Salve, scrivo perché mi sento davvero bloccato. La mia vita sembra davvero pessima, ho 27 anni, nell

19 risposte
Salve, scrivo perché mi sento davvero bloccato. La mia vita sembra davvero pessima, ho 27 anni, nella mia famiglia non mi sento compreso, non ho mai avuto amicizie vere, e con la mia fidanzata la situazione è un incubo. Stiamo insieme da ormai 6 anni ma il tutto è precipitato 2 anni e mezzo fa a seguito della scoperta da parte sua di alcune chat mie con una collega universitaria. Da quel momento il tutto è completamente precipitato. La nostra relazione è rimasta bloccata a quel episodio, e quasi quotidianamente ci confrontiamo sul contenuto di quelle chat non riuscendo ad andare più avanti, ma allo stesso tempo neanche a lasciarci. Abbiamo provato 3 terapie di coppia con esiti negativi, ma vorremmo ancora una volta fare un tentativo per capire se c'è la possibilità di venirne davvero a capo. La mia ragazza dice che l'unico modo per farlo, sarebbe quello di capire davvero il contenuto di quelle chat e dimostrare che non siano cosi negative come invece lei vede, ma sembra che in varie terapie questa strada non sia stata seguita non dando quindi buoni risultati. A dire la verità la situazione da 2 anni a questa parte è andata via via a peggiorare arrivando come detto a parlarne ogni giorno, per via di continui pensieri ossessivi della mia fidanzata. Sono davvero stanco e sconcertato, sono anche io in terapia per problemi personali da circa 1 anno e mezzo ma davvero mi sembra come se non ci fosse una via di uscita.
C'è qualcuno che può aiutarmi/ci?
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
a ciò che racconta, quell’evento non è rimasto semplicemente un conflitto del passato, ma è diventato una sorta di “evento congelato” nella vostra storia: la relazione sembra essersi fermata lì, con tentativi ripetuti di chiarimento che però non producono una reale elaborazione. In queste situazioni accade spesso che il tentativo di trovare una spiegazione definitiva, capace di convincere l’altro o di chiudere il discorso, finisca paradossalmente per mantenere vivo il problema. Ogni nuova analisi dell’episodio, ogni tentativo di dimostrare cosa sia realmente accaduto o cosa significassero quelle parole, tende a riattivare le stesse emozioni di ferita, sfiducia e difesa che si sono create allora.
Quando una coppia entra in questo tipo di dinamica, spesso non è tanto il fatto originario a mantenere la sofferenza, quanto il modo in cui entrambi cercano di gestirlo nel presente. La sua fidanzata, da ciò che racconta, sembra essere rimasta in uno stato di allarme e di bisogno di certezza: il desiderio di comprendere pienamente il significato di quelle chat può rappresentare il tentativo di ristabilire un senso di sicurezza che si è incrinato. Tuttavia la ricerca di una spiegazione totalmente rassicurante tende a non trovare mai una risposta sufficiente, e questo può alimentare pensieri intrusivi e rimuginazioni continue.
Un altro aspetto che emerge dal suo racconto è la sensazione di essere rimasto progressivamente senza spazi di respiro: la coppia appare occupata quasi esclusivamente da questo conflitto quotidiano. Quando una relazione diventa il luogo principale in cui si esprime la sofferenza, è comprensibile che si sviluppi la percezione di non avere vie d’uscita. In questi casi diventa importante anche recuperare una dimensione più ampia della propria vita personale: interessi, relazioni, spazi di autonomia emotiva. Non perché la coppia non sia importante, ma perché nessuna relazione può reggere a lungo se diventa l’unico contenitore di tutto il malessere.

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Salve, la situazione da lei descritta immagino quanto possa essere complessa per lei, la sua fidanzata e la coppia. Dal suo racconto sembra emergere un forte bisogno di risoluzione: alle volte ci ritroviamo ad osservare il versante della montagna all'ombra e al gelo e sembra non esserci via d'uscita, sembra essere quindi l'unica alternativa disponibile. Potremmo accorgerci, però, che spostandoci, esiste anche un versante della montagna illuminato dalla luce del sole. La montagna è sempre la stessa, è cambiato il nostro punto di osservazione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maddalena Luisa Mariani
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
da quello che scrivi sembra che la vostra relazione sia rimasta “congelata” su quell’episodio: non è più un tema da chiarire, è diventato il modo in cui la coppia regola paura, rabbia e bisogno di controllo. E quando per due anni si torna quasi ogni giorno sulle stesse chat, di solito il punto non è più il contenuto letterale, ma ciò che per lei rappresenta (tradimento, umiliazione, perdita di sicurezza) e ciò che per te rappresenta (colpa, impotenza, sentirti processato, paura di non poterne uscire mai).
Capisco anche cosa intendi quando dici che lei vorrebbe “capire davvero il contenuto” e “dimostrare che non è così negativo”: è il tentativo di ottenere una certezza che la calmi. Il problema è che la certezza, in queste dinamiche, raramente basta e raramente arriva: se l’ansia è diventata ossessiva, ogni risposta produce sollievo momentaneo e poi riparte un nuovo dubbio, oppure rischia solo di alimentare l'ansia sovrainterpretando i messaggi. Per questo molti percorsi non si concentrano sul “rileggiamo tutto finché ti convinci”, ma su come interrompere il ciclo: accuse–spiegazioni–rassicurazioni–nuovi dubbi. Se quel ciclo resta attivo, nessuna versione delle chat sarà mai “definitiva”.
Il fatto che tu ti senta bloccato, sfinito e senza una rete (famiglia non comprensiva, poche amicizie) è un elemento importante: quando una relazione diventa l’unico contenitore emotivo, il conflitto diventa ancora più totalizzante. E il rischio è che, nel tentativo di salvare la coppia, tu finisca per consumarti e perdere contatto con te stesso.
Se volete fare un altro tentativo, sarà importante impostare un lavoro di coppia che non sia centrato sul contenuto delle chat come “prova”, ma sulle dinamiche che si ripresentano, sulla fiducia e sui confini, e soprattutto sul modo in cui l’ossessione viene mantenuta nella coppia. E in parallelo è utile che ciascuno abbia uno spazio individuale: tu per non restare schiacciato nel ruolo del colpevole in eterno, lei per lavorare sui pensieri intrusivi e sulla necessità di controllo senza scaricarli quotidianamente sulla relazione.
Detto in modo semplice, se l’obiettivo diventa “non parlarne mai più”, non funziona; se l’obiettivo diventa “parlarne ogni giorno finché passa”, nemmeno. Quello che di solito aiuta è trovare una cornice in cui se ne possa parlare in modo limitato e contenuto, senza che invada tutto, e in cui il focus sia sul bisogno sottostante (sicurezza, riparazione, responsabilità) più che sul dettaglio infinito.
Il fatto che tu sia già in terapia è un punto a favore. Se ti senti “senza uscita”, non è perché sei senza risorse: è perché state vivendo da anni dentro un meccanismo che si autoalimenta. Serve un intervento che lo interrompa, non che lo discuta all’infinito.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Da quello che racconti emerge una grande stanchezza emotiva: quando una coppia rimane bloccata per anni su un singolo episodio, spesso non è tanto il fatto in sé a mantenere il conflitto, ma il significato che ha assunto nel tempo e il modo in cui viene continuamente riattivato nella relazione.
Il fatto che ne parliate quasi ogni giorno e che siano presenti pensieri molto ricorrenti e intrusivi nella tua partner indica che la relazione è entrata in un ciclo ripetitivo da cui da soli è molto difficile uscire.
La buona notizia è che, quando entrambe le persone desiderano ancora capire se esiste uno spazio per andare avanti, il lavoro terapeutico può aiutare proprio a:
• uscire dal circolo delle accuse e delle spiegazioni infinite
• comprendere cosa rappresenta davvero quell’episodio per entrambi
• capire se esistono le basi emotive per ricostruire fiducia oppure se è più sano chiudere la relazione in modo consapevole
Se sentite il bisogno di un confronto strutturato, potete valutare anche un percorso di consulenza di coppia (anche online) in cui affrontare insieme questi nodi con uno spazio protetto e guidato.
Se desiderate maggiori informazioni o capire se questo tipo di percorso può essere adatto alla vostra situazione, potete scrivermi
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castelfranco Veneto
Capisco la sensazione di stallo: quando una relazione resta agganciata a un episodio, l’interazione quotidiana finisce per ruotare sempre attorno allo stesso punto.
Spesso non è solo il fatto accaduto a mantenere il problema, ma il modo in cui nel tempo se ne parla e si reagisce reciprocemente.
Può succedere che uno cerchi continuamente rassicurazioni e l’altro provi a spiegarsi o difendersi, ma questo finisce per mantenere il dubbio e la tensione.
Il problema allora diventa anche quanto spazio questo tema occupa ogni giorno nella relazione.
Parlarne continuamente può alimentare il circolo dei pensieri e della discussione invece di permettere alla relazione di respirare.
Un percorso di coppia utile potrebbe aiutarvi a osservare e modificare questi schemi ripetitivi tra voi.
La questione diventa capire se il vostro obiettivo è dimostrare cosa è realmente accaduto oppure trovare un modo diverso di stare insieme e capire se la relazione può ripartire.
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
E' possibile iniziare un percorso di coppia anche online, in che città vi trovate?
Personalmente ho un approccio sistemico relazionale, d'elezione per la terapia di coppia. Possiamo fissare un primo colloquio anche online.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,

la situazione che descrive appare molto faticosa per entrambi. Quando una relazione rimane bloccata per anni su un singolo episodio, con confronti ripetuti e pensieri ossessivi che riportano continuamente allo stesso punto, è comprensibile sentirsi stanchi e senza via d’uscita.

Il fatto che abbiate già provato più percorsi di terapia di coppia indica quanto entrambi teniate alla relazione. Tuttavia, quando il dialogo resta intrappolato nella continua analisi di un evento passato, spesso diventa difficile per la coppia ricostruire fiducia e riprendere un movimento verso il futuro.

Potrebbe essere utile intraprendere un nuovo percorso di psicoterapia di coppia, possibilmente con un terapeuta con formazione sistemico-relazionale, che lavori non solo sull’episodio specifico ma sulle dinamiche relazionali che mantengono il conflitto nel presente. Parallelamente può essere importante continuare anche il percorso personale che lei ha già iniziato.

A volte la terapia di coppia non serve soltanto a “salvare” la relazione, ma anche ad aiutare entrambe le persone a comprendere se e come sia possibile trovare un nuovo equilibrio, insieme oppure separatamente.

Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una situazione di grande stanchezza emotiva e di forte senso di blocco. Quando una relazione resta “ferma” su un evento doloroso del passato, come nel vostro caso la scoperta delle chat, è comprensibile che col tempo si crei un circolo vizioso fatto di discussioni ripetute, sfiducia e tentativi di chiarimento che però non portano a un reale avanzamento.

Nelle relazioni di coppia, quando avviene una rottura della fiducia (anche solo percepita come tale), spesso si attiva nella persona ferita un bisogno molto forte di capire e di ricostruire il significato di ciò che è successo. Questo può portare a un continuo ritorno sull’episodio: si cercano dettagli, spiegazioni e interpretazioni nel tentativo di ridurre il dolore o l’insicurezza. Tuttavia, se questo processo non viene contenuto e guidato in modo strutturato all’interno della terapia, può trasformarsi in una dinamica ripetitiva che mantiene il problema invece di risolverlo.

Nel vostro caso sembrano esserci diversi elementi importanti:

Una frattura nella fiducia che per la sua compagna non è ancora stata elaborata.

Un confronto quotidiano sull’episodio, che rischia di mantenere entrambi intrappolati nel passato.

Una forte stanchezza psicologica da parte sua, che può portare a sentirsi senza via d’uscita.

Pensieri ossessivi da parte della sua fidanzata, che indicano quanto il tema sia rimasto emotivamente irrisolto.

È importante sapere che, nelle terapie di coppia, l’obiettivo non è stabilire chi ha “ragione” sul contenuto di un evento, ma comprendere cosa quell’evento ha significato emotivamente per entrambi e come ricostruire fiducia, sicurezza e comunicazione. A volte il lavoro terapeutico può includere anche l’analisi dell’episodio specifico, ma sempre all’interno di un percorso più ampio che aiuti la coppia a uscire dalla ripetizione della stessa discussione.

Il fatto che abbiate già tentato più percorsi non significa necessariamente che non ci sia possibilità di cambiamento. A volte può essere utile un approccio terapeutico diverso, oppure integrare la terapia di coppia con un lavoro individuale mirato sulle dinamiche emotive e sui pensieri ossessivi che mantengono il conflitto.

Un altro aspetto importante è chiedersi, con l’aiuto di un professionista:

se entrambi desiderate realmente ricostruire la relazione;

quali bisogni emotivi non stanno trovando spazio nella coppia;

se esistono ancora le condizioni per riparare la fiducia oppure se è necessario prendere decisioni diverse per il benessere di entrambi.

Il fatto che lei sia già in terapia individuale è sicuramente un passo importante, perché le permette di avere uno spazio per elaborare la fatica che sta vivendo.

Situazioni come la vostra possono essere molto complesse ma non sono rare nella pratica clinica, e con un lavoro mirato a volte è possibile uscire da queste dinamiche ripetitive. Per questo motivo il mio consiglio è di approfondire nuovamente la situazione con uno specialista esperto in terapia di coppia, che possa valutare insieme a voi quale percorso sia più adatto.

Un caro saluto

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Ilaria Panarelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pegognaga
Salve, dalle sue parole si percepiscono tanto disorientamento e blocco, sia nello stare nella relazione, sia eventualmente quella di chiuderla. Ha iniziato il post facendo riferimento alla sua famiglia e alla mancanza di "amicizie vere", dunque anche questi ambiti sembrano portarle disagio.Ne sta parlando con il suo terapeuta? Sente, un passo alla volta, di proseguire nel suo percorso?
Alla fine delpost, ci chiedeun aiuto; che tipo di aiuto desidera o spera di ricevere?
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buongiorno, la situazione che descrive appare molto faticosa e comprensibilmente logorante per entrambi. Quando in una relazione si verifica una rottura della fiducia, anche legata a episodi come la scoperta di alcune chat , spesso la coppia entra in un ciclo relazionale in cui il passato continua a tornare al centro del rapporto. Non si discute più solo dell’episodio in sé, ma di ciò che quell’episodio ha significato per ciascuno: fiducia, sicurezza, paura di essere feriti, bisogno di rassicurazione.

Nel tempo può crearsi una dinamica in cui una persona sente il bisogno di capire, chiarire e controllare continuamente per ridurre l’ansia, mentre l’altra si sente sempre sotto esame e sempre più stanca o scoraggiata. Questo porta a parlare dello stesso tema ogni giorno senza arrivare a una vera risoluzione, perché il problema non è più soltanto il contenuto delle chat, ma la ferita di fiducia che si è creata nella relazione.
Capire nel dettaglio quelle conversazioni può avere un senso iniziale, ma difficilmente diventa la soluzione definitiva. Quando una relazione resta bloccata per anni su un singolo episodio, spesso è necessario lavorare su aspetti più profondi: come ricostruire fiducia, come gestire i pensieri intrusivi o ossessivi legati al tradimento percepito, e soprattutto se entrambi desiderano davvero investire energie nel ricostruire il rapporto.
Il fatto che abbiate già provato diverse terapie di coppia indica che il tentativo di salvare la relazione c’è stato. A volte però è utile anche affiancare alla terapia di coppia un lavoro individuale più mirato su ciò che ognuno porta nella relazione: nel suo caso, ad esempio, comprendere come si sente all’interno di questa dinamica che dura da due anni e mezzo; per la sua partner, lavorare sulla gestione dei pensieri ripetitivi e sulla difficoltà a chiudere quell’episodio.
Non sempre l’obiettivo della terapia è necessariamente “far tornare tutto come prima”. A volte il lavoro consiste nel capire se esistono le condizioni per ricostruire un rapporto nuovo oppure se, nonostante gli sforzi, la relazione è rimasta bloccata in una posizione da cui entrambi soffrono. Il fatto che lei sia già in terapia è un passo importante. Potrebbe essere utile portare apertamente questo tema nel suo percorso individuale e, se decidete di riprovare con una terapia di coppia, cercare un professionista che lavori in modo specifico sui traumi relazionali e sulla ricostruzione della fiducia, piuttosto che concentrarsi solo sulla ricostruzione dell’episodio passato.
Anche nei momenti in cui sembra non esserci via d’uscita, spesso il lavoro terapeutico serve proprio a trovare una direzione più chiara, qualunque essa sia per il benessere di entrambi.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Sabrina Brachetti
Psicoterapeuta, Psicologo
Tuscania
Buonasera, state insieme da 6 anni e malgrado l'episodio citato non vi siete lasciati. Comprendo i vostri stati d'animo, ma più che restare ancorati al passato, con la sensazione di essere bloccati, potrebbe essere costruttivo ricordare cosa vi ha fatto innamorare e riflettere su cosa vi fa rimanere insieme.
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso la situazione che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un forte senso di stanchezza e di blocco, come se negli ultimi anni molti aspetti della sua vita si fossero concentrati intorno a una difficoltà relazionale che fatica a trovare una direzione diversa. Quando un episodio all’interno di una relazione rimane irrisolto e continua a essere riportato continuamente al centro del rapporto, può accadere che la coppia resti ferma su quel punto, rendendo difficile recuperare uno spazio diverso di dialogo o di evoluzione. Il fatto che abbiate già tentato più percorsi di terapia di coppia e che, nonostante questo, la situazione continui a riproporsi può naturalmente generare frustrazione. Allo stesso tempo, dal suo racconto sembra emergere anche una grande fatica personale, non solo legata alla relazione ma a una sensazione più ampia di solitudine e di mancanza di sostegno nei diversi ambiti della vita. In queste condizioni è comprensibile sentirsi disorientati e chiedersi se esista una via per uscire da questa dinamica che appare ormai cristallizzata. Il fatto che lei stia già portando avanti un percorso personale è un elemento importante. A volte, quando un conflitto di coppia si mantiene nel tempo, può essere utile continuare a lavorare sia sul piano individuale sia su quello relazionale, con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi che tengono il rapporto fermo su quello stesso punto. Un confronto professionale può aiutarvi a osservare con maggiore chiarezza queste dinamiche e a capire se esistono margini per un cambiamento reale nel modo in cui la relazione viene vissuta.
Resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi ulteriormente su quanto sta vivendo. Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Tenconi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Rho
Gentile utente, dal suo racconto emerge una situazione molto faticosa, che dura ormai da diverso tempo e che sembra aver creato una sorta di blocco relazionale nella coppia. Quando un evento di rottura della fiducia non riesce a essere elaborato, può accadere che la relazione rimanga “ferma” proprio su quell’episodio: si continua a parlarne, a cercare spiegazioni o rassicurazioni, ma senza riuscire davvero ad andare avanti. Questo spesso genera un circolo che alimenta pensieri ossessivi, discussioni ripetitive e molta stanchezza emotiva per entrambi.

Da quello che descrive, il problema non sembra essere solo il contenuto delle chat in sé, ma il fatto che la ferita relazionale non sia stata ancora metabolizzata. Quando accade questo, una parte della coppia continua a cercare prove, chiarimenti o interpretazioni, mentre l’altra può sentirsi sotto esame o intrappolata in una discussione che non si chiude mai. È una dinamica piuttosto comune quando la fiducia viene scossa.

Il fatto che abbiate già provato più percorsi di terapia di coppia indica che entrambi, nonostante la fatica, non avete rinunciato a cercare una soluzione, e questo è un elemento importante. A volte però è utile che il lavoro terapeutico non si concentri solo sul “ricostruire cosa è successo”, ma anche su come ciascuno dei due vive oggi quell’evento, quali emozioni e paure continua ad attivare e come si può ricostruire un senso di sicurezza nella relazione.

Un percorso di coppia può certamente essere ancora utile, ma spesso funziona meglio quando procede su due piani: comprendere e rielaborare la rottura della fiducia avvenuta, lavorare sulle dinamiche attuali della relazione (comunicazione, gestione dei conflitti, pensieri ricorrenti).

In alcuni casi è anche importante che entrambi abbiano uno spazio personale di elaborazione, perché le reazioni che emergono in coppia possono avere radici più profonde legate alla storia individuale.

Il fatto che lei sia già in terapia è un passo significativo. Non significa che non ci sia una via d’uscita: piuttosto può essere il segnale che questa situazione richiede tempo, metodo e un lavoro mirato sulle dinamiche relazionali.

Se entrambi siete ancora motivati a capire se la relazione possa evolvere, un ulteriore percorso di coppia con un professionista esperto in dinamiche relazionali può essere una strada sensata per provare a uscire da questo stallo.

Un caro saluto.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
dalle sue parole emerge molta fatica e un senso di blocco che sembra riguardare diversi ambiti della sua vita: la relazione di coppia, il sentirsi compreso in famiglia, e anche la sensazione di solitudine nelle amicizie. È comprensibile che, dopo così tanto tempo trascorso a confrontarvi quasi quotidianamente su quell’episodio, possa sentirsi stanco, scoraggiato e senza una via d’uscita.

Quando una relazione rimane “ferma” su un evento doloroso, spesso non è solo il contenuto di ciò che è accaduto a mantenere il conflitto, ma anche il modo in cui quel vissuto è stato interiorizzato da entrambi, con emozioni, paure e bisogni che possono rimanere non pienamente ascoltati. In questi casi il lavoro terapeutico può aiutare proprio a creare uno spazio protetto in cui comprendere più a fondo cosa è accaduto tra voi, come ciascuno lo vive oggi e se esistono le condizioni per ricostruire un dialogo diverso — oppure per fare scelte più chiare e consapevoli per il futuro.

Il fatto che lei sia già in un percorso personale è un elemento importante: indica una disponibilità a mettersi in discussione e a prendersi cura di sé. Talvolta può essere utile integrare questo lavoro con uno spazio di coppia che permetta di affrontare il nodo relazionale in modo mirato e guidato.

Se lo desiderate, potrebbe essere utile confrontarvi con un professionista per valutare insieme quale percorso possa essere più adatto alla vostra situazione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente, sembra che nella sua coppia manchi un elemento essenziale: LA FIDUCIA! In realtà, ho la sensazione che questo riguardi entrambi, cioè, la fiducia manca in ognuno di Voi verso sé stesso. Perché continua questa storia nonostante la definisce "un incubo"? Quali sono le paure, le preoccupazione che Le impediscono di agire? Lei ascolta il suo corpo, le sue emozioni? Le ossessioni della sua fidanzata (di cui scrive) sembrano paralizzarvi/bloccarvi in una situazione insuperabile ... che cosa La trattiene da mettere le distanze a tutto ciò? La invito a fare maggiore attenzione a ciò che Le "succede dentro" quando si trova davanti la sua fidanzata ad affrontare queste tematiche. Grazie.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Comprendo il senso di logoramento che descrive. Sembra che la vostra relazione si sia trasformata in un "processo": lei è l'imputato e le chat sono l'unica prova, portando a un cortocircuito in cui più si cerca di spiegare, più il dubbio dell'altra persona si alimenta.
Se tre percorsi sono falliti, forse si è cercato di mediare su un conflitto al momento irrisolvibile e non affrontare la scelta di restare o non restare.
In altre parole la domanda cruciale è se siamo disposti a perdonare e ricostruire su basi nuove, o se invece stiamo usando il passato per non affrontare la paura di lasciarci...
Un cordiale saluto
Dott. Fabrizio Romagnoli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, leggendo la sua domanda credo che anche la sua compagna, se non lo stia già facendo, abbia bisogno di iniziare un percorso personale. Prima di iniziare qualsiasi percorso di coppia dovreste separatamente elaborare le paure, i desideri e le delusioni passate, affinché non influenzino eccessivamente la vostra relazione presente e vi permetta di intraprendere successivamente un reale percorso di coppia. Il tentativo di risolvere il problema, concentrandosi su un singolo episodio, è un tentativo non per risolvere, ma per evitare di affrontare qualcos’altro emotivamente significativo e che riguarda in primis voi singolarmente e solo successivamente la coppia.
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Quello che emerge è una relazione bloccata su un nodo specifico: la fiducia dopo la scoperta di quelle chat. Quando una coppia continua a tornare sullo stesso episodio senza riuscire a muoversi, spesso non è perché manca la volontà, ma perché i due partner stanno elaborando quell’evento in modo molto diverso e finché quella distanza non viene ridotta, il circolo fatica a rompersi.
Il fatto che i percorsi precedenti non abbiano portato ai risultati sperati non significa che la situazione sia irrisolvibile. A volte servono più tentativi, e momenti diversi della vita portano disponibilità diverse al cambiamento. Una cosa che vale la pena considerare: oltre alla terapia di coppia, potrebbe essere utile che ognuno dei due lavori anche su un percorso individuale in parallelo. Lei già lo sta facendo, e questo è una risorsa. Spesso è la combinazione dei due livelli, individuale e di coppia, a fare la differenza.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, mi dispiace davvero: vivere per anni dentro la stessa ferita, parlarne quasi ogni giorno e sentirsi senza via d’uscita è sfiancante. E capisco anche la sensazione di solitudine che descrivi, perché quando mancano famiglia e amicizie solide, tutta la pressione finisce sulla coppia.
Da quello che racconti, però, il nodo non è “capire perfettamente il contenuto delle chat”. Quella strada rischia di essere una trappola: più provate a dimostrare, spiegare e analizzare, più l’ansia di lei chiede nuove prove e nuove rassicurazioni, e la relazione resta inchiodata lì. È un meccanismo molto simile a una dinamica ossessiva: ricerca di certezza, controllo, confronto continuo, sollievo breve e poi di nuovo dubbio. E tu, nel tentativo di “riparare”, finisci per alimentarlo senza volerlo.
Se volete fare un tentativo serio, vi servono due cose molto concrete.
La prima è un cambio di obiettivo: non “chiudere il caso chat”, ma “ricostruire fiducia e sicurezza nella relazione oggi”. La fiducia non torna per argomentazione, torna per comportamenti coerenti nel tempo, confini chiari e nuove esperienze relazionali.
La seconda è una cornice con regole. Per esempio:
non parlarne ogni giorno. Si stabilisce un unico momento a settimana, massimo 45–60 minuti, con un “copione” concordato, e fuori da quel tempo il tema non si riapre.
quando lei ha il bisogno di chiedere, impara a riconoscere che è un picco d’ansia e a tollerarlo senza trasformarlo in interrogatorio. Tu puoi rispondere con empatia ma senza entrare nel tribunale: “Capisco che ti si riaccenda il dolore, però non ricominciamo ora. Ne parliamo nel momento stabilito”.
in parallelo, voi lavorate su ciò che manca nella coppia: intimità, comunicazione, progetti, gestione dei conflitti. Perché se tutta l’energia va al passato, il presente muore.
Capisco che avete già provato tre terapie di coppia. Non significa che “non c’è speranza”, ma può significare che non avete trovato l’approccio giusto o che mancava un setting abbastanza strutturato. In questi casi spesso aiutano percorsi molto focalizzati su trauma relazionale e gestione della ruminazione, oppure un lavoro in cui ciascuno ha anche un proprio spazio individuale coordinato, non solo la coppia.
E una cosa importante per te: se la relazione ti sta consumando e ti senti intrappolato, è legittimo chiederti quali siano i tuoi confini. Non puoi passare anni a “espiare” ogni giorno. Riparare è diverso dal vivere sotto processo.
Se vuoi, sul mio profilo trovi come lavoro con crisi di coppia dopo una ferita di fiducia e con dinamiche ossessive nella relazione, e puoi valutare un primo colloquio per capire se e come impostare un percorso diverso da quelli già provati.

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