Sono una ragazza di 30 anni, da circa 3 anni soffro d’ansia, inizialmente si manifestava con risvegl
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Sono una ragazza di 30 anni, da circa 3 anni soffro d’ansia, inizialmente si manifestava con risvegli notturni alla stessa ora non sapendo dove mi trovavo, in seguito questi risvegli hanno iniziato a presentarsi solo la prima notte che passavo fuori casa.Ho iniziato a mangiare meglio,fare sport regolarmente e anche una terapia al riguardo,ho fatto anche un corso di rilassamento muscolare progressivo e tra poco inizierò la mindfulness.Attualmente a casa dormo bene e sto imparando a gestire l’ansia, anche se spesso durante il giorno ci penso,cosa che prima magari non capitava. Valutavamo con mio marito se trasferirci dal centro Italia al mare,essendo cresciuti la,mi spaventa però l’idea che potrei peggiorare la mia situazione cambiando città casa e amicizie,anche se l’idea di vivere al mare mi piace molto, inoltre la nostra famiglia abita vicino a noi. Cosa mi consiglia? Un cambiamento graduale o totale da subito? Smetterò mai di soffrire d’ansia ?
Da quello che racconta emerge un percorso già molto attivo e consapevole nella gestione dell’ansia: questo è un elemento importante. L’ansia tende spesso a riattivarsi nei momenti di cambiamento, ma non significa siano da evitare, quanto piuttosto cercare di comprendere come affrontarlo.
Per alcune persone la gradualità è contenitiva, per altre il cambiamento netto permette una riorganizzazione più chiara. Per questo non esiste una soluzione valida per tutti, ma quella più coerente con le risorse personali e relazionali del momento.
Rispetto all’ansia, è un'emozione e in quanto tale non si tratta di “eliminarla per sempre”, quanto di imparare a riconoscerla e integrarla senza che prenda il controllo. Continuare il lavoro terapeutico può aiutarla a capire che ruolo ha oggi l’ansia nella sua vita e come accompagnare scelte importanti senza farsi guidare solo dalla paura.
Sperando di averle dato qualche spunto, le auguro un buon percorso, dott.ssa Covri Annalisa.
Per alcune persone la gradualità è contenitiva, per altre il cambiamento netto permette una riorganizzazione più chiara. Per questo non esiste una soluzione valida per tutti, ma quella più coerente con le risorse personali e relazionali del momento.
Rispetto all’ansia, è un'emozione e in quanto tale non si tratta di “eliminarla per sempre”, quanto di imparare a riconoscerla e integrarla senza che prenda il controllo. Continuare il lavoro terapeutico può aiutarla a capire che ruolo ha oggi l’ansia nella sua vita e come accompagnare scelte importanti senza farsi guidare solo dalla paura.
Sperando di averle dato qualche spunto, le auguro un buon percorso, dott.ssa Covri Annalisa.
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Gentile utente, è comprensibile che l’idea di un grande cambiamento la spaventi!
L’ansia spesso si nutre dell'incertezza e del timore di perdere i propri punti di riferimento. La sua preoccupazione è legittima!
Vorrei invitarla a riflettere su un punto però: secondo lei, cosa sta cercando di comunicarle la sua ansia? Spesso questo sintomo non è un nemico, ma un segnale che ci indica bisogni profondi, a volte di sicurezza o di protezione, ancora da ascoltare!
L’ansia spesso si nutre dell'incertezza e del timore di perdere i propri punti di riferimento. La sua preoccupazione è legittima!
Vorrei invitarla a riflettere su un punto però: secondo lei, cosa sta cercando di comunicarle la sua ansia? Spesso questo sintomo non è un nemico, ma un segnale che ci indica bisogni profondi, a volte di sicurezza o di protezione, ancora da ascoltare!
Salve, quello che illustri evidenzia un percorso già’ molto consapevole: sai riconoscere l’ansia, ne cogli le manifestazioni e stai attivandoti con diverse strategie utili (stile di vita, terapia, rilassamento, mindfulness). Queste sono tue risorse.
E’ fisiologico che di fronte all incertezza di un cambiamento significativo di un possibile trasferimento in un’altra località’ l’ansia aumenti. Prova a lavorare sulle seguenti dimensioni presenti:
- il piacere e il desiderio verso una vita al mare, e
- il timore di “peggiorare” lasciando ciò che oggi senti come più sicuro. Questo può diventare un buon tema di lavoro
E’ fisiologico che di fronte all incertezza di un cambiamento significativo di un possibile trasferimento in un’altra località’ l’ansia aumenti. Prova a lavorare sulle seguenti dimensioni presenti:
- il piacere e il desiderio verso una vita al mare, e
- il timore di “peggiorare” lasciando ciò che oggi senti come più sicuro. Questo può diventare un buon tema di lavoro
Gentile utente,
comprendo perfettamente il dilemma: si trova nel classico paradosso del "vorrei ma ho paura". Da un lato il richiamo del mare e delle radici, dall'altro il timore che un cambiamento così radicale possa mandare in frantumi l'equilibrio che, con tanta fatica e impegno, sta costruendo.
Lei si sia attivata tantissimo: sport, alimentazione, rilassamento, mindfulness. Tuttavia, riferisce che ora pensa all'ansia durante il giorno più di prima. Nella Terapia Breve Strategica diciamo spesso che "il tentativo di controllo fa perdere il controllo". A forza di monitorarsi per stare bene, paradossalmente, si finisce per stare sempre in allerta, trasformando il benessere in un compito da monitorare costantemente.
Se restiamo nell'ottica della paura, scegliere un cambiamento "totale e subito" potrebbe sembrare un salto nel vuoto, mentre quello "graduale" una rassicurazione. Ma attenzione: a volte la gradualità non fa altro che alimentare l'idea che siamo "fragili" e che dobbiamo testare il terreno con estrema cautela.
Più che il modo (graduale o totale), il punto è la sua capacità di cavalcare l'onda. Se impara a gestire l'ansia non come un nemico da cui fuggire o da rilassare a ogni costo, ma come un'attivazione che può essere gestita, il luogo geografico smetterà di essere una minaccia.
Risposte ai suoi dubbi:
Smetterà mai di soffrire d'ansia? L'ansia è un'emozione naturale, non deve sparire. Deve però tornare a essere una risorsa e non un limite. La buona notizia è che si può tornare a vivere senza che il pensiero dell'ansia sia il centro della giornata.
Il cambiamento peggiorerà le cose? Solo se lo vive come un test definitivo sulla sua salute mentale. Se invece lo vive come una scelta di vita verso il piacere (il mare), la prospettiva cambia radicalmente.
Potrebbe essere utile sbloccare quei meccanismi mentali che la tengono in allerta costante. Se sente il bisogno di fare chiarezza prima di questo grande passo, sono a sua disposizione per un colloquio conoscitivo, anche online.
Saluti Sabrina Germi
comprendo perfettamente il dilemma: si trova nel classico paradosso del "vorrei ma ho paura". Da un lato il richiamo del mare e delle radici, dall'altro il timore che un cambiamento così radicale possa mandare in frantumi l'equilibrio che, con tanta fatica e impegno, sta costruendo.
Lei si sia attivata tantissimo: sport, alimentazione, rilassamento, mindfulness. Tuttavia, riferisce che ora pensa all'ansia durante il giorno più di prima. Nella Terapia Breve Strategica diciamo spesso che "il tentativo di controllo fa perdere il controllo". A forza di monitorarsi per stare bene, paradossalmente, si finisce per stare sempre in allerta, trasformando il benessere in un compito da monitorare costantemente.
Se restiamo nell'ottica della paura, scegliere un cambiamento "totale e subito" potrebbe sembrare un salto nel vuoto, mentre quello "graduale" una rassicurazione. Ma attenzione: a volte la gradualità non fa altro che alimentare l'idea che siamo "fragili" e che dobbiamo testare il terreno con estrema cautela.
Più che il modo (graduale o totale), il punto è la sua capacità di cavalcare l'onda. Se impara a gestire l'ansia non come un nemico da cui fuggire o da rilassare a ogni costo, ma come un'attivazione che può essere gestita, il luogo geografico smetterà di essere una minaccia.
Risposte ai suoi dubbi:
Smetterà mai di soffrire d'ansia? L'ansia è un'emozione naturale, non deve sparire. Deve però tornare a essere una risorsa e non un limite. La buona notizia è che si può tornare a vivere senza che il pensiero dell'ansia sia il centro della giornata.
Il cambiamento peggiorerà le cose? Solo se lo vive come un test definitivo sulla sua salute mentale. Se invece lo vive come una scelta di vita verso il piacere (il mare), la prospettiva cambia radicalmente.
Potrebbe essere utile sbloccare quei meccanismi mentali che la tengono in allerta costante. Se sente il bisogno di fare chiarezza prima di questo grande passo, sono a sua disposizione per un colloquio conoscitivo, anche online.
Saluti Sabrina Germi
Gentilissima, l'ansia è un sintomo "parlante" e per questo può sparire solo se ci si ferma ad ascoltare ciò che vuole dirci. Mi pare che tutti i suoi movimenti come lo sport, l'alimentazione sana e la mindfullness siano fino ad ora andati nella direzione del "gestire l'ansia" non in quella del capire perché compare per fare in modo che non compaia più. A questo proposito consiglio una psicoterapia perché il rischio è che il suo sintomo la segua anche in un possibile trasferimento. Racconta inoltre di avere delle interessanti dinamiche relazionali che girano intorno alla tematica VICINO-LONTANO. Potrebbe forse essere spaventoso pensare di fare una scelta di trasferimento vincente che valorizzi un progetto di coppia e che però rattrista e allontana i suoi cari. Penso che l'ansia possa essere un sintomo chiave che il suo corpo utilizza per bloccarla nelle scelte scomode.
Quello che lei racconta è una regressione nei momenti di cambiamento e i suoi sintomi indicano una attivazione dell'angoscia di separazione: la casa non è solo un luogo concreto ma un oggetto interno di sicurezza per cui quando è fuori casa non ha più la sua base stabile interna e reagisce con uno stato di allarme. Il segnale, però, di una importante evoluzione c'è stato: lei adesso dorme bene a casa, riconosce i suoi stati d'ansia, la sua angoscia che prima non era simbolizzata, tutto veniva espresso attraverso il corpo, ora è più pensabile. E' consigliabile un cambiamento graduale in modo tale che il luogo venga introiettato per diventare un oggetto interno rassicurante e non un elemento estraneo. L'ansia è il segnale di un conflitto interno non elaborato, nel suo caso tra bisogno di autonomia e bisogno di sicurezza, quando questi due aspetti trovano un equilibrio l'ansia diventa un'emozione passeggera che non influenza più il suo quotidiano. Il lavoro che deve fare è rafforzare la sua base in terna che le permetta di cambiare senza perdere il senso di se.
Cambiare città, casa e amicizie è uno di quei passaggi che mettono in crisi anche le persone più stabili . Non è solo stress logistico. Spesso ci sono lutto per ciò che lasci, paura dell'ignoto e perdita di punti di riferimento . Consiglierei un aiuto psicologico
Buonasera,
da ciò che descrive emerge innanzitutto un aspetto molto importante: lei ha già messo in atto numerose risorse efficaci. Ha riconosciuto il problema, ha modificato lo stile di vita, ha intrapreso una terapia e sta ampliando ulteriormente gli strumenti di regolazione emotiva (rilassamento, mindfulness). Questo indica una buona capacità di ascolto di sé e un percorso già avviato verso una maggiore gestione dell’ansia.
I sintomi che riferisce – in particolare i risvegli notturni e la loro comparsa in situazioni “fuori casa” – sono spesso espressione di uno stato di allerta legato alla sicurezza e alla prevedibilità dell’ambiente. Il fatto che oggi a casa dorma bene suggerisce che il sistema ansioso abbia già imparato, almeno in parte, a “fidarsi” di un contesto stabile.
Rispetto al possibile trasferimento, la preoccupazione che un cambiamento importante possa riattivare l’ansia è comprensibile. L’ansia, infatti, tende a farsi sentire maggiormente nei momenti di transizione. Questo però non significa che il cambiamento sia sbagliato o pericoloso in sé, ma che va pensato e accompagnato con attenzione. In genere non esiste una regola valida per tutti tra “cambiamento graduale” o “totale”: la scelta migliore è quella che tiene conto del suo funzionamento emotivo, del momento del percorso terapeutico e del grado di supporto disponibile. Un passaggio graduale, se possibile, può offrire al sistema emotivo il tempo di adattarsi, ma anche un cambiamento deciso può essere sostenibile se ben preparato e mentalizzato.
Quanto alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, è utile forse riformularla: l’obiettivo non è eliminare l’ansia, che è un’emozione naturale, ma imparare a riconoscerla, tollerarla e non esserne guidati. Molte persone scoprono che, quando l’ansia smette di essere temuta e combattuta, perde gran parte della sua forza. Il fatto che oggi lei riesca già a gestirla meglio è un segnale incoraggiante in questa direzione.
Il consiglio è di continuare a lavorare su questi temi all’interno della terapia, portando anche il dubbio sul trasferimento come materiale di esplorazione. Comprendere cosa rappresenta per lei questo cambiamento – a livello emotivo, identitario e relazionale – può aiutarla a fare una scelta più consapevole e meno guidata dalla paura.
Un caro saluto.
Fabio
da ciò che descrive emerge innanzitutto un aspetto molto importante: lei ha già messo in atto numerose risorse efficaci. Ha riconosciuto il problema, ha modificato lo stile di vita, ha intrapreso una terapia e sta ampliando ulteriormente gli strumenti di regolazione emotiva (rilassamento, mindfulness). Questo indica una buona capacità di ascolto di sé e un percorso già avviato verso una maggiore gestione dell’ansia.
I sintomi che riferisce – in particolare i risvegli notturni e la loro comparsa in situazioni “fuori casa” – sono spesso espressione di uno stato di allerta legato alla sicurezza e alla prevedibilità dell’ambiente. Il fatto che oggi a casa dorma bene suggerisce che il sistema ansioso abbia già imparato, almeno in parte, a “fidarsi” di un contesto stabile.
Rispetto al possibile trasferimento, la preoccupazione che un cambiamento importante possa riattivare l’ansia è comprensibile. L’ansia, infatti, tende a farsi sentire maggiormente nei momenti di transizione. Questo però non significa che il cambiamento sia sbagliato o pericoloso in sé, ma che va pensato e accompagnato con attenzione. In genere non esiste una regola valida per tutti tra “cambiamento graduale” o “totale”: la scelta migliore è quella che tiene conto del suo funzionamento emotivo, del momento del percorso terapeutico e del grado di supporto disponibile. Un passaggio graduale, se possibile, può offrire al sistema emotivo il tempo di adattarsi, ma anche un cambiamento deciso può essere sostenibile se ben preparato e mentalizzato.
Quanto alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, è utile forse riformularla: l’obiettivo non è eliminare l’ansia, che è un’emozione naturale, ma imparare a riconoscerla, tollerarla e non esserne guidati. Molte persone scoprono che, quando l’ansia smette di essere temuta e combattuta, perde gran parte della sua forza. Il fatto che oggi lei riesca già a gestirla meglio è un segnale incoraggiante in questa direzione.
Il consiglio è di continuare a lavorare su questi temi all’interno della terapia, portando anche il dubbio sul trasferimento come materiale di esplorazione. Comprendere cosa rappresenta per lei questo cambiamento – a livello emotivo, identitario e relazionale – può aiutarla a fare una scelta più consapevole e meno guidata dalla paura.
Un caro saluto.
Fabio
Buonasera, solo lei può rispondere alla sua domanda, quello che invece viene da sottolineare è che l’ansia non debba necessariamente essere un limite alle sue scelte. L’ansia, i disturbi d’ansia, si curano ed è possibile migliorare la propria qualità di vita, come lei peraltro ha già intrapreso. Il trasferimento/trasloco è una questione delicata perchè tocca il nostro sistema di adattamento che è composto da tante dimensioni (abitudini, amicizie, routine, sicurezze, affetti, memorie, storie, spazi, ecc). Ogni volta che si cambia casa andiamo ad sollecitare anche i pilastri nella nostra architettura psichica. Forse prendersi del tempo per analizzare con sguardo professionale le motivazioni, le resistenze, i desideri di questo eventuale trasferimento è un buon investimento per affrontare con serenità un cambiamento significativo, duraturo e consapevole.
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un percorso già molto attivo e consapevole: ha lavorato sullo stile di vita, ha intrapreso una terapia, ha acquisito strumenti di rilassamento e sta per iniziare la mindfulness. Questo indica buone risorse personali e una capacità di gestione dell’ansia che, infatti, oggi appare più contenuta rispetto all’inizio (il sonno a casa è regolare e i sintomi sono più circoscritti).
I risvegli confusionali e l’ansia legata al dormire fuori casa possono essere letti come manifestazioni di un bisogno di sicurezza e di controllo, spesso tipico dei disturbi d’ansia. Il fatto che ora l’ansia sia più “pensata” durante il giorno è abbastanza frequente quando si diventa più attenti ai propri stati interni: non è necessariamente un peggioramento, ma una fase del processo terapeutico.
Rispetto al trasferimento, non esiste una risposta valida per tutti. In generale, quando c’è una vulnerabilità ansiosa, un cambiamento graduale è spesso più tollerabile perché permette al sistema emotivo di adattarsi passo dopo passo, riducendo il senso di perdita dei punti di riferimento. Tuttavia, non è il cambiamento in sé a creare l’ansia, ma il significato che assume per lei (separazione, sicurezza, autonomia, timore di “non farcela”). Se il progetto di vivere al mare è desiderato, condiviso con suo marito e supportato dalla vicinanza della famiglia, può diventare anche un’esperienza evolutiva, purché accompagnata da un lavoro psicologico che aiuti a leggere e gestire le paure che emergono.
Alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, la risposta più onesta è che l’ansia è un’emozione naturale e non va eliminata, ma si può imparare a non esserne dominati. Molte persone arrivano a viverla in modo sempre meno limitante, fino a non considerarla più un problema centrale della propria vita.
Il mio consiglio è di approfondire questi temi con uno specialista che la segue o che possa aiutarla a valutare il cambiamento in modo personalizzato, tenendo conto della sua storia, delle risorse e delle fragilità attuali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive emerge un percorso già molto attivo e consapevole: ha lavorato sullo stile di vita, ha intrapreso una terapia, ha acquisito strumenti di rilassamento e sta per iniziare la mindfulness. Questo indica buone risorse personali e una capacità di gestione dell’ansia che, infatti, oggi appare più contenuta rispetto all’inizio (il sonno a casa è regolare e i sintomi sono più circoscritti).
I risvegli confusionali e l’ansia legata al dormire fuori casa possono essere letti come manifestazioni di un bisogno di sicurezza e di controllo, spesso tipico dei disturbi d’ansia. Il fatto che ora l’ansia sia più “pensata” durante il giorno è abbastanza frequente quando si diventa più attenti ai propri stati interni: non è necessariamente un peggioramento, ma una fase del processo terapeutico.
Rispetto al trasferimento, non esiste una risposta valida per tutti. In generale, quando c’è una vulnerabilità ansiosa, un cambiamento graduale è spesso più tollerabile perché permette al sistema emotivo di adattarsi passo dopo passo, riducendo il senso di perdita dei punti di riferimento. Tuttavia, non è il cambiamento in sé a creare l’ansia, ma il significato che assume per lei (separazione, sicurezza, autonomia, timore di “non farcela”). Se il progetto di vivere al mare è desiderato, condiviso con suo marito e supportato dalla vicinanza della famiglia, può diventare anche un’esperienza evolutiva, purché accompagnata da un lavoro psicologico che aiuti a leggere e gestire le paure che emergono.
Alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, la risposta più onesta è che l’ansia è un’emozione naturale e non va eliminata, ma si può imparare a non esserne dominati. Molte persone arrivano a viverla in modo sempre meno limitante, fino a non considerarla più un problema centrale della propria vita.
Il mio consiglio è di approfondire questi temi con uno specialista che la segue o che possa aiutarla a valutare il cambiamento in modo personalizzato, tenendo conto della sua storia, delle risorse e delle fragilità attuali.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, grazie per scrivere qui. La sua esperienza descrive un percorso molto comune nei disturbi d’ansia: una fase iniziale più intensa, seguita da un progressivo miglioramento grazie a cambiamenti nello stile di vita, lavoro terapeutico e sviluppo di nuove capacità di gestione. Il fatto che oggi dorma bene a casa e riconosca meglio i segnali dell’ansia indica che il sistema di allarme interno è meno attivo rispetto al passato, anche se rimane una certa attenzione al tema. Nei momenti di transizione o di scelta importante, come un possibile trasferimento, è normale che l’ansia si faccia più presente. il cambiamento attiva l’incertezza, non perché sia pericoloso, ma perché è nuovo. Questo non è necessariamente un segnale di peggioramento, bensì una risposta prevedibile del sistema emotivo a una decisione significativa.
Per quanto riguarda la domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, è spesso utile spostare il focus: molte persone non eliminano del tutto l’ansia, ma imparano a non esserne più guidate. L’ansia può diventare un’esperienza gestibile, meno invasiva, che non limita più le scelte di vita.
Il percorso che sta facendo va proprio nella direzione di una maggiore fiducia nelle proprie risorse interne e nella capacità di affrontare il cambiamento, anche quando porta con sé qualche attivazione emotiva. Cordialmente, AM
Per quanto riguarda la domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”, è spesso utile spostare il focus: molte persone non eliminano del tutto l’ansia, ma imparano a non esserne più guidate. L’ansia può diventare un’esperienza gestibile, meno invasiva, che non limita più le scelte di vita.
Il percorso che sta facendo va proprio nella direzione di una maggiore fiducia nelle proprie risorse interne e nella capacità di affrontare il cambiamento, anche quando porta con sé qualche attivazione emotiva. Cordialmente, AM
Carissima, hai già fatto un grande lavoro su di te perché l’ansia oggi non ti governa, anche se ogni tanto si fa sentire. È normale che, dopo aver trovato un equilibrio, il cambiamento faccia paura.
Per questo, tra cambiamento totale e immobilità, spesso funziona meglio un passaggio graduale: tempi scelti, punti fermi, continuità nelle cure.
Trasferirsi può riattivare l’ansia, sì, ma non significa peggiorare. Può essere un terreno nuovo dove consolidare le competenze che hai già acquisito.
L’ansia probabilmente tornerà a bussare, ma non come prima: non sarà più lei a decidere per te.
Per questo, tra cambiamento totale e immobilità, spesso funziona meglio un passaggio graduale: tempi scelti, punti fermi, continuità nelle cure.
Trasferirsi può riattivare l’ansia, sì, ma non significa peggiorare. Può essere un terreno nuovo dove consolidare le competenze che hai già acquisito.
L’ansia probabilmente tornerà a bussare, ma non come prima: non sarà più lei a decidere per te.
Gentile Signora bisogna imparare a gestire l'ansia. Non credo che La abbandonerà mai, perchè è un tratto della Sua personalità. Spostarsi non significa superare i conflitti interni più profondi. Bisognerebbe lavorare di più su se stessi ed affidarsi ad un percorso terapeutico. Cordiali saluti dott.ssa Gabriella Elmo
Gentile Utente,
dalle Sue parole emerge un lavoro importante che Lei ha già fatto su di sé: ha riconosciuto l’ansia, ne ha osservato le manifestazioni, ha modificato alcune abitudini di vita, ha intrapreso una terapia e si sta dotando di strumenti concreti per la gestione, come il rilassamento muscolare e la mindfulness. Questo è un aspetto molto significativo e rappresenta una base solida su cui costruire.
I sintomi che descrive, in particolare i risvegli notturni con disorientamento e la loro comparsa in situazioni “nuove” come il dormire fuori casa, sono frequenti nei disturbi d’ansia e spesso legati a una difficoltà nel sentirsi al sicuro quando vengono meno i riferimenti abituali. Il fatto che oggi, a casa, Lei dorma bene e riesca a gestire meglio l’ansia indica che qualcosa è già cambiato in modo positivo. Il pensiero ricorrente durante il giorno, invece, può essere letto come una forma di iper-monitoraggio: una parte di Lei che, dopo aver sofferto, rimane in allerta per paura che l’ansia ritorni.
Rispetto all’idea di trasferirsi, è comprensibile che emergano timori. I cambiamenti importanti, anche quando desiderati, possono attivare l’ansia proprio perché comportano novità, perdita temporanea di abitudini e ridefinizione di punti di riferimento. Questo non significa però che il cambiamento sia “sbagliato” o che Lei non sia in grado di affrontarlo.
Più che pensare in termini di cambiamento “totale” o “graduale” in senso assoluto, potrebbe essere utile valutare quanto il trasferimento possa essere accompagnato e sostenuto. Un cambiamento graduale, ad esempio con periodi di permanenza al mare sempre più lunghi prima del trasferimento definitivo, può aiutare il sistema emotivo ad abituarsi senza sentirsi sopraffatto. Allo stesso tempo, rimandare indefinitamente per paura dell’ansia rischia di rafforzare l’idea che sia l’ansia a dover decidere al posto Suo.
Una valutazione importante riguarda anche il fatto che la famiglia resterebbe vicina e che il luogo ha per voi un significato affettivo positivo: questi elementi possono diventare fattori protettivi, non di rischio. Sarebbe utile affrontare questa scelta anche all’interno del percorso terapeutico, per comprendere se il timore del peggioramento sia legato a un reale limite attuale o piuttosto alla paura del cambiamento in sé.
Per quanto riguarda la Sua domanda sull’ansia, molte persone temono che non finisca mai. Più che “smettere per sempre di soffrire d’ansia”, l’obiettivo realistico e raggiungibile è imparare a non esserne più dominati. L’ansia può tornare in alcuni momenti della vita, ma può diventare sempre più riconoscibile, gestibile e meno spaventosa, fino a perdere il potere di condizionare le scelte importanti.
Il percorso che Lei ha già intrapreso va proprio in questa direzione. Con il tempo e la continuità, è possibile che l’ansia occupi uno spazio sempre più ridotto nella Sua vita, lasciando maggiore libertà alle Sue decisioni e ai Suoi desideri.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
dalle Sue parole emerge un lavoro importante che Lei ha già fatto su di sé: ha riconosciuto l’ansia, ne ha osservato le manifestazioni, ha modificato alcune abitudini di vita, ha intrapreso una terapia e si sta dotando di strumenti concreti per la gestione, come il rilassamento muscolare e la mindfulness. Questo è un aspetto molto significativo e rappresenta una base solida su cui costruire.
I sintomi che descrive, in particolare i risvegli notturni con disorientamento e la loro comparsa in situazioni “nuove” come il dormire fuori casa, sono frequenti nei disturbi d’ansia e spesso legati a una difficoltà nel sentirsi al sicuro quando vengono meno i riferimenti abituali. Il fatto che oggi, a casa, Lei dorma bene e riesca a gestire meglio l’ansia indica che qualcosa è già cambiato in modo positivo. Il pensiero ricorrente durante il giorno, invece, può essere letto come una forma di iper-monitoraggio: una parte di Lei che, dopo aver sofferto, rimane in allerta per paura che l’ansia ritorni.
Rispetto all’idea di trasferirsi, è comprensibile che emergano timori. I cambiamenti importanti, anche quando desiderati, possono attivare l’ansia proprio perché comportano novità, perdita temporanea di abitudini e ridefinizione di punti di riferimento. Questo non significa però che il cambiamento sia “sbagliato” o che Lei non sia in grado di affrontarlo.
Più che pensare in termini di cambiamento “totale” o “graduale” in senso assoluto, potrebbe essere utile valutare quanto il trasferimento possa essere accompagnato e sostenuto. Un cambiamento graduale, ad esempio con periodi di permanenza al mare sempre più lunghi prima del trasferimento definitivo, può aiutare il sistema emotivo ad abituarsi senza sentirsi sopraffatto. Allo stesso tempo, rimandare indefinitamente per paura dell’ansia rischia di rafforzare l’idea che sia l’ansia a dover decidere al posto Suo.
Una valutazione importante riguarda anche il fatto che la famiglia resterebbe vicina e che il luogo ha per voi un significato affettivo positivo: questi elementi possono diventare fattori protettivi, non di rischio. Sarebbe utile affrontare questa scelta anche all’interno del percorso terapeutico, per comprendere se il timore del peggioramento sia legato a un reale limite attuale o piuttosto alla paura del cambiamento in sé.
Per quanto riguarda la Sua domanda sull’ansia, molte persone temono che non finisca mai. Più che “smettere per sempre di soffrire d’ansia”, l’obiettivo realistico e raggiungibile è imparare a non esserne più dominati. L’ansia può tornare in alcuni momenti della vita, ma può diventare sempre più riconoscibile, gestibile e meno spaventosa, fino a perdere il potere di condizionare le scelte importanti.
Il percorso che Lei ha già intrapreso va proprio in questa direzione. Con il tempo e la continuità, è possibile che l’ansia occupi uno spazio sempre più ridotto nella Sua vita, lasciando maggiore libertà alle Sue decisioni e ai Suoi desideri.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Gentilissima, mi fa piacere che lei stia affrontando l'ansia in tanti modi funzionali alla sua riduzione e gestione. L'ansia è una caratteristica che uno ha e che sale e scende come la marea ... dirle che smetterà di soffrirne completamente sarebbe non sarebbe una risposta sincera ma tutto quello che lei sta facendo farà si che possa avere dei periodi con un'ansia bassissima, forse anche nulla, ma probabilmente alternati ad altri periodi in cui potrebbe riapparire, in modo più o meno intenso, altalenante.
Credo che se ha il desiderio di cambiar città debba assecondarlo, i suoi amici le resteranno comunque vicina e potrà raggiungerli quando vorrà, più che la quantità del tempo trascorso assieme conta la qualità e la distanza non riduce i veri legami. Poi tornerebbe in un posto 'conosciuto', vicino alla vostra famiglia, al mare ... La scelta deve esser sua, se farlo in modo totale la spaventa proceda gradualmente ma credo che il modo in cui lei sta affrontando l'ansia sia funzionale a poter vivere con una certa serenità.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Credo che se ha il desiderio di cambiar città debba assecondarlo, i suoi amici le resteranno comunque vicina e potrà raggiungerli quando vorrà, più che la quantità del tempo trascorso assieme conta la qualità e la distanza non riduce i veri legami. Poi tornerebbe in un posto 'conosciuto', vicino alla vostra famiglia, al mare ... La scelta deve esser sua, se farlo in modo totale la spaventa proceda gradualmente ma credo che il modo in cui lei sta affrontando l'ansia sia funzionale a poter vivere con una certa serenità.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Buonasera,
Ha capito se c’è una cosa specifica che le genera ansia? O anche come potrebbe peggiorare la sua situazione in un nuovo contesto abitativo?
Ha capito se c’è una cosa specifica che le genera ansia? O anche come potrebbe peggiorare la sua situazione in un nuovo contesto abitativo?
Buongiorno, il percorso che descrive mostra già molte risorse, ha riconosciuto il problema, ha attivato cambiamenti nello stile di vita e sta investendo in strumenti terapeutici. Questo è un elemento importante, perché indica che l’ansia non è qualcosa che la definisce, ma un’esperienza con cui sta imparando a dialogare.
La sua preoccupazione rispetto al trasferimento non riguarda solo il sintomo ansioso, ma l’equilibrio dell’intero sistema di vita: casa, relazioni, abitudini e senso di sicurezza. I cambiamenti importanti possono temporaneamente riattivare l’ansia perché toccano i nostri punti di riferimento, ma allo stesso tempo rappresentano anche occasioni di crescita e riorganizzazione.
Più che scegliere tra un cambiamento “graduale” o “totale” in senso rigido, può essere utile pensare a come costruire continuità dentro il cambiamento. Ad esempio: mantenere alcuni rituali quotidiani che le danno stabilità, preservare legami significativi, e proseguire il percorso terapeutico durante la transizione. Questo aiuta il sistema a integrare la novità senza viverla come una rottura brusca.
Il fatto che oggi riesca a dormire bene a casa e a gestire meglio l’ansia è un segnale incoraggiante. L’ansia tende a ridursi quando smette di essere vissuta come un nemico da eliminare e diventa un segnale da comprendere. Molte persone non “smettono” di provarla in assoluto, ma imparano a conviverci in modo tale che non limiti più le scelte di vita.
Forse la domanda centrale può diventare: "quanto vuole permettere all’ansia di guidare le sue decisioni?" Se il trasferimento è un desiderio condiviso e coerente con i vostri valori familiari, può essere affrontato come un progetto accompagnato e sostenuto, non come una prova da superare.
Un cordiale saluto.
La sua preoccupazione rispetto al trasferimento non riguarda solo il sintomo ansioso, ma l’equilibrio dell’intero sistema di vita: casa, relazioni, abitudini e senso di sicurezza. I cambiamenti importanti possono temporaneamente riattivare l’ansia perché toccano i nostri punti di riferimento, ma allo stesso tempo rappresentano anche occasioni di crescita e riorganizzazione.
Più che scegliere tra un cambiamento “graduale” o “totale” in senso rigido, può essere utile pensare a come costruire continuità dentro il cambiamento. Ad esempio: mantenere alcuni rituali quotidiani che le danno stabilità, preservare legami significativi, e proseguire il percorso terapeutico durante la transizione. Questo aiuta il sistema a integrare la novità senza viverla come una rottura brusca.
Il fatto che oggi riesca a dormire bene a casa e a gestire meglio l’ansia è un segnale incoraggiante. L’ansia tende a ridursi quando smette di essere vissuta come un nemico da eliminare e diventa un segnale da comprendere. Molte persone non “smettono” di provarla in assoluto, ma imparano a conviverci in modo tale che non limiti più le scelte di vita.
Forse la domanda centrale può diventare: "quanto vuole permettere all’ansia di guidare le sue decisioni?" Se il trasferimento è un desiderio condiviso e coerente con i vostri valori familiari, può essere affrontato come un progetto accompagnato e sostenuto, non come una prova da superare.
Un cordiale saluto.
Buongiorno, il fatto che tu abbia messo in campo tutte queste risorse indica che hai motivazione e desiderio di stare bene. Credo che potresti valutare, se non lo stai già facendo nella tua terapia, di affiancare a queste valide strategie per gestire l'ansia, uno spazio di riflessione per chiederti che significato ha l'ansia nella tua storia personale e nella tua vita attuale. Come tutti i sintomi, l'ansia non è solo una cosa da eliminare ma un segnale da ascoltare rispetto a qualcosa dentro di te che hai bisogno di riconoscere. E' comprensibile che l'idea di questo cambiamento ti spaventi e sembra che tu abbia soprattutto paura di perdere i risultati che hai conseguito fino adesso. Forse più che domandarti se il trasferimento ti farà peggiorare potrebbe esserti utile chiederti cosa rappresenta questo cambiamento per te e cosa temi di non riuscire a reggere o di perdere.
Gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci riporta, e capisco soprattutto il suo bisogno di risposte. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere le origini e motivazioni sottostanti la sua sintomatologia ansiosa, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare tutto questo.
Resto a disposizione
cordiali saluti
AV
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cordiali saluti
AV
Gentilissima, da quello che descrive, si è impegnata tanto: ha chiesto aiuto, ha cambiato abitudini, ha iniziato tecniche di gestione dell’ansia. Il fatto che oggi a casa dorma bene e riesca a controllare meglio i sintomi è un segnale concreto di miglioramento.
È normale che l’ansia, dopo un periodo difficile, resti “sorvegliata speciale”: il fatto che durante il giorno ci pensi di più non significa che stia peggiorando, ma che è più attenta a ciò che prova. Spesso l’ansia si riduce proprio quando smettiamo di temere ogni sua possibile ricomparsa.
Rispetto al trasferimento, la paura non riguarda solo il luogo, ma il cambiamento. I cambiamenti importanti possono riattivare l’ansia, ma non sono automaticamente un passo indietro. Se l’idea di vivere al mare le piace e rappresenta qualcosa di desiderato, questo è un elemento da considerare seriamente. Non esiste una regola valida per tutti: per alcune persone è utile un passaggio graduale, per altre un cambiamento netto è più semplice. Può chiedersi quale modalità la farebbe sentire più padrona della scelta, non quale la metterebbe più al riparo dall’ansia.
Infine, alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”: l’ansia è un’emozione naturale, quindi non scompare del tutto ( e non può scomparire, altrimenti non saremo esseri umani). Quello che può cambiare – e nel suo caso sta già cambiando – è il rapporto con essa. Quando si impara a riconoscerla e gestirla, non è più lei a guidare le decisioni. Ed è proprio questo il vero traguardo.
A presto!
È normale che l’ansia, dopo un periodo difficile, resti “sorvegliata speciale”: il fatto che durante il giorno ci pensi di più non significa che stia peggiorando, ma che è più attenta a ciò che prova. Spesso l’ansia si riduce proprio quando smettiamo di temere ogni sua possibile ricomparsa.
Rispetto al trasferimento, la paura non riguarda solo il luogo, ma il cambiamento. I cambiamenti importanti possono riattivare l’ansia, ma non sono automaticamente un passo indietro. Se l’idea di vivere al mare le piace e rappresenta qualcosa di desiderato, questo è un elemento da considerare seriamente. Non esiste una regola valida per tutti: per alcune persone è utile un passaggio graduale, per altre un cambiamento netto è più semplice. Può chiedersi quale modalità la farebbe sentire più padrona della scelta, non quale la metterebbe più al riparo dall’ansia.
Infine, alla domanda “smetterò mai di soffrire d’ansia?”: l’ansia è un’emozione naturale, quindi non scompare del tutto ( e non può scomparire, altrimenti non saremo esseri umani). Quello che può cambiare – e nel suo caso sta già cambiando – è il rapporto con essa. Quando si impara a riconoscerla e gestirla, non è più lei a guidare le decisioni. Ed è proprio questo il vero traguardo.
A presto!
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