Domande del paziente (17)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità la tua storia. Crescere in una famiglia in cui sono presenti difficoltà importanti può avere un grande impatto sul proprio sviluppo emotivo e sulla percezione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capita spesso, dopo esperienze di coppia importanti, di vivere con ansia l’inizio di una nuova conoscenza. Quando l’altro non risponde subito o sembra meno presente, si attivano pensieri e paure che vanno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per aver trovato la forza di scrivere e condividere quello che stai vivendo. Le tue parole trasmettono una grande sofferenza, ma anche il desiderio di capire e di ritrovarti. Quando una relazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Da ciò che descrivi, sembra che tu stia attraversando periodi di forte instabilità emotiva, con momenti di euforia e progettualità alternati a fasi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è il vissuto di una relazione che nel tempo si è strutturata come profondamente ambigua: un legame senza confini chiari, in cui l’intimità emotiva e fisica si è alternata a rifiuti,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il tuo stato d’animo e la confusione che provi. Da quanto descrivi, il tuo ragazzo sta attraversando una crisi personale profonda: confusione, senso di smarrimento, stress lavorativo e bisogno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
quello che esprimi è un dolore profondo e comprensibile, non una mancanza di valore. Dalle tue parole emerge una ferita che va ben oltre l’università o la professione: il lutto per tua...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che tu ti senta confusa in questo momento. Le pause nelle relazioni, soprattutto quando durano da tempo e ci sono differenze di età o di valori, possono portare a un mix di sentimenti contrastanti:... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quando incontriamo un ex partner che mette in atto comportamenti di evitamento (non salutare, distogliere lo sguardo, minimizzare il contatto), l’esperienza soggettiva può essere vissuta come un rifiuto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È normale provare attrazione o curiosità per altre persone anche quando si ama profondamente il proprio partner. Quello che stai vivendo mette in luce bisogni emotivi e fisici che meritano attenzione e... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nei primi incontri di terapia si inizia a conoscersi e a capire cosa ti ha portato dal professionista. Si parla del problema principale, ma anche di te, delle tue emozioni e di come vivi la situazione.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non parla di mancanza di interesse verso l’azienda, ma di un carico emotivo diventato troppo pesante. Essere figlia in un’azienda familiare significa vivere un doppio ruolo: professionale... Altro
Salve, ho un grosso problema di coppia, da autoerotismo per uso continuo di video porno, non riesco ad avere un erezione prolungata per avere un rapporto con la mia compagna, la relazione si è rovinata perché lei non ha più fiducia e mi dice che l'ho tradita da nove anni per causa di questi video. Sono andato sia da un andrologo che da uno psicologo, ho fatto diverse analisi e visite intime, anche per la prostata e và tutto bene, lo psicologo mi ha detto che è lei che è molto problematica, ma il problema è mio che non riesco ad avere un rapporto sessuale soddisfacente, ho preso da alcuni anni la "pillola" ma a lei non piace perché mi dice che sono come un robot e non partecipo al livello emotivo ma meccanico e poi non finisco mai. Io le voglio bene e la amo, ma litighiamo sempre per questi motivi, lei si sente frustrata, tradita, sola etc... Ho smesso per un mese a non vedere più porno, ma è come se mi è passato il desiderio in generale, allora penso che devo riprendere la masturbazione per il mio benessere fisico, ma lei? La nostra storia sta finendo e non so che fare... Ogni volta che mi apparato con lei, provo senso di colpa per averle mentito, penso se non riesco, penso che mi colpevolizza con brutte parole, allora parto bene ma non riesco a continuare che l'erezione si perde anche con la pillola. Ho 58 anni e stiamo assieme da nove anni...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la situazione che descrive è complessa ma anche abbastanza frequente, e va letta in modo più ampio: non è solo un problema “fisico”. Il fatto che gli esami medici siano nella norma indica che la componente principale è molto probabilmente psicologica e relazionale.
L’uso frequente di pornografia non causa automaticamente disfunzione erettile, ma può modificare il modo in cui si attiva il desiderio, creando una distanza tra stimoli virtuali e rapporto reale, soprattutto quando si aggiungono ansia, senso di colpa e tensioni di coppia. Questi elementi, insieme, possono bloccare l’erezione molto più di qualsiasi causa organica.
Sospendere completamente pornografia e masturbazione per un periodo può essere utile per “resettare” il desiderio, ma da solo spesso non basta. Il punto centrale è ricostruire una sessualità condivisa, meno prestazionale e più basata sul contatto, senza l’obiettivo immediato della performance.
Le consiglierei un percorso di terapia sessuologica (meglio se di coppia): lavorare insieme sulla comunicazione, sul clima emotivo e sull’intimità è fondamentale. Anche perché la sfiducia e i conflitti con la partner stanno diventando parte del problema, non solo una conseguenza.
Non è una situazione senza uscita, ma va affrontata in modo mirato: non cercando solo “di funzionare”, ma tornando a sentire.
Solitudine a 29 anni
Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situazione molto dolorosa che non mi fa sta facendo vivere. È da qualche mese che mi sento solo, ho qualche amico sparso, cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi, insomma ci metto tutta la forza di volontà ma nonostante questo non riesco a creare dei legami che siano veri e duraturi. A volte mi viene voglia di mollare. Mi guardo intorno e sui social e vedo solo persone con grandi gruppi di amici che si divertono sempre e io invece qui da soli. Eppure sono una persona che davvero avrebbe molto da offrire, sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone. Mi chiedo come è possibile che io sia cosi solo. Sto insieme ad un ragazzo ma penso che la nostra storia sia finita e questo mi genera ancora piu malessere. Intanto il tempo passa, ho 29 anni, tra 10 anni ne avrò 40 e muoio con questa ansia del tempo che corre troppo veloce, sto bruciando gli anni migliori della mia vita stando in solitudine quando dovrei essere fuori a divertirmi a bere con grandi compagnie o comunque un gruppetto di amici che mi capiscono. Per me una sera dopo lavoro passata senza amici o con legami/relazioni è una sera persa. Ho il terrore che arrivi il weekend e non sapere cosa fare sapendo che tutti sono fuori da qualche parte. Lo so che ci vuole tempo per costruire relazioni durature e per inserirsi nei gruppi, ci sto mettendo tutta la mia forza di volontà. Non ho aggiunto che io convivo con il mio compagno da poco e peggiore decisione non potevo prendere visto che la nostra storia sta finendo. Se vivessi in centro città sarebbe migliore perché cosi potrei essere comodo per conoscere molte piu persone. Mi sembra come se poche persone sappiano quello che sono e quello che ho da offrire e questo è tremendo, soffro molto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrivi è una sofferenza molto profonda, e si sente quanto impegno stai mettendo nel cercare relazioni senza però ottenere quello che desideri. Questo può portare facilmente a sentirsi sbagliati o “invisibili”, ma non significa che lo sei davvero.
Spesso, quando si è in una fase di forte solitudine, si crea un circolo doloroso: più si desiderano legami autentici, più si avverte la mancanza, e questo può rendere gli incontri più carichi di aspettative e frustrazione. Anche il confronto con i social amplifica questa sensazione, mostrando una realtà spesso filtrata e poco realistica.
C’è poi un altro aspetto importante: stai vivendo contemporaneamente una relazione che senti in chiusura e una forte pressione legata al tempo che passa. Questo insieme può aumentare molto l’ansia e il senso di urgenza, rendendo tutto più pesante.
Le relazioni significative richiedono tempo, ma soprattutto richiedono uno spazio interno più sereno da cui poter nascere. In questo momento sembra che tu stia cercando fuori qualcosa che dentro è molto affaticato.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio in questo: non solo a “trovare amici”, ma a comprendere meglio cosa accade nelle relazioni, come vivi il contatto con gli altri e come costruire legami più soddisfacenti e autentici.
Non sei in ritardo nella vita, anche se ora lo senti così. Stai attraversando una fase difficile, ma lavorarci può davvero cambiare il modo in cui ti senti e ti relazioni.
Salve,
sono un ragazzo di 18 anni, soffro di un'acuta forma di DOC da ben 8 mesi. Sto seguendo la psicoterapia cognitivo-comportamentale da uno psicoterapeuta da 7 mesi e in più prendo farmaci anti-ossessivi prescritti dallo psichiatra. Sebbene sia in terapia da ormai un bel po' di tempo, le compulsioni sono sempre più frequenti; soffro di DOC da controllo e sono costretto a controllare le luci di casa più di 60 volte al giorno. Non riesco a smettere per alcun motivo. Sto ore e ore in giro per la casa a controllare i lampadari e smetto solo quando vado a letto. In più ho DOC di contaminazione, mi lavo quasi sempre le mani con acqua e sapone. Non so perché ma non miglioro affatto. Sto perdendo peso perché sono sempre in giro per la casa a controllare, a malapena pranzo e ceno. A studiare ho difficoltà. Ho la maturità e non so come fare. In cosa sto sbagliando? Vi chiedo aiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
prima di tutto: non stai sbagliando “per mancanza di volontà”. Quello che descrivi è un DOC molto invasivo, che in questo momento sta occupando gran parte delle tue energie mentali e fisiche. Il fatto che tu sia già in terapia e seguito anche da uno psichiatra è importante, ma quando le compulsioni continuano ad aumentare significa che probabilmente il trattamento va rivalutato o rimodulato insieme ai professionisti che ti seguono.
Nel DOC il problema non è il pensiero ossessivo in sé, ma il bisogno di neutralizzare l’ansia attraverso i rituali (controllare, lavarsi, verificare). Purtroppo più si eseguono compulsioni, più il cervello sente il bisogno di ripeterle. È un circolo molto frustrante, ma tipico del disturbo.
Ti consiglierei di parlare apertamente con il tuo terapeuta del fatto che senti di non stare migliorando e di quanto il problema stia impattando sulla tua vita quotidiana, sul peso, sullo studio e sulla maturità. A volte è necessario rivedere il lavoro terapeutico, la parte farmacologica o intensificare il trattamento.
Anche se ora ti sembra impossibile, il DOC può migliorare molto con un percorso adeguato. Il fatto che tu chieda aiuto e riesca a descrivere così bene ciò che vivi è già un passo importante.
Buongiorno, mi chiamo Cristina, ho 49 anni e sono figlia unica. Sono sposata e senza figli. Da 12 anni vivo a 100 km dai miei genitori. Non ho un lavoro perché a cadenza quindicinale vado dai miei genitori anziani per almeno quattro o cinque giorni. Da anni però vivo un'angoscia che non mi lascia mai, perché ho il terrore nei confronti della malattia e della perdita dei miei genitori. Mia madre ha 79 anni e sta abbastanza bene. Mio padre ne ha 84, ha uno stent al cuore e un'endoprotesi all'aorta addominale. Purtroppo l'ultima visita medica ha riscontrato dei problemi alla protesi. A giorni avremo un ulteriore colloquio con degli specialisti per capire se si può intervenire chirurgicamente e con che rischi, oppure se non sia possibile. Non dormo più, non vivo più, la vita mi sembra senza senso, fatta solo di prove, di perdite e di dolore. Giro a vuoto. In apparenza faccio tutto come una persona normale, ma dentro mi sento risucchiare dentro un abisso di terrore, di angoscia, di buio. È tutto troppo pesante, non riesco a reggere. Non trovo appigli, sfoghi. Attualmente sto facendo Emdr con uno psicologo ma non vedo risultati. L'angoscia, i pensieri catastrofici, sono sempre con me, riempiono tutti i miei giorni. Inoltre mi sento in colpa perché non riesco ad essere di aiuto ai miei genitori. Non riesco ad essere forte per sostenerli, rassicurarli, dimostrare loro che sono in grado di cavarmela da sola. Quando sono con loro vorrei solo fuggire lontano, non vedere, non sapere. Piango di nascosto. E non riesco a nascondere il mio terrore, di fronte a ogni piccolo o grande malessere dei miei, che non mi fanno pesare, ma che, purtroppo, fa parte dell'invecchiamento, dell'età. Vorrei tanto essere forte, tornare quella che ero, ma non ci riesco. Non so più cosa fare. Non c'è nulla che mi dia anche un momentaneo sollievo, né l'Emdr, né la fede, né i video sulla meditazione e la mindfulness. La mia testa è un cavallo imbizzarito.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Cristina, il profondo dolore e il senso di vuoto che descrive delineano un quadro di forte sofferenza legato all'angoscia da lutto anticipatorio e al carico emotivo del caregiver, amplificato dall'essere figlia unica. Il terrore della perdita e i pensieri catastrofici la stanno portando a vivere in anticipo un dolore futuro, privandola del presente e facendola sentire intrappolata in un "abisso". È fondamentale, dal punto di vista clinico, che lei provi a validare e accogliere la sua paura e il suo pianto, anziché colpevolizzarsi perché non riesce a mostrarsi "forte": la fragilità che prova è profondamente umana e non cancella l'enorme aiuto pratico e la vicinanza che già offre ai suoi genitori anziani. Rispetto al percorso EMDR in atto, che riferisce non star portando sollievo, le consiglio di condividere apertamente e con totale sincerità questa mancanza di risultati e questo senso di stasi con il suo attuale terapeuta; l'alleanza terapeutica si nutre di questi riscontri, e ridefinire gli obiettivi del percorso o integrarlo con un focus specifico sulla gestione dell'ansia acuta e sul sostegno al caregiver potrebbe aiutarla a trovare quel punto di appoggio e di decompressione di cui ha urgentemente bisogno per placare i pensieri disfunzionali.
Buonasera chiedo un consiglio su come comportarsi con un marito che quando si arrabbia diventa furibondo, alza la voce talmente tanto che mi sovrasta e non mi lascia parlare . Le litigate sono sporadiche, premetto che di solito é un uomo calmo e premuroso fino a quando (secondo lui) commetto un errore allora diventa furioso grida ,mi sovrasta ,dice parole pesanti che fanno fatica ad essere sorvolate ,restano nell'anima . Quando si comporta in questo modo resto pietrificata non comprendo perché fa così. Questa sera mi ha detto che mi da tempo 3 giorni (non ho capito per cosa) poi se ne va definitivamente. Sono consapevole del fatto che in una coppia la ragione sta nel mezzo ma comportandosi in questo modo mi costringe ogni volta ad assumermi colpe che sinceramente non sento così gravi da farlo scoppiare in questo modo. Ho letto le vostre risposte date ad altre donne che vivono situazioni come la.mia e so che una terapia di coppia sarebbe ottimale ,conoscendo mio marito se gli proponessi una seduta da uno psicologo innescherei un ulteriore litigata ,é un uomo molto orgoglioso non si abbassa ad ascoltare.nessun consiglio. Io lo amo siamo sposati da 4 anni ( nella seconda parte della nostra vita, non siamo più giovani) vorrei condividere il resto della vita con lui vorrei trovare una soluzione . Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, nel suo sfogo emerge una dolorosa dinamica di sopraffazione: le urla, le parole pesanti e il ribaltamento della colpa non sono un confronto, ma un agito di controllo che la lascia "pietrificata". Sebbene in una coppia le divergenze possano essere condivise, la scelta di usare la violenza verbale è sempre responsabilità esclusiva di chi la mette in atto; non c'è una "ragione che sta nel mezzo" quando si calpesta il rispetto. L'alternanza tra i momenti di calma e queste esplosioni rischia di intrappolarla nell'ansia costante di dover "camminare sulle uova" per non farlo arrabbiare, mentre l'ultimatum dei tre giorni rappresenta un ricatto emotivo fortemente destabilizzante. Poiché l'orgoglio di suo marito rende ora impossibile una terapia di coppia, il focus deve spostarsi urgentemente su di lei. Anche se lui rifiuta l'aiuto, la invito a intraprendere un percorso psicologico individuale: sarà lo spazio sicuro per disinnescare i sensi di colpa indotti, ricostruire la sua autostima e definire confini protettivi invalicabili.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…