Avevo posto una domanda sulla possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia per superare
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Avevo posto una domanda sulla possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia per superare un lutto avvenuto in famiglia. Entrambi stiamo male, io e mia mamma, ed entrambi proviamo sensi di colpa ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo, almeno io, perché non vorrei che lei soffrisse per me sapendo che vivo nel rimorso. Io sto male forse più per lei che per la persona persa e so che mi aiuterebbe molto esternarle tutto ciò che provo. Non sapevo dell'esistenza di una terapia famigliare che potesse coinvolgere entrambi guidati da un professionista e sono convinto che questa sarebbe la strada giusta. Non so se parlare con lei e proporle una cosa del genere. Di certo non potrò fare finta di nulla ed evitare il discorso per il resto della vita. Forse dovrei farla solo io. Questo è il dubbio per il quale chiedo un consiglio
Buongiorno,
non esiste una scelta giusta in assoluto ma la decisione più adatta in questo momento. Un percorso individuale può aiutarla certamente a chiarire meglio ciò che prova e, con l'aiuto del terapeuta, capire come coinvolgere eventualmente sua madre in modo sostenibile per entrambi. Da terapeuta familiare le dico che la terapia familiare è un percorso molto importante che può effettivamente rappresentare una risorsa per i membri della famiglia: in questo senso offre uno spazio sicuro in cui si può dar voce a ciò che si sente, senza fretta nè giudizio. In questo senso non tutti i componenti della famiglia si affacciano a questa possibilità con la stessa motivazione e consapevolezza ma spesso è nel percorso che si crea. Il dolore merita spazio e concederglielo con un supporto adeguato può fare la differenza.
Dott.ssa Teresa Luzzi
non esiste una scelta giusta in assoluto ma la decisione più adatta in questo momento. Un percorso individuale può aiutarla certamente a chiarire meglio ciò che prova e, con l'aiuto del terapeuta, capire come coinvolgere eventualmente sua madre in modo sostenibile per entrambi. Da terapeuta familiare le dico che la terapia familiare è un percorso molto importante che può effettivamente rappresentare una risorsa per i membri della famiglia: in questo senso offre uno spazio sicuro in cui si può dar voce a ciò che si sente, senza fretta nè giudizio. In questo senso non tutti i componenti della famiglia si affacciano a questa possibilità con la stessa motivazione e consapevolezza ma spesso è nel percorso che si crea. Il dolore merita spazio e concederglielo con un supporto adeguato può fare la differenza.
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Salve, io non sono una terapeuta familiare e mi sembra che lei sia orientata aduna terapia di questo tipo. Posso dirle che le cose non dette non sono mai una cosa buona perchè lavorano all'interno sedimentando pensieri spesso non conformi alla realtà. Forse dovrebbe lavorare prima sul suo senso di colpa che mi sembra guidi, al momento, i suoi pensieri e le sue azioni. La saluto cordialmente
Buongiorno,
da quello che racconta sta vivendo un lutto insieme a sua madre e, per proteggerla, vive in solitudine il dolore e i sensi di colpa. Questo silenzio però rischia di lasciare entrambi soli. La terapia familiare esiste ed è indicata anche per queste situazioni, per aiutare a parlare del dolore senza ferirsi cerando uno spazio di condivisione. Anche un percorso individuale è una scelta valida e spesso utile come primo passo, perché può aiutare a chiarire ciò che si sta provando e a capire se e come coinvolgere la mamma.
da quello che racconta sta vivendo un lutto insieme a sua madre e, per proteggerla, vive in solitudine il dolore e i sensi di colpa. Questo silenzio però rischia di lasciare entrambi soli. La terapia familiare esiste ed è indicata anche per queste situazioni, per aiutare a parlare del dolore senza ferirsi cerando uno spazio di condivisione. Anche un percorso individuale è una scelta valida e spesso utile come primo passo, perché può aiutare a chiarire ciò che si sta provando e a capire se e come coinvolgere la mamma.
Gentile utente,
il dolore che descrive è comprensibile e molto frequente nei vissuti di lutto: insieme alla sofferenza per la perdita possono emergere sensi di colpa, rimorsi e il bisogno di proteggere le persone amate dal proprio dolore. Questo spesso porta a “tenere dentro” emozioni molto intense, con l’idea di non far soffrire ulteriormente l’altro, ma a lungo andare può aumentare il peso emotivo.
Esistono effettivamente percorsi di psicoterapia familiare o di sostegno al lutto condiviso, che permettono ai membri della famiglia di elaborare insieme la perdita, favorendo una comunicazione più autentica e aiutando ciascuno a riconoscere e legittimare le proprie emozioni. In questi contesti il professionista ha proprio il ruolo di accompagnare e contenere, evitando che il confronto diventi troppo doloroso o destabilizzante.
Detto questo, non esiste una scelta “giusta” in assoluto: iniziare un percorso individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi vissuti e, eventualmente, a capire come e se proporre a sua madre un lavoro condiviso. In alcuni casi è proprio il percorso individuale a diventare il primo passo verso un coinvolgimento familiare successivo.
Considerata la complessità emotiva della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutarla a valutare la strada più adatta per lei (e per vostra madre) in questo momento delicato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
il dolore che descrive è comprensibile e molto frequente nei vissuti di lutto: insieme alla sofferenza per la perdita possono emergere sensi di colpa, rimorsi e il bisogno di proteggere le persone amate dal proprio dolore. Questo spesso porta a “tenere dentro” emozioni molto intense, con l’idea di non far soffrire ulteriormente l’altro, ma a lungo andare può aumentare il peso emotivo.
Esistono effettivamente percorsi di psicoterapia familiare o di sostegno al lutto condiviso, che permettono ai membri della famiglia di elaborare insieme la perdita, favorendo una comunicazione più autentica e aiutando ciascuno a riconoscere e legittimare le proprie emozioni. In questi contesti il professionista ha proprio il ruolo di accompagnare e contenere, evitando che il confronto diventi troppo doloroso o destabilizzante.
Detto questo, non esiste una scelta “giusta” in assoluto: iniziare un percorso individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi vissuti e, eventualmente, a capire come e se proporre a sua madre un lavoro condiviso. In alcuni casi è proprio il percorso individuale a diventare il primo passo verso un coinvolgimento familiare successivo.
Considerata la complessità emotiva della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutarla a valutare la strada più adatta per lei (e per vostra madre) in questo momento delicato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Mi dispiace per la sua situazione, che sembra molto spinosa. Ha ragione, i lutti possono essere difficili da elaborare e possono richiedere un lavoro, perché spesso vi sono legate diverse questioni. Si capisce che è preoccupato e che abbia difficoltà a parlarne con lei, ma se se la sente può tentare di proporre a sua madre un percorso insieme, anche se, purtroppo, non ci sono garanzie, in partenza, che possano assicurarla che acconsentirà. La invito però a non considerare questa possibilità un ostacolo ad un suo possibile lavoro personale, che potrebbe aiutarla ad aprirsi e a liberarsi.
Un percorso psicoterapeutico mi sembra fondamentale. Potrebbe essere ad impostazione sistemica e seguito da entrambe oppure individuale e centrato sui tuoi vissuti.
Quello che descrivi è molto comprensibile e, anzi, frequente nei lutti condivisi: il dolore non riguarda solo la perdita in sé, ma anche il modo in cui ciascuno cerca di proteggere l’altro. Il silenzio che si crea tra te e tua madre sembra nascere proprio da questo: dal tentativo reciproco di non far soffrire ulteriormente chi si ama.
La terapia familiare può essere uno spazio molto prezioso in questi casi, perché permette di dare parola a emozioni difficili — come il senso di colpa o il rimorso — senza farlo da soli e senza “pesare” sull’altro. Non è necessario decidere subito se coinvolgerla: potresti iniziare tu un percorso individuale e, insieme al professionista, capire se e come proporre questo passo a tua madre. In ogni caso, il fatto che tu stia ponendo queste domande è già un segnale di cura, per te e per la vostra relazione.
La terapia familiare può essere uno spazio molto prezioso in questi casi, perché permette di dare parola a emozioni difficili — come il senso di colpa o il rimorso — senza farlo da soli e senza “pesare” sull’altro. Non è necessario decidere subito se coinvolgerla: potresti iniziare tu un percorso individuale e, insieme al professionista, capire se e come proporre questo passo a tua madre. In ogni caso, il fatto che tu stia ponendo queste domande è già un segnale di cura, per te e per la vostra relazione.
Gentile utente,
il dolore per una perdita è un’esperienza profondamente soggettiva: non esiste un modo "giusto" di soffrire ed è naturale che lei e sua madre abbiate reazioni e tempi differenti. Spesso, nel tentativo di proteggere chi amiamo, nascondiamo i nostri sensi di colpa e i nostri rimorsi, ma questo "non detto" rischia di trasformarsi in un muro di solitudine.
In chiave psicoanalitica, il lutto richiede un lavoro di trasformazione che non può avvenire nel silenzio. La psicoterapia offre proprio questo: uno spazio protetto e "terzo" dove le emozioni possono essere nominate e accolte senza il timore di ferire l'altro o di esserne schiacciati.
Sia un percorso individuale che una terapia familiare sono strade valide. Iniziare a dare voce al proprio malessere in un contesto professionale è il primo passo per smettere di "fare finta di nulla" e permettere a questo dolore, ora congelato, di tornare a circolare e trasformarsi.
Un caro saluto.
il dolore per una perdita è un’esperienza profondamente soggettiva: non esiste un modo "giusto" di soffrire ed è naturale che lei e sua madre abbiate reazioni e tempi differenti. Spesso, nel tentativo di proteggere chi amiamo, nascondiamo i nostri sensi di colpa e i nostri rimorsi, ma questo "non detto" rischia di trasformarsi in un muro di solitudine.
In chiave psicoanalitica, il lutto richiede un lavoro di trasformazione che non può avvenire nel silenzio. La psicoterapia offre proprio questo: uno spazio protetto e "terzo" dove le emozioni possono essere nominate e accolte senza il timore di ferire l'altro o di esserne schiacciati.
Sia un percorso individuale che una terapia familiare sono strade valide. Iniziare a dare voce al proprio malessere in un contesto professionale è il primo passo per smettere di "fare finta di nulla" e permettere a questo dolore, ora congelato, di tornare a circolare e trasformarsi.
Un caro saluto.
Salve,
il dubbio che esprime è comprensibile e molto umano. Nei lutti traumatici i sensi di colpa non detti e il tentativo di proteggere l’altro dal proprio dolore possono aumentare la sofferenza di entrambi.
La terapia familiare o congiunta è effettivamente indicata in situazioni come la vostra, perché offre uno spazio protetto in cui condividere ciò che è difficile dire da soli, con la guida di un professionista. Anche iniziare individualmente può essere una scelta valida: spesso aiuta a fare chiarezza su di sé e a trovare poi le parole giuste per coinvolgere l’altro, se e quando possibile.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma quella più sostenibile per Lei in questo momento. Per valutare insieme quale percorso sia più adatto alla Sua situazione e come affrontare questo passaggio con Sua madre, La invito a un colloquio conoscitivo.
il dubbio che esprime è comprensibile e molto umano. Nei lutti traumatici i sensi di colpa non detti e il tentativo di proteggere l’altro dal proprio dolore possono aumentare la sofferenza di entrambi.
La terapia familiare o congiunta è effettivamente indicata in situazioni come la vostra, perché offre uno spazio protetto in cui condividere ciò che è difficile dire da soli, con la guida di un professionista. Anche iniziare individualmente può essere una scelta valida: spesso aiuta a fare chiarezza su di sé e a trovare poi le parole giuste per coinvolgere l’altro, se e quando possibile.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma quella più sostenibile per Lei in questo momento. Per valutare insieme quale percorso sia più adatto alla Sua situazione e come affrontare questo passaggio con Sua madre, La invito a un colloquio conoscitivo.
Buonasera. È molto nobile il modo in cui cerca di proteggere sua madre, ma questo silenzio rischia di diventare un muro che vi isola proprio nel momento del bisogno. Per scegliere tra un percorso individuale o familiare, è fondamentale che lei si interroghi sull'obiettivo prioritario che si pone in questa fase.
Se il suo scopo principale è avere un luogo dove poter dar voce ai suoi vissuti, la terapia individuale è la scelta più indicata. In questo spazio, l'aspettativa è quella di sviscerare il proprio vissuto personale e rafforzare la propria stabilità emotiva prima di portarla nella relazione.
Se invece l'obiettivo è rompere il clima di finzione che avverte in casa, se sente che il dolore sta logorando il vostro legame, se sente che ci sono dei "non detti" importanti.. la terapia familiare risponde meglio a questa esigenza. L'aspettativa, in questo caso, è che si venga a creare uno spazio sicuro condiviso - tra voi e il terapeuta - che vi permetta di dirvi ciò che da soli non riuscite a pronunciare, trasformando il senso di colpa in una sofferenza condivisa e dunque più tollerabile.
Chiedersi "Cosa mi aspetto che succeda dopo la prima seduta?" può aiutarla a capire se ha più bisogno di uno specchio per se stesso o di un ponte verso sua madre.
Quale di questi due obiettivi — il sollievo personale dal rimorso o la riconnessione onesta con sua madre — sente più urgente in questo momento della sua vita?
Se il suo scopo principale è avere un luogo dove poter dar voce ai suoi vissuti, la terapia individuale è la scelta più indicata. In questo spazio, l'aspettativa è quella di sviscerare il proprio vissuto personale e rafforzare la propria stabilità emotiva prima di portarla nella relazione.
Se invece l'obiettivo è rompere il clima di finzione che avverte in casa, se sente che il dolore sta logorando il vostro legame, se sente che ci sono dei "non detti" importanti.. la terapia familiare risponde meglio a questa esigenza. L'aspettativa, in questo caso, è che si venga a creare uno spazio sicuro condiviso - tra voi e il terapeuta - che vi permetta di dirvi ciò che da soli non riuscite a pronunciare, trasformando il senso di colpa in una sofferenza condivisa e dunque più tollerabile.
Chiedersi "Cosa mi aspetto che succeda dopo la prima seduta?" può aiutarla a capire se ha più bisogno di uno specchio per se stesso o di un ponte verso sua madre.
Quale di questi due obiettivi — il sollievo personale dal rimorso o la riconnessione onesta con sua madre — sente più urgente in questo momento della sua vita?
Se senti il bisogno di esternare a tua madre quanto per te sia importante affrontare insieme questo lutto, forse è giusto che tu glielo chieda. Ma devi capire quali sono le sue motivazioni che la spingerebbero ad intraprendere un percorso. qualora tua mamma non fosse disponibile emotivamente ad affrontare l'elaborazione del lutto, non puoi constringerla a fare una psicoterapia, ma potresti prendere in considerazione di farla individualmente. la terapia è cambiamento e chi non è predisposto non lo si può cambiare ne tantomeno convincerlo. Parla con tua madre e valuta se può essere fatta una terapia per entrambe o individualmente. Buona fortuna
Ciò che descrive è una dinamica molto frequente nei lutti familiari: non si soffre solo per la perdita, ma anche per il dolore dell’altro. In questi casi si crea spesso un silenzio reciproco, mosso da una forma profonda di protezione: “non dico per non farla soffrire”, “non mostro per non appesantire”. È un gesto d’amore, ma nel tempo può trasformarsi in isolamento emotivo.
Il senso di colpa che entrambi provate — anche se non espresso apertamente — è una componente comune del lutto. Non indica una responsabilità reale, ma il legame ancora molto vivo con la persona scomparsa. Quando questo vissuto resta non condiviso all’interno della famiglia, ciascuno lo porta da solo, credendo di proteggere l’altro, mentre in realtà il dolore si cronicizza.
Dal punto di vista clinico, un percorso di terapia familiare o di terapia genitore–figlio adulto è assolutamente indicato in situazioni come la vostra.
Non perché ci sia qualcosa che “non funziona” nella relazione, ma perché:
offre uno spazio neutro e protetto, mediato da un professionista
consente di esprimere il dolore senza ferire o colpevolizzare
aiuta a trasformare il senso di colpa in elaborazione del lutto
Il terapeuta non forzerà confessioni né rivelazioni improvvise. Il lavoro non è far emergere tutto subito, ma contenere, regolare e dare significato alle emozioni.
Il dubbio che pone è molto rilevante
“Forse dovrei intraprendere il percorso solo io”
È una possibilità valida. Spesso, dal punto di vista terapeutico, il percorso più indicato è:
iniziare con alcuni colloqui individuali
chiarire ciò che sente, ciò che teme e ciò che desidererebbe comunicare
valutare insieme al terapeuta se, quando e come coinvolgere sua madre
Questo le permetterebbe di non esporsi da solo e di non proporre un percorso condiviso senza un sostegno professionale alle spalle.
Come proporre la terapia a sua madre
Non è necessario introdurre subito i temi del senso di colpa o del rimorso. Può restare su un piano semplice e autentico, ad esempio:
“Sento che questa perdita ci ha colpiti molto e che entrambi cerchiamo di proteggerci. Mi farebbe bene un supporto professionale e credo che potrebbe aiutarci anche come famiglia. Possiamo almeno informarci?”
In questo modo non si tratta di “portare un problema”, ma di offrire uno spazio di cura.
Terapia familiare online
Sì, la terapia familiare può essere svolta efficacemente anche online, soprattutto:
come primo approccio
quando c’è timore emotivo o difficoltà pratiche
per creare inizialmente una distanza protettiva
Molti professionisti lavorano stabilmente in questa modalità, anche con lutti condivisi.
In sintesi, da psicoterapeuta le direi:
il suo bisogno di parlare è legittimo e sano
il suo timore di far soffrire sua madre è comprensibile
non deve scegliere tra il proprio dolore e il suo: esiste uno spazio in cui entrambi possono essere accolti, senza farsi male
Se lo desidera, sono a Vostra disposizione. Dott. Valerio Ancis
Il senso di colpa che entrambi provate — anche se non espresso apertamente — è una componente comune del lutto. Non indica una responsabilità reale, ma il legame ancora molto vivo con la persona scomparsa. Quando questo vissuto resta non condiviso all’interno della famiglia, ciascuno lo porta da solo, credendo di proteggere l’altro, mentre in realtà il dolore si cronicizza.
Dal punto di vista clinico, un percorso di terapia familiare o di terapia genitore–figlio adulto è assolutamente indicato in situazioni come la vostra.
Non perché ci sia qualcosa che “non funziona” nella relazione, ma perché:
offre uno spazio neutro e protetto, mediato da un professionista
consente di esprimere il dolore senza ferire o colpevolizzare
aiuta a trasformare il senso di colpa in elaborazione del lutto
Il terapeuta non forzerà confessioni né rivelazioni improvvise. Il lavoro non è far emergere tutto subito, ma contenere, regolare e dare significato alle emozioni.
Il dubbio che pone è molto rilevante
“Forse dovrei intraprendere il percorso solo io”
È una possibilità valida. Spesso, dal punto di vista terapeutico, il percorso più indicato è:
iniziare con alcuni colloqui individuali
chiarire ciò che sente, ciò che teme e ciò che desidererebbe comunicare
valutare insieme al terapeuta se, quando e come coinvolgere sua madre
Questo le permetterebbe di non esporsi da solo e di non proporre un percorso condiviso senza un sostegno professionale alle spalle.
Come proporre la terapia a sua madre
Non è necessario introdurre subito i temi del senso di colpa o del rimorso. Può restare su un piano semplice e autentico, ad esempio:
“Sento che questa perdita ci ha colpiti molto e che entrambi cerchiamo di proteggerci. Mi farebbe bene un supporto professionale e credo che potrebbe aiutarci anche come famiglia. Possiamo almeno informarci?”
In questo modo non si tratta di “portare un problema”, ma di offrire uno spazio di cura.
Terapia familiare online
Sì, la terapia familiare può essere svolta efficacemente anche online, soprattutto:
come primo approccio
quando c’è timore emotivo o difficoltà pratiche
per creare inizialmente una distanza protettiva
Molti professionisti lavorano stabilmente in questa modalità, anche con lutti condivisi.
In sintesi, da psicoterapeuta le direi:
il suo bisogno di parlare è legittimo e sano
il suo timore di far soffrire sua madre è comprensibile
non deve scegliere tra il proprio dolore e il suo: esiste uno spazio in cui entrambi possono essere accolti, senza farsi male
Se lo desidera, sono a Vostra disposizione. Dott. Valerio Ancis
Buongiorno, ciò che ha condiviso è molto comprensibile dopo un lutto: il dolore per la perdita spesso si intreccia al senso di colpa e alla preoccupazione di far soffrire chi ci sta vicino ed è sinonimo di sensibilità verso sua madre e verso ciò che prova. C'è si la possibilità di intraprendere un percorso di terapia familiari che può appunto coinvolgere più membri; è bene tenere a mente che a volte iniziare un percorso individuale aiuta a fare chiarezza su ciò che si sente e a capire se, come e quando proporre un lavoro condiviso con un familiare, in quanto i tempi e i bisogni sono diversi e personali.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma un percorso che può adattarsi alla persona stessa.
Resto a disposizione,
la ringrazio.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma un percorso che può adattarsi alla persona stessa.
Resto a disposizione,
la ringrazio.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Buongiorno.
Nella sua disanima è già insita la risposta, se rilegge le sue parole potrà scoprire che lei ha già dettato la linea delle sue intenzioni, trovare un mediatore capace di favorire l'emersione di un dolore condiviso. Gli stati d'animo di una sofferenza inespressa possono seminare la crescita di altri malesseri. Lei ha già fermato la sua coscienza ad un bisogno di confronto, la ascolti e si conceda il diritto di rivisitare il lutto che avete subito per fare in modo che vi accompagni senza portare rimpianti e risentimenti nei vostri confronti. Spesso viviamo le perdite come motivi per indirizzare verso di noi delle responsabilità che abbiamo solo in parte, o che non abbiamo nemmeno, o che ci investono con maggiore impatto di quanto dovrebbero. Il mio suggerimento, nel caso sua madre non fosse ancora pronta, è di cominciare comunque da solo, i benefici di questo percorso potrebbero comunque investire positivamente sua madre perché la sua ritrovate leggerezza apporterebbe un migliore clima nella casa. Si faccia avanti quindi, in nome del diritto al benessere che abbiamo tutti e lei compreso. Buon inizio
Nella sua disanima è già insita la risposta, se rilegge le sue parole potrà scoprire che lei ha già dettato la linea delle sue intenzioni, trovare un mediatore capace di favorire l'emersione di un dolore condiviso. Gli stati d'animo di una sofferenza inespressa possono seminare la crescita di altri malesseri. Lei ha già fermato la sua coscienza ad un bisogno di confronto, la ascolti e si conceda il diritto di rivisitare il lutto che avete subito per fare in modo che vi accompagni senza portare rimpianti e risentimenti nei vostri confronti. Spesso viviamo le perdite come motivi per indirizzare verso di noi delle responsabilità che abbiamo solo in parte, o che non abbiamo nemmeno, o che ci investono con maggiore impatto di quanto dovrebbero. Il mio suggerimento, nel caso sua madre non fosse ancora pronta, è di cominciare comunque da solo, i benefici di questo percorso potrebbero comunque investire positivamente sua madre perché la sua ritrovate leggerezza apporterebbe un migliore clima nella casa. Si faccia avanti quindi, in nome del diritto al benessere che abbiamo tutti e lei compreso. Buon inizio
Caro signore, una terapia familiare potrebbe essere utile, ma richiede che tutti siano pronti e disponibili ad iniziarla. Potrebbe forse iniziare con un percorso individuale per comprendere meglio i suoi bisogni e successivamente coinvolgere sua madre.
È molto comune, nel lutto, voler proteggere i propri cari dalla propria sofferenza ma questo può portare all'isolamento anche perchè sua madre potrebbe assumere il suo stesso comportamento. Forse invece sarebbe utile poter condividere insieme la vostra sofferenza. Forse dovrebbe anche lavorare sul perchè lei si senta in colpa in questa situazione. La saluto caramente
È molto comune, nel lutto, voler proteggere i propri cari dalla propria sofferenza ma questo può portare all'isolamento anche perchè sua madre potrebbe assumere il suo stesso comportamento. Forse invece sarebbe utile poter condividere insieme la vostra sofferenza. Forse dovrebbe anche lavorare sul perchè lei si senta in colpa in questa situazione. La saluto caramente
Gentile,
ognuno di noi affronta i lutti come può, coi propri tempi e le proprie modalità. Se dopo un tempo ragionevole di un paio d'anni ancora si fa fatica in merito, sarebbe bene cercare un aiuto terapeutico. Partendo da sé stessi.
Chissà che vedendo un familiare che si prende cura di sé andando in terapia anche qualcun altro ne segua l'esempio. Ma senza costrizione o richiesta di farlo insieme. Ognuno ha il suo pezzo da fare ed è responsabile per sé. Buona vita!
ognuno di noi affronta i lutti come può, coi propri tempi e le proprie modalità. Se dopo un tempo ragionevole di un paio d'anni ancora si fa fatica in merito, sarebbe bene cercare un aiuto terapeutico. Partendo da sé stessi.
Chissà che vedendo un familiare che si prende cura di sé andando in terapia anche qualcun altro ne segua l'esempio. Ma senza costrizione o richiesta di farlo insieme. Ognuno ha il suo pezzo da fare ed è responsabile per sé. Buona vita!
Buonasera. Più che un consiglio le suggerirei di iniziare un percorso individuale per lei per capire alcune dinamiche individuali e poi, probabilmente, iniziare un percorso con sua madre, anche perchè la psicoterapia la potrebbe aiutare anche a sbloccarsi da alcune difficoltà che le rendono difficile parlare con sua madre.
Buongiorno,
da quello che scrive si sente quanto il dolore per la perdita si intrecci al desiderio di proteggersi a vicenda: entrambi soffrite, ma cercate di non mostrarlo per non far stare peggio l’altro. È una dinamica molto comune nei lutti familiari, dove il silenzio nasce dall’amore, ma alla lunga può aumentare la solitudine.
La terapia familiare può essere davvero una buona strada proprio perché offre uno spazio sicuro in cui le emozioni possono essere condivise senza farsi male, accompagnati da un professionista. Parlare con sua madre e proporle questa possibilità, con delicatezza, può già essere un primo passo di cura reciproca.
Se per ora lei non se la sentisse, anche iniziare da solo un percorso può essere molto utile: spesso il cambiamento di uno aiuta piano piano anche l’altro.
In ogni caso, il fatto che senta il bisogno di affrontare questo dolore è già un segnale importante di elaborazione e di amore.
da quello che scrive si sente quanto il dolore per la perdita si intrecci al desiderio di proteggersi a vicenda: entrambi soffrite, ma cercate di non mostrarlo per non far stare peggio l’altro. È una dinamica molto comune nei lutti familiari, dove il silenzio nasce dall’amore, ma alla lunga può aumentare la solitudine.
La terapia familiare può essere davvero una buona strada proprio perché offre uno spazio sicuro in cui le emozioni possono essere condivise senza farsi male, accompagnati da un professionista. Parlare con sua madre e proporle questa possibilità, con delicatezza, può già essere un primo passo di cura reciproca.
Se per ora lei non se la sentisse, anche iniziare da solo un percorso può essere molto utile: spesso il cambiamento di uno aiuta piano piano anche l’altro.
In ogni caso, il fatto che senta il bisogno di affrontare questo dolore è già un segnale importante di elaborazione e di amore.
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