Dott.
Francesco Conti
Psicologo
·
Psicologo clinico
Altro
sulle specializzazioni
San Lazzaro di Savena 4 indirizzi
Esperienze
- sintomi di disagio psicologico
- tematiche LGBTQIA+, discriminazioni e/o disforia legate all'orientamento di genere e sessuale
- crisi personali
- periodi di smarrimento e ricerca di sé
- problemi adolescenziali
- problematiche in ambito di relazione
- difficoltà nel affrontare transizioni della vita come il divenire adulti, la genitorialità, le separazioni
- periodi di trauma e lutto
- difficoltà legate alla terza età
Il mio lavoro consiste nel trattare la sofferenza tramite un ascolto attento della soggettività e del contesto di vita singolare dei pazienti.
Attualmente ricevo come psicologo in studio privato tra Milano e Bologna e collaboro con il Policlinico di Milano presso il Centro Psico Sociale di zona 10.
Inoltre, mi sto specializzando in psicoterapia con orientamento psicoanalitico presso L’Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata (IRPA) a direzione scientifica del Dott. Massimo Recalcati.
Secondo la prospettiva analitica, i sintomi di cui soffriamo sono messaggi che il nostro inconscio ci invia per avvertirci che qualcosa della nostra vita non si sta realizzando come vorremmo. In questo caso un percorso psicologico può aiutare a distruggere i muri che ci opprimono per costruire la struttura del nostro desiderio.
Il mio approccio si rivolge al soggetto come partecipante attivo nel percorso che sceglie di intraprendere. Può capitare a tutti di vivere un momento di sofferenza più o meno intenso, di dover affrontare dubbi e situazioni difficili, o di perdere la bussola e non sapere più dove si è o dove si stia andando. In questi casi scegliere di chiedere aiuto e intraprendere un cammino con noi stessi è il modo migliore per ritrovarsi e imparare a stare meglio.
Il mio obiettivo è quello di accompagnare le persone nella comprensione dei propri problemi, sostenendole verso una narrazione inedita della propria vita come soggetti più consapevoli e protagonisti del proprio cambiamento.
Approccio terapeutico
Principali patologie trattate
- Ansia
- Stress
- Depressione
- Attacco di panico
- Disturbo d'ansia generalizzato
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
Da 70 € -
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Psicoanalisi
70 € -
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Supporto psiconcologico
70 € -
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Supporto psicologico
70 € -
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Superamento di eventi traumatici
Da 70 € -
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Indirizzi (5)
Via Fornace 15, San Lazzaro di Savena 40068
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Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
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Recensioni
28 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
- Puntualità
- Efficacia del trattamento
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L
Laura
Sono in cura dal dott. Conti per attacchi di panico e mi trovo veramente bene. Mi era stato consigliato da un collega e, fin da subito, mi sono sentita a mio agio e libera di esprimermi. Mi sta accompagnando con curiosità a guardare certe parti di me che a lungo ho ignorato. Sono davvero contenta!
• Spazio Iris • psicoterapia •
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B
Beatrice
Il Dott. Conti mi ha colpita da subito per la sua empatia, gentilezza e professionalità. Non è facile per me aprirmi, non sempre mi sono sentita a mio agio in situazioni simili, ma il Dott. Conti mi ha fatta sentire subito accolta, ascoltata. Con il passare degli incontri, posso dire di essere veramente contenta di aver scelto di intraprendere con lui questo percorso per me stessa.
• Spazio Iris • supporto psicologico •
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E
E.A
Mi sono trovato molto bene, nonostante non sia stato facile per me aprirmi e iniziare ad affrontare i dubbi che mi attanagliavano. Ora ho finalmente capito di potermi accettare per come sono.
• Spazio Iris • consulenza psicologica •
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L
Lorenzo
Il primo colloquio con il dottor Conti è stato molto positivo, mi sono subito sentito a mio agio. Gentile, cortese e disponibile.
• Poliambulatorio Privato Esperia • •
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D
D.
Il dottor Conti mi ha permesso di rinascere poco a poco: da subito mi sono sentita accolta e ascoltata veramente. È un professionista capace di mettere a fuoco il vissuto che mi abita e insieme di lavorarci per comprendere molti perché. Lo consiglio vivamente.
• Spazio Iris • consulenza psicologica •
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P
Patrizia
Il Dott. Conti mi ha aiutata a superare un momento difficile. Mi ha permesso di fare “pace” con i temi che mi dividevano dall’interno e a stare meglio, imparando a scegliere il meglio per me stessa. Sono molto contenta di aver intrapreso questo percorso.
• Poliambulatorio Privato Esperia • •
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B
B.E
Sono sempre stata una persona ansiosa, ma prima di decidermi ad andare da uno specialista, i momenti di ansia si sono trasformati in veri e propri attacchi di panico. Il dott. Conti mi ha messo subito a mio agio e con il passare del tempo mi sono fidata sempre più di lui. Ora il sintomo è praticamente sparito, ma ho capito che ho tante questioni che voglio ancora analizzare con lui!
Caldamente consigliato!• Poliambulatorio Privato Esperia • •
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M
M.V
Dott. Conti con lei sono riuscito a superare un momento di crisi importante. È strano pensare che sono arrivato per dei problemi di ansia e una difficile gestione delle emozioni, per poi trovarmi a lavorare su molte più cose che riguardano la mia vita.
Sento di aver costruito qualcosa di importante per me, ben oltre la sola risoluzione dei sintomi con cui sono arrivato. Ho ripreso in mano la mia vita e ne sto facendo qualcosa di veramente mio. Grazie per avermi accompagnato in questo viaggio, la sua presenza è stata fondamentale.• Poliambulatorio Privato Esperia • •
-
B
B.V.
Ringrazio tanto il Dottor Conti per l’aiuto che mi ha dato in un momento difficile. Accoglienza, professionalità ed empatia sono i punti cardini del suo lavoro, grazie ai quali mi sono sentita subito a mio agio. Davvero consigliato!
• Poliambulatorio Privato Esperia • •
-
G
G.A.
Ho trovato il Dottor Conti, sin dal primo incontro, molto gentile, empatico e professionale. Mi sono sentita ascoltata senza giudizio e, attraverso i suoi interventi, sono arrivata a una maggiore conoscenza di me stessa. Questo spazio di riflessione mi ha molto aiutato.
• Spazio Iris • •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 41 domande da parte di pazienti di MioDottore
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto nota
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto notando in me nell'ultimo periodo e che mi creano un po' di preoccupazione su come gestirli.
Di recente è emersa sui social una
notizia relativa a un fatto di cronaca molto grave, e molte persone e ragazze della mia età hanno iniziato a condividere le proprie esperienze personali di abuso e violenza.
Leggendo le loro testimonianze, pur sentendomi fortunata per non aver mai vissuto nulla del genere ed empatizzando profondamente con loro, nella mia mente scatta in automatico la domanda: "E io perché no?". So benissimo che non desidero che mi accada nulla di male, ma la presenza spontanea di questo pensiero mi disorienta. Mi chiedo perché il cervello formuli questo tipo di interrogativo e come interpretare questo pensiero automatico.
Poi mi succeda associazioni tra pensieri o contenuti negativi e oggetti del tutto neutri della mia giornata. Ad esempio, dopo aver cambiato la cover del telefono (un regalo di mia madre), mi è ricomparso quel contenuto emotivamente impattante sui social. Da quel momento la mia mente ha legato la nuova cover a quelle sensazioni di disagio, portandomi a dubitare se tenendola io possa "portarmi appresso" quel pensiero negativo per molto tempo.
Poiché ho notato che queste associazioni tra oggetti o momenti quotidiani e pensieri ansiosi mi capitano anche in altre occasioni, vorrei capire da cosa derivino questi automatismi e quale sia il modo migliore per gestirli senza cadere nell'evitamento.
La ringrazio per l'attenzione e per il tempo che vorrà dedicarmi.
Un cordiale saluto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per aver formulato con tanta precisione ciò che le sta accadendo. Proverò a mostrarle una prospettiva di lavoro psicoanalitico con cui guardare la questione, che è una delle possibili modalità di lavorare sulla questione che porta (gli orientamenti psicoterapeutici sono molteplici).
Mi sembra importante, innanzitutto, non affrettarsi a dare al pensiero «E io perché no?» un significato letterale. Il fatto che una frase si presenti spontaneamente alla coscienza non significa necessariamente che esprima un desiderio, tantomeno il desiderio di vivere ciò che lei stessa dice di non voler vivere.
Da un punto di vista psicoanalitico, più che chiederci perché il suo cervello produca proprio quel pensiero, potremmo chiederci che cosa accade per lei nel momento in cui quel pensiero compare. Il passaggio dalle testimonianze delle altre ragazze alla domanda «E io perché no?» potrebbe aprire ulteriori interrogativi: «cosa significa, per me, essere una ragazza che non ha vissuto quell'esperienza mentre altre, simili a me, la raccontano? Che cosa viene messo in questione, nella mia posizione, dal racconto dell'altra?» .
Potrebbe essere una domanda sulla propria posizione rispetto all'esperienza altrui, sulla propria differenza, sulla propria appartenenza o estraneità rispetto a ciò che in quel momento viene messo in parola.
Anche ciò che racconta a proposito della cover del telefono merita attenzione. Un oggetto inizialmente neutro viene improvvisamente associato a un contenuto angosciante. Ma forse la questione non è tanto capire se la cover abbia realmente acquisito una qualche qualità negativa quanto interrogare il motivo per cui proprio quell'oggetto sia entrato nella catena delle associazioni.
È significativo, per esempio, che lei dica che si tratta di un regalo di sua madre. Non perché questo debba necessariamente avere un significato preciso, ma perché in un percorso di analisi proprio questi dettagli apparentemente secondari possono diventare importanti. Si potrebbe allora chiedere: che cosa rappresenta per lei quella cover? Che cosa significa che sia stata scelta o regalata da sua madre? Che cosa accade, nella sua esperienza, quando qualcosa di quotidiano e familiare viene improvvisamente contaminato da un pensiero angosciante?
In altre parole: il fatto che un pensiero negativo sia comparso mentre guardava quella cover non significa che la cover lo conservi, lo trasmetta o possa «portarselo dietro». È la mente,diciamo così, ad aver messo quei due elementi in relazione. E una relazione associativa non è una relazione causale o magica.
Forse, dunque, più che cercare di eliminare questi pensieri o stabilire una volta per tutte «che cosa significano», potrebbe essere interessante osservare ciò che viene dopo. Quando compare «E io perché no?», che cosa viene immediatamente dopo? Quale altra parola, immagine o ricordo? E quando compare la paura che la cover possa portarsi dietro il pensiero negativo, che cosa teme esattamente che possa accadere?
È proprio lì, nelle associazioni apparentemente illogiche e nei dettagli che sembrano non avere importanza, che un lavoro analitico potrebbe cominciare.
Non prenderei quindi questi pensieri come una prova di un desiderio nascosto né come il segno che ci sia necessariamente «qualcosa che non va» in lei. In psicoanalisi, infatti, non si tratta tanto di eliminare ogni pensiero disturbante quanto di interrogare il rapporto che il soggetto intrattiene con ciò che pensa, desidera e teme.
Se queste associazioni diventassero molto frequenti, le provocassero una forte sofferenza o la portassero progressivamente a evitare oggetti, situazioni o attività della vita quotidiana, potrebbe essere utile parlarne direttamente con uno psicologo, così da poter lavorare su ciò che per lei, singolarmente, queste associazioni stanno mettendo in gioco.
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve. Quello che porta è un tema complicato. Affiancare, come genitore, un figlio che soffre è sempre difficile. Spesso comporta percezione di impotenza o sentimenti di rabbia, stanchezza e frustrazione che non sempre è facile esplicitare. Una persona maggiorenne ha sempre diritto alla cura, come anche a non curarsi e su questo non si può intervenire. A meno che non vi siano condizioni di gravità sufficienti inerenti allo stato di salute di suo/a nipote e/o in altre specifiche e limitate condizioni. Da un punto di vista professionale è di sicuramente utile continuare il percorso di supporto psicologico che mi sembra di aver colto lei abbia iniziato già personalmente. Sia perchè può aiutarla a trattare sentimenti, pensieri e azioni che derivano da questa dinamica relazionale; sia perchè può capitare che la testimonianza di un percorso e di un cambiamento propri, diventi un propulsore d'iniziativa anche per chi le sta vicino, indipendentemente dalla gravosità del disturbo presente. Infine, può provare a sostenere per quanto possibile lo sviluppo armonico di suo/a nipote, provando a gestire le difficoltà che possono emergere. Facendo sempre riferimento al suo percorso psicologico come strumento. Un saluto.
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