Salve dottori, vorrei avere delucidazioni in merito al comportamento che nell’ultimo periodo ho iniz

Salve dottori, vorrei avere delucidazioni in merito al comportamento che nell’ultimo periodo ho iniziato ad avere nei confronti del cibo. Dopo aver perso 15kg (poiché stanca di non prendermi cura del mio corpo, arrivando a pesare 57kg per 175cm di altezza) nel giro di un anno (fino ad agosto 2021) e cominciato a nutrire una forte ossessione per il cibo/conteggio calorie/peso sulla bilancia, con forza di volontà ho cercato di spezzare questo circolo vizioso. Premetto che non ho mai patito la fame, semplicemente mangiavo molto cibo a basso contenuto calorico (yogurt greco, pollo, verdure.. bevevo molto). Ho iniziato palestra e a mangiare un po’ di più: ogni settimana -più precisamente la domenica- i miei genitori preparano la pizza, la polenta, o le tigelle (da mangiare in compagnia tutti insieme) seguite da un dolce fatto da mia mamma. La domenica, proprio per quest’aura di convivialità, era diventata una giornata “sgarro”. Lo sgarro però ben presto non si limitò più al pasto, ma partiva dalla mattina fino a concludersi alla sera (che spesso proprio per questo motivo saltavo): diventava occasione per poter mangiare TUTTO quello che mi capitava sotto mano. Per mangiare tutti quei cibi che mi avevano sempre fatto gola e che finalmente avrei potuto mangiare, fino allo sfinimento. Fino a non farcela più, fino a finire quei cibi. Così non ci sarebbero stati il giorno dopo e non mi avrebbero più tentata. Successivamente seguiva un forte senso di colpa, e la settimana successiva la passavo come mio solito in palestra e riducendo un po’ le porzioni per tornare al peso prima dell’abbuffata. Fino alla domenica successiva. Ora sono 62kg e oggi -giovedì 27 febbraio 2022- è il secondo giorno di “sgarro” dove mangio talmente tanto da avere male allo stomaco (e parlo di 2 pacchetti di tortillas, un pacchetto di crostini, 4 strisce di cubetti di cioccolata bianca, 3 gallette di riso al cioccolato, pane, prosciutto, grissini.. oltre al normale pranzo che faccio! In più ora circa ogni giorno mi mangio 500gr di yogurt bianco.. è quasi un’ ossessione dal gran che mi piace) Sono veramente preoccupata perché ci provo in mille modi a smettere di comportarmi così… so benissimo che non va bene. Sono terrorizzata dal riprendere i kg persi, ma allo stesso tempo è come se avessi una forza che mi spinge a mangiare. Ho proprio fame di mangiare. Non riesco a trovare un equilibrio e sono disperata.. non so come fare, più cerco di controllarmi e più sento che non ho controllo. Mi sento veramente in colpa. Mi rendo conto che ogni volta in cui mangio qualcosa che non va bene penso a come ormai abbia buttato la mia giornata, quasi come se fosse una scusa per strafogarmi ci cibo, come se ne avessi bisogno (quando in realtà non è così! Ma sembra che non riesca a farne a meno). Inoltre molti mi dicono “Ari devi imparare a non porre limitazioni o restrizioni”, ma non funziona! Io non riesco a dirmi “mangia solo questa fettina di torta e basta” o “mangia questo biscotto e stop, così ti togli la voglia”… No! Perché alla fine mi mangio tutto il pacchetto uguale! Io per non mangiare il biscotto non dovrei proprio averlo in cucina.. la cosa è che vivo con i miei genitori e con mia sorella, perciò le tentazioni ci sono e continueranno ad esserci. Per me è sempre stato così: o tutto o niente. O bianco o nero. Ma devo trovare il grigio, devo trovare una via di mezzo che sia sostenibile perché se vado avanti così torno al peso di prima, al peso che non accettavo, all’immagine di me che tanto odiavo, al rapporto con il cibo che ho cercato di cambiare… Cosa potrei fare per affrontare la situazione? Grazie dell’ascolto..

25 risposte


Salve, credo che la risposta sia stata pubblicata due volte. Ribadisco comunque l'invito a richiedere un consulto psicologico al fine di gestire in maniera funzionale il rapporto con il cibo e le calorie onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL

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Gentile utente, la situazione che lei descrive pare riconducibile ad un disturbo alimentare, tuttavia bisognerebbe approfondire alcuni elementi. Mi sento di rassicurarla sulla possibilità di risoluzione del problema, un intervento tempestivo e mirato le darà sicuramente dei risultati. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe fare al caso suo. Un intervento che vada a lavorare sui pensieri ed i comportamenti disfunzionali. Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo


Buonasera,le sue insoddisfazioni e i suoi vuoti vengono compensati da questa assunzione di cibo incongrua, oppure comunque al contrario una restrizione alimentare.Questi disturbi del comportamento alimentare si curano attraverso percorso psicoterapico Esistono approcci multidisciplinari a questi disturbi e Centri che affrontano il problema su vari fronti professionali: medico, psicologico,dietologico ,psichiatrico.L importante è che inizi un buon percorso ! Un caro augurio Dottssa Luciana Harari


Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Credo che l'unico modo per poter affrontare questo suo rapporto col cibo, sia quello di iniziare un percorso psicologico personale. Il fatto che lei chieda aiuto in questo spazio, significa che probabilmente si rende conto di aver bisogno di un supporto che al momento non riesce a trovare altrove. Purtroppo non esiste altro consiglio che io possa darle che possa risolvere la situazione. Resto a disposizione. Cordialmente, dott. Simeoni


Salve, contrariamente a quello che potrebbe pensare, il suo vero nemico non è l'abbuffata ma il digiuno, perchè è il digiuno a preparare l'abbuffata. Quindi, cosa dovrebbe fare per iniziare ad affrontare il suo problema? Cordialmente. Dott. Vincenzo Cappon

Dr. Vincenzo Cappon

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Castiglione delle Stiviere

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Salve, Credo che la situazione da lei descritta sia degna di un approfondimento che può avere attraverso un percorso di psicoterapia. Un saluto Dott.ssa Laura Perdisci


Buonasera, dalle sue parole sembra che lei stia riconoscendo un disagio nel suo rapporto col cibo che non le permette di vivere serenamente. È importante non sottovalutare questi segnali e chiedere un approfondimento a uno specialista psicoterapeuta e/o a un equipe multidisciplinare specializzata in disturbi del comportamento alimentare, affinché possa essere aiutata, non solo a gestire questi attacchi di fame, ma anche, a trovare quella tonalità di grigio e comprendere quell'insoddisfazione verso sé stessa che la spinge ad aggrapparsi tenacemente al peso attuale. Le consiglierei di parlarne con i suoi familiari cosicché anche loro possano rendersi conto del disagio che sta vivendo e la possano supportare nell'affrontare un percorso per stare meglio. I migliori saluti


Cara utente, comprendo molto bene il circolo in cui si trova imprigionata, la fame emotiva a volte non lascia scampo. Chiede cosa può fare per affrontare la situazione, le consiglio assolutamente di intraprendere un percorso con una nutrizionista e contemporaneamente un percorso di psicoterapia. Io sono specializzata nel campo e posso consigliarle di trovare una figura vicino a lei che abbia questa specializzazione, conosco diverse colleghe in Italia. Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda. Saluti, Dott.ssa Federica Leonardi


Buonasera, riconoscere un rapporto disfunzionale con il cibo è il primo passo importante per poter lavorare su quale sia il problema che la spinge ad avere questo rapporto proprio con il cibo. Le consiglio d'intraprendere un percorso psicologico quanto prima, in modo da lavorare su di sé in maniera approfondita, soprattutto a livello emotivo. Resto a disposizione per qualunque chiarimento, un caro saluto dottoressa Paola De Martino


Gentile utente di mio dottore, come le hanno accennato già alcuni colleghi, la situazione che lei descrive pare ricondurci ad un disturbo alimentare, tuttavia bisognerebbe approfondire alcuni elementi. Un percorso di psicoterapia potrebbe fare al caso suo. Un intervento che vada a lavorare sui pensieri ed i comportamenti disfunzionali. Si affidi quanto prima ad uno specialista, potrà aiutarla a star meglio. Cordiali Saluti Dottor Diego Ferrara


Ari, così dovresti chiamarti. Mi sentirei di chiederti se queste dinamiche le applichi solo al cibo o anche in altri campi; sicuramente un buon percorso psicologico potrebbe aiutarti, così da poter comprendere meglio cosa rappresenti il cibo per te e lavorarci su. Resto a disposizione.


Buonasera Gentile Utente, mi incuriosisce il suo voler trovare il grigio. La volontà è importante e lei credo ce l'abbia. Riconosce, lei stessa, la sua difficoltà con l'alimentazione. Potrebbe confrontarsi con i suoi familiari e le consiglierei di valutare la possibilità di intraprendere un percorso psicologico, in modo da approfondire questi comportamenti disfunzionali, per poter confinare e limitare magari eventuali pensieri e piano piano poter integrare anche altri colori. Resto a sua disposizione. Un caro saluto! Dott.ssa Giakoumi Alexandra


Buongiorno.,il problema del cibo purtroppo e legato alla sua affettività... Sicuramente ha sviluppato una relazione di dipendenza ed è per questo che sta diventando un circolo vizioso d. Con un buon percorso terapeutico sicuramente ne uscirà vittoriosa. Dr. Gabriella Cascinelli


Buongiorno, quello che descrive è legato a un problema alimentare. Provi a contattare uno psicoterapeuta per capire che cosa sta comunicando attraverso il cibo. Il Tema del controllo/paura di perdere il controllo, non solo con il cibo, sente che è un qualcosa che ritorna in altro ambienti? Un abbraccio V. Barucci


Salve, leggo attentamente quanto riporta e la precisione con cui ha descritto il suo rapporto con il cibo. Posso dirle che si tratta di un disturbo del comportamento alimentare e che come tale, ha una complessità che va sicuramente vista con più chiarezza e all' interno di un setting terapeutico. Non deve temere di guardare da vicino il problema, in fondo ci sta già provando ad analizzarlo e a descriverlo con accuratezza, le consiglio tuttavia di farsi aiutare in questo da un terapeuta per affrontarlo in modo efficace e senza rischiare di cadere in trappole che la mente crea, come ad esempio il controllo ossessivo. Vedrà che con il tempo, si sentirà sicuramente meglio. La saluto cordialmente Dr. Caterina Eleuteri


Carissima Arianna, ha ricevuto molte risposte e forse non le dirò niente di nuovo. Innanzitutto le faccio i complimenti per la chiarezza e lucidità con cui ha descritto ciò che vive. Credo che questo sia il punto di partenza fondamentale per lavorare sulla difficoltà che sta affrontando e per far questo è opportuno che contatti uno psicoterapeuta che possa aiutarla a dare significato al suo rapporto con il cibo e la sostenga in un percorso che le permetta di trovare il suo equilibrio e benessere. Un caro saluto. Dr.ssa Benedetta Bartoli


Buon giorno spesso il bisogno di cibo sopperisce a una qualche mancanza o a vissuti di disagio e insoddisfazione personale. Quello che posso consigliarle è di rivolgersi a un terapeuta per prendere in considerazione ipotesi di iniziare un percorso individual psicologico. Potrà essere per lei un valido strumento per raggiungere una maggiore condizione di benessere psicologico e fisico. Coraggio. Cordialmente Gian Piero dott Grandi


Buongiorno. Il rapporto con il cibo è una questione molto profonda che, a livello simbolico, può rappresentare la capacità di nutrimento dall’ambiente. Può considerare di lavorare sul tema in senso psicodinamico. Cordiali saluti. Giada Bruni


Salve, la situazione che delinea è sicuramente difficile da gestire, ma forse la presenza della sua famiglia non è una fonte di "tentazioni", ma potrebbe essere una via d'uscita da questi pensieri riguardanti il cibo. Le consiglio vivamente di iniziare un percorso tempestivo per far sì che comportamenti e pensieri non diventino radicati.


Gentile utente. Grazie per aver condiviso la sua situazione. Scrivendo su questa chat ha manifestato la consapevolezza di voler migliorare il suo rapporto con il cibo che in questo momento non sente funzionale e che, anzi, sente "come un'ossessione nel voler mangiare". Dice anche che: " ogni volta in cui mangio qualcosa che non va bene penso a come ormai abbia buttato la mia giornata, quasi come se fosse una scusa per strafogarmi di cibo" e che non "riesce ad avere un equilibrio". Non c'è nulla che non si possa recuperare e migliorare nei suoi comportamenti e non deve preoccuparsi. Le suggerisco, però, di rivolgersi ad uno specialista per un percorso psicologico mirato. Andrà ad analizzare la percezione che ha di se e del suo corpo, gli eventuali momenti di crisi che l'hanno spinta a rifugiarsi nel cibo, la sua autostima, i suoi punti di forza e su quelli fare un lavoro che la porterà ad aver un approccio più funzionale con il cibo. L'aiuto di un professionista la potrà aiutare molto a superare questo momento di difficoltà. Spero di esserle stato di aiuto. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia


Ciao Ari, grazie per aver condiviso la tua storia. Capisco quanto sia frustrante e spaventoso quello che stai vivendo, soprattutto perché hai lavorato tanto per raggiungere un equilibrio e ora ti senti come se stessi perdendo il controllo. Quello che descrivi è un conflitto tra due parti di te: da un lato, c’è la parte che vuole mantenere il controllo, che teme di riprendere peso e di tornare a un’immagine di te che non accettavi; dall’altro, c’è una parte che sembra ribellarsi a queste restrizioni, spingendoti a mangiare in modo compulsivo, quasi come se volesse compensare qualcosa. Questo scontro tra “tutto o niente” è molto comune quando si cerca di gestire il rapporto con il cibo, e spesso nasce da emozioni più profonde, come la paura di perdere il controllo, il bisogno di conforto o la frustrazione per non riuscire a trovare un equilibrio. La domenica, con il suo clima di convivialità e i cibi che ti piacciono, è diventata un momento in cui questa parte ribelle prende il sopravvento, e poi il senso di colpa ti porta a compensare durante la settimana. È un circolo che si autoalimenta: più cerchi di controllarti, più la parte ribelle si sente oppressa e cerca di sfogarsi. Il problema è che questo ti fa sentire sempre più in colpa e sempre più fuori controllo. Per affrontare la situazione, potresti provare a lavorare su due fronti. Il primo è cercare di capire cosa scatena queste abbuffate: è solo la fame fisica, o c’è anche una fame emotiva? Magari mangi per noia, per ansia, per cercare conforto o per premiarti? Se riesci a identificare le emozioni che stanno dietro a queste abbuffate, potresti trovare modi alternativi per gestirle, come fare una passeggiata, parlare con qualcuno, o dedicarti a un’attività che ti piace. Il secondo fronte è cercare di trovare un equilibrio tra il “tutto” e il “niente”. So che è difficile, soprattutto quando vivi con altre persone e hai tentazioni in casa, ma potresti provare a fare piccoli passi. Ad esempio, invece di dire “non mangerò mai più dolci”, potresti concederti un dolce al giorno, ma in una porzione ragionevole. Se senti che non riesci a farlo da sola, potresti chiedere ai tuoi genitori o a tua sorella di aiutarti, magari tenendo i dolci in un posto meno accessibile o preparando porzioni più piccole. Infine, ricorda che non sei sola in questo. Parlare con un professionista, come uno psicologo o un nutrizionista specializzato in disturbi alimentari, potrebbe darti gli strumenti per affrontare queste dinamiche in modo più strutturato. Non devi avere paura di chiedere aiuto: stai già facendo un grande lavoro cercando di capire cosa sta succedendo e di trovare una soluzione. Con il tempo e il supporto giusto, puoi imparare a trovare quel “grigio” che cerchi, un equilibrio che ti permetta di vivere serenamente senza sentirti in colpa o fuori controllo.


Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. Quello che stai vivendo è qualcosa che, purtroppo, accade spesso dopo periodi di forte controllo alimentare: il corpo e la mente, dopo tante restrizioni, reagiscono con il bisogno di "recuperare", e così si innesca quel meccanismo di abbuffata e senso di colpa che racconti molto bene. Non è mancanza di forza di volontà, ma una risposta umana a tanta pressione. L'idea del “tutto o niente” è una delle trappole più comuni in questi casi, e trovare il famoso “grigio” – quell’equilibrio in cui il cibo non è né un premio né un nemico – richiede tempo, pazienza e tanta gentilezza verso se stessi. Hai già fatto un grande passo: hai riconosciuto che così non stai bene e vuoi cambiare. Potresti iniziare provando a chiederti, nei momenti più difficili, cosa cerchi davvero nel cibo: spesso non è fame, ma bisogno di conforto, sicurezza, sfogo. E se senti che da sola non riesci, parlarne con uno psicologo – magari con esperienza nei disturbi alimentari – può davvero aiutarti a ritrovare un rapporto più sereno con il cibo e con te stessa. Non sei sola, e non c’è nulla di sbagliato in te. Meriti di stare bene, davvero.

Dott.ssa Tania Zedda

Dott.ssa Tania Zedda

psicologo

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Gentile utente, dalle sue parole emerge con grande chiarezza quanto il rapporto con il cibo sia diventato un campo di battaglia tra controllo e perdita di controllo, tra il desiderio di equilibrio e la paura di ricadere nel passato. Il modo in cui descrive i pensieri, le emozioni e la rigidità del “tutto o niente” è tipico dei momenti in cui il cibo diventa un linguaggio emotivo: non è più solo nutrimento, ma un modo per gestire tensioni, paura, colpa o bisogno di conforto. Il ciclo che racconta — restrizione, abbuffata, senso di colpa, compensazione, e poi di nuovo restrizione — è molto comune e non segno di “mancanza di volontà”, ma di un meccanismo automatico che si autoalimenta. Dopo periodi di controllo rigido, il corpo e la mente reagiscono con una fame quasi compulsiva: non è solo “gola”, ma un bisogno fisiologico ed emotivo di ristabilire equilibrio. Ecco alcuni passi concreti che può iniziare a considerare: Rivolgersi a uno psicologo esperto in disturbi del comportamento alimentare. Il lavoro terapeutico non serve solo a “smettere di abbuffarsi”, ma a comprendere le radici emotive di quel bisogno, a spezzare la logica del bianco/nero e a costruire un rapporto più gentile con sé stessa. Coinvolgere un nutrizionista con esperienza clinica, che la aiuti a strutturare un piano alimentare regolare, flessibile e sostenibile. Il corpo ha bisogno di sapere che riceverà cibo in modo stabile per ridurre gli impulsi di abbuffata. Spostare l’obiettivo dal peso all’equilibrio. Finché il valore personale resta legato alla bilancia, ogni variazione diventa minaccia. Lavorare su questo aspetto è fondamentale per liberarsi dal circolo vizioso. Accogliere il “grigio” senza giudizio. Può iniziare da piccoli gesti: ad esempio, quando sente il bisogno di mangiare oltre misura, si conceda una pausa di 10 minuti prima di agire, provando a chiedersi cosa sente davvero (noia, ansia, rabbia, stanchezza). Anche se poi mangia, ha già introdotto un momento di consapevolezza. Ridurre l’auto-colpevolizzazione. Il senso di colpa alimenta l’ansia e prepara la successiva abbuffata. Trattarsi con più comprensione è una parte del processo di guarigione, non un segno di “resa”. Lei mostra una grande forza e lucidità: è già consapevole del problema e desiderosa di affrontarlo. Questo è il punto di partenza più importante. Non cerchi di risolvere tutto da sola: con il giusto aiuto, è possibile davvero ritrovare serenità e costruire un rapporto con il cibo che non sia più fatto di punizioni e ricompense, ma di ascolto e cura. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Petroni

Dott.ssa Sara Petroni

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Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo, perché dalle sue parole si percepisce quanto questa situazione la faccia soffrire e quanto impegno abbia già messo nel cercare di affrontarla. Il suo racconto mostra una grande consapevolezza e questo è un elemento molto importante, perché significa che sta osservando ciò che accade dentro di sé e sta cercando attivamente una strada per stare meglio. Quello che descrive è un’esperienza che molte persone vivono quando iniziano a controllare in modo molto rigido l’alimentazione. Spesso accade che più si cerca di esercitare un controllo serrato su cosa e quanto mangiare, più il desiderio verso alcuni cibi diventa intenso. Non si tratta di mancanza di forza di volontà o di debolezza personale, ma di un meccanismo molto comune: quando un alimento viene percepito come vietato o pericoloso, può acquisire un valore emotivo ancora più forte e diventare difficile fermarsi una volta iniziato a mangiarlo. È come se la mente e il corpo reagissero alla restrizione cercando di recuperare ciò che è stato limitato. Nel suo racconto emerge anche un modo di pensare molto polarizzato, in cui sembra esserci poco spazio per le sfumature. L’idea che la giornata sia ormai compromessa dopo aver mangiato qualcosa che non era nei programmi può diventare una spinta a lasciarsi andare completamente, quasi come se non valesse più la pena provare a fermarsi. Questo tipo di pensiero è molto faticoso da sostenere perché crea un continuo alternarsi tra controllo e perdita di controllo, accompagnato da senso di colpa e paura. Un passaggio delicato è il modo in cui il peso e l’immagine corporea sembrano influenzare il giudizio su se stessa. Quando il valore personale viene legato in modo molto stretto al numero sulla bilancia o alla forma del corpo, ogni variazione può essere vissuta come una minaccia profonda, generando ansia e spingendo a comportamenti alimentari estremi. Ritrovare un rapporto più sereno con il cibo spesso passa anche attraverso un lavoro sul modo in cui ci si guarda e ci si valuta come persona, ampliando lo sguardo oltre l’aspetto fisico. Può essere utile iniziare a osservare con curiosità, e non con giudizio, cosa succede nei momenti in cui sente l’impulso a mangiare in modo incontrollato. Spesso dietro questi episodi non c’è soltanto la fame fisica, ma anche emozioni intense come tensione, frustrazione, stanchezza o bisogno di conforto. Riconoscere queste emozioni e imparare gradualmente a rispondere ad esse in modi diversi può aiutare a ridurre la sensazione di essere trascinata dal comportamento alimentare. Un altro aspetto importante riguarda la rigidità delle regole alimentari. Quando le regole sono molto severe, tendono a essere difficili da mantenere nel lungo periodo e favoriscono il passaggio all’eccesso. Costruire un rapporto più flessibile con il cibo richiede tempo e spesso genera paura, perché può dare la sensazione di perdere il controllo, ma in realtà rappresenta uno dei passaggi fondamentali per uscire dal ciclo restrizione e abbuffata. Il fatto che lei riconosca la difficoltà nel gestire le tentazioni presenti in casa e il suo timore di tornare a un peso che la faceva soffrire mostra quanto questo tema sia carico di emozioni e significati personali. Affrontare queste dinamiche da sola può essere molto faticoso. Un percorso psicologico può offrire uno spazio protetto in cui comprendere più a fondo il rapporto con il cibo, con il corpo e con le emozioni, lavorando per costruire strategie più sostenibili e meno dolorose. La sofferenza che descrive merita ascolto e attenzione e non rappresenta un fallimento personale. Spesso questi vissuti raccontano di una persona che ha cercato con grande impegno di prendersi cura di sé, ma che si è trovata intrappolata in modalità molto rigide e difficili da mantenere. Con il giusto supporto è possibile trovare un equilibrio più stabile e vivere il rapporto con il cibo in modo meno conflittuale e più sereno. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, La ringrazio per aver raccontato con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dalle Sue parole emerge una grande sofferenza e soprattutto una forte fatica nel rapporto con il cibo, con il controllo e con l’immagine di sé. Quello che descrive non ha a che fare con “mancanza di volontà”, ma sembra piuttosto un circolo molto faticoso fatto di restrizione, controllo, senso di colpa e momenti in cui sente di perdere il controllo sul cibo. Più ci si impone rigidità e regole severe, più spesso il rapporto con l’alimentazione può diventare fonte di ansia e ossessione. Mi colpisce anche quanto peso abbiano per Lei la paura di ingrassare e il timore di tornare a un’immagine di sé che non riusciva ad accettare. Tutto questo merita ascolto e attenzione, senza giudizio. Credo che in questo momento sia importante non affrontare da sola questa difficoltà. Un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio i meccanismi emotivi che si attivano nel rapporto con il cibo e a costruire nel tempo un equilibrio più sereno e sostenibile. Se lo desidera, resto disponibile ad accompagnarLa in questo percorso. Un caro saluto Dott.ssa Barcella

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.