Salve sono una donna di 47 Annie da circa 15 anni soffro e non accetto il Disturbo ossesivo compulsi

42 risposte
Salve sono una donna di 47 Annie da circa 15 anni soffro e non accetto il Disturbo ossesivo compulsivo sono in cura CPS e mi hanno prescritto Fevarin ma senza risultati e hanno provato a cambiare farmaco ma avevo effetti collaterali io abito in provincia di Milano e sinceramente non c'è la faccio più sorrido sempre nascondo x non fare soffrire la mia famiglia ma sinceramente la miglio cosa è togliermi la vita è insopportabile sta malattia ma ha proibito molte gioie ,e mi impedisce di svolgere una vita normale.. purtroppo negli ultimi periodi non sto lavorando e ho problemi molto seri con i miei cari , non posso fare visite private i miei genitori mi hanno dato tutto e fatto fare visite ma senza risultati non posso chiedere a loro più niente ora sono anziani e soffrono molto , non ho mai chiesto aiuto a nessuno ho sempre combattuto con sacrifici da sola ma ora non riesco più non ho più la forza di reagire mi sento diversa e sola nn secondo ai miei cari per non farli soffrire hanno avuto già una vita dura e io penso al suicidio veramente c'è qualche medico psicologo che mi può dare ultima possibilità aa curarmi come ripeto non ho più nulla non posso pagare mi hanno preso tutto oltre la mia dignità . Aiuto vi prego non ho più un compagno x questa malattia, non ho potuto avere figli per Endometriosi. E sinceramente ero una ragazza piena di vita con tante passioni molto carina, sensibile . Aiutatemi non c'è la faccio più .
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve signora, Mi spiace molto per la situazione è il disagio espresso. Comprendo quanto possa essere difficile ed invalidante convivere con il disturbo ossessivo compulsivo, chi glielo ha diagnosticato? A che età? Fa bene a cercare di lottare per non farsi dominare dal disturbo, ritengo Infatti per lei fondamentale intraprendere un percorso psicologico al fine di indagare le cause, origini e soprattutto i fattori di mantenimento che tengono in vita ancora il disturbo. Mi spiace Inoltre per quanto riguarda l'endometriosi, elemento che già non alleggerisce una situazione di per sé abbastanza complessa. Sarebbe opportuno, Inoltre, indagare i suoi vissuti emotivi e pensieri in merito alla possibilità di non aver potuto avere figli.
Cordialmente, Dott. FDL

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Dott. Gianmarco Simeoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Varese
Buonasera signora, mi dispiace per la situazione in cui si trova. Se teme di potersi togliere la vita, contatti il PS o il CPS, sapranno aiutarla tempestivamente. Mi rendo conto che necessita di un supporto psicologico; provi a cercare dei consultori nella sua zona, sicuramente ce ne saranno. Di solito vengono proposti dei pacchetti di colloqui gratuiti nel caso in cui il paziente non sia in grado di pagare la terapia. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordialmente, dott. Simeoni
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Cara donna,
sarebbe opportuno che intraprendere un percorso psicoterapico quanto prima, accompagnandolo da adeguata terapia farmacologica. È l unica stra possibile in questo momento vista la situazione. Non si lasci andare e segua le indicazioni mie e dei colleghi.

Cari saluti.
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Francesca Tardio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Cara utente, mi dispiace moltissimo. Deve essere veramente difficile gestire da sola la sofferenza che le arreca la sua condizione. Purtroppo i farmaci non bastano da soli, ha assolutamente bisogno di aiuto. Si rechi quanto prima nell’asl di riferimento della sua zona per ricevere le cure di cui ha diritto.
Se ha bisogno di ulteriori informazioni mi scriva pure privatamente.

Dott.ssa Francesca Tardio
Dott. Massimiliano Trossello
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Leinì
Buongiorno. Sono d'accordo con i colleghi. Per evitare quanto prima derive, prenda in considerazione un aiuto concreto. Un percorso più strutturato ed efficace.

Cordialità

MT
Buongiorno signora, intanto chiami il numero di emergenza unico nazionale 112 e spieghi il suo stato emotivo chiedendo un primo aiuto psicologico. In secondo luogo inizi il prima possibile un percorso psicologico.
Non veda il suicidio come l'unico modo per uscire da questa situazione che l'accompagna da tanti anni. Attraverso un professionista potrà iniziare a modificare i suoi comportamenti e iniziare a vivere diversamente.
Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Dott.ssa Marina Montuori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buon pomeriggio, la sua sembra una situazione molto difficile ed appare come molto addolorata. Credo che vista la sua sofferenza le sarebbe necessario un supporto quanto meno psicologico se non psicoterapeutico per superare questo difficile momento. La farmacologia a volte può non bastare. Ed in effetti l'aiuto di un terapeuta potrebbe sostenerla anche nella solitudine che descrive. Avrebbe la possibilità di raccontarsi e di sentirsi ascoltata. Non molli, dunque. A seconda delle sue possibilità le consiglio di chiedere un percorso psicologico o psicoterapeutico nelle strutture pubbliche (Cps stesso o consultori) o di rivolgersi a un professionista privato. La saluto cordialmente, Buon Anno. Marina Montuori
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, credo che per lei sia importante intraprendere un percorso di psicoterapia. Ha provato a consultare l'ASL di zona?
Buona serata.
Dott. Fiori
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Gentile utente, i farmaci da soli non sono sufficienti. Al punto di sofferenza in cui si trova è necessario richiedere al più presto un aiuto nel consultorio più vicino. Milano dovrebbe essere ben attrezzata. Mi faccia sapere, eventualmente si faccia risentire e insieme troveremo una soluzione. Rimango a sua disposizione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Gentile utente, mi dispiace molto. Le esperienze che racconta devono essere davvero molto difficili, tanto più se vissute in solitudine e con la sensazione che non vi sia un rimedio. Dalle sue parole emergono tutta la frustrazione e l'impotenza che deve provare quotidianamente. Per questo motivo la invito a chiedere un aiuto che non sia solo farmacologico ma anche psicologico e che la possa sostenere in questo momento. Può chiedere un colloquio presso una struttura pubblica (ASL o consultorio). Sarà importante comprendere e dare un significato alla sua sofferenza anche alla luce della particolare fase di vita che sta attraversando. Resto a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve.
Concordo con i colleghi che deve farsi aiutare con un supporto psicoterapeutico perché i farmaci da soli non sono sufficienti.
Non parli al passato quando si descrive come una ragazza carina, sensibile e piena di vita. Lo è anche adesso.
Nonostante senta il disturbo invalidante, nonostante i pensieri suicidi, lei pensa a non far soffrire i suoi cari... è consapevole di quanta sensibilità sta esprimendo?
É ancora piena di vita, altrimenti non avrebbe scritto.
Si ancori a queste sue qualità che la malattia non le ha tolto e si faccia aiutare
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
certo che avere una tale chiarezza e lucidità della situazione è segno di chi ha buone capacità di riflessione ed introspettive. Certo, il suicidio, a volte, può essere un pensiero che appare come soluzione. Sono disposta ad ascoltarla e a fornire altri spunti per riflettere insieme in merito al senso di morte, fallimento e alle sue convinzioni sulla vita. Ho però un vincolo, non lavoro gratuitamente, quindi se il limite è di carattere economico le suggerisco di parlarne con i colleghi delle istituzioni.
Un saluto cordiale
Dr.ssa Sellini Marzia
Dott. Roberto Morlacchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
convivere con un disturbo ossessivo compulsivo per così tanto tempo è sicuramente molto faticoso ed angosciante.
Ne parli ai suoi curanti del CPS e si affidi a loro, che conoscendola da tempo la potranno sicuramente aiutare sia in senso farmacologico che psicoterapico.

In bocca al lupo per tutto!
RM
Dott.ssa Paola Trombini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buonasera signora, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo, le esperienze che racconta sembrano davvero difficili soprattutto perché affrontate da sola e con il timore che non ci sia rimedio. Per il livello di sofferenza che sta vivendo i farmaci da soli non bastano, ha bisogno di un supporto psicoterapeutico, tale percorso le permetterà non solo di lavorare sul disturbo e sul suo malessere, ma anche di non sentirsi più sola ad affrontare tutto ciò. Si rechi alla sua Asl di riferimento al più presto per ricercare le cure a cui ha diritto. Un cordiale saluto
Gentile signora, a roma esistono percorsi gratuiti, credo esistano anche a Milano e, da ciò che scrive, lei ne ha diritto. La sua sofferenza è grande, ma ha anche la forza di chiedere aiuto, deve contare su questa luce che ancora vede, si rivolga alla asl o al suo medico, dovrebbero essere in grado di fornirle strutture a cui rivolgersi.
Le auguro di trovare presto qualcuno che possa aiutarla.
Claudia m
Dott.ssa Adele Stefanini
Psicologo
Follonica
Buona sera,
Comprendo benissimo il suo disagio e me ne dispiaccio molto. Innanzitutto sarebbe opportuno intraprendere un percorso psicologico, anche per gestire queste forti emozioni oltre ai pensieri negativi, che sta vivendo in questo momento. Oltre all’aiuto farmacologico, un percorso può essere sempre ultile.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Patrizia Provasi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Legnano
Cara signora, quanta sofferenza nel suo scritto. Ma, se chiede aiuto, vuol dire che una parte vitale è rimasta e che lei vuole aggrapparsi a questa. Per cui, ci si aggrappi.
Rispetto a 15 anni fa, i farmaci sono cambiati. Provi a rivolgersi al CPS della sua zona in modo da poter accedere ad un aiuto farmacologico, associato ad una terapia psicologica.
E chissà che anche per i suoi genitori, vedendo la sua voglia di farcela, sia una boccata d'aria che porta nuovi equilibri.
Ci vuole tanta tenacia per affrontare tutto quello che sta vivendo e quindi...FORZA!
Dott.ssa Ilaria Rasi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, ritengo sia molto importante imparare ad accogliersi nella propria bellezza prendendosi cura di sé soprattutto nei momenti di difficoltà: questi infatti posso essere preziosi per la conoscenza di sé. Comprendo la sua sofferenza così come la impellente richiesta di aiuto: convivere con un disturbo importante come il suo non è semplice, il primo passo però è come scritto sopra: accogliersi ed accettarsi partendo proprio da che cosa vorrebbe dire per lei "accettare questo disturbo".
Dott.ssa Stefania Carbone
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Napoli
Cara Signora il suo dolore si sente molto chiaramente e forte. La sua situazione non è sicuramente semplice ma non si arrenda, ci sono numeri nazionali, consultori e la sanità pubblica. Se chiede aiuto è perchè non vuole lasciarsi andare; vada fino in fondo. Abbia cura di sè.
Dr. Leonardo Antonio Ricci
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Foggia
Salve, nelle sue parole traspare tutta la sua angoscia. Ha provato a contattare qualche collega nelle strutture pubbliche? le chiedo di domandarsi se il fatto di non voler chiedere un aiuto economico alla sua famiglia è scaturito da reali indisponibilità economiche o è solo una sua resistenza?
Saluti
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott. Espedito Longo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Buongiorno, trovare la motivazione necessaria ad intraprendere un percorso psicoterapeutico non è mai semplice. A volte si arriva in terapia quando si è disperati e la forza della disperazione è una leva molto potente. La sua richiesta d'aiuto arriva molto chiara. Se non ha le risorse economiche per iniziare una psicoterapia, si rivolga alle strutture del territorio. Cercando in rete ho trovato che l'associazione ITACA svolge un'attività di auto motuo aiuto a Milano. Si rivolga a loro per un orientamento. Cordiali saluti
Dott.ssa Valentina Maccioni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno, la sua è una richiesta di aiuto molto forte che necessità di una presa in carico da parte di uno psicoterapeuta. La motivazione è un aspetto molto importante che porta verso l'accettazione e il cambiamento, il mio consiglio è quello di affidarsi ad un professionista. Cordialmente
Dott.ssa Valentina Maccioni
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente, nel DOC, a mio avviso, è fondamentale un approccio cognitivo, valuti attentamente come muoversi.

Cordialmente

Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Federica Moro
Psicoterapeuta, Psicologo
Ravenna
Cara signora, immagino che ciò che descrive le crei vari problemi e incida negativamente sulla qualità della sua vita. Come consigliato dai colleghi in una situazione del genere è assolutamente consigliato intraprendere un percorso psicologico.
Le auguro di potersi prendere cura di sè. Un caro saluto
Dott.ssa Federica Moro
Dott. Luca Russo
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Varese
Cara utente , mi dispiace molto che lei stia vivendo questo forte disagio e accolgo completamente la sua richiesta d'aiuto .
In questo caso , avendo questo tipo di istinto, come i miei colleghi riferiscono, le consiglio di rivolgersi al PS o strutture preposte che sapranno aiutarla in questo momento difficile e delicato.
Inoltre può trovare consultori nella sua zona che potranno certamente supportarla prendendola in carico.
Resto a completa disposizione per tutti i chiarimenti, dubbi e semplici domande che vorrà rivolgermi.
Le invio un fortissimo abbraccio con immensa positività augurandole che possa riprendere in mano la sua vita .
Dr. Luca Russo
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicologo clinico
Vimodrone
Buonasera signora, la ringrazio anticipatamente per aver condiviso con noi la sua problematica. Capisco benissimo la sua sensazione di sofferenza, ma il rimando che le posso dare maggiormente è quello di non mollare e provare a porsi degli obiettivi, con l'aiuto di un terapeuta cognitivo comportamentale.
Dott.ssa Serena Pellicanò
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno signora, mi dispiace tantissimo per la sofferenza espressa e la ringrazio per averla condivisa con noi.
Purtroppo il DOC è un disturbo molto invalidante ed estenuante che fa sentire intrappolati, porta a trascorrere molto tempo a rimuginare, sviluppa visioni negative e catastrofiche che causano angoscia e aumentano smisuratamente il livello d'ansia nel tentativo di trovare una soluzione. Ha un costo sociale molto elevato, spesso come nel suo caso porta alla perdita del lavoro, a non riuscire più ad uscire da casa, ecc.
Sia indulgente con se stessa, l'accettazione di sé è il primo passo per poi iniziare a combattere.
Per questo motivo è necessario richiedere un supporto costante e in alcuni casi trovare la terapia farmacologica giusta non è immediato; le consiglio un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale perché l'assunzione esclusiva del farmaco senza alcun supporto psicologico non è sufficiente soprattutto nella situazione che descrive. Provi a parlarne con il medico che le ha prescritto la cura al CPS, vedrà che l'aiuterà a trovare una soluzione, altrimenti provi a rivolgersi presso l' ASL della sua zona o ad un consultorio.
Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio e sono disponibile ad aiutarla a trovare una soluzione. Cordiali saluti, Dott.ssa Serena Pellicanò
Dott.ssa Giulia Di Bartolo
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Taormina
Buonasera, il suo disagio è estremamente comprensibile e richiede un'estrema attenzione. Potrebbe essere utile e importante intraprendere un percorso psicologico, in modo da poter esplorare le emozioni che sente.
Un caro saluto.
Dott.ssa Lara Toscano
Psicologo, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua storia. Immagino come possa essere difficile e pesante la sua situazione, se la porta a pensieri tanto distruttivi e alla ricerca di soluzioni estreme. Mi sento di dirle che se finora ha provato a cavarsela da sola (affiancata dal CPS), probabilmente è giunto il momento di rivolgersi ad un professionista che la accompagni, per non dover più lavorare da sola sulle sue difficoltà. Vista la condizione economica probabilmente potrebbe informarsi rispetto ai servizi della sua zona, se sono presenti enti che permettono percorsi a prezzi calmirati o gratuiti (come consultori o simili). Sul disturbo specifico che la riguarda, inoltre, mi sentirei di consigliarle la terapia cognitivo-comportamentale che, rispetto ad altre, risulta particolarmente indicata per il DOC. Col lavoro sull'estinzione di ossessioni e compulsioni la qualità di vita potrebbe nettamente migliorare, soprattutto alla luce dello stato attuale. Lavorare poi sulla comprensione del suo funzionamento personale permetterebbe di aumentare la sua consapevolezza e riprendere le redini della sua vita, non fermandosi al sintomo ma indagandone le cause. Cordialmente
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, mi dispiace molto per la sua sofferenza e per l'impatto che il DOC sta avendo sulla sua vita.
Ha mai chiesto allo psichiatra del CPS di poter svolgere un percorso di psicoterapia?
In alternativa esistono enti che offrono dei servizi a prezzo calmierato, come per esempio Scacco Matto, una rete di cooperative che si occupa di salute mentale. Provi a vedere se vicino a lei ci sono enti simili.
Un caro saluto, dott. Simone Feriti
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Gentilissima utente, mi dispiace davvero molto sapere che ti senti in questo modo. È chiaro che stai affrontando una situazione estremamente difficile e dolorosa. Da una prospettiva psicologica sistemico-relazionale, il tuo disagio non può essere visto solo in termini individuali, ma è anche influenzato dalle tue relazioni e dal contesto in cui vivi.
Comprensione del contesto sistemico: È importante riconoscere che le difficoltà che stai affrontando non sono solo il risultato delle tue esperienze personali, ma sono anche collegate alle relazioni con i tuoi familiari e al contesto sociale in cui ti trovi. Le pressioni e le aspettative che ti senti di sostenere possono aumentare il tuo senso di isolamento e impotenza.
Espressione dei sentimenti: Anche se hai scelto di proteggere i tuoi cari dal tuo dolore, è fondamentale trovare uno spazio sicuro dove esprimere i tuoi sentimenti. Nascondere il tuo malessere può aggravare il senso di solitudine. Potresti considerare di parlare con qualcuno di fiducia, come un amico o un familiare, o di cercare un gruppo di supporto dove poter condividere le tue esperienze senza giudizio.
Richiesta di aiuto: È fondamentale non sentirti sola in questo momento. Ci sono diversi servizi gratuiti e risorse nella tua zona che offrono supporto psicosociale, come i centri di ascolto o le associazioni di volontariato. Potrebbe essere utile contattare un professionista della salute mentale che possa offrirti un supporto mirato, anche se hai avuto esperienze negative con i trattamenti farmacologici.
Centrarsi sui tuoi bisogni: Considera di rivisitare le tue esigenze e i tuoi desideri. Ciò che stai vivendo ora è il risultato di una somma di esperienze e relazioni. Potresti chiederti qual è il primo passo che puoi fare per affrontare i problemi che ti affliggono, anche in modo graduale.
Piano di Sicurezza: È essenziale affrontare i pensieri di suicidio con serietà. Ti invito a contattare una linea di emergenza o un servizio di emergenza nella tua zona. Ci sono professionisti disponibili che possono offrirti supporto immediato e aiutarti a trovare modi per affrontare il tuo dolore.
Rivalutazione delle relazioni: Se lo desideri, potresti dover considerare il tuo rapporto con i tuoi familiari e come le dinamiche familiari influenzano il tuo stato emotivo. Esplorare queste relazioni potrebbe aiutarti a capire meglio come queste influenzano il tuo benessere.
Ti incoraggio a cercare aiuto, anche se hai già provato molte cose in passato. Ogni passo verso la condivisione del tuo carico emotivo e la ricerca di supporto è un passo verso il recupero. Per favore, parla con qualcuno di fiducia o contatta un professionista che ti possa dare una mano. Non sei sola in questo, e ci sono persone pronte ad aiutarti. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Dott. Cordoba
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Dott.ssa Claudia Marrosu
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile signora buongiorno, è comprensibile che un disagio così invalidante possa far giungere a pensueri estremi, ma non deve accadere perché l vita può riservarle ancora tante belle sorprese.
Le posso suggerire di affiancare alla terapia farmacologica un percorso che le consenta di andare all’origine del doc.
Quello che bisogna approfondire è il passaggio dalla ragazza Carina e sensibile all’essere umano con disturbo ossessivo-compulsivo, cosa c’è nel mezzo, approfondiamolo sviscerando gli angoli dell’anima che sono ancora oscuri
Dottoressa Marrosu
Dott. Ivan Mauro
Psicologo clinico, Psicologo
Paola
Buonasera mi dispiace molto per quanto accaduto. Il disturbo ossessivo compulsivo può essere molto invalidante, soprattutto dopo anni, posso solo immaginare il carico emotivo che può provocare. Il consiglio è di iniziare un percorso di Psicoterapia che possa aiutarla a risollevarsi con pazienza e coraggio, e ritornare a fare le cose per lei sono importanti.
Dott.ssa Flavia Maria Longo
Neuropsicologo, Psicologo clinico, Psicologo
Napoli
Mi dispiace profondamente sapere quanto stia soffrendo e quanto questa situazione la stia facendo sentire sola. Prima di tutto, voglio dirle che ha fatto un passo molto importante nel chiedere aiuto, e questo dimostra che, nonostante tutto, c’è una parte di lei che vuole vivere e trovare una via d’uscita da questa sofferenza.

Voglio rassicurarla che esistono opzioni e persone pronte a sostenerla, anche se la situazione sembra insopportabile in questo momento. Non è sola, e c’è sempre una possibilità di migliorare la sua condizione, anche quando sembra che non ci siano soluzioni.

Passaggi immediati che può fare:
Contattare il Centro Psico-Sociale (CPS) nella sua zona:

I CPS offrono percorsi di cura gratuiti per le persone in difficoltà come lei, con terapie psicologiche e farmacologiche. Se sente che la terapia attuale non funziona, insista per chiedere un nuovo incontro e rivalutare il percorso.
Può anche chiedere se è possibile accedere a programmi di supporto intensivo o gruppi terapeutici, che potrebbero essere di grande aiuto.
Chiedere il supporto di un’unità di emergenza:

Se i pensieri suicidari diventano troppo forti, non aspetti. Si rechi immediatamente al Pronto Soccorso più vicino o contatti il numero 112, dove può trovare assistenza immediata.
Supporto psicologico gratuito:
Esistono associazioni e servizi che offrono terapie gratuite o a costi simbolici. Ad esempio:
Fondazione LILA o altre associazioni di salute mentale attive nella provincia di Milano.
Può anche cercare il servizio "Spazio di Ascolto Psicologico" nella sua zona.
Cosa può aspettarsi da un percorso di cura:
Terapia cognitivo-comportamentale (CBT):

È considerata il trattamento più efficace per il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e potrebbe offrirle strumenti per gestire le ossessioni e le compulsioni.
Chieda esplicitamente al CPS di valutare un percorso di questo tipo.
Interventi integrati:

Se i farmaci non hanno funzionato, potrebbe essere utile lavorare su strategie psicoterapeutiche integrate o approcci innovativi che alcuni CPS offrono.
Gruppi di supporto per DOC:

Confrontarsi con altre persone che vivono le stesse difficoltà può aiutarla a sentirsi meno sola e a condividere strategie per affrontare il disturbo.
Le sue emozioni contano
Capisco che il dolore sembri insopportabile, ma la invito a pensare che il suo valore non dipende solo da come si sente oggi. Anche nei momenti più bui, può emergere una nuova possibilità. Ci sono persone che possono e vogliono aiutarla a ritrovare quella luce.

Lei merita di stare meglio e di ritrovare una vita che valga la pena vivere. Non si arrenda: questo momento difficile non definisce tutto il suo futuro.
Dott.ssa Alice Speroni
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Como
Cara paziente, mi dispiace sentirla in questo modo. La prima cosa da fare è parlarne con il medico di base per farsi prescrivere un antidepressivo. Le sarà utile non solo per il DOC, ma anche per l'umore. Nulla è perso, si fidi di se stessa e si dia ancora tante possibilità! Rimango a disposizione
Dott.ssa Chiara Biasi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, sono molto dispiaciuta nel leggere la sua storia, data la situazione drastica e di emergenza una cosa che può fare è rivolgersi al CPS dove è in cura, parlare esplicitamente di questi pensieri di morte che ha con lo psicologo o lo psichiatra e valutare insieme che magari non sia il caso di darle più supporto, perchè la rete di professionisti c'è a Milano e ci son tante soluzioni che magari potete valutare insieme.
Dott.ssa Raffaella Pia Gigi
Psicologo, Psicologo clinico
Sarno
Comprendo la sua condizione, mi sento di dirle che lei non è sola, può sempre rivolgersi a professionisti della salute mentale in centri di salute mentale convenzionati della propria zona, che non richiedono onerose risorse economiche. Parlare apertamente della propria sofferenza è già un passo importante: non isolarsi e cercare supporto da professionisti e associazioni può aiutare a ritrovare sollievo e speranza
Ciao Annie, mi dispiace molto leggere che stai così male, quello che descrivi è serio e voglio aiutarti subito.
Non sei sola, ci sono opzioni anche gratuite attraverso il servizio sanitario. Dimmi come preferisci che proceda e cerchiamo insieme la migliore strada. Capisco che non vuoi pesare sui tuoi genitori; tuttavia in una fase ad alto rischio il coinvolgimento di una persona di fiducia può essere utile. Possiamo parlare insieme
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, sono condivisibili il suo dolore profondo e la sensazione di esaurimento che descrive. Il disturbo ossessivo compulsivo può diventare molto invalidante e generare forte disperazione, ma non è una condanna definitiva. Anche nei momenti più bui, è possibile ritrovare equilibrio e sollievo con il giusto supporto. Le consiglio di cercare aiuto con urgenza, non resti sola in questo momento. Il passo che ha fatto scrivendo è già un segnale di vita e di speranza. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Cara signora,
le sue parole mostrano una sofferenza grande, lunga e faticosa. Non è “debole”: è stanca, ed è comprensibile dopo tanti anni di lotta. Mi colpisce molto anche quanto continui a pensare agli altri e a proteggere la sua famiglia, nonostante il dolore che sente. Questo dice che in lei c’è ancora una forza viva.
Voglio però dirle con chiarezza: quello che sta vivendo è una condizione grave e merita un aiuto immediato e ravvicinato.
Quando i pensieri di morte diventano così forti, non è più il momento di sopportare da sola.
Le chiedo di chiedere aiuto subito, oggi stesso: se i pensieri di togliersi la vita diventano pressanti o sente di poter farsi del male, vada senza esitazioni al Pronto Soccorso o chiami il 112; può anche rivolgersi nuovamente al CPS chiedendo un intervento urgente, oppure al suo medico di base.
Non è vero che “non c’è più nulla da fare”: anche dopo molti tentativi falliti si possono trovare strade diverse. Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, oltre ai farmaci, hanno mostrato grande efficacia percorsi psicoterapeutici specifici (ad esempio quelli focalizzati sull’ansia e sulle compulsioni).
Lei scrive “aiutatemi, non ce la faccio più”: questo è già un gesto importante, un primo passo.
Non resti sola con questi pensieri. Si conceda il diritto di farsi aiutare ora, senza aspettare di “essere più forte”: la forza, in questo momento, è proprio chiedere aiuto.
Intanto, per favore, si metta in sicurezza e contatti qualcuno oggi stesso.
Un caro saluto.
Salve, l'ideale per lei sarebbe rivolgersi ad uno psicologo ed intraprendere un percorso personale per lavorare su sé stessa per risolvere le problematiche narrate. Chiaramente fatto in ambito privato comporta un costo che avrebbe difficoltà a sostenere, però potrebbe provare ad intraprenderlo attraverso la Asl o facendo richiesta del bonus psicologico che oggi lo Stato mette a disposizione.

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