Buon pomeriggio Cari Dottori, Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiu

12 risposte
Buon pomeriggio Cari Dottori,
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi.
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Dalle sue parole emerge una sofferenza legata all’incontro con il suo ex e alle emozioni che questo ha riattivato, in particolare il senso di rifiuto e di smarrimento. Quando una relazione è stata vissuta con coinvolgimento e autenticità, è comprensibile che certi comportamenti possano lasciare una traccia dolorosa e difficile da elaborare.
In situazioni come questa, spesso le reazioni dell’altro vengono vissute come molto incisive, perché toccano aspetti profondi di sé e della propria storia affettiva. Questo può portare a mettere in discussione le proprie scelte, il proprio modo di relazionarsi o il valore che si attribuisce ai sentimenti provati. È un processo faticoso, che richiede tempo e ascolto. Può essere utile concedersi uno spazio in cui poter esplorare con calma ciò che è accaduto e ciò che sente oggi, senza dover trovare risposte immediate o conclusioni definitive. Un percorso psicologico può offrire un contesto protetto in cui dare senso a queste emozioni, osservandole con maggiore consapevolezza e senza giudizio.
Resto a disposizione qualora sentisse il bisogno di un confronto o di un approfondimento. Dott. Matteo De Nicolò

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Quando incontriamo un ex partner che mette in atto comportamenti di evitamento (non salutare, distogliere lo sguardo, minimizzare il contatto), l’esperienza soggettiva può essere vissuta come un rifiuto profondo e personale. È una reazione comprensibile, soprattutto se nella relazione siamo stati emotivamente disponibili e autentici.
Dal punto di vista psicologico, tuttavia, questi comportamenti parlano molto più delle difese dell’altro che del nostro valore. L’evitamento è spesso una modalità di regolazione emotiva: di fronte a un riattivarsi dell’intimità o del legame, la persona prende distanza per proteggersi da emozioni che non riesce a tollerare o mentalizzare.
È importante sottolineare che sentire, aprirsi, affidarsi emotivamente non è un errore, ma una competenza affettiva. La sofferenza nasce quando questa disponibilità incontra una struttura di personalità che non può o non sa sostenere la reciprocità.
In questi casi, il lavoro più sano che puoi fare non è cercare spiegazioni o conferme dall’altro, ma andare a portare l'attenzione su di te andando a riconoscere il tuo stile relazionale, i bisogni affettivi e chiederti se la persona di fronte sia realmente in grado di incontrarli indagando anche se ci sono dei tuoi copioni relazionali che si attivano mettendoti dentro a relazioni che hanno queste caratteristiche. Questo lo si può fare all'interno di un percorso di lavoro su di sè e di psicoterapia.
La maturità emotiva coincide con la capacità di restare in relazione senza fuggire dalle emozioni. E questo è un criterio fondamentale per orientare le nostre scelte affettive future che sono la base di quello che poi ci troveremo a vivere... se vuoi viviere delle relazioni sane e funzionali bisogna partire da te!
Dott.ssa Francesca Orefice
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
La Spezia
Cara,

quella che lei ha vissuto viene definita "disconferma", ovvero la sensazione di non esistere da parte dell'altro. La invito a intraprendere un percorso di psicoterapia per elaborare il lutto di questo rapporto e per rafforzare le sue risorse, acquisire maggior autostima e assertivita'.
Sono a sua disposizione per qualsiasi approfondimento
Dr. Andrea Luca Bossi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Arese
Signorina Buongiorno. La parola "rassegnazione" a 38 non è un'opzione, lei ha troppa vita ed esperienze indimenticabili da vivere prima di scendere dal carrozzone della gioia di vivere. Evidentemente ha investito troppo in una persona semplicemente immeritevole, e per quanto lei si ritenga sensibile, credo che abbia idealizzato un uomo classificabile come un poco di buono quantomeno per aver trascurato palesemente il suo slancio di intimità nei suoi confronti. Mi duole essere franco e diretto, ma queste cose succedono quando si decide di entrare nel dialogo dei sentimenti, talvolta purtroppo non sono corrisposti. La parte decisamente non trascurabile, anzi decisamente incoraggiante, è che lei si sia messa in gioco! L'errore grande che ora le si può affacciare è quello di ritrarsi su se stessa, e tacciarsi di inadeguatezza. Nessuno lo è quando decide di mettersi in discussione, semmai lo è colui (o colei) che si allontana in modo anonimo e pavido di fronte ai chiarimenti opportuni per non aver ricambiato le sue appassionate attenzioni.
Che ci creda o meno, è altamente probabile che, attraverso i giochi del destino, un giorno sarà lei nei panni di quest'uomo, nel ruolo di chi non riesce a corrispondere le attenzioni di un'altra persona, ebbene, apprenda da questa vicenda della sua vita e faccia il contrario delle azioni che ha ricevuto, ossia si mostri lusingata e ringrazi delle attenzioni ricevute, dispiacendosi che l'alchimia non si sia realizzata. Così facendo, dimostrerà che la sensibilità che l'accompagna non è stata compromessa dalle superficialità di un incapace sentimentale, al quale rivolgo il mio biasimo. Si curi le ferite perciò, e se incontra troppe difficoltà non si rassegni ad una posizione di ritiro e chieda un aiuto esterno, per tornare ad avere la fiducia necessaria a conquistare il benessere. Le auguro una buona giornata.
Dott. Francesco Liuzzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Padova
Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso la sua storia, ricca di elementi che mostrano con chiarezza quanto questo evento stia incidendo sul suo momento di vita attuale.

Vorrei invitarla a soffermarsi su un punto: da un lato afferma di aver “capito che è meglio evitare di confidarsi per non dare il peso dei propri problemi”, dall’altro ha scelto di scrivere questo messaggio pubblico in cui condivide una parte molto personale della sua esperienza. Come si conciliano queste due dimensioni? E cosa aggiunge questa consapevolezza rispetto all’idea che “forse non è destino essere amata”?

Potremmo considerare che l’esperienza della relazione e dell’evento che descrive non debba necessariamente portare a conclusioni definitive su come e con chi confidarsi. Forse, più che smettere di aprirsi, può essere utile interrogarsi su come farlo, e su quali criteri utilizzare per scegliere le persone con cui costruire relazioni significative.

Le propongo queste domande come punto di partenza: spesso, per affrontare momenti complessi, è necessario iniziare proprio dal riformulare/cambiare le domande che ci poniamo e che guidano le nostre valutazioni e interpretazioni.

Concludo con una riflessione: immagini che una sua amica o conoscente le racconti la stessa storia. A quali conclusioni arriverebbe? E quali consigli le darebbe?

Queste considerazioni hanno finalità esclusivamente riflessive e non sostituiscono un percorso psicologico personalizzato.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno cara amante rifiutata,
credo tu non abbia ancora elaborato l'interruzione di questa relazione e che tu sia piuttosto insicura, non ancora capace di amare te stessa.
Se vuoi iniziare una psicoterapia, un percorso in tal senso può insegnarti come si fa.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Non si rassegni mai a credere nel vero amore. Lei ha il comportamento giusto, pondera correttamente il lasciarsi andare solo quando è coinvolta. Il problema non è suo, a quanto sembra.
Dott.ssa Loredana Rovito
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo quanto l’incontro abbia riattivato dolore e confusione. Il comportamento del suo ex parla dei suoi limiti e della sua modalità di gestire la relazione, non di Lei e del suo valore come persona. La Sua capacità di affidarsi, di sentire e di amare non è una debolezza, ma una risorsa preziosa. Non è necessario rinunciare a sé stessa per proteggersi: è possibile imparare a scegliere con maggiore tutela chi è in grado di accogliere la Sua sensibilità. Non si rassegni: questo dolore può diventare un passaggio di crescita e di maggiore consapevolezza, anche con l’aiuto di un percorso di supporto.
Rimango a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o approfondimenti, un caro saluto!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buon pomeriggio,

dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, comprensibile e legittima. L’atteggiamento evitante del suo ex, soprattutto dopo una relazione emotivamente significativa per lei, può riattivare sentimenti di rifiuto, svalutazione e vergogna che fanno molto male, indipendentemente dall’età o dalla “maturità” che ci si aspetterebbe dall’altra persona. Il suo comportamento parla però di lui, delle sue difficoltà a gestire il legame, il distacco o le emozioni, e non del suo valore come persona o come donna.

Lei descrive di essersi messa in gioco con autenticità, rispetto e coinvolgimento emotivo: questo non è un errore, ma una sua risorsa. Il fatto che l’altro abbia vissuto la relazione come “un impulso” non significa che lei abbia sbagliato o che abbia dato “troppo”, bensì che i vostri vissuti e bisogni erano molto diversi. Purtroppo, quando una relazione si chiude senza spiegazioni chiare, la mente tende a colpevolizzarsi e a trarre conclusioni drastiche su di sé (“non sono degna d’amore”, “è meglio non fidarsi più”), ma queste conclusioni nascono dal dolore, non dalla realtà.

La tentazione di chiudersi per proteggersi è comprensibile, ma il rischio è quello di rinunciare a una parte importante di sé: la capacità di sentire, di legarsi e di desiderare una relazione significativa. Non è affatto vero che non sia “destinata” ad essere amata; piuttosto, questa esperienza sembra aver toccato nodi profondi legati all’autostima, alla paura dell’abbandono e al modo in cui lei dà valore a se stessa attraverso lo sguardo dell’altro.

Proprio per questo, sarebbe molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista, in uno spazio sicuro in cui poter elaborare il dolore della rottura, dare un senso a quanto accaduto e ritrovare una visione di sé meno dura e più rispettosa dei suoi bisogni emotivi.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, ci tengo intanto a ringraziarla per aver condiviso quanto ha riportato. Il dolore che descrive è comprensibile: essere ignorata da una persona significativa può far sentire rifiutati e svalutati. Tuttavia, il comportamento del suo ex parla soprattutto delle sue difficoltà emotive, non del suo valore. Evitare e sminuire ciò che c’è stato è spesso una modalità difensiva, non una verità su di lei.
Lei non ha sbagliato a fidarsi né a metterci il cuore: la sua sensibilità non è una colpa, ma una risorsa. La delusione può portarla a pensare di non essere “destinata” a essere amata, ma questa è una conclusione dettata dalla ferita, non dalla realtà.
Ora la priorità è prendersi cura di sé e non cercare risposte da chi non è in grado di darle. L’amore sano non richiede di chiudersi, ma di incontrare qualcuno capace di rispettare la sua profondità.
Resto a sua disposizione, buona giornata!
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma anche una grande capacità di sentire e di riflettere su ciò che le accade.
Quello che ha vissuto nel rincontrare il suo ex è stato un vero e proprio trauma relazionale. Non perché l’amore finisca – cosa purtroppo possibile – ma perché il modo in cui lui si è comportato è stato freddo, svalutante e disumanizzante. Ignorare una persona con cui si è condivisa intimità emotiva e fisica non è maturità: è una forma di evitamento che spesso serve a proteggere chi lo mette in atto, non a dire qualcosa sul valore di chi lo subisce.
Il suo comportamento non definisce il suo valore
Il messaggio che lei ha ricevuto (“io non ti voglio”, “è stato solo un impulso”) è devastante, ma è importante dirlo chiaramente:
queste parole parlano di lui, non di lei.
Dire a posteriori che un legame è stato “solo un impulso” è spesso un modo per:
non assumersi la responsabilità del coinvolgimento,
evitare il confronto emotivo,
anestetizzare il senso di colpa.
L’evitamento che oggi lui mette in atto è molto coerente con questa dinamica: non è rancore verso di lei, ma incapacità di reggere ciò che rappresenta
Capisco la rabbia verso se stessa, ma vorrei fermarmi su questo punto:
lei non ha sbagliato a lasciarsi andare.

Essere introversa, sensibile, riservata e aprirsi solo quando sente qualcosa di autentico non è una fragilità, è un valore. Il problema non è che lei “ha dato troppo”, ma che l’altra persona non era in grado di ricevere.
Proteggersi non significa smettere di sentire, ma imparare a scegliere meglio chi merita l’accesso alla sua intimità. La conclusione a cui sta arrivando (“forse non è destino che io sia amata”) è comprensibile nel dolore, ma non è una verità, è una ferita che parla.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Il comportamento del suo ex può riattivare sentimenti di rifiuto e svalutazione, ma non definisce il suo valore né la sua capacità di amare; ciò che descrive parla più delle sue modalità emotive che di un suo limite.

Per comprendere meglio come questa esperienza stia incidendo su di sé e su come proteggere la sua sensibilità senza rinunciare ai legami, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.

Un saluto,
dott.ssa Pisano

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