Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi v

26 risposte
Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?
Dott.ssa Iolanda Mastromonaco
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Morrone del Sannio
Buongiorno,

il comportamento che descrive non è indice di indifferenza, ma piuttosto di una reazione emotiva ancora attiva. Quando una persona è davvero indifferente, tende a non reagire, a non cercare né evitare in modo evidente.

Nel suo caso, invece, il fatto che cambi strada, che commenti a bassa voce o che mostri fastidio indica che probabilmente c’è ancora una componente emotiva legata a quanto accaduto, che può essere rabbia, risentimento o un senso di ferita non elaborata.

Questo però non significa necessariamente che lei abbia “potere” su di lui nel senso relazionale del termine, ma piuttosto che lui non ha ancora gestito ciò che ha provato. Le sue reazioni parlano più di una difficoltà sua nel regolare le emozioni che di un reale coinvolgimento attuale.

È importante anche considerare un aspetto: questi comportamenti (evitamento, commenti offensivi) non rappresentano una modalità comunicativa sana o costruttiva.

In questi casi, la domanda più utile non è tanto “cosa prova lui”, ma:
questa dinamica è qualcosa che le fa stare bene?

Se genera disagio, confusione o la porta a cercare significati continui nei suoi comportamenti, può essere più funzionale prendere una posizione più centrata su di sé, evitando di entrare nel gioco delle reazioni e mantenendo una distanza emotiva.

In sintesi, non è indifferenza, ma neppure un segnale di disponibilità relazionale: è più probabilmente una ferita non risolta espressa in modo poco maturo.

Un caro saluto
Dott.ssa Iolanda Mastromonaco
Psicologa – Sessuologa

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Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buongiorno,
grazie per aver condiviso questa situazione, che immagino possa lasciarla confusa e anche un po’ ferita.

Il comportamento che descrive può effettivamente risultare contraddittorio: da una parte lui afferma di non darle importanza, dall’altra mette in atto reazioni (come evitarla o usare parole offensive) che indicano una certa attivazione emotiva. Quando una persona è davvero indifferente, di solito non reagisce in modo così evidente.

Detto questo, è importante fare una distinzione: il fatto che lui reagisca non significa necessariamente che ci sia ancora un interesse “positivo” o un sentimento da interpretare come coinvolgimento affettivo. Potrebbe trattarsi, più semplicemente, di emozioni non elaborate come rabbia, orgoglio ferito o difficoltà a gestire ciò che è accaduto tra voi.

Comprendo il pensiero che lei esprime, cioè l’idea di avere ancora un “potere” su di lui. Tuttavia, le suggerirei di spostare il focus da lui a sé stessa: al di là delle sue reazioni, questa dinamica come la fa sentire? La fa stare bene, serena, rispettata?

Le modalità che descrive (offese, evitamento) non sono segnali di una comunicazione sana o costruttiva. Più che cercare di decifrare cosa prova lui, può essere utile chiedersi cosa desidera lei in una relazione o anche solo in un rapporto civile tra persone: rispetto, chiarezza, maturità emotiva.

A volte restiamo agganciati al comportamento dell’altro nel tentativo di comprenderlo, ma la vera direzione utile è capire cosa è giusto per noi e quali limiti vogliamo porre.

Se sente che questa situazione la coinvolge ancora emotivamente, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per elaborarla e darle un significato più centrato su di sé.

Resto a disposizione, anche per consulenze online, qualora volesse approfondire.

Un caro saluto,
Psicologa Alessia Mariosa
(ricevo anche online)
Dott.ssa Federica Guglielmotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera é molto difficile risponderle, occorrerebbero maggiori informazioni ed una conoscenza più approfondita dei fatti. Questi segnali a cui fa riferimento potrebbero denotare rancore, disinteresse o, al contrario, coinvolgimento. Per chiarire tutte queste incognite, valuti la possibilità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, così da sciogliere i suoi dubbi e perplessità per poi separarsi e lasciare andare questa relazione.
Auguri
Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,
immagino che non sia facile reggere la situazione. Non è bello essere evitati o offesi da qualcuno che si conosce.
La risposta alla Sua domanda, purtroppo, la conosce solo lui (anche se un'idea credo Lei ce l'abbia; ha scritto "l'ho ferito nel suo ego" all'inizio).
Credo invece sia molto più interessante chiedersi: qual è il significato del mio modo di fare? Perché mi interessa tanto sapere se ho o non ho un "potere" su questo ragazzo? Perché mi interessa tanto sapere se gli sono indifferente o meno?
E a queste domande invece è possibile rispondere, perché risiedono dentro di Lei.
Resto a disposizione se volesse cercarle.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
Da ciò che racconti sembra esserci ancora una forte attivazione emotiva da parte sua. A volte, quando ci si sente feriti nell’orgoglio o nell’ego, può essere difficile gestire ciò che si prova in modo diretto e maturo. Le reazioni che descrivi – parole offensive sussurrate o il cambiare strada – possono essere modi indiretti con cui una persona esprime rabbia, disagio o fatica a elaborare ciò che è accaduto.

Detto questo, è importante fare attenzione a non cercare di interpretare con troppa certezza il significato dei comportamenti dell’altro: senza un confronto aperto è difficile sapere davvero cosa stia vivendo o pensando. Piuttosto, può essere utile chiederti come ti fa sentire questa situazione e quali confini desideri mantenere per il tuo benessere.

A volte il tempo, la distanza e il rispetto reciproco degli spazi aiutano a far sedimentare le emozioni. Se un giorno ci sarà la possibilità di un dialogo più sereno, potrà forse chiarire ciò che è rimasto in sospeso.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Ciao,
le sue reazioni fanno pensare che non ci sia una vera indifferenza, ma piuttosto qualcosa che è rimasto in sospeso a livello emotivo.

Questo però non implica necessariamente che tu abbia “potere” su di lui o che ci sia un interesse: potrebbe semplicemente non aver ancora trovato un modo sereno per gestire ciò che è successo tra voi.
Può essere utile, più che concentrarti su cosa prova lui, chiederti come ti fa stare questa dinamica e cosa desideri per te.

Un saluto
Gentile utente,
capisco il suo dubbio: quando una persona smette di parlarci ma continua a mostrare reazioni forti alla nostra presenza, è naturale chiedersi cosa significhi davvero. In realtà, il comportamento che descrive non parla tanto di “potere” o di sentimenti nascosti, quanto del fatto che questa persona non ha ancora elaborato pienamente ciò che è accaduto. Quando qualcuno cambia strada, lancia commenti offensivi o evita il contatto, non sta mostrando indifferenza: sta mostrando difficoltà a gestire le proprie emozioni e a mantenere un comportamento maturo e rispettoso.
Le reazioni che lei nota non sono necessariamente un segnale di interesse o di attaccamento, ma piuttosto di irritazione non risolta, di orgoglio ferito o di incapacità di affrontare il conflitto in modo adulto. Non è raro che, quando una persona si sente toccata nel proprio ego, reagisca con comportamenti impulsivi o svalutanti, soprattutto se non ha strumenti per comunicare in modo più costruttivo.
È importante sottolineare che il suo valore non dipende da come questa persona reagisce. Il fatto che lei interpreti le sue reazioni come un segno di “potere” è comprensibile, ma rischia di farla concentrare su dinamiche che non le portano benessere. L’indifferenza autentica non è l’unico segnale di chi ha superato una situazione: anche la rabbia o l’evitamento possono essere modi immaturi di gestire un’emozione, senza che questo abbia un significato profondo nei suoi confronti.
In sintesi, ciò che sta osservando non dice molto su di lei, ma molto su di lui: sulle sue difficoltà a gestire il conflitto, sulle sue modalità relazionali e sulla sua fatica a chiudere una situazione in modo sereno. La cosa più utile, per lei, è spostare l’attenzione da ciò che lui prova a ciò che lei desidera per il suo benessere emotivo e relazionale.
Qualora avesse voglia di scoprire qualcosa in più su se stessa e sul suo modo unico e irripetibile di funzionare, sono a disposizione.
Saluti.
Dottoressa Francesca Romana Cinti.
Dott.ssa Eleonora Lagrotteria
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera.
Immagino che questa situazione possa farla sentire confusa e potente nello stesso tempo. Dal punto di vista emotivo, l'altro appare teso e vulnerabile, ma più importante ora è come si sente lei e cosa vuole per sè stessa. Vale la pena chiedersi se continuare in questo tipo di dinamica la fa stare bene, e perché sente il bisogno di restare coinvolta in questo rapporto. Guardarsi dentro, con onestà e gentilezza, la può aiutare a capire cosa desidera e come prendersi cura dei suoi bisogni emotivi.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco bene quanto questa situazione possa risultare confusa e faticosa, soprattutto quando le azioni dell’altro sembrano contraddittorie e generano dentro di lei dubbi e interrogativi continui. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quello che descrive è molto comune: la mente tende a cercare di dare un senso a comportamenti ambivalenti e, nello stesso tempo, a valutare il proprio valore o il proprio impatto sugli altri. In realtà, il comportamento del ragazzo riflette probabilmente una complessa combinazione di emozioni non gestite e strategie personali per proteggere se stesso, come la difesa del proprio ego o la gestione della rabbia o del risentimento, più che un messaggio chiaro nei suoi confronti. Spesso, quando una persona si sente ferita o minacciata in termini di autostima, può reagire in modo contraddittorio: da un lato cerca di allontanare chi percepisce come fonte di disagio, dall’altro continua a manifestare attenzione indiretta o segnali che sembrano confermare il “potere” dell’altro su di sé. Questo genera un circolo di interpretazioni e pensieri ripetitivi che, come lei descrive, possono far sentire intrappolati in una tensione emotiva continua. Un percorso di tipo cognitivo-comportamentale può aiutare a riconoscere questi schemi di pensiero automatico, a distinguerli dai fatti oggettivi, e a comprendere in che modo le proprie interpretazioni influenzano le emozioni e le reazioni comportamentali. Inoltre, questo tipo di percorso offre strumenti per gestire l’ansia e la curiosità che nascono dall’ambiguità altrui, per rafforzare la propria chiarezza interna e la capacità di scegliere come reagire in modo coerente con i propri valori, piuttosto che reagire a stimoli esterni imprevedibili. Non si tratta di cambiare l’altro, ma di imparare a osservare la situazione in modo più distaccato, riducendo il peso emotivo che le azioni ambivalenti degli altri possono avere su di lei. In questo modo potrà vivere relazioni più serene e comprendere meglio i propri schemi di funzionamento, evitando di restare intrappolata in continue analisi o in sensazioni di potere o colpa che non le appartengono realmente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
quello che descrive è comprensibile e può creare molta confusione. Il suo comportamento sembra ambivalente: da una parte dice di non considerarti, dall’altra reagisce in modo evidente quando ti vede. Questo può indicare che c’è ancora una componente emotiva attiva, ma non significa necessariamente “potere” nel senso positivo o relazionale del termine. Piuttosto, potrebbe trattarsi di una ferita non elaborata, che lui gestisce attraverso evitamento, fastidio o atteggiamenti difensivi.

Le sue reazioni parlano più di lui. Il fatto che cambi strada o usi parole offensive a bassa voce può essere un modo immaturo per proteggere il proprio ego o per non affrontare direttamente ciò che prova. Tuttavia, è importante non interpretare questi segnali come un legame ancora “aperto” o come un segno che la relazione abbia uno spazio reale.

La domanda più utile, in questo momento, è: cosa fa stare te in questa dinamica? Aiuta o tiene agganciata a qualcosa che non è più reciproco? Spostare il focus da lui può aiutare a ritrovare chiarezza e serenità.

Se sente che questa situazione le pesa, può essere utile parlarne più a fondo e capire insieme come prendere una posizione che ti protegga davvero. I miei migliori auguri.
Dott.ssa Maria Carmela Befani
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissim*, vorrei proporre di osservare una cosa: quale motivo la spinge a cercare attenzione da parte di una persona che è offensiva? Perché vuole avere potere su questa persona? Le auguro il meglio.
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buongiorno. La sua analisi è corretta: l'indifferenza è silenziosa, mentre il disprezzo ostentato e l'evitamento attivo sono forme di comunicazione molto forti. Il fatto che lui mormori offese o cambi strada indica che la ferita al suo ego è ancora aperta e "brucia". Questo comportamento serve a lui per riprendere un senso di controllo e potere che sente di aver perso nei suoi confronti. Anche se dice di non calcolarla, le sue reazioni dimostrano che la sua presenza ha un impatto emotivo che non riesce ancora a gestire in modo maturo. In psicologia, questo si chiama "attenzione negativa": lui non riesce a essere indifferente perché l'emozione che prova (rabbia o rivalsa) è ancora troppo intensa. Lei ha effettivamente ancora un "potere" sulla sua tranquillità, ma è un legame basato sul conflitto. Il modo migliore per disinnescare questa dinamica è, paradossalmente, iniziare a praticare lei stessa una reale indifferenza, lasciando che lui gestisca il suo orgoglio ferito senza dargli ulteriore corda.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Questa è una delle domande più oneste e sofisticate che si possano portare in terapia. Merita una risposta altrettanto diretta.
No, non sei "bacata". Cinismo, pessimismo e pensiero analitico non sono patologie — sono stili cognitivi che in molti contesti funzionano bene e danno una lettura lucida della realtà. Il problema clinico non è il pessimismo in sé, ma il fatto che tu stia chiedendo se c'è qualcosa che non va in te — il che suggerisce che qualcosa ti pesa davvero, al di là della libertà che descrivi.
Un punto che vale la pena esplorare: dici di trovare "libertà e sazietà" nel pessimismo, ma anche che hai fatto più percorsi terapeutici. Le persone che stanno davvero bene nel loro sistema non cercano ripetutamente aiuto. Questo non è un giudizio è un'osservazione clinica che potrebbe valere la pena guardare.
Riguardo alla "guarigione": hai ragione che il modello standard, diventare ottimista, funzionale, soddisfatta ,può essere una premessa sentimentale e non adatta a te. La CBT moderna, e ancora di più l'ACT, non chiede di cambiare come ti senti o cosa pensi, ma di capire se il tuo modo di stare nel mondo ti porta verso quello che conta per te qualunque cosa sia.
La domanda clinica reale non è "devo diventare ottimista?" ma "cosa voglio davvero, indipendentemente da quello che gli altri si aspettano?"
Se non hai ancora esplorato l'ACT in modo approfondito, potrebbe essere l'approccio più compatibile con il tuo stile, non chiede di credere a premesse che trovi false.
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Dott.ssa Ioana Alexandra Marin
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Grosseto
Il suo comportamento indica che probabilmente è ancora attivato emotivamente (rabbia, fastidio), ma non è in grado o non vuole gestire la situazione in modo diretto.
Al di là del significato dei suoi gesti, la domanda più importante è un’altra:
questo modo di fare la fa stare bene?
Perché ciò che descrive parla di evitamento, ostilità indiretta e mancanza di comunicazione chiara.
Più che capire cosa prova lui, può essere utile chiedersi che tipo di relazione desidera lei e se questa situazione è in linea con questo.
Gentile utente,
è corretto osservare che potrebbe esserci ancora un investimento emotivo, seppur espresso in male modo.
Tuttavia, più che interpretare il "potere" che ha su di lui, sarebbe utile riflettere su come questo clima di ostilità influisca sulla sua serenità.
Se sente che questa situazione le crea confusione o ansia, un consulto potrebbe aiutarla a gestire meglio il distacco e a proteggere il suo spazio emotivo.
Resto a disposizione per approfondire.
Dott. Giovanni Noè
Psicologo
Corigliano Scalo
Buongiorno,
il comportamento che descrive può risultare confusivo, ma in realtà segue una dinamica abbastanza chiara.

Da un lato questo ragazzo afferma di non darle importanza (“non ti calcolo”), dall’altro mette in atto comportamenti evidenti (cambiare strada, commenti offensivi, reazioni emotive). Questo tipo di incongruenza indica generalmente una difficoltà a gestire l’emozione legata a ciò che è accaduto, più che una reale indifferenza.

Quando una persona è davvero indifferente, tende a non reagire. Le reazioni che lei osserva – anche se negative – suggeriscono che qualcosa è ancora attivo sul piano emotivo, probabilmente legato al sentirsi ferito o messo in discussione.

Allo stesso tempo, è importante fare attenzione a non tradurre automaticamente queste reazioni come “interesse” o “potere” sull’altro. Più che di potere, si tratta spesso di una difficoltà dell’altra persona a elaborare la situazione, che può esprimersi attraverso evitamento o atteggiamenti ostili.

In sintesi, il suo comportamento sembra indicare:

una ferita non risolta
un tentativo di prendere distanza
una gestione immatura o difensiva dell’emozione

Può esserle utile chiedersi non tanto cosa prova lui, ma quanto questo tipo di dinamica sia per lei qualcosa di desiderabile o sostenibile in una relazione.

Un caro saluto.
Giovanni Noè
Psicologo
Dott.ssa Claudia Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Gentilissima,
da quello che descrive mi trova d'accordo nel ritenere che non ci sia indifferenza. Attraverso le sue reazioni il ragazzo sta esprimendo delle emozioni, probabilmente di rabbia o risentimento rispetto a quanto accaduto tra voi. Tuttavia, non per forza queste reazioni si accompagnano ad un desiderio di riconciliazione da parte sua.
Le auguro una buona giornata.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, avrei bisogno di maggiori informazioni sull'accaduto per poterla aiutare.
Sembrerebbe che lei scorga in questo silenzio rabbioso un segno di un legame che, pur nel dolore, continua a interrogarla profondamente. Forse la sua posizione si trova sospesa tra l'indifferenza dichiarata dall'altro e la forza di una reazione che parrebbe smentirla. Questo "potere" che lei avverte potrebbe suggerire un enigma del desiderio che resiste proprio laddove le parole si fanno offesa. Lavorare questo interrogativo con un professionista potrebbe essere una strada utile per dare un nome diverso a ciò che oggi la scuote. In un ascolto protetto, questo conflitto potrebbe svelare sfumature che l'urto del momento le impedisce di scorgere.
Spero di esserle stato utile
Cordiali saluti
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, sarebbe bello comprendere cosa pensa questo ragazzo ma purtroppo lo sa solo lui e non si può comprendere dall'esterno non parlandoci, forse è utile spostare il focus su di lei. Lui si comporta così e a lei che effetto fa?
Dott.ssa Margherita Atzori
Psicologo, Psicologo clinico
Aprilia
Buongiorno, il fatto che lui reagisca nel modo appena descritto non implica necessariamente che lei abbia “potere” su di lui nel senso relazionale del termine. Piuttosto, potrebbe significare che il vostro rapporto ha avuto per lui un impatto emotivo significativo e che al momento non riesce a gestire in modo diverso.
Più che interrogarsi su cosa lui provi o sul “potere” che lei possa avere, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su di sé: su come questa situazione la fa sentire e su quali confini desidera mantenere rispetto a comportamenti che possono risultare svalutanti o aggressivi.
Se la situazione può risultarle difficile, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla a comprendere meglio le dinamiche relazionali in gioco e a gestirle in modo più funzionale. Un caro saluto.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, pare essere molto arrabbiato con lei. Forse non si aspettava di essere ferito a tal punto da lei. Si fidava di lei? Si è chiesta come mai è successo e se la reazione è esagerata o meno?
Dott.ssa Glenda Frassi
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Gentilissima, vogliono semplicemente dire che è arrabbiata con lei. Il tempo per l'indifferenza, con ogni probabilità, arriverà più avanti una volta smaltita la rabbia.
Un saluto
Non è tanto importante capire “cosa prova lui”, quanto fermarsi su ciò che sta succedendo.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci sia stato, ma il suo comportamento attuale è evitante e al tempo stesso offensivo. Questo non indica necessariamente interesse o “potere su di lui”, ma più probabilmente una difficoltà a gestire ciò che è successo, espressa in modo immaturo.

La domanda più utile è un’altra: perché continuare a interrogarsi su una persona che, nei fatti, la tratta con ostilità? Il suo comportamento parla di lui; la scelta di quanto spazio dargli, invece, riguarda lei.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Lui è ferito e si comporta in questo modo perché quando il dolore c'è ognuno reagisce come può. Deve essere arrabbiato, che dopo una ferita nell'ego è del tutto normale. Ma mi soffermerei più sull'importanza che hanno per lei i comportamenti di questo ragazzo...
Se volesse un consulto più approfondito mi può contattare tramite mio dottore. Buona giornata,
Alice Missiroli
Buongiorno,
Comprendo la confusione che mi risuona e sento dalle sue parole, quello che mi verrebbe da dire è che forse prima di comprendere il comportamento altrui sarebbe per lei importante dare un significato personale rispetto a cosa questo susciti in lei.
Grazie

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