Domande del paziente (64)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Comprendo profondamente il senso di smarrimento e il dolore che sta attraversando; dieci mesi possono sembrare un tempo infinito quando ci si sente bloccati in un "baratro" mentre l'altro sembra aver già... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    La ringrazio per aver condiviso questa situazione così complessa e, per molti versi, emblematica di come le tensioni ai piani alti possano ricadere su chi sta imparando. Emerge chiaramente che lo studio... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    La domanda che pone tocca uno dei punti più dolorosi e, al tempo stesso, complessi della psicologia relazionale: il fenomeno del cosiddetto lutto anticipatorio. Comprendo perfettamente il suo senso di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Caro ragazzo, è molto prezioso che tu riesca a guardare con così tanta onestà a quello che ti sta succedendo. Il tuo corpo non ti sta tradendo e la tua identità non sta cambiando: semplicemente, il tuo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Capisco perfettamente il senso di smarrimento che prova. Quando una relazione così lunga si interrompe, è come se si rompesse un equilibrio che per anni ha dato una forma al vostro mondo. Voi due sembrate... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Capisco davvero il peso che senti addosso in questo momento. Però, se guardiamo la tua situazione, ci accorgiamo subito che quello che sta succedendo non riguarda solo te, ma tutto l'ambiente in cui sei... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    È del tutto comprensibile che si senta disorientato in questo momento. A 62 anni, la sessualità non è solo una funzione fisica, ma un delicato equilibrio tra corpo, emozioni e storia personale.
    La prima... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Capisco profondamente il peso che senti, perché nella mia prospettiva non guardo mai all'individuo isolato, ma alla rete di relazioni e significati in cui è immerso. Il tuo star male non nasce solo da... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Il punto centrale è che quello che lei prova non è solo un fastidio superficiale, ma una ferita che tocca il modo in cui percepisce il valore della donna e la fiducia verso l'altro. Quando vede suo padre... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Quello che descrivi è un classico e succede a tantissime persone: la mente capisce le cose e ingrana la marcia giusta, ma il corpo è un po’ più "lento" e pigro nel cambiare abitudini. Immagina che per... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Cara mamma, leggendo le tue parole si sente tutto il fiato corto di chi sta correndo una maratona convinta di doverne correre contemporaneamente altre tre. Da psicologo, quello che vedo non è una donna... Altro


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Leggendo le tue parole si sente forte e chiaro quanto tu sia esausto. Non è solo stanchezza fisica per le ore passate in negozio, è una stanchezza dell'anima, quella di chi sente di correre su un tapis roulant che non porta da nessuna parte mentre gli altri, fuori, sembrano volare.
    Capisco profondamente il fastidio per le frasi fatte come "ognuno ha i suoi tempi". Quando sei immerso nella frustrazione, suonano come una presa in giro, perché tu senti che i tuoi tempi sono bloccati da una realtà che ti sta mangiando vivo: quel negozio che oggi non è solo un lavoro, ma una gabbia che ti toglie l'aria e la libertà di essere un ventottenne.
    Da psicologo, vorrei dirti che la rabbia che provi, anche se ora è diventata autodistruttiva e ti fa fare "cattivi pensieri", in realtà è un segnale di ribellione. Una parte di te sa che meriti di meglio e sta urlando perché non accetta più questa umiliazione. Il problema è che, restando chiuso lì dentro h24, non hai lo spazio fisico e mentale per incontrare nessuno, e questo alimenta l'idea di essere "inferiore" o "sfigato". Ma non è un difetto di fabbrica tuo: è l'isolamento che produce questi mostri.
    Non hai "bruciato" i tuoi anni, li hai impiegati in un modo che ora non ti somiglia più. A 28 o 29 anni non devi fare il quindicenne, devi semplicemente darti il permesso di iniziare a vivere alle tue condizioni. Vendere quel negozio non sarà solo un affare economico, ma il primo passo per riprenderti la tua vita e uscire da quel ruolo di "vittima del dovere" in cui sei incastrato.
    Ti senti così a terra che rialzarti da solo sembra impossibile, ed è normale che sia così. Non restare solo con questi pensieri oscuri: a volte serve una mano esterna per vedere che fuori da quella vetrina c'è un mondo che ti aspetta e che non ti giudica come fai tu. Se pensi di non farcela da solo o le persone vicino a te non ti bastano, chiedi aiuto ad un professionista del settore che saprà sicuramente aiutarti passo passo nel tuo percorso personale


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Buongiorno. Quello che senti è un senso di ingiustizia profondo, ed è comprensibile. Cercherò di essere il più diretto possibile sperando di non essere inopportuno e interpretando al meglio con le informazioni che hai scritto. Quando dici che le altre "trovano qualcuno" e tu no, non stai facendo un calcolo statistico, stai dando voce a una solitudine che morde. Il punto è che tu, in tutti questi anni, hai imparato a sopravvivere, a farti forza, a coltivare hobby, a camminare per ore, ecc. ma non hai mai smesso di sentirti "quella fuori posto", quella che i bulli chiamavano "racchia".
    Ecco il punto: quel dolore che ti bagna il cuscino non è un difetto di fabbrica. È il segno che il tuo cuore è vivo, ma è anche un cuore che ha imparato a stare sulla difensiva o a "elemosinare" attenzione facendo tutto il lavoro sporco durante i primi appuntamenti. Quando esci con qualcuno e senti di dover corteggiare solo tu, in realtà stai dicendo all'altro: "Guarda che vado bene, ti prego, sceglimi, non sono quella che dicevano a scuola". Questo crea uno squilibrio immediato. Gli uomini pigri o superficiali ci sguazzano, quelli più profondi forse si sentono travolti da un bisogno che sembra un abisso.
    Le app di dating, poi, sono il posto peggiore per chi ha una ferita aperta sull'identità: sono supermercati della carne dove la profondità è un ostacolo, non un pregio. Non sei tu che ti sei "abbassata", è che hai cercato acqua in un deserto di plastica.
    Non esiste un modo per "uccidere" il desiderio di amare, e meno male. Sposarsi al lavoro o rassegnarsi sarebbe una condanna a morte emotiva che non meriti. Il "tarlo" che hai nel cervello non se ne va con un hobby, perché un hobby non ti abbraccia la notte.
    La via d'uscita non è rassegnarsi, ma cambiare gioco. Smetti di chiederti perché non sei "il tipo di donna che gli uomini vogliono". Inizia a chiederti: "Ma questi uomini che incontro, sono il tipo di persone che meritano il mio tempo?". Sposta il riflettore da te a loro. Se uno è distratto al primo appuntamento, non è che tu non sei abbastanza, è che lui è un mediocre. E tu non hai bisogno di un mediocre per riempire il vuoto.
    Il dolore non sparisce con un consiglio, ma inizia a farsi meno forte quando smetti di pensare che la tua solitudine sia una conferma della tua pochezza. Sei sola perché finora il "sistema" intorno a te (bulli, ex insicuri, mercenari delle app) ti ha rimandato un'immagine distorta.
    Proprio per questo, il mio consiglio più sentito è quello di regalarti un percorso psicologico. Non perché tu sia "sbagliata", ma perché meriti una guida che ti aiuti a smontare pezzo per pezzo quell'immagine distorta che ti hanno cucito addosso. Un terapeuta può aiutarti a trasformare questo dolore in una nuova consapevolezza, permettendoti di uscire da questo ciclo di attese e delusioni. È un modo per smettere di camminare senza meta e iniziare a camminare verso te stessa, proteggendo il tuo valore prima di consegnarlo nelle mani di chiunque altro.


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Innanzitutto, ti ringrazio per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quel "coraggio" di cui parli, che ti ha portata a scrivere dopo quasi un anno, è già un grande segnale di consapevolezza e il primo passo verso una maggiore serenità.
    Voglio darti subito una risposta diretta: non c’è assolutamente nulla di sbagliato in te.
    Il fatto che tu ti senta "più matura" e faccia fatica a legare con i coetanei non è un difetto, ma il risultato del tuo percorso di vita. Quando scrivi di essere cresciuta in fretta per il divorzio dei tuoi e per un papà assente da dieci anni, ci stai dicendo che hai dovuto imparare a "badare a te stessa" emotivamente molto presto.
    Ecco perché con quest’uomo ti senti capita: lui parla una lingua (quella dell’esperienza, della stabilità, della profondità) che tu hai dovuto imparare per necessità, mentre molti tuoi coetanei sono ancora in una fase diversa della vita. Con lui non devi "spiegarti", senti che c’è una risonanza immediata e quel senso di protezione che forse è mancato in passato.
    Il mio invito è di guardare non solo all'età di chi hai accanto, ma a come ti senti tu in questo rapporto. Riesci a mostrarti fragile e insicura con lui, o senti il bisogno di apparire sempre "all'altezza" della sua esperienza?
    Proprio per l'importanza dei tuoi vissuti, potrebbe esserti utile e di aiuto intraprendere un percorso di terapia. Non perché ci sia qualcosa da "curare", ma perché meriti uno spazio tutto tuo dove poter esplorare come quel vuoto paterno influenzi ancora oggi le tue scelte. Una terapia (magari ad indirizzo relazionale-sistemico) ti aiuterebbe a capire se cerchi questi uomini per chi sono davvero o se, inconsciamente, cerchi di "riparare" una ferita antica, rischiando di rimanere incastrata nel ruolo della "ragazza matura" a tutti i costi.
    Insieme a un professionista potresti scoprire come smettere di essere "quella forte" per forza e imparare a sentirti amata anche nelle tue fragilità, senza il timore di non essere mai "abbastanza".


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Salve, capisco bene il fastidio che prova: è quel corto circuito tra ciò che la eccita nella mente e ciò che lei è come persona nei valori di ogni giorno. Le dico subito di fare un respiro profondo: quello che descrive è un fenomeno molto comune che chiamiamo. In parole povere: la sua mente sceglie un tasto erotico che la sua morale rifiuta.
    Spesso il tradimento fantasticato non riguarda il voler soffrire o voler essere traditi davvero, ma serve a inserire un "terzo elemento" immaginario che rompe la routine e accende il desiderio. È come un gioco di specchi: vedere il partner desiderato da altri (o impegnato con altri) può paradossalmente aumentare il valore che gli diamo o liberarci dal peso di dover essere "perfetti" nella relazione.
    Il punto è che più lei cerca di scacciare questi pensieri, più loro bussano forte. È il classico effetto "non pensare all'elefante bianco": più si impegna a evitarlo, più lo vede ovunque. Il segreto non è smettere di pensare, ma togliere il carico di colpa a quel pensiero. La fantasia è un teatro, e ciò che accade sul palco non deve per forza diventare realtà dietro le quinte.
    Provi a guardare a queste immagini non come a un segnale di allarme, ma come a un "regolatore di intensità" che il suo corpo usa per accendersi. Se però questo fastidio diventa un muro che le impedisce di godersi il rapporto, parlarne con uno specialista può aiutarla a "tradurre" cosa sta cercando davvero la sua mente in quei momenti, così da vivere la sessualità con più leggerezza e meno conflitto.


    Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    La ringrazio per aver condiviso questo vissuto così faticoso. Quello che lei descrive come un "congelarsi" o sentirsi una "banderuola" è una reazione che conosco bene, è come se, davanti agli altri, la sua parte più spontanea si nascondesse per paura di essere giudicata, lasciando spazio a un’ansia che cerca di controllare tutto, ma finisce solo per bloccarla. Leggendo le sue parole si sente quanto questo "congelarsi" la faccia soffrire, ma vorrei dirle subito che quello che le succede ha un senso e, soprattutto, se ne può uscire.
    Il meccanismo che scatta in lei è una protezione, quando si sente osservata o in una situazione nuova, la sua mente si mette in allarme e, per paura di sbagliare o essere giudicata, la blocca. È come se lei smettesse di guardare il mondo con i suoi occhi e iniziasse a guardarsi attraverso quelli (presunti) degli altri, finendo per sentirsi inadeguata. Non è una mancanza di carattere, ma un modo in cui la sua ansia cerca di proteggerla da un possibile rifiuto, anche se poi l'effetto è quello di farla sentire "passiva".
    Per spezzare questo circolo non serve "combattere" i pensieri o sforzarsi di avere più stima di sé dall'oggi al domani. Si inizia invece comprendendo che quel giudizio che sente arrivare dagli altri è quasi sempre il riflesso di come lei tratta se stessa in quel momento. In un percorso terapeutico si lavora per abbassare questo controllo e permettersi di essere spontanea, un passo alla volta, senza il terrore di dover essere perfetta.
    Sì, si può assolutamente guarire, perché questo non è un difetto di fabbrica, ma un modo di stare nelle relazioni che ha imparato nel tempo e che può "disimparare". La sua capacità di descrivere così bene cosa prova è già un segnale che ha tutte le risorse per riprendersi il suo spazio e vivere il lavoro e la quotidianità con molta più spensieratezza.


    Ho una preoccupazione che mi assilla tanto .
    Mamma si era appena fatta la doccia e si era asciugata le parti intime. Siccome lei ha una difficoltà mi ha chiesto di aiutarla e cosi ho fatto.
    Adesso ho costantemente il pensiero che io abbia toccato i suoi vestiti precedentemente toccati da lei , ho paura che dopo magari andando in bagno mi sia mischiata qualcosa anche avendo lavato le mani.
    So che è strana la cosa

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    La ringrazio per aver condiviso questa sua preoccupazione così intima. Capisco che il pensiero possa sembrarle strano e che la stia tormentando, ma vorrei innanzitutto rassicurarla, a livello razionale e igienico, avendo lavato le mani, non ha corso alcun rischio reale di contagio.
    Tuttavia, come psicologo, mi colpiscono molto le sue parole perché raccontano un momento di grande vicinanza fisica ed emotiva. Quello che sta vivendo sembra più un disagio legato ai confini. Aiutare un genitore in compiti così privati comporta un ribaltamento dei ruoli, lei si è trovata ad accudire chi, un tempo, accudiva lei.
    Questo contatto così profondo con la fragilità di sua madre può generare una sorta di "corto circuito". Spesso la paura della contaminazione è il modo in cui la mente esprime il timore che i confini tra noi e l'altro si siano fatti troppo sottili, o che il carico emotivo di questa situazione le stia rimanendo "addosso".
    Non si giudichi per questi pensieri, ma non cerchi nemmeno di affrontarli da sola se vede che diventano un chiodo fisso. In questi casi, chiedere aiuto a un professionista può essere fondamentale, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questo cambiamento nel rapporto con sua madre e a ritrovare la sua serenità, proteggendo il suo spazio emotivo.


    Salve ho 50 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco e ansioso, da qualche tempo ho paura di strozzarmi deglutendo il cibo, ho una sensazione di avere tra gola e palato un bolo, a tavola mangio poco o quasi nulla per paura di soffocarmi. Ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema di aver paura di soffocare, ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto 196 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. Sto mangiando molto meno rispetto a prima solo pasta e frutta a pranzo e poco a cena. Ho paura di andare sottopeso o che non riesca a recuperare. Ho paura di avere qualche patologia, mi misuro spesso pressione, ho fatto recenti analisi sangue che sono risultate regolari. Ho paura di non riuscere a superare questo problema.Attendo un vostro gradito consiglio.. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Grazie per aver condiviso la sua storia. Si sente quanto questa situazione la stia preoccupando, specialmente ora che vede il suo corpo cambiare. Quello che descrive è un circolo vizioso molto comune, l'ansia si è "fermata" in gola, creando quella tensione ("bolo") che rende la deglutizione un atto spaventoso anziché naturale. Più lei cerca di controllare il cibo o i parametri medici, più la gola si stringe, confermando la paura. Questo sintomo spesso segnala qualcosa che facciamo fatica a "buttar giù" o a gestire nella nostra vita. A 50 anni, il corpo a volte usa questi blocchi per chiederci di rallentare o di guardare a ciò che ci sta togliendo il respiro. Le analisi regolari ci dicono che il suo corpo è sano, ma la sua mente è in allarme rosso. Il mio consiglio è di non aspettare, un percorso psicologico la aiuterà a sciogliere questo "nodo" e a smettere di vivere i pasti come una sfida per la sopravvivenza. Il problema è assolutamente superabile, ma deve spostare il focus dal peso alla sua serenità interiore.


    Soffro da più di 35 anni di anginofobia. ultimamente molto peggiorata per problemi gravi di salute di mia moglie, ipocondria e stress, emetofobia, problemi personali e lavorativi, inoltre ho una figlia di 7 anni. praticamente quando capitano quei momenti, io porto il cibo in fondo alla gola, non effettuo il riflesso della deglutizione e sento il bolo che per inerzia incomincia a scivolare giù nella tracha, al ché vado in panico e bevo dell acqua sperando che riattivi il riflesso, perché se non riparte e il cibo va giù va in soffocamento (penso), altra modalità io vado per ingoiare e stringo la gola e la lingua emettendo quasi un rantolo per non lasciare andare il cibo verso il suo naturale percorso.
    Oggi non è siccesso, solo verso la fine, leggerissimamente percepivo che potesse accadere ma ho tenuto duro, ho detto a mia moglie di non alzarsi da tavola senza di me, ma così al momento non è vita

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    Mi dispiace moltissimo per la sofferenza che sta vivendo; è del tutto comprensibile che senta che "così non è vita". La sua gola sta esprimendo un forte sovraccarico emotivo. L'anginofobia non è un problema meccanico, ma un cortocircuito d'ansia. Non è un caso che sia peggiorata ora: tra i gravi problemi di salute di sua moglie, lo stress e una bimba di 7 anni, il carico sul vostro nucleo familiare è diventato enorme. Quando ci sono troppe cose dolorose che non si riescono a "mandare giù" nella vita, il corpo somatizza chiudendo la gola. I blocchi volontari e i rantoli che descrive sono "tentate soluzioni": il tentativo della mente di controllare un atto che invece è automatico. Più cerca di controllare la deglutizione, più i muscoli si irrigidiscono, creando il panico. Si rassicuri sul fatto che il corpo ha riflessi innati salvavita che proteggono la trachea automaticamente. Chiedere a sua moglie di restare a tavola è una richiesta di protezione comprensibile, ma rischia di aumentare il suo senso di impotenza dentro le relazioni familiari. Dopo 35 anni, e con questo peggioramento, il consiglio più importante è di non affrontare tutto questo da solo e contattare uno psicologo. Per comprendere come l'ansia si intrecci con le dinamiche e gli eventi dolorosi della sua vita, la Psicoterapia Relazionale Sistemica e la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) sono gli approcci più indicati. Lo psicologo la aiuterà a rielaborare lo stress legato alla salute di sua moglie e a sbloccare il meccanismo della gola. Si conceda questo aiuto per tornare a vivere serenamente con la sua famiglia.


    Buongiorno.
    Volevo chiedere consiglio per questa situazione. Premetto che lavoro in nave.
    Praticamente io ed una mia collega ci stavamo frequentando cosi, apparentemente in amicizia.
    Una amica in comune, il giorno prima del mio sbarco mi rivela che sembra che questa persona con cui mi frequentavo le avesse dettonche in realtà fosse interessata a me.
    Da allora ho cominciatona riesaminare ogni interazione passata e non riesco a non pensarla. Ho anche provato a chiedere se fosse vero, purtroppo solo via chat essendo ormai già a terra, ma la sua risposta è stata un misto tra si e no, a detta sua per non influenzare la mia scelta sulla possibilità di un futuro imbarco, che sebbene non confermato, è già stato stabilito per la stessa nave e periodo dove la rivedrei.
    Nonostante sia passata già una settimana, sto vivendo questa cosa con un ansia da occasione persa, anche perchè non sono mai stato in una relazione e la vedo quasi come se non avessi più possibilità alcuna.
    Anche l'idea di mandare curriculum per un lavoro a terra ora mi spavemta che possa chiudere definitivamente questa possibilità, che comunque non sarebbe garantita anche se dovessi reimbarcare.
    Come potrei uscirne? Perchè questa cosa è ormai da giorni che sento mi sta distruggendo dentro.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Edoardo Bonsignori

    È comprensibile che si senta così bloccato e sopraffatto. La sua mente non sta reagendo solo a una persona, ma a un intero "sistema" di possibilità che si è improvvisamente aperto. Lavorare in nave crea contesti unici: spazi stretti, tempi intensi e confini sfumati tra vita privata e professionale. Quello che le sta succedendo è che si è trovato improvvisamente catapultato dentro un film di cui non conosceva la trama. Fino al giorno prima del suo sbarco, lei e la sua collega eravate due persone che condividevano la quotidianità di bordo in amicizia. Poi, la rivelazione di una terza persona ha ribaltato tutto. È del tutto normale che la sua mente sia andata in loop: ha dovuto letteralmente rimettere in discussione mesi di sguardi, battute e silenzi, cercando indizi che prima non vedeva. Questa continua ri-significazione del passato consuma moltissima energia mentale. La risposta ambigua che lei le ha dato via chat ("un misto tra sì e no") ha poi creato una sorta di paradosso comunicativo. Dicendole di non voler influenzare la sua scelta lavorativa, ha ottenuto l'effetto opposto: ora lei si sente bloccato e totalmente focalizzato su quella scelta. Questa incertezza alimenta l'ansia, perché il nostro cervello fatica a gestire i messaggi sospesi e i finali aperti. Il vero nodo emotivo, però, è legato al fatto che lei non sia mai stato in una relazione. Proprio perché è la prima volta, l'impatto è amplificato. Nella sua testa, questa ragazza rischia di diventare "l'unica occasione della vita", il treno che passa una volta sola. Ecco perché adesso ha paura di mandare i curriculum a terra: teme che scegliendo la terraferma cancellerà definitivamente un futuro con lei. Ma provi a ribaltare la prospettiva. Questa situazione le sta dimostrando una cosa bellissima: lei è una persona desiderabile, che può piacere e che sa provare sentimenti forti. Se è successo sulla nave, succederà ancora, a terra o in mare. Questa non è l'ultima spiaggia, è solo l'inizio della sua vita relazionale. Per iniziare a uscirne, provi a separare i piani. Mandare i curriculum a terra non significa rinunciare a lei, significa occuparsi del proprio futuro. Se deciderà di tornare sulla stessa nave, sarà importante che lo faccia per una scelta professionale consapevole, e non per inseguire un'incertezza sentimentale. Cerchi di vivere il tempo a terra investendo su di sé, sulle sue amicizie e sulle sue passioni, togliendo a quella chat il potere di decidere della sua felicità. Se tuttavia sente che questo pensiero fisso continua a essere troppo pesante, le toglie il sonno o blocca le sue decisioni quotidiane, il consiglio più protettivo per se stesso è quello di contattare uno psicologo. Un percorso terapeutico, anche breve e preferibilmente a orientamento relazionale sistemico, la aiuterà a fare chiarezza in questo groviglio emotivo, permettendole di ritrovare la bussola e di guardare al futuro con molta più serenità e fiducia.


Domande più frequenti

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