Buon pomeriggio e Buon Anno Gentili Dottori..Vorrei scrivo perché mi sento inutile..ho 33 studio far
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Buon pomeriggio e Buon Anno Gentili Dottori..Vorrei scrivo perché mi sento inutile..ho 33 studio farmacia e nonostante sia in ritardo e lenta, quando sostengo gli esami prendo ottimi voti, seguo le lezioni, partecipo..ma nonostante ciò mi sento inutile , anche se mi laureassi nessuno verrebbe a chiedere consiglio a me e non sarei in grado di salvare la vita a nessuno..questo perché la figlia di una amica di mia sorella si è laureata a 24 anni in medicina ed e' riuscita anche a capire che un suo familiare aveva una insufficienza cardiaca e viene elogiata da tutti : " è brava, si vede che ha la passione, è riuscita a salvarle la vita " " ci vuole un medico in famiglia"..mi sento inutile..non so neanche fare una puntura.. dopo che è morta mia madre ho pensato che se avesse avuto una figlia come lei non sarebbe morta..e poi quando mia madre stava male, mia sorella fece vedere le analisi a questa ragazza (all'epoca non ancora laureata" e siccome le disse che doveva fare una ecografia, allora mia sorella
disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire " e mi disse mi disse tempo fa: "i farmacisti non sono medici, non dovrebbero consigliare"...penso che già esistendo questa ragazza ed altre persone perfette laureate giovani e con 110, non ha senso la mia laurea, penso che non mi sceglieranno per un lavoro. Vi chiedo cosa dovrei fare, non so come poter reagire, continuare a studiare. Grazie per il vostro tempo.
disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire " e mi disse mi disse tempo fa: "i farmacisti non sono medici, non dovrebbero consigliare"...penso che già esistendo questa ragazza ed altre persone perfette laureate giovani e con 110, non ha senso la mia laurea, penso che non mi sceglieranno per un lavoro. Vi chiedo cosa dovrei fare, non so come poter reagire, continuare a studiare. Grazie per il vostro tempo.
Buon pomeriggio,
grazie per aver condiviso un vissuto così profondo e doloroso.
Da ciò che scrive emergono sentimenti di inutilità, confronto costante con gli altri e un forte senso di svalutazione personale, che sembrano essersi intensificati dopo la perdita di sua madre. Il lutto, soprattutto quando non è stato pienamente elaborato, può riattivare pensieri molto duri verso sé stessi, portando a colpevolizzarsi (“se fossi stata diversa, più capace…”) e a mettere in discussione il proprio valore come persona e come futura professionista.
Il confronto con questa ragazza laureata in medicina sembra essere diventato una sorta di “metro” con cui giudicare sé stessa, ma è importante ricordare che farmacisti e medici hanno ruoli, competenze e responsabilità diverse, entrambe fondamentali nel sistema di cura. Il valore professionale non si misura né con l’età della laurea, né con la velocità del percorso, né con i voti, ma con le competenze reali, l’etica, l’esperienza e la capacità di stare nella relazione con l’altro. Il fatto che lei ottenga ottimi risultati, partecipi e sia motivata indica tutt’altro che inutilità.
Le frasi ricevute da sua sorella e il continuo paragone sembrano aver rinforzato una ferita già aperta, alimentando la convinzione di “non essere abbastanza”. Tuttavia questi sono pensieri, non fatti, e spesso riflettono il dolore e la rabbia non elaborati più che la realtà.
In questo momento più che “decidere cosa fare” sul piano pratico, sarebbe importante prendersi cura di ciò che sta vivendo emotivamente: il lutto, il senso di colpa, l’autostima e il bisogno di riconoscimento. Per questo le consiglio di approfondire il suo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a dare un significato a queste emozioni e a ricostruire un’immagine di sé più realistica e gentile.
Un percorso psicologico può essere un passo importante per ritrovare fiducia, chiarezza e serenità, indipendentemente dal percorso universitario che sta seguendo.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso un vissuto così profondo e doloroso.
Da ciò che scrive emergono sentimenti di inutilità, confronto costante con gli altri e un forte senso di svalutazione personale, che sembrano essersi intensificati dopo la perdita di sua madre. Il lutto, soprattutto quando non è stato pienamente elaborato, può riattivare pensieri molto duri verso sé stessi, portando a colpevolizzarsi (“se fossi stata diversa, più capace…”) e a mettere in discussione il proprio valore come persona e come futura professionista.
Il confronto con questa ragazza laureata in medicina sembra essere diventato una sorta di “metro” con cui giudicare sé stessa, ma è importante ricordare che farmacisti e medici hanno ruoli, competenze e responsabilità diverse, entrambe fondamentali nel sistema di cura. Il valore professionale non si misura né con l’età della laurea, né con la velocità del percorso, né con i voti, ma con le competenze reali, l’etica, l’esperienza e la capacità di stare nella relazione con l’altro. Il fatto che lei ottenga ottimi risultati, partecipi e sia motivata indica tutt’altro che inutilità.
Le frasi ricevute da sua sorella e il continuo paragone sembrano aver rinforzato una ferita già aperta, alimentando la convinzione di “non essere abbastanza”. Tuttavia questi sono pensieri, non fatti, e spesso riflettono il dolore e la rabbia non elaborati più che la realtà.
In questo momento più che “decidere cosa fare” sul piano pratico, sarebbe importante prendersi cura di ciò che sta vivendo emotivamente: il lutto, il senso di colpa, l’autostima e il bisogno di riconoscimento. Per questo le consiglio di approfondire il suo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a dare un significato a queste emozioni e a ricostruire un’immagine di sé più realistica e gentile.
Un percorso psicologico può essere un passo importante per ritrovare fiducia, chiarezza e serenità, indipendentemente dal percorso universitario che sta seguendo.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
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Buon pomeriggio, mi dispiace che si senta così, capisco che non è facile sostenere il carico di impegno che la facoltà richiede e il senso di responsabilità che la società ci fa percepire. Innanzitutto ciò su cui vorrei farla riflettere è che non è funzionale paragonarsi alla sua amica medico poichè stiamo parlando di lavori diversi, ciò che è richiesto a lei come farmacista non è di riuscire a fare diagnosi o riconoscere patologie gravi o leggere dei referti medici ma le sue competenze sono altre applicabili in contesto diverso. Poi, probabilmente, è possibile pensare che questo senso di inutilità possa anche essere legato alla perdita di sua madre, non so se ha mai affrontato ed elaborato l'evento. Credo che un percorso psicologico possa aiutarla ad affrontare questo tema, a ritrovare le motivazioni che l'hanno portata a scegliere farmacia e a orientarla nel mondo del lavoro , per capire quali sono le sue competenze e l'applicabilità delle stesse.
Buon pomeriggio,
La ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e doloroso. Nelle Sue parole emerge una sofferenza profonda, che non riguarda solo lo studio o il futuro professionale, ma il Suo valore come persona. Il sentirsi “inutile” non nasce dal nulla: prende forma nel confronto costante con gli altri, nel peso delle aspettative familiari, e soprattutto nel lutto per la perdita di Sua madre, che sembra ancora oggi attraversare ogni pensiero su di Sé.
Lei descrive impegno, costanza, partecipazione, risultati concreti. Eppure tutto questo non riesce a tradursi in un senso di dignità personale. È come se una voce interna continuasse a dirLe che non basta, che non sarà mai “quella giusta”, che esistono sempre persone più giovani, più brillanti, più riconosciute. Questa voce, però, non parla di realtà oggettiva: parla di una ferita. Una ferita che si è approfondita quando il dolore per Sua madre si è intrecciato all’idea che, se fosse stata diversa, più competente, più simile a qualcun altro, forse le cose sarebbero andate diversamente.
In una prospettiva umanistica, il valore di una persona non coincide con la velocità, con i voti, né con il ruolo professionale. Ogni essere umano ha un proprio tempo, una propria storia e un proprio modo di prendersi cura degli altri. Il Suo sentire non indica incapacità, ma un bisogno profondo di essere riconosciuta, vista, legittimata, prima di tutto da Sé stessa.
Il senso di inutilità che La accompagna sembra oggi chiedere ascolto, non risposte rapide né giudizi. Continuare o meno gli studi è una domanda importante, ma prima ancora c’è bisogno di uno spazio in cui poter comprendere cosa sta vivendo, cosa sta chiedendo questa sofferenza, e come poter ricostruire uno sguardo più gentile e autentico su di Sé.
Se lo desidera, un colloquio conoscitivo potrebbe offrirLe un primo spazio di ascolto e di incontro, in cui esplorare con calma questi vissuti, senza dover dimostrare nulla e senza confronti. Un luogo in cui la Sua esperienza possa finalmente avere voce.
Resto disponibile ad accoglierLa, qualora sentisse che questo possa essere un passo possibile per Lei.
La ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e doloroso. Nelle Sue parole emerge una sofferenza profonda, che non riguarda solo lo studio o il futuro professionale, ma il Suo valore come persona. Il sentirsi “inutile” non nasce dal nulla: prende forma nel confronto costante con gli altri, nel peso delle aspettative familiari, e soprattutto nel lutto per la perdita di Sua madre, che sembra ancora oggi attraversare ogni pensiero su di Sé.
Lei descrive impegno, costanza, partecipazione, risultati concreti. Eppure tutto questo non riesce a tradursi in un senso di dignità personale. È come se una voce interna continuasse a dirLe che non basta, che non sarà mai “quella giusta”, che esistono sempre persone più giovani, più brillanti, più riconosciute. Questa voce, però, non parla di realtà oggettiva: parla di una ferita. Una ferita che si è approfondita quando il dolore per Sua madre si è intrecciato all’idea che, se fosse stata diversa, più competente, più simile a qualcun altro, forse le cose sarebbero andate diversamente.
In una prospettiva umanistica, il valore di una persona non coincide con la velocità, con i voti, né con il ruolo professionale. Ogni essere umano ha un proprio tempo, una propria storia e un proprio modo di prendersi cura degli altri. Il Suo sentire non indica incapacità, ma un bisogno profondo di essere riconosciuta, vista, legittimata, prima di tutto da Sé stessa.
Il senso di inutilità che La accompagna sembra oggi chiedere ascolto, non risposte rapide né giudizi. Continuare o meno gli studi è una domanda importante, ma prima ancora c’è bisogno di uno spazio in cui poter comprendere cosa sta vivendo, cosa sta chiedendo questa sofferenza, e come poter ricostruire uno sguardo più gentile e autentico su di Sé.
Se lo desidera, un colloquio conoscitivo potrebbe offrirLe un primo spazio di ascolto e di incontro, in cui esplorare con calma questi vissuti, senza dover dimostrare nulla e senza confronti. Un luogo in cui la Sua esperienza possa finalmente avere voce.
Resto disponibile ad accoglierLa, qualora sentisse che questo possa essere un passo possibile per Lei.
Salve, lei pone numerosi interrogativi che mi sembrano mirare al senso della sua vita attualmente e a quella ormai non più presente di sua madre. Mi dispiace molto, non deve essere stato semplice per lei affrontare questo lutto e sentirsi inutile rispetto al progresso della malattia di sua madre. Come mai pensa che che lei avrebbe dovuto salvare la vita di sua madre? In moltissime famiglie i genitori si ammalano e non c'è un medico in famiglia. Come mai si paragona a questa sua amica e magari non ad altri suoi amici che non fanno questo mestiere? Rifletta su queste domande.
Se vuole può contattarmi in privato.
Le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista cosi da poter esprimere il suo vissuto e comprenderlo per come merita.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Se vuole può contattarmi in privato.
Le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista cosi da poter esprimere il suo vissuto e comprenderlo per come merita.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Buongiorno,
credo che il suo malessere andrebbe meglio esplorato in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di contattare uno specialista per poter approfondire il discorso qui intrapreso. Vedrà che con il tempo riuscirà a guardare al suo percorso esistenziale da angolazioni differenti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
credo che il suo malessere andrebbe meglio esplorato in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di contattare uno specialista per poter approfondire il discorso qui intrapreso. Vedrà che con il tempo riuscirà a guardare al suo percorso esistenziale da angolazioni differenti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buon giorno. Penso che degli incontri con uno psicoterapeuta possono aiutarla. Lei ha bisogno di capire il suo valore, le sue abilità, sviluppare una sua identità. Ha bisogno di cambiare atteggiamento verso se stessa. Un percorso terapeutico può esserle d'aiuto.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Dal suo ragionamento emerge un profondo disagio che andrebbe subito preso in considerazione dallo specialista psichiatra; rispetto ai suoi pensieri lei sembra in loro balia, sembra dare credibilità a pensieri che non sono realistici. Ciascuno nella vita sceglie o viene guidato in una strada ma non per questo mette in discussione il proprio perocorso solo perchè utilizza il giudizio di altre persone e se ne appropria. Si attivi per farsi prendere in cura da un professionista che l'aiuati a comprendere il suo valore e le sue potenzialità. Con i giudizi degli altri non andiamo avanti quindi è meglio non dare loro credito e formarsi una vera e reale opinione di sè basata sulla evidenza non sulle chiacchere opinabili di altri. E necessario un lavoro piu profondo sulla propria autostima e autoefficacia che un professionista puo guidare
Buongiorno, mi spiace, non deve essere semplice trovarsi in questa situazione nonostante possa capitare ad ognuno di noi di sentirsi talvolta inutili. Penso potrebbe essere utile cercare di capire cosa muovono emotivamente le situazioni da lei descritte. Nascono da un tema di confronto con le altre persone? Da temi inerenti il proprio valore personale? E' capitato in altre situazioni di sentirsi in un modo simile? Penso che potrebbe essere utile cercare di dare una risposta a queste domande.
Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Buongiorno! Quanta rabbia, quanta tristezza, quanta solitudine nelle sue poche righe. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti del contesto, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Prima di ogni altra cosa, le porgo le mie più sincere condoglianze per la mamma. Immagino sia stato difficile fare i conti con il dolore della perdita, con il senso di colpa, con l’impotenza; ricostruire la quotidianità; prendersi cura gli uni degli altri. Non dice molto di sé e della sua storia, ma sembra forte la paura di non essere all’altezza, di non essere desiderabile, di non essere degna di amore. Come se qualunque cosa faccia non sarà abbastanza, anzi sarà inutile e ne riceverà un giudizio svalutante. Questo potrebbe aiutare a dare senso ai sentimenti di vergogna e di inferiorità che così dolorosamente descrive. La morte della mamma potrebbe aver ri-attivato uno scenario interno in cui sente di dover rivestire il ruolo di “comparsa”, un ruolo “inutile”. Nessuno che si accorge di lei, che la vede, che la ama. Una trama che, per motivi che non conosciamo, è stata scritta “allora”, registrata in profondità, sempre attiva e pronta ad essere messa in scena nelle relazioni (di ieri, di oggi, di domani). Spero sia l’occasione affinché si affidi ad una seconda mente con cui ri-significare esperienze, pensieri, paure, emozioni, desideri. Merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto.
Buonasera, certamente una laurea in medicina è importante, ed inoltre offre una certezza professionale. Però tenga conto che ci sono tantissime lauree, comunque altrettanto importanti, ed è molto difficile, se non impossibile stilare una classifica assoluta. Poi naturalmente trovare lavoro dipende da molti fattori e da molte variabili.
Inoltre risulta anche complicato definire le professioni primarie e secondarie, già considerando i titoli di studio a tutti i livelli.
Ad esempio l'operatore ecologico, non è certo professionalmente prestigioso, però è di primaria importanza (basta vedere quando per un motivo qualsiasi non viene ritirata l'immondizia, che cosa succede), poi l'idraulico, l'elettricista, le guardie dell'ordine, vigili del fuoco, ambulanze, tutti mestieri essenziali direi.
Lo stesso discorso vale per le lauree, il farmacista, nel suo caso, deve dare il farmaco prescritto, ma tutte le figure professionali hanno degli ambiti in cui possono intervenire: biologi, nutrizionisti, infermieri ecc.
Qual è però quella più importante? Impossibile stabilirlo, tutti contribuiscono al buon andamento di un paese. Un medico potrebbe fare poco se non avesse il radiologo, l'infermiere e così via, finanche chi si occupa di igiene dei locali.
E come si dice spesso, "tutti siamo utili, nessuno è indispensabile".
Quello che conta è avere curiosità, passione per qualsiasi cosa ci faccia stare bene, fosse anche fare il cameriere in una pizzeria: questa è la vera ricchezza.
Da quello che emerge, cioè il fatto di “sentirsi inutile”, le consiglio di fare un percorso di psicoterapia per sviluppare maggiormente l’autostima ed il senso di auto efficacia.
Sarebbe inoltre importante per lei, maturare la consapevolezza delle sue capacità, per rendersi conto, che a prescindere da quello che sostiene e da quello che sceglie di fare, è comunque in possesso di capacità evidenti, visti anche gli obiettivi già raggiunti finora e potrebbe fare grandi cose.
La saluto e le auguro un buon proseguimento.
Inoltre risulta anche complicato definire le professioni primarie e secondarie, già considerando i titoli di studio a tutti i livelli.
Ad esempio l'operatore ecologico, non è certo professionalmente prestigioso, però è di primaria importanza (basta vedere quando per un motivo qualsiasi non viene ritirata l'immondizia, che cosa succede), poi l'idraulico, l'elettricista, le guardie dell'ordine, vigili del fuoco, ambulanze, tutti mestieri essenziali direi.
Lo stesso discorso vale per le lauree, il farmacista, nel suo caso, deve dare il farmaco prescritto, ma tutte le figure professionali hanno degli ambiti in cui possono intervenire: biologi, nutrizionisti, infermieri ecc.
Qual è però quella più importante? Impossibile stabilirlo, tutti contribuiscono al buon andamento di un paese. Un medico potrebbe fare poco se non avesse il radiologo, l'infermiere e così via, finanche chi si occupa di igiene dei locali.
E come si dice spesso, "tutti siamo utili, nessuno è indispensabile".
Quello che conta è avere curiosità, passione per qualsiasi cosa ci faccia stare bene, fosse anche fare il cameriere in una pizzeria: questa è la vera ricchezza.
Da quello che emerge, cioè il fatto di “sentirsi inutile”, le consiglio di fare un percorso di psicoterapia per sviluppare maggiormente l’autostima ed il senso di auto efficacia.
Sarebbe inoltre importante per lei, maturare la consapevolezza delle sue capacità, per rendersi conto, che a prescindere da quello che sostiene e da quello che sceglie di fare, è comunque in possesso di capacità evidenti, visti anche gli obiettivi già raggiunti finora e potrebbe fare grandi cose.
La saluto e le auguro un buon proseguimento.
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