Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequ

28 risposte
Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.
Dott.ssa Martina Rocchetti
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, capisco la sofferenza... anche se è durata pochi mesi per te è stata una relazione significativa ed è normale che lasci un vuoto e dei dubbi.
Da quello che racconti però, non sembra una questione di “non piacere abbastanza”, piuttosto lui appare poco disponibile emotivamente e non allineato con il tuo desiderio di una relazione. Le sue parole e i suoi comportamenti vanno in quella direzione. Tu invece sei stata chiara e coerente nel proteggerti. È stata una scelta difficile ma sana!
I pensieri come “non troverò nessuno” nascono dal dolore del momento, ma non sono la realtà. Questa è stata la tua prima esperienza importante, quindi è naturale che abbia un impatto più forte.
Per iniziare ad uscirne, prova ad accogliere il dispiacere senza forzarti a stare meglio subito; ricordati anche gli aspetti che non funzionavano e cerca di rimettere al centro ciò che desideri davvero in un rapporto.
La paura di essere delusa è comprensibile, ma non deve impedirti di aprirti di nuovo, con i tuoi tempi. Non c’è qualcosa che non va in te, semplicemente non era la persona giusta per ciò che cerchi.
Un caro saluto!

Dott.ssa Martina Rocchetti

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Dott.ssa Elena Doppio
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Da quello che condividi qui posso cogliere solo una parte della tua esperienza, che è sicuramente più ampia e complessa. Provo quindi a restituirti una lettura basata su ciò che hai scritto.

Da ciò che scrivi, stai vivendo questo momento con molta intensità.
Anche se la frequentazione è durata pochi mesi, per te ha avuto un significato importante e si è interrotta proprio quando stavi iniziando ad affezionarti: è comprensibile quindi restare agganciati a ciò che “avrebbe potuto diventare”.

Può esserci stata una differenza tra ciò che tu cercavi (una relazione) e la disponibilità dell’altra persona, che nel tempo è apparsa più incerta. Questo tipo di ambiguità spesso rende più difficile lasciar andare, perché lascia spazio a dubbi e domande.

In queste situazioni è naturale tornare su ciò che è successo, cercando di dare un senso ai comportamenti dell’altro. Allo stesso tempo, questo tentativo può diventare un punto di blocco, soprattutto quando le risposte non arrivano. Con il tempo può essere più utile spostare gradualmente l’attenzione dall’altro a sé.

Il fatto che tu stia ancora male può essere legato al fatto che questa esperienza ha toccato aspetti importanti per te, come il bisogno di sentirti scelta e ricambiata.

In questi momenti è facile che emergano pensieri come “non troverò nessuno” o “non piaccio abbastanza”, ma sono pensieri legati al dolore, non necessariamente alla realtà.

Darti tempo e riportare l’attenzione su ciò che cerchi davvero in una relazione può aiutarti ad attraversare questa fase e a costruire basi più solide per il futuro.
Se senti che la difficoltà persiste, confrontarti con una professionista può offrirti uno spazio per comprendere meglio ciò che stai vivendo.
Gent.ma utente buongiorno.
L’esperienza della separazione fa parte della vita di moltissime persone, forse della maggior parte: chiunque di noi deve fronteggiare, prima o poi quel profondo dolore per la fine di una relazione sentimentale, lunga o corta che sia, intensa e significativa o illusoria e passeggera... A quel dramma personale, a volte, si sommano i sensi di colpa, la delusione, lo sconforto, la rabbia: tutti sentimenti con cui è necessario, purtroppo, convivere. Essi sono, in effetti, la pura testimonianza della sincerità dei nostri affetti, di un periodo della propria vita, magari anche brevissimo, che abbiamo dedicato a qualcun altro.
E va bene così! Dobbiamo lasciare che queste emozioni, solo apparentemente negative, emergano con la loro forza: potremmo provare rabbia, mancanza, potremmo aver voglia di piangere, non è necessario trattenere nulla e poi... dobbiamo lasciarle andare! Le emozioni hanno un loro naturale effetto transitorio, ma lasciano sempre delle informazioni importanti. Con tempi diversi, ognuno di noi avrà modo di osservare non solo di aver superato questa esperienza, ma anche che attraverso essa sarà cresciuto e migliorato come persona. Abbiamo bisogno delle avversità, degli scontri, del dolore, per essere persone migliori.
C'è un'insidia pericolosa da affrontare in queste circostanze, ed è quella dei pensieri intrusivi, cosa che lei sta verificando e che la sta portando ad aver paura del futuro, a non ritenersi abbastanza interessante o attraente, a perdere la speranza di vivere con soddisfazione la vita sentimentale.
Gestire tutta questa mole di pensieri rischia di diventare una pesante zavorra che potrebbe non andare mai via definitivamente. Perché la mente umana soffre del bias della negatività e viene calamitata con forza da pensieri intrusivi, da tutti i "se" e i "ma" del passato, dal tentativo forsennato di trovare risposte a problemi irrisolvibili. E la mente continuerà ad auto-sabotarsi, portando insieme a questi ricordi e queste riflessioni un carico di emozioni difficili, e si tenterà invano di scacciarle via o di evitarle.
La realtà è che quanto accaduto non si può cancellare, che le proprie esperienze di vita rimarranno nei propri ricordi e alimenteranno ancora quelle domande senza risposta, l'immaginario di un futuro mai realizzato.
C’è bisogno, quindi, di generare auto-compassione e di ammettere la propria fragilità verso la volatilità degli eventi e del comportamento delle altre persone, di accogliere con gentilezza questa umana debolezza e farla diventare coraggio per riprendere in mano la propria vita, il presente e goderselo fino in fondo, senza rimorsi e senza confronti, senza quel critico interiore che giudica e colpisce l'autostima. Col tempo, forse, si raggiungerà una nuova consapevolezza: che non esiste la "persona giusta", che non ci sono i treni che "passano una volta sola". Ogni connessione, ogni relazione significativa ci arricchisce in qualche modo e può regalarci momenti di vere emozioni positive e coinvolgenti. Ma il tempismo gioca la sua parte e non sempre ci troviamo nel periodo della vita che ci permette di allinearci a quello di un'altra persona, di condividere scelte e progetti di vita e possiamo decidere di tenerci solo il meglio del presente, senza concentrarci sempre su ciò che manca, su ciò che potrebbe essere.
Un possibile percorso di crescita personale può partire da una corretta elaborazione delle proprie esperienze passate, cercando di capire come ci si vuole sentire in un rapporto sentimentale, come si vuole essere trattati, quali comportamenti possono sembrare attraenti, interessanti o divertenti. Si deve consentire a sé stessi di connettersi con le persone in modo diretto e trasparente e che ciò avvenga anche nel senso opposto, non perché deve nascere per forza l'amore della propria vita, ma perché è l'unico modo per essere certa di vedere sé stessi nella propria versione migliore, meritevole di sentirsi amati e di amare.
Si può valutare la possibilità di farsi supportare da un professionista in questo tipo di percorso psicologico. Si avrebbe modo di chiarire a sé stessi i valori più importanti, le priorità di benessere, le potenzialità della propria indole e i migliori attributi del proprio carattere. Si avrebbe anche modo di generare auto-compassione e non sentirsi soli di fronte alle sfide/minacce della vita, ristrutturando anche i pensieri verso un maggiore ottimismo e speranza e trovando nelle proprie azioni la chiave determinante per cambiare in meglio il proprio futuro.
Se lo desidera, sarei lieto di aiutarla in un percorso di questo tipo, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, sicuramente quando si pensa di investire in un rapporto e poi quando questo desiderio non si realizza lascia uno strascico di incompiutezza e anche di dolore. Forse un passaggio importante è prendere contatto con l'esigenza di rendere chiari i nostri desideri, farli capire bene. Questo non ci mette al riparo da una frustrazione e quindi è necessario non trasportare quella frustrazione in un giudizio sulla nostra persona nel complesso. Se ha bisogno di aiuto sono disponibile anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua storia. Da ciò che descrive, il dolore che sta vivendo non è affatto “esagerato”: anche una frequentazione di pochi mesi può lasciare un segno molto forte, soprattutto quando c’è stato coinvolgimento emotivo, continuità nel contatto e tanta incertezza su ciò che l’altro provasse davvero. Dopo una chiusura, tristezza, rabbia, dubbi e paura di non riuscire ad andare avanti sono reazioni frequenti.
Il punto, forse, non è capire con certezza se lui non fosse abbastanza preso, se avesse bisogno di più tempo o se non volesse impegnarsi: probabilmente solo lui potrebbe rispondere fino in fondo. Più utile può essere riconoscere che questa ambivalenza La ha fatta soffrire e La sta lasciando ancora oggi in sospeso. Quando una relazione resta poco chiara, l’incertezza tende infatti ad alimentare il rimuginio e a rendere più difficile il distacco.
Non c’è nulla di sbagliato neppure nel fatto che Lei tema di non incontrare qualcuno che La ami: spesso, dopo una delusione, si riattivano insicurezze profonde sul proprio valore. Se però sente che questa fase La blocca o La fa stare molto male, un sostegno psicologico può aiutarLa a elaborare meglio questa esperienza e a ritrovare maggiore fiducia nelle relazioni.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Alice Bacci
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, dal suo racconto emerge un vissuto di sofferenza per la conclusione della sua relazione accompagnato dal timore di rimanere sola. Le relazioni affettive sono sistemi complessi che hanno bisogno di tempo e costruzione reciproca, che nel periodo da lei indicato può essere difficile raggiungere. Sarebbe utile esplorare maggiormente il suo significato di solitudine e i suoi bisogni affettivi.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
quanto descrive evidenzia un vissuto di perdita emotiva significativo, anche se la frequentazione è stata relativamente breve. L’intensità del legame percepito, unita alla mancanza di chiarezza da parte sua, può rendere più difficile l’elaborazione e alimentare dubbi su di sé e sul proprio valore nelle relazioni.
I pensieri legati al timore di non essere scelta o di non incontrare qualcuno che la ami sembrano collegarsi più a questa esperienza e al suo impatto emotivo, che a dati oggettivi sulla sua possibilità di costruire legami futuri.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per approfondire questi vissuti, comprendere le dinamiche relazionali che si attivano e favorire una maggiore sicurezza emotiva nel vivere le relazioni.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno capisco la ferita ed è comprensibile la preoccupazione per nuove relazioni. Potrebbe essere importante capire cosa l'ha ferita maggiormente
Dott.ssa Chiara Pavia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Da una parte il desiderio di conoscere nuove persone, dall'altra la paura che frena. La paura di soffrire è un ostacolo che impedisce di andare verso ciò che è importante per lei in questo momento. Tuttavia bisogna approfondire la sua paura, da dove deriva la sua di non essere mai amata? forse è qualcosa di più antico e profondo e che questa relazione ha messo allo scoperto. Le consiglio di valutare un percorso psicoterapeutico per indagare meglio le sue paure e le sue relazioni.
Rimango a disposizione,
Saluti.
Dott.ssa Chiara Pavia
Dott. Stefano Buonfantino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che provi è comprensibile: anche se la frequentazione è durata poco, per te aveva un significato importante perché avevi intravisto la possibilità di costruire qualcosa di bello. Probabilmente non soffri solo per lui, ma anche per ciò che quella relazione rappresentava.
Il fatto che lui si sia tirato indietro non significa che tu non fossi abbastanza o che non gli piacessi: significa semplicemente che non era davvero disponibile a offrirti il tipo di rapporto che desideravi, qualunque fosse il motivo.

La difficoltà a superarla nasce anche dal fatto che è rimasto il dubbio di ciò che sarebbe potuto essere. Ma hai fatto bene a chiudere una situazione che ti faceva sentire incerta e poco sicura. Questa esperienza non dice nulla sul tuo valore né sul fatto che non troverai qualcuno: dice solo che questa persona non era pronta o non era quella giusta per te.
Dott. Giorgio Lombardi
Psicologo, Psicologo clinico
Frosinone
Buon pomeriggio, la situazione che descrive è molto articolata e che potrebbe essere lavorata da e con più punti di vista. Sicuramente uno di questa è la sua "paura", paura di non piacere, di non trovare nessuno che la possa amare, ed altre paure legate ad una possibile relazione. Lavorare su di sè, sulla sua persona, autostima, fiducia in sè potrebbe portarla a vedere e conoscere sè stessa in maniera migliore e più efficace ed in contemporanea anche conoscere gli altri in maniera più libera, serena, con maggiori equilibri relazionali. Passare infatti poi su un lavoro relativo alla relazione, alla conoscenza dell'altro e di come trovare il giusto equilibrio tra sè e l'altro.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale.

Quello che stai vivendo è molto comprensibile: quando ci si affeziona e si intravede la possibilità di qualcosa di significativo, la chiusura può lasciare un senso di vuoto, confusione e anche di “incompiuto” che fa più fatica a essere elaborato. Non è tanto la durata della frequentazione a determinare l’intensità del dolore, quanto il significato emotivo che ha avuto per te.

Da quello che racconti, sembra che tu sia stata chiara nei tuoi bisogni e nei tuoi desideri di relazione. Questo è un aspetto importante e sano. Allo stesso tempo, lui ha dato segnali ambivalenti, che possono facilmente generare speranza ma anche insicurezza. È naturale chiederti “se non gli piacevo abbastanza” o “se il problema fosse suo”: spesso però queste domande non hanno una risposta definitiva, e rischiano di portarti a mettere in discussione il tuo valore.

Il dolore che senti oggi non parla di una tua mancanza, ma del fatto che ti sei coinvolta davvero. E questo, in una relazione, è una risorsa, non un limite.

Capisco anche la paura di non trovare qualcuno o di essere di nuovo delusa. Quando si vive una prima esperienza emotivamente significativa che finisce così, può lasciare una traccia profonda sull’autostima e sulla fiducia. Ma il fatto che questa esperienza sia stata importante per te non significa che sarà l’unica, né che definisca ciò che meriti o ciò che potrai costruire in futuro.

In questo momento potrebbe esserti utile spostare un po’ lo sguardo da “perché è andata così” a “come posso prendermi cura di me adesso”: dare spazio alle emozioni, senza giudicarle, e ricostruire gradualmente un senso di sicurezza interna. Anche il desiderio di conoscere nuove persone può convivere, con i suoi tempi, con la necessità di elaborare ciò che è successo.

Se senti che questa fase è difficile da attraversare da sola, parlarne in uno spazio protetto può aiutarti a dare un senso più profondo a ciò che stai vivendo e a ritrovare fiducia nelle relazioni.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima, deve essere veramente faticoso pensare di non esser voluta da nessuno e vedere che l'unica persona che potrebbe volerla in realtà sembri allontanarsi.
I tempi di ognuno di noi sono diversi, il momento giusto per lei può non esserlo per lui e, certamente, esser rimasto deluso da altre relazioni, può rendere difficile fare passi importanti. Per quanto ciò la faccia star male mi sembra onesto non illudere una persona fino a quando non si sente sicuro. Ciò non significa che sia o non sia giusto, va semplicemente rispettato. Ma il dolore che prova lei è la fatica a lasciarlo andare devono esser affrontati per riuscire a stare bene. Quali pensieri stanno dietro il suo dolore? L'idea di non piacere a nessuno?
Ritengo possano essere affrontati con l'aiuto di un professionista, le offrirà uno spazio suo dove poter individuare i pensieri che aumentano il suo dolore, trovando assieme le strategie più adatte a poterli sostituire con pensieri funzionali al suo benessere. Prenda in mano la sua vita, vedrà che ci sono tante persone a cui piacerà per quello che è.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Miculian
Dott. Alessio Conti
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Quello che stai vivendo è molto comprensibile. Anche se la frequentazione è durata pochi mesi, il coinvolgimento emotivo che descrivi sembra essere stato intenso e significativo. Quando si crea un legame fatto di presenza, ascolto e quotidianità, è naturale sviluppare aspettative e affetto, indipendentemente dalla durata. Credo che tra voi si sia creato un equilibrio basato su una diversa disponibilità emotiva: tu più orientata alla costruzione di un legame, lui più orientato a mantenere una distanza protettiva. La scelta che hai fatto di interrompere la frequentazione è coerente con i tuoi bisogni e la tua reazione attuale è una risposta a questa esperienza, non una definizione di te. Il lavoro ora può essere quello di comprendere meglio i tuoi bisogni relazionali senza mettere in discussione il tuo valore personale.
Dott.ssa Isabella Maria Burinato
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Desio
Buonasera, il mio consiglio è di iniziare a pensare a quali siano veramente i suoi bisogni per sentirsi bene con se stessa. Forse quello di cui ha bisogno non è, al momento, una relazione con un'altra persona, ma una relazione con il suo sé interiore. Accrescere la propria autostima può essere lo strumento più utile per darle quella sicurezza che le serve per affrontare una futura relazione che, per essere di valore, non dovrà avere solo una buona chimica ma soprattutto fiducia, sincerità, comunicazione, scopi e obiettivi comuni, accettazione. Senza questi pilastri fondamentali l'amore da solo non può bastare. Si dia del tempo per superare questa delusione e, nel frattempo, si concentri su di sé e su quello che veramente desidera nella sua vita. Sia sincera con se stessa, l'amore non fa soffrire e non mette dubbi, se c'è si vive, se non si vive non c'è!
Dott.ssa Maria Teresa Romeo
Psicologo clinico, Psicologo
Cagliari
Salve, si sente quanto questa esperienza, anche se breve, sia stata importante per lei: non sta soffrendo “troppo”, ma sta dando un peso reale a qualcosa che aveva significato.
Dai suoi racconti, più che un problema legato a lei, sembra che lui non fosse pronto o disposto a impegnarsi davvero. Le sue parole sulla “leggerezza” e sulla difficoltà emotiva vanno prese per ciò che sono: un limite suo, non una mancanza sua.
La scelta di chiudere è stata una forma di tutela, anche se oggi fa male. E il fatto che lei sia riuscita a creare un legame così dice che può succedere di nuovo.
Forse ora non serve trovare subito qualcuno o “dimenticare”, ma darsi tempo senza trasformare questa delusione in un giudizio su di sé.
Un caro saluto.
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Buongiorno,
quello che sta vivendo è comprensibile e, per quanto doloroso, non è affatto insolito quando si interrompe una frequentazione che per lei aveva assunto un significato importante.

Anche se la relazione è durata pochi mesi, descrive un coinvolgimento emotivo intenso: presenza quotidiana, condivisione, ascolto e una buona sintonia. Questi elementi possono creare un legame profondo, indipendentemente dalla durata, ed è quindi naturale che la chiusura lasci un senso di vuoto, confusione e anche fatica a “lasciare andare”.

Uno degli aspetti più faticosi, come emerge dal suo racconto, è l’ambivalenza dell’altra persona: da una parte mostrava interesse e vicinanza, dall’altra non era realmente disponibile a impegnarsi. Questo tipo di dinamica spesso genera più difficoltà nell’elaborazione, perché lascia aperte molte domande (“non gli piacevo abbastanza?”, “aveva bisogno di tempo?”, “poteva funzionare?”) alle quali, realisticamente, non sempre è possibile dare una risposta certa.

In questi casi può essere utile spostare gradualmente l’attenzione da lui a sé stessa. Più che trovare una spiegazione definitiva sul suo comportamento, può aiutarla chiedersi:

cosa cercava lei in quella relazione e cosa era importante per lei
se i suoi bisogni (chiarezza, progettualità, presenza concreta) erano realmente soddisfatti
cosa l’ha portata, giustamente, a scegliere di interrompere per tutelarsi

Questo passaggio è importante perché restituisce valore alla sua scelta: ha riconosciuto una situazione che rischiava di farla stare male e ha provato a proteggersi, anche se questo non elimina il dolore.

Rispetto alla paura di “non incontrare nessuno” o di “non piacere abbastanza”, è comprensibile che emerga in un momento di vulnerabilità, ma queste sono convinzioni che spesso si attivano dopo una delusione e tendono a generalizzare un’esperienza specifica. Il fatto che questa sia stata la sua prima esperienza significativa può amplificare ancora di più queste sensazioni, ma non definisce il suo valore né le sue possibilità future.

Darsi tempo è fondamentale: due mesi possono sembrare tanti, ma per un coinvolgimento emotivo come quello che descrive sono ancora una fase di elaborazione. Parallelamente, può essere utile riavvicinarsi gradualmente alla possibilità di conoscere nuove persone, senza forzarsi e senza aspettative troppo rigide, rispettando i suoi tempi e il suo bisogno di sicurezza.

Se sente che questa situazione continua a pesare molto o ad alimentare dubbi su di sé e sulle relazioni, può essere davvero utile avere uno spazio in cui esplorare questi vissuti in modo più approfondito e personalizzato.

Se desidera, può prenotare una consulenza on line direttamente dal mio profilo.
Buonasera, quando non abbiamo una risposta chiara dall'altro, il nostro cervello fa i capricci, perché è programmato per avere risposte non dubbi e quindi si crea questo circolo del rimuginio, in cui si cerca costantemente una risposta ad un interrogativo non ancora risolto. Per questo motivo si dice "se vuoi fare del male a qualcuno sparisci senza dare una risposta", perché a livello cerebrale, quel vuoto è dolore.
Purtroppo l'unico che potrebbe rispondere alla domande legittima "perché?", è il ragazzo con cui si è frequentata, purtroppo però non possiamo costringere nessuno a dirci ciò che abbiamo bisogno di sapere.
Credo che lei debba lavorare sulle sue paure ed insicurezze, in primis per recuperare una considerazione di sé non denigrante e poi anche per arrivare ad individuare chiaramente ciò che desidera dall'altro e da una futura relazione, compresi i limiti e ciò che lei è disposta a tollerare e ciò che invece lei non è disposta a tollerare dall'altro.
Essere introversi non è un problema e credo anche che non debba assumersi delle responsabilità che non siano sue, perché in questo caso non è stata lei ad essere confusa rispetto a ciò che voleva.
Può capitare di non piacere o di non essere la persona giusta per qualcuno, però è importante lavorare su come noi viviamo e reagiamo a tale frustrazione, passando dal pensiero "sono io che non vado bene" a "ok non è andata come volevo ma non sottraggo valore alla mia persona, so quanto valgo e in futuro troverò una persona con cui intraprendere una relazione duratura".
Rimango a disposizione per ulteriori domande.
Un saluto.
Salve,
ci sono momenti nella vita in cui può risultare difficile comprendere con chiarezza ciò che desideriamo. In queste fasi, paure e dubbi possono prendere il sopravvento, rendendo più complesso accedere alle proprie risorse e affrontare le situazioni con sicurezza. Intorno ai 28 anni, in particolare, è frequente attraversare un periodo di cambiamenti, in cui si ridefiniscono obiettivi, valori e progetti futuri, e questo può generare confusione e un senso di instabilità emotiva.
Essendo esseri relazionali, il modo in cui viviamo i rapporti con gli altri ha un impatto significativo sul nostro benessere: relazioni poco chiare o non sufficientemente sicure possono amplificare il senso di incertezza.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che ciascuno di noi possiede risorse personali per affrontare questi momenti. Una maggiore consapevolezza di sé, del proprio valore e delle proprie capacità può rappresentare un punto di partenza fondamentale. In questo percorso, anche una comunicazione aperta e sincera può essere di aiuto per fare chiarezza, sia dentro di sé sia nelle relazioni con gli altri.
Dr. Omar Vittorio Pasciuti Sindel
Psicologo, Psicologo clinico
San Benigno Canavese
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile: quando una frequentazione, anche relativamente breve, è stata carica di presenza, ascolto e coinvolgimento emotivo, può lasciare un segno profondo, soprattutto se si interrompe in modo poco chiaro.
Il fatto che lei faccia fatica a “superarla” non dipende solo dalla durata della relazione, ma da ciò che quella relazione rappresentava: la possibilità che potesse diventare qualcosa di significativo.
Un aspetto importante nel suo racconto è la differenza tra ciò che lei cercava (una relazione) e ciò che lui, nei fatti, ha mostrato di poter offrire. Anche se a parole sembrava allineato, i suoi comportamenti (il tirarsi indietro, il non sbilanciarsi, il mantenere una certa ambiguità) indicano una difficoltà a impegnarsi in modo chiaro.
Questo può generare molta confusione, perché lascia aperta la domanda: “non gli piacevo abbastanza o non era pronto?”. In realtà, spesso queste situazioni non si spiegano in termini di valore personale, ma di disponibilità emotiva dell’altra persona.
Il rischio, però, è che questa esperienza venga letta come una conferma di qualcosa su di sé (“non piaccio abbastanza”, “non troverò nessuno”), quando in realtà parla più del tipo di incontro che è avvenuto.
Il fatto che sia stata lei a chiudere, nonostante il coinvolgimento, è un elemento importante: indica la capacità di riconoscere un limite e di proteggersi, anche se questo oggi fa male.
La difficoltà a lasciar andare può essere legata anche al fatto che la relazione è rimasta “in sospeso”, più sul piano del potenziale che della realtà. Questo spesso rende più difficile elaborarla.
Più che cercare una risposta definitiva su di lui, può essere utile riportare l’attenzione su di sé: su ciò che cerca in una relazione e su come riconoscere, nel tempo, segnali di maggiore chiarezza e reciprocità.
La paura di rimanere delusa è comprensibile, ma non è detto che questa esperienza definisca ciò che accadrà nelle prossime.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a elaborare questo legame e a lavorare sul modo in cui queste esperienze vengono integrate, così da non trasformarle in giudizi su di sé.
A volte non è la persona in sé a essere difficile da lasciare andare, ma l’idea di ciò che avrebbe potuto essere.
Un saluto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che sta vivendo è molto comprensibile, anche se può sembrare sproporzionato rispetto alla durata della frequentazione. In realtà non è tanto il tempo oggettivo a determinare l’intensità del legame, quanto ciò che quella relazione ha rappresentato per lei. Da come lo descrive, non si trattava solo di una conoscenza, ma di qualcosa che aveva iniziato ad assumere un significato importante, fatto di aspettative, possibilità e desiderio di costruire qualcosa di più stabile. Quando si interrompe un legame così, ciò che si perde non è solo la persona, ma anche tutto quello che si era iniziato a immaginare. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare come il dolore attuale sia alimentato non solo dai ricordi, ma soprattutto dai pensieri che continuano a ruotare attorno a questa esperienza. Domande come “non gli piacevo abbastanza?”, “troverò mai qualcuno che mi ami?”, “forse c’è qualcosa che non va in me” tendono a mantenere attiva la sofferenza, perché spostano il focus da ciò che è accaduto a una valutazione globale di sé. È come se un episodio diventasse la prova di qualcosa di più grande e definitivo, e questo inevitabilmente amplifica il malessere. Allo stesso tempo, si nota quanto sia rimasto in sospeso qualcosa. Non c’è stata una chiusura chiara da parte sua, ma piuttosto una situazione ambigua, in cui lui sembrava esserci e non esserci. Questo tipo di dinamica spesso lascia più spazio ai dubbi e rende più difficile andare avanti, perché la mente continua a cercare spiegazioni e alternative possibili. Tuttavia, al di là delle motivazioni precise di lui, ciò che emerge con più chiarezza è una differenza tra ciò che lei desiderava e ciò che lui era disposto a offrire in quel momento. Il fatto che sia stata lei a chiudere, nonostante il coinvolgimento, è un elemento importante. Significa che una parte di lei ha riconosciuto un bisogno di tutela, di rispetto verso ciò che desiderava davvero. Questa scelta, anche se dolorosa, va nella direzione di proteggere se stessa da una situazione che rischiava di prolungare l’incertezza e la sofferenza. La paura che descrive, quella di non trovare qualcuno che la ami, è molto comprensibile in questo momento, ma tende a nascere proprio da questo tipo di esperienza. Quando si è feriti, la mente cerca di trarre conclusioni generali per proteggersi, ma spesso queste conclusioni diventano rigide e poco realistiche. Un singolo rapporto, per quanto significativo, non definisce il suo valore né le sue possibilità future. Anche il timore di rimettersi in gioco è coerente con ciò che sta vivendo. Dopo una delusione, è naturale voler evitare di soffrire di nuovo. Tuttavia, evitare completamente espone al rischio di confermare quelle stesse paure nel tempo. Il punto non è forzarsi subito a conoscere nuove persone, ma comprendere come funzionano queste reazioni interne, come si attivano e cosa le mantiene. Un percorso di supporto può aiutarla molto in questo senso, soprattutto per esplorare più a fondo questi schemi di pensiero, le aspettative nelle relazioni e il modo in cui interpreta i comportamenti dell’altro. L’approccio cognitivo comportamentale permette proprio di lavorare su questi aspetti in modo concreto, aiutando a distinguere tra ciò che è accaduto e il significato che le viene attribuito, e favorendo un modo più equilibrato di vivere le relazioni future. Quello che sta provando oggi, per quanto intenso, non è immutabile. Comprendere come si è costruito questo legame e come si è mantenuta la sofferenza può rappresentare un passaggio importante per poter andare avanti in modo più consapevole e meno condizionato dalla paura. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Cara utente,
quello che sta vivendo è un dolore reale, anche se la relazione è stata breve.
In una prospettiva più profonda, non è tanto la durata a determinare l’intensità di ciò che resta, ma il livello di apertura emotiva che si è creato. Lei si è coinvolta, si è esposta e ha iniziato a immaginare una possibilità: è questo che oggi sente mancare.
Il legame che descrive aveva per lei un valore significativo perché conteneva presenza, ascolto e una forma di connessione quotidiana. Quando qualcosa del genere si interrompe senza una chiusura chiara e coerente, resta uno spazio sospeso dentro di sé. Non è solo la persona che manca, ma anche ciò che quella relazione rappresentava: un possibile futuro, un senso di riconoscimento, un’apertura del cuore.
In chiave transpersonale, potremmo dire che questa esperienza ha attivato una parte profonda di lei che desidera relazione, reciprocità e stabilità. Il dolore che sente ora non è un segnale di debolezza, ma il segno che quella parte è viva.
Rispetto ai dubbi su di lui (“non gli piacevo abbastanza?” “aveva bisogno di tempo?”), è comprensibile cercare una risposta, ma spesso queste domande tengono la mente agganciata a qualcosa che non può essere davvero chiarito. Più che ciò che lui provava, è importante ciò che è emerso nel suo comportamento: una difficoltà a esporsi, a scegliere, a sostenere un coinvolgimento. Lei, invece, era pronta ad andare verso qualcosa di più definito.
Non si tratta quindi di “valere di meno” o “non piacere abbastanza”, ma di un disallineamento tra due tempi interiori diversi.
La paura che esprime—di non incontrare qualcuno che la ami—tocca un livello ancora più profondo. Qui non c’entra solo questa esperienza, ma probabilmente una narrazione interna che si attiva nei momenti di vulnerabilità: quella di non essere scelta, di non essere vista fino in fondo. È importante riconoscere che questa voce non è necessariamente la verità, ma una parte di sé che chiede attenzione e rassicurazione.
Il fatto che lei desideri conoscere nuove persone ma allo stesso tempo tema di rimanere delusa mostra un movimento molto umano: il cuore vuole aprirsi, ma cerca anche protezione. Non è necessario forzarsi né chiudersi. Può darsi il tempo di integrare ciò che ha vissuto.
Superare questa fase non significa dimenticare o “stare subito meglio”, ma attraversare ciò che sente, permettendosi di riconoscere il valore di ciò che ha provato senza trasformarlo in un giudizio su di sé.
Questa esperienza, per quanto dolorosa, può diventare anche un passaggio importante: le ha mostrato che è capace di legarsi, di sentire, di desiderare una relazione autentica. E queste non sono mancanze, ma risorse.
Con il tempo, ciò che ora vive come perdita può trasformarsi in maggiore chiarezza su ciò che cerca davvero e su ciò che merita di ricevere.
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,
capisco quanto questo momento sia difficile per lei. Non sta soffrendo “solo” per una frequentazione finita, ma per qualcosa che aveva iniziato ad avere un significato, con presenza, attenzioni e una continuità che faceva pensare a un possibile futuro. È naturale che lasci un vuoto.
Da quello che racconta, lui probabilmente provava interesse, ma non aveva una reale disponibilità emotiva. Le frasi che le ha detto (“non sono affidabile”, “ho bisogno di tempo”, “viviamola leggera”) non sono segnali confusi: sono già un limite. E questo limite riguarda lui, non il suo valore o il fatto che lei possa piacere o meno.
Capisco però che dentro di lei si attivi la paura di non essere scelta o di non trovare qualcuno che la ami davvero. Questa è una ferita più profonda, che questa esperienza ha riacceso. Ma il fatto che questa relazione non sia evoluta non significa che lei non sia abbastanza: significa che non c’era un incontro tra due persone pronte allo stesso modo.
C’è anche un aspetto importante: lei si è protetta. Ha scelto di chiudere quando ha sentito che non le bastava. Questo è un segnale di consapevolezza, anche se fa male.
Sul fatto che non riesca ancora a superarla: è comprensibile. Due mesi non sono tanti quando c’è stato coinvolgimento e, soprattutto, quando resta il dubbio di “cosa sarebbe potuto essere”. Più che forzarsi a dimenticare, può aiutarla accettare che una parte di lei è ancora legata a quell’idea.
Per ora non deve dimostrare niente a nessuno, né buttarsi subito in nuove conoscenze. Può ripartire con gradualità, senza aspettative, e intanto provare a capire meglio cosa cerca davvero e cosa per lei è imprescindibile in un legame.
Se ne sente la necessità, rimango a disposizione se volesse lavorare su ciò che la tiene ancora agganciata a lui: spesso non è solo la persona, ma come ci faceva sentire.

Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, grazie per aver condiviso la sua storia.
Le relazioni sentimentali possono essere molto complicate, soprattutto perché diverse parti di noi sono in contrasto: razionalità e sentimenti non vanno di pari passo. Lei adesso sta attraversano il "lutto", stare male è del tutto fisiologico e che provi rabbia o che la sua testa sia affollata di domande è parte del processo di ripresa.
I problemi possono essere stati diversi, sia che lui non fosse pronto, o l'interesse che è andato scemando, anche la paura di una relazione vera dopo una rottura... tutto questo però torna sempre al punto fondamentale di una relazione che si interrompe e, per quanto chiederci i perché e le motivazioni del comportamento altrui possa farci stare momentaneamente meglio, la cosa più importante è ritrovare un equilibrio personale.
Alla fine di una relazione è normale anche il senso di smarrimento e il timore che non arriverà mai nessun altro, per quanto razionalmente non sia così. La possibilità di una nuova delusione è sempre da tenere in conto, ma d'altra parte c'è la possibilità di vivere qualcosa di molto bello, e questo vale di più.
Spero che le mie parole le siano in qualche modo di conforto e se il dolore dovesse diventare troppo da sopportare da sola, si può sempre rivolgere ad uno psicologo per un sostegno.
Buona giornata,
Alice Missiroli
Dott.ssa Sara Paladino
Psicologo, Psicologo clinico
Fiumefreddo di Sicilia
Intanto grazie per la tua condivisione. Dal tuo racconto si vede come per te sia stata una esperienza molto coinvolgente a livello emotivo, comprendo il tuo sentimento. Sicuramente la poca chiarezza e l' ambivalenza della situazione hanno influito negativamente, creando in te ulteriore confusione e dubbi. Quello che tu senti e anche le preoccupazioni che hai scritto su di te e su eventuali futuri rapporti con gli altri sono assolutamente comprensibili, sono delle credenze che la tua mente crea nel tentativo di ipotizzare risposte che dall' altro in questo caso non sono arrivate. È tipico di tutti noi dover trovare a tutti i costi una spiegazione chiara a qualcosa che nella realtà ha lasciato punti sospesi. In situazioni relazionali negative spesso il pensiero più immediato è che la causa possa essere stata una propria "mancanza" o qualcosa di sbagliato che abbia portarlo l' altro ad allontanarsi. Tuttavia non esiste reale riscontro nella realtà di questo, potrebbero essere molteplici le motivazioni, indipendenti da te, che hanno provocato questa reazione. Nelle fasi iniziali di una relazione si vive una fase nella quale si enfatizzano stati di euforia e aspetti positivi. Ma successivamente, situazioni passate non adeguatamente elaborate o una maggiore elaborazione più razionale della situazione, potrebbero fare emergere aspetti che potrebbero portare l' altro a non sentirsi pronto, per molteplici motivazioni che non possiamo conoscere. Magari il dialogo aperto sarebbe stato un modo per affrontare insieme eventuali perplessità ma se questo non è avvenuto non sapremo mai la reale motivazione. Una cosa è certa: non hai nulla da incolpare a te stessa e sicuramente una relazione finita male non ti preclude la possibiltà di poter rivivere un' altro amore o che tu non possa essere più amata. Magari hai bisogno del tuo tempo per elaborare il tutto e riprendere fiducia in te e nell' altro. Vedila come un' esperienza che, per quanto possa apparire spiacevole, se elaborata bene può essere occasione per te di crescita personale e di nuove consapevolezze. Per qualsiasi cosa sono qui
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi è un vissuto molto comune, ma non per questo meno doloroso. Anche se la frequentazione è durata pochi mesi, il coinvolgimento emotivo che si crea quando c’è continuità, attenzione e condivisione quotidiana può essere molto intenso. Non stai “esagerando”: stai elaborando una delusione affettiva significativa.

Ci sono alcuni punti importanti da considerare.

Il primo riguarda il tipo di legame che si era creato. Il fatto che vi sentiste ogni giorno, che lui fosse presente e attento, ha favorito un attaccamento emotivo forte, anche più di quanto il tempo “oggettivo” della relazione farebbe pensare. Quando questo tipo di connessione si interrompe, è normale provare una sorta di vuoto e fatica a lasciar andare.

Il secondo punto è la discrepanza tra ciò che lui diceva e ciò che faceva. Da una parte parlava di un possibile futuro insieme, dall’altra si mostrava incerto, evitante, poco disposto a esporsi davvero. Questo crea molta confusione e spesso porta a interrogarsi su di sé (“non gli piacevo abbastanza?”), ma in realtà parla soprattutto delle sue difficoltà emotive e della sua ambivalenza. Le frasi che riporti (“non sono affidabile emotivamente”, “ho bisogno di tempo”, “viviamola senza problemi”) sono segnali piuttosto chiari di una persona non pronta a una relazione.

Il fatto che tu abbia deciso di chiudere, nonostante il coinvolgimento, è un elemento molto importante: indica che sei stata capace di proteggerti e di riconoscere ciò che non ti faceva stare bene.

Per quanto riguarda il pensiero “non incontrerò mai qualcuno che mi ami”, è comprensibile che emerga in questo momento, ma è una generalizzazione legata al dolore attuale, non un dato di realtà. Questa è stata la tua prima esperienza significativa, quindi è anche la prima volta che ti confronti con una delusione di questo tipo: è normale che scuota le tue sicurezze.

Allo stesso modo, il dubbio sul tuo valore (“forse non piaccio abbastanza”) tende a nascere quando qualcuno a cui teniamo non ci sceglie fino in fondo. Ma il comportamento di questa persona non definisce il tuo valore né la tua “desiderabilità”: indica piuttosto una non compatibilità nei bisogni e nei tempi emotivi.

Per superare questa fase può aiutarti:

accettare che il dolore ha bisogno di tempo, senza forzarti a “stare bene subito”
interrompere o limitare i contatti (anche mentali, come il rimuginare sul perché) per permettere un vero distacco
distinguere tra ciò che è reale (come si è comportato) e ciò che immagini (quello che “sarebbe potuto essere”)
riavvicinarti gradualmente agli altri, senza pretendere subito coinvolgimenti profondi

La paura di rimanere delusa è comprensibile, ma evitare del tutto le relazioni per proteggersi dal dolore rischia di rinforzare l’insicurezza. Si può invece procedere con più consapevolezza, imparando anche da questa esperienza.

Se senti che questo vissuto continua a occupare molto spazio o a influenzare la tua autostima e le tue relazioni future, può essere davvero utile approfondirlo in un percorso psicologico, per comprendere meglio i tuoi bisogni affettivi e rafforzare la sicurezza nelle relazioni.

Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente,
quello che sta vivendo è un dolore emotivo comprensibile, soprattutto considerando il coinvolgimento che aveva sviluppato e le aspettative che si erano create. Anche se la frequentazione è stata relativamente breve, l’intensità del legame e la continuità del contatto possono lasciare un segno profondo, rendendo più difficile elaborarne la chiusura.
Dalle sue parole emerge quanto questa esperienza abbia attivato non solo la tristezza per la perdita, ma anche dubbi su se stessa e sul proprio valore nelle relazioni. È importante però distinguere i due livelli: da un lato c’è la delusione legata a una persona che probabilmente non era pronta o disponibile a costruire ciò che lei desiderava; dall’altro ci sono pensieri più ampi e dolorosi su di sé, che rischiano di generalizzare questa esperienza e renderla ancora più pesante.
Le spiegazioni che cerca (se non le piacesse abbastanza, se lui non fosse pronto, se non volesse impegnarsi) sono comprensibili, ma spesso non esiste una risposta univoca e definitiva. In molti casi, il comportamento dell’altro parla più delle sue difficoltà e dei suoi limiti che del valore della persona che ha di fronte.
La paura di non riuscire a superarla o di non incontrare qualcuno in futuro è un pensiero frequente quando si vive una prima esperienza significativa, ma non rappresenta una previsione realistica: è piuttosto l’espressione del dolore attuale. Allo stesso modo, il timore di esporsi di nuovo dopo una delusione è naturale, ma può essere affrontato gradualmente, senza forzarsi.
In questo momento potrebbe esserle utile concentrarsi non tanto sul “dimenticare”, quanto sul dare un senso a ciò che ha vissuto e su come questa esperienza si inserisce nella sua storia personale e relazionale. In alcuni casi, quando il vissuto resta particolarmente attivo o intrusivo, anche approcci come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) possono aiutare a rielaborare l’impatto emotivo legato alla relazione e ai momenti più significativi.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio per esplorare questi vissuti, comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e lavorare sui pensieri che la fanno sentire non abbastanza o non amabile. Questo può aiutarla, nel tempo, a vivere le relazioni con maggiore sicurezza e serenità.
Se lo ritiene possibile, chiedere un aiuto professionale in questa fase può essere un passo importante per attraversare questo momento con maggiore consapevolezza e meno solitudine.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Salve,
capisco quanto possa essere difficile affrontare la fine di una frequentazione che per lei aveva rappresentato qualcosa di importante. Anche se è durata pochi mesi, quando ci si affeziona davvero e si investono emozioni sincere, la delusione può essere molto dolorosa. È normale sentirsi tristi, confuse o con la paura di non riuscire a superare ciò che è accaduto. A volte, soprattutto quando si vive la prima esperienza affettiva significativa, ci si coinvolge con grande intensità e si immagina un futuro insieme. Quando poi le cose non vanno come sperato, resta un senso di vuoto e di smarrimento. Ma questo non significa che lei abbia sbagliato o che non sia capace di essere amata: significa solo che ha vissuto qualcosa che l’ha toccata profondamente. Con il tempo, questa esperienza potrà aiutarla a conoscersi meglio e a capire cosa desidera davvero in una relazione. È importante ora prendersi cura di sé, dedicarsi a ciò che la fa stare bene e circondarsi di persone che le trasmettono serenità. Un percorso psicologico, in questa fase della vita, può rappresentare un’occasione preziosa di scoperta e crescita personale: uno spazio di dialogo autentico, in cui poter comprendere più a fondo sé stessa e le proprie emozioni, sostenuta da uno sguardo accogliente e non giudicante. A volte è proprio attraverso il dolore, e in particolare quello relazionale, che si apre la possibilità di conoscersi davvero e di costruire basi più solide per il proprio benessere futuro. Coraggio.
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute

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