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Esperienze

Sono la Dott.ssa Elena Mininni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale con esperienza in strutture di eccellenza: dal centro oncologico di terzo livello, al reparto di Salute Mentale ASL, al centro di prevenzione del suicidio e in ambito dipendenze. Ho affiancato adolescenti, adulti e coppie in situazioni complesse, come disturbi d’ansia, depressione, attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie, bipolarismo, borderline, burnout, difficoltà relazionali, traumi, dipendenze e disturbi alimentari. Integro tecniche evidence-based per costruire percorsi terapeutici personalizzati, in uno spazio empatico, accogliente e senza giudizio, dove riscoprire la tua forza interiore e ritrovare l’equilibrio.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia cognitiva
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  • Psiconcologia
  • Psicosomatica
  • Psicoterapia cognitivo comportamentale
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Dott.ssa Elena Mininni - Psicologa Clinica

Via Giacomo Medici 60, Torino 10143

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  • R

    Raffaele A.

    Ho iniziato le sedute con Elena circa otto mesi fa' e non pensavo di migliorare me stesso in così poco tempo.
    Con Lei ho trovato una persona empatica e che mi ha accolto in uno spazio sicuro per aprirmi e non sentirmi giudicato. Consigliatissima!

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    Paziente

    Consiglio vivamente la dottoressa Elena. Particolarmente empatica, in ogni seduta fornisce spunti apparentemente semplici, ma in realtà incisivi. A me ha aiutato a dare alla mia vita la svolta di cui necessitavo.

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    Marta Cordone

    Ho iniziato il mio percorso con la dottoressa circa un anno fa e grazie alla sua forte empatica, capacità di ascolto e dedizione sono già riuscita a fare diversi passi avanti. Adesso mi sono presa una piccola pausa a causa del vacanza estive ma devo dire che i rimandi degli ultimi incontri mi stanno aiutando ad andare avanti nell'attesa di riprendere il percorso.
    Trovo la dottoressa molto attenta e capace di fare emergere le giuste riflessioni nei giusti momenti, la consiglio soprattutto a chi, come me, è all' inizio di un percorso psicologico.

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  • M

    Marianna Fantolino

    Elena è una grande professionista, ma prima di ogni cosa un meraviglioso essere umano. Fin da subito mi sono sentita a mio agio e libera di parlare di qualsiasi cosa senza vergogna. Durante ogni seduta mi sento ascoltata e compresa ed esco dallo studio sentendomi un po’ più leggera. Trovo molto utili anche gli “esercizi” assegnati tra un appuntamento e l’altro per poi essere riguardati insieme, rendono tutto il processo più concreto. In generale un’ottima esperienza!!

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  • A

    Anna

    La Dottoressa è davvero una professionista eccezionale. Durante ogni seduta mi sento ascoltata e compresa, ma soprattutto accompagnata attraverso osservazioni, consigli e spiegazioni sempre molto utili e stimolanti. Trovo molto utili anche le attività e gli spunti che propone da svolgere tra una seduta e l’altra, perché aiutano a lavorare su aspetti personali anche al di fuori della terapia. Grazie a questo percorso sento di aver già fatto importanti passi avanti e di aver scoperto molto su me stessa.

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  • S

    Silvia

    Elena è fantastica, sempre empatica e competente. Con lei mi sono sempre sentita accolta e mai giudicata. Grazie mille di tutto! :)

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  • M

    MCB

    Ho iniziato un percorso con la dottoressa per ansia e depressione, scoraggiata da un'esperienza psicoterapica precedente. Ho trovato disponibilità, comprensione, ascolto attivo e spiegazioni che mi stanno aiutando molto.

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  • G

    G.P.

    Fin dalla prima seduta mi sono sentita completamente libera di parlare di qualsiasi problema. Mi sento ascoltata attentamente e non solo: ad ogni seduta so che riceverò commenti costruttivi, dritte, consigli e spiegazioni. Non è una terapia unidirezionale in cui è solo il paziente a parlare, ma uno scambio continuo. È anche bello il fatto che la Dottoressa dia dei "compiti" da fare tra una lezione e l'altra: sono tantissime le cose che si possono scoprire su sé stessi con carta, penna e col successivo confronto con lei. Sento già di aver fatto molti passi avanti!

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  • S

    Sara

    Prima di scrivere questa recensione mi sono presa del tempo, non tanto per valutare l’efficacia del lavoro della psicologa, quanto per capire l’impatto che ha avuto su di me. Non avevo mai intrapreso un percorso terapeutico prima d’ora, e non posso che consigliarla: ha davvero fatto la differenza soprattutto su una persona molto diffidente come me . Non posso che ringraziarla !

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  • L

    Luca

    Ho iniziato il percorso con la Dottoressa da un paio di mesi e ho già iniziato a notare miglioramenti sotto vari aspetti della mia vita.
    Sono fiducioso del percorso intrapreso assieme.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 13 domande da parte di pazienti di MioDottore

Gentili dottori, vorrei raccontarvi una situazione che mi riguarda e che da molti mesi non mi fa

Gentili dottori,

vorrei raccontarvi una situazione che mi riguarda e che da molti mesi non mi fa essere tranquilla con me stessa, creando una sensazione di insoddisfazione e malessere costante. È la storia di un amore che non è mai diventato realtà, ma che ha segnato la mia vita più di tanti altri che invece ho vissuto fino in fondo.

Tanti anni fa, ero fidanzata con un ragazzo con cui avevo costruito un progetto concreto: avevamo comprato una casa. Avevamo iniziato i lavori di ristrutturazione, sognavamo il matrimonio, una vita insieme. Poi, a pochi mesi dal fatidico "sì", mi ha lasciata. È stato un colpo durissimo ma col tempo credo di aver superato (non stavamo più bene insieme, non eravamo felici).
Ma non mi sono arresa: ho deciso di portare avanti il progetto della casa con le mie forze, come un atto di riscatto, di indipendenza.
Comunque dopo poco tempo, mi sono avvicinata ad un ragazzo che già lavorava nel mio stesso posto di lavoro ed è diventato il mio attuale fidanzato. Con lui ho ricostruito una stabilità, una quotidianità. Dopo 2 anni siamo andati finalmente a convivere.

Ma proprio in quel momento, pochi mesi dopo l'inizio della nostra convivenza, nella mia vita è entrato Paolo.

Era stato assunto nella mia stessa azienda, lui lavorava in un’altra divisione del mio ufficio. All’inizio ci salutavamo appena, con cordialità. Poi, per lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci email per chiarimenti lavorativi. E quegli scambi, pian piano, con una battuta o una riflessione, sono diventati qualcosa di più: un appuntamento quotidiano, un momento di respiro, di leggerezza, di complicità.
In breve abbiamo iniziato a pranzare insieme, anche solo pochi minuti rubati al resto.
Ed in un altrettanto breve periodo mi sono ritrovata a ridurre il tempo a pranzo a casa dei miei genitori per stare con lui.
Dopo un po' anche dopo il lavoro ci fermavamo insieme, prima davanti alla mia macchina e poi avevamo iniziato a passeggiare per le vie meno frequentate della città, parlando di tutto e di niente, come due persone che si riconoscono nell’anima. Camminavamo senza meta sulle stesse vie, in un senso e nell'altro, con il solo scopo di stare li a raccontarci, a conoscerci.

Paolo non mi ha mai forzata era sempre attento a non esagerare mai.
Dopo un anno, mi ha detto chiaramente quello che provava. Mi amava, voleva un futuro insieme. Io non ho rifiutato le sue attenzioni, i suoi regali. Anzi; anche se non ho mai permesso un bacio, anche se in ascensore stavamo attaccati, ci sfioravamo, respirandoci addosso, non ho mai oltrepassato quel limite. Ma qualcosa c'era, la voglia di stare con lui era costante. Gli dedicavo le canzoni che amavo e gli facevo scoprire i testi in cui c'erano parole d'amore, amori che nascevano, sentimenti di rinascita e immagini simili. Messaggi inconsci probabilmente, forse di un sentimento che non osavo dichiarare nemmeno a me stessa.

Durante i momenti insieme i miei sorrisi verso di lui erano enormi, pieni. Ma vedevo anche la sua tristezza ogni volta che mi salutava e io tornavo a casa dal mio compagno. Poi, in me, qualcosa è cambiato. Ho iniziato ad aprirmi di più verso di lui; a parlare di futuro insieme a casa mia.
Un giorno d'estate non so dove abbia trovato il coraggio, invece di passare la pausa pranzo insieme su una panchina nel solito parchetto, l’ho invitato a pranzo dai miei genitori! Lui era entusiasta ed ha accettato subito. Il pranzo è andato benissimo, mia mamma sembrava piacevolmente colpita da lui, mio padre più titubante (ma anche di carattere non lascia trasparire nulla).

Ma forse quella mia apertura verso di lui, ha creato più problemi che benefici. Sono stata troppo superficiale, dovevo preparare meglio il terreno?
L'ho presentato come un collega/amico che lavorando lontano da casa spesso mangia da solo e quindi volevo offrirgli un pasto più normale; dopotutto l'avevo fatto anche con altre persone dell'ufficio in anni precedenti, anche per farle ambientare in un contesto nuovo.
Credo che in quel momento i miei abbiano capito che c’era qualcosa di diverso stavolta, qualcosa che non era come al solito. Mia madre dopo poco ha iniziato a controllarmi di più chiedendomi di tornare prima per pranzare a casa e farmi vedere la sera dopo l'ufficio; poi mi ha detto chiaramente che non avrei dovuto "creare problemi".

Ad un certo punto ho scelto di cambiare lavoro (anche Paolo mi ha spinta ad andare in una situazione più sicura economicamente), dal lavoro di ufficio, ad un negozio a contatto coi clienti.
Mi sono spostata di un chilometro o poco più, ma con orari diversi. Paolo, quasi ogni sera, aspettava un’ora e mezza dopo il suo orario di lavoro solo per poter stare con me. Nelle pause pranzo lui veniva da me o io andavo da lui. Fortunatamente entrambi lavoravamo vicinissimi a degli splendidi parchi pubblici; anche se fossero stati solamente dieci minuti insieme in un parco entrambi saremmo corsi.

Poi anche lui ha cambiato lavoro, trasferendosi in un’altra città — anche su mio invito, perché così avrebbe dimostrato ai miei genitori che era una persona che voleva impegnarsi e crescere — le nostre occasioni di vederci si sono drasticamente ridotte.
Ma lui faceva comunque il possibile: si spostava, si organizzava, trovava spazio per venire da me, ogni tanto a pranzo, ogni tanto dopo lavoro.
Per poter mandarci più messaggi in quel periodo ho comprato una sim nuova, per poterlo contattare e ricevere messaggi senza rischiare che i arrivassero in momenti inopportuni.

E proprio in quel periodo, mia padre è stato colpito da un grave problema di salute. Tutto si è spostato: la mia attenzione, il mio tempo, la mia energia sono andati alla famiglia.

Poi è successo: Paolo si è sentito solo. Mi ha scritto una mail straziante, in cui diceva che così non si sentiva veramente amato, capiva la situazione, ma gli sembrava che ogni volta "gli altri" avessero sempre la priorità su noi due; non poteva più vivere di promesse, di “un giorno capirai”. Probabilmente aveva ragione.

Ma davanti ai suoi dubbi, invece di affrontare la situazione, ho avuto paura, mi sono raffreddata. Ho iniziato a distanziarmi. Dovevo capire cosa volevo.
Quindi ho ridotto i contatti con lui, e continuavo la mia vita tra lavoro, casa dei mie e casa mia con il mio fidanzato che faceva di tutto per ripristinare le cose tra noi, visto che inevitabilmente da tempo avevo trascurato e si trascinavano avanti senza slancio. Paolo poteva solo scrivermi, cercarmi e arrabbiarsi perchè io sparivo, rispondevo a singhiozzo e con poca voglia, non gli ho dato alternative; chissà cosa pensava in quel periodo.

Qualche mese dopo, verso Natale, Paolo mi ha regalato un libro sull'amore che conteneva anche un invito con una nostra foto occhi negli occhi e una data: validità fino a Capodanno.

Penso fosse un ultimatum travestito da speranza. Ma per me è stato troppo. Mi ha messo di fronte a una scelta che non ero pronta a fare.
Arrabbiato per i miei tentennamenti mi ha tempestato di messaggi per trovare il modo di dialogare e parlare. Ma non riuscivo a fare nulla. Gli altri attorno a me hanno capito che i messaggi erano troppi. Ho fatto finta di niente, ho spento il cellulare e l'ho chiuso fuori dal mio mondo. Lì ho deciso di chiudere tutto.

Era la cosa più dolorosa e contemporaneamente più semplice per me: tagliare quel ramo, tornare nei soliti binari, non creare problemi agli altri, fare di tutto per dimenticarlo.
Gli ho scritto un messaggio sicuramente freddo, forse ingiusto, in cui dicevo che non era più il caso di continuare a sentirci ed era meglio non vederci più. Mi sono sentita più leggera.

Da allora però c'è il vuoto. Un vuoto enorme. So che col tempo passerà, che riuscirò a rimettere in ordine le cose, a tornare totalmente dentro la vita che avevo prima di incontrarlo.

Ma penso a Paolo ogni giorno. Lui continua a scrivermi. Leggevo i messaggi, ma non rispondevo, chiedeva perchè si era rotto tutto così, perchè non un chiarimento guardandosi, forse chiedeva solamente più rispetto.
Ora non li leggo più i messaggi che ancora sporadicamente arrivano. Perché leggerli e magari rispondere vorrebbe dire riaprire una porta che non so più se voglio davvero aprire. Vedersi sarebbe qualcosa di troppo grande: un passo che non so se ho il coraggio di compiere. Non saprei nemmeno spiegare il mio modo di fare.

Vivo con il senso di colpa per non aver avuto il coraggio di sceglierlo. Con il senso di dovere verso il mio compagno, che non merita questo. Con il peso della famiglia, della casa, del passato che mi lega.
Ma soprattutto, vivo con la consapevolezza che forse ho perso l’unica persona che mi ha fatta sentire davvero me stessa: viva, libera, non mi voleva perfetta e non mi ha mai fatta sentire giudicata (se non nel finale del rapporto, quando potevo dargli briciole).

Se prima di lui avevo tutto (amore, casa, famiglia) perchè ho lasciato così tanto spazio a Paolo? E perchè se lui ha avuto così tanta importanza dentro di me, non sono mai riuscita ad andare oltre con lui? solo allusioni e qualche promessa non mantenuta?

Vorrei capire: cosa mi ha trattenuto? È stata paura? Lealtà? Abitudine? Vero amore verso il mio compagno? verso la famiglia? Sono sempre stata una figlia perfetta, una fidanzata perfetta, ma sono mai stata davvero felice? oppure facevo solo felici gli altri?

Forse mi sono sempre illusa di scegliere, ma credo invece di aver sempre scelto di non scegliere, scelto di non cambiare le cose.

Riuscirò mai ad andare davvero oltre, a dimenticare questi anni e a creare una famiglia con il mio fidanzato?

Grazie per avermi ascoltato.

Con la speranza di ricevere qualche utile suggerimento.
Buona giornata.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Elena Mininni

Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta profondità una parte così intima della sua vita. È evidente quanto questo vissuto l’abbia segnata e quanto stia cercando di orientarsi tra emozioni, doveri e desideri contrastanti. A volte restare fermi tra due strade è un segnale di quanto siano entrambe significative, ma non per questo bisogna restare intrappolati nel passato. Se vorrà approfondire e capirne meglio, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni autentici e a ritrovare una direzione che sia davvero sua.


Purtroppo la mia relazione è destinata a chiudersi perché la mia compagna non sopporta che la figlia

Purtroppo la mia relazione è destinata a chiudersi perché la mia compagna non sopporta che la figlia stia soffrendo perché ha un rifiuto di stare nella stessa casa con me.. lei ha deciso di accontentare la figlia e di mettere a lei come unica priorità e ha solo provato ma poi col passare dei giorni ha iniziato ad allontanarmi sempre di più e quando ho chiesto e detto sempre di cercare di trovare una soluzione insieme lei non è mai stata disposta perché ha detto che soluzione non ci sono ed io dovevo stare soltanto in silenzio messo ad un angolo ad aspettare senza chiedere nulla.. non posso accettare questa situazione abbiamo comprato casa insieme e costruita insieme ma x lei questo non ha alcun valore. La priorità è sua figlia ho cercato di mettermi a disposizione per una mediazione famigliare di andare tutti insieme di capire dove e come trovare la soluzione ma nulla non c'è verso.. l'importante è solo la felicità della bambina di non vederla così lei mangia a tavola ma per il secondo piatto si rialza e chiede alla madre di richiamarla quando è pronto e ritorna in stanza, nessun saluto nessuna parola solo porta chiusa.. la madre da canto suo ha iniziato a tralasciare totalmente il nostro rapporto nessuna chiamata nessuno messaggio di interesse nulla totalmente allontanato da lei e mi ha ignorato fino a quando abbiamo avuto una discussione dei perché questi comportamenti ma la risposta è sempre la stessa la priorità è solo la figlia ho un muro da parte sua e un muro da parte della figlia e questo rapporto simbiotico ha finito che si distruggesse tutto.. non potevo non chiedere perché si stesse verificando questo io ho perso la fiducia in tutto e lei ora se ne andrà perché immediatamente ha trovato un altra casa lasciando e cogliendo la palla al balzo.. purtroppo non so più che fare nulla va più bene ed ora io mi sento smarrito e perso così all'improvviso. I miei post della storia gli riscrivo qui sotto per allacciarmi al dopo..
.......
..Buongiorno vi racconto in breve qual'e' la mia situazione attuale e vorrei avere un consiglio perché allo stato attuale davvero non so' più che fare:
Io e la mia compagna stiamo insieme da 3 anni e mezzo e conviviamo da quasi 2 anni e mezzo..
Lei ha una figlia di 11 anni ed è senza padre perché dall'altra parte non si vedono da ormai 5 anni e non se ne mai interessato, ora spiego il problema questa ragazzina ormai adolescente ha deciso e senza motivo di decidere di non volere stare più a casa ovviamente perché io gli vado a genio, ma davvero senza un reale motivo anzi mi sono sempre messo tanto a disposizione fatto tanto e dato tanto ma senza chiedere nulla in cambio. Ora ha non mi saluta neache più quando entra in casa, e addirittura mette sottopressione sua mamma per non stare più con me e di andarsene da questa casa, li ovviamente nascono i problemi con la mia compagna perché abbiamo preso comprato casa abbiamo fatto la sua stanzetta anche lei dove può stare tranquilla ma lì che nasce il bello la mia compagna mi dice che lei è maleducata solo con me, quando non è vero ma non fa nulla e quindi io non merito ne un saluto né altro, ho provato ad avvicinarmi chiedendo ed avendo un dialogo tranquillo in armonia ma nulla anzi sono stato rimproverato di averlo fatto, lei e sua figlia vivono in simbiosi e guai chi possa dire una qualsiasi cosa nei suoi confronti, ovviamente la mia compagna non sta più bene né al livello fisico né mentale... Non mi dà più un attenzione le quali sono totalmente concentrate su sua figlia, non mi chiede come sto, non mi chiede più nulla e quando io ho palesato questo suo comportamento mi è stato risposto che non siamo bambini ora deve solo dedicarsi a sua che ha questo problema dato che piange e si lamenta che non vuole stare qui in casa e che neanche dovevo dirlo... La bambina è una bambina un po' particolare cioè ha un carattere non molto affettivo con nessuno e diciamo manipola la madre a suo piacimento e la madre obbedisce ad ogni suo comando da mettere l'acqua a portare ogni cosa ad esaudire ogni suo desiderio insomma trattata come una bambina un po' piccola ancora a pulire l'ombelico o a lavare i capelli, insomma diciamo che è una mamma molto attenta ma soprattutto attenta a non sgridarla quasi mai e diciamo che lei si è sempre affermata come una mamma diciamo quasi perfetta. Ora io non so cosa fare ma soprattutto come gestire questa situazione la bambina impone alla mamma, la mia compagna sta impazzendo perché lei la vede soffrire appena la vede piangere ed io praticamente vengo attaccato per ogni cosa che faccio e tanto meno vengo considerato sia come uomo dalla mia compagna sia dalla bambina che neanche mi saluta... Prima vi era un rapporto tranquillo con la bambina che è si gelosa e possessiva nei confronti della mamma ma poi si era ridimensionata, ma ora ha di nuovo preso il sopravvento e davvero non so più che fare addirittura la mia compagna ha detto che se non si aggiustano le cose preferisce andarsene e fare felice la figlia perché la figlia è la priorità a costo della sua felicità..

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Elena Mininni

Buongiorno, mi dispiace molto per la sofferenza che traspare dalle sue parole. Quando in una relazione uno dei due partner si sente messo da parte, ignorato o svalutato, soprattutto dopo aver investito tanto in un progetto di vita condiviso, è naturale sentirsi smarriti. La dinamica simbiotica tra madre e figlia, in questo caso, sembra lasciare poco spazio alla relazione di coppia e al riconoscimento dei suoi bisogni. Non poter dialogare, non trovare una disponibilità al confronto e sentirsi trattati come un “problema da eliminare” può minare profondamente l’autostima e la fiducia. Un sostegno psicologico potrebbe aiutarla a elaborare quanto accaduto e a rimettere a fuoco i suoi bisogni relazionali, per comprendere meglio cosa vuole e merita in un legame affettivo.


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