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Salve! Sono uno psicologo ad orientamento psicodinamico. Propongo una psicoterapia, sostenibile, a costi agevolati, accessibile a tutti e che permetta a molti di poter usufruire di un percorso terapeutico sia a breve che a lungo termine. Utilizzo la “talk therapy” che può essere un metodo molto potente per prendersi cura della propria salute mentale ed emotiva. Si può usare la “talk therapy” per dare voce a emozioni difficili e cominciare a capirle meglio. Ricevo presso il Milan Medical Center, in via Angelo Mauri 3, Milano.
Se senti che è il momento di iniziare un percorso, o semplicemente vuoi capire se può essere utile per te, contattami per fissare un primo colloquio conoscitivo. Il costo di ogni seduta è di 50 €! 

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11 recensioni

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  • G

    Col dottor Tarasi mi sono sentita subito a mio agio grazie alla sua empatia che mi ha consentito di avere dal primo incontro molta fiducia
    Il lato umano unito alla competenza professionale mi stanno aiutando a vivere un momento difficile.

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  • B

    Sempre disponibile e competente. il suo sorriso è già il primo passo per affrontare se stessi

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  • G

    Ho iniziato il mio percorso col dott TARASI in un momento particolare della mia vita. Mi sono sempre sentita ascoltata e mai giudicata. Il suo approccio è stato molto professionale e rispettoso delle mie emozioni e dei miei tempi. Ho imparato a gestire situazioni di ansia e risolvere problemi che prima mi sembravano insormontabili. Lo ringrazio e lo consiglio vivamente.

     • Milan Medical Center colloquio psicologico  • 

  • F

    Il Dott. Tarasi è un terapeuta che racchiude in sé molte caratteristiche non comuni da trovare nel suo settore: innanzitutto una grande empatia, che soprattutto al primo incontro non guasta ed incoraggia, un ascolto attento ad ogni minimo particolare ed espressione, una spiccata capacità di riflessione ed analisi che porta l’interlocutore a riconoscere innanzitutto gli aspetti positivi del suo vissuto. Per me queste caratteristiche sono importanti ed incoraggianti per avviare un percorso proficuo che ora approccio con meno angoscia e più coraggio.

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  • A

    L'empatia porta sempre a risultati soddisfacenti così come la sua professionalità

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  • D

    Ho conosciuto Francesco 8 anni fa, in un periodo particolare e difficile della mia vita! È una persona speciale! È più di uno psicologico.. È una
    persona molto empatica,umile, attenta e con la sua simpatia ti mette subito a proprio agio! Se tornassi indietro farei di nuovo la stessa scelta!

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  • R

    Ottima esperienza. Professionalità, ascolto, disponibilità, accoglienza.

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  • A

    Mi sento completamente a mio agio, rilassata e riesco ad essere me stessa

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  • A

    Mi sono affidata al dott. Francesco Maria Tarasi in un periodo di difficoltà. Esperienza positiva da ogni punto di vista. Sono riuscita a riprendere in mano la mia vita. Il dottore mi ha fatta sentire a mio agio fin da subito, aiutandomi a comprendere le radici del problema e offrendomi gli strumenti per affrontarlo. Durante il percorso mi sono sempre sentita a mio agio. Lo consiglio vivamente per la disponibilità all’ascolto e la professionalità. Organizzazione ottima.

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  • M

    Empatico disponibile preparato lo rivedremo sicuramente

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno.
Mi trovo ad affrontare una situazione allarmante e angosciante riguardante mia madre.
Ha 68 anni, vedova, pensionata.
Mi è stato riferito che avrebbe sottratto un mazzo di chiavi ad una parente.
La parente non si è accorta subito della loro sparizione ma è certa che la colpevole sia mia madre, che però nega ogni suo coinvolgimento.
A quanto pare non è il primo episodio, in passato ha fatto sparire altri oggetti di poco valore e della corrispondenza.
I parenti hanno lasciato correre perché non volevano causarmi un dolore, sono stata tenuta all'oscuro di tutto fino a due giorni fa.
Come posso aiutarla?
Ha già altri problemi di salute, soffre di ipertensione e negli ultimi mesi è parecchio nervosa causa cantiere in corso al piano di sopra.
Ho provato a parlarle con delicatezza ma niente. Temo una reazione fisica avversa (crisi ipertensiva, autolesionismo) o, peggio ancora, un ripetersi dei furti insistendo nel chiederle se ha fatto qualcosa.
Vorrei aiutarla a prendere coscienza del problema ma non so come fare.


Gentile utente,
Buongiorno!
Quello che sta vivendo potrebbe avere risvolti estremamente delicati e dolorosi, che toccano diversi ambiti: affettivo, familiare, medico e psicologico.
Le propongo alcune ipotesi su come affrontare questo momento, ma la invito comunque a richiedere un consulto specialistico.
Il comportamento di sua madre (come sottrarre oggetti, negare l’evidenza o agire in modo anomalo) potrebbe non essere necessariamente un semplice “furto” in senso stretto, ma un segnale di disagio o un problema più complesso. Alcune possibili spiegazioni ( solo mie personali ipotesi) compatibili con l’età e il contesto, potrebbero riguardare: forme iniziali di demenza (ad esempio Alzheimer o demenza vascolare), che possono manifestarsi con comportamenti come sottrarre oggetti pensando di averne diritto, dimenticare dove si sono messi, diventare sospettosi o paranoici, o negare evidenze oggettivi; oppure potrebbero riguardare disturbi psichici legati a stress cronico (ad esempio il cantiere che ha menzionato), vissuto di solitudine da vedova, la pensione, che possono innescare o aggravare disturbi latenti, con sfoghi comportamentali insoliti, come un disturbo del controllo degli impulsi o un quadro ansioso/depressivo. Detto questo, è fondamentale non affrontare tutto da sola. Anche se sua madre rifiuta il dialogo diretto, può provare ad accompagnarla dal medico di base spiegando, con tatto, che le sembra stanca, stressata o un po’ più confusa del solito.In questi casi, il medico potrà valutare lo stato fisico generale (pressione, sonno, farmaci), prescrivere eventualmente una valutazione neuropsicologica o neurologica (test cognitivi, visita da geriatra o neurologo), ed escludere cause organiche (infezioni, squilibri metabolici, ecc.) che a volte possono simulare una demenza. Anche questa prima valutazione può aiutare a capire se si tratta di un disturbo reversibile o di un esordio più serio. Sarebbe inoltre importante evitare confronti diretti sul “furto” (come domande tipo “hai preso?” o “perché menti?”), perché possono aumentare la difesa e la negazione di sua madre, generando litigi. Le suggerisco di usare un tono più preoccupato e affettuoso, con frasi come “Mamma, ti sento più agitata del solito. Mi preoccupo per te perché sei importante per me.” Potrebbe essere utile coinvolgere una persona che lei rispetta (medico, amica fidata, parente neutro) per accompagnarla a un primo controllo senza allarmarla. Capisco che prendersi cura di un genitore che attraversa un possibile cambiamento psichico sia impegnativo e difficile. Per questo potrebbe esserle molto utile parlare con un neuropsicologo, che potrà fornirle strumenti comunicativi e aiutarla a gestire la situazione in modo graduale e protettivo.Se la situazione dovesse peggiorare, con comportamenti pericolosi o fortemente alterati, valuti un consulto specialistico urgente (geriatra o neuropsichiatra).
Se vuole può scrivere un messaggio per il medico in cui spiega che da qualche tempo sua madre presenta cambiamenti significativi nel comportamento e nelle capacità cognitive, specificando che lei non è consapevole o tende a minimizzare questi cambiamenti, rendendo difficile affrontare la questione direttamente. L’obiettivo è trovare un modo delicato ma efficace per coinvolgerla in una valutazione.

Le auguro di trovare risposte e supporto adeguato in questo momento così delicato.

Un cordiale saluto

Dott. Francesco Maria Tarasi

Salve sono una ragazza di 25 anni, mi sento troppo pensierosa al futuro. Credo che il problema si a scaturito in questo periodo perché mia nonna materna molto legata a lei ha iniziato a sentire male. Mia madre sta con lei per accudirla insieme a me.
Ultimamente sono diventata malinconia perché ho avuto paura di perdere mia nonna, stavo anche riflettendo che un domani molto lontano perderò anche mia madre ma non solo lei ma tutte quelle persone che mi stanno a cuore.
Ho fatto varie riflessioni ed ho capito che ho paura di perdere tutti ed io stessa ho paura di morire in un futuro.
Non riesco a darmi pace sul senso della vita, non riesco a capire del perché dobbiamo vivere e poi non sapere cosa c'è dopo la nostra morte.
Se la nostra coscienza muore con noi o se continua ad esistere. Sono pensieri che gli scienziati e i medici si sono fatti ma non riescono ancora a capire se c'è un dopo. Io non mi do pace, perché ho anche paura di essere dimenticata un domani di far perdere tutto ciò che la mia famiglia ha fatto.... So che questa è la vita ma non ne capisco il senso di dovere vivere e poi sparire e sapere che dopo la morte non c'è niente quindi come se stessi dormendo ma per sempre senza svegliarsi mai. Grazie a chiunque leggere questo messaggio.

Gentile utente.
Le rispondo da un punto di vista psicoanalitico, anche se non è l’unico ne il migliore. Le parole che ha espresso aprono uno spazio importante di riflessione su affetti, esperienza della perdita e costruzione del Sé. In esse risuonano vissuti profondi che riguardano non solo la relazione con le figure significative della sua vita, ma anche l’individuazione della sua identità.
L’esperienza che sta attraversando sembra collocarsi in un momento in cui si fa strada la consapevolezza della caducità: tutto ciò che è bello e significativo è destinato a finire. Questa consapevolezza riguarda non solo la sua vita, ma anche quella delle persone a cui lei è legata affettivamente. La malattia di sua nonna, figura d’amore centrale, può aver riattivato, a livello inconscio, un’angoscia di separazione: un’esperienza che emerge quando viene vissuta l’assenza o perdita di una persona importante come una minaccia alla coesione del proprio mondo interno.
Si può collocare questa angoscia nelle prime relazioni di attaccamento, quando le figure genitoriali vengono vissute come onnipotenti e immortali. Con il tempo, però, si rivela la loro vulnerabilità e mortalità. Questo confronto con il limite può generare disorganizzazione psichica, un senso di perdita di controllo, e mettere in crisi il suo sé , ovvero, la percezione più o meno stabile che una persona ha di sé stessa.
Riguardo all’ansia di morte che emerge, non riguarda solo la cessazione della vita biologica, ma anche una dimensione simbolica della perdita di una parte di sé, identificata nell’oggetto d’amore. In questo senso, la malinconia che descrive può essere letta come un vissuto depressivo legato a un lutto anticipato. La sua psiche sembra iniziare ad elaborare non solo la possibilità della perdita della nonna, ma anche la perdita di quella parte di lei che si è costruita in relazione con lei.
Quando l’oggetto è percepito come assente, ma non ancora “lasciato andare” psichicamente, può emergere un senso di vuoto, uno smarrimento del Sé. In questo contesto, la sua affermazione, “Ho paura di essere dimenticata e di far perdere tutto ciò che la mia famiglia ha fatto”, assume un significato profondo: esprime il bisogno di lasciare una traccia, di mantenere vivo un legame simbolico, di sentirsi parte di una continuità. Oltre alla paura della morte, emerge quindi una paura più sottile: quella dell’invisibilità, della cancellazione, del non essere abbastanza importante da sopravvivere nella memoria degli altri. Questi suoi pensieri stanno emergendo dalla coscienza e
potrebbero aiutarla a riflettere sul tipo di legame interno che ha con sua madre e sua nonna ed in che modo queste relazioni hanno strutturato il suo Sé. Potrebbe aiutarla anche fare pensieri su esperienze di lutto o separazione del passato che sente di non essere state completamente elaborate. Oppure chiedersi cosa significa per lei “lasciare una traccia” o come immagina di poter vivere l’inevitabilità delle perdite future.
Queste domande, anche se non risolvono il problema possono aprire uno spazio di elaborazione che consenta di trasformare l’angoscia in significato, il lutto in una riconfigurazione mentale da elaborare e la paura della fine in un processo di ricostruzione soggettiva.
I pensieri che sta attraversando non sono patologici, ma rappresentano un passaggio critico nel percorso evolutivo del suo mondo interno. Anche se ora tutto può apparire angosciante, questo potrebbe essere un momento di transizione psichica, in cui il Sé si riorganizza per affrontare una nuova fase del proprio sviluppo.

Un cordiale saluto, con l’augurio di aver risposto in modo utile ai suoi quesiti.

Dott. Francesco Maria Tarasi
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