Salve sono un ragazzo di 40 anni e faccio il cuoco. Da tempo mi è stato diagnosticato di essere bipo

28 risposte
Salve sono un ragazzo di 40 anni e faccio il cuoco. Da tempo mi è stato diagnosticato di essere bipolare schizzo affettivo, ho pure le voci in pratica. Seguo una terapia di olanzapina TEVA e Depakin Chrono. Quello che voglio dire è che durante la forte intensità del mio lavoro mi genera una forte sofferenza mentale su cui non riesco a capacitarmi ed il più delle volte ho abbandonato il mio lavoro cercadomene un altro. Purtroppo dato il mio tipo di lavoro richiede di fare tra 10/12 ore al giorno di lavoro dove faccio fatica a trovare un lavoro in cui si fanno più o meno 8 ore. Adesso sono in malattia dato il mio stato. Cosa potrei fare per affrontare questa situazione? Grazie
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Carla Ferraro
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Firenze
Buonasera, mi dispiace innanzitutto per la patologia invalidante. Certamente una buona terapia farmacologica accompagnata da un sostegno psicologico senza dubbio può migliorare la sua situazione anche lavorativa. Resto a disposizione. Cordiali saluti
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera, la situazione da lei descritta è sicuramente complessa. Tuttavia una buona terapia farmacologica, monitorata con costanza e regolata al bisogno, combinata ad un percorso psicologico potrebbero essere la soluzione che fa al caso suo.
Rimango a sua disposizione per qualsiasi necessità
Dott.ssa Alessia D’Angelo
Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, per quanto ci sia una diagnosi che sicuramente rispecchia una sofferenza notevole, questo non esclude che lei non possa beneficiare del sostegno psicologico. A volte si tende ad arrendersi alle diagnosi, come se queste fossero una condizione totalmente immodificabile per tutta l'esistenza. Invece qualsiasi sia la condizione vale la pena sempre trovare il modo di stare meglio. Se non lo ha ancora fatto si ritagli uno spazio per se. Non parta dalla diagnosi ma da ciò che le accade.
Se ha necessità di un confronto può contattarmi o scrivermi.
Se decide di intraprendere un percorso le sedute possono avvenire anche online.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dr. Andrea Caso
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Piano di Sorrento
Salve, cosa potresti fare? chiaramente affrontare quelli che sono i problemi emotivi che la fanno soffrire e le cerano un tipo di sintomi che poi lei racchiude in una diagnosi. La invito ad iniziare un percorso psicoterapeutico, se mi scrive di dov'è posso provare a darle una mano in merito alla scelta.
Dott.ssa Debora Manoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, posso capire quanto il suo disagio possa inficiare la sua quotidianità e la sua volontà di trovare una "soluzione" alle sue difficoltà. Già scrivere e chiedere consiglio è un primo passo perchè la predispone verso un atteggiamento più costruttivo ed efficace per affrontare i suoi problemi. Questo però non è sufficiente. Chi le ha fatto la diagnosi non le ha indicato anche una terapia farmacologica ed un eventuale percorso psicologico da intraprendere? Dare un nome a ciò che la disturba è molto limitativo, dovrebbe conoscerne il funzionamento, ciò che mantiene determinati disagi e capire, insieme ad un professionista, quali pensieri più funzionali e strategie mettere in atto. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordialmente. Dott.ssa Debora Manoni
Dott.ssa Minerva Medina-Diaz
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Salve, la prima cosa che le consiglio di fare è non arrendersi alla diagnosi, vada oltre, cerchi uno psicoterapeuta che la possa aiutare sulle i suoi emotivi fluttuanti sulle voci, è tutto trattabile con una buona psicoterapia, certo, questo richiede tempo e costanza, ma vale veramente la pena. 
La seconda cosa che le consiglio di fare è cogliere questo periodo di pausa per care un lavoro che si adatti a quello di cui ha bisogno, ad esempio un part time o un altro lavoro che le permetta di, nel frattempo, sentirsi meno sotto pressione. 
Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Usmate Velate
Gentile utente, mi spiace molto per la situaxione che immagino essere molto difficile e frustrante. Essendo già in cura farmacologica, le consiglio di parlarne col medico che la segue così ad farsi consigliare un* psicoterapeuta per potere effettuare anche un percorso di questo tipo, che la aiuterà sicuramente ad indirizzare la sua vita nel verso migliore. Un caro saluto
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, potrebbe provare a parlare con suo medico di base e chiedere invalidità per la sua patologia psichica,deve anche appoggiarsi ad un Servizio psichiatrico pubblico per farsi aiutare ad ottenere un lavoro protetto come previsto dalla legge per chi ha un invalidità parziale.Un caro augurio Dottssa Luciana Harari
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, mi dispiace per il suo stato di sofferenza. Sicuramente una terapia farmacologica, che già sta seguendo e un sostegno psicologico la possono aiutare a ritrovare uno stato di equilibrio e magari riuscire a trovare un contesto lavorativo maggiormente in linea con i suoi bisogni. Un saluto, Dott.ssa Antonella Abate
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

in merito alle sue difficoltà sul lavoro ne parli anche con lo psichiatra, potrebbe magari riconsiderare il trattamento farmacologico e modificare leggermente la posologia del trattamento, o magari potrebbe suggerirle di ridimensionare la sua attività. Le suggerirei inoltre di affiancare al trattamento farmacologico quello psicoterapico, al fine di poter migliorare ulteriormente la sua qualità della vita. Si dia anche questa possibilità.

Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Dott.ssa Melania Di Nardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pescara
Gentile utente,
mi spiace per la sua difficile situazione.
Non è detto che una diagnosi di disturbo bipolare debba necessariamente comprometterle il lavoro, specie se è un lavoro che le piace.
Si faccia accompagnare da uno/a psicoterapeuta a trovare un buon equilibrio che le permetta di lavorare e di non rimìnunciare alla sua passione.
Le auguro buone cose.
Dott.ssa Di Nardo
Credo sia fondamentale che innanzitutto lei abbia cura di se che sia costante nella terapia farmacologica che deve essere monitorata dal uno psichiatra di fiducia . Un supporto psicologico potrebbe esserle di grande aiuto. E' un cuoco con esperienza, può provare a cercare un lavoro part time. Una riduzione dell'orario di lavoro potrebbe consentirle di riposare di più, di prendersi più cura di se e gioverebbe al contenimento del disturbo. Può esserle di aiuto ascoltare il Podcast Le Stanze della Paura, disponibile gratuitamente su Spotify e su Google. Non si parla di Schizofrenia, ma troverò tante informazioni utili e strumenti di auto aiuto che le potrà ascoltare nei momenti più critici per alleviare il disagio e la sofferenza. Abbia cura di sè. Buona serata. Bruno Ramondetti
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Buongiorno,
parli con lo specialista che la segue di questo, potrebbe darsi che lei abbia bisogno di una rimodulazione della terapia farmacologica.
Valuterei anche la possibilità di affiancare un percorso psicoterapeutico alla terapia farmacologica. Lavorare parallelamente anche sui suoi vissuti, può aiutarla.
Cordialmente, EP
Dott.ssa Luisa Anibaldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Senigallia
Buonasera al fine di esprimere un parere o poterle fornire un consiglio avrei bisogno di avere ulteriori informazioni, ad esempio con chi vive, se ha una relazione affettiva stabile, se i suoi genitori abitano vicino e altro ancora
Sarebbe utile un percorso di psicoterapia sistemico relazionale al fine di capire cosa faccia da sfondo al suo disturbo
Buona serata
Dott Raffaello Di Monte
Dott.sa Luisa Anibaldi
Dr. Andrea Alliata
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno. Certamente la terapia farmacologica è di primaria importanza per aiutarla a stare meglio. Tuttavia mi sembra giusto che possa anche avere uno spazio per parlare delle sue difficoltà emotive, trovare una soluzione di vita che sia tollerabile per lei. Uno spazio in cui trovare un'aiuto nei confronti delle voci che la perseguitano! Per questo le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. un saluto
Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, continui con la terapia farmacologica e la affianchi con una terapia psicolgica in modo tale da acquisire gli strumenti per affrontare momenti di difficoltà. In merito al lavoro, le suggerisco di trovare una occupazione che la occupi meno ore durante la giornata per evitare lo stress che probabilmente ora non è in grado di gestire. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Dott.ssa Alessia Lorenzetto
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Cagliari
Buongiorno, la diagnosi è un modo per poterci orientare nella sofferenza dell'altro, la terapia farmacologica è ciò che può attenuare una parte di sintomatologia mentre la psicoterapia è il sostegno che può aiutarla a comprendere meglio il suo passato, il suo presente e dare un senso diverso al suo futuro. L'insieme di questi tre protagonisti possono restituirle una qualità di vita migliore, non né trascuri neanche uno perché sono come parti di un puzzle se manca un pezzo ci si sente incompleti!
Un saluto Dott.ssa Alessia Lorenzetto
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buongiorno, credo che sia necessario affiancare un percorso di psicoterapia. Se attualmente è in malattia può richiedere una visita specialistica che la aiuti a fare chiarezza. I soli farmaci non sono sufficienti ad estirpare le cause del malessere.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Mario Davide Roffi
Psicoterapeuta, Medico di medicina generale
Roma
Buonasera, in primo luogo può essere utile rivalutare la terapia farmacologica, se non avverte (più?) sollievo da questa. Talvolta è necessario rimodularla, visto che le condizioni di vita, le circostanze, le esigenze possono cambiare nel tempo.
La componente lavorativa, essendo come racconta così rilevante, potrebbe essere importante cercare di modificarla, come hanno suggerito anche altri colleghi, però mi rendo conto che è un aspetto che può essere piuttosto complicato da affrontare visto che dipende in una certa misura da fattori indipendenti da sé e dalla propria volontà. Per questo eviterei di prendere decisioni troppo affrettate, che possono essere dettate da stati emotivi e mentali del momento, e magari non essere sostenibili per le sue esigenze quotidiane. Potrebbe invece valutare un progetto a più lungo termine, per creare le circostanze per migliorare nel tempo la sua situazione lavorativa, introducendo piccole modifiche progressive.

Certamente un percorso psicoterapeutico, se può e vuole affrontarlo, può essere prezioso e aiutarla a esprimere le sue risorse in modo migliore, però le consiglio di prendersi il tempo di maturare internamente un desiderio autentico al riguardo, perché si tratta di un percorso che richiede la piena partecipazione, una terapia fatta controvoglia difficilmente ottiene grandi benefici.

Un caro saluto, Dott. Mario D. Roffi
Dott.ssa Cristiana Monni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Selargius
Salve, comprendo la situazione difficile che sta affrontando, soprattutto se questa è aggravata da una situazione lavorativa che per ritmi e orari di lavoro è sconsigliata con la sua diagnosi. Un percorso terapeutico associato ad una psicoeducazione potrà essergli d'aiuto per creare uno stile di vita sano ed equilibrato, per ridurre le ricadute e gestire lo stress. Potrebbe anche valutare con il suo terapeuta l'idea di unirsi ad un gruppo di sostegno; insomma il mio stimolo è quello di darsi la possibilità di cogliere le alternative e poi valutare quella che possa essere , per lei, la più funzionale. Un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Ragni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, comprendo il malessere e la difficoltà che sta vivendo. Non disperi le soluzioni si trovano prima o poi.Mentre è in malattia si guardi intorno, cerchi su internet per altre posizioni lavorative, che siano entro le 8 ore giornaliere, sparga la voce anche tra amici e conoscenti.. Sugli effetti dei farmaci che assume ne ha parlato con il suo specialista ?. é bene essere monitorato periodicamente. Se poi volesse approfondire i suoi vissuti e lavorare sulla gestione dello stress potrebbe intraprendere un percorso psicoterapeutico. Spero di esserle stata utile, cordiali saluti SR
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Dott. Matteo Marchesi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Torino
Grazie per aver condiviso la tua situazione, capisco quanto possa essere difficile vivere con una diagnosi come la tua e, allo stesso tempo, gestire le sfide di un lavoro così impegnativo come quello di cuoco. La pressione e il carico di lavoro intensivo che descrivi possono sicuramente amplificare il tuo stato di sofferenza.
È importante innanzitutto riconoscere che stai già facendo un passo fondamentale nel prenderti cura di te stesso, seguendo una terapia e cercando soluzioni. Le malattie come il disturbo bipolare schizoaffettivo possono rendere particolarmente difficile trovare un equilibrio tra lavoro e benessere mentale, specialmente quando si è in un contesto lavorativo così stressante e prolungato come il tuo.
In questa fase, potrebbe essere utile esplorare alcune opzioni.
Ne hai parlato con il tuo medico e il tuo terapeuta? potrebbero darti indicazioni personalizzate su come adattare il trattamento o trovare delle strategie per gestire meglio il carico lavorativo. A volte piccoli aggiustamenti alla terapia possono fare una grande differenza nella tua capacità di affrontare lo stress quotidiano.
Lavorare su una routine più sostenibile: se possibile, discutere con il tuo datore di lavoro la possibilità di ridurre le ore o cambiare i turni in modo da distribuire meglio il carico di lavoro. Anche una riduzione temporanea, invece che andare in malattia, potrebbe aiutarti a recuperare stabilità e gestire meglio i sintomi evitando di disabituarti al contesto lavorativo con il rischio di non riuscire più a rientrare.
Potresti valutare ambienti lavorativi meno stressanti: non è facile, ma forse ci sono ambiti della ristorazione meno pressanti o altre opportunità dove il ritmo lavorativo potrebbe essere più sostenibile per te. È importante trovare un equilibrio tra fare quello che ami e prenderti cura della tua salute mentale.
Inoltre, un supporto psicoterapeutico costante può aiutarti a gestire l'ansia e lo stress del lavoro e delle tue condizioni. Avere qualcuno con cui confrontarti su base regolare può darti strumenti concreti per affrontare momenti difficili.
Non sei solo in questo percorso, e il fatto che tu stia cercando aiuto dimostra una grande forza. Ci sono soluzioni e possibilità, anche se in questo momento può sembrare difficile vederle. Non esitare a chiedere il sostegno di chi ti è vicino e dei professionisti che ti seguono.
Ti auguro il meglio, con affetto e comprensione
Dr. Stefano Angeletti
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, capisco il tuo disagio e la tua sofferenza. Sarebbe molto utile considerare e lavorare sia sull'aspetto psicologico, che emotivo, che corporeo della situazione che stai vivendo, nel quale si inserisce il tuo disturbo bipolare specifico. Potrebbe giovarti un percorso volto ad aumentare gradualmente l'equilibrio psico-fisico ed emotivo, grazie anche ad esercizi ed esperienze corporee sul respiro, sulla consapevolezza e scioglimento delle tensioni muscolari e sulla postura, per favorire nel tempo una stabilità psico-emotiva crescente e dare quindi giovamento all'intensità del tuo disturbo e permetterti di stare maggiormente all'interno della tua "finestra di tolleranza emotiva". Cordialmente, dottor Stefano Angeletti.
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente, concordo in gran parte con quanto espresso dai colleghi!

Codiali saluti

Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,

comprendendo quanto possa essere difficile affrontare la situazione che descrive, soprattutto considerando la complessità del suo quadro clinico e le esigenze intense del suo lavoro. La diagnosi di disturbo bipolare schizoaffettivo, associata alla sintomatologia che descrive, richiede un'attenzione particolare sia dal punto di vista medico che psicoterapeutico.

Il lavoro nel settore della ristorazione, con orari prolungati e livelli di stress elevati, può certamente rappresentare un fattore aggravante. È importante considerare alcune strategie per affrontare questa situazione:

Valutare un supporto professionale specifico : Potrebbe essere utile confrontarsi con il medico psichiatra che la segue per un'eventuale revisione della terapia farmacologica, in modo da ottimizzarla rispetto ai sintomi attuali e al carico lavorativo.

Esplorare percorsi di supporto psicologico : Affiancare la terapia farmacologica con un percorso psicoterapeutico può aiutare a gestire meglio lo stress, le emozioni intense ei sintomi psicotici, oltre che a sviluppare strategie di adattamento più efficaci.

Riconsiderare le condizioni lavorative : Sebbene il settore della ristorazione abbia ritmi spesso molto intensi, potrebbe essere utile valutare opportunità lavorative meno impegnative dal punto di vista orario, oppure ricercare ruoli che permettano una maggiore flessibilità.

Adottare tecniche di gestione dello stress : La pratica della Mindfulness o altre tecniche di rilassamento possono aiutare a ridurre l'impatto dello stress sul suo stato mentale.

Creare una rete di supporto : condividere le sue difficoltà con familiari, amici o gruppi di supporto potrebbe aiutarla a sentirsi meno soli nel fronteggiare questa situazione.

Infine, per affrontare in modo più approfondito e personalizzato questa situazione, sarebbe utile e consigliato rivolgersi a uno specialista che possa seguirla e aiutarla ad individuare le soluzioni migliori per il suo benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Maria Orefice
Psicologo, Psicoterapeuta
Napoli
Salve, mi rendo conto della fatica che sta attraversando in questo periodo. La sua diagnosi sicuramente potrebbe non concordare benissimo, con una professione tanto stressante come quella che svolge. Nel frattempo, un miglioramento della qualità della vita potrebbe immediatamente derivare da un rallentamento dei ritmi, un'ottima psicoterapia (svolta in maniera costante), ovviamente la prosecuzione della terapia farmacologica (con controlli regolari) e con l'introduzione di nuove abitudini e routine. Consiglierei la mindfulness, che è una tecnica di rilassamento applicata alla psicoterapia, che potrebbe avere un impatto positivo sui pensieri intrusivi.
Dott.ssa Maria Elisabetta Piga
Psicoterapeuta, Psicologo
Massarosa
Buongiorno, probabilmente potrebbe esserle utile affiancare alla terapia farmacologica una psicoterapia, che possa fornirle gli strumenti per gestire lo stress che il suo lavoro le provoca. Un cordiale saluto

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