Sto vivendo un'altalena di emozioni, tutte negative (tristezza, rabbia, paura) dopo che 3 mesi fa ho
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Sto vivendo un'altalena di emozioni, tutte negative (tristezza, rabbia, paura) dopo che 3 mesi fa ho deciso di interrompere il rapporto con quello che era il mio migliore amico, poichè provo dei sentimenti che lui non ricambia. Questa situazione si è protatta per quasi 3 anni in situazioni contestuali sempre diverse: nel primo anno io mi dichiaro nonostante lui fosse fidanzato e vado incontro a un rifiuto sicuro ma necessario per me, per smettere di vivere nella falsità. L'anno successivo la sua storia finisce e io lo aiuto a risollevarsi, ci avviciniamo sempre più e abbiamo anche dei rapporti sessuali. Nell'ultimo anno, sento che lui innalza muri e non mi consente di entrare veramente nella sua vita, lasciandomi sull'uscio della porta senza darmi il permesso di varcarla davvero. Accumulo frustrazioni dovute a situazioni in cui i miei gesti non vengono visti, valorizzati, riconosciuti. Ora dopo 3 mesi di silenzio, mi ritrovo a vederlo ritornare nella mia vita e mi dice di sentire la mia mancanza, di voler passare del tempo con me, di essere triste, di non riuscire a immaginare la sua vita senza la mia presenza, di volermi bene. Gli ho concesso un incontro da dove emerge sempre lo sbilanciamento dei nostri bisogni emotivi.
Ora sono costantemente agitata perchè mi chiedo com'è possibile che lui non capisca il mio attuale bisogno di proteggermi dall'ondata emotiva della sua presenza e riversi su di me le sue emozioni. Inoltre il mio cruccio più grande è perchè ci ho messo tanto tempo a decidere di uscire da questa relazione ambigua e senza confini netti e perchè ancora vacillo e gli concedo di entrare nella mia vita con richieste che non tengono conto delle mie emozioni e dei miei bisogni che lui conosce benissimo?
Ora sono costantemente agitata perchè mi chiedo com'è possibile che lui non capisca il mio attuale bisogno di proteggermi dall'ondata emotiva della sua presenza e riversi su di me le sue emozioni. Inoltre il mio cruccio più grande è perchè ci ho messo tanto tempo a decidere di uscire da questa relazione ambigua e senza confini netti e perchè ancora vacillo e gli concedo di entrare nella mia vita con richieste che non tengono conto delle mie emozioni e dei miei bisogni che lui conosce benissimo?
Gentile utente, la ringrazio per avermi affidato il suo racconto, così denso di stati d’animo che sembrano rincorrersi. Mi colpisce molto l'immagine di lei che, per quasi tre anni, è rimasta come sospesa sull'uscio di una porta: un luogo faticoso, dove si è data interamente senza mai ricevere il permesso di abitare davvero la vita dell’altro. È comprensibile il suo cruccio per il tempo che sente di aver "perso", ma analizzando quel tempo non è stato un vuoto. È stato, piuttosto, il tempo necessario affinché lei potesse esaurire ogni possibilità e arrivare a vedere la realtà per quella che è, senza più l'ombra del dubbio. Oggi lei si sente agitata e vacilla, ed è naturale che sia così. Tre anni di legame profondo non svaniscono in tre mesi di silenzio. Il lavoro che potremmo fare insieme non è giudicare questo suo vacillare, ma dare voce a quella parte di lei che oggi chiede protezione, aiutandola a trasformare questa "altalena" in una terra ferma su cui tornare a camminare, riprendendosi il diritto di decidere chi può varcare la sua porta. Resto a disposizione per qualsiasi domanda, sono disponibile anche per terapie online e ho aderito al programma del "bonus psicologico". Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
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Buongiorno,
da quanto descrive, sta vivendo una situazione emotivamente intensa, in cui i confini tra vicinanza e autonomia personale non sono stati chiaramente definiti. Sentirsi agitata, frustrata o sopraffatta in queste circostanze è del tutto normale.
Quando una relazione è ambigua o sbilanciata, diventa fondamentale riconoscere e rispettare i propri limiti, anche se l’altra persona mostra affetto o desiderio di vicinanza. Prendersi cura di sé in questi momenti significa proteggere il proprio benessere emotivo senza sentirsi egoisti.
Può essere utile riflettere su cosa provoca disagio, su quali regole personali ci fanno sentire sicure e su come applicarle nella relazione, così da vivere i legami in maniera più chiara e rispettosa per entrambe le parti.
Suggerimento pratico: quando le emozioni diventano troppo intense o i limiti vengono messi alla prova, fermarsi un momento e chiedersi:
“Cosa mi serve adesso per sentirmi al sicuro e rispettata?”
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
da quanto descrive, sta vivendo una situazione emotivamente intensa, in cui i confini tra vicinanza e autonomia personale non sono stati chiaramente definiti. Sentirsi agitata, frustrata o sopraffatta in queste circostanze è del tutto normale.
Quando una relazione è ambigua o sbilanciata, diventa fondamentale riconoscere e rispettare i propri limiti, anche se l’altra persona mostra affetto o desiderio di vicinanza. Prendersi cura di sé in questi momenti significa proteggere il proprio benessere emotivo senza sentirsi egoisti.
Può essere utile riflettere su cosa provoca disagio, su quali regole personali ci fanno sentire sicure e su come applicarle nella relazione, così da vivere i legami in maniera più chiara e rispettosa per entrambe le parti.
Suggerimento pratico: quando le emozioni diventano troppo intense o i limiti vengono messi alla prova, fermarsi un momento e chiedersi:
“Cosa mi serve adesso per sentirmi al sicuro e rispettata?”
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile paziente,
quello che descrive restituisce con molta chiarezza la fatica emotiva che sta vivendo e la complessità del legame che ha avuto con lui. Le emozioni che nomina – tristezza, rabbia, paura, agitazione – sono comprensibili se pensiamo a una relazione rimasta a lungo senza confini definiti e caratterizzata da un forte sbilanciamento dei bisogni emotivi.
Mi colpisce la lucidità con cui oggi riconosce il suo bisogno di protezione e, allo stesso tempo, la difficoltà a mantenerlo quando lui riappare nella sua vita portando le proprie emozioni. Questo non parla di una sua mancanza, ma della forza del legame e del ruolo che questa relazione ha avuto per Lei nel tempo.
Forse una domanda utile non è tanto perché lui non riesca a comprendere i suoi bisogni, ma che funzione abbia avuto per entrambi questa relazione ambigua: cosa le ha permesso di sentire, di mantenere o forse di evitare. Allo stesso modo, il suo vacillare attuale può dirci qualcosa di importante sulla difficoltà di separarsi non solo da lui, ma da un certo modo di stare in relazione.
Potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico che le consenta di esplorare come si sono costruiti nel tempo confini così permeabili, quale posto ha occupato Lei nella vita di questa persona e quale posto lui ha occupato nella sua, e cosa rende oggi così doloroso ma al tempo stesso necessario il tentativo di ridefinirli, a partire dai suoi bisogni attuali e da come poterli tutelare.
quello che descrive restituisce con molta chiarezza la fatica emotiva che sta vivendo e la complessità del legame che ha avuto con lui. Le emozioni che nomina – tristezza, rabbia, paura, agitazione – sono comprensibili se pensiamo a una relazione rimasta a lungo senza confini definiti e caratterizzata da un forte sbilanciamento dei bisogni emotivi.
Mi colpisce la lucidità con cui oggi riconosce il suo bisogno di protezione e, allo stesso tempo, la difficoltà a mantenerlo quando lui riappare nella sua vita portando le proprie emozioni. Questo non parla di una sua mancanza, ma della forza del legame e del ruolo che questa relazione ha avuto per Lei nel tempo.
Forse una domanda utile non è tanto perché lui non riesca a comprendere i suoi bisogni, ma che funzione abbia avuto per entrambi questa relazione ambigua: cosa le ha permesso di sentire, di mantenere o forse di evitare. Allo stesso modo, il suo vacillare attuale può dirci qualcosa di importante sulla difficoltà di separarsi non solo da lui, ma da un certo modo di stare in relazione.
Potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico che le consenta di esplorare come si sono costruiti nel tempo confini così permeabili, quale posto ha occupato Lei nella vita di questa persona e quale posto lui ha occupato nella sua, e cosa rende oggi così doloroso ma al tempo stesso necessario il tentativo di ridefinirli, a partire dai suoi bisogni attuali e da come poterli tutelare.
Buongiorno,
comprendo bene il suo stato d'animo altalenante, la frustrazione che avverte e le emozioni di rabbia, tristezza e paura che vive; sono reazioni assolutamente normali per ciò che ha vissuto e sta vivendo. Ciò detto, come già lei ha iniziato a comprendere o perlomeno a interrogarsi sul perchè abbia permesso questa situazione e sul perchè non riesca a gestirla diversamente, credo sia necessario fare ulteriore chiarezza dentro di sè relativamente a quanto "ha imparato, magari inconsciamente" sul come stare in relazione, diventare altresì consapevole del perchè non si riesce sempre a mettere i confini, anche quando lo si vorrebbe, riuscire ad uscire definitivamente dalle relazioni "disfunzionali" senza sentirsi in colpa, sbagliati o colpevoli. Spesso queste situazioni esitano in dinamiche relazionali precedenti (spesso famigliari) gestite con confusione rispetto a ruoli, funzioni, emozioni tanto da creare incertezza, insicurezza, fragilità che vengono "sfruttate" (talvolta inconsapevolmente) dal partner/amico. Le consiglio un percorso che la accompagni all'interno di un viaggio interiore per ritornare a se stess* e costruire basi di sicurezza interna per poi esplorare le proprie dinamiche interpersonali e sanare quelle ferite o fragilità che rappresentano dei punti di innesco per sofferenze relazionali. Mi rendo anche disponibile per una consulenza che possa spiegarle più approfonditamente quanto qui anticipato velocemente. Un cordiale saluto
comprendo bene il suo stato d'animo altalenante, la frustrazione che avverte e le emozioni di rabbia, tristezza e paura che vive; sono reazioni assolutamente normali per ciò che ha vissuto e sta vivendo. Ciò detto, come già lei ha iniziato a comprendere o perlomeno a interrogarsi sul perchè abbia permesso questa situazione e sul perchè non riesca a gestirla diversamente, credo sia necessario fare ulteriore chiarezza dentro di sè relativamente a quanto "ha imparato, magari inconsciamente" sul come stare in relazione, diventare altresì consapevole del perchè non si riesce sempre a mettere i confini, anche quando lo si vorrebbe, riuscire ad uscire definitivamente dalle relazioni "disfunzionali" senza sentirsi in colpa, sbagliati o colpevoli. Spesso queste situazioni esitano in dinamiche relazionali precedenti (spesso famigliari) gestite con confusione rispetto a ruoli, funzioni, emozioni tanto da creare incertezza, insicurezza, fragilità che vengono "sfruttate" (talvolta inconsapevolmente) dal partner/amico. Le consiglio un percorso che la accompagni all'interno di un viaggio interiore per ritornare a se stess* e costruire basi di sicurezza interna per poi esplorare le proprie dinamiche interpersonali e sanare quelle ferite o fragilità che rappresentano dei punti di innesco per sofferenze relazionali. Mi rendo anche disponibile per una consulenza che possa spiegarle più approfonditamente quanto qui anticipato velocemente. Un cordiale saluto
Buongiorno, non è semplice rispondere in poche righe alle domande profonde che lei rivolge in queste righe. La risposta di questa sua fragilità in questo rapporto potrebbe risiedere nelle caratteristiche particolari di questo uomo che la toccano particolarmente oppure nei suoi bisogni sotto forma di mancanze affettive che lei comunque ricerca in una rapporto con un uomo. Se ritiene potrei essere disponibile ad una consulenza anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Buon pomeriggio,
io mi permetto di fare una prima ipotesi.. credo che lei abbia instaurato con questo ragazzo una forma di dipendenza affettiva, si evince da come le sue emozioni siano in funzione dei comportamenti, atteggiamenti di lui.
Sarebbe necessario iniziare una terapia per decidere di esser aiutata a liberarsi da questo legame tossico e ricominciare a vivere libera e serena.
io mi permetto di fare una prima ipotesi.. credo che lei abbia instaurato con questo ragazzo una forma di dipendenza affettiva, si evince da come le sue emozioni siano in funzione dei comportamenti, atteggiamenti di lui.
Sarebbe necessario iniziare una terapia per decidere di esser aiutata a liberarsi da questo legame tossico e ricominciare a vivere libera e serena.
Buonasera,
nel leggerla si sente quanto questa storia l’abbia coinvolta in profondità e quanto oggi il suo corpo e le sue emozioni siano stanchi. L’altalena che descrive non è un segno di debolezza: è spesso ciò che accade quando un legame è stato intenso, ambiguo e protratto nel tempo senza confini chiari.
In questi tre anni lei ha fatto molto per restare in contatto con ciò che provava: si è esposta, ha detto la verità dei suoi sentimenti, ha sostenuto l’altro nei momenti difficili. Allo stesso tempo, però, si è trovata spesso a mettere da parte parti importanti di sé pur di non perdere il legame. In Gestalt diremmo che il contatto è rimasto incompleto: vicino ma mai davvero reciproco, intenso ma sbilanciato.
Il ritorno di lui riattiva tutto questo. Da una parte c’è il suo bisogno di protezione, di calma, di rispetto dei propri confini. Dall’altra, la sua presenza che porta di nuovo richieste, emozioni, nostalgia. È comprensibile che lei si senta agitata: una parte di lei sa cosa le fa male, un’altra è ancora legata alla speranza di essere finalmente vista.
Si chiede perché ci abbia messo tanto tempo a uscire da questa relazione e perché oggi vacilli. Spesso non si resta per ingenuità, ma perché quel legame ha risposto a bisogni profondi: sentirsi scelta, speciale, necessaria. Lasciarlo ha significato non solo perdere una persona, ma anche rinunciare a un’immagine possibile di sé dentro quella relazione. Questo rende il distacco lento e doloroso.
Il fatto che lui non colga il suo bisogno di protezione può essere letto anche così: lui parla dal suo bisogno, lei oggi sta provando a parlare dal suo. Quando i bisogni non si incontrano, il rischio è tornare a occupare il posto che già conosce bene: quello di chi accoglie, comprende, regge. Non perché non sappia cosa le serve, ma perché è una posizione che ha imparato a occupare per non perdere il contatto.
Il vacillare non annulla la sua consapevolezza. Anzi, mostra che una parte di lei sta cercando di costruire confini nuovi, ancora fragili, ma presenti. In Gestalt il cambiamento non è un taglio netto: è un processo fatto di passi avanti e indietro, di ascolto sempre più fine di ciò che sente nel qui e ora.
Forse oggi il lavoro più importante non è capire “perché lui”, ma restare in contatto con ciò che accade in lei ogni volta che lui entra nella sua vita: cosa si muove nel corpo, che emozioni emergono, cosa perde e cosa sacrifica. Da lì può nascere, poco alla volta, una scelta più aderente a sé.
La sua fatica ha senso. Sta cercando di onorare finalmente i suoi bisogni, dopo molto tempo passato a dare spazio soprattutto a quelli dell’altro. Questo merita rispetto, prima di tutto da parte sua.
nel leggerla si sente quanto questa storia l’abbia coinvolta in profondità e quanto oggi il suo corpo e le sue emozioni siano stanchi. L’altalena che descrive non è un segno di debolezza: è spesso ciò che accade quando un legame è stato intenso, ambiguo e protratto nel tempo senza confini chiari.
In questi tre anni lei ha fatto molto per restare in contatto con ciò che provava: si è esposta, ha detto la verità dei suoi sentimenti, ha sostenuto l’altro nei momenti difficili. Allo stesso tempo, però, si è trovata spesso a mettere da parte parti importanti di sé pur di non perdere il legame. In Gestalt diremmo che il contatto è rimasto incompleto: vicino ma mai davvero reciproco, intenso ma sbilanciato.
Il ritorno di lui riattiva tutto questo. Da una parte c’è il suo bisogno di protezione, di calma, di rispetto dei propri confini. Dall’altra, la sua presenza che porta di nuovo richieste, emozioni, nostalgia. È comprensibile che lei si senta agitata: una parte di lei sa cosa le fa male, un’altra è ancora legata alla speranza di essere finalmente vista.
Si chiede perché ci abbia messo tanto tempo a uscire da questa relazione e perché oggi vacilli. Spesso non si resta per ingenuità, ma perché quel legame ha risposto a bisogni profondi: sentirsi scelta, speciale, necessaria. Lasciarlo ha significato non solo perdere una persona, ma anche rinunciare a un’immagine possibile di sé dentro quella relazione. Questo rende il distacco lento e doloroso.
Il fatto che lui non colga il suo bisogno di protezione può essere letto anche così: lui parla dal suo bisogno, lei oggi sta provando a parlare dal suo. Quando i bisogni non si incontrano, il rischio è tornare a occupare il posto che già conosce bene: quello di chi accoglie, comprende, regge. Non perché non sappia cosa le serve, ma perché è una posizione che ha imparato a occupare per non perdere il contatto.
Il vacillare non annulla la sua consapevolezza. Anzi, mostra che una parte di lei sta cercando di costruire confini nuovi, ancora fragili, ma presenti. In Gestalt il cambiamento non è un taglio netto: è un processo fatto di passi avanti e indietro, di ascolto sempre più fine di ciò che sente nel qui e ora.
Forse oggi il lavoro più importante non è capire “perché lui”, ma restare in contatto con ciò che accade in lei ogni volta che lui entra nella sua vita: cosa si muove nel corpo, che emozioni emergono, cosa perde e cosa sacrifica. Da lì può nascere, poco alla volta, una scelta più aderente a sé.
La sua fatica ha senso. Sta cercando di onorare finalmente i suoi bisogni, dopo molto tempo passato a dare spazio soprattutto a quelli dell’altro. Questo merita rispetto, prima di tutto da parte sua.
La situazione che descrivi riflette dinamiche emotive molto complesse, in cui si intrecciano desiderio, attaccamento e confini personali. È naturale vivere un’altalena di emozioni intense dopo aver interrotto un legame così ambivalente, soprattutto quando i sentimenti non sono stati corrisposti in modo coerente nel tempo.
Quello che stai sperimentando – agitazione, frustrazione, difficoltà a stabilire confini chiari – è una risposta normale al disallineamento tra i tuoi bisogni emotivi e quelli dell’altra persona. Le relazioni ambigue o “senza confini netti” spesso creano dipendenza emotiva, sensi di colpa e vacillamenti, anche dopo decisioni importanti. Il fatto che tu riconosca i tuoi bisogni e allo stesso tempo ti trovi a vacillare indica sia consapevolezza che vulnerabilità: elementi fondamentali su cui lavorare per ritrovare equilibrio e protezione emotiva.
In questi casi può essere molto utile riflettere sul proprio diritto a stabilire limiti chiari, a proteggersi dall’onda emotiva altrui e a prendersi il tempo necessario per elaborare i propri sentimenti senza sentirsi obbligati a soddisfare quelli degli altri. Approfondire con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio le tue reazioni, rafforzare i confini personali e trovare strategie per gestire l’intensità emotiva senza sentirsi sopraffatti.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che stai sperimentando – agitazione, frustrazione, difficoltà a stabilire confini chiari – è una risposta normale al disallineamento tra i tuoi bisogni emotivi e quelli dell’altra persona. Le relazioni ambigue o “senza confini netti” spesso creano dipendenza emotiva, sensi di colpa e vacillamenti, anche dopo decisioni importanti. Il fatto che tu riconosca i tuoi bisogni e allo stesso tempo ti trovi a vacillare indica sia consapevolezza che vulnerabilità: elementi fondamentali su cui lavorare per ritrovare equilibrio e protezione emotiva.
In questi casi può essere molto utile riflettere sul proprio diritto a stabilire limiti chiari, a proteggersi dall’onda emotiva altrui e a prendersi il tempo necessario per elaborare i propri sentimenti senza sentirsi obbligati a soddisfare quelli degli altri. Approfondire con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio le tue reazioni, rafforzare i confini personali e trovare strategie per gestire l’intensità emotiva senza sentirsi sopraffatti.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrivi è il vissuto di una relazione che nel tempo si è strutturata come profondamente ambigua: un legame senza confini chiari, in cui l’intimità emotiva e fisica si è alternata a rifiuti, chiusure e distanze. Questo tipo di dinamica, protratta per anni, tende a generare molta sofferenza perché mantiene viva la speranza senza offrire una reale possibilità di reciprocità.
È comprensibile che tu oggi ti senta agitata, confusa e in conflitto: da una parte hai fatto un grande lavoro nel riconoscere che questa relazione ti faceva male e nel prendere le distanze, dall’altra il suo ritorno riattiva emozioni antiche e un senso di responsabilità verso il suo dolore. Tuttavia, il fatto che lui esprima mancanza e bisogno non coincide necessariamente con la capacità di costruire una relazione diversa e più rispettosa dei tuoi bisogni.
Continuare a concedere spazio a richieste che non tengono conto del tuo stato interno rischia di mantenerti in una posizione di costante instabilità.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarti a fare chiarezza su ciò che ti lega ancora a questa relazione, a rafforzare i tuoi confini emotivi e a sostenere decisioni che vadano davvero nella direzione del tuo benessere. Proteggerti non è egoismo, ma una necessità quando un legame, invece di nutrire, continua a ferire.
È comprensibile che tu oggi ti senta agitata, confusa e in conflitto: da una parte hai fatto un grande lavoro nel riconoscere che questa relazione ti faceva male e nel prendere le distanze, dall’altra il suo ritorno riattiva emozioni antiche e un senso di responsabilità verso il suo dolore. Tuttavia, il fatto che lui esprima mancanza e bisogno non coincide necessariamente con la capacità di costruire una relazione diversa e più rispettosa dei tuoi bisogni.
Continuare a concedere spazio a richieste che non tengono conto del tuo stato interno rischia di mantenerti in una posizione di costante instabilità.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarti a fare chiarezza su ciò che ti lega ancora a questa relazione, a rafforzare i tuoi confini emotivi e a sostenere decisioni che vadano davvero nella direzione del tuo benessere. Proteggerti non è egoismo, ma una necessità quando un legame, invece di nutrire, continua a ferire.
Salve. Mi sembra molto consapevole della dinamica relazionale in atto. Quello che noto è la difficolta ad attuare l'ultimo step, cioè l'allontamento definitivo da questa persona o la relazione di coppia. Noto come lei abbia difficoltà ad accettare la differenza tra voi due. Lui pur avendo ricevuto le sue comunicazioni in merito ai suoi bisogni agisce diversamente come se non ascoltasse veramente. Mi sembra sia difficile per lei lasciare andare e non farsi invadere. Il conflitto che noto è quello tra il grande sentimento che lei prova e ha provato e la realtà relazionale, l'accettare questa grande differenza provocata dalla medesima persona.
Rifletta sulle mie parole.
Se ha bisogno di approfondimenti può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Rifletta sulle mie parole.
Se ha bisogno di approfondimenti può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Buongiorno come lei ha già anticipato e ben compreso sembrerebbe che questa relazione si sia per molto tempo caratterizzata da confini labili tra amicizia sessualità e desiderio di andare oltre. Nel suo scritto descrive questa persona dapprima come migliore amico poi come amante e oggetto del desiderio, alla fine come persona con cui non riesce più a stare perché comprende che i vostri bisogni sono differenti. Credo che all'interno di un'amicizia possa sussistere anche una fase di sessualità ma è molto difficile che venga vissuta da entrambi allo stesso modo, e la comunicazione, l'apertura reciproca e il rispetto, aiutano poi a comprendere quale direzione prendere in una relazione. Mi sembra che però questi ingredienti manchino adesso soprattutto in lui, La continua richiesta di vicinanza attuale non tiene infatti conto dei sentimenti profondi che lei continua a provare per lui, così risultano prioritari i suoi bisogni mentre poco spazio è concesso a lei stessa. Non so dirle quali siano le ragioni che l'abbiano portata ad attendere così tanto prima di tutelarsi, evidentemente ha in qualche modo idealizzato questa relazione immaginando di attribuirle poteri che nella realtà non sembrano rispecchiati. Forse questa situazione ha a che fare con quello che le è mancato in altri momenti della sua vita e che Attraverso uno schema ripetitivo sembrerebbe ripresentarsi di fronte ad un oggetto d'amore inafferrabile, ma sufficientemente vicino da poter generare desiderio. Secondo molti autori noi cerchiamo sempre persone che in qualche modo risuonano dentro parti del nostro passato, in quanto difficilmente possiamo familiarizzare con qualcuno di totalmente lontano dalla nostra storia e dai nostri vissuti precedenti. Tuttavia nel mio percorso professionale ho maturato l'idea che una relazione sana può nascere proprio nel momento in cui abbandoniamo vecchi schemi e in qualche modo "rinasciamo" dentro un'individualità che ci separa da vecchie versioni di noi. Tutto questo ovviamente ha un costo in termini di energie e di cambiamenti, ma arrivare in fondo a quello che Jung chiamava processo di individuazione ci aiuta a capire chi siamo davvero, al di là delle connotazioni che ci sono state attribuite dalla famiglia o dalla società. Scegliamo davvero chi vogliamo essere e di conseguenza sappiamo scegliere dei partner che ci aiutano in questo processo di profonda conoscenza di noi stessi, anche se questo comporta a volte abbandonare strade sicure e già conosciute. Forse lei attualmente non si trova ancora in questa fase della sua vita e questa persona rappresenta appunto un eterno ritorno a dinamiche già vissute, forse all'interno della sua famiglia forse in relazioni precedenti. Un piccolo percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere questi elementi per andare a fondo nei suoi bisogni e per Liberarsi di parti di sé che possono portarla in situazioni di invischiamento emotivo ed affettivo, come sembrerebbe accaduto in questo caso. Spero di esserle stato un po' di aiuto e in caso si vuole mi faccia sapere anche attraverso i canali che questa piattaforma mette a disposizione. cordialità
L’altalena emotiva che descrive è comprensibile in una relazione prolungata, ambigua e sbilanciata, dove i bisogni affettivi non trovano reciprocità e i confini faticano a stabilizzarsi. La difficoltà a “staccarsi” non indica debolezza, ma il legame e la speranza che si sono costruiti nel tempo.
Per comprendere meglio cosa la trattiene e come tutelare i suoi bisogni emotivi senza sentirsi in colpa, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
Per comprendere meglio cosa la trattiene e come tutelare i suoi bisogni emotivi senza sentirsi in colpa, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
Buon pomeriggio, se è qui che scrive, significa che una distanza la sta mettendo, così come una maggior vicinanza ai suoi bisogni e alle sue emozioni. Credo che sia stata molto coraggiosa ad affrontare i suoi sentimenti con lui, così come ad accogliere la sua richiesta di un riavvicinamento, in fin dei conti, nella distanza lui potrebbe aver capito qualcosa o aver cambiato la sua prospettiva. Ora che vi siete incontrati e conosce la sua posizione, sta a lei decidere i confini da tenere, quelli buoni per lei. Se sente la situazione emotivamente troppo pesante, potrebbe esserle utile parlarne in contesto psicoterapeutico, per comprendere qualcosa del rapporto che non ha a che fare con questo specifico rapporto, essendone solo una rappresentazione. Spero di averla aiutata, un saluto. Ilaria Innocenti
Buongiorno gentile utente,
grazie per il suo messaggio.
Innanzitutto una precisazione: le emozioni non sono "negative" (e nemmeno positive, anche se nel linguaggio comune le intendiamo così). Sono quello che sono. Delle "spie", dei segnali, degli indicatori... E, in questo caso, si capisce che siano "negativi" (rabbia, paura, tristezza), data la situazione. Dunque sono appropriate. Dunque, si fidi di quello che sente.
Dal mio punto di vista il problema non è "lo sbilanciamento dei bisogni emotivi"e nemmeno il fatto che lei provi sentimenti che lui non ricambia. Entrambe queste situazioni non precludono la possibilità che ci sia rispetto reciproco. Non è detto che l'altro "mi debba capire" o "mi debba ricambiare" e provare per me quello che io provo per lui. Se questo è chiaro, se ognuno mantiene la propria posizione ed è coerente a sè stesso, seppur dolorosamente, si è nel rispetto, di sè stessi e reciproco.
Qui, quello che vedo io, è "uso", è "approfittarsi" dell'altro.
"Quando mi sento bene e non ho bisogno, non ti lascio entrare; quando non mi sento più bene e ho bisogno, ti vengo a cercare".
Per me, la questione non è che il suo amico non la ricambia. Per me la questione è che lui approfitta dei suoi sentimenti. E lei, come ben ci scrive, gli permette questo "Il mio cruccio più grande".
In questo senso, il problema ce l'ha più con sé stessa, che con il suo amico. Se lei avesse più fermezza, tutto questo non accadrebbe.
E' una consapevolezza importantissima e un punto di partenza fondamentale.
Sul "perché" le accade questo, faccio un'ipotesi: perché lei permetta all'altro di approfittarsi dei suoi sentimenti, di prenderla e di lasciarla quando vuole, è possibile che nella sua famiglia ci sia qualcuno di, per così dire, "egoista", qualcuno che pensa sempre e solo ai suoi sentimenti, qualcuno che non fa mai niente per gli altri e pensa sempre e solo a sé stesso?
Se così fosse, lei starebbe facendo il contrario, in qualche modo "per fare meglio", per fare quello che sarebbe "giusto e necessario" fare...
Nemmeno l'egoismo è negativo (e nemmeno buono). E' un'opzione. Pensiamo sempre all'egoismo nei confronti degli altri e non pensiamo mai a quanto siamo egoisti verso noi stessi.
Quando lei permette al suo amico di andare e venire a suo piacimento è egoista verso sé stessa.
Non si crucci e non si colpevolizzi. L'egoismo del suo amico è solo un riflesso del suo egoismo verso sé stessa. Sta a lei occuparsi delle sue emozioni e dei suoi bisogni. Si senta in diritto di rispettarsi, di concedersi tutto il bene, tutte le attenzioni e tutta la cura di cui sente di avere il bisogno. Questo la porterà fuori da ogni falsità! Un cordiale saluto e buona continuazione per tutto.
grazie per il suo messaggio.
Innanzitutto una precisazione: le emozioni non sono "negative" (e nemmeno positive, anche se nel linguaggio comune le intendiamo così). Sono quello che sono. Delle "spie", dei segnali, degli indicatori... E, in questo caso, si capisce che siano "negativi" (rabbia, paura, tristezza), data la situazione. Dunque sono appropriate. Dunque, si fidi di quello che sente.
Dal mio punto di vista il problema non è "lo sbilanciamento dei bisogni emotivi"e nemmeno il fatto che lei provi sentimenti che lui non ricambia. Entrambe queste situazioni non precludono la possibilità che ci sia rispetto reciproco. Non è detto che l'altro "mi debba capire" o "mi debba ricambiare" e provare per me quello che io provo per lui. Se questo è chiaro, se ognuno mantiene la propria posizione ed è coerente a sè stesso, seppur dolorosamente, si è nel rispetto, di sè stessi e reciproco.
Qui, quello che vedo io, è "uso", è "approfittarsi" dell'altro.
"Quando mi sento bene e non ho bisogno, non ti lascio entrare; quando non mi sento più bene e ho bisogno, ti vengo a cercare".
Per me, la questione non è che il suo amico non la ricambia. Per me la questione è che lui approfitta dei suoi sentimenti. E lei, come ben ci scrive, gli permette questo "Il mio cruccio più grande".
In questo senso, il problema ce l'ha più con sé stessa, che con il suo amico. Se lei avesse più fermezza, tutto questo non accadrebbe.
E' una consapevolezza importantissima e un punto di partenza fondamentale.
Sul "perché" le accade questo, faccio un'ipotesi: perché lei permetta all'altro di approfittarsi dei suoi sentimenti, di prenderla e di lasciarla quando vuole, è possibile che nella sua famiglia ci sia qualcuno di, per così dire, "egoista", qualcuno che pensa sempre e solo ai suoi sentimenti, qualcuno che non fa mai niente per gli altri e pensa sempre e solo a sé stesso?
Se così fosse, lei starebbe facendo il contrario, in qualche modo "per fare meglio", per fare quello che sarebbe "giusto e necessario" fare...
Nemmeno l'egoismo è negativo (e nemmeno buono). E' un'opzione. Pensiamo sempre all'egoismo nei confronti degli altri e non pensiamo mai a quanto siamo egoisti verso noi stessi.
Quando lei permette al suo amico di andare e venire a suo piacimento è egoista verso sé stessa.
Non si crucci e non si colpevolizzi. L'egoismo del suo amico è solo un riflesso del suo egoismo verso sé stessa. Sta a lei occuparsi delle sue emozioni e dei suoi bisogni. Si senta in diritto di rispettarsi, di concedersi tutto il bene, tutte le attenzioni e tutta la cura di cui sente di avere il bisogno. Questo la porterà fuori da ogni falsità! Un cordiale saluto e buona continuazione per tutto.
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione. Ha sicuramente una buona lettura di quello che sta accadendo. Una dinamica relazione dove lei ha cercato più volte di ottenere risposta ai suoi bisogni e dove l’altro invece non ha mai dato risposta. L’avvicinamento di lui sembra finalizzato a rispondere dei suoi bisogni (regolazione emotiva, vicinanza) e quando lui ha soddisfatto i propri bisogni mette un muro e la tiene lontana.
Lei è stata capace di mettere uno stop all’altro, riconoscendo che questa non era un tipo di relazione che soddisfava i suoi bisogni.
Il fatto che lui cerchi di rientrare nella propria vita fa parte della dinamica mi avvicino-ottengo ciò che voglio-mi allontano.
Immagino che rimettere dei confini sia faticoso, possa generare vari sentimenti come senso di colpa, ma credo che il tema sia un altro. Mi chiedo se mettere dei confini è un tema a lei noto, se questo avviene anche in altre relazioni e se tendenzialmente mette da parte i suoi bisogni per soddisfare quelli dell’altro. Probabilmente sono dei meccanismi che ha sempre avuto. E allontanarsi da questi meccanismi ci spaventa, ci avvicina a delle nostre paure (di rimanere sola, di sentirsi non amabile, di sentirsi inadeguata…) e questo ci porta a rimettere in atto le dinamiche che non la fanno stare bene.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per affrontare questi temi, capirne l’origine e lavorare su delle strategie per mettere confini in maniera più solida. Cordiali saluti
Lei è stata capace di mettere uno stop all’altro, riconoscendo che questa non era un tipo di relazione che soddisfava i suoi bisogni.
Il fatto che lui cerchi di rientrare nella propria vita fa parte della dinamica mi avvicino-ottengo ciò che voglio-mi allontano.
Immagino che rimettere dei confini sia faticoso, possa generare vari sentimenti come senso di colpa, ma credo che il tema sia un altro. Mi chiedo se mettere dei confini è un tema a lei noto, se questo avviene anche in altre relazioni e se tendenzialmente mette da parte i suoi bisogni per soddisfare quelli dell’altro. Probabilmente sono dei meccanismi che ha sempre avuto. E allontanarsi da questi meccanismi ci spaventa, ci avvicina a delle nostre paure (di rimanere sola, di sentirsi non amabile, di sentirsi inadeguata…) e questo ci porta a rimettere in atto le dinamiche che non la fanno stare bene.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per affrontare questi temi, capirne l’origine e lavorare su delle strategie per mettere confini in maniera più solida. Cordiali saluti
Buongiorno, ha mai pensato di chiedere un supporto psicologico? le lascio la mia mail antoniasasso1@gmail.com lavoro in presenza a Roma oppure on line. Saluti. Dott.ssa Sasso
Buongiorno, quello che descrive assomiglia a un legame emotivamente molto intenso ma anche ambiguo, che negli anni ha oscillato tra vicinanza e distanza, generando in lei speranza, frustrazione e dolore. È comprensibile che oggi si senta in un’altalena di emozioni, poiché interrompere una relazione significativa, anche quando è fonte di sofferenza, attiva spesso un vero e proprio processo di elaborazione simile a un lutto.
Il vostro rapporto sembra essersi strutturato su uno sbilanciamento dei bisogni emotivi: lei orientata verso una maggiore reciprocità affettiva, lui più centrato su una vicinanza che non implica lo stesso livello di coinvolgimento. Quando lui torna esprimendo mancanza e bisogno, riattiva il sistema relazionale che vi ha legati per anni. Il fatto che lei vacilli non indica debolezza, ma la forza del legame e dell’abitudine emotiva costruita nel tempo.
La domanda che pone "perché fa fatica a proteggersi" è molto importante. Spesso, in relazioni di questo tipo, entra in gioco il desiderio di essere riconosciuti e scelti dall’altro, che può portare a mettere in secondo piano i propri confini. Imparare a riconoscere e legittimare i suoi bisogni non significa smettere di volergli bene, ma ridefinire le condizioni in cui una relazione può essere sostenibile per il suo benessere.
Questo momento può diventare un’occasione preziosa per comprendere più a fondo i suoi schemi relazionali e rafforzare la capacità di stabilire confini chiari. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio protetto per elaborare questa esperienza, gestire l’agitazione e costruire modalità relazionali più equilibrate, aiutandola a scegliere in modo coerente con ciò che sente.
Un cordiale saluto.
Il vostro rapporto sembra essersi strutturato su uno sbilanciamento dei bisogni emotivi: lei orientata verso una maggiore reciprocità affettiva, lui più centrato su una vicinanza che non implica lo stesso livello di coinvolgimento. Quando lui torna esprimendo mancanza e bisogno, riattiva il sistema relazionale che vi ha legati per anni. Il fatto che lei vacilli non indica debolezza, ma la forza del legame e dell’abitudine emotiva costruita nel tempo.
La domanda che pone "perché fa fatica a proteggersi" è molto importante. Spesso, in relazioni di questo tipo, entra in gioco il desiderio di essere riconosciuti e scelti dall’altro, che può portare a mettere in secondo piano i propri confini. Imparare a riconoscere e legittimare i suoi bisogni non significa smettere di volergli bene, ma ridefinire le condizioni in cui una relazione può essere sostenibile per il suo benessere.
Questo momento può diventare un’occasione preziosa per comprendere più a fondo i suoi schemi relazionali e rafforzare la capacità di stabilire confini chiari. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio protetto per elaborare questa esperienza, gestire l’agitazione e costruire modalità relazionali più equilibrate, aiutandola a scegliere in modo coerente con ciò che sente.
Un cordiale saluto.
Buongiorno,
spesso nelle relazioni in cui i due partner hanno consapevolezze e vissuti emotivi diversi è difficile capirsi, allinearsi e fare un progetto di futuro insieme, quindi comprendo la sua difficoltà e la frustrazione nel non sapere cosa è giusto o non giusto fare. Soprattutto se una persona ha rappresentato tanto nella nostra vita è poi molto complesso mettere dei confini o anche definire quali confini è giusto definire e quali no.
Nelle relazioni tra due persone c'è sempre un incastro nascosto che permette di agganciarsi l'uno all'altro, di integrarsi nell'altro e di riconoscersi nell'altro, come due pezzi di un puzzle. E spesso è questo incastro di cui non si è pienamente consapevoli che ci impedisce di vedere le dinamiche con lucidità e/o di lasciare andare una persona. Nel suo caso specifico mi chiedo quale sia questo incastro. Cos'è che vi tiene uniti? A quali bisogni profondi risponde la presenza, seppur ambivalente, dell'altro? Forse scoprirlo vi aiuterebbe a far emergere anche quali solo i reali ostacoli che vi impediscono di vivere come coppia nel modo più sereno e arricchente possibile. Qualora non riusciate da soli a fare questo vi consiglio di chiedere supporto ad un professionista che vi aiuti a comunicare e a scoprirvi sempre di più. Potete farlo individualmente ma anche in coppia.
Anche se sicuramente la risposta ad un messaggio non può essere esaustiva per una situazione così complessa, spero comunque di essere stata utile e di aver aperto qualche possibilità. Rimango a disposizione per consigli futuri e/o informazioni di altra natura.
Dott.ssa Arianna Aschelter
spesso nelle relazioni in cui i due partner hanno consapevolezze e vissuti emotivi diversi è difficile capirsi, allinearsi e fare un progetto di futuro insieme, quindi comprendo la sua difficoltà e la frustrazione nel non sapere cosa è giusto o non giusto fare. Soprattutto se una persona ha rappresentato tanto nella nostra vita è poi molto complesso mettere dei confini o anche definire quali confini è giusto definire e quali no.
Nelle relazioni tra due persone c'è sempre un incastro nascosto che permette di agganciarsi l'uno all'altro, di integrarsi nell'altro e di riconoscersi nell'altro, come due pezzi di un puzzle. E spesso è questo incastro di cui non si è pienamente consapevoli che ci impedisce di vedere le dinamiche con lucidità e/o di lasciare andare una persona. Nel suo caso specifico mi chiedo quale sia questo incastro. Cos'è che vi tiene uniti? A quali bisogni profondi risponde la presenza, seppur ambivalente, dell'altro? Forse scoprirlo vi aiuterebbe a far emergere anche quali solo i reali ostacoli che vi impediscono di vivere come coppia nel modo più sereno e arricchente possibile. Qualora non riusciate da soli a fare questo vi consiglio di chiedere supporto ad un professionista che vi aiuti a comunicare e a scoprirvi sempre di più. Potete farlo individualmente ma anche in coppia.
Anche se sicuramente la risposta ad un messaggio non può essere esaustiva per una situazione così complessa, spero comunque di essere stata utile e di aver aperto qualche possibilità. Rimango a disposizione per consigli futuri e/o informazioni di altra natura.
Dott.ssa Arianna Aschelter
Le sue domande potrebbero trovare il giusto spazio all'interno di un percorso psicologico sistemico relazionale, che potrebbe aiutarci a comprendere proprio cosa mi fa stare in relazioni ambivalenti, da dove arriva la mia necessità di non lasciar andare l'altro, quando mi sono sentita altre volte così ed in quali contesti relazionali. Si conceda un aiuto, prenoti un primo colloquio conoscitivo anche online qui in piattaforma.
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