Buon pomeriggio Cari Dottori, Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiu
20
risposte
Buon pomeriggio Cari Dottori,
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi.
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Dalle sue parole emerge una sofferenza legata all’incontro con il suo ex e alle emozioni che questo ha riattivato, in particolare il senso di rifiuto e di smarrimento. Quando una relazione è stata vissuta con coinvolgimento e autenticità, è comprensibile che certi comportamenti possano lasciare una traccia dolorosa e difficile da elaborare.
In situazioni come questa, spesso le reazioni dell’altro vengono vissute come molto incisive, perché toccano aspetti profondi di sé e della propria storia affettiva. Questo può portare a mettere in discussione le proprie scelte, il proprio modo di relazionarsi o il valore che si attribuisce ai sentimenti provati. È un processo faticoso, che richiede tempo e ascolto. Può essere utile concedersi uno spazio in cui poter esplorare con calma ciò che è accaduto e ciò che sente oggi, senza dover trovare risposte immediate o conclusioni definitive. Un percorso psicologico può offrire un contesto protetto in cui dare senso a queste emozioni, osservandole con maggiore consapevolezza e senza giudizio.
Resto a disposizione qualora sentisse il bisogno di un confronto o di un approfondimento. Dott. Matteo De Nicolò
In situazioni come questa, spesso le reazioni dell’altro vengono vissute come molto incisive, perché toccano aspetti profondi di sé e della propria storia affettiva. Questo può portare a mettere in discussione le proprie scelte, il proprio modo di relazionarsi o il valore che si attribuisce ai sentimenti provati. È un processo faticoso, che richiede tempo e ascolto. Può essere utile concedersi uno spazio in cui poter esplorare con calma ciò che è accaduto e ciò che sente oggi, senza dover trovare risposte immediate o conclusioni definitive. Un percorso psicologico può offrire un contesto protetto in cui dare senso a queste emozioni, osservandole con maggiore consapevolezza e senza giudizio.
Resto a disposizione qualora sentisse il bisogno di un confronto o di un approfondimento. Dott. Matteo De Nicolò
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Quando incontriamo un ex partner che mette in atto comportamenti di evitamento (non salutare, distogliere lo sguardo, minimizzare il contatto), l’esperienza soggettiva può essere vissuta come un rifiuto profondo e personale. È una reazione comprensibile, soprattutto se nella relazione siamo stati emotivamente disponibili e autentici.
Dal punto di vista psicologico, tuttavia, questi comportamenti parlano molto più delle difese dell’altro che del nostro valore. L’evitamento è spesso una modalità di regolazione emotiva: di fronte a un riattivarsi dell’intimità o del legame, la persona prende distanza per proteggersi da emozioni che non riesce a tollerare o mentalizzare.
È importante sottolineare che sentire, aprirsi, affidarsi emotivamente non è un errore, ma una competenza affettiva. La sofferenza nasce quando questa disponibilità incontra una struttura di personalità che non può o non sa sostenere la reciprocità.
In questi casi, il lavoro più sano che puoi fare non è cercare spiegazioni o conferme dall’altro, ma andare a portare l'attenzione su di te andando a riconoscere il tuo stile relazionale, i bisogni affettivi e chiederti se la persona di fronte sia realmente in grado di incontrarli indagando anche se ci sono dei tuoi copioni relazionali che si attivano mettendoti dentro a relazioni che hanno queste caratteristiche. Questo lo si può fare all'interno di un percorso di lavoro su di sè e di psicoterapia.
La maturità emotiva coincide con la capacità di restare in relazione senza fuggire dalle emozioni. E questo è un criterio fondamentale per orientare le nostre scelte affettive future che sono la base di quello che poi ci troveremo a vivere... se vuoi viviere delle relazioni sane e funzionali bisogna partire da te!
Dal punto di vista psicologico, tuttavia, questi comportamenti parlano molto più delle difese dell’altro che del nostro valore. L’evitamento è spesso una modalità di regolazione emotiva: di fronte a un riattivarsi dell’intimità o del legame, la persona prende distanza per proteggersi da emozioni che non riesce a tollerare o mentalizzare.
È importante sottolineare che sentire, aprirsi, affidarsi emotivamente non è un errore, ma una competenza affettiva. La sofferenza nasce quando questa disponibilità incontra una struttura di personalità che non può o non sa sostenere la reciprocità.
In questi casi, il lavoro più sano che puoi fare non è cercare spiegazioni o conferme dall’altro, ma andare a portare l'attenzione su di te andando a riconoscere il tuo stile relazionale, i bisogni affettivi e chiederti se la persona di fronte sia realmente in grado di incontrarli indagando anche se ci sono dei tuoi copioni relazionali che si attivano mettendoti dentro a relazioni che hanno queste caratteristiche. Questo lo si può fare all'interno di un percorso di lavoro su di sè e di psicoterapia.
La maturità emotiva coincide con la capacità di restare in relazione senza fuggire dalle emozioni. E questo è un criterio fondamentale per orientare le nostre scelte affettive future che sono la base di quello che poi ci troveremo a vivere... se vuoi viviere delle relazioni sane e funzionali bisogna partire da te!
Cara,
quella che lei ha vissuto viene definita "disconferma", ovvero la sensazione di non esistere da parte dell'altro. La invito a intraprendere un percorso di psicoterapia per elaborare il lutto di questo rapporto e per rafforzare le sue risorse, acquisire maggior autostima e assertivita'.
Sono a sua disposizione per qualsiasi approfondimento
quella che lei ha vissuto viene definita "disconferma", ovvero la sensazione di non esistere da parte dell'altro. La invito a intraprendere un percorso di psicoterapia per elaborare il lutto di questo rapporto e per rafforzare le sue risorse, acquisire maggior autostima e assertivita'.
Sono a sua disposizione per qualsiasi approfondimento
Signorina Buongiorno. La parola "rassegnazione" a 38 non è un'opzione, lei ha troppa vita ed esperienze indimenticabili da vivere prima di scendere dal carrozzone della gioia di vivere. Evidentemente ha investito troppo in una persona semplicemente immeritevole, e per quanto lei si ritenga sensibile, credo che abbia idealizzato un uomo classificabile come un poco di buono quantomeno per aver trascurato palesemente il suo slancio di intimità nei suoi confronti. Mi duole essere franco e diretto, ma queste cose succedono quando si decide di entrare nel dialogo dei sentimenti, talvolta purtroppo non sono corrisposti. La parte decisamente non trascurabile, anzi decisamente incoraggiante, è che lei si sia messa in gioco! L'errore grande che ora le si può affacciare è quello di ritrarsi su se stessa, e tacciarsi di inadeguatezza. Nessuno lo è quando decide di mettersi in discussione, semmai lo è colui (o colei) che si allontana in modo anonimo e pavido di fronte ai chiarimenti opportuni per non aver ricambiato le sue appassionate attenzioni.
Che ci creda o meno, è altamente probabile che, attraverso i giochi del destino, un giorno sarà lei nei panni di quest'uomo, nel ruolo di chi non riesce a corrispondere le attenzioni di un'altra persona, ebbene, apprenda da questa vicenda della sua vita e faccia il contrario delle azioni che ha ricevuto, ossia si mostri lusingata e ringrazi delle attenzioni ricevute, dispiacendosi che l'alchimia non si sia realizzata. Così facendo, dimostrerà che la sensibilità che l'accompagna non è stata compromessa dalle superficialità di un incapace sentimentale, al quale rivolgo il mio biasimo. Si curi le ferite perciò, e se incontra troppe difficoltà non si rassegni ad una posizione di ritiro e chieda un aiuto esterno, per tornare ad avere la fiducia necessaria a conquistare il benessere. Le auguro una buona giornata.
Che ci creda o meno, è altamente probabile che, attraverso i giochi del destino, un giorno sarà lei nei panni di quest'uomo, nel ruolo di chi non riesce a corrispondere le attenzioni di un'altra persona, ebbene, apprenda da questa vicenda della sua vita e faccia il contrario delle azioni che ha ricevuto, ossia si mostri lusingata e ringrazi delle attenzioni ricevute, dispiacendosi che l'alchimia non si sia realizzata. Così facendo, dimostrerà che la sensibilità che l'accompagna non è stata compromessa dalle superficialità di un incapace sentimentale, al quale rivolgo il mio biasimo. Si curi le ferite perciò, e se incontra troppe difficoltà non si rassegni ad una posizione di ritiro e chieda un aiuto esterno, per tornare ad avere la fiducia necessaria a conquistare il benessere. Le auguro una buona giornata.
Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso la sua storia, ricca di elementi che mostrano con chiarezza quanto questo evento stia incidendo sul suo momento di vita attuale.
Vorrei invitarla a soffermarsi su un punto: da un lato afferma di aver “capito che è meglio evitare di confidarsi per non dare il peso dei propri problemi”, dall’altro ha scelto di scrivere questo messaggio pubblico in cui condivide una parte molto personale della sua esperienza. Come si conciliano queste due dimensioni? E cosa aggiunge questa consapevolezza rispetto all’idea che “forse non è destino essere amata”?
Potremmo considerare che l’esperienza della relazione e dell’evento che descrive non debba necessariamente portare a conclusioni definitive su come e con chi confidarsi. Forse, più che smettere di aprirsi, può essere utile interrogarsi su come farlo, e su quali criteri utilizzare per scegliere le persone con cui costruire relazioni significative.
Le propongo queste domande come punto di partenza: spesso, per affrontare momenti complessi, è necessario iniziare proprio dal riformulare/cambiare le domande che ci poniamo e che guidano le nostre valutazioni e interpretazioni.
Concludo con una riflessione: immagini che una sua amica o conoscente le racconti la stessa storia. A quali conclusioni arriverebbe? E quali consigli le darebbe?
Queste considerazioni hanno finalità esclusivamente riflessive e non sostituiscono un percorso psicologico personalizzato.
Vorrei invitarla a soffermarsi su un punto: da un lato afferma di aver “capito che è meglio evitare di confidarsi per non dare il peso dei propri problemi”, dall’altro ha scelto di scrivere questo messaggio pubblico in cui condivide una parte molto personale della sua esperienza. Come si conciliano queste due dimensioni? E cosa aggiunge questa consapevolezza rispetto all’idea che “forse non è destino essere amata”?
Potremmo considerare che l’esperienza della relazione e dell’evento che descrive non debba necessariamente portare a conclusioni definitive su come e con chi confidarsi. Forse, più che smettere di aprirsi, può essere utile interrogarsi su come farlo, e su quali criteri utilizzare per scegliere le persone con cui costruire relazioni significative.
Le propongo queste domande come punto di partenza: spesso, per affrontare momenti complessi, è necessario iniziare proprio dal riformulare/cambiare le domande che ci poniamo e che guidano le nostre valutazioni e interpretazioni.
Concludo con una riflessione: immagini che una sua amica o conoscente le racconti la stessa storia. A quali conclusioni arriverebbe? E quali consigli le darebbe?
Queste considerazioni hanno finalità esclusivamente riflessive e non sostituiscono un percorso psicologico personalizzato.
Buongiorno cara amante rifiutata,
credo tu non abbia ancora elaborato l'interruzione di questa relazione e che tu sia piuttosto insicura, non ancora capace di amare te stessa.
Se vuoi iniziare una psicoterapia, un percorso in tal senso può insegnarti come si fa.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
credo tu non abbia ancora elaborato l'interruzione di questa relazione e che tu sia piuttosto insicura, non ancora capace di amare te stessa.
Se vuoi iniziare una psicoterapia, un percorso in tal senso può insegnarti come si fa.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
Non si rassegni mai a credere nel vero amore. Lei ha il comportamento giusto, pondera correttamente il lasciarsi andare solo quando è coinvolta. Il problema non è suo, a quanto sembra.
Comprendo quanto l’incontro abbia riattivato dolore e confusione. Il comportamento del suo ex parla dei suoi limiti e della sua modalità di gestire la relazione, non di Lei e del suo valore come persona. La Sua capacità di affidarsi, di sentire e di amare non è una debolezza, ma una risorsa preziosa. Non è necessario rinunciare a sé stessa per proteggersi: è possibile imparare a scegliere con maggiore tutela chi è in grado di accogliere la Sua sensibilità. Non si rassegni: questo dolore può diventare un passaggio di crescita e di maggiore consapevolezza, anche con l’aiuto di un percorso di supporto.
Rimango a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o approfondimenti, un caro saluto!
Rimango a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o approfondimenti, un caro saluto!
Buon pomeriggio,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, comprensibile e legittima. L’atteggiamento evitante del suo ex, soprattutto dopo una relazione emotivamente significativa per lei, può riattivare sentimenti di rifiuto, svalutazione e vergogna che fanno molto male, indipendentemente dall’età o dalla “maturità” che ci si aspetterebbe dall’altra persona. Il suo comportamento parla però di lui, delle sue difficoltà a gestire il legame, il distacco o le emozioni, e non del suo valore come persona o come donna.
Lei descrive di essersi messa in gioco con autenticità, rispetto e coinvolgimento emotivo: questo non è un errore, ma una sua risorsa. Il fatto che l’altro abbia vissuto la relazione come “un impulso” non significa che lei abbia sbagliato o che abbia dato “troppo”, bensì che i vostri vissuti e bisogni erano molto diversi. Purtroppo, quando una relazione si chiude senza spiegazioni chiare, la mente tende a colpevolizzarsi e a trarre conclusioni drastiche su di sé (“non sono degna d’amore”, “è meglio non fidarsi più”), ma queste conclusioni nascono dal dolore, non dalla realtà.
La tentazione di chiudersi per proteggersi è comprensibile, ma il rischio è quello di rinunciare a una parte importante di sé: la capacità di sentire, di legarsi e di desiderare una relazione significativa. Non è affatto vero che non sia “destinata” ad essere amata; piuttosto, questa esperienza sembra aver toccato nodi profondi legati all’autostima, alla paura dell’abbandono e al modo in cui lei dà valore a se stessa attraverso lo sguardo dell’altro.
Proprio per questo, sarebbe molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista, in uno spazio sicuro in cui poter elaborare il dolore della rottura, dare un senso a quanto accaduto e ritrovare una visione di sé meno dura e più rispettosa dei suoi bisogni emotivi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, comprensibile e legittima. L’atteggiamento evitante del suo ex, soprattutto dopo una relazione emotivamente significativa per lei, può riattivare sentimenti di rifiuto, svalutazione e vergogna che fanno molto male, indipendentemente dall’età o dalla “maturità” che ci si aspetterebbe dall’altra persona. Il suo comportamento parla però di lui, delle sue difficoltà a gestire il legame, il distacco o le emozioni, e non del suo valore come persona o come donna.
Lei descrive di essersi messa in gioco con autenticità, rispetto e coinvolgimento emotivo: questo non è un errore, ma una sua risorsa. Il fatto che l’altro abbia vissuto la relazione come “un impulso” non significa che lei abbia sbagliato o che abbia dato “troppo”, bensì che i vostri vissuti e bisogni erano molto diversi. Purtroppo, quando una relazione si chiude senza spiegazioni chiare, la mente tende a colpevolizzarsi e a trarre conclusioni drastiche su di sé (“non sono degna d’amore”, “è meglio non fidarsi più”), ma queste conclusioni nascono dal dolore, non dalla realtà.
La tentazione di chiudersi per proteggersi è comprensibile, ma il rischio è quello di rinunciare a una parte importante di sé: la capacità di sentire, di legarsi e di desiderare una relazione significativa. Non è affatto vero che non sia “destinata” ad essere amata; piuttosto, questa esperienza sembra aver toccato nodi profondi legati all’autostima, alla paura dell’abbandono e al modo in cui lei dà valore a se stessa attraverso lo sguardo dell’altro.
Proprio per questo, sarebbe molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista, in uno spazio sicuro in cui poter elaborare il dolore della rottura, dare un senso a quanto accaduto e ritrovare una visione di sé meno dura e più rispettosa dei suoi bisogni emotivi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, ci tengo intanto a ringraziarla per aver condiviso quanto ha riportato. Il dolore che descrive è comprensibile: essere ignorata da una persona significativa può far sentire rifiutati e svalutati. Tuttavia, il comportamento del suo ex parla soprattutto delle sue difficoltà emotive, non del suo valore. Evitare e sminuire ciò che c’è stato è spesso una modalità difensiva, non una verità su di lei.
Lei non ha sbagliato a fidarsi né a metterci il cuore: la sua sensibilità non è una colpa, ma una risorsa. La delusione può portarla a pensare di non essere “destinata” a essere amata, ma questa è una conclusione dettata dalla ferita, non dalla realtà.
Ora la priorità è prendersi cura di sé e non cercare risposte da chi non è in grado di darle. L’amore sano non richiede di chiudersi, ma di incontrare qualcuno capace di rispettare la sua profondità.
Resto a sua disposizione, buona giornata!
Lei non ha sbagliato a fidarsi né a metterci il cuore: la sua sensibilità non è una colpa, ma una risorsa. La delusione può portarla a pensare di non essere “destinata” a essere amata, ma questa è una conclusione dettata dalla ferita, non dalla realtà.
Ora la priorità è prendersi cura di sé e non cercare risposte da chi non è in grado di darle. L’amore sano non richiede di chiudersi, ma di incontrare qualcuno capace di rispettare la sua profondità.
Resto a sua disposizione, buona giornata!
Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma anche una grande capacità di sentire e di riflettere su ciò che le accade.
Quello che ha vissuto nel rincontrare il suo ex è stato un vero e proprio trauma relazionale. Non perché l’amore finisca – cosa purtroppo possibile – ma perché il modo in cui lui si è comportato è stato freddo, svalutante e disumanizzante. Ignorare una persona con cui si è condivisa intimità emotiva e fisica non è maturità: è una forma di evitamento che spesso serve a proteggere chi lo mette in atto, non a dire qualcosa sul valore di chi lo subisce.
Il suo comportamento non definisce il suo valore
Il messaggio che lei ha ricevuto (“io non ti voglio”, “è stato solo un impulso”) è devastante, ma è importante dirlo chiaramente:
queste parole parlano di lui, non di lei.
Dire a posteriori che un legame è stato “solo un impulso” è spesso un modo per:
non assumersi la responsabilità del coinvolgimento,
evitare il confronto emotivo,
anestetizzare il senso di colpa.
L’evitamento che oggi lui mette in atto è molto coerente con questa dinamica: non è rancore verso di lei, ma incapacità di reggere ciò che rappresenta
Capisco la rabbia verso se stessa, ma vorrei fermarmi su questo punto:
lei non ha sbagliato a lasciarsi andare.
Essere introversa, sensibile, riservata e aprirsi solo quando sente qualcosa di autentico non è una fragilità, è un valore. Il problema non è che lei “ha dato troppo”, ma che l’altra persona non era in grado di ricevere.
Proteggersi non significa smettere di sentire, ma imparare a scegliere meglio chi merita l’accesso alla sua intimità. La conclusione a cui sta arrivando (“forse non è destino che io sia amata”) è comprensibile nel dolore, ma non è una verità, è una ferita che parla.
Quello che ha vissuto nel rincontrare il suo ex è stato un vero e proprio trauma relazionale. Non perché l’amore finisca – cosa purtroppo possibile – ma perché il modo in cui lui si è comportato è stato freddo, svalutante e disumanizzante. Ignorare una persona con cui si è condivisa intimità emotiva e fisica non è maturità: è una forma di evitamento che spesso serve a proteggere chi lo mette in atto, non a dire qualcosa sul valore di chi lo subisce.
Il suo comportamento non definisce il suo valore
Il messaggio che lei ha ricevuto (“io non ti voglio”, “è stato solo un impulso”) è devastante, ma è importante dirlo chiaramente:
queste parole parlano di lui, non di lei.
Dire a posteriori che un legame è stato “solo un impulso” è spesso un modo per:
non assumersi la responsabilità del coinvolgimento,
evitare il confronto emotivo,
anestetizzare il senso di colpa.
L’evitamento che oggi lui mette in atto è molto coerente con questa dinamica: non è rancore verso di lei, ma incapacità di reggere ciò che rappresenta
Capisco la rabbia verso se stessa, ma vorrei fermarmi su questo punto:
lei non ha sbagliato a lasciarsi andare.
Essere introversa, sensibile, riservata e aprirsi solo quando sente qualcosa di autentico non è una fragilità, è un valore. Il problema non è che lei “ha dato troppo”, ma che l’altra persona non era in grado di ricevere.
Proteggersi non significa smettere di sentire, ma imparare a scegliere meglio chi merita l’accesso alla sua intimità. La conclusione a cui sta arrivando (“forse non è destino che io sia amata”) è comprensibile nel dolore, ma non è una verità, è una ferita che parla.
Il comportamento del suo ex può riattivare sentimenti di rifiuto e svalutazione, ma non definisce il suo valore né la sua capacità di amare; ciò che descrive parla più delle sue modalità emotive che di un suo limite.
Per comprendere meglio come questa esperienza stia incidendo su di sé e su come proteggere la sua sensibilità senza rinunciare ai legami, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Per comprendere meglio come questa esperienza stia incidendo su di sé e su come proteggere la sua sensibilità senza rinunciare ai legami, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Buongiorno, comprendo la ferita di dover subire dall'uomo con il quale ha avuto una relazione un simile atteggiamento ma credo che estendere le caratteristiche di quest'uomo all'intero genere, non solo non può corrispondere alla realtà, ma non è utile per lei perchè non l'aiuta. Mi fa piacere leggere che aveva anche ipotizzato di affrontare con lui la tematica relativa alle modalità e alle parole dette e credo che se ne avesse occasione potrebbe essere un passaggio importante per lei. Il fatto che al momento della fine del vostro rapporto lei non abbia potuto esprimersi poichè scossa dall'emozione non le ha dato modo di trovare il suo spazio magari anche per arrabbiarsi un po'... provando ad agire anzichè "subire" o rassegnarsi.
Buona giornata
Buona giornata
Cara utente,
quello che racconti è profondamente doloroso, e prima di tutto merita di essere preso sul serio così com’è, senza essere ridimensionato. Il sentirti un “rifiuto” non nasce dal nulla: nasce da un’esperienza relazionale concreta in cui ti sei sentita cancellata, resa invisibile, come se la tua presenza non avesse più diritto di esistere nello spazio dell’altro. Questo tipo di ferita, soprattutto quando arriva dopo esserti mostrata in modo autentico e vulnerabile, colpisce il nucleo stesso del valore personale.
Il comportamento del tuo ex – l’evitamento, il non salutarti, il fingere che tu non esista – ha una forza comunicativa enorme, anche se non è fatta di parole. Ed è comprensibile che tu lo viva come un messaggio crudele, quasi deliberato, che sembra dire: “non solo non ti scelgo, ma ti tolgo anche il riconoscimento”. Che questo gesto venga da un uomo adulto non lo rende meno doloroso, anzi forse lo rende ancora più destabilizzante, perché entra in conflitto con l’idea che avevi di lui e con ciò che avevi affidato a quella relazione.
È molto importante però fermarsi un attimo su un punto: il modo in cui lui gestisce l’incontro, l’evitamento, la freddezza, non parla necessariamente di ciò che vali tu, ma dice moltissimo di come lui tollera (o non tollera) ciò che quella relazione ha significato. L’evitamento, in chiave psicoanalitica, può essere anche una difesa: difesa dalla colpa, dall’imbarazzo, dalla difficoltà di sostenere uno sguardo che rimanda a qualcosa che non si è saputo o voluto portare avanti. Questo non lo giustifica, ma sposta leggermente il fuoco: forse non sei tu a essere “troppo”, ma è lui che non riesce a stare dentro ciò che è stato.
Colpisce molto come tu abbia tratto da questa esperienza una conclusione severissima verso te stessa: “meglio non confidarsi”, “forse non è destino che io sia amata”. È come se, di fronte al dolore del rifiuto, tu avessi deciso di ritirare l’investimento affettivo non solo da lui, ma anche da te. Come se l’errore non fosse stato il suo modo di stare nella relazione, ma il tuo esserti aperta. Questo è un passaggio delicato, perché rischia di trasformare una ferita relazionale in una condanna identitaria.
Il fatto che tu sia introversa, riservata, che ti conceda solo quando senti qualcosa di vero, non è una colpa né una debolezza: è una modalità di amare. Il punto forse non è che tu “dai troppo”, ma che hai incontrato qualcuno che non era in grado di reggere ciò che riceveva. E qui si apre una domanda che può essere dolorosa ma anche liberatoria: perché oggi questo rifiuto sembra dire qualcosa di definitivo su chi sei e sul tuo destino affettivo? È possibile che tocchi qualcosa di più antico, una paura già conosciuta di non essere scelta, di non essere abbastanza, di dover pagare l’amore con il silenzio o con la rinuncia a te stessa?
Forse il dolore che stai vivendo non riguarda solo lui, ma ciò che lui ha riattivato. E forse la rassegnazione che senti affiorare è una forma di protezione: se non mi espongo più, non soffro più. Ma è una protezione che ha un costo molto alto, perché ti chiede di spegnere proprio quella parte di te che sa sentire, desiderare, legarsi.
Non è necessario ora sapere se salutarlo, affrontarlo o evitarlo. Prima ancora, forse, è importante restare in contatto con ciò che senti tu, senza trasformarlo in una sentenza su chi sei o su ciò che meriti. Il tuo dolore non dimostra che non sei amabile; dimostra che hai amato in modo autentico. E questa, anche se ora sembra una condanna, potrebbe non essere la tua fragilità più grande, ma la tua risorsa più profonda.
Un caro saluto,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
quello che racconti è profondamente doloroso, e prima di tutto merita di essere preso sul serio così com’è, senza essere ridimensionato. Il sentirti un “rifiuto” non nasce dal nulla: nasce da un’esperienza relazionale concreta in cui ti sei sentita cancellata, resa invisibile, come se la tua presenza non avesse più diritto di esistere nello spazio dell’altro. Questo tipo di ferita, soprattutto quando arriva dopo esserti mostrata in modo autentico e vulnerabile, colpisce il nucleo stesso del valore personale.
Il comportamento del tuo ex – l’evitamento, il non salutarti, il fingere che tu non esista – ha una forza comunicativa enorme, anche se non è fatta di parole. Ed è comprensibile che tu lo viva come un messaggio crudele, quasi deliberato, che sembra dire: “non solo non ti scelgo, ma ti tolgo anche il riconoscimento”. Che questo gesto venga da un uomo adulto non lo rende meno doloroso, anzi forse lo rende ancora più destabilizzante, perché entra in conflitto con l’idea che avevi di lui e con ciò che avevi affidato a quella relazione.
È molto importante però fermarsi un attimo su un punto: il modo in cui lui gestisce l’incontro, l’evitamento, la freddezza, non parla necessariamente di ciò che vali tu, ma dice moltissimo di come lui tollera (o non tollera) ciò che quella relazione ha significato. L’evitamento, in chiave psicoanalitica, può essere anche una difesa: difesa dalla colpa, dall’imbarazzo, dalla difficoltà di sostenere uno sguardo che rimanda a qualcosa che non si è saputo o voluto portare avanti. Questo non lo giustifica, ma sposta leggermente il fuoco: forse non sei tu a essere “troppo”, ma è lui che non riesce a stare dentro ciò che è stato.
Colpisce molto come tu abbia tratto da questa esperienza una conclusione severissima verso te stessa: “meglio non confidarsi”, “forse non è destino che io sia amata”. È come se, di fronte al dolore del rifiuto, tu avessi deciso di ritirare l’investimento affettivo non solo da lui, ma anche da te. Come se l’errore non fosse stato il suo modo di stare nella relazione, ma il tuo esserti aperta. Questo è un passaggio delicato, perché rischia di trasformare una ferita relazionale in una condanna identitaria.
Il fatto che tu sia introversa, riservata, che ti conceda solo quando senti qualcosa di vero, non è una colpa né una debolezza: è una modalità di amare. Il punto forse non è che tu “dai troppo”, ma che hai incontrato qualcuno che non era in grado di reggere ciò che riceveva. E qui si apre una domanda che può essere dolorosa ma anche liberatoria: perché oggi questo rifiuto sembra dire qualcosa di definitivo su chi sei e sul tuo destino affettivo? È possibile che tocchi qualcosa di più antico, una paura già conosciuta di non essere scelta, di non essere abbastanza, di dover pagare l’amore con il silenzio o con la rinuncia a te stessa?
Forse il dolore che stai vivendo non riguarda solo lui, ma ciò che lui ha riattivato. E forse la rassegnazione che senti affiorare è una forma di protezione: se non mi espongo più, non soffro più. Ma è una protezione che ha un costo molto alto, perché ti chiede di spegnere proprio quella parte di te che sa sentire, desiderare, legarsi.
Non è necessario ora sapere se salutarlo, affrontarlo o evitarlo. Prima ancora, forse, è importante restare in contatto con ciò che senti tu, senza trasformarlo in una sentenza su chi sei o su ciò che meriti. Il tuo dolore non dimostra che non sei amabile; dimostra che hai amato in modo autentico. E questa, anche se ora sembra una condanna, potrebbe non essere la tua fragilità più grande, ma la tua risorsa più profonda.
Un caro saluto,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buon pomeriggio carissima, ti ringrazio per aver scritto e per aver condiviso un’esperienza così dolorosa. Posso solo immaginare quanto l’incontro con il tuo ex, e soprattutto il suo comportamento di evitamento, possa averti ferita profondamente. Situazioni come questa possono riattivare sentimenti molto intensi di vergogna, rifiuto e svalutazione, soprattutto quando ci si è mostrati autentici. Vorrei però sottolineare una cosa importante, anche se so che dirlo razionalmente spesso non basta: quello che hai vissuto non definisce il tuo valore e non fa di te un “rifiuto”. Il modo in cui lui si è comportato parla molto più delle sue difficoltà, dei suoi limiti o delle sue modalità difensive che non di ciò che sei tu. È comprensibile, però, che dentro di te si sia attivata l’idea di “non essere voluta” o “non essere amabile”, soprattutto considerando quanto per te l’intimità e la confidenza abbiano un significato profondo. Forse la domanda centrale, più che cosa significhi il suo comportamento, potrebbe essere: da dove nasce in te questa convinzione così dolorosa di non meritare amore o di doverti chiudere per non soffrire più? Spesso queste idee hanno radici lontane e vengono riattivate da esperienze relazionali che toccano punti molto sensibili. Il fatto che tu sappia amare, aprirti e metterci il cuore non è un difetto, ma una risorsa preziosa, anche se ora ti sembra solo fonte di dolore. Il punto non è diventare più chiusa o rinunciare ai sentimenti, ma poter costruire una narrazione diversa di te stessa, in cui non sei quella “scartata”, ma una donna degna di rispetto e di amore.
Se senti che questa esperienza ti ha bloccata o ti ha portata a conclusioni molto dure su di te e sul tuo futuro affettivo, un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a esplorare queste ferite e a dare loro un significato diverso. Ti auguro di non smettere di prenderti cura di quella parte sensibile che hai, perché è proprio lì che c’è la tua forza.
Se lo desideri, posso accompagnarti in questo lavoro, anche online, per provare insieme a sbloccare un nuovo modo di raccontarti e di stare nelle relazioni, in cui tu possa sentire davvero di poter essere amata.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Se senti che questa esperienza ti ha bloccata o ti ha portata a conclusioni molto dure su di te e sul tuo futuro affettivo, un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a esplorare queste ferite e a dare loro un significato diverso. Ti auguro di non smettere di prenderti cura di quella parte sensibile che hai, perché è proprio lì che c’è la tua forza.
Se lo desideri, posso accompagnarti in questo lavoro, anche online, per provare insieme a sbloccare un nuovo modo di raccontarti e di stare nelle relazioni, in cui tu possa sentire davvero di poter essere amata.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Gentile signora, deve lavorare su sè stessa per poter essere consapevole del suo valore e non dipendere da quello di un uomo (ex, marito, compagno). Le consiglio di valutare un percorso di psicoterapia. Le lascio la mia mail: antoniasasso1@gmail.com. Ho studio a Roma e anche on line. Saluti.Dott.ssa Sasso
Buongiorno, l’incontro che descrive sembra aver riattivato una ferita affettiva ancora molto viva. Essere ignorati da una persona con cui si è condivisa intimità può toccare profondamente l’autostima e far emergere pensieri duri verso se stessi, come quello di sentirsi un “rifiuto”. È comprensibile che questo episodio abbia generato tristezza e rabbia. Il comportamento del suo ex può essere letto come una modalità personale di gestire il disagio e la distanza dopo la rottura. L’evitamento spesso parla della difficoltà dell’altro a tollerare emozioni complesse, più che di un giudizio sul suo valore. Quando però interpretiamo quel gesto come una conferma di non essere amabili, il rischio è che l’esperienza relazionale venga interiorizzata come una verità su di sé.
Il fatto che lei si sia confidato e abbia investito emotivamente non è un errore, ma una capacità di apertura affettiva. Proteggersi dal dolore non significa rinunciare alla possibilità di legami profondi, bensì imparare a riconoscere relazioni in cui la reciprocità è possibile. Generalizzare questa esperienza fino a concludere che “non è destino essere amata” può essere il segnale di quanto la ferita sia ancora da elaborare.
Darsi il permesso di attraversare la delusione senza trasformarla in un giudizio definitivo su di sé è un passaggio importante. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio per lavorare sull’autostima e sui modelli relazionali che emergono nelle relazioni di coppia, aiutandola a integrare questa esperienza e a riaprire, con maggiore consapevolezza, la possibilità di legami futuri.
Un cordiale saluto.
Il fatto che lei si sia confidato e abbia investito emotivamente non è un errore, ma una capacità di apertura affettiva. Proteggersi dal dolore non significa rinunciare alla possibilità di legami profondi, bensì imparare a riconoscere relazioni in cui la reciprocità è possibile. Generalizzare questa esperienza fino a concludere che “non è destino essere amata” può essere il segnale di quanto la ferita sia ancora da elaborare.
Darsi il permesso di attraversare la delusione senza trasformarla in un giudizio definitivo su di sé è un passaggio importante. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio per lavorare sull’autostima e sui modelli relazionali che emergono nelle relazioni di coppia, aiutandola a integrare questa esperienza e a riaprire, con maggiore consapevolezza, la possibilità di legami futuri.
Un cordiale saluto.
Forse bisognerebbe chiedersi cosa rappresenta questo uomo per Lei. Forse la rappresentazione di un padre assente o evitante che Lei ha cercato tutta la vita? Non conosco la Sua storia, ma penso che sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico che restituisca un senso alle ansie e ai dubbi che sta vivendo attualmente. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Rivederlo e sentirti ignorata ha riattivato una ferita che probabilmente non si era mai chiusa del tutto. Il suo comportamento parla di lui e del suo modo di gestire le emozioni, non del tuo valore. Esserti aperta non è stato un errore: è una tua capacità preziosa. Ora il punto non è ottenere spiegazioni da lui, ma proteggere te stessa e ricostruire autostima senza lasciare che il suo evitamento definisca chi sei. Chiuderti per paura di soffrire ancora rischia di farti più male nel lungo periodo: la tua sensibilità è un punto di forza, non qualcosa da reprimere.
Cara signora, lei sta arrabbiando con sè stessa per essersi fidata, come se la colpa fosse nell'essersi aperta ma questa non è una debolezza, anzi una qualità. Il problema non è che lei si sia fidata ma che lui non ha saputo ricambiare questa fiducia.
Secondo lei il senso di rifiuto che prova è legato unicamente a lui o è un pattern che ricorre nella sua vita? Le consiglierei di intraprendere un percorso di terapia che le possa far ritrovare l'autostima perduta. Le auguro il meglio.
Secondo lei il senso di rifiuto che prova è legato unicamente a lui o è un pattern che ricorre nella sua vita? Le consiglierei di intraprendere un percorso di terapia che le possa far ritrovare l'autostima perduta. Le auguro il meglio.
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.