Se un paziente riferisce alla propria psicologa-psicoterapeuta che vorrebbe togliersi la vita, quest
Se un paziente riferisce alla propria psicologa-psicoterapeuta che vorrebbe togliersi la vita, quest'ultima ha il dovere di avvisare la famiglia della situazione o no?
25 risposte
Salve, molto dipende anche dall’età della pazienza. Comunque in questi casi si cerca di fare rete e di trovare dei modi affinchè dall’ideazione di suicidio non si passi al tentativo di suicidio. Dal tentativo di suicidio al suicidio, purtroppo, la distanza a volte è di un attimo. Cordialmente, dott. FDL
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Salve, dipende da una serie di fattori, è difficile poterle dare una risposta esaustiva con così poche informazioni. L'importante è aiutare la persona in difficoltà. Buona giornata. Dott. Fiori
In questo caso il codice deontologico fa una distinzione. Se lo psicologo-Paicoterapeuta è un professionista che lavora in un centro pubblico ha sia l’obbligo di denuncia che di referto; nel caso di privato quest’ultimo non ha questo obbligo se non con il consenso del paziente. Cordialmente
Buongiorno. Dipende da molti fattori. La collega che mi ha preceduto è stata molto chiara in merito. Saluti MT
Buonasera, potrebbe avere l’obbligo ma innanzitutto ha il dovere di aiutarla con le proprie competenze o in rete con altre risorse del contesto relazionale della persona: professionisti, conoscenti e/o famigliari. L’importante, come suggerito dai colleghi, è conoscere nel dettaglio il problema e valutare attentamente l’intenzione di quanto espresso: l’azione è solo pensata o già pianificata?Si presenta come pensieri ricorrenti o immagini intrusive?Da quale altro disagio nascono?
Gentile Utente, formula una domanda di forte impatto e lo fa in maniera netta. Conosco l'aspetto normativo che le è già stato esposto dai colleghi, al contempo ritengo importante approfondire le cause che sottendono la sua richiesta per risponderle con l'attenzione e la precisione che merita. Resto pertanto disponibile per ulteriori specifiche o eventuali chiarimenti, dott.ssa Valentina Cecchi
Salve, lo psicoterapeuta deve ovviamente valutare il senso di ciò che il paziente gli sta comunicando con questa affermazione: se è un modo per richiamare l'attenzione a sè , se invece lo dice ma non lo farebbe mai nella pratica oppure se lo dice e lo farebbe davvero. Ovviamente laddove il terapeuta ravvisi un rischio reale per la vita del paziente è obbligato deontologicamente a segnalare la situazione. Un saluto cordiale Dott.ssa Di Giovanni
Buonasera, i miei colleghi sono stati esaustivi nella risposta: ci sono diversi fattori da considerare, in primis il motivo per il quale il paziente parla di suicidio e in che modo lo esplicita. Deontologicamente, se attestiamo un pericolo reale e imminente siamo tenuti a venir meno al segreto professionale e avvisare dell'atto presunto. Sarebbe importante conoscere il perché di questa sua domanda. Qualora avesse necessità, resto a disposizione. Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Quando la situazione è delicata, ci sono diversi fattori da tenere in considerazione, come per esempio l'età, la priorità viene data sempre al paziente per la tutela della sua salute. Certamente la famiglia è una fonte di supporto che può collaborare con il terapeuta, va comunque tenuto presente il segreto professionale. In caso di necessità viene attivato il protocollo e si fanno le segnalazioni a chi di dovere.
Sempre meglio in situazioni così delicate non generalizzare. Comunque, tenuto conto del segreto professionale, il paziente deve essere informato se si decide di mettere la famiglia al corrente della situazione. Cordiali Saluti
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Situazioni delicate, da vagliare di volta in volta. Sempre con il massimo della trasparenza nei confronti del paziente. La terapista saprà sicuramente attivarsi in merito ad un rischio che reputa reale o meno. Un caro saluto
Gentile utente, non è possibile rispondere in maniera precisa alla sua domanda, in quanto dipende dalla situazione. Sicuramente, l'aspetto più importante è sempre la salute e la sicurezza del paziente, così come la trasparenza: qualsiasi cosa il terapeuta deciderà di fare dovrà illustrarla e condividerla col paziente. Saluti
Buongiorno, Se lo psicoterapeuta valuta che il pericolo di togliersi la vita è reale, può avvisare anche le forze dell'ordine. Cordialmente Dott. Santo La Monica
Buongiorno dipende da molti fattori,in linea di massima si tende ad aiutare il paziente a superare questa fase in modo intensivo , sicuramente è in ogni caso doveroso avvisare il paziente che si contatteranno i familiari.Ma mi domando come mai lei ci pone questa domanda ...? Un caro saluto dottssa Luciana Harari
Buonasera, come hanno spiegato precedentemente i colleghi, se la paziente è maggiorenne, dipende molto dalla situazione. Certamente potrebbe essere utile e doveroso attivare un consulto con un medico psichiatra. Cordialmente. Dott.ssa Francesca Tardio
Salve dipende dalla situazione che va valutata in base a molteplici fattori sta al professionista valutare di volta in volta, perché in bisogna valutare se si tratta di volontà reale o se invece si tratta di richiesta di aiuto e attenzione. È complicato dare una risposta senza informazioni. Cordiali saluti
Gentile utente, dipende molto dalla situazione specifica, in linea generale si cerca di creare una rete con i familiari del paziente (con il suo consenso chiaramente) e si fa un invio allo psichiatra. Un cordiale saluto, Dott.ssa Paola Trombini
Gentile utente di mio dottore, come già indicato da alcuni colleghi che mi hanno preceduto,per questo tipo di situazioni il codice deontologico fa una distinzione. Se lo Psicoterapeuta è un professionista che sta svolgendo le sue prestazioni all'interno di un presidio pubblico ha sia l’obbligo di denuncia che di referto; nel caso lo psicologo stia adempiendo alle sue funzioni in ambito privato quest’ultimo non ha questo obbligo se non con il consenso del paziente. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentilissima, Il compito principale dello/a psicologo/a è quello di tutelare e salvaguardare la salute del proprio paziente. Assolutamente si. Il/la Professionista può ritenere opportuno informare le persone vicine, del possibile rischio suicidario, qualora lo ritenesse fondato. In linea generale si è tenuti al segreto professionale. In alcuni casi (questo ne è uno) lo psicologo può informare del possibile rischio (non è tenuto a riferire altro). Saluti.
Gentile utente, in una situazione in cui un paziente esprime intenzioni suicide o un forte rischio di autolesionismo, la psicologa-psicoterapeuta ha la responsabilità di intervenire per proteggere la sicurezza del paziente stesso. La decisione di informare la famiglia dipende da vari fattori, tra cui la gravità della minaccia, il contesto del paziente e la normativa in vigore nel paese di riferimento. In Italia, ad esempio, la psicologa-psicoterapeuta è tenuta a rispettare il segreto professionale, ma in casi di emergenza come il rischio imminente di suicidio, può essere giustificata la violazione del segreto professionale se questa azione è necessaria per proteggere la vita del paziente. L'intervento può includere la comunicazione con la famiglia, un medico, o il coinvolgimento di un servizio di emergenza, per garantire che il paziente riceva l'assistenza adeguata. In ogni caso, la decisione di avvisare la famiglia dipende anche dalla valutazione della situazione specifica. Se il paziente è ritenuto in pericolo imminente, la psicoterapeuta potrebbe ritenere necessario coinvolgere i familiari o altri professionisti per evitare che accada una tragedia. Tuttavia, la comunicazione con la famiglia dovrebbe essere fatta nel modo più delicato e rispettoso possibile, tenendo conto delle dinamiche familiari e della riservatezza del paziente. Spero di esserle stata d'aiuto. Distinti saluti, Dott.ssa Laura Buttacavoli
Buongiorno, qui si entra in una zona un po' grigia, e sarebbe opportuno valutare caso per caso. Innanzitutto, attraverso il colloquio vanno valutate diverse dimensioni, ad esempio il cosa sostiene questo desiderio, la gravità, se ci sono stati precedenti tentativi o se vi è un intento manipolatorio dietro tutto ciò, ad esempio. Dal punto di vista deontologico, inoltre, sarebbe una violazione del segreto professionale. Quindi, rispondendo strettamente alla domanda, no, non vi è il "dovere" di avvisare la famiglia, al massimo il terapeuta potrebbe chiedere al paziente se fosse disponibile a coinvolgere altre figure. Buona giornata.
Buongiorno, se il paziente è maggiorenne, il terapeuta non ha obblighi diretti nei confronti della famiglia. Tuttavia, qualora venga segnalato uno stato di malessere significativo, è necessario valutare un invio psichiatrico. In presenza di un pericolo imminente, invece, è necessario contattare tempestivamente i servizi di emergenza, come il 112 o il 118.
Buongiorno, la risposta non è sempre di facile lettura , forse la risposta è commisurata al livello di rischio concreto e immediato. Mi spiego meglio, lo psicologo è tenuto al segreto professionale, quindi in linea di principio non può informare la famiglia senza il consenso del o della paziente. A questa però esiste un eccezione ovvero se il paziente manifesta un rischio suicidario concreto, attuale e imminente, in questo caso il professionista ha il dovere di tutelare l'incolumità del paziente e in certi casi può e deve derogare al segreto professionale e può contattare medico curante o servizi di emergenza. Ovviamente se si tratta di un minorenne i genitori devono essere coinvolti. Tutto dipende dalla valutazione clinica del professionista. Spero di essere stato d'aiuto.
In Italia, una psicologa o psicoterapeuta è tenuta al segreto professionale, ma questo non è assoluto. Se un paziente riferisce pensieri suicidari, non scatta automaticamente l'obbligo di avvisare la famiglia. Molte persone parlano di pensieri di morte o di suicidio in terapia, e questo da solo rimane normalmente coperto dal segreto professionale. La situazione cambia se la professionista valuta che ci sia un rischio concreto e imminente per l'incolumità del paziente. In questi casi, può essere necessario adottare misure per proteggerlo, che possono includere: coinvolgere il medico curante o uno psichiatra; favorire un accesso urgente ai servizi di emergenza; contattare familiari o altre persone di supporto, se ritenuto necessario per la sicurezza del paziente. La decisione dipende dalla valutazione clinica del rischio: per esempio, è diverso dire "a volte penso che sarebbe meglio non svegliarmi" rispetto ad avere un piano specifico, i mezzi per attuarlo e l'intenzione di farlo a breve. Nella pratica, quando possibile, lo psicologo cerca di discutere apertamente con il paziente la necessità di coinvolgere altre persone, anziché farlo senza informarlo.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


















