quando il sistema nervoso entra in “allerta”, la digestione rallenta e possono comparire nausea o chiusura dello stomaco, anche in presenza di fame. Se in passato ti sei sentito male in un contesto sociale, è probabile che si sia creato un apprendimento: il cervello può aver associato “mangiare in pubblico” alla possibilità di stare male. Questo può spiegare anche l’ansia anticipatoria prima di uscire.

Si tratta spesso di un circolo di mantenimento: l’anticipazione aumenta l’attivazione fisiologica, l’attivazione genera nausea reale, la nausea viene interpretata come segnale di pericolo, rinforzando l’ansia successiva.

Un intervento cognitivo-comportamentale può avere buone probabilità di efficacia, lavorando su esposizione graduale, riduzione dell’evitamento e ristrutturazione delle credenze legate alla paura di stare male o fare una figuraccia. Se il sintomo dovesse intensificarsi o comportare conseguenze fisiche (es. calo di peso), è comunque indicato un confronto medico per escludere cause organiche.
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Penso dovrebbe approfondire con uno psicoterapeuta se ci sono note di ansia sociale o altri problemi o ansie che possano influire. Tenga presente che i 18 anni e in generale il periodo pre e post fine degli studi superiori è psicologicamente spesso molto delicato.
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente, che cosa prova prima di mangiare? Quali sensazioni, emozioni e, soprattutto, pensieri arrivano prima di un pasto? La invito ad essere più attento a ciò che Le succede in queste situazioni. La sua mente associa il momento di mangiare a qualche evento in particolare della sua Vita? Ricorda se ha avuto situazioni legate al cibo nella sua infanzia? La nostra mente è capace di "farci accantonare" dei momenti dolorosi che ci hanno fatto soffrire ma il nostro corpo NO. Ascolti il suo corpo, cerchi di comprendere quali emozioni, ricordi, ci sono dietro questo comportamento. Grazie.
Dott.ssa Federica Schiera
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buon pomeriggio.
Premettendo che sono d’accordo con lei a proposito del fatto che ciò sia un avvertimento che il suo corpo le da in merito a qualcosa che non la fa stare a suo agio, credo che potrebbe esserle d’aiuto usufruire di un supporto psicologico.
Spesso ciò che ci succede in situazioni presenti, non riguarda nè il tempo nè il luogo in cui si manifesta, quanto piuttosto è collegabile ad eventi, persone, relazioni, abitudini e/o situazioni che ci hanno causato e causano dolore e disagio nelle nostre relazioni più strette: quelle familiari. Esplorare questa parte importante della sua vita potrebbe aiutarla a gestire il presente e farla sentire meglio.

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