Salve sono una ragazza di 25 anni, mi sento troppo pensierosa al futuro. Credo che il problema si a

27 risposte
Salve sono una ragazza di 25 anni, mi sento troppo pensierosa al futuro. Credo che il problema si a scaturito in questo periodo perché mia nonna materna molto legata a lei ha iniziato a sentire male. Mia madre sta con lei per accudirla insieme a me.
Ultimamente sono diventata malinconia perché ho avuto paura di perdere mia nonna, stavo anche riflettendo che un domani molto lontano perderò anche mia madre ma non solo lei ma tutte quelle persone che mi stanno a cuore.
Ho fatto varie riflessioni ed ho capito che ho paura di perdere tutti ed io stessa ho paura di morire in un futuro.
Non riesco a darmi pace sul senso della vita, non riesco a capire del perché dobbiamo vivere e poi non sapere cosa c'è dopo la nostra morte.
Se la nostra coscienza muore con noi o se continua ad esistere. Sono pensieri che gli scienziati e i medici si sono fatti ma non riescono ancora a capire se c'è un dopo. Io non mi do pace, perché ho anche paura di essere dimenticata un domani di far perdere tutto ciò che la mia famiglia ha fatto.... So che questa è la vita ma non ne capisco il senso di dovere vivere e poi sparire e sapere che dopo la morte non c'è niente quindi come se stessi dormendo ma per sempre senza svegliarsi mai. Grazie a chiunque leggere questo messaggio.
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per le preziose domande che ci pone. Le questioni che riguardano la vita ed il suo senso, significato come anticipava lei, da tempo immemore assediano la mente dell'uomo dandoci, effettivamente, nessuna certezza. Mi sembra che i suoi pensieri siano connotati da un velo di nichilismo che si lega al tema della morte, della fine e dell'insensatezza del vivere. Sono questioni importanti, profonde con il potenziale di farci sprofondare e farci perdere il senso, ma potrebbero essere anche riflessioni che arricchiscono, che ci fanno intravedere il valore del vivere e avvicinarci alla vita con entusiasmo, passione proprio a causa della sua caducità. Se queste tematiche diventano troppo spaventose, potrebbe essere utile intraprendere un percorso con un professionista che riesca a costruire e decostruire significati insieme a lei che la aiutino a cercare, a trovare un senso delle cose. La saluto, Cordialmente Dott. Marco Squarcini

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Dott.ssa Cecilia Mancini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao, grazie per aver condiviso questi pensieri così profondi. Quello che stai vivendo è molto umano: quando una persona cara si ammala, si aprono in noi domande esistenziali forti. Hai paura di perdere tua nonna, tua madre, le persone che ami — e questo ti porta a riflettere anche sulla tua stessa mortalità, sul senso della vita e su cosa resta dopo la morte.

Queste domande non hanno risposte semplici, nemmeno per scienziati o filosofi. Ma ciò che conta è che in te non sono solo pensieri: sono un segno del tuo amore, della tua profondità, del tuo desiderio che la vita abbia un senso e lasci una traccia.

È normale sentirsi smarriti. Si chiama “ansia esistenziale” e non è una malattia, ma un segnale che stai vivendo intensamente. Non devi portare tutto questo da sola: parlarne con qualcuno di fidato, o con uno psicologo, può aiutarti ad attraversare questa fase.

Ricorda: ogni gesto d’amore che fai oggi lascia un’impronta. L’amore non scompare: continua a vivere nei ricordi, nei racconti, nelle persone che tocchiamo.
Un caro saluto,
Cecilia Mancini
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara ragazza,

le tue parole esprimono una profonda sensibilità e un grande bisogno di trovare un senso all’esperienza della vita e della morte. È naturale, soprattutto in momenti delicati come quello che stai vivendo accanto a tua nonna e a tua madre, che emergano pensieri legati alla perdita, al futuro e all’esistenza in generale. Questi momenti di vulnerabilità ci mettono a contatto con domande fondamentali, spesso senza risposte certe, che l’essere umano si pone da sempre: Cosa succede dopo la morte? Qual è il senso della vita? Perché dobbiamo perdere le persone che amiamo?

La paura della morte, tua e degli altri, è una delle paure più universali e antiche. Quando amiamo qualcuno profondamente, l’idea della sua assenza può diventare insostenibile. Allo stesso modo, il pensiero di non lasciare traccia, di essere dimenticati, può alimentare un senso di smarrimento esistenziale.

Queste riflessioni, per quanto dolorose, sono anche un segno di crescita interiore. Spesso iniziano proprio nei momenti in cui ci troviamo a contatto con la fragilità della vita. Non sei sola nel sentire questo turbamento. Molte persone, anche se in modi diversi, si confrontano con gli stessi timori e interrogativi.

Ti invito a vedere questi pensieri non come un “problema” da eliminare, ma come una parte importante del tuo mondo interiore, che merita ascolto, comprensione e accompagnamento. Sarebbe utile e consigliato per approfondire e dare un senso a ciò che stai vivendo, rivolgersi ad uno specialista con cui poter esplorare questi vissuti, in uno spazio sicuro e accogliente.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa








Dott.ssa Martina Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
San Biagio di Callalta
Buongiorno, grazie per aver condiviso questo vissuto con apertura e sincerità. Le emozioni che sta provando, come la malinconia e la paura di perdere le persone care sono molto umane specialmente in momenti di cambiamento come quello che sta vivendo in relazione a sua nonna. A volte queste situazioni possono portare a riflettere su temi esistenziali, come la perdita e il "non sapere cosa c'è dopo", per questo potrebbe essere importante prendersi cura di questi vissuti emotivi, per poterli comprendere.
In questi momenti confrontarsi con uno/a psicologo/a potrebbe essere di grande aiuto per esplorare i pensieri, dare un nome alle emozioni che sta vivendo e magari trovare strumenti utili per affrontarle.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elda Valente
Psicologo, Psicologo clinico
Torremaggiore
Salve gentile utente, dal suo messaggio sento tutta la preoccupazione per l’incontro con la fine della vita, ma prima di questo, per il dolore che potrebbe provocare. Le rimando dí fissare un appuntamento, benché non credo sia la sede adatta per analizzare questi argomenti che meritano uno spazio degno della profondità che trasmettono. Per ogni chiarimento resto a disposizione. Dott.ssa Elda Valente
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Ciò che provi è profondamente umano: la paura della perdita e il senso dell’esistenza sono temi che toccano. Stai vivendo un momento emotivamente intenso, ed è naturale che questi pensieri emergano. È importante affrontarli con delicatezza, magari attraverso un percorso terapeutico che ti aiuti a trovare una soluzione ed un senso.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Gent.ma utente,
la sua paura è connaturata nella condizione di essere umano. La paura di morire è ciò che più profondamente ci lega alla vita, e più si ama la vita, tanto più l'ipotesi della morte ci può terrorizzare.
Ma il senso della vita sta proprio nel suo essere unica e irripetibile e costituisce un dono che non va sprecato, neanche pensando che un giorno finirà. Paradossalmente, è proprio l'inevitabilità della morte che ci può spingere a cercare di godere ogni giorno della felicità che riusciamo a meritarci, di vivere quante più esperienze positive e coinvolgenti, di circondarci di persone che ci fanno stare e che possiamo aiutare concretamente con il nostro amore, a cercare di realizzare i nostri sogni e lasciare una traccia indelebile del nostro passaggio.
Potrebbe esserle di aiuto interessarsi alle tradizioni filosofiche orientali, alla mindfulness, ma anche moderni approcci neuroscientifici che testimoniano come, in realtà, nessuno è un pezzo unico, ma siamo tutti interconnessi, uomini e altri esseri viventi. Il significato più grande che possiamo dare alla vita è contribuire al suo grande spettacolo e fare in modo che il nostro lascito sia importante, per qualcuno se non per molti.
Sua nonna prima e sua madre poi, fanno parte di lei, sono dentro di lei, nel suo corredo genetico. La loro cultura, il loro carattere, persino le loro esperienze le appartengono in modo viscerale e nessuno potrà portarle via da lei, e così sarà per le generazioni successive alla sua, se lei vorrà e potrà avere figli. Ma in noi non c'è solo il DNA mitocondriale delle nostre mamme, o quello cromosomico di entrambi i genitori, c'è anche l'interazione con tutto il resto dell'ambiente, con l'aria che respiriamo, con ciò che mangiamo, con le persone che, in un modo o nell'altro, influenzano la nostra vita.
Non cerchi affannosamente di rispondere al perché della morte: è una domanda che non è utile alla vita. Piuttosto, si chieda quante cose belle ha fatto sua nonna nella sua vita e provi a farsele raccontare ancora una volta, e lo stesso può fare con sua madre, e poi si concentri su tutto ciò di meraviglioso può realizzare lei stessa con le sue mani e la sua testa, e il suo cuore.
Dal punto di vista psicologico ci sono metodi e strumenti che consentono di gestire meglio questo tipo di pensieri intrusivi e fastidiosi, così come si può migliorare la gestione delle forti emozioni che ne scaturiscono. Le consiglio di valutare un percorso psicologico che l'aiuti a superare questa fase di stallo e di overthinking negativo. Se lo desidera, posso fornirle ulteriori informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio e spero di esserle stato di aiuto.
Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Sonia Zangarini
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Napoli
Salve,
la ringrazio per aver condiviso pensieri così profondi e intimi. Ciò che descrive è segno di una grande sensibilità e consapevolezza. Si sta confrontando con una delle domande più universali e difficili: il senso della vita e della morte.

Quando una persona cara, come sua nonna, si ammala, è naturale che si aprano dentro di noi riflessioni esistenziali. La paura di perdere chi amiamo, il timore di non lasciare traccia, il senso di smarrimento di fronte all’idea della fine... sono emozioni umane, che spesso emergono proprio nei momenti più delicati.

Le sue domande sul “dopo”, sulla coscienza, sul ricordo... non hanno risposte certe, è vero, nemmeno da parte della scienza. Ma meritano di essere ascoltate, accolte, e condivise, perché parlano della sua umanità, del suo amore per la vita, e del desiderio di trovare un senso anche dentro l’incertezza.

Un percorso di dialogo psicologico o anche esistenziale potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui non sentirsi sola con queste domande, e in cui trasformare questo dolore in comprensione e forza interiore.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sonia Zangarini
Psicologa / Counselor
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao, ho letto il tuo messaggio e mi è venuto da pensare che in qualche modo questi tuoi pensieri siano una presa d'atto, certamente dolorosa, di una realtà che ci accomuna tutti, ossia la perdita fisica delle persone care e la nostra. Giustamente osservi che nessuno è riuscito a spiegare cosa ci accada "dopo", cosa ne sarà della nostra coscienza.
Mi chiedo se queste tue paure siano legate solo allo stato di salute di tua nonna o se altri aspetti della tua vita sollecitino questi pensieri. Tu poi aggiungi anche altro di significativo, perché temi che con il corpo vada dispersa anche la nostra memoria. Forse le tue paure potrebbero essere guardate più a fondo proprio a partire da questo aspetto. Capisco che queste riflessioni generino angoscia e spero di esserti stata in qualche modo utile.
Un caro saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Dott.ssa Greta Tuci
Psicologo, Neuropsicologo, Terapeuta
Brescia
Salve,
il mio invito per lei e di focalizzarsi sul oggi e cercare di vivere la vita di ogni giorno. l'andamento della vita e naturalmente cosi e per quello che si vive costruendo una casa, famiglia, generando vita.
Se lei veramente vede e sente che questo pensiero diventa "ossessivo" allora consiglio di farsi vedere da un specialista della salute mentale.
Dott.ssa Laura Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Nessuno ha risposte su cosa ci sarà dopo la fine della nostra vita corporea. I pensieri negativi non sono funzionali e soprattutto ricorda che tu non sei i tuoi pensieri. Non sai cosa c'è in un futuro ma sai cosa di bello hai adesso. Concentrati su quello . Magari prova un pochino di mindfulness. Un abbraccio Dottoressa Laura
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, la malattia della nonna ha probabilmente potenziato tematiche sottostanti, finora rimaste silenti. Se questi pensieri si protraggono da diversi mesi sarebbe opportuno farsi seguire da uno psicoterapeuta in modo da evitare un peggioramento o ripercussioni sul normale svolgimento delle attività quotidiane.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Ilenia Colasuonno
Psicologo, Psicologo clinico
Cerveteri
Grazie per aver condiviso ciò che provi. Quello che descrivi è un pensiero profondo e comune, soprattutto nei momenti in cui la vita ci mette di fronte alla fragilità delle persone che amiamo. La tua mente, in cerca di controllo e sicurezza, sta cercando risposte a qualcosa che non possiamo prevedere né spiegare del tutto. È naturale provare paura di fronte all’incertezza, ma rimanere bloccata su questi pensieri può alimentare ansia e malinconia. Lavorare su come riportare l’attenzione al presente, su ciò che puoi vivere e costruire oggi, può aiutarti a trovare un nuovo equilibrio. Se senti che questi pensieri diventano troppo frequenti o invalidanti, parlarne con uno psicologo potrebbe darti strumenti concreti per affrontarli. Non sei sola in questo.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità i suoi pensieri. Ciò che sta vivendo non è affatto banale né isolato: la consapevolezza della fragilità della vita e il confronto con il tema della perdita, specie quando tocca da vicino chi amiamo profondamente, può aprire dentro di noi una serie di riflessioni intense e a volte dolorose. Il suo legame con sua nonna e con sua madre è evidente, così come lo è la sensibilità che la guida in queste riflessioni. Ed è proprio questa sensibilità, che a tratti la sovraccarica di pensieri, a raccontare quanto tenga alle persone che fanno parte della sua vita e quanto valore dia alla loro presenza. Quello che descrive non è solo un momento di tristezza, ma l’inizio di una consapevolezza che può far male, ma che fa parte del naturale processo di crescita emotiva. Quando ci rendiamo conto che nulla è eterno, che anche l’amore più profondo può essere segnato dal tempo e dalla perdita, spesso subentra un senso di vertigine, come se il terreno sotto i piedi venisse meno. Le domande sul senso della vita, sulla morte, su cosa ci sia dopo, sono antiche quanto l’umanità stessa. Lei non è sola in questo: ogni persona che si sia fermata davvero a riflettere su ciò che significa esistere, amare, perdere e continuare, ha attraversato questi pensieri. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, possiamo lavorare insieme proprio sul modo in cui questi pensieri prendono forma e sull’impatto che hanno nella sua vita quotidiana. Quando una mente tende a rimuginare (cioè a pensare e ripensare in modo ciclico su temi complessi, spesso irrisolvibili) si crea un senso di impotenza e sofferenza che rischia di togliere energia al presente. Lei dice: “non mi do pace”, e questo è centrale. Non possiamo eliminare il pensiero della morte, ma possiamo cambiare il nostro rapporto con esso, trovando modi nuovi per convivere con l’incertezza e il mistero. A volte ci illudiamo che il senso della vita debba essere una verità assoluta da trovare, ma forse è qualcosa che costruiamo ogni giorno, nella relazione con gli altri, nei piccoli gesti, nei momenti in cui scegliamo di esserci davvero. Anche il bisogno di lasciare una traccia, di non essere dimenticata, è un desiderio profondo e legittimo. Significa che vuole che la sua vita abbia un valore e che ciò che fa abbia un significato. Questo desiderio può diventare una spinta a vivere in modo più autentico, più vicino ai suoi valori. In terapia, lavoriamo spesso su come tradurre le nostre paure in azioni concrete che ci aiutino a vivere una vita piena, nonostante i limiti e le incertezze. Non si tratta di smettere di avere paura, ma di imparare a non lasciarci paralizzare da essa. Infine, voglio dirle che non è sbagliata per avere questi pensieri. È umana. Il fatto che si stia ponendo queste domande dimostra che c’è in lei un profondo desiderio di capire, di dare un senso, e anche di vivere in modo consapevole. Questo può diventare un punto di forza, se guidato con gentilezza e accompagnato da un supporto professionale. Le suggerisco di parlarne apertamente con il suo terapeuta o, se non è seguita in questo momento, di valutare la possibilità di iniziare un percorso, perché nessuno dovrebbe affrontare questi pensieri da solo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

credo abbia scritto due volte lo stesso messaggio a cui le è stato dato già riscontro.

Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, sono pensieri e a volte paure che fanno parte della nostra vita e che in certi momenti ci assalgono e ci impediscono di vivere pienamente ciò che stiamo sentendo. E' normale che accadano. Se però diventano troppo invadenti può essere utile confrontarsi con qualcuno che la possa aiutare. Esprimere questa paura e confrontarsi la può aiutare. Se ritiene sono a disposizione anche online.
Dott.ssa Monica Cecconi
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Lido di Camaiore
Ciao, grazie davvero per aver condiviso ciò che stai vivendo. Le emozioni che descrivi – la paura, la malinconia, i pensieri profondi sul senso della vita e della morte – sono comprensibili e meriterebbero di essere accolte con delicatezza, non soffocate o nascoste.
Stai attraversando un momento carico di significati. Quando una persona cara come tua nonna inizia a stare male, è naturale che dentro di noi si attivino molte riflessioni, a volte anche angoscianti. È come se il mondo, all’improvviso, cambiasse tono: ci si rende conto che nulla è davvero per sempre, e questo può far paura. Non solo per chi amiamo, ma anche per noi stesse.
La tua mente sta cercando di elaborare qualcosa di molto profondo. E questo, per quanto difficile, è anche un segno della tua capacità di sentire in modo autentico. Le domande che ti poni sono le stesse che tante persone si pongono nel silenzio, anche se spesso non hanno il coraggio o lo spazio per dar loro voce. Il fatto che tu lo stia facendo è già un primo passo verso qualcosa di più consapevole.
Se senti che questi pensieri ti appesantiscono troppo, considera la possibilità di parlarne con una psicologa. A volte serve un luogo protetto dove non dover essere forti, dove poter esplorare queste domande senza paura.
Prenditi il tempo di cui hai bisogno. Non devi avere tutte le risposte subito. Stai già iniziando un percorso importante, anche solo riconoscendo quello che provi.
Ci sono domande che non hanno risposte immediate, ma meritano di essere ascoltare. E tu stai già facendo qualcosa di molto prezioso: dare loro voce.
Dott.ssa Monica Cecconi
Dott.ssa Flavia Lanni
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve,

le sue parole toccano profondamente e descrivono con grande lucidità un dolore umano universale: la consapevolezza della fragilità della vita e il senso di smarrimento che può derivare dal confrontarsi con la possibilità della perdita, della morte, e del mistero che ne consegue.

Quello che sta vivendo ora — la malattia della nonna, la preoccupazione per sua madre, la malinconia, le domande sul futuro e sul senso dell’esistenza — non sono segni di debolezza, ma piuttosto testimonianze della sua sensibilità e della profondità con cui sente i legami affettivi. Amare profondamente significa anche temere di perdere. Il fatto che lei senta così intensamente la possibilità della morte e il dolore della separazione dice quanto lei sia viva e connessa alla sua storia, alla sua famiglia, alle sue radici.

È comprensibile sentirsi sopraffatti quando ci si trova davanti a pensieri esistenziali così grandi. Il senso della vita, il timore dell’oblio, il desiderio che ciò che amiamo e siamo non venga dimenticato: sono interrogativi che ci accompagnano, in forme diverse, durante l’intera esistenza. Filosofi, scienziati, religiosi e poeti li hanno affrontati da sempre, proprio perché non esistono risposte assolute. Eppure, ciò non toglie valore alla ricerca stessa del significato.

La paura della morte, così come la paura di perdere chi si ama, spesso si manifesta con forza nei momenti in cui ci sentiamo vulnerabili o in transizione. Forse, lei ora si trova in un punto delicato della vita, in cui è chiamata a sostenere emotivamente chi ama, ma al tempo stesso è anche chiamata a trovare un proprio equilibrio e senso. Non è semplice. Ma è proprio in questo cammino che si può scoprire qualcosa di molto profondo: che, forse, il senso non sta solo nel rispondere alla domanda “cosa c’è dopo?”, ma nel chiedersi: “come posso vivere ora, pienamente, con amore e presenza?”.

La paura del nulla può diventare l’occasione per ritrovare un senso più pieno nel presente.

Condivida questo dolore.

La invito, se sente che questi pensieri diventano troppo pesanti da sostenere da sola, a parlarne con uno psicoterapeuta. Non perché lei sia “malata” o “sbagliata”, ma perché merita uno spazio sicuro in cui poter accogliere e dare voce a queste emozioni, senza giudizio. È un atto di cura verso sé stessa, come quello che ora sta offrendo con dedizione a sua nonna.

Un caro saluto.

Flavia Lanni
Dott. Simone Marenco
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Gentile Utente, le domande esistenziali, il fine vita, la morte sono pensieri e riflessioni che meritano di essere condivise, un confronto con un professionista potrebbe esserle utile per gestire l'ansia e per trovare uno spazio dove esprimere le sue emozioni.
Dott. Marenco
Dott.ssa Alessia Autore
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cara, grazie per aver condiviso qualcosa di così intimo e profondo. Le tue parole esprimono una sensibilità rara e una consapevolezza molto matura per la tua età. Quello che stai vivendo ha un nome: si chiama ansia esistenziale. È una condizione che può emergere in momenti particolarmente delicati della vita, soprattutto quando si ha un confronto diretto con la fragilità dell’esistenza, come sta succedendo ora con tua nonna.
Il dolore che stai provando è naturale; Stai assistendo qualcuno che ami molto nel suo momento di vulnerabilità. Questo risveglia paure che vivono dentro ognuno di noi: la paura della perdita, dell’ignoto, del tempo che passa e della morte. Il fatto che tu ti ponga certe domande non significa che qualcosa non vada in te, al contrario: vuol dire che sei profondamente umana, con un cuore che sente e una mente che cerca un senso. Le grandi domande non hanno risposte facili: "Perché viviamo se poi moriamo?"
Nessuno ha una risposta certa, eppure... questo mistero ci spinge a vivere con maggiore intensità. Forse il punto non è trovare una risposta unica e definitiva, ma costruire un significato personale, il tuo senso della vita, giorno dopo giorno.
È normale provare tristezza e sentirsi sopraffatti dal pensiero della fine. Questo ti rende più vulnerabile, ma anche più viva. La malinconia che senti non è segno di debolezza, è una forma di amore profondo per la vita e per chi ne fa parte.
Ti invito a stare nel presente; Quando la mente corre troppo avanti, si riempie di scenari che ancora non esistono e che ci tolgono il respiro. Oggi sei viva, tua nonna c’è, tua madre c’è. C’è dolore, ma anche presenza. Il futuro è un mistero, ma ogni giorno che viviamo con autenticità contribuisce a costruire quel senso che oggi ti sembra mancare.

Se questi pensieri diventano troppo pesanti da gestire da sola, parlane con uno psicologo dal vivo. A volte basta poco per sentirsi accompagnati e trovare un nuovo equilibrio.
Ti saluto,
Dottoressa Autore
Dott.ssa Virginia Bosca
Psicologo, Psicologo clinico
Calizzano
Buongiorno, mi sento di dirle che le sue riflessioni sono assolutamente lecite e possibili, in un mondo che valorizza molto la performance e poco l'affetto e perde di vista il legame fra le persone. Tuttavia, se volesse approfondire questo tema in un percorso psicologico potremmo capire insieme se e come queste riflessioni invalidano i suoi rapporti sociali.
Dr. Riccardo Sirio
Psicologo, Psicologo clinico
Trofarello
Buongiorno,
le tue parole esprimono una profonda riflessione sulla vita, sulla morte e sul senso dell'esistenza. È naturale, soprattutto in momenti di cambiamento o di perdita, interrogarsi su questi temi. Questi pensieri possono essere parte di una crisi esistenziale, un periodo in cui si mettono in discussione gli aspetti fondamentali della propria vita, come la famiglia, il lavoro, le amicizie e la propria identità .
La paura di perdere le persone care e l'incertezza riguardo al futuro sono emozioni comuni, soprattutto quando ci si trova di fronte a situazioni che ci ricordano la fragilità della vita. Questi sentimenti possono essere legati a una condizione chiamata tanatofobia, ovvero la paura della morte, che può manifestarsi attraverso pensieri ossessivi, ansia e preoccupazioni costanti riguardo alla propria mortalità .
Inoltre, ciò che descrivi potrebbe essere interpretato come una crisi esistenziale, un periodo in cui si mettono in discussione gli aspetti fondamentali della propria vita, come il significato dell'esistenza, le relazioni e il proprio scopo. Questa fase può portare a una sensazione di smarrimento, ma può anche rappresentare un'opportunità per rivedere le proprie priorità e orientarsi verso una vita più autentica .
Il consiglio di è quello di parlare con un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa accompagnarti in questo percorso di esplorazione e comprensione. Non sei sola in questo cammino, e c'è supporto disponibile per aiutarti a trovare serenità e significato nella tua vita.
Se desideri, posso aiutarti a trovare uno specialista nella tua zona o fornirti ulteriori informazioni su come iniziare questo percorso. Non esitare a chiedere. Rimango a disposizione.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso pensieri così profondi e personali. Le sue parole sono cariche di sensibilità, amore e consapevolezza e meritano rispetto e ascolto attento.
Quello che sta vivendo è una fase molto umana e, anche se può sembrare schiacciante, lei non è sola. Riflettere sulla morte, sulla perdita e sul senso della vita è qualcosa che prima o poi tocca chiunque abbia una mente profonda e un cuore sensibile. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande dimostra che è viva, presente e piena di sentimento.

La paura di perdere chi amiamo, così come la nostra stessa fine, è legata all’amore che proviamo e al desiderio di proteggere ciò che conta per noi. Questo è naturale. Sta affrontando un periodo in cui la malattia di sua nonna ha aperto una porta su queste domande esistenziali e spesso accade proprio così: quando ci troviamo di fronte alla fragilità della vita, iniziamo a interrogarci sul suo significato.

Non esiste una risposta unica. Alcuni trovano il senso nella fede, altri nell’amore, altri ancora nella bellezza delle piccole cose quotidiane. Alcune filosofie suggeriscono che la vita non abbia un senso già scritto, ma che siamo noi a doverlo creare giorno dopo giorno, con le nostre scelte, i nostri affetti e il modo in cui trattiamo gli altri.
“Il senso della vita non è qualcosa che si trova. È qualcosa che si costruisce.”

Ha ragione: la scienza non può rispondere con certezza a cosa ci sia dopo. Le religioni offrono risposte diverse, ma anche chi non crede ha spesso una spiritualità profonda. Alcuni trovano conforto nell’idea che una parte di noi – nei ricordi, nelle opere, nell'amore che abbiamo dato – continua a vivere negli altri. Altri sentono che, anche se non sappiamo cosa c’è dopo, ciò che facciamo adesso è ciò che conta.

Riguardo alla paura di essere dimenticati, questa è una paura legata al bisogno di lasciare un’impronta, di contare ed è comprensibile, tuttavia, lasciare un segno non significa necessariamente fare grandi cose: anche solo amare profondamente qualcuno, come sta facendo con sua nonna e sua madre, è un’eredità enorme. Le persone che amiamo vivono nei gesti, nelle parole e nei ricordi che abbiamo condiviso con loro e lei sta creando questo legame ogni giorno.
Non si forzi a trovare tutte le risposte, nessuno le ha e va bene così. A volte vivere è proprio continuare a camminare anche senza sapere tutto.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Stefania Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
capisco quanto possa essere difficile convivere con certi pensieri ed emozioni, soprattutto quando sembrano non voler andare via. A volte ci si sente soli, confusi, e si ha l’impressione che nessuno possa davvero comprendere cosa si sta vivendo.

Le voglio dire che non è sbagliato sentirsi così, e che ogni emozione ha un senso, anche se in certi momenti può far male. Parlare con qualcuno che ascolta, in un ambiente sicuro, può davvero fare la differenza.

Se sente il bisogno di uno spazio in cui potersi raccontare e iniziare a stare meglio, mi contatti pure. Sarà un primo passo importante, e lo faremo insieme.

Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Dott.ssa Anna Bruti
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
San Benedetto del Tronto
Buongiorno,
ciò che sta vivendo è molto profondo e umano. Quando una persona cara sta male, come sua nonna, è naturale che emergano paure esistenziali, domande sul senso della vita, sul futuro, sulla morte. Non sono pensieri “sbagliati” o “strani”, ma segnali di un bisogno autentico di comprendere, di trovare un modo per stare nel mondo con meno angoscia.

Queste riflessioni possono diventare molto pesanti da portare da soli, ma possono anche trasformarsi in un punto di partenza per conoscersi meglio, dare significato a ciò che si vive e imparare ad accettare con più serenità anche ciò che non possiamo controllare.

Se lo desidera, possiamo affrontare insieme questi pensieri con delicatezza, lavorando su ciò che la spaventa e cercando un modo per stare nel presente senza essere sopraffatta dall’idea della perdita. Sarebbe un primo passo per ritrovare un po’ di pace dentro di sé.
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
Il tema da lei portato è molto profondo.
Il senso della vita è un concetto su cui si sono interrogati molti filosofi e studiosi psicologi nel passato. Deve essere difficile vivere pensando che dopo non ci sarà più nulla e si cadrà nell'oblio. Tuttavia, il ciclo della vita ci sprona anche a compiere delle attività per lasciare un segno in questo mondo, così da sentire soddisfazione e riconoscimento. Concordo sul non sapere che cosa ci aspetta dopo, tuttavia, le dico una cosa che spero possa aiutarla: le persone non muoiono veramente finché resta in noi vivido il loro ricordo. Vale a dire: chi se ne va prima di noi rimane nel nostro cuore sotto forma di ricordi, esperienze, emozioni, condivisione, idee, insegnamenti. Perciò, gli altri lasciano un'impronta in noi e rivivono in noi. Sua nonna rivivrà in sua madre e in lei, non sarà dimenticata. Molte discipline hanno studiato la vita oltre la morte e, in alcune situazioni, affermano che ci sia un'altra dimensione, dove si è vivi e vegeti spiritualmente. La vita sulla Terra è un'opportunità che possiamo sfruttare per lasciare un segno. Per quanto riguarda le sue paure, le suggerisco di provare a parlarne con qualcuno di cui si fida per avere sostegno emotivo. Sentirsi accolta ed ascoltata la può aiutare a sentirsi meglio. Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento. Cordiali saluti
Dott. Francesco Maria Tarasi
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Milano
Gentile utente.
Le rispondo da un punto di vista psicoanalitico, anche se non è l’unico ne il migliore. Le parole che ha espresso aprono uno spazio importante di riflessione su affetti, esperienza della perdita e costruzione del Sé. In esse risuonano vissuti profondi che riguardano non solo la relazione con le figure significative della sua vita, ma anche l’individuazione della sua identità.
L’esperienza che sta attraversando sembra collocarsi in un momento in cui si fa strada la consapevolezza della caducità: tutto ciò che è bello e significativo è destinato a finire. Questa consapevolezza riguarda non solo la sua vita, ma anche quella delle persone a cui lei è legata affettivamente. La malattia di sua nonna, figura d’amore centrale, può aver riattivato, a livello inconscio, un’angoscia di separazione: un’esperienza che emerge quando viene vissuta l’assenza o perdita di una persona importante come una minaccia alla coesione del proprio mondo interno.
Si può collocare questa angoscia nelle prime relazioni di attaccamento, quando le figure genitoriali vengono vissute come onnipotenti e immortali. Con il tempo, però, si rivela la loro vulnerabilità e mortalità. Questo confronto con il limite può generare disorganizzazione psichica, un senso di perdita di controllo, e mettere in crisi il suo sé , ovvero, la percezione più o meno stabile che una persona ha di sé stessa.
Riguardo all’ansia di morte che emerge, non riguarda solo la cessazione della vita biologica, ma anche una dimensione simbolica della perdita di una parte di sé, identificata nell’oggetto d’amore. In questo senso, la malinconia che descrive può essere letta come un vissuto depressivo legato a un lutto anticipato. La sua psiche sembra iniziare ad elaborare non solo la possibilità della perdita della nonna, ma anche la perdita di quella parte di lei che si è costruita in relazione con lei.
Quando l’oggetto è percepito come assente, ma non ancora “lasciato andare” psichicamente, può emergere un senso di vuoto, uno smarrimento del Sé. In questo contesto, la sua affermazione, “Ho paura di essere dimenticata e di far perdere tutto ciò che la mia famiglia ha fatto”, assume un significato profondo: esprime il bisogno di lasciare una traccia, di mantenere vivo un legame simbolico, di sentirsi parte di una continuità. Oltre alla paura della morte, emerge quindi una paura più sottile: quella dell’invisibilità, della cancellazione, del non essere abbastanza importante da sopravvivere nella memoria degli altri. Questi suoi pensieri stanno emergendo dalla coscienza e
potrebbero aiutarla a riflettere sul tipo di legame interno che ha con sua madre e sua nonna ed in che modo queste relazioni hanno strutturato il suo Sé. Potrebbe aiutarla anche fare pensieri su esperienze di lutto o separazione del passato che sente di non essere state completamente elaborate. Oppure chiedersi cosa significa per lei “lasciare una traccia” o come immagina di poter vivere l’inevitabilità delle perdite future.
Queste domande, anche se non risolvono il problema possono aprire uno spazio di elaborazione che consenta di trasformare l’angoscia in significato, il lutto in una riconfigurazione mentale da elaborare e la paura della fine in un processo di ricostruzione soggettiva.
I pensieri che sta attraversando non sono patologici, ma rappresentano un passaggio critico nel percorso evolutivo del suo mondo interno. Anche se ora tutto può apparire angosciante, questo potrebbe essere un momento di transizione psichica, in cui il Sé si riorganizza per affrontare una nuova fase del proprio sviluppo.

Un cordiale saluto, con l’augurio di aver risposto in modo utile ai suoi quesiti.

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