Sto vivendo un'altalena di emozioni, tutte negative (tristezza, rabbia, paura) dopo che 3 mesi fa ho

8 risposte
Sto vivendo un'altalena di emozioni, tutte negative (tristezza, rabbia, paura) dopo che 3 mesi fa ho deciso di interrompere il rapporto con quello che era il mio migliore amico, poichè provo dei sentimenti che lui non ricambia. Questa situazione si è protatta per quasi 3 anni in situazioni contestuali sempre diverse: nel primo anno io mi dichiaro nonostante lui fosse fidanzato e vado incontro a un rifiuto sicuro ma necessario per me, per smettere di vivere nella falsità. L'anno successivo la sua storia finisce e io lo aiuto a risollevarsi, ci avviciniamo sempre più e abbiamo anche dei rapporti sessuali. Nell'ultimo anno, sento che lui innalza muri e non mi consente di entrare veramente nella sua vita, lasciandomi sull'uscio della porta senza darmi il permesso di varcarla davvero. Accumulo frustrazioni dovute a situazioni in cui i miei gesti non vengono visti, valorizzati, riconosciuti. Ora dopo 3 mesi di silenzio, mi ritrovo a vederlo ritornare nella mia vita e mi dice di sentire la mia mancanza, di voler passare del tempo con me, di essere triste, di non riuscire a immaginare la sua vita senza la mia presenza, di volermi bene. Gli ho concesso un incontro da dove emerge sempre lo sbilanciamento dei nostri bisogni emotivi.
Ora sono costantemente agitata perchè mi chiedo com'è possibile che lui non capisca il mio attuale bisogno di proteggermi dall'ondata emotiva della sua presenza e riversi su di me le sue emozioni. Inoltre il mio cruccio più grande è perchè ci ho messo tanto tempo a decidere di uscire da questa relazione ambigua e senza confini netti e perchè ancora vacillo e gli concedo di entrare nella mia vita con richieste che non tengono conto delle mie emozioni e dei miei bisogni che lui conosce benissimo?
Dott.ssa Cristina Sinno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, la ringrazio per avermi affidato il suo racconto, così denso di stati d’animo che sembrano rincorrersi. Mi colpisce molto l'immagine di lei che, per quasi tre anni, è rimasta come sospesa sull'uscio di una porta: un luogo faticoso, dove si è data interamente senza mai ricevere il permesso di abitare davvero la vita dell’altro. È comprensibile il suo cruccio per il tempo che sente di aver "perso", ma analizzando quel tempo non è stato un vuoto. È stato, piuttosto, il tempo necessario affinché lei potesse esaurire ogni possibilità e arrivare a vedere la realtà per quella che è, senza più l'ombra del dubbio. Oggi lei si sente agitata e vacilla, ed è naturale che sia così. Tre anni di legame profondo non svaniscono in tre mesi di silenzio. Il lavoro che potremmo fare insieme non è giudicare questo suo vacillare, ma dare voce a quella parte di lei che oggi chiede protezione, aiutandola a trasformare questa "altalena" in una terra ferma su cui tornare a camminare, riprendendosi il diritto di decidere chi può varcare la sua porta. Resto a disposizione per qualsiasi domanda, sono disponibile anche per terapie online e ho aderito al programma del "bonus psicologico". Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno

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Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
da quanto descrive, sta vivendo una situazione emotivamente intensa, in cui i confini tra vicinanza e autonomia personale non sono stati chiaramente definiti. Sentirsi agitata, frustrata o sopraffatta in queste circostanze è del tutto normale.
Quando una relazione è ambigua o sbilanciata, diventa fondamentale riconoscere e rispettare i propri limiti, anche se l’altra persona mostra affetto o desiderio di vicinanza. Prendersi cura di sé in questi momenti significa proteggere il proprio benessere emotivo senza sentirsi egoisti.
Può essere utile riflettere su cosa provoca disagio, su quali regole personali ci fanno sentire sicure e su come applicarle nella relazione, così da vivere i legami in maniera più chiara e rispettosa per entrambe le parti.
Suggerimento pratico: quando le emozioni diventano troppo intense o i limiti vengono messi alla prova, fermarsi un momento e chiedersi:
“Cosa mi serve adesso per sentirmi al sicuro e rispettata?”
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile paziente,
quello che descrive restituisce con molta chiarezza la fatica emotiva che sta vivendo e la complessità del legame che ha avuto con lui. Le emozioni che nomina – tristezza, rabbia, paura, agitazione – sono comprensibili se pensiamo a una relazione rimasta a lungo senza confini definiti e caratterizzata da un forte sbilanciamento dei bisogni emotivi.
Mi colpisce la lucidità con cui oggi riconosce il suo bisogno di protezione e, allo stesso tempo, la difficoltà a mantenerlo quando lui riappare nella sua vita portando le proprie emozioni. Questo non parla di una sua mancanza, ma della forza del legame e del ruolo che questa relazione ha avuto per Lei nel tempo.
Forse una domanda utile non è tanto perché lui non riesca a comprendere i suoi bisogni, ma che funzione abbia avuto per entrambi questa relazione ambigua: cosa le ha permesso di sentire, di mantenere o forse di evitare. Allo stesso modo, il suo vacillare attuale può dirci qualcosa di importante sulla difficoltà di separarsi non solo da lui, ma da un certo modo di stare in relazione.
Potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico che le consenta di esplorare come si sono costruiti nel tempo confini così permeabili, quale posto ha occupato Lei nella vita di questa persona e quale posto lui ha occupato nella sua, e cosa rende oggi così doloroso ma al tempo stesso necessario il tentativo di ridefinirli, a partire dai suoi bisogni attuali e da come poterli tutelare.
Dott.ssa Lucia Andriolo
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
comprendo bene il suo stato d'animo altalenante, la frustrazione che avverte e le emozioni di rabbia, tristezza e paura che vive; sono reazioni assolutamente normali per ciò che ha vissuto e sta vivendo. Ciò detto, come già lei ha iniziato a comprendere o perlomeno a interrogarsi sul perchè abbia permesso questa situazione e sul perchè non riesca a gestirla diversamente, credo sia necessario fare ulteriore chiarezza dentro di sè relativamente a quanto "ha imparato, magari inconsciamente" sul come stare in relazione, diventare altresì consapevole del perchè non si riesce sempre a mettere i confini, anche quando lo si vorrebbe, riuscire ad uscire definitivamente dalle relazioni "disfunzionali" senza sentirsi in colpa, sbagliati o colpevoli. Spesso queste situazioni esitano in dinamiche relazionali precedenti (spesso famigliari) gestite con confusione rispetto a ruoli, funzioni, emozioni tanto da creare incertezza, insicurezza, fragilità che vengono "sfruttate" (talvolta inconsapevolmente) dal partner/amico. Le consiglio un percorso che la accompagni all'interno di un viaggio interiore per ritornare a se stess* e costruire basi di sicurezza interna per poi esplorare le proprie dinamiche interpersonali e sanare quelle ferite o fragilità che rappresentano dei punti di innesco per sofferenze relazionali. Mi rendo anche disponibile per una consulenza che possa spiegarle più approfonditamente quanto qui anticipato velocemente. Un cordiale saluto
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, non è semplice rispondere in poche righe alle domande profonde che lei rivolge in queste righe. La risposta di questa sua fragilità in questo rapporto potrebbe risiedere nelle caratteristiche particolari di questo uomo che la toccano particolarmente oppure nei suoi bisogni sotto forma di mancanze affettive che lei comunque ricerca in una rapporto con un uomo. Se ritiene potrei essere disponibile ad una consulenza anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Dott.ssa Anna Marone
Psicologo, Psicoterapeuta
Foggia
Buon pomeriggio,
io mi permetto di fare una prima ipotesi.. credo che lei abbia instaurato con questo ragazzo una forma di dipendenza affettiva, si evince da come le sue emozioni siano in funzione dei comportamenti, atteggiamenti di lui.
Sarebbe necessario iniziare una terapia per decidere di esser aiutata a liberarsi da questo legame tossico e ricominciare a vivere libera e serena.
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Buonasera,
nel leggerla si sente quanto questa storia l’abbia coinvolta in profondità e quanto oggi il suo corpo e le sue emozioni siano stanchi. L’altalena che descrive non è un segno di debolezza: è spesso ciò che accade quando un legame è stato intenso, ambiguo e protratto nel tempo senza confini chiari.
In questi tre anni lei ha fatto molto per restare in contatto con ciò che provava: si è esposta, ha detto la verità dei suoi sentimenti, ha sostenuto l’altro nei momenti difficili. Allo stesso tempo, però, si è trovata spesso a mettere da parte parti importanti di sé pur di non perdere il legame. In Gestalt diremmo che il contatto è rimasto incompleto: vicino ma mai davvero reciproco, intenso ma sbilanciato.
Il ritorno di lui riattiva tutto questo. Da una parte c’è il suo bisogno di protezione, di calma, di rispetto dei propri confini. Dall’altra, la sua presenza che porta di nuovo richieste, emozioni, nostalgia. È comprensibile che lei si senta agitata: una parte di lei sa cosa le fa male, un’altra è ancora legata alla speranza di essere finalmente vista.
Si chiede perché ci abbia messo tanto tempo a uscire da questa relazione e perché oggi vacilli. Spesso non si resta per ingenuità, ma perché quel legame ha risposto a bisogni profondi: sentirsi scelta, speciale, necessaria. Lasciarlo ha significato non solo perdere una persona, ma anche rinunciare a un’immagine possibile di sé dentro quella relazione. Questo rende il distacco lento e doloroso.
Il fatto che lui non colga il suo bisogno di protezione può essere letto anche così: lui parla dal suo bisogno, lei oggi sta provando a parlare dal suo. Quando i bisogni non si incontrano, il rischio è tornare a occupare il posto che già conosce bene: quello di chi accoglie, comprende, regge. Non perché non sappia cosa le serve, ma perché è una posizione che ha imparato a occupare per non perdere il contatto.
Il vacillare non annulla la sua consapevolezza. Anzi, mostra che una parte di lei sta cercando di costruire confini nuovi, ancora fragili, ma presenti. In Gestalt il cambiamento non è un taglio netto: è un processo fatto di passi avanti e indietro, di ascolto sempre più fine di ciò che sente nel qui e ora.
Forse oggi il lavoro più importante non è capire “perché lui”, ma restare in contatto con ciò che accade in lei ogni volta che lui entra nella sua vita: cosa si muove nel corpo, che emozioni emergono, cosa perde e cosa sacrifica. Da lì può nascere, poco alla volta, una scelta più aderente a sé.
La sua fatica ha senso. Sta cercando di onorare finalmente i suoi bisogni, dopo molto tempo passato a dare spazio soprattutto a quelli dell’altro. Questo merita rispetto, prima di tutto da parte sua.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
La situazione che descrivi riflette dinamiche emotive molto complesse, in cui si intrecciano desiderio, attaccamento e confini personali. È naturale vivere un’altalena di emozioni intense dopo aver interrotto un legame così ambivalente, soprattutto quando i sentimenti non sono stati corrisposti in modo coerente nel tempo.

Quello che stai sperimentando – agitazione, frustrazione, difficoltà a stabilire confini chiari – è una risposta normale al disallineamento tra i tuoi bisogni emotivi e quelli dell’altra persona. Le relazioni ambigue o “senza confini netti” spesso creano dipendenza emotiva, sensi di colpa e vacillamenti, anche dopo decisioni importanti. Il fatto che tu riconosca i tuoi bisogni e allo stesso tempo ti trovi a vacillare indica sia consapevolezza che vulnerabilità: elementi fondamentali su cui lavorare per ritrovare equilibrio e protezione emotiva.

In questi casi può essere molto utile riflettere sul proprio diritto a stabilire limiti chiari, a proteggersi dall’onda emotiva altrui e a prendersi il tempo necessario per elaborare i propri sentimenti senza sentirsi obbligati a soddisfare quelli degli altri. Approfondire con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio le tue reazioni, rafforzare i confini personali e trovare strategie per gestire l’intensità emotiva senza sentirsi sopraffatti.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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