Salve dottori, sono una ragazza di 27 anni, vorrei un consiglio da voi e riuscire a capire in qualch
Salve dottori, sono una ragazza di 27 anni, vorrei un consiglio da voi e riuscire a capire in qualche modo..da un pò a lavoro c'è un collega con cui scherzo, rido, ci troviamo abbastanza in sintonia ecco, tutti anche dicono di uscire insieme, che a lui piaccio e viceversa, io ci scherzo su questo e anche lui credo, però inizialmente quando ci siamo scambiati anche il numero, lui mi diceva di non voler avere nulla, non voler diventare vulnerabile, per esperienze passate, però mi ha detto che gli piaccio, poi è cambiato e ora è molto piu sciolto, anche scherzando prova a baciarmi, o mi abbraccia a modo suo, mi dice di uscire però non è sempre esplicito, non me lo chiede fino in fondo per uscire effettivamente ecco, io poi sto uscendo ancora da una relazione finita a gennaio con cui però con il mio ex lavoro insieme, lui di 20 anni piu grande, ci sono state cose per cui ho voluto chiudere purtroppo e ancora non riesco ad allontanarmi del tutto..ora col pensiero di uscire con lui ho paura perché sembra di rivivere quello quando avevo conosciuto il mio ex..inoltre non so a cosa credere, ho paura di essere presa in giro, perché se lui volesse davvero uscire saremmo gia usciti davvero, io dalla mia non voglio chiedere perché vorrei fosse l'altra persona a farlo, forse perché cosi capsico se davvero gli piaccio e allora io non chiedo nulla..non so cosa pensare..
38 risposte
Salve, sono la Dott.ssa Rita White. Da ciò che racconta, sembra esserci interesse reciproco, ma anche una certa ambivalenza: lui si avvicina, scherza, cerca il contatto, ma non trasforma ancora questo interesse in una proposta concreta. È comprensibile che questo le faccia dubitare delle sue intenzioni, soprattutto dopo una relazione recente che non sente ancora del tutto chiusa. Più che cercare di interpretare ogni gesto o capire con certezza "cosa vuole lui", proverei a osservare la coerenza tra parole e comportamenti. Se desidera davvero conoscerla fuori dal lavoro, prima o poi dovrà tradurre l’interesse in un passo concreto. Allo stesso tempo, può essere utile chiedersi quanto lei sia pronta ad aprirsi a qualcosa di nuovo e quanto invece la paura di rivivere la precedente esperienza stia influenzando questo momento. Non è necessario forzare nulla, può lasciare che la situazione evolva, mantenendo però chiari i suoi bisogni e i suoi confini.
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Gentile utente, da ciò che racconta emerge una situazione più complessa del semplice capire se il suo collega sia realmente interessato. Sta ancora cercando di elaborare la conclusione della precedente relazione e, contemporaneamente, sta vivendo una nuova attrazione che sembra riattivare emozioni, timori e dinamiche già sperimentate in passato. In un periodo di confusione emotiva è del tutto comprensibile provare sentimenti contrastanti: desiderare di avvicinarsi e, nello stesso tempo, avere paura; essere incuriosita da una nuova persona ma non sentirsi ancora completamente distante dall’ex. Mi sembra inoltre che stia affidando all’iniziativa del collega il compito di confermarle quanto gli piaccia. Aspettare che sia necessariamente lui a proporle di uscire può proteggerla dalla vulnerabilità e dal rischio di un rifiuto, ma la mantiene anche in una posizione di attesa e di incertezza. I suoi comportamenti possono indicare interesse, ma soltanto una comunicazione più chiara può aiutarla a comprenderne davvero le intenzioni. Prima ancora di decifrare ciò che vuole lui, però, potrebbe essere utile concentrarsi su di sé. Fare chiarezza potrà aiutarla a compiere una scelta più lucida, concreta e rispettosa dei suoi bisogni. Le consiglio di affidarsi ad un professionista che potrebbe offrirle uno spazio protetto nel quale comprendere meglio questa fase che sta attraversando. Cordiali saluti, Dott.ssa Carlotta Innocenzi
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che la situazione con questo collega stia attivando emozioni e interrogativi che vanno oltre il semplice chiedersi se lui sia realmente interessato o meno. Potrebbe essere interessante osservare non soltanto il suo comportamento, ma soprattutto ciò che questa relazione sta suscitando in lei e il significato che assume alla luce delle esperienze precedenti. Mi sembra significativo, ad esempio, che lei riconosca una certa somiglianza con le sensazioni provate quando ha conosciuto il suo ex compagno e che, contemporaneamente, senta il bisogno di avere dall'altro una conferma chiara del suo interesse. Il timore di essere presa in giro e il desiderio che sia necessariamente l'altro a fare il primo passo possono essere compresi anche come modalità attraverso cui cerca di tutelarsi dalla possibilità di esporsi e di essere nuovamente ferita. Allo stesso tempo, il comportamento del collega sembra essere piuttosto ambiguo: ci sono segnali di interesse, ma anche una difficoltà a tradurli in una proposta concreta. Più che cercare di capire cosa lui pensi realmente, potrebbe essere utile chiedersi: che cosa desidero io da questa relazione? Di cosa avrei bisogno per sentirmi al sicuro? E quali segnali concreti mi permetterebbero di distinguere una situazione nuova da una dinamica già vissuta? Non è necessario avere subito una risposta né decidere se iniziare o meno una relazione. Può essere utile concedersi il tempo di osservare ciò che accade, mantenendo attenzione sia ai comportamenti concreti dell'altra persona sia alle proprie emozioni e ai propri confini. Il fatto che una situazione nuova possa richiamare emozioni già conosciute non significa necessariamente che la storia debba ripetersi. Può invece rappresentare un'occasione per riconoscere ciò che oggi desidera e scegliere con maggiore consapevolezza come stare nella relazione.
Ciao, credo tu stia vivendo una sorta di ambivalenza. Da una parte c’è sintonia, attrazione e curiosità verso questa persona, dall’altra la paura di ritrovarti dentro una dinamica già vissuta e di ritrovarti ferita di nuovo. È comprensibile che tu abbia bisogno di segnali chiari adesso. Forse più che cercare di capire cosa lui provi davvero, prova a chiederti cosa ti fa sentire al sicuro in una relazione e quali comportamenti concreti ti permettono di riconoscerlo. Il fatto che lui sia interessato può essere espresso anche attraverso un passo concreto, ma anche tu puoi scegliere quanto esporti e con quali tempi. Osserva se alle parole e agli scherzi seguono comportamenti coerenti. Ti auguro di riuscire, con i tuoi tempi, a fare chiarezza su ciò che desideri e a vivere questa situazione senza lasciare che le esperienze passate decidano al posto tuo sulle scelte del presente E forse vale la pena chiederti anche quanto di questa paura appartenga a questa nuova relazione e quanto, invece, sia ancora legato a ciò che hai vissuto con il tuo ex.
Buongiorno, la situazione che descrive sembra comprensibilmente confusa perché questo collega le manda segnali di interesse, ma non ancora una direzione chiara. Da una parte le dice che gli piace, cerca il contatto, scherza sul fatto di uscire e appare più sciolto rispetto all’inizio. Dall’altra non arriva fino in fondo a proporle concretamente un incontro. È proprio questa ambiguità che può alimentare molti pensieri. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile distinguere ciò che sa da ciò che sta cercando di interpretare. Sa che c’è sintonia, che lui le ha espresso attrazione e che il rapporto è diventato più confidenziale. Non sa ancora, però, quanto sia disposto a investire realmente fuori dal contesto lavorativo. Il rischio è che la mente provi a colmare questa parte mancante chiedendosi continuamente se abbia paura, se stia giocando, se sia realmente interessato oppure se stia aspettando un suo segnale. Un elemento importante è proprio il fatto che lei dica: “se volesse davvero uscire, saremmo già usciti”. È un pensiero comprensibile, ma non necessariamente una certezza. Alcune persone possono essere interessate e contemporaneamente frenate, poco dirette o timorose. Allo stesso tempo, è altrettanto vero che l’interesse, quando esiste, prima o poi dovrebbe tradursi anche in qualcosa di concreto. Per questo potrebbe essere più utile osservare ciò che accade nel tempo, piuttosto che cercare di attribuire subito un significato preciso a ogni gesto. Anche il fatto che lei non voglia proporre un’uscita sembra avere una funzione particolare. Non è semplicemente una preferenza: sembra che abbia bisogno che sia lui a farlo per avere una prova del suo interesse. In altre parole, l’invito diventerebbe una rassicurazione: “se fa il primo passo, allora significa che gli piaccio davvero”. Questo è comprensibile, soprattutto dopo una relazione che sembra averla lasciata ancora emotivamente coinvolta e prudente. Tuttavia può essere utile chiedersi se, senza accorgersene, stia trasformando questa situazione in una verifica del proprio valore o del proprio potere di essere scelta. La domanda più utile potrebbe non essere soltanto “gli piaccio davvero?”, ma anche “a me interessa davvero conoscerlo fuori dal lavoro oppure sto aspettando soprattutto che sia lui a dimostrarmi qualcosa?”. Sono due bisogni diversi. Il parallelo che fa con il suo ex merita attenzione. Il fatto che questa nuova conoscenza le ricordi l’inizio della relazione precedente può aumentare l’allarme e farle sentire che la storia rischi di ripetersi. Ma una somiglianza emotiva non significa necessariamente che l’esito sarà lo stesso. Sarebbe importante capire quali aspetti le fanno pensare al passato: l’eccitazione iniziale, l’incertezza, la paura di coinvolgersi oppure il fatto di sentirsi nuovamente attratta da qualcuno mentre non si sente ancora del tutto libera dalla relazione precedente. Probabilmente non ha bisogno di scegliere tra buttarsi completamente e chiudere tutto per paura. Può permettersi di conoscere questa persona lentamente, mantenendo attenzione ai fatti. Se lui propone davvero di vedervi, potrà accettare senza trasformare quell’uscita in una promessa di relazione. Se continua soltanto a flirtare senza mai concretizzare, anche questo diventerà un’informazione importante. Non è necessario nemmeno interpretare ogni tentativo di bacio o abbraccio come prova definitiva di intenzioni sentimentali. Attrazione e disponibilità a costruire qualcosa non coincidono sempre. Mi sembra inoltre importante che lei sia ancora in contatto quotidiano con l’ex per motivi di lavoro e dica di non riuscire completamente ad allontanarsi. Questo potrebbe rendere più difficile capire cosa prova davvero verso una persona nuova, perché una parte del suo mondo emotivo è ancora occupata dalla relazione precedente. Se questa difficoltà a separare il passato dal presente, il bisogno di capire con certezza cosa prova l’altro e la paura di essere presa in giro le provocano molta agitazione, potrebbe essere utile approfondire questi aspetti in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Potrebbe aiutarla a comprendere quali schemi si attivano quando inizia a interessarsi a qualcuno e quanto il bisogno di sentirsi scelta influenzi il modo in cui vive le relazioni. Per ora cercherei di non costringersi a trovare subito una risposta definitiva su questo collega. Osservi se alle parole seguono comportamenti coerenti e, nel frattempo, provi a capire cosa desidera lei indipendentemente da quanto lui riesca a rassicurarla. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, le sue sensazioni e le sue paure potrebbero esser ancora collegate a quanto accaduto nella precedente relazione. Qualora si accorgesse di non esser riuscita ancora a lasciar andare il precedente rapporto sarebbe opportuno ricevere l aiuto di un professionista che la accompagni nella elaborazione di quanto accaduto. Cordialmente Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, immagino la confusione, vorrebbe affrontare tutto ciò in un percorso psicologico per sviscerarlo?
Buongiorno, comprendo la sua confusione: da una parte sembra esserci curiosità e interesse verso questo collega, dall’altra la paura di soffrire nuovamente e una relazione precedente dalla quale sente di non essersi ancora completamente distaccata. Dai comportamenti che descrive sembra esserci un interesse da parte di lui, ma solo il tempo e gesti più chiari potranno dirle quanto sia autentico. Non abbia fretta di comprendere tutto subito e si conceda la possibilità di conoscere questa persona gradualmente. Soprattutto, provi ad ascoltare ciò che sente e desidera Lei: non deve necessariamente aspettare di essere scelta dall’altro per sentirsi sufficientemente sicura del proprio valore.
La confusione e la cautela che prova di fronte all'ambivalenza di questo collega sono del tutto comprensibili, specialmente perché la sua mente sta giustamente attivando un segnale di protezione di fronte al timore di riproporre dinamiche affettive già sofferte nella precedente relazione, che appare ancora ingombrante e non del tutto elaborata. I segnali contraddittori di quest'uomo – che oscilla tra il dichiarare di non volersi rendere vulnerabile e il ricercare un contatto fisico sfumato senza mai concretizzare una proposta chiara – creano una zona grigia che alimenta l'incertezza, ma posizionarsi in un'attesa passiva per "testare" le sue intenzioni rischia di esporla inutilmente all'ansia e a un senso di impotenza. Piuttosto che concentrarsi unicamente sul decifrare se lei gli piaccia davvero, potrebbe essere utile spostare il focus su ciò di cui Lei ha realmente bisogno in questo momento, concedendosi il tempo di rallentare il gioco della seduzione e stabilire confini chiari per tutelare la sua serenità, senza l'urgenza di doversi buttare in un nuovo coinvolgimento all'interno dello stesso contesto lavorativo.
Per fare chiarezza sulle tue paure, parlarne con un professionista potrebbe aiutarti. Sono sisponibile
Leggendo le tue parole si percepisce chiaramente quanto questo momento sia denso di emozioni contrastanti, in cui il desiderio di leggerezza e di novità si scontra inevitabilmente con la prudenza di chi ha sofferto da poco. Da una prospettiva sia psicologica che corporea, il comportamento che descrivi fa risuonare un campanello d'allarme molto naturale. Quando uscireamo da una storia importante, soprattutto con una persona più grande con cui condividiamo ancora gli spazi lavorativi, il nostro sistema nervoso si attiva in una modalità di autoconservazione per proteggerci dal riprovare un dolore già conosciuto. Questo spiega perfettamente perché le somiglianze tra il tuo ex e questo collega ti spaventino e ti facciano percepire una sensazione di pericolo. Allo stesso tempo, la dinamica che si è creata con il tuo collega sembra mossa da un gioco di ambivalenze. Dalle sue parole emerge la paura di mostrare la propria vulnerabilità, ed è molto comune che chi teme di esporsi utilizzi lo scherzo, la fisicità e la leggerezza per avvicinarsi all'altro senza correre il rischio di un rifiuto esplicito. Questo però lascia a te l'onere dell'incertezza, alimentando l'ansia e il timore di essere presa in giro. Quando due persone cercano conferme ma nessuna delle due vuole fare il primo passo per paura di scoprirsi, si genera una tensione che blocca l'evoluzione naturale della conoscenza. In tutto questo c'è anche la pressione dell'ambiente esterno, ovvero i commenti dei colleghi che rischiano di fare da cassa di risonanza, amplificando le aspettative e facendoti sentire al centro di un palcoscenico anziché all'interno di una relazione intima e riservata. Il consiglio principale che desidero darti è di spostare l'attenzione da ciò che vuole o pensa lui a ciò di cui hai realmente bisogno tu in questo momento. Chiediti con profonda onestà se ti senti pronta a rimetterti in gioco o se hai ancora bisogno di tempo per metabolizzare la fine della precedente storia e la presenza quotidiana del tuo ex. Se invece senti la curiosità di scoprire dove può portare questa conoscenza, potresti provare ad uscire dal circolo vizioso dell'ambiguità con serenità. La prossima volta che si presenterà un approccio affettuoso ma scherzoso, potresti rispondere riportando il piano sulla concretezza, magari facendogli notare con il sorriso che tra le parole e i fatti c'è di mezzo la volontà reale di vedersi fuori dal lavoro. Questo gli permetterà di uscire dalle sue difese e darà a te una risposta chiara, aiutando il tuo corpo e la tua mente a ritrovare tranquillità e centratura.
La Sua paura di ritrovarsi in una situazione simile a quella già vissuta è qualcosa di comprensibile, soprattutto quando una relazione importante non si è ancora chiusa del tutto emotivamente. Quello che mi sembra emergere dal Suo racconto è che forse la domanda più utile non sia tanto "lui è sincero o mi sta prendendo in giro?" ma qualcosa che riguarda proprio Lei stessa: quanto si sente pronta, in questo momento, ad aprirsi a qualcosa di nuovo? E quanto il fatto di non aver ancora elaborato la relazione precedente sta influenzando il modo in cui vive questa situazione? Non è possibile rispondere a queste domande dall'esterno con una soluzione "pronta all'uso", ma riflettere su questi spunti potrebbe essere già un punto di partenza. In questo senso forse un percorso di supporto potrebbe aiutarLa a fare questa chiarezza, senza dover portare da sola il peso di tutte queste incertezze.
Buongiorno, mi sembra che la questione non riguardi soltanto capire quanto lei piaccia al collega, ma anche quanto sia difficile per lei esporsi senza avere prima la certezza di essere desiderata. Il fatto che aspetti che sia lui a proporle concretamente di uscire sembra infatti proteggerla dal rischio di sentirsi rifiutata o presa in giro. Inoltre, questa nuova situazione sembra riattivare qualcosa della relazione precedente: lei stessa dice di avere la sensazione di “rivivere” l'inizio con il suo ex. Forse vale la pena chiedersi che cosa riconosce di familiare e che cosa teme possa ripetersi. Più che interpretare ogni abbraccio, battuta o tentativo di bacio per capire cosa voglia lui, proverei a spostare la domanda: lei cosa desidera? Vorrebbe davvero conoscerlo fuori dal lavoro oppure, in questo momento, ha soprattutto bisogno di sapere con certezza di piacergli? A volte l'incertezza dell'altro può diventare proprio ciò che ci tiene maggiormente agganciati.
Quello che descrivi sembra essere un mix di interesse, ambivalenza e paura. È possibile che lui sia realmente attratto da te, ma al momento non sta mostrando una grande concretezza: le battute, gli abbracci e il “dovremmo uscire” sono segnali, ma conta soprattutto ciò che fa realmente. Capisco anche perché tu non voglia essere quella a chiedere di uscire: forse vuoi vedere se lui è disposto a esporsi, così da sentirti più sicura del suo interesse. E va bene. Non devi rincorrerlo né interpretare ogni suo gesto: puoi semplicemente osservare se farà un passo concreto. Inoltre, visto che la relazione precedente è ancora emotivamente vicina e ti ha lasciato delle ferite, è normale avere paura di ripetere lo stesso schema. Per questo forse non serve decidere subito cosa sarà con questo collega: conoscilo con calma e mantieni i tuoi confini. Se il suo interesse è autentico, avrà modo di dimostrartelo con coerenza, non solo con il gioco e il flirt.
Gentile utente, nel Suo racconto sembra esserci una forte attrazione accompagnata, però, dal timore di rivivere dinamiche dolorose della relazione precedente. È comprensibile che, dopo un’esperienza che l’ha fatta sentire insicura, oggi Lei cerchi segnali molto chiari prima di esporsi nuovamente. Il problema è che cercare continuamente di capire “se gli piaccio davvero” può trasformarsi in un controllo che alimenta ancora di più l’incertezza. È un po’ come aspettare che una persona apra una porta per essere certi che desideri farci entrare: possiamo osservare i suoi segnali, ma finché non lo chiede esplicitamente non possiamo sapere con certezza cosa voglia. Il collega sembra mostrarLe interesse, ma i suoi comportamenti non sono ancora sufficientemente chiari per concludere che desideri una relazione o anche semplicemente un’uscita concreta. Può quindi lasciare che sia il tempo a mostrarLe quanto le sue parole siano coerenti con le azioni, senza però vivere ogni gesto come una prova da interpretare. Anche il Suo desiderio che sia necessariamente lui a fare il primo passo può essere legato al bisogno di sentirsi scelta e, quindi, rassicurata sul Suo valore. Potrebbe essere utile chiedersi non solo “gli piaccio?”, ma anche “io cosa desidero da questa persona e come mi sento quando sono con lui?”. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare ciò che è rimasto della relazione precedente e a vivere una nuova conoscenza con maggiore serenità, senza dover continuamente proteggersi dal rischio di essere ferita.
Salve, mi sembra che la sua confusione nasca dal fatto che, da una parte, con questo collega sente sintonia, leggerezza e attrazione; dall'altra, la relazione precedente le ha lasciato probabilmente una certa cautela e il timore di ritrovarsi nuovamente in una situazione che potrebbe farla soffrire. Credo sia importante distinguere ciò che lei sa da ciò che sta cercando di interpretare. Sa che questo collega le ha detto di essere attratto da lei, che cerca il contatto, scherza sul baciarla, la abbraccia e parla della possibilità di uscire. Non sa, invece, quali siano realmente le sue intenzioni finché non sarà lui a renderle più chiare attraverso comportamenti concreti. Ed è proprio questo forse il punto centrale: più che cercare di capire se gli piace, potrebbe chiedersi che cosa desidera lei. Le piacerebbe conoscerlo anche al di fuori del lavoro? Vorrebbe semplicemente vivere questa sintonia senza necessariamente trasformarla in una relazione? Oppure sente di non essere ancora pronta perché è ancora emotivamente coinvolta nella precedente storia? Mi soffermerei anche sulla sua frase: “non voglio chiedere perché così capisco se davvero gli piaccio”. È comprensibile, ma rischia di trasformare un eventuale invito in una sorta di prova del suo interesse. In realtà, il fatto che sia lui o lei a proporre un'uscita non stabilisce automaticamente quanto una persona tenga a noi. Le relazioni non sono sempre un test in cui uno deve fare la prima mossa per dimostrare qualcosa. Allo stesso tempo, non deve necessariamente esporsi più di quanto si senta pronta a fare. Se desidera conoscerlo, può anche semplicemente lasciare spazio alla possibilità di un'uscita, senza caricarla immediatamente di significati: un caffè, un aperitivo, una passeggiata. Non sarebbe una promessa di relazione, ma soltanto l'occasione di conoscere quella persona in un contesto diverso dal lavoro. La sua paura di “rivivere” ciò che è successo con il suo ex merita invece particolare attenzione. Una nuova persona non è automaticamente una ripetizione della precedente, ma le esperienze passate possono renderci più sensibili a determinati segnali. Per questo potrebbe essere utile procedere lentamente, osservando soprattutto la coerenza tra ciò che il collega dice e ciò che concretamente fa, senza idealizzarlo ma neppure considerarlo inaffidabile a priori. Infine, non abbia fretta di prendere una decisione. È uscita da una relazione soltanto da alcuni mesi e racconta di non essere ancora riuscita ad allontanarsi completamente dal suo ex. Forse, prima ancora di chiedersi “lui cosa vuole da me?”, potrebbe essere utile chiedersi: “Io oggi sono emotivamente libera di conoscere qualcun altro, oppure sto cercando in questa nuova situazione qualcosa che mi aiuti a uscire dalla precedente?” Non c'è una risposta giusta o sbagliata. L'importante è che, qualunque scelta faccia, non nasca soltanto dalla paura di essere presa in giro o dal bisogno di ricevere una conferma del proprio valore. Si conceda il diritto di conoscere una persona con curiosità, ma anche con i suoi tempi e i suoi confini. Un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli. Psicologo Clinico. Perugia.
Ciao, grazie per aver condiviso una situazione che sembra metterti in gioco su più livelli. Mi sembra che la difficoltà non sia soltanto capire se questo collega è interessato a te, ma anche capire quanto tu oggi ti senta pronta a vivere una nuova relazione dopo ciò che è accaduto con il tuo ex. Attualmente vivi in uno stato di incertezza,legata soprattutto al bisogno di comprendere le intenzioni dell'altra persona. Questa incertezza, però, non può essere completamente colmata attraverso aspettative, interpretazioni o tentativi di anticipare ciò che l'altro pensa o prova. Ogni persona ha infatti la libertà di scegliere spontaneamente quando, quanto e come raccontarsi e di rendere esplicite le proprie intenzioni. Ciò che può fare, invece, è osservare nel tempo la coerenza tra ciò che l'altra persona dice e ciò che concretamente fa, mantenendo al contempo l'attenzione sui propri bisogni, desideri e limiti. Ti chiederei proprio questo: al di là del capire se lui è realmente interessato a te, tu oggi che cosa desidereresti da questa situazione e che cosa, invece, ti fa più paura?
È comprensibile sentirsi in difficoltà davanti a segnali così ambigui, soprattutto uscendo da una relazione recente che ha lasciato ferite non ancora del tutto rimarginate. Il timore di essere presa in giro nasce spesso proprio da lì: l'esperienza passata insegna a proteggersi, ma può anche portare a leggere ogni situazione nuova attraverso quella lente. Il fatto che lui esprima interesse senza mai proporsi in modo esplicito può avere motivazioni diverse (timore di esporsi, incertezza, semplice timidezza), ma finché la situazione resta nel vago è naturale faticare a fidarsi. Attendere che sia l'altro a fare il primo passo per avere una conferma è una strategia comprensibile, ma rischia di lasciarla bloccata in un'attesa che potrebbe non risolversi mai. Provare a essere più diretta, anche solo con una domanda semplice, potrebbe restituirle la chiarezza che cerca, qualunque sia la risposta che riceverà.
Capisco la tua confusione: ci sono segnali di interesse, ma anche una certa ambivalenza da parte sua, e questo può rendere difficile capire quanto sia realmente intenzionato a conoscerti fuori dal lavoro. Allo stesso tempo, però, stai chiedendo ai suoi comportamenti una certezza che forse non possono darti: se mi invita significa che gli piaccio, se non lo fa significa che non gli interesso. Il fatto che lui non faccia un passo concreto è un'informazione, ma non necessariamente una risposta definitiva sulle sue intenzioni. Mi sembra importante anche considerare quanto la relazione precedente possa influenzare il modo in cui stai vivendo questa situazione: forse una parte di te cerca di proteggersi dal rischio di rivivere qualcosa che ti ha fatto stare male. Puoi quindi chiederti non solo “gli piaccio davvero?”, ma anche “io, in questo momento, mi sento pronta a conoscere questa persona senza cercare subito garanzie?” E c'è un altro aspetto: se desideri uscire con lui, non devi necessariamente aspettare che sia lui a fare tutto il primo passo per dimostrare il suo interesse. Puoi scegliere di esprimere ciò che vuoi, senza perdere dignità né controllo. Poi sarà la sua risposta concreta, più delle battute e dei segnali, a dirti qualcosa sulle sue intenzioni. Se sentissi il bisogno di parlarne ulteriormente puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri Con affetto Dott.ssa Bacchi
Ciao, da quello che racconti sembra che ci siano due piani diversi: quello che realmente sta facendo questo collega e quello che la tua paura ti porta a chiederti. È possibile che gli piaci, ma il fatto che non abbia ancora concretizzato un invito non permette di sapere con certezza quanto sia disposto a esporsi. E forse non è necessario capirlo subito. Più che cercare di interpretare ogni suo gesto, potresti osservare nel tempo se alle parole e al gioco seguono comportamenti concreti. Anche la paura di essere presa in giro e il timore di rivivere ciò che è accaduto con il tuo ex meritano attenzione: una relazione passata può influenzare il modo in cui affrontiamo una nuova possibilità, portandoci a cercare garanzie prima ancora di esserci davvero esposti. Infine, non c'è nulla di sbagliato nel desiderare che sia lui a fare il primo passo. Ma prova a chiederti se non lo chiedi perché non ti interessa farlo, oppure perché vuoi che sia la sua iniziativa a dimostrarti quanto gli piaci. Sono due cose molto diverse. E forse è proprio da qui che puoi iniziare a capire cosa desideri tu, al di là di ciò che farà lui. Un caro saluto, dott.ssa Veronica De Iuliis
Buongiorno, potrebbe invece provare ad uscirci col suo collega e capire se le piace o meno prima di finire incastrata in un vortice di pensieri e paure.
Gentile ragazza, da ciò che racconta sembra che si trovi in una situazione in cui convivono curiosità e attrazione da una parte, e timore di soffrire o di essere presa in giro dall’altra. È comprensibile che, dopo una relazione importante e soprattutto dopo alcune esperienze che l’hanno portata a decidere di interromperla, una nuova possibile relazione possa riattivare paure e dubbi. Per quanto riguarda il collega, dai suoi comportamenti sembra esserci interesse: le ha esplicitamente detto che lei gli piace, cerca il contatto, scherza sul baciarla, la abbraccia e accenna alla possibilità di uscire. Tuttavia, è altrettanto vero che **interesse e intenzione di costruire una relazione non sono necessariamente la stessa cosa**. Al momento non è possibile sapere con certezza cosa desideri realmente senza che ci sia un confronto più diretto tra voi. Mi sembra inoltre significativo ciò che dice: *“se volesse davvero uscire, saremmo già usciti”*. Potrebbe essere così, ma potrebbe anche esserci una dinamica reciproca di attesa: lei aspetta che sia lui a fare il primo passo per sentirsi rassicurata sul suo interesse, mentre lui, avendole inizialmente detto di non voler diventare vulnerabile, potrebbe avere a sua volta delle difficoltà ad esporsi. Il rischio è che il comportamento dell’altro diventi una sorta di “test” attraverso il quale cercare sicurezza. Non è sbagliato desiderare che sia lui a fare il primo passo, ma le suggerirei di chiedersi **che cosa desidera lei**, indipendentemente da quanto lui farà o non farà. Se le piacerebbe conoscerlo, può anche concedersi un'uscita senza viverla necessariamente come l'inizio di una relazione. Un caffè o una serata insieme possono semplicemente essere un modo per capire come state insieme al di fuori del contesto lavorativo. La paura di rivivere ciò che è accaduto con il suo ex merita però particolare attenzione. Una nuova persona non è automaticamente una ripetizione della relazione precedente, ma è possibile che alcune esperienze non siano ancora state pienamente elaborate e che oggi influenzino il modo in cui interpreta segnali, vicinanza e distanza affettiva. Prima ancora di capire “se lui ci tiene davvero”, potrebbe essere utile comprendere **che cosa la spaventa maggiormente nell’idea di lasciarsi coinvolgere nuovamente** e quali dinamiche della relazione precedente non vorrebbe più ritrovare. Cerchi quindi di non basarsi esclusivamente su supposizioni o interpretazioni dei suoi comportamenti: osservi soprattutto la coerenza nel tempo tra ciò che dice e ciò che fa, e soprattutto ascolti i suoi confini e i suoi bisogni. Considerato il coinvolgimento emotivo ancora presente rispetto alla relazione precedente e la paura che questa nuova situazione sta suscitando, sarebbe consigliabile approfondire il vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni, i suoi schemi relazionali e ciò che desidera realmente in questo momento. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile ragazza, da ciò che racconta sembra che in questo momento si stiano intrecciando due aspetti diversi: da una parte l’interesse e la curiosità verso questo collega, dall’altra una comprensibile difficoltà ad affidarsi nuovamente a qualcuno dopo una relazione che, pur essendo terminata, emotivamente sembra non essersi ancora conclusa del tutto. Partirei proprio da quest’ultimo punto. Lei scrive: «con il pensiero di uscire con lui ho paura perché sembra di rivivere quello che avevo vissuto quando avevo conosciuto il mio ex». È un passaggio importante. Quando una relazione ci ha coinvolti profondamente, soprattutto se ci ha lasciato ferite, delusioni o questioni emotivamente irrisolte, può accadere che una nuova situazione affettiva riattivi sensazioni già sperimentate. La mente tende spontaneamente a confrontare ciò che sta accadendo oggi con ciò che è accaduto ieri, quasi nel tentativo di proteggerci dal rischio di soffrire nuovamente. Questo, però, può portarci a oscillare tra il desiderio di avvicinarci e la necessità di difenderci. Per quanto riguarda il comportamento del suo collega, gli elementi che descrive sembrano indicare un interesse nei suoi confronti: le ha detto che gli piace, ricerca una certa vicinanza, scherza sulla possibilità di baciarla, la abbraccia e parla dell’idea di uscire insieme. Allo stesso tempo, però, sembra esserci una certa ambivalenza: manifesta interesse, ma non trasforma ancora chiaramente questo interesse in una proposta concreta. Non possiamo sapere con certezza perché. Potrebbe avere paura di esporsi, potrebbe temere un rifiuto, potrebbe essere coerente con ciò che inizialmente le aveva raccontato rispetto alla difficoltà di rendersi «vulnerabile», oppure potrebbe semplicemente vivere questa conoscenza in maniera più leggera. Sono tutte ipotesi: saranno soprattutto i suoi comportamenti nel tempo, più che le interpretazioni, a chiarirle quale sia realmente la sua intenzione. Mi soffermerei, invece, su una frase che lei scrive: «se lui volesse davvero uscire saremmo già usciti». Non necessariamente. Le relazioni umane raramente funzionano secondo equazioni così precise. Una persona può essere interessata e contemporaneamente esitante, insicura o spaventata. Esattamente come, in questo momento, sembra esserlo anche lei. C’è poi un altro aspetto interessante: lei preferisce non proporgli di uscire perché vorrebbe che fosse lui a farlo, in modo da avere la conferma che gli piaccia davvero. In altre parole, la sua attesa sembra avere anche una funzione protettiva: se è lui a esporsi per primo, lei rischia meno emotivamente. Ed è comprensibile, soprattutto dopo una relazione difficile. Tuttavia, sarebbe utile chiedersi: «Sto aspettando che faccia tutto lui perché è realmente ciò che desidero oppure perché ho paura di espormi e di poter essere rifiutata o delusa?» Non è necessario che sia lei a invitarlo, se non se la sente. Ma sarebbe importante evitare di trasformare ogni suo comportamento in una prova da decifrare continuamente: gli piaccio davvero? Perché non mi invita? Perché ieri si è avvicinato e oggi meno? Questo rischierebbe di alimentare soprattutto ansia e insicurezza. Può concedersi, invece, di osservare ciò che accade senza sentirsi obbligata a decidere immediatamente se questa persona possa diventare o meno un partner. Uscire con qualcuno non significa iniziare una relazione. Può significare semplicemente concedersi il tempo necessario per conoscerlo al di fuori dell’ambiente lavorativo e capire soprattutto come sta lei in sua presenza. Forse, infatti, la domanda più utile non è soltanto «gli piaccio davvero?», ma anche: «Lui piace davvero a me? Come mi sento quando sono con lui? Mi sento rispettata? Serena? Libera di essere me stessa? I suoi comportamenti sono coerenti con ciò che dice? E soprattutto, sono pronta in questo momento a conoscere emotivamente un'altra persona?» Quest’ultima domanda diventa particolarmente importante considerando che lavora ancora insieme al suo ex e sente di non essere riuscita ad allontanarsene completamente. Prima ancora di capire cosa voglia il nuovo collega, potrebbe essere utile comprendere che cosa sia rimasto emotivamente aperto nella relazione precedente. Non deve necessariamente scegliere subito tra «fidarsi» e «non fidarsi». La fiducia non è qualcosa che dobbiamo concedere in anticipo: si costruisce gradualmente osservando la coerenza tra parole, comportamenti e continuità nel tempo. Se questo collega è realmente interessato a conoscerla, avrà modo di dimostrarlo anche attraverso comportamenti più chiari. E lei, nel frattempo, può permettersi di procedere lentamente, senza forzarsi e senza utilizzare questa nuova conoscenza per cancellare ciò che sente ancora nei confronti della relazione precedente. A 27 anni non c’è alcuna necessità di avere immediatamente una risposta. Talvolta la scelta emotivamente più sana non consiste nel chiedersi continuamente «cosa vuole lui da me?», ma nel recuperare una posizione più centrata su di sé: «Io, oggi, cosa desidero e cosa sono realmente pronta a vivere?» È probabilmente da questa risposta che potrà iniziare a comprendere con maggiore chiarezza anche tutto il resto. Un caro saluto.
Ciao cara, grazie per aver condiviso la tua domanda. Mi viene da dirti innanzitutto che va bene avere paura. È un’emozione assolutamente comprensibile, soprattutto alla luce delle esperienze che hai vissuto in passato. Avere paura non significa necessariamente che qualcosa andrà male: a volte è semplicemente il nostro modo di proteggerci da ciò che conosciamo e che ci ha fatto soffrire. Prova però a ricordarti che ogni situazione è a sé e non tutte le persone sono uguali. Il passato può influenzare il modo in cui guardiamo al presente, ma non può necessariamente dirci come andrà il futuro. A volte uscire dalla nostra “zona di comfort” può davvero farci tremare la terra sotto i piedi. E non significa che dobbiamo forzarci o ignorare ciò che sentiamo: possiamo procedere con i nostri tempi, ascoltando la paura senza lasciare che sia lei a prendere tutte le decisioni. E forse, proprio attraversando alcune esperienze nuove, possiamo scoprire qualcosa di importante su noi stessi, sugli altri e su ciò di cui abbiamo bisogno. Non sempre possiamo scegliere ciò che ci è accaduto, ma possiamo provare, con il tempo, a dare un significato alle nostre esperienze e trasformarle in qualcosa che ci permetta di conoscerci e comprenderci meglio.
Buongiorno, leggendo quello che scrive mi sembra che stia cercando soprattutto di capire se l’interesse di questo ragazzo sia reale e se può fidarsi di quello che sta succedendo tra voi. Dice una cosa che secondo me è importante: non vuole essere lei a chiedergli di uscire, vorrebbe che fosse lui a farlo. Può essere semplicemente il suo modo di vivere il corteggiamento, il desiderio che sia l’uomo a fare il primo passo e quindi anche di sentirsi scelta. Non ci vedo niente di sbagliato però mi viene anche da pensare: chi ci dice che lui non abbia a sua volta paura di un suo rifiuto? Magari lei aspetta che lui faccia un passo più deciso per avere la conferma che gli piace davvero e lui, per motivi suoi, sta aspettando un segnale da lei per sentirsi abbastanza sicuro da farlo. E così si rischia di rimanere fermi, entrambi in attesa dell’altro. Naturalmente possiamo solo fare delle ipotesi su quello che pensa lui. Mi soffermerei invece sul fatto che questa situazione le ricorda l’inizio della relazione con il suo ex e le fa paura. È normale che quello che abbiamo vissuto entri nelle esperienze nuove, ma provi a chiedersi: quello che sento oggi appartiene a questo ragazzo e a quello che sta succedendo tra noi, oppure in parte appartiene ancora alla storia che ho vissuto? E poi c’è una domanda ancora più semplice: al di là del capire se lei piace a lui, a lei piacerebbe davvero uscire con questo ragazzo e conoscerlo fuori dal lavoro? Può anche desiderare che sia lui a invitarla e, nello stesso tempo, permettersi di fargli capire che sarebbe contenta se lo facesse. Non necessariamente uno dei due deve esporsi completamente mentre l’altro aspetta di avere tutte le certezze. Le auguro di vivere questa conoscenza un po’ più per quello che accade oggi, senza lasciare che la paura di rivivere il passato le tolga la possibilità di scoprire cosa potrebbe esserci di nuovo. Perdonare non significa dimenticare ciò che ci è stato fatto, ma fare in modo che chi ci ha ferito nel passato non continui a farlo anche nel presente, attraverso il peso e lo spettro di ciò che è accaduto, impedendoci di vivere pienamente la nostra vita. Le auguro davvero buona fortuna per tutto!
Buongiorno, Le risponderei invitandola a non concentrarsi soltanto sul tentativo di capire che cosa provi realmente questo collega, perché al momento ci sono segnali sia di interesse sia di ambivalenza, e probabilmente non è possibile avere una risposta certa osservando soltanto i suoi comportamenti. Mi sembra invece importante considerare anche ciò che questa situazione sta attivando in lei. Da quello che racconta, sembra esserci una parte di lei incuriosita e attratta dalla possibilità di questa nuova relazione, mentre un’altra parte è ancora molto coinvolta nella relazione precedente e sembra avere paura di ritrovarsi nuovamente dentro una situazione che potrebbe farla stare male. In questo senso, forse la sua esitazione non riguarda soltanto il collega, ma anche il momento particolare che sta attraversando, ovvero la relazione precedente si è conclusa, ma emotivamente sembra non essere ancora del tutto conclusa per lei. Anche il desiderio che sia necessariamente lui a fare il primo passo sembra avere un significato importante. Lei dice di non volerlo invitare a uscire perché vorrebbe che fosse lui a farlo, così da poter avere la certezza di piacergli davvero. È comprensibile, ma in questo modo rischia di affidare completamente all'iniziativa dell'altro la possibilità di sentirsi sicura rispetto a ciò che sta accadendo. Potremmo chiederci cosa significherebbe per lei fare un piccolo passo verso qualcuno senza avere prima la garanzia di non essere rifiutata o presa in giro. Inoltre, il fatto che questa situazione le faccia pensare immediatamente a ciò che è accaduto con il suo ex merita particolare attenzione. Sarebbe interessante comprendere che cosa, concretamente, le fa paura di ritrovare, una determinata modalità di relazione, la differenza di età, il sentirsi coinvolta troppo rapidamente, il rischio di perdere nuovamente qualcosa di importante o la paura di non riuscire a riconoscere in tempo eventuali segnali che potrebbero farle male. Forse, quindi, più che chiedersi in questo momento “lui vuole davvero qualcosa con me?”, potrebbe essere utile chiedersi “io che cosa desidero da questa situazione e di che cosa avrei bisogno per sentirmi sufficientemente tranquilla nel provare a conoscerlo?”. Non è necessario decidere ora se questa persona possa diventare un partner, né avere la certezza delle sue intenzioni. Può essere sufficiente concedersi la possibilità di conoscerlo, mantenendo attenzione a ciò che accade e soprattutto a come lei si sente nella relazione con lui. Un percorso psicologico potrebbe allora concentrarsi proprio sulla differenza tra ciò che appartiene a questa nuova relazione e ciò che invece viene riattivato dall'esperienza precedente, per aiutarla a riconoscere quando sta rispondendo a ciò che sta accadendo nel presente e quando, invece, sta cercando di proteggersi da qualcosa che ha già vissuto. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Buongiorno, Più che interpretare ogni comportamento del suo collega, può essere utile osservare se alle parole seguono dei comportamenti concreti. Non è necessario che sia sempre l’altra persona a fare il primo passo per avere una conferma del suo interesse, ma può prendersi il tempo di capire cosa desidera lei, senza confrontare necessariamente questa conoscenza con la relazione precedente. Dott.ssa Janett Aruta. Ricevo online e in studio a Palermo
Capisco la sua confusione e anche la paura che una nuova conoscenza possa riportarla dentro dinamiche già vissute e che l’hanno fatta soffrire. Da quello che racconta, tra voi sembra esserci interesse e complicità, ma è ancora presto per sapere cosa desideri realmente il suo collega. Più che cercare di interpretare ogni gesto, potrebbe essere utile osservare se, nel tempo, alle parole e agli scherzi seguono anche comportamenti concreti. Allo stesso tempo, non è detto che debba necessariamente essere lui a fare il primo passo per dimostrarle che è interessato. Aspettare che sia l’altro a esporsi può proteggerci dalla possibilità di sentirci rifiutati, ma può anche tenerci dentro una lunga attesa e molti dubbi. Forse la domanda da cui partire è: “Io, oggi, ho voglia di conoscere questa persona?”. Se la risposta è sì, può permettersi di farlo con calma, senza dover decidere subito dove porterà la relazione. E soprattutto senza dimenticare che una persona nuova non è necessariamente la ripetizione di una storia passata: sarà il modo in cui lei si sentirà nella relazione e ciò che accadrà concretamente a dirle se può fidarsi.
Gentilissima Comprendo le sue perplessità . La chiave nelle relazioni è sempre la comunicazione . Provi a condividere con la persona le sue reticenze. Provi a condividere il suo stato d'animo . Anche lei ha delle paure ,la cosa vi accomuna . Tenga conto che , una persona che le starà vicino ,si prenderà cura della sua emotività . In un percorso di crescita personale, potrà scoprire come ,un buon dialogo interiore ed una buona accoglienza delle proprie esigenze emotive, sono di primaria importanza per una relazione sana. Le sue necessità sono importanti tanto quanto quelle del suo collega Resto a disposizione online
Salve, grazie per aver raccontato questa situazione. Mi sembra che, al di là del capire se questo collega sia realmente interessato o meno, ci sia soprattutto molta incertezza e il timore di ritrovarsi nuovamente dentro dinamiche che ha già vissuto nella relazione precedente. In questo momento potrebbe essere difficile distinguere ciò che sta accadendo realmente da ciò che la paura le fa anticipare. Il fatto che lui non le abbia ancora proposto concretamente di uscire può essere un dato da considerare, ma non permette da solo di sapere quali siano le sue intenzioni. Allo stesso modo, il desiderio che sia necessariamente lui a fare il primo passo sembra avere anche la funzione di ottenere una conferma del suo interesse e sentirsi così più sicura. Credo quindi che potrebbe essere utile lavorare su questi aspetti all'interno di un percorso psicologico, soprattutto considerando che riferisce di non essere ancora riuscita ad allontanarsi completamente dalla relazione precedente. Prima ancora di capire “cosa vuole lui”, potrebbe essere importante comprendere cosa vuole lei da una relazione, quali comportamenti per lei rappresentano interesse e affidabilità e quali invece non è più disposta ad accettare. La terapia potrebbe aiutarla proprio a riconoscere questi schemi, distinguere le esperienze passate da ciò che sta accadendo nel presente e imparare a tollerare maggiormente l'incertezza senza dover necessariamente ottenere subito una conferma dall'altra persona. Resto a disposizione.
Gentile utente, La complessità che sta vivendo è del tutto comprensibile: trovarsi sospesi tra una relazione passata non del tutto conclusa e l'interesse per una nuova persona genera inevitabilmente dubbi, paure e prudenza. Quando si condivide l'ambiente di lavoro sia con l'ex partner sia con un collega verso cui si prova attrazione, la mente tende ad attivare forti meccanismi di difesa. Il timore di rivivere dinamiche già sofferte con l'ex compagno e la paura di essere presa in giro la portano a cercare continue conferme prima di esporsi. È naturale desiderare che sia l'altro a fare il passo decisivo, interpretandolo come l'unica prova di un interesse autentico. Tuttavia, anche il collega sembra muoversi in un terreno d'incertezza. Le sue iniziali resistenze sulla vulnerabilità, unite a un comportamento attuale più espansivo ma privo di un invito esplicito, indicano la presenza di un'ambivalenza. Spesso le persone che temono di mostrare fragilità lanciano segnali indiretti o usano la modalità dello scherzo per saggiare il terreno, evitando il rischio di un rifiuto diretto. Inoltre, la presenza del suo ex partner nello stesso contesto lavorativo potrebbe rappresentare un freno anche per lui. Quando ci si sente bloccati nell'attesa, può essere utile spostare l'attenzione dall'interpretare i segnali dell'altro al valutare il proprio stato di prontezza emotiva: quanto spazio reale c'è attualmente per una nuova frequentazione mentre è ancora in atto l'elaborazione della chiusura precedente? Un percorso di consultazione psicologica individuale può offrirle un supporto prezioso per fare chiarezza sui suoi bisogni affettivi, definire confini sani nell'ambiente di lavoro e superare i timori legati alle esperienze passate. Cordiali saluti.
Capisco la tua confusione: da una parte senti sintonia e interesse, dall’altra hai paura di rivivere dinamiche che ti hanno già fatto soffrire. Il fatto che lui sia più affettuoso e ti cerchi può indicare interesse, ma non basta da solo a dirti quanto sia davvero disponibile emotivamente. Più che interpretare ogni gesto, guarderei la coerenza tra ciò che dice e ciò che fa: se vuole conoscerti davvero, prima o poi dovrebbe riuscire a proporti qualcosa in modo chiaro, non solo scherzando. Capisco anche perché tu non voglia essere sempre quella che si espone per prima: forse hai bisogno di sentire che l’altro ti sceglie spontaneamente. Va bene. Ma cerca di non trasformare questa attesa in una prova continua del suo interesse. E soprattutto, visto che la relazione precedente è ancora emotivamente vicina, concediti lentezza. Non devi decidere subito se questo ragazzo sarà “qualcosa”: puoi semplicemente conoscerlo e osservare come ti senti, senza forzarti e senza anticipare già una possibile delusione.
Gentile utente, sembra che in questa situazione si intreccino due aspetti: la curiosità e l'interesse verso questo collega, ma anche il bisogno di proteggersi dopo una relazione che l'ha lasciata ancora coinvolta emotivamente. È quindi comprensibile che un nuovo avvicinamento possa suscitare contemporaneamente entusiasmo e paura. Forse, però, il suo dubbio non può essere risolto cercando di interpretare ogni suo gesto: un abbraccio, una battuta o un invito non sono necessariamente una misura dell'interesse dell'altra persona. Potrebbe essere più utile osservare nel tempo quanto alle parole corrispondano comportamenti chiari e coerenti. Anche il desiderio che sia necessariamente lui a fare il primo passo sembra avere un significato: forse non vuole soltanto uscire con lui, ma avere la certezza di essere davvero desiderata prima di esporsi e rischiare di essere ferita. È comprensibile, ma nessuno dei due può avere questa certezza in anticipo. Potrebbe quindi concedersi la possibilità di conoscere questa persona senza dover decidere subito se fidarsi completamente o se iniziare una relazione. Un semplice incontro può essere soltanto un incontro. E può anche aiutarla a distinguere ciò che appartiene a questo nuovo rapporto da ciò che ancora porta con sé della relazione precedente. Un caro saluto.
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Lei sta in mezzo a due cose insieme: un rapporto che non è ancora finito e uno che non è ancora cominciato. Nel mezzo c'è una sua frase che dice molto, "sembra di rivivere quello quando avevo conosciuto il mio ex". Quando una situazione nuova si presenta con la stessa forma di una vecchia, di solito non è un caso. Qui la forma è questa: l'altro si avvicina e si ritira, dice che gli piace e insieme che non vuole niente, e lei resta ad aspettare che si decida. E intanto non chiede, perché chiedere toglierebbe la prova che sta cercando. Ecco la cosa da guardare, che non riguarda lui: cosa le costa essere chi chiede? Fino a che punto il non chiedere la protegge, e da cosa? Sono difficoltà relazionali che si capiscono meglio parlandone, e un colloquio psicologico serve anche a questo, perché da un racconto solo non si legge una storia intera. Dott.ssa Alessia Cipriano, psicologa clinica
Gentile, La ringrazio per la fiducia e per la grande chiarezza con cui descrive una situazione che porta con sé un forte carico di dubbi, prudenza e comprensibile confusione. La prima cosa che desidero dirle con grande empatia è che la sua paura ed il suo freno non sono uno "sbaglio", ma una difesa del tutto sana del suo sistema emotivo. È assolutamente normale sentirsi disorientate ed iper-vigili quando ci si ritrova in una dinamica che ricorda, anche solo vagamente, sofferenze del passato. Proviamo ad analizzare insieme i diversi fili di questo intreccio per aiutarla a ritrovare chiarezza e protezione per se stessa: 1. L'ombra del passato ed il lavoro in comune con l'ex Una parte importante della sua cautela nasce dal fatto che lei sta ancora elaborando la chiusura della storia con il suo ex partner (più grande di 20 anni), con cui condivide tuttora l'ambiente lavorativo. Un distacco non del tutto completato: Lavorare insieme rende il processo di separazione molto più lento e faticoso. Inconsciamente, la ferita di quel rapporto ed il timore di ricadere in dinamiche di ambiguità o incomprensione condizionano il modo in cui lei guarda al nuovo collega. La paura di ripetere lo stesso errore: Il suo cervello le sta mandando un segnale d'allarme ("Sembra di rivivere quello che avevo vissuto con il mio ex"). Questo allarme serve a dirle che ora lei ha maturato una consapevolezza diversa e non è più disposta ad accontentarsi o a soffrire. 2. L'ambivalenza del collega: Paura della vulnerabilità o scarico di responsabilità? Questo collega le ha mostrato due volti: da un lato la dichiarata paura di "diventare vulnerabile per esperienze passate", dall'altro un atteggiamento fisico più sciolto, scherzoso ed espansivo, che però stenta a trasformarsi in un invito chiaro ed esplicito ad uscire. Perché non lo chiede chiaramente? Può darsi che anche lui stia combattendo con i propri freni ed la paura di un rifiuto, oppure che gli piaccia mantenere una civetteria leggera ed informale al lavoro senza prendere l'impegno di un appuntamento vero e proprio. La trappola del "se gli piacessi davvero, farebbe lui il passo": Assegnare all'altra persona la responsabilità esclusiva del primo passo è un modo per proteggersi, ma rischia di lasciarla incastrata nell'attesa e nella ruminazione ("Mi prende in giro o gli piaccio?"). Come orientarsi concretamente da oggi? 1. Chiedersi prima di tutto: "Io cosa desidero adesso?" Sposti l'attenzione da "Cosa vuole o cosa pensa lui?" a "Io, oggi, sono davvero pronta per iniziare una frequentazione con un altro collega di lavoro, mentre sto ancora chiudendo del tutto con il passato?". Mettere al centro i suoi bisogni le restituirà il senso di controllo. 2. Disinnescare l'ambiguità con chiarezza ed ironia: Non è necessario che sia lei a chiedergli ufficialmente di uscire, ma può smettere di stare al gioco dell'ambiguità. Se lui scherza sul vederci o fa battute mezze esplicite, può rispondergli con calma e con un sorriso fermo: "Vedo che ti piace scherzare sul vederci fuori, ma a me piacciono le cose chiare e dirette: se e quando avrai il piacere di propormi un invito vero, valuterò volentieri!" Questo "rimette la palla nel suo campo" e le permette di capire subito se davanti ha un uomo capace di esporsi o qualcuno che preferisce rimanere nell'ambiguità. 3. Proteggere lo spazio lavorativo: Eviti di trasformare l'ufficio in un luogo di costante attesa o monitoraggio dei segnali. Tratti il collega con la stessa simpatia e leggerezza di sempre, senza investire troppa aspettativa sulle sue reazioni. L'opportunità di una consultazione psicologica Riuscire a staccarsi emotivamente dall'ex partner con cui si lavora ed imparare a proteggersi dalle relazioni ambivalenti richiede un grande lavoro di autoconsapevolezza. Un percorso di consultazione o psicoterapia individuale le permetterebbe di: Elaborare definitivamente la fine della storia passata e chiudere i serramenti del senso di colpa; Rinforzare la sua autostima ed i suoi confini personali nei contesti lavorativi ed affettivi; Imparare a scegliere partner capaci di chiarezza, maturità e presenza emotiva autentica. Lei merita un legame limpido, in cui non debba interpretare indovinelli per sentirsi desiderata e scelta. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci
Mi colpisce che tu stia cercando di capire le sue intenzioni, mentre forse una parte di te sta ancora cercando di proteggersi da ciò che ha vissuto. Se lui ti chiedesse di uscire domani, prevarrebbe la curiosità di conoscerlo o la paura di rivivere il passato? E se non fosse necessario decidere subito, ma solo osservare quanto i suoi gesti siano coerenti con le parole? Non devi rincorrerlo, ma nemmeno affidare il tuo valore alla sua iniziativa: puoi scegliere di aspettare oppure fare chiarezza, senza perdere te stessa. Ricorda: a volte non temiamo una nuova storia, ma la possibilità di ritrovarci nella vecchia versione di noi.
Gentile Utente, mi sembra che questa conoscenza le susciti curiosità e piacere, ma anche una certa paura di ritrovarsi in una situazione che possa farla soffrire nuovamente. Dopo una relazione dalla quale racconta di non essersi ancora completamente allontanata, è comprensibile che avvicinarsi a qualcuno di nuovo possa risvegliare dubbi e timori. Leggendo le sue parole, però, ho la sensazione che stia cercando soprattutto di capire quanto lui sia interessato, quasi che una sua iniziativa più esplicita potesse proteggerla dal rischio di essere delusa. **Ma anche lei può scegliere, desiderare e prendere iniziativa, senza che questo diminuisca il valore dell'interesse dell'altro.** Il fatto che lui non le abbia ancora proposto un'uscita concreta non ci permette di sapere cosa provi. Possiamo però ascoltare ciò che lui stesso le ha raccontato, compresa la sua difficoltà a lasciarsi coinvolgere. Forse, prima ancora di capire se lui voglia uscire con lei, potrebbe concedersi di comprendere quanto si senta pronta a vivere una nuova conoscenza, senza dover continuamente confrontarla con quella precedente. Non deve affrettarsi, né dimostrare qualcosa. **Può avvicinarsi a questa persona con curiosità, osservando come si sente e lasciando che siano anche i fatti, nel tempo, a raccontarle qualcosa di lui.** Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.








