Sto assumendo sertralina ormai, a seguito di uno stato ansioso scaturito dell

24 risposte
Sto assumendo sertralina ormai, a seguito di uno stato ansioso scaturito dell'insuccesso del mio tentativo di smettere di fumare. Ma da quando seguo tale terapia, registro l'emergere in me di pensieri che mi spaventano per il loro contenuto irrazionale. In passato ho curato sempre con sertralina un doc incentrato proprio sulla paura di poter diventare psicotico, che ora mi sembra si stia ripresentando, obbligandomi ad estenuanti tentativi di rispondere mediante il ragionamento ad un timore che non sono del tutto sicuro sia infondato... Ad esempio, ho letto proprio oggi il caso di una persona psicotica che sistematicamente abbassava le tapparelle di casa perché non sopportava la luce: e se anche io iniziassi a fare lo stesso, e a credere che nella luce naturale ci fosse un qualche pericolo per me? Se avvertissi nell'aria una qualche indefinita minaccia incombente? Vorrebbe dire che sto entrando nelle cosiddette atmosfere predeliranti, e ciò mi obbliga a verificare di essere ancora in grado di discernere tra ciò che è reale da ciò che non lo è. Oppure: e se scorgessi nel disegno della tovaglia sul tavolo della mia cucina un qualche nascosto significato angosciante? Tutto ciò è assurdo e non mi spiego come io possa perdere tempo e forze a discutere simili fantasie; so bene che il pensiero che ci sia nei fenomeni che percepisco un pericolo di cui avere paura non ha senso: ma se perdessi tale consapevolezza? Sono davvero certo di riconoscere come infondato quel senso di minaccia che si accompagna alle mie percezioni? Il dubbio mi obbliga a continui controlli, e mi chiedo cosa fare quando provo paura delle mie percezioni: criticare quella paura e insistere a ribadirmi che la trovo priva di senso? Oppure assecondarla e lasciare la risposta, per così dire, in sospeso?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Maria Eugenia Michel
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Dovrebbe condividere tutti questi pensieri con il medico che le ha trascritto la terapia, e in più potrebbe iniziare un percorso psicoterapeutico per essere accompagnato a capire il perché di questi pensieri.
Nel caso vorrebbe un consulto sono a disposizione.
Un abbraccio
Dr. Vincenzo Cappon
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Castiglione delle Stiviere
Salve, in attesa di una consulenza di un professionista, metta in atto ció che ha già intravisto possa funzionare, vale a dire dato che non riusciamo a evitare di farci domande possiamo peró evitare le risposte a tali domande.
Quindi, lasci in sospeso la risposta.
Un caro saluto
Dott.ssa Emanuela Graziano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, sarebbe importante che lei parlasse di questi pensieri col medico che le ha prescritto questa terapia.
Parallelamente io mi rivolgerei ad uno psicoterapeuta per poter affrontare insieme le fatiche che prova e i pensieri che ci fa sopra.
Se le fa piacere sono disponibile per consulti in presenza oppure on-line.
Un caro saluto.
Dott.ssa Emanuela Graziano

Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, i dubbi che descrive sono sintomo di recrudescenza del DOC trattato in passato, quindi più che il dubbio di diventare psicotico mi concentrerei sulla certezza di curare meglio il disturbo che già conosce. è fortemente indicato un trattamento psicoterapeutico insieme a quello farmacologico.
Gentile utente ha un medico che la segue? Ha riferito a lui questo stato di cose? Per esperienza le dico che casi come il suo richiedono un trattamento farmacologico prescritto da uno psichiatra coadiuvato da uno psicoterapeuta a cui, nel corso delle sedute, riferire tutti i suoi dubbi e paure.
Decida di farsi seguire prima possibile altrimenti le ossessioni di cui parla potrebbero diventare sempre più incalzanti e diventare motivo di grossa sofferenza. Vedrà che tutto potrà rientrare se si affida a degli esperti.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
le sue angosce sono la manifestazione di un disturbo d'ansia importante. L'indicazione è quella di affiancare al trattamento farmacologico un percorso psicoterapico al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Roberta Floris
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno, immagino che l'assunzione del farmaco sia monitorata da uno specialista medico, per cui mi preoccuperei di far prendere in carico da uno specialista psicologo tutti i sintomi che lei scrive di avere e che minano il suo benessere psicofisico (se ha fatto un percorso psicoterapeutico per curare il DOC potrebbe tornare dal terapeuta che l'ha seguita e proseguire il lavoro). La terapia integrata (medica e psicologica) sortisce solitamente degli effettivi positivi e durevoli: tutte le sue domande troveranno una risposta in questo doppio percorso. Un caro saluto
Dott.ssa Lucia Cannata
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Udine
Buongiorno
Durante l'assunzione di psicofarmaci è essenziale confrontarsi con il medico che li ha prescritti per discuterne insieme rispetto ad effetti collaterali, a possibile necessità di ricalibrazione. Inoltre il Doc necessita anche di un percorso psicoterapico.
L'approccio integrato ( medico e psicoterapico) le darà il sostegno, la guida e il trattamento dei suoi sintomi e delle problematiche sottostanti.
Cordiali saluti
Dottoressa Cannata
Dott.ssa Chiara Minissale
Psicoterapeuta, Psicologo
Tremestieri Etneo
I se, i ma, i dubbi costringono la nostra mente a un lavoro continuo di analisi dei dati, verifica delle risposte, controllo e confronto di quanto pensato e fatto. Se fossimo perfetti come un algoritmo matematico, saremmo quanto mai prevedibili e quanto mai simili gli uni agli altri. Si dia il permesso di uscire dal rigore matematico per assaporare la sorpresa, insieme al timore, delle leggi dell'esistenza umana, a cui tutti gli esseri umani sono e siamo sottoposti.
Dott.ssa Valentina Benvenuti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Prato
Salve gentile utente; ciò che lei porta è un punto di partenza da affrontare all'interno di una terapia psicoterapica, credo che sia fondamentale per esplorare l'origine di questi pensieri che possono creare disagi, così da alimentare un circolo vizioso. In contemporanea è opportuno rivolgersi ad uno specialista per dosare i farmaci, sono convinta che ne troverà dei giovamenti sostanziali e lo spazio delle paure prenderà sempre meno campo. Aggiungo anche che se lavorerà bene col suo psicoterapeuta sia preferibile mettersi in una posizione di attesa, prima o poi le risposte arriveranno, sottoforma di parola, immagine, lapsus, intuizione oppure..chissà, si lasci sorprendere. Sono disponibile ad una terapia umanistica- esistenziale che potremo fare anche online insieme. In bocca al lupo
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, i dubbi in merito al farmaco vanno esposti a chi gliel'ha prescritto. Credo che la sua paura di perdere il controllo di sé possa avere cause profonde radicate nella sua storia personale e perciò da approfondire in sede opportuna. Ritengo che per lei sia necessario affiancare un percorso di psicoterapia prima che la sintomatologia si intensifichi o cambi manifestazione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Dafne Zikos
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve gentile utente, sono comprensibili i suoi dubbi e le sue preoccupazioni riguardo questi pensieri disturbanti che lei descrive. Esistono diverse tecniche come la defusione cognitiva che la potrebbero aiutare a razionalizzare e ridimensionare questi pensieri ossessivi.
Per qualsiasi cosa rimango a disposizione , un saluto
Dott.ssa Dafne Zikos
Dr. Vittorio Caponcello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Salve. Mi sembra chiaro che è si trova in uno stato di sofferenza. Dovrebbe valutare seriamente la possibilità di affiancare ad una terapia farmacologica, che la invito a valutare e rivalutare costantemente con un medico psichiatra viste le sue domande e i suoi dubbi, una psicoterapia che la possa portare a comprendere come affrontare e da dove vengono questi pensieri che la angosciano così tanto. Il fatto che abbia consapevolezza della loro irrazionalità è un buon punto di partenza. E' comune che in uno stato di angoscia di abbia timore di perdere il controllo ulteriormente ma proprio questo timore potrebbe essere la spinta giusta per avere a che fare con i pensieri intrusivi. Cerchi un collega nelle sue vicinanze e inizi un percorso di cura e conoscenza di sé. Potrà solo ricavarne benefici. In bocca al lupo.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Gent. Utente, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo. Sembra siano molti i dubbi ossessivi. Le consiglio pertanto di integrare alla cura farmacologica un percorso psicoterapico in cui possa approfondire il meccanismo che mantiene tale circolo vizioso per poi apprendere strategie per far fronte alla sua difficoltà e quindi comprendere il suo funzionamento. La tecnica della defusione, ad esempio, potrebbe aiutarla a distanziarsi dai propri pensieri e dubbi ossessivi.
Può imparare a rifocalizzare l’attenzione sul momento presente e sui propri obiettivi senza che i pensieri disturbanti la possano influenzare.  Un caro saluto, Dott.ssa Arianna Moroni, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, durante l'assunzione di psicofarmaci è cruciale mantenere un dialogo aperto con il medico che li ha prescritti per valutare eventuali effetti collaterali e l'efficacia del trattamento. Inoltre, considerando l'importanza del supporto psicologico, potrebbe essere utile intraprendere una terapia breve strategica. Questo tipo di approccio terapeutico si concentra sull'identificazione rapida e sul trattamento dei sintomi chiave, offrendo soluzioni pratiche e mirate ai problemi. Un percorso integrato di farmacoterapia e terapia breve strategica può fornire un supporto efficace per affrontare i suoi sintomi e le questioni sottostanti. Resto a sua disposizione per ulteriori approfondimenti su questo argomento. Cordiali saluti, Dott. Scala Michele






Buongiorno. In primis, le consiglio di parlare con il suo medico di fiducia le sensazioni e i pensieri emergenti che descrive come intrusivi, e, da qui, intraprendere un percorso terapeutico per approfondire e gestire la sintomatologia da lei riportata.
A disposizione, la saluto cordialmente
Dottoressa Francesca Carubbi
Dr. Massimo Maugeri Saccà
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Torino
Gentile signore, i sintomi che riporta sono sintomi del DOC e nello specifico della sua forma di DOC. Dalla sua narrazione questo è su base ansiosa e si nutre di ogni possibile spiraglio di dubbio o incertezza, sino ad arrivare quasi all'ipocondria.
Il problema non è "l'impazzire", ma la "paura di impazzire", e quanto il cervello filtri ogni dato come una conferma di questa paura. Oltretutto lei parla di "irrazionale" e "psicotico" come fossero sinonimi...
Eppure è fisiologico che il pensiero di una persona sia solo in parte razionale e comunque guidato e motivato da aspetti emotivi e schemi di pensiero/ comportamento/ rappresentazione della realtà impliciti (ovvero non consapevoli).
Ad ogni modo, Uno psicotico vero non saprebbe descrivere certi sintomi e pensieri con tale precisione e consapevolezza. Questa la trovo invece una buona caratteristica di un DOC.
Le servirebbe comunque un buon percorso psicoterapeutico da accompagnare al farmaco, sia per affrontare le origini di questa paura quanto per elaborare delle buone strategie.
Dott.ssa Paola Scala
Psicoterapeuta, Psicologo
Manfredonia
Buongiorno questi pensieri che tormentano la sua mente e le pongono tanti dubbi sono da analizzare e capire sicuramente attraverso una psicoterapia .Mi rendo disponibile se vuole iniziare un percorso di terapia . Buona giornata
Dott. Nicolò Paluzzi Monti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Firenze
I pensieri intrusivi legati alla paura di perdere il contatto con la realtà possono essere estremamente angoscianti, soprattutto in un quadro di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o ansia intensa. La difficoltà nel discernere tra percezioni reali e timori irrazionali è comune in queste condizioni e spesso alimenta un circolo vizioso di controllo mentale e dubbi ossessivi.

La sfida sta nel trovare un equilibrio tra il controllo cognitivo e l’accettazione consapevole dei pensieri, evitando di alimentare la paura attraverso tentativi esasperati di ragionamento o di evitamento. La riflessione potrebbe essere: “Posso osservare questi pensieri senza identificarmici o lasciarmi travolgere, mantenendo la consapevolezza del loro carattere irrazionale senza soccombere al dubbio?”

Un percorso di terapia può aiutare a sviluppare strategie più funzionali per convivere con queste paure, riducendo l’ansia e migliorando la qualità di vita.
Salve, capisco come il vivere questi pensieri possa diventare spaventante. Rispetto alla situazione che vive è importante lavorare, in uno spazio di terapia apposito, su quei momenti in cui accade che si affacci un pensiero nella sua mente e diventa proprio complessa la gestione del pensiero stesso.
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto questi pensieri possano essere spaventosi e faticosi. Da ciò che descrive, sembra che l’ansia stia riattivando la dinamica ossessiva già nota: il dubbio sulla propria sanità mentale diventa esso stesso il nucleo del sintomo, alimentando controllo e rassicurazioni continue. Il fatto che lei riconosca l’irrazionalità dei pensieri è un segnale importante di mantenuta consapevolezza di realtà.
In questi casi, cercare di “vincere” il pensiero attraverso il ragionamento lo rafforza. Può essere più utile riconoscerlo come un contenuto ossessivo — un’espressione della paura, non della realtà — e provare a tollerarne la presenza senza rispondervi. Se la sensazione di minaccia cresce, ne parli subito con lo specialista che la segue: una ricalibratura della terapia o un sostegno psicoterapeutico più ravvicinato possono aiutarla a contenere l’angoscia.
In sintesi: non cerchi di convincersi né di confutarsi; provi, per quanto possibile, a osservare il pensiero come un segnale d’ansia, non come una prova di perdita di controllo.
Dott. Luciano Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo
Portici
Capisco molto bene quello che descrivi, e voglio rassicurarti su un punto fondamentale: i pensieri che ti stanno spaventando non sono segnali di “psicosi in arrivo”, ma una forma molto tipica di ansia ossessiva. In altre parole, non hai paura delle cose, ma delle tue percezioni e delle tue stesse possibilità di pensare, e questo è esattamente il modo in cui funziona il DOC quando tocca la paura della perdita di controllo o della follia.

Quello che stai vivendo non è il passaggio a un delirio, ma un circolo del dubbio: parti da un esempio letto online → immagini “e se succedesse a me?” → provi ansia → questa ansia rende più vivide le sensazioni → e allora controlli se la tua mente è “a posto” → e il controllo alimenta il dubbio.
È lo stesso meccanismo che conosci, solo che ora si aggancia a un nuovo contenuto.

Il punto chiave è questo:
se ti poni il problema di diventare psicotico, NON sei psicotico.
Chi sviluppa davvero un delirio non si interroga in questo modo, non analizza le proprie percezioni e soprattutto non mette in discussione il contenuto: lo vive come certo, non come dubbio.

Nel DOC, invece, accade l’opposto: più il pensiero è assurdo, più diventa spaventoso proprio perché lo senti “alieno” rispetto a te.

A livello pratico, cosa fare?

Non cercare di confutare ogni pensiero: rispondere logicamente al dubbio lo rende più forte, perché il tuo cervello interpreta il ragionamento come una “minaccia reale da controllare”.

Non assecondare il controllo percettivo: osservare continuamente “se vedi male” o “se interpreti segnali strani” è una compulsione cognitiva.

Riconosci il meccanismo per quello che è: ansia + ipervigilanza + bisogno di certezza.

Riporta l’attenzione sul sintomo, non sul contenuto: il problema non è la luce, la tovaglia o l’aria, ma l’ansia che ti chiede il 100% di garanzia che “non succederà nulla di strano”.

Parlane con chi ti segue per la terapia: a volte l’inizio della sertralina può, nelle prime settimane, aumentare transitoriamente l’attivazione ansiosa.

Il fatto che tu ti accorga dell’assurdità del pensiero, che ti faccia domande, che analizzi, che ti sorprenda: tutto questo indica chiaramente che stai vivendo una riattivazione del DOC, non l’inizio di una psicosi.

Non devi convincerti ogni volta che “non è vero”: devi imparare a lasciar passare il dubbio senza rispondergli.
È difficile, ma è esattamente ciò che porta fuori dal circolo ossessivo.
Dott. Raffaele Falato
Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico di medicina generale
Firenze
Il quadro è ossessivo, non psicotico. Il dubbio continuo e il bisogno di verificare mantengono il problema. Il lavoro non è convincersi che il pensiero è falso, ma smettere di rispondere al dubbio e tollerarlo. Utile un approccio CBT con esposizione e prevenzione della risposta in associazione a psicofarmacoterapia specifica.

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