Sono una ragazza di 30 anni, da circa 3 anni soffro d’ansia, inizialmente si manifestava con risvegl

10 risposte
Sono una ragazza di 30 anni, da circa 3 anni soffro d’ansia, inizialmente si manifestava con risvegli notturni alla stessa ora non sapendo dove mi trovavo, in seguito questi risvegli hanno iniziato a presentarsi solo la prima notte che passavo fuori casa.Ho iniziato a mangiare meglio,fare sport regolarmente e anche una terapia al riguardo,ho fatto anche un corso di rilassamento muscolare progressivo e tra poco inizierò la mindfulness.Attualmente a casa dormo bene e sto imparando a gestire l’ansia, anche se spesso durante il giorno ci penso,cosa che prima magari non capitava. Valutavamo con mio marito se trasferirci dal centro Italia al mare,essendo cresciuti la,mi spaventa però l’idea che potrei peggiorare la mia situazione cambiando città casa e amicizie,anche se l’idea di vivere al mare mi piace molto, inoltre la nostra famiglia abita vicino a noi. Cosa mi consiglia? Un cambiamento graduale o totale da subito? Smetterò mai di soffrire d’ansia ?
Dott.ssa Annalisa Covri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Da quello che racconta emerge un percorso già molto attivo e consapevole nella gestione dell’ansia: questo è un elemento importante. L’ansia tende spesso a riattivarsi nei momenti di cambiamento, ma non significa siano da evitare, quanto piuttosto cercare di comprendere come affrontarlo.
Per alcune persone la gradualità è contenitiva, per altre il cambiamento netto permette una riorganizzazione più chiara. Per questo non esiste una soluzione valida per tutti, ma quella più coerente con le risorse personali e relazionali del momento.
Rispetto all’ansia, è un'emozione e in quanto tale non si tratta di “eliminarla per sempre”, quanto di imparare a riconoscerla e integrarla senza che prenda il controllo. Continuare il lavoro terapeutico può aiutarla a capire che ruolo ha oggi l’ansia nella sua vita e come accompagnare scelte importanti senza farsi guidare solo dalla paura.
Sperando di averle dato qualche spunto, le auguro un buon percorso, dott.ssa Covri Annalisa.

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Dott.ssa Eleonora Pupo
Psicoterapeuta, Psicologo
Orvieto Scalo
Gentile utente, è comprensibile che l’idea di un grande cambiamento la spaventi!
L’ansia spesso si nutre dell'incertezza e del timore di perdere i propri punti di riferimento. La sua preoccupazione è legittima!

Vorrei invitarla a riflettere su un punto però: secondo lei, cosa sta cercando di comunicarle la sua ansia? Spesso questo sintomo non è un nemico, ma un segnale che ci indica bisogni profondi, a volte di sicurezza o di protezione, ancora da ascoltare!
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Salve, quello che illustri evidenzia un percorso già’ molto consapevole: sai riconoscere l’ansia, ne cogli le manifestazioni e stai attivandoti con diverse strategie utili (stile di vita, terapia, rilassamento, mindfulness). Queste sono tue risorse.
E’ fisiologico che di fronte all incertezza di un cambiamento significativo di un possibile trasferimento in un’altra località’ l’ansia aumenti. Prova a lavorare sulle seguenti dimensioni presenti:
- il piacere e il desiderio verso una vita al mare, e
- il timore di “peggiorare” lasciando ciò che oggi senti come più sicuro. Questo può diventare un buon tema di lavoro
Dott.ssa Sabrina Germi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castegnero
Gentile utente,

comprendo perfettamente il dilemma: si trova nel classico paradosso del "vorrei ma ho paura". Da un lato il richiamo del mare e delle radici, dall'altro il timore che un cambiamento così radicale possa mandare in frantumi l'equilibrio che, con tanta fatica e impegno, sta costruendo.

Lei si sia attivata tantissimo: sport, alimentazione, rilassamento, mindfulness. Tuttavia, riferisce che ora pensa all'ansia durante il giorno più di prima. Nella Terapia Breve Strategica diciamo spesso che "il tentativo di controllo fa perdere il controllo". A forza di monitorarsi per stare bene, paradossalmente, si finisce per stare sempre in allerta, trasformando il benessere in un compito da monitorare costantemente.

Se restiamo nell'ottica della paura, scegliere un cambiamento "totale e subito" potrebbe sembrare un salto nel vuoto, mentre quello "graduale" una rassicurazione. Ma attenzione: a volte la gradualità non fa altro che alimentare l'idea che siamo "fragili" e che dobbiamo testare il terreno con estrema cautela.

Più che il modo (graduale o totale), il punto è la sua capacità di cavalcare l'onda. Se impara a gestire l'ansia non come un nemico da cui fuggire o da rilassare a ogni costo, ma come un'attivazione che può essere gestita, il luogo geografico smetterà di essere una minaccia.

Risposte ai suoi dubbi:
Smetterà mai di soffrire d'ansia? L'ansia è un'emozione naturale, non deve sparire. Deve però tornare a essere una risorsa e non un limite. La buona notizia è che si può tornare a vivere senza che il pensiero dell'ansia sia il centro della giornata.

Il cambiamento peggiorerà le cose? Solo se lo vive come un test definitivo sulla sua salute mentale. Se invece lo vive come una scelta di vita verso il piacere (il mare), la prospettiva cambia radicalmente.

Potrebbe essere utile sbloccare quei meccanismi mentali che la tengono in allerta costante. Se sente il bisogno di fare chiarezza prima di questo grande passo, sono a sua disposizione per un colloquio conoscitivo, anche online.
Saluti Sabrina Germi
Dott.ssa Elena Arca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentilissima, l'ansia è un sintomo "parlante" e per questo può sparire solo se ci si ferma ad ascoltare ciò che vuole dirci. Mi pare che tutti i suoi movimenti come lo sport, l'alimentazione sana e la mindfullness siano fino ad ora andati nella direzione del "gestire l'ansia" non in quella del capire perché compare per fare in modo che non compaia più. A questo proposito consiglio una psicoterapia perché il rischio è che il suo sintomo la segua anche in un possibile trasferimento. Racconta inoltre di avere delle interessanti dinamiche relazionali che girano intorno alla tematica VICINO-LONTANO. Potrebbe forse essere spaventoso pensare di fare una scelta di trasferimento vincente che valorizzi un progetto di coppia e che però rattrista e allontana i suoi cari. Penso che l'ansia possa essere un sintomo chiave che il suo corpo utilizza per bloccarla nelle scelte scomode.
Dott.ssa Enrica Casalvieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Quello che lei racconta è una regressione nei momenti di cambiamento e i suoi sintomi indicano una attivazione dell'angoscia di separazione: la casa non è solo un luogo concreto ma un oggetto interno di sicurezza per cui quando è fuori casa non ha più la sua base stabile interna e reagisce con uno stato di allarme. Il segnale, però, di una importante evoluzione c'è stato: lei adesso dorme bene a casa, riconosce i suoi stati d'ansia, la sua angoscia che prima non era simbolizzata, tutto veniva espresso attraverso il corpo, ora è più pensabile. E' consigliabile un cambiamento graduale in modo tale che il luogo venga introiettato per diventare un oggetto interno rassicurante e non un elemento estraneo. L'ansia è il segnale di un conflitto interno non elaborato, nel suo caso tra bisogno di autonomia e bisogno di sicurezza, quando questi due aspetti trovano un equilibrio l'ansia diventa un'emozione passeggera che non influenza più il suo quotidiano. Il lavoro che deve fare è rafforzare la sua base in terna che le permetta di cambiare senza perdere il senso di se.
Dott.ssa Marinella Rotondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cambiare città, casa e amicizie è uno di quei passaggi che mettono in crisi anche le persone più stabili . Non è solo stress logistico. Spesso ci sono lutto per ciò che lasci, paura dell'ignoto e perdita di punti di riferimento . Consiglierei un aiuto psicologico
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che descrive emerge innanzitutto un aspetto molto importante: lei ha già messo in atto numerose risorse efficaci. Ha riconosciuto il problema, ha modificato lo stile di vita, ha intrapreso una terapia e sta ampliando ulteriormente gli strumenti di regolazione emotiva (rilassamento, mindfulness). Questo indica una buona capacità di ascolto di sé e un percorso già avviato verso una maggiore gestione dell’ansia.

I sintomi che riferisce – in particolare i risvegli notturni e la loro comparsa in situazioni “fuori casa” – sono spesso espressione di uno stato di allerta legato alla sicurezza e alla prevedibilità dell’ambiente. Il fatto che oggi a casa dorma bene suggerisce che il sistema ansioso abbia già imparato, almeno in parte, a “fidarsi” di un contesto stabile.

Rispetto al possibile trasferimento, la preoccupazione che un cambiamento importante possa riattivare l’ansia è comprensibile. L’ansia, infatti, tende a farsi sentire maggiormente nei momenti di transizione. Questo però non significa che il cambiamento sia sbagliato o pericoloso in sé, ma che va pensato e accompagnato con attenzione. In genere non esiste una regola valida per tutti tra “cambiamento graduale” o “totale”: la scelta migliore è quella che tiene conto del suo funzionamento emotivo, del momento del percorso terapeutico e del grado di supporto disponibile. Un passaggio graduale, se possibile, può offrire al sistema emotivo il tempo di adattarsi, ma anche un cambiamento deciso può essere sostenibile se ben preparato e mentalizzato.

Quanto alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, è utile forse riformularla: l’obiettivo non è eliminare l’ansia, che è un’emozione naturale, ma imparare a riconoscerla, tollerarla e non esserne guidati. Molte persone scoprono che, quando l’ansia smette di essere temuta e combattuta, perde gran parte della sua forza. Il fatto che oggi lei riesca già a gestirla meglio è un segnale incoraggiante in questa direzione.

Il consiglio è di continuare a lavorare su questi temi all’interno della terapia, portando anche il dubbio sul trasferimento come materiale di esplorazione. Comprendere cosa rappresenta per lei questo cambiamento – a livello emotivo, identitario e relazionale – può aiutarla a fare una scelta più consapevole e meno guidata dalla paura.

Un caro saluto.

Fabio
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Buonasera, solo lei può rispondere alla sua domanda, quello che invece viene da sottolineare è che l’ansia non debba necessariamente essere un limite alle sue scelte. L’ansia, i disturbi d’ansia, si curano ed è possibile migliorare la propria qualità di vita, come lei peraltro ha già intrapreso. Il trasferimento/trasloco è una questione delicata perchè tocca il nostro sistema di adattamento che è composto da tante dimensioni (abitudini, amicizie, routine, sicurezze, affetti, memorie, storie, spazi, ecc). Ogni volta che si cambia casa andiamo ad sollecitare anche i pilastri nella nostra architettura psichica. Forse prendersi del tempo per analizzare con sguardo professionale le motivazioni, le resistenze, i desideri di questo eventuale trasferimento è un buon investimento per affrontare con serenità un cambiamento significativo, duraturo e consapevole.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un percorso già molto attivo e consapevole: ha lavorato sullo stile di vita, ha intrapreso una terapia, ha acquisito strumenti di rilassamento e sta per iniziare la mindfulness. Questo indica buone risorse personali e una capacità di gestione dell’ansia che, infatti, oggi appare più contenuta rispetto all’inizio (il sonno a casa è regolare e i sintomi sono più circoscritti).

I risvegli confusionali e l’ansia legata al dormire fuori casa possono essere letti come manifestazioni di un bisogno di sicurezza e di controllo, spesso tipico dei disturbi d’ansia. Il fatto che ora l’ansia sia più “pensata” durante il giorno è abbastanza frequente quando si diventa più attenti ai propri stati interni: non è necessariamente un peggioramento, ma una fase del processo terapeutico.

Rispetto al trasferimento, non esiste una risposta valida per tutti. In generale, quando c’è una vulnerabilità ansiosa, un cambiamento graduale è spesso più tollerabile perché permette al sistema emotivo di adattarsi passo dopo passo, riducendo il senso di perdita dei punti di riferimento. Tuttavia, non è il cambiamento in sé a creare l’ansia, ma il significato che assume per lei (separazione, sicurezza, autonomia, timore di “non farcela”). Se il progetto di vivere al mare è desiderato, condiviso con suo marito e supportato dalla vicinanza della famiglia, può diventare anche un’esperienza evolutiva, purché accompagnata da un lavoro psicologico che aiuti a leggere e gestire le paure che emergono.

Alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, la risposta più onesta è che l’ansia è un’emozione naturale e non va eliminata, ma si può imparare a non esserne dominati. Molte persone arrivano a viverla in modo sempre meno limitante, fino a non considerarla più un problema centrale della propria vita.

Il mio consiglio è di approfondire questi temi con uno specialista che la segue o che possa aiutarla a valutare il cambiamento in modo personalizzato, tenendo conto della sua storia, delle risorse e delle fragilità attuali.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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